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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 684 del 01/03/2012


BATTAGLIA (PdL). Signor Presidente, l'Italia è davvero un Paese strano e bizzarro, fatto di caste e di lobby. La sommatoria delle varie caste ha determinato e determina di fatto l'aggressione alla casta più debole, che è quella della politica. Quanto invece alle lobby, che sono state sempre presenti all'interno del nostro scenario nazionale, sembra che le si scopra per la prima volta in questi giorni, quasi che 50 anni di storia parlamentare non siano stati sufficienti per prendere atto del fatto che il Parlamento è stato sempre spinto dalle istanze provenienti dalle diverse categorie professionali e dal mondo del lavoro. Non ci si può dunque scandalizzare oggi nel vedere attive in Parlamento quelle lobby che attive sono da sempre e che non hanno bisogno di passare per le stanze delle Commissioni parlamentari, perché sono già state dentro le stanze di chi determina i provvedimenti.

Come dicevo, l'Italia è un Paese strano in cui nel 1992-1993, al tempo della grande rivoluzione, proprio quando la sinistra era pronta a vincere le elezioni ed andare al Governo del Paese, venne fuori il rinnovatore, venne fuori il berlusconismo. Tutto questo ha creato una condizione nuova nella vita del nostro Paese.

Siamo un Paese strano, nel quale si è determinata una realtà ben diversa da quella prevista e garantita dalla nostra Costituzione, secondo la quale è il Presidente della Repubblica ad indicare e a nominare il Presidente del Consiglio, incaricato di formare il Governo: così, mentre nelle schede elettorali è scritto il nome di chi, una volta vinte le elezioni, andrà a ricoprire la carica di Presidente del Consiglio, noi ci troviamo di fronte ad una realtà differente.

Già nel 1994 ci è stato detto che il sistema era bipolare, per cui, se da una parte c'era la difesa di alcuni valori e di alcuni principi, dall'altra ce n'erano invece degli altri; ci è stato detto che era una scelta di campo e che avremmo dovuto scegliere il terreno su cui far valere i nostri principi, i nostri valori e la tradizione che ci ha accompagnato nel corso della nostra vita politica e rappresentativa. Così è andata per tanti anni, in nome del berlusconismo: per tanti anni ci siamo divisi sui problemi, perché avevamo come valore da difendere quel blocco sociale rappresentato dal mondo delle professioni, delle attività (si parlava di quelli della partita IVA), da un certo mondo che si identificava in quella realtà culturale. Era questa la scelta di campo di quell'area moderata che volgarmente veniva definita centrodestra.

Tutto però è cambiato ed ecco, allora, che la politica entra in crisi; entrano in crisi i partiti ed entra in crisi il sistema. Di fatto, abbiamo vissuto la trasformazione di una democrazia parlamentare, in cui il Presidente del Consiglio veniva indicato dal Presidente della Repubblica ed in cui eravamo convinti che il Presidente della Repubblica dovesse svolgere un ruolo di coordinatore e di garante della Costituzione. Abbiamo assistito, invece, ad un'elezione diretta del Presidente del Consiglio e ci troviamo di fronte ad una trasformazione per cui il nostro Presidente della Repubblica - che secondo la previsione costituzionale viene eletto dal Parlamento - in realtà si muove come se fosse eletto direttamente dal popolo, per cui c'è una sorta di materializzazione di una Repubblica di stampo presidenziale.

Superati così i blocchi sociali ed intervenuta la crisi dei partiti, ecco affermarsi allora, dopo l'abdicazione della politica, il ruolo intelligente, forte ed istituzionale inventato dal Presidente della Repubblica. La politica ha infatti voluto abdicare, dimostrando di essere stata incapace di affrontare l'emergenza della crisi economica, di un sistema economico fallimentare; fallimentare era infatti il sistema europeo fallimentare era il sistema americano che ha travolto l'Europa e l'economia italiana, e che ha coinvolto e determinato una scelta di carattere presidenzialistico, tesa ad indicare un uomo che mettesse in moto un altro meccanismo dopo il berlusconismo, e cioè il montismo, un'altra realtà in cui ci sono due blocchi sociali, prima in contrapposizione tra loro, difesi, tutelati e garantiti dai partiti più rappresentativi della vita politica italiana.

Ecco che ci ritroviamo qui, in nome del montismo e della emergenza Italia, per creare questo nuovo movimento, tutti insieme per la emergenza.

Anche io ho votato e dato fiducia a questo percorso, ma assistiamo a qualcosa cui non avremmo voluto assistere. Se accettiamo la critica che il montismo e questa forma di presidenzialismo si muovono attraverso lo svuotamento del ruolo del Parlamento, dato che dalla nascita del nuovo Governo non esiste più un disegno di legge che passi attraverso le Aule parlamentari e andiamo avanti a colpi di fiducia, allora aveva ragione Berlusconi quando ipotizzava di far svolgere l'attività e la gestione del Parlamento ai Capigruppo ed a pochi altri. Cosa accade di fatto? Siamo in una situazione di emergenza, di fronte alla quale si mettono in moto meccanismi naturali.

Eccoci dunque al provvedimento - e vado al cuore del problema - col quale si mettono in moto le famose liberalizzazioni. Nella mia vita ho sempre pensato che le liberalizzazioni fossero un passaggio importante e che si realizzassero là dove lo Stato, che di fatto gestisce tante realtà con i propri denari e con la propria presenza nel sistema pubblico della gestione delle imprese si spoglia privatizzando e, nel farlo, liberalizza, mettendo sul mercato quello che è suo proprio.

Non posso pensare che una persona eccellente come il presidente Monti possa ritenere che le liberalizzazioni passino attraverso la liberalizzazione delle farmacie, dei taxi, del sistema della giustizia o attraverso, la istituzione del tribunale delle imprese. Voglio vedere, cioè, se domani pagherò meno di 40 euro per arrivare all'aeroporto, o se domani, quando il sistema si metterà in moto con l'apertura di altre 5.000 farmacie, i medicinali costeranno meno o se ci sarà una riduzione della spesa farmaceutica.

Con il Governo D'Alema fu fatta una legge tesa a decongestionare alcuni tribunali metropolitani, ma oggi con l'articolo 2 del decreto si va in senso contrario. Non capisco come si possa realizzare l'obiettivo attuale, dando potere ai tribunali delle imprese nei capoluoghi di Provincia, che sono stati decongestionati, togliendo nuovamente la competenza ai tribunali naturali. Non servirà, se non a creare problemi agli investitori stranieri che dovrebbero scoprire così che non esistono più corruzione, mafia, corruzione di parte di quella burocrazia, che non esiste più nessun problema.

E allora, fiducia a Monti. Fiducia a Monti, nonostante io abbia la consapevolezza che il montismo di fatto spariglia e delegittima i rappresentanti dei due blocchi sociali, costretti a giustificare ai propri elettori il sostegno a questo Governo accreditandosi attraverso la conquista di piccole modifiche nei provvedimenti. È come nelle elezioni, nel senso che dopo tutti vincono, tutti vinciamo. Fiducia a Monti come premessa per la costruzione di una compagine che in questa fase metta insieme il mondo maggioritario dei moderati per la tutela di quel blocco sociale che fa parte della nostra cultura.

Signor Presidente, chiedo l'autorizzazione a consegnare il mio intervento scritto affinché rimanga agli atti.