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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 684 del 01/03/2012


MUSSO (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signor Presidente, cercherò di non usare tutti i dieci minuti a mia disposizione, anche per non tediare il vasto, diciamo così, uditorio.

Io credo, signor Presidente, colleghi, rappresentanti del Governo, che questo provvedimento che oggi discutiamo sia una tappa importante, vorrei dire fondamentale, di un percorso di riforme imperniato sul rigore nei conti pubblici, sulla riduzione del peso del pubblico nei conti complessivi del Paese, sulle liberalizzazioni, sulla concorrenza, sulle semplificazioni e sulle riforme che sono all'orizzonte sul fisco e sul mercato del lavoro. Si tratta di un insieme di riforme di impianto liberale, di un percorso che assomiglia molto a quello contenuto nel programma della coalizione che con esso ha vinto le ultime elezioni, salvo poi non attuarlo se non in minima parte.

Nel frattempo sono successe molte cose: siamo nel mezzo di una grave crisi economica internazionale e quello che si sostanzia nel provvedimento di oggi è un passaggio a mio avviso niente affatto scontato. È noto a tutti che, da molte parti, si tende a dare la colpa della crisi proprio all'eccesso di liberismo dell'economia globalizzata. Credo che ciò sia sbagliato; credo che tutti sappiano o che tutti possano sapere che le vere cause sono proprio in quell'assenza di regole, in quelle asimmetrie informative che ne discendono, in quegli oligopoli collusivi che sono il contrario di un'economia concorrenziale quale quella a cui puntiamo. La particolare gravità della crisi in Italia è dovuta al peso pregresso del debito pubblico e ad un sistema produttivo rigidissimo, corporativo e, di conseguenza, inefficiente e costoso. Non siamo la Grecia, è stato detto, ma le assomigliamo molto; e non è un complimento per nessuno dei due.

Bene quindi che si vada avanti senza tentennamenti sulla strada della concorrenza, che è competitività, che fa l'interesse del sistema produttivo, ma che fa anche l'interesse della collettività, attraverso i benefici che produce sull'occupazione (visto che riattiva il sistema produttivo), ma anche sui consumatori, sui clienti, sugli utenti, sui pazienti, eccetera, cioè, nell'insieme, sui cittadini italiani che noi dobbiamo in questa sede tutelare. Il libero mercato di per sé non assicura affatto la concorrenza, anzi spesso tende all'oligopolio e al monopolio naturale. È la concorrenza che assicura i benefici di cui stiamo parlando e non appunto il libero mercato. È la concorrenza che ci permette di anteporre l'interesse dei cittadini, sia sotto il profilo dell'occupazione che sotto quello del consumo, a quello delle imprese private, delle imprese pubbliche, della pubblica amministrazione e dei partiti, che hanno favorito la degenerazione alla quale piano piano stiamo cercando di porre rimedio.

Diceva Einaudi che la libertà economica è la condizione necessaria della libertà politica. Ebbene, nel provvedimento di oggi proviamo a dare qualche primo assaggio di un comportamento conseguente a questa affermazione. Quindi, più libero accesso al mercato in un Paese in cui il costo delle non liberalizzazioni è stato sempre molto alto.

L'istituto Bruno Leoni annualmente stila dei rapporti che ci collocano in una posizione molto bassa nella classifica delle economie liberali, vorrei dire quasi in zona retrocessione. In realtà noi negli anni passati abbiamo soltanto dato corso, e non sempre, a un percorso di privatizzazione (in particolare negli anni Novanta) che poteva avere forse il vantaggio di cominciare ad affrontare il tema gravissimo dell'enorme debito pubblico che stavamo accumulando; privatizzazioni che spesso accompagnano parallelamente e utilmente un percorso di liberalizzazioni, quando c'è. Ma nel nostro caso non c'era, e in nessun modo le privatizzazioni - come ha ben ricordato il senatore Ferrara nell'intervento precedente - sono un sinonimo delle liberalizzazioni.

Persino la legge annuale sulla concorrenza, che pure abbiamo istituito, di fatto non l'abbiamo messa in pratica. Le nostre liberalizzazioni sono state spesso di facciata, per non incorrere nelle sanzioni o nelle procedure di infrazione dell'Unione europea, nelle quali pure, invece, molto spesso siamo incorsi.

