TOMASELLI (PD). Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, ci sia consentito rivendicare con serenità, senza alcuna enfasi, il lavoro svolto in queste settimane, grazie all'impegno di tanti che anche io qui voglio ringraziare; un lavoro che, a nostro parere, consegna all'Aula del Senato un testo rafforzato e migliorato rispetto al pur ambizioso e complesso testo del Governo.
Non era né facile né scontato. Nel paese dei mille campanili, delle antiche corporazioni e degli intoccabili privilegi aver provato ad intaccare, con risultati apprezzabili, nello stesso tempo, molte di queste rendite e reti di protezione, rappresenta un momento importante di protagonismo del Parlamento e della sua essenziale funzione legislativa.
Ci siamo impegnati in questo lavoro mossi dai principi ispiratori che, da sempre, hanno visto il Partito Democratico in prima linea nel sostenere le politiche di liberalizzazione per il nostro Paese: eliminare i privilegi, abbattere le barriere all'ingresso nel mercato per i giovani e per le nuove imprese, rafforzare la tutela dei beni pubblici.
Forse, anzi certamente, si poteva fare meglio. Si poteva scegliere la strada di provvedimenti più incisivi e più omogenei, ma il Governo ha avuto il coraggio di presentare al Parlamento e al Paese un intervento di grande ampiezza, come non si vedeva da tempo, e credo che il Senato, le Commissioni e tutti noi - nel partecipare a questa fase così intensa e nell'accettare la sfida del "merito" delle questioni poste - si sia davvero fatto un buon lavoro.
Per questo penso debba essere respinta l'immagine che una parte degli osservatori e della stampa, e anche una parte del dibattito in queste ore qui dentro, hanno inteso riportare in questi giorni, da un lato, di un Governo coraggioso e riformatore e, dall'altro, di un Parlamento ostaggio di contrasti politici o, addirittura, succube delle lobby.
Mi pare davvero una lettura ingenerosa ed infondata di quanto è avvenuto: peraltro, gli atti sono lì a dimostrare esattamente il contrario.
Intervenire in un unico provvedimento legislativo su energia, banche, infrastrutture, assicurazioni, trasporti, farmaci, carburanti, giustizia per le imprese, riorganizzazione delle Authority, servizi pubblici locali, professioni, commercio, non è stato semplice. Per questo, continuare a leggere - mi sia consentito dire - sulle prime pagine dei più grandi quotidiani nazionali o nei titoli dei telegiornali la parola taxi, con tutto il rispetto per questo servizio essenziale, mi pare davvero una scorciatoia mediatica rispetto, invece, all'ampiezza delle questioni e degli ambiti strategici su cui questo provvedimento è intervenuto.
In fondo, la sfida era proprio questa: agire contemporaneamente su una platea vasta di settori le cui le dinamiche concorrenziali erano deboli o del tutto assenti, nell'obiettivo di poter favorire una riduzione di costi, prezzi e tariffe per famiglie ed imprese, riducendo le aree di protezione o di rendita.
Si tratta di settori che producono servizi al riparo dalla concorrenza internazionale, a cui è invece legata l'attività manifatturiera del nostro Paese, e che rappresentano circa il 50 per cento del valore aggiunto complessivo del Paese.
Settori, come ci ricorda l'OCSE, con un grado di concorrenza sostanzialmente basso, con forti barriere all'entrata di nuovi attori o con sistemi di regolazione costruiti più per garantire i soggetti esistenti che per consentire maggiore mercato. Un settore vasto, quello dei servizi, in cui - è sempre l'OCSE a ricordarcelo - i margini di profitti sono pari a circa il 60 per cento.
Se tali numeri sono fondati, vi sono nel settore dei servizi - oggi in qualche modo al riparo da più efficaci contesti concorrenziali o con assetti regolatori di natura protezionistica od insufficienti - vi sono ancora risorse enormi da liberare a favore dei consumatori o di altri soggetti economici, magari scalfendo qualche margine di profitto senza che ciò appaia punitivo o penalizzante.
Del resto, in una fase storica come l'attuale, in cui vengono meno le condizioni di finanza pubblica in grado di sostenere con sussidi diretti e di natura finanziaria le attività economiche e la stessa struttura produttiva del Paese, sono altre le strade da perseguire per innestare la crescita e lo sviluppo. Tra queste, divengono essenziali le indispensabili riforme di sistema, a costo zero per la finanza pubblica, ma capaci di risvegliare la voglia di impresa, di produrre più concorrenza, più mercato, capaci, insomma, di mettere in circolo virtuosamente elementi in grado di produrre maggiore ricchezza nazionale. A cominciare, come disposto all'articolo 1 del provvedimento, dall'abbattimento di vincoli, limiti, restrizioni ed oneri per garantire una effettiva libertà di impresa in un Paese, come il nostro, che ancora oggi è in coda alle classifiche internazionali in materia e che continua ad avere una pubblica amministrazione spesso ostile, nelle sue prerogative e nelle sue procedure, verso chi voglia intraprendere tale strada. Una disposizione che rende giustizia anche di un dibattito strumentale e fumoso, che nei mesi passati invocava la modifica dell'articolo 41 della Costituzione, che in questo provvedimento viene, in realtà, esaltato e definitivamente attuato con una ordinaria attività legislativa.
