BAIO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signor Presidente, ringrazio innanzitutto il sottosegretario De Vincenti.
Il provvedimento oggi in esame nasce con l'obiettivo di liberalizzare alcuni settori nevralgici per l'economia del nostro Paese al fine di realizzare, pensiamo, una reale crescita economica. Di fatto esso interviene in alcuni settori strategici, come quello dell'energia, e l'esempio più eloquente è rappresentato sicuramente dalla separazione SNAM-ENI, che condurrà ad una maggiore concorrenza e ad un abbattimento dei costi per i consumatori, che pare si potrebbero ridurre addirittura del 30-40 per cento rispetto a quelli attuali. Il limite è rappresentato però dal fatto che tutto ciò non si realizzerà in tempi brevi, e questo è bene evidenziarlo.
Il provvedimento interviene poi anche in moltissimi altri settori, come ad esempio quello dei servizi pubblici locali e delle assicurazioni.
L'attuale Governo, che noi del Terzo Polo abbiamo voluto e sosteniamo con convinzione e determinazione, che è nato e si distingue per un trittico intrinseco di responsabilità, serietà e coraggio, ha mostrato sicurissimamente la responsabilità e la serietà che ci aspettavamo; non è infatti casuale che il consenso verso l'Esecutivo continui a crescere.
Per quanto riguarda il coraggio, credo invece che valga la pena spendere qualche parola in più. Il coraggio che vogliamo - mi rivolgo in modo specifico al Governo e ai Sottosegretari presenti - è quello di Catone Uticense, il personaggio messo da Dante a guardiano del Purgatorio nella «Divina Commedia». Catone ha avuto il merito ed il coraggio di aver mantenuto integri i suoi ideali, andando nientemeno che contro Giulio Cesare, alleandosi con Pompeo per difendere la Repubblica al fine di scongiurare una dittatura. E se Catone si è posto contro Giulio Cesare, anche noi dobbiamo dire no ad alcuni interessi che da anni tengono in ostaggio il nostro Paese.
È questo il coraggio che chiediamo al Governo, l'unico che permette il riscatto del nostro Paese. È il vostro coraggio, che è anche il nostro, ed è quello che abbiamo ascoltato il 17 novembre scorso, quando il presidente Monti ha chiesto la fiducia delle Camere. È un coraggio supportato da una larghissima ed inedita maggioranza parlamentare, che deve condurre a scelte profondamente rispondenti al bene comune.
In particolare - fatta questa premessa sul coraggio e questo riferimento a Catone Uticense - voglio porre l'attenzione sul settore della sanità, che rischia il collasso. Sappiamo che il diritto alla salute è il diritto dei diritti, anche se oggi esso si coniuga a fatica con la grave situazione economica che stiamo vivendo.
Sappiamo di dover riscrivere le politiche di welfare - qui accanto a me c'è la senatrice De Luca, che è una delle massime esperte in materia - e di dover andare al cuore del problema, riducendo gli sprechi per puntare sulla qualità: è questo il binomio della speranza in campo sanitario e nel settore del welfare.
Come Gruppo ringraziamo il Governo per aver accolto l'emendamento da noi presentato proprio con riferimento al settore sanitario, anche se per onestà intellettuale e politica dobbiamo dire che la soluzione adottata non raccoglie quel coraggio che ha avuto Catone contro Cesare.
L'attuale articolo 11 consente di coniugare la confezione del farmaco al percorso terapeutico: questo è senza dubbio fondamentale, ma non è ancora sufficiente per un reale risparmio. Noi proponevamo una scelta in più: adottare le confezioni da farmacia, dalle quali il farmacista potesse prelevare la quantità prescritta dal medico. Il medico avrebbe dovuto indicare sulla ricetta la posologia e la durata: in concreto, significa quanti farmaci e per quanti giorni; il cittadino sarebbe potuto andare in farmacia e riceve il quantum necessario alla sua terapia. Un meccanismo che doveva essere applicato sia ai farmaci dispensati dal Servizio sanitario nazionale, definiti farmaci etici, sia ai farmaci di fascia C, quelli pagati dal cittadino.
