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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 683 del 29/02/2012


GRILLO (PdL). Signor Presidente, vorrei anzitutto ringraziare i relatori, la senatrice Vicari e il senatore Bubbico, per l'attenta opera svolta in Commissione e manifestare il mio apprezzamento anche al sottosegretario Improta il quale, soprattutto nella nostra Commissione, ha avuto l'amabilità e la pazienza di ascoltare con attenzione le proposte che abbiamo avanzato.

Ho due rammarichi, signor Presidente, che voglio rappresentare subito. In merito al primo, ho fatto una denuncia formale al Presidente del Senato in ordine al fatto che, per il provvedimento in esame, non è stata coinvolta l'8a Commissione, considerato che gli articoli che vanno dal 35 all'80 sono di sua stretta competenza, ossia della Commissione infrastrutture, e del resto tale competenza viene richiamata anche dal titolo stesso del provvedimento.

L'altro rammarico è di natura tutta politica, signor Presidente. Le norme che il Governo ha proposto, e che la Commissione ha migliorato, non fanno altro che ripercorrere la filosofia introdotta dal Governo Berlusconi. Da almeno cinque anni a questa parte abbiamo spiegato che, per rilanciare le infrastrutture del nostro Paese, che ha un debito pubblico terribile ma anche un grandissimo patrimonio derivato da una montagna di risparmio privato che le famiglie continuano ad accantonare, occorrerebbe fare esattamente il contrario di quanto fatto nei primi cinquant'anni di storia democratica: occorrerebbe, cioè, utilizzare il risparmio privato in un Paese che ha un sistema bancario molto forte, serio e ben organizzato e tanti imprenditori che hanno voglia di investire.

Ebbene, signor Presidente, lei sa quant'è il valore delle opere pubbliche che sono state realizzate l'anno scorso con la tecnica della finanza di progetto? Più di dieci miliardi, dalle opere pubbliche piccole, alle medie e qualche grande.

Nel provvedimento in esame vi sono dieci articoli che ho molto apprezzato e che da anni abbiamo suggerito al precedente Governo, trovando la chiusura netta dell'allora Ministro dell'economia. Adesso registriamo con favore ed apprezzamento che, al contrario, stanno diventando norme cogenti. A cosa mi riferisco? All'articolo 41, i project bond, da far sottoscrivere agli investitori istituzionali, possono dare il via a grandi progetti infrastrutturali. L'alternativa all'Autostrada del Sole prenderà gambe in questo modo, soprattutto se poi l'Aula avrà l'attenzione di approvare un emendamento che ho presentato per rendere omogeneo il trattamento fiscale dei project bond a quello dei bond per i titoli di Stato, perché se ne vede l'opportunità.

All'articolo 42 è stato recuperato il ruolo del promotore affidando allo stesso il diritto di prelazione: gli imprenditori potranno investire sapendo che la loro proposta sarà accompagnata dal riconoscimento del diritto di prelazione, cioè a dire che, a parità di condizioni, si preferirà sempre il promotore. Si tratta di una modifica migliorativa, che abbiamo introdotto per applicare la finanza di progetto alla costruzione e realizzazione di carceri, non vincolando le fondazioni bancarie, ma offrendo loro l'opportunità di intervenire nel private equity di questi fondi che saranno costituiti.