Il principio della concorrenza in questo provvedimento viene innestato in modo direi robusto nei cosiddetti settori a rete, a cominciare dall'energia. Le modifiche significative apportate in Commissione definiscono puntualmente tempi e procedure per la separazione proprietaria di SNAM Rete Gas da ENI. È una scelta di grande rilevanza che da anni ci veniva sollecitata dalla Commissione europea e dalla stessa Autorità e che oggi viene finalmente compiuta con la delega al Governo ad emanare entro il prossimo maggio un decreto che definirà l'intero procedimento da concludersi entro 18 mesi.
È una scelta che sosteniamo da tempo e che riteniamo utile al sistema Paese, nell'obiettivo di costruire condizioni di maggiore economicità per famiglie ed imprese nel costo del gas, per infondere maggiore concorrenza in un settore così delicato per l'autonomia del nostro Paese e perché in grado, io credo, di favorire, nel contempo, una crescita sul mercato interno e su quello comunitario di un operatore così importante come SNAM, nell'obiettivo di poter ambire legittimamente a divenire uno degli operatori più importanti a livello comunitario nella costruzione di una rete europea integrata del trasporto del gas.
Va in questa analoga direzione il primo e delicato obiettivo di grande impatto a cui dovrà lavorare la nuova Autorità per i trasporti, che siamo lieti venga istituita in modo autonomo, superando la formula ibrida originariamente prevista di affidamento delle competenze in materia di trasporti all'Autorità per l'energia.
Entro il 30 giugno 2013, infatti, l'Autorità per i trasporti dovrà trasmettere una relazione al Governo e al Parlamento sull'efficienza dei diversi gradi di separazione tra l'impresa che gestisce l'infrastruttura di rete e l'impresa che opera nel traffico ferroviario. Un'altra sfida decisiva verso la separazione, anche in questo caso, tra gestore dei servizi e proprietà della rete.
Abbiamo salutato positivamente, altresì, le misure nel settore della rete di distribuzione dei carburanti: avremmo osato di più, fosse dipeso solo da noi, ma comunque si introducono anche in questo settore numerosi elementi innovativi in grado di allentare alcuni vincoli contrattuali tra gestori e produttori, che finora hanno frenato lo sviluppo efficiente della rete e la diversificazione dei servizi offerti ai consumatori, anche qui nell'ottica di diminuire i costi per gli stessi.
Nell'ambito dei settori cosiddetti oligopolistici, ovvero banche ed assicurazioni, sono state introdotte significative modifiche che hanno migliorato il testo del Governo, anche in questo caso nell'ottica di favorire i consumatori e di rompere quei vincoli contrattuali che vedono una strutturale debolezza di uno dei contraenti (i consumatori, appunto) a vantaggio dell'altro. Ciò è avvenuto in particolare nel settore delle banche, con interventi volti ad alleviare gli oneri diretti ed indiretti nella gestione dei rapporti bancari, dai mutui ai conti correnti, e con la misura forse più significativa riguardante i conti correnti gratuiti per i pensionati fino a 1.500 euro.
A mio parere, tale misura ha un significato che va oltre il merito specifico e che chiama in causa la scelta del Governo di abbattere l'uso del contante a 1.000 euro, aumentando di converso la tracciabilità nei pagamenti. Si tratta di una scelta che condividiamo e sosteniamo, che rappresenta un salto culturale non indifferente ed un vero e proprio cambio di sistema nell'utilizzo del denaro, che mette al centro i pagamenti tracciabili e quindi gli intermediari, siano esse le banche o i gestori di carte di credito. Insomma, vorrei dire sommessamente che, se qualche sacrificio viene chiesto al sistema bancario, mi pare davvero ben compensato.
Analogamente avviene per il settore assicurativo, a fronte di misure forse ancora troppo timide ed insufficienti, ma che comunque vanno nella direzione di effettuare un'efficace lotta alle frodi e di diminuire i costi nel settore delle RC-Auto. Questi sono solo alcuni esempi. Ci sono molte altre misure che ci paiono positive, come richiamato dai colleghi nell'odierno dibattito (penso, ad esempio, alle infrastrutture e alla finanza di progetto), così come vi sono misure che ci convincono poco: dall'intervento sulle tesorerie degli enti locali alla debolezza delle misure nel settore delle professioni, in particolare dal punto di vista dei giovani.
Si poteva fare di più, forse si poteva fare meglio. Ora si apre una fase altrettanto delicata ed importante, quella dell'attuazione concreta del complesso delle misure previste in questo corposo provvedimento: si tratta di una fase che Governo e Parlamento dovranno attentamente monitorare nei prossimi mesi.
Questo provvedimento rappresenta uno sforzo significativo, a cui siamo lieti di aver potuto contribuire migliorandolo, nell'obiettivo di modernizzare il Paese. Lo abbiamo già fatto nel 2006, lo rifacciamo oggi in una congiuntura politica straordinaria, in una collaborazione che si è rivelata feconda con il Governo e con le forze politiche che costituiscono una così originale maggioranza parlamentare. Credo che questo sia un motivo ulteriore per apprezzare ancora di più, nel contributo di tutti, il lavoro svolto, rinnovando la fiducia al Governo ed approvando convintamente il provvedimento in esame. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni).
Signor Presidente, chiedo di poter allegare al Resoconto il testo integrale del mio intervento.