L'emendamento proponeva anche di destinare il 50 per cento dei risparmi ottenuti da questa norma alla ricerca nel settore farmaceutico. Questo avrebbe comportato tre tipologie di risparmio: una per il Servizio sanitario nazionale, una certa per il cittadino e una per gli enti locali, che devono smaltire una quantità ingente di farmaci perché scaduti. In sintesi, noi proponevamo il farmaco a misura di paziente.
È bene evidenziare che questo avrebbe messo in rete tutti i soggetti coinvolti: il cittadino in primis, ma anche il medico di medicina generale, lo specialista, il farmacista e le aziende farmaceutiche. La scelta adottata è, comunque, positiva. Però non è andata fino in fondo al cuore del problema: è positiva perché permette di creare un minimo di questa rete. Noi, però, ci auguriamo - e lo diciamo in modo chiaro e pacato, con responsabilità - come ci ha assicurato il Sottosegretario in Commissione, che presto saranno adottate le confezioni da farmacia: sono queste infatti che consentirebbero il reale risparmio, pur garantendo il diritto dei diritti, che è il diritto alla salute.
Mi permetto di aggiungere un'altra osservazione. Cito un emendamento che avevamo presentato e che prevedeva la liberalizzazione del mercato dei medicinali omeopatici, consentendo una rapida registrazione. Si tratta dei farmaci low dose, presenti sul mercato dal 1995. Non so se tutti sappiamo che queste aziende farmaceutiche non possono operare nei Paesi esteri perché non permettiamo loro la registrazione; hanno bisogno di questo elemento essenziale per il mercato, ma anche per i cittadini pazienti. Però, di fatto, il Governo non lo ha minimamente valutato.
Ci sono altri esempi che si possono portare e che riassumerò, chiedendo l'autorizzazione a lasciare il testo integrale dell'intervento affinché resti agli atti.
Ci siamo occupati delle farmacie e marginalmente del farmaco, e siamo d'accordo. Noi, però, non ci siamo accorti di altri problemi nel nostro Paese e a tale proposito citerò un esempio: paghiamo le strisce per l'autocontrollo della glicemia - oggi, nel momento in cui stiamo votando la fiducia al Governo - 0,12 centesimi in alcuni casi e 0,85 centesimi di euro in altri; vuol dire che in alcuni casi le paghiamo 6 volte tanto.
Credo che su questo non si possa più transigere. Credo siano questi i buchi neri della sanità e quegli sprechi che tolgono risorse al vero farmaco etico ed alle malattie rare. Proprio ieri abbiamo celebrato la giornata mondiale delle malattie rare.
Chiediamo al Governo, in modo propositivo, di riconsiderare il settore sanitario e di porre attenzione a questi aspetti, come dagli esempi riportati.
Questo decreto lo votiamo, votiamo la fiducia e non vi erano dubbi al riguardo. Ma vogliamo che si sappia, lo diciamo abbassando il tono di voce, che non contiene il coraggio di Catone; quel coraggio che Catone Uticense ha avuto contro Cesare Augusto affinché non si insediasse la dittatura al posto della Repubblica. Quel Giulio Cesare che qui è rappresentato dalle tante richieste a difesa di interessi particolari. È inutile che andiamo a guardare le lobby fuori: purtroppo ci sono anche qui dentro, e gli emendamenti che sono stati approvati in Commissione bilancio da questo punto di vista sono eloquenti. Quindi, chiediamo al Governo e al presidente Monti di avere il coraggio che ha avuto Catone contro Giulio Cesare.
Come Terzo Polo - ci rivolgiamo al presidente Monti, adesso qui rappresentato dal sottosegretario Malaschini - le affidiamo una massima di Seneca, in cui noi ci riconosciamo e chiediamo anche a voi di riconoscervi: «Non è perché le cose sono difficili che non osiamo farle, è perché non osiamo farle che diventano difficili». Sempre i classici ci insegnano «nihil difficile volenti»: coloro che vogliono possono.Noi chiediamo al Governo di farlo.
Signor Presidente, le chiedo di poter allegare agli atti il testo integrale del mio intervento.