l'ambulatorio della Croce rossa italiana (CRI) di Genova è stato chiuso, così sopprimendo un servizio che prestava cure mediche agli stranieri e a quanti non avevano diritto all'assistenza sanitaria pubblica;
inoltre è stato chiuso anche il consultorio familiare CRI che interagiva con l'ambulatorio, in corso Buenos Aires, dedito anche alla tutela della donna e della maternità e per la prevenzione dell'interruzione volontaria di gravidanza (IVG), coinvolgente problemi umani oltre che sanitari che sono stati sempre all'attenzione del Magistero ecclesiastico;
in particolare all'inizio del 1973 la CRI genovese svolgeva attività di assistenza sanitaria, sociale ed internazionale, a favore di soggetti appartenenti alla cosiddetta bassa soglia sociale, in particolare, di uomini e donne in fuga dai loro Paesi, a causa di persecuzione per motivi politici, religiosi e razziali: erano "clandestini", perciò privi di tutela da parte dell'Italia, in cui vigeva ancora la "riserva geografica";
pur nella difficoltà di approntare un servizio "pilota" nel panorama dell'assistenza sanitaria, senza alcun sostegno, la CRI aprì, nella sede di via Foscolo, il poliambulatorio per migranti. Era il primo in Italia, e vi accorsero migliaia di stranieri, anche da altre Regioni (nel 1991 gli assistiti furono 9.000), e furono curati da medici di varie specialità, anche immigrati "regolari", da crocerossine e paramedici, in collaborazione con il Centro di ricerca sul morbo di Hansen e la dermatologia tropicale (CIRLEP) e l'Associazione Raoul Follereau;
il poliambulatorio coprì un'emergenza sanitaria non meno problematica per la città che per gli stessi pazienti immigrati. Esso fu riconosciuto come uno dei quattro centri nazionali nel progetto nazionale per la prevenzione delle malattie a trasmissione sessuale;
l'azione della CRI andò affermandosi con collaborazioni importanti; tra queste: i protocolli d'intesa con il CIRLEP, l'Associazione Raoul Follereau e il Centro interdipartimentale per la ricerca sul morbo di Hansen; l'ex Dispensario per la prevenzione della TBC; l'Ospedale S.Martino per la prevenzione dell'AIDS in soggetti a rischio; l'Ospedale Galliera (controllo delle emoglobinopatie); il Ministero della sanità per la sorveglianza delle malattie sessualmente trasmesse in soggetti stranieri; la Regione per il recupero di soggetti con problematiche alcool correlate; l'Università di Bologna per un progetto relativo alla salute della donna e dei bambini immigrati. Nel maggio 1992, la CRI fu invitata a riferire sull'esperienza del poliambulatorio al Congresso mondiale di dermatologia, a New York;
nel 1990 la CRI fu uno dei soci fondatori della Società italiana di medicina delle migrazioni (SIMM);
il 7 luglio 2004, per il crollo del soffitto e l'allagamento dei locali, il poliambulatorio fu dichiarato inagibile. Gravissimi furono i danni alle delicate attrezzature sanitarie, agli arredi e per la distruzione di documenti. Furono sempre eluse le domande al Comune locatore, per ottenere il ripristino della sede "storica" di via Foscolo. Di anno in anno venivano proposti altri locali, ma insorgeva sempre qualche problema per la definizione del contratto, così fino al marzo del 2007, allorché il Comune concesse l'area di una struttura in via Bari (la sede di via Foscolo fu poi ceduta alla Benetton). Con rinnovato coraggio e con il determinante finanziamento della Fondazione S. Paolo, con l'impegno generoso di volontari, di medici e di architetti, un nuovo poliambulatorio tornò ad offrire assistenza, non solo agli immigrati, ma anche agli abitanti della zona, soprattutto anziani e, in particolare, con prestazioni ambulatoriali e specialistiche (oculistica, ginecologia, odontoiatria). Poiché era in possesso dei requisiti di legge, il poliambulatorio ottenne l'ambito accreditamento, oggi inevitabilmente perduto. Era stata inoltre formalmente concordata la collaborazione con il pronto soccorso del S.Martino, in incontri con il primario, i medici e gli infermieri; uno dei medici era stato designato al coordinamento tra CRI e Dipartimento del pronto soccorso;
a giudizio dell'interrogante è deprecabile l'eliminazione del poliambulatorio, il quale - così come altre attività e servizi, fra cui il consultorio familiare - in possesso dei requisiti, oggi perduti, otteneva un contributo annuale dalla Regione nonché da parte del numeroso volontariato femminile della CRI; allo stesso modo è deprecabile aver ceduto ad altra associazione l'assistenza di bambini, spesso di etnia araba, che vivono con le loro mamme nel Centro di ospitalità, al quale è stato tolto persino l'aiuto del mediatore linguistico culturale, indispensabile in questo come in tutti i servizi della CRI;
si chiede di sapere:
quali siano, a quanto risulta ai Ministri in indirizzo, i motivi alla base della decisione della CRI che ha privato, con la soppressione dell'ambulatorio di Genova, molti immigrati, e non solo, di un servizio tanto più prezioso in questo tempo di povertà e di ristrettezze nell'assistenza pubblica;
quali iniziative di competenza il Governo intenda assumere al fine di garantire un'assistenza sanitaria ai pazienti immigrati, considerato che il poliambulatorio era un punto di riferimento per le comunità delle persone immigrate e svolgeva un'attività di medicina generale, specialistica (cardiologia, chirurgia, dermatologia, ginecologia, oculistica, ortopedia, pediatria), psicologia e, unico in città, prestava un servizio odontoiatrico.
(4-06975)