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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 684 del 01/03/2012


LANNUTTI - Ai Ministri dell'istruzione, dell'università e della ricerca, della salute e per la coesione territoriale - Premesso che:

si legge in un articolo pubblicato su "Linkiesta" il 28 febbraio 2012 che nei giorni scorsi Gian Antonio Stella ha rilanciato sul "Corriere della Sera" «la saga della famiglia Frati», dove «Luigi, il capofamiglia è rettore della "Sapienza" di Roma ma la sua principale caratteristica è di aver sistemato tutti, (...) i suoi familiari nelle cattedre di Medicina e Chirurgia anche quando avevano lauree di altro tipo, ad esempio sua moglie, laurea in lettere, in cattedra con storia della medicina, la figlia, laurea in giurisprudenza, insegna invece medicina legale. Ma è il figliolo prediletto, professor Giacomo, la pietra dello scandalo sollevato da Gian Antonio Stella e prima di lui da alcuni sindacati medici. Il giovane Frati è titolare di cattedra in cardiochirurgia al Policlinico di Roma in una struttura di pronto intervento molto specializzata. Solo che l'erede del rettore non ha quasi mai operato. Per qualche tempo ha lavorato in una casa di cura convenzionata con la regione a Latina dove, per sua diretta ammissione, ha fatto pochi interventi, con altissimo quoziente di mortalità, e soprattutto dove ha fatto tirocinio, lui e la sua equipe, anche'essa a digiuno di cardiochirurgia, esercitandosi sui manichini. Da quando è a Roma Giacomo Frati non mette mano su pazienti, secondo la denuncia di un sindacalista. Lo scandalo è doppio. In primo luogo c'è la minaccia reale per i pazienti che viene da un chirurgo non praticante che dirige una struttura specializzata in cose difficili. In secondo luogo c'è lo scandalo di una carriera lampo mentre ci sono in Italia fior di giovani cardiochirurghi con lunghi stages negli Stati uniti, ad esempio a Cleveland, che non riescono a trovare una sistemazione e spesso sono costretti a immaginare una loro carriera fuori dall'Italia. E' una storia eccezionale di nepotismo'? Non è una storia eccezionale. Le università italiane sono piene di figli d'arte, alcuni anche bravi, alcuni anche figli di ministre e ministri attuali, che hanno bruciato le tappe con concorsi gestiti amichevolmente e carriere garantite fino alla cattedra. Luigi Frati è l'esemplare più emblematico di questo strapotere della casta universitaria. Ma se giriamo in altre Università, nel Sud a Bari ci sono stati casi altrettanto clamorosi, troviamo molti suoi epigoni. (...) Frati non è un anonimo barone universitario,vicino alla Cisl nei primi anni della carriera, dato per affiliato al centro-sinistra è stato sul punto di diventare ministro del governo tecnico di Mario Monti. Si dice che nelle prossime elezioni politiche potrebbe essere eletto nelle file del Terzo Polo. In tutto questo suo cursus honorum, che lo ha visto blandire e a sua volta blandito da potenti e politici, non si è mai trovato di fronte a qualcuno che gli ha chiesto come giustificasse questa invasione familiare della facoltà di medicina di Roma»;

considerato che:

