LI GOTTI (IdV). Signor Presidente, condividiamo le sue parole per la scomparsa di un grande artista. Era giusto che il Senato nella sua ufficialità vivesse anche questo momento che lei, interpretando i sentimenti di tutti e intercettando i sentimenti del popolo italiano, ha saputo cogliere. La ringraziamo per questo.
Stamane per 11 volte - le ho contate - in 11 occasioni il Governo ha ringraziato il Parlamento. C'è stata una continua reiterazione di ringraziamenti che hanno coinvolto un po' tutti, dalla Commissione al Parlamento. Anche ieri ne avevamo avuto una buona quota. Oggi, in un tempo contingentato, 11 ringraziamenti sono parsi parecchi. Si è richiamato il fatto che il Parlamento avesse dato un grande contributo, che le Commissioni avessero ben lavorato, che il prodotto era stato migliorato.
Poi, subito dopo, un altro rappresentante del Governo, in una progressione che ha una sua logica, ha spiegato la ragione del Governo tecnico e il rapporto del Governo tecnico con la politica e con il Parlamento. Allora si è cominciato a capire quello che già sapevamo, pur essendo stata una buona costruzione. Prima si fanno i ringraziamenti, poi si spiega il rapporto tra Governo tecnico e Parlamento e poi è arrivato il terzo rappresentante del Governo, il ministro Giarda, che ha detto: "fiducia!", fiducia con un maxiemendamento.
Originariamente il provvedimento conteneva 97 articoli; con il maxiemendamento ne vengono modificati 53, aggiunti 21 e 44 rimangono non toccati. In totale sono 118 articoli rispetto ai 97 iniziali. Dopo questa modifica, così ad ampio spettro, che ha riguardato circa il 70 per cento dell'intero impianto, il Governo dice: "Visto questo, datemi la fiducia". È un paradosso. È veramente un paradosso. Nel momento in cui si prende atto che è il Parlamento che ha un po' costretto alle modifiche, il Governo dice: "Atteso il risultato, fiduciatemi: potete investire sulla mia fiducia".
La verità è che, secondo me, la parola fiducia in questo caso è l'incontro di sintesi di due sfiducie: il Governo proclamava di voler ringraziare il Parlamento, ma non si fidava, il Parlamento non si è fidato del Governo mutando in più parti il decreto. Alla fine, l'unico modo per uscire dall'incontro tra le due sfiducie era mettere la fiducia. (Applausi dal Gruppo IdV), assumendo così un significato diverso da quello originario della parola "fiducia". Questa è un'altra fiducia. È un'altra cosa.
IMPROTA, sottosegretario di Stato per le infrastrutture e per i trasporti. È un'armonia.
LI GOTTI (IdV). È una moral suasion? No, proprio no. È lo strumento tecnico per dire: «Io vi avevo fornito un prodotto. Voi non l'avete ben accolto. Sono costretto a recepire alcune cose, però ora basta. La ricreazione è finita. Il discorso si chiude». Dovesse mai, nel corso di un approfondimento in Aula, cambiarsi ulteriormente qualche altra cosa. Poteva capitare! Nel momento in cui c'era stata questa dimostrazione da parte del Parlamento, con contributi fattivi da parte di tutti - ognuno di noi, in quota, ha avuto qualche emendamento approvato - poteva capitare che in un approfondimento dell'Aula si potesse andare oltre il lavoro delle Commissioni e apportare quelle modifiche che noi pensavamo, e altri colleghi pensano, potessero e dovessero essere fatte.
Siamo con i tempi ristretti? Francamente no. C'era la possibilità di aprire anche una finestra su un tentativo di dialogo con l'Aula, che poteva essere poi immediatamente chiusa qualora l'Aula fosse stata riottosamente procliva all'ostruzionismo. Ma se non si fosse manifestata questa attività ostruzionistica, andando avanti, si sarebbero potute modificare altre cose. Invece si è detto no. Eppure questo è un provvedimento che ha un titolo solenne, che appassiona ciascuno di noi, perché è un decreto-legge «recante disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività». È veramente un provvedimento con un titolo pesante, impegnativo, che riguarda il futuro, oltre che il presente. È una sfida nuova, che si può lanciare, con il Paese e per il Paese.
Forse questo provvedimento altri due-tre giorni di lavori d'Aula li avrebbe meritati, considerato anche il fatto che la 10ª Commissione ha dovuto lavorare in maniera tumultuosa. Il provvedimento, infatti, era stato assegnato alla 10ª Commissione, ma essendo ad ampio spettro, ha riguardato quasi tutte le altre Commissioni soltanto per un'attività consultiva, ma poi in qualità di membri di altre Commissioni ci si è recati in 10ª per cercare di portare avanti discorsi che nelle specifiche Commissioni d'appartenenza si erano sviluppati.
L'Aula avrebbe potuto rappresentare quell'espressione vera anche delle opinioni dei componenti delle altre Commissioni che nella Commissione industria ovviamente si manifestavano come argomentazioni, e nelle proprie Commissioni non erano state concretizzate attraverso un voto. Era l'Aula che avrebbe potuto consentire l'espressione delle diverse, non dico sensibilità, ma certamente delle diverse attenzioni per materie: che non è fare corporazione, ma avere sensibilità per materie, su alcuni temi. È ovvio che sui temi della giustizia io sono più sensibile rispetto ad altri temi, che pure mi interessano. È naturale che ci sia questa diversa sensibilità, frutto anche di una storia professionale, di una scelta, di una inclinazione. L'Aula avrebbe potuto rappresentare un momento di sintesi di queste diverse sensibilità per materie tutte trattate dal decreto.
Ne prendiamo atto, un po' con amarezza, perché volevamo essere più protagonisti di questo passaggio importante per il nostro Paese. Non ci è stato consentito: ne prendiamo atto, e conseguentemente il nostro voto sarà coerente. (Applausi dal Gruppo IdV).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ferrara. Ne ha facoltà.