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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 684 del 01/03/2012


PORETTI (PD). Signor Presidente, pronuncio questo intervento con rammarico: con il rammarico di un'occasione persa.

Noi radicali abbiamo salutato la nascita del Governo Monti come una opportunità che veniva offerta alla politica di risollevarsi e di ritrovare la capacità e la volontà di guardare e operare per il bene del Paese, a questa partitocrazia di ritrovare un filo che la colleghi ai cittadini.

Le misure contenute nel decreto non erano rivoluzionarie. Per fare un esempio, l'intervento sulle professioni: l'abolizione delle tariffe, l'obbligo del preventivo, la remunerazione dei praticanti erano nulla a fronte della necessità di smantellare, abolire gli ordini professionali. Per farne un altro, l'aumento della pianta organica delle farmacie: poca cosa rispetto alla sua completa revisione, se non perfino abolizione. In Germania la Corte costituzionale l'ha abolita perché contraria alla libertà d'impresa. Ancora, sui taxi, l'Autorità avrebbe potuto e dovuto dare un parere vincolante per rivedere i numeri delle licenze, una Autorità che avrebbe operato ovviamente come parte terza. E ancora non era la liberalizzazione delle licenze.

Insomma, l'intervento era timido nella sua stesura iniziale; una opportunità, appunto, che abbiamo giudicato comunque importante nella sua simbolicità, ossia la rottura della continuità rispetto al modo di affrontare le corporazioni. Se, infatti, la maggior parte delle professioni tende naturalmente a trasformarsi in corporazione, vale a dire in una realtà chiusa a difesa dei propri interessi, il Governo, il Parlamento e le leggi dovrebbero agire e operare per la difesa degli interessi di tutti, dei liberi professionisti, dei tassisti, dei farmacisti ma anche degli utenti e dei consumatori, che poi siamo tutti noi: è l'avvocato che esce di casa la mattina, passa in farmacia e prende il taxi, ma che quando sente parlare delle liberalizzazioni si dice felice purché non avvengano a casa sua. Ancora una volta, la forza e lo sbarramento opposto dalla politica del «non nel mio giardino» hanno prevalso.

Certo, restano misure positive, e infatti voteremo a favore del provvedimento: dalla separazione ENI-SNAM a tanti altri piccoli interventi che però - temo - non faranno crescere l'Italia o che comunque andranno monitorati costantemente, come le misure che riguardano l'IMU e la Chiesa, in particolare sulle scuole paritarie. A fronte di questo esito, risulta perfino inutile ricordare che avevamo fornito, con emendamenti, ulteriori occasioni di intervenire per andare verso un Paese più aperto, più libero, per consentire alle nuove generazioni di trovare spazio e modo per entrare nel mercato del lavoro senza dover passare dalle forche caudine degli ordini. Uno per tutti, l'abolizione del limite dei sei anni per esercitare il patrocinio legale. È il paradossale esempio di una professione che si può esercitare a tempo: dopo sei anni, se non ti iscrivi all'ordine degli avvocati, superando il terno al lotto dell'esame, quella professione che in sei anni sei andato affinando scade, come fosse uno yogurt. Una misura giusta nel merito, che per di più avrebbe prodotto l'apertura di partite IVA e quindi profitti e crescita per il Paese.

Avevamo sollevato molte proposte volte all'innovazione e all'apertura del mercato, dall'abolizione del monopolio SIAE anche sull'intermediazione dei diritti d'autore alla diffusione del software libero nelle pubbliche amministrazioni, a una piena trasparenza nei dati della pubblica amministrazione, all'incentivazione del mercato degli e-book. Infine, avevamo chiesto una nuova procedura di assegnazione delle frequenze, con eliminazione del beauty contest.

Ecco il rammarico di noi radicali, che comunque daremo fiducia al presidente Monti e al suo Governo, all'occasione storica che rappresenta: un felice incidente nel contesto più generale della partitocrazia, che ci avrebbe portato verso un ulteriore distaccamento dalla Costituzione formale, di cui lo stato della giustizia è solo l'epifenomeno, su cui come radicali testardamente offriamo la soluzione dell'amnistia per interrompere la flagranza di reato.

Le rinnoviamo la fiducia perché sappiamo delle pressioni cui è stato sottoposto dalle lobby e dalle corporazioni che in questo Parlamento hanno forza e potere sproporzionati rispetto a quello dei cittadini, e confidiamo che anche di questa nostra fiducia si faccia forza per fare quelle scelte di cui sappiamo che l'Italia ha bisogno come dell'aria per respirare, a partire dalla riforma del mercato del lavoro. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bruno. Ne ha facoltà.