all'ordine del giorno dell'Assemblea capitolina odierna - scrive Carlo Picozza su "La Repubblica" di Roma del 1° marzo 2012, «c'è la proposta di variante del "piano di assetto generale per lo sviluppo edilizio della Sapienza" (Pag). È un documento confuso. Può nascondere insidie di altro cemento e nuovi poltrone per i maggiorenti dell'ateneo. E propone un'inversione di rotta di 360 gradi sia sui padiglioni che fino a un decennio fa, in viale Regina Elena, erano sede dell'ospedale dei tumori, sia per i cinque ettari dell'area che sulla Prenestina ospitava lo stabilimento della Snia Viscosa. Nei padiglioni del vecchio Regina Elena non finirà l'Ematologia dell'Umberto I, come aveva promesso il rettore Luigi Frati (allora preside di Medicina) nel 2007, al momento dello sgombero dei senzatetto da quegli immobili. Già perché, vuoti da un decennio, i 20mila metri quadrati ora hanno una destinazione diversa da quella annunciata: saranno sede di una non meglio precisata "Scuola superiore di studi avanzati" e di "residenze per 200 posti letto". "Di più non è dato sapere", denuncia Gemma Azuni, consigliere comunale. E Luigi Nieri, dalla Pisana rincara la dose: "È una vergogna che il rettore continui a dire e a disdire con il silenzio dei più". Così, l'Ematologia resterà in via Benevento e il policlinico continuerà a sborsare 1,5 milioni di euro all'anno per 7mila metri quadrati, quando avrebbe potuto averne tre volte tanti gratuitamente, con buona pace di malati e personale costretti in ambienti angusti che penalizzano assistenza ed erario. E poco conta se contro lo "spreco", qualche settimana fa il Consiglio regionale ha approvato una mozione presentata da tutti i gruppi. C'è un'altra "perla": Umberto I e Sapienza propongono che a Pietralata, nel Sistema direzionale orientale, sorgano altre residenze per studenti e che la metà della volumetria realizzata sia destinata a «un edificio per didattica e ricerca nelle biotecnologie, con reparti ospedalieri da 150-200 posti letto". La proposta di variante del Pag prevede anche che nell'area della Snia siano i privati a progettare, realizzare e gestire, forse per un trentennio, le residenze per studenti. L'università, che avrebbe dovuto espropriare l'area, è rimasta con le mani in mano favorendo di fatto il proprietario-costruttore, Antonio Pulcini. "È un altro colpo di mano a danno dei cittadini", attacca Daniele Pifano dal comitato di quartiere Pigneto-Prenestino. "All'inizio dei Novanta", ricorda, "Pulcini tirò su illegalmente nove piani poi bloccati: avrebbe dovuto demolirli ma non lo fece, così il Comune destinò l'area al servizio dell'università, ma con l'arrivo del rettore Frati quel costruttore sembra essere rientrato nel pieno possesso del terreno su cui grava un'ipoteca e dovrebbe essere lui o chi per lui a realizzare gli alloggi". "Ma contro questo disegno", annuncia Pifano, "ci mobiliteremo già dalle prossime ore"»;

si chiede di sapere:

se il Governo, considerate la sfrontatezza e l'assoluta mancanza di controlli e di critica, che ha favorito un'egemonia così feroce sull'università di Roma da parte di Luigi Frati, intenda intervenire per restituire credibilità all'istituzione e speranza nei giovani ricercatori più meritevoli, costretti ad emigrare per affermare le proprie competenze negate dalle baronie universitarie, che mortificano il merito e favoriscono parenti ed affini nelle assunzioni e nelle progressioni di carriera;

se non ritenga opportuno attivarsi per quanto di competenza affinché il Rettore Frati, che non ha alcuna intenzione di dimettersi a fronte di uno scandalo così grave, faccia un passo indietro anche con l'apertura di una indagine seria, atta a verificare il grado di nepotismo nelle Università al fine di identificare ed allontanare coloro che occupano posti ottenuti abusivamente per via parentale;

se, a fronte di sacrifici richiesti agli italiani, di rinunce e privazioni di tantissime famiglie con figli disoccupati, sia decoroso lasciar correre le vicende e gli scandali di baroni universitari che considerano l'università come cosa propria, operando al confine se non travalicando la legalità;

se non ritenga che il nuovo piano della Sapienza - che non prevede più l'insediamento nei padiglioni del vecchio Regina Elena del reparto Ematologia dell'Umberto I, come aveva promesso il rettore Luigi Frati (allora preside di Medicina) nel 2007, ma una destinazione diversa nei 20.000 metri quadrati, ossia quale sede di una non meglio precisata «Scuola superiore di studi avanzati» e di «residenze per 200 posti letto» - sia uno sperpero di pubblico denaro sul quale a giudizio dell'interrogante la Corte dei conti dovrebbe accendere un faro, e se tale cambio non possa apparire come un favore ad alcuni "palazzinari romani";

quali misure urgenti il Governo intenda attivare per restituire trasparenza nella gestione delle risorse pubbliche indirizzate verso l'interesse generale ed il bene comune.

(2-00435)