All'articolo 44 si parla di contratto di disponibilità, cioè una versione più evolutiva del leasing in construendo, che consentirà di costruire le cosiddette opere fredde, sempre con la filosofia del project. Sto parlando di caserme della Guardia di finanza, del Corpo forestale, della Polizia e quant'altro, cioè strutture pubbliche che non possono rendere un reddito, ma che, attraverso il contratto di disponibilità, potranno essere progettate e costruite dal privato, che in cambio otterrà un canone riconosciuto. Mi riferisco alla norma sulle obbligazioni di scopo. Signor Presidente, mi dispiace per i colleghi della Lega, che evidentemente hanno un pregiudizio che li porta a non capire quando ci troviamo di fronte a norme oggettivamente molto interessanti. Queste obbligazioni di scopo valorizzeranno il territorio e consentiranno di far partire importanti opere locali, secondo una filosofia che negli Stati Uniti d'America è consolidata da decenni. Qui si ipotizza che un Comune che deve realizzare un'opera importante, del costo ad esempio di 10 milioni di euro, si possa rivolgere ai propri cittadini dicendo di poter mettere a disposizione un bene immobile del suddetto valore, che renderà secretato, in un fondo secretato, in una società veicolo a garanzia dell'emissione di obbligazioni. Se i cittadini di questo Comune sottoscriveranno tali obbligazioni, saranno garantiti più che con obbligazioni di Stato, perché vi sarà il bene immobile a garanzia reale; a fronte di questo, daranno denari al Comune, con i quali esso realizzerà l'opera e dopo vent'anni restituirà quei denari oppure l'immobile, ma nel frattempo avrà garantito loro la remunerazione. Questa norma consentirà di far partire moltissime opere comunali, provinciali e regionali, se solo ci saranno amministratori avveduti capaci di cogliere tale opportunità.

All'articolo 59 abbiamo compiuto un'operazione molto interessante. Abbiamo la legislazione primaria del project, proposta da me nel 2002 nella Commissione che presiedevo, e la legge Burlando per costruire porticcioli turistici. Ebbene, abbiamo modificato le procedure ivi previste, semplificandole: così sarà possibile costruire e gestire porticcioli privati con modalità assai più spedite di quanto non si potesse fare finora.

Signor Presidente, mi sono incaricato di riassumere alcune questioni principali che, a mio avviso, qualificano questo provvedimento, rendendolo straordinariamente importante nella direzione di rilanciare investimenti nel comparto delle infrastrutture, senza ricorrere al debito pubblico e quindi a contributi, finanziamenti ed erogazioni da parte dello Stato.

Ci sono due ultime questioni che mi preme sottolineare in questi pochi minuti a mia disposizione. Innanzitutto, ringrazio il Governo per la disponibilità dimostrata. All'interno del decreto «salva-Italia» era stata inserita una norma disastrosa, che riguardava l'introduzione della tassa di stazionamento per le imbarcazioni da diporto, che ha fatto già fuggire dal nostro Paese - secondo i calcoli dell'Osservatorio nautico nazionale - non meno di 27.000 imbarcazioni. Il gettito previsto dal Governo quindi non c'era. A questo punto, abbiamo insistito per rivedere la norma e, anche grazie alla disponibilità del Governo, l'emendamento - che è stato accolto e che confidiamo diventi legge - modifica notevolmente l'impostazione, andando incontro ad un'esigenza di tutelare e rilanciare la nautica, settore trainante e fiore all'occhiello del nostro Paese.

Sappiate che, dopo aver approvato la tassa di stazionamento, che ha spaventato tutti gli operatori, i croati e gli sloveni hanno pubblicizzato subito delle tariffe agevolate per attrarre i diportisti e i francesi hanno addirittura eliminato tutte le tasse preesistenti per chiamare i diportisti nei porticcioli della Costa Azzurra. Occorreva quindi una risposta, e l'abbiamo data. Il Governo ci ha seguito, i relatori ci hanno accompagnato e abbiamo trasformato la tassa di stazionamento in una imposta annuale, da pagarsi in quanto cittadini italiani possessori di un'imbarcazione o di una nave da diporto, a prescindere dalla bandiera e dal Paese di utilizzo.