Di fronte a tutto questo, ci troviamo oggi al cospetto di un provvedimento che considero il più importante della legislatura, un provvedimento che riguarda quasi tutti i settori dell'economia, proprio a dimostrazione e a conferma che quasi tutti i settori sono interessati e ingessati da questa visione dirigista e corporativa che ha cristallizzato rendite di posizione, piccoli e grandi abusi, piccoli e grandi privilegi, sprechi, ingiustizie.

I principali contenuti - sono stati più volte ricordati - denotano molti grandi pregi e qualche grave difetto, anche all'esito di un percorso parlamentare interessante, positivo nella sua metodologia ma anche molto travagliato. Va sottolineata la norma generale che rovescia la filosofia che si è spesso seguita nel nostro Paese, la norma che riduce o intende eliminare tutte le restrizioni all'accesso e allo svolgimento delle attività economiche in tutte le regolamentazioni e a tutti i livelli quando non siano giustificate o proporzionate all'interesse generale che dicono di voler difendere, compresa la verifica che le normative regionali e locali non contengano disposizioni in contrasto con la promozione della concorrenza.

In molti settori ci sono grandi novità positive. Da economista dei trasporti mi permetto di ricordare che l'istituzione dell'Autorità dei trasporti era auspicata da molti anni, voluta dall'Unione europea e proclamata nei programmi di molti Governi precedenti quello attuale. Adesso, finalmente, è una realtà che potrà nel tempo, forse molto di più di quanto non faccia in fase di primissima applicazione, assicurare un equo e paritario accesso alle infrastrutture, un giusto criterio di fissazione delle tariffe, delle condizioni trasparenti di definizione degli obblighi di servizio pubblico e di criteri per il loro finanziamento, e così via.

Certo, si poteva osare di più nei settori che maggiormente risentono delle liberalizzazioni mancate fino ad oggi. Penso al trasporto ferroviario molto più che ai taxi, dove alla fine si è trovata una soluzione di qualche equilibrio.

Sono presenti alcune novità nel settore dei servizi pubblici locali, con l'introduzione di meccanismi che potrebbero finalmente far decollare il sistema delle gare, che non è mai veramente decollato, nemmeno nei trasporti al livello dei Comuni, creando un sistema di piccole IRI municipali in cui si sono ulteriormente annidati privilegi, sprechi e rendite di posizione spesso favorite dalla politica.

Penso ai pregi della separazione proprietaria fra rete di trasporto e stoccaggio del gas ed ENI, purtroppo non ancora realtà perché si dà un termine troppo lungo, 18 mesi, che scavalla la legislatura e quindi anche questo Governo. Speriamo tuttavia - ed è l'augurio, o meglio la richiesta che facciamo al Governo stesso - che questo termine di 18 mesi non sia utilizzato per intero al fine di procedere alla separazione proprietaria.

Altre liberalizzazioni sono state poi frenate in vario modo. La liberalizzazione dei carburanti, ad esempio, è parziale. Non si vede perché gli "impianti ghost", gli impianti completamente automatizzati siano bloccati proprio nelle aree urbane che sono quelle che maggiormente se ne avvantaggerebbero, e così via.

Poi, diciamo la verità, ci sono molte misure di facciata che cedono a una certa retorica consumeristica che porterà, magari, qualche leggero vantaggio ad alcune categorie di utenti, ma che lo fanno forse più per moda o per la mediaticità di quelle misure che non nel reale intento o, comunque, con il reale risultato di liberalizzare alcunché.

Tuttavia, nell'insieme, pur con molte titubanze, con qualche incertezza e qualche colpo di freno, questo appare un provvedimento davvero epocale per il Paese, non soltanto per le misure che effettivamente introduce, ma per lo spirito che introduce, per il fatto che mette davvero il tema della concorrenza come cardine del ricostituire un sistema produttivo italiano realmente competitivo.

Ecco perché il nostro giudizio è positivo, naturalmente con i forti dubbi che sono stati già espressi, e a cui mi associo, per la pressione ricevuta dalle lobby in queste Aule parlamentari (in modo anche formalmente non tanto accettabile e corretto).

Il nostro augurio è che con questo provvedimento il Governo aggiunga un altro importante passo nel percorso difficile che sta intraprendendo, riguardo al quale ha tutto l'appoggio del Gruppo che rappresento.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Vaccari. Ne ha facoltà.