Torneranno dunque le barche straniere, che erano motivate a non venire più nel nostro Paese, e i titolari delle imbarcazioni del nostro Paese vedranno ridotto l'onere, perché ricalcolando adeguatamente la realtà della flotta navale italiana, abbiamo scoperto che le unità di grandi dimensioni sono ben maggiori di quanto prevedeva il Governo. Quindi, con questa norma, il gettito si accresce e garantisce una cifra che va ben oltre i 200 milioni di euro ipotizzati inizialmente dal Governo. Do dunque atto del positivo lavoro svolto, ritengo che il settore non possa che trarre giovamento da questo messaggio di incoraggiamento proveniente dal Governo e dal Parlamento e quindi mi auguro che sia l'Assemblea del Senato che l'Assemblea della Camera dei deputati possano approvarlo.

Signor Presidente, pongo un'ultima questione, questa volta critica. Mi rivolgo ai Sottosegretari seduti qui davanti a noi, perché occorre che tutti ci facciamo carico di un problema che sta diventando serio. L'Italia è un Paese ricco di porti: dobbiamo essere orgogliosi del fatto che abbiamo più di 250 porti, 6.000 chilometri di costa e 24 autorità portuali ben amministrate. Eppure la politica fatta negli ultimi tre anni ha umiliato il settore dei porti e delle infrastrutture portuali. Dal 2007 si è infatti avviato un processo di autonomia finanziaria che non ha funzionato, mentre negli anni dal 1998 al 2006 ai porti venivano mediamente trasferiti circa 412 milioni di euro: faccio presente che l'autotrasporto, signor sottosegretario Improta, riesce ad avere denaro per oltre 700 milioni di euro all'anno. Tutti noi ci «sciacquiamo la bocca» nel dire che dobbiamo trovare delle alternative all'inquinamento sempre più devastante e poi continuiamo a sovvenzionare l'autotrasporto, per il timore che facciano dei blocchi, a definanziare i trasporti in mare e a ignorare le esigenze delle autorità portuali. Questo è un errore: non ha senso che la Ragioneria dello Stato e il Ministero dell'economia continuino con i «niet» a prescindere, perché non si possono finanziare le autorità portuali. Non se ne capiscono i motivi, e questo è diventato un problema politico. Spero che il presidente del Consiglio Monti si accorga di questa miopia che sta caratterizzando ahimè - anche questo Governo, e anche in questo provvedimento.

Signor Presidente, con lo spostamento della geoeconomia verso Oriente, per tanti anni ancora abbiamo a disposizione un elemento di ricchezza inaudito: le merci che produrranno la Cina e l'India saranno sempre di più rivolte alle esportazioni, e uscendo dal Canale di Suez le navi troveranno la più grande piastra logistica organizzata nel Mediterraneo, che è l'Italia, il mio Paese!

PRESIDENTE. Senatore Grillo, la prego di concludere il suo intervento.

GRILLO (PdL). Per quale motivo le navi, oggi, devono andare a scaricare le merci a Rotterdam o ad Amburgo e non privilegiano i porti italiani? Per la miopia della politica italiana, portata avanti anche in questo momento dal Governo Monti.

Quindi, il problema è serio, e chiediamo che almeno una percentuale degli oltre 9 miliardi di euro che ogni anno lo Stato italiano introita, a seguito dell' IVA prodotta per l'imbarco e lo sbarco delle merci nei porti italiani, sia riconosciuta automaticamente alle autorità portuali. Si tratta di una percentuale dell'1 per cento, che costa 90 milioni di euro. Non c'è copertura? La copertura si deve trovare, perché questo sta diventando un problema politico drammatico: non ha senso parlare di crescita, se non utilizziamo tutti gli asset fondamentali di cui dispone il nostro Paese.

Signor Presidente, ho presentato un emendamento su questa problematica: mi auguro che l'Assemblea possa apprezzarlo e votarlo, aprendo gli occhi agli uffici dell'Economia, che a me pare - ahimè! - ragionino come ragionavano come quando era ministro l'onorevole Tremonti, e quindi, a prescindere dalla validità della proposta, negavano tale apertura, per risolvere anche questo problema, che ritengo vitale per l'economia marittima e per l'economia complessiva del nostro Paese. (Applausi dal Gruppo PdL e del senatore Bubbico).