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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 682 del 29/02/2012


Allegato B

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Alicata, Barbolini, Ciampi, Chiti (dalle 11.45), Colombo, D'Ambrosio Lettieri, Dell'Utri, Malan, Mantovani, Mazzuconi, Montani e Pera.

Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Cantoni, Del Vecchio, Gamba, Negri, Pinotti, Ramponi e Torri, per attività della 4a Commissione permanente; Marcenaro, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa; Bettamio, Fantetti, Firrarello, Giai, Micheloni e Pedica, per partecipare all'Assemblea plenaria del Consiglio Generale degli Italiani all'Estero; Boldi, Bonino e Germontani, per partecipare ad un incontro internazionale; Cabras, per attività dell'Unione interparlamentare.

Disegni di legge, annunzio di presentazione

Senatori Donaggio Cecilia, Serafini Anna Maria, Amati Silvana, Antezza Maria, Armato Teresa, Bassoli Fiorenza, Bertuzzi Maria Teresa, Biondelli Franca, Garavaglia Mariapia, Giaretta Paolo, Granaiola Manuela, Incostante Maria Fortuna, Musi Adriano, Nerozzi Paolo, Pignedoli Leana

Disposizioni in materia di periodi corrispondenti al congedo di maternità ed al congedo parentale verificatisi di fuori del rapporto di lavoro (3177)

(presentato in data 28/2/2012).

Mozioni

CONTINI, RUTELLI, DINI, DE ANGELIS, BALDASSARRI, BAIO, RUSSO, STRANO - Il Senato,

premesso che:

il Ministero degli affari esteri è stato e continua ad essere pesantemente penalizzato nella sua funzionalità dai ripetuti e pesanti tagli al bilancio intervenuti negli ultimi anni;

la sua struttura, con particolare riferimento alle sedi all'estero, costituisce un patrimonio insostituibile del nostro Paese in quanto strumento della presenza e degli interessi italiani nel mondo e la sua efficienza rappresenta un interesse da salvaguardare;

a seguito del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, sono stati posti al Ministero degli affari esteri per il triennio 2011-2013 dei vincoli finanziari che rischiano di avere pesanti ed irreversibili conseguenze per l'operatività della nostra politica estera, conseguenze che appaiono tanto più gravi in quanto frutto di una norma formalmente limitata al biennio 2012-2013;

considerato che:

l'applicazione di tale normativa si concretizza non solo in un danno per gli interessi del Paese ma anche in un aggravio per l'erario;

il vincolo finanziario introdotto dal citato decreto-legge obbliga in particolare la Farnesina a scegliere tra il trattenimento in servizio dei gradi più alti della carriera e l'assunzione di nuovi funzionari, e si concretizza nel pensionamento anticipato a 65 anni di un numero elevatissimo di funzionari, con conseguente "decapitazione" dei vertici del Ministero e della vacanza immediata dei titolari di quasi tutte le sedi diplomatiche italiane più importanti nel mondo;

a seguito della predetta normativa, nel corso degli anni 2012 e 2013 andranno di fatto in pensionamento anticipato (a 65 anni) circa 30 capi missione all'estero, di cui 9 ambasciatori di grado; complessivamente saranno pensionati in modo anticipato 11 ambasciatori di grado più altri 6 che sarebbero comunque andati in pensione con le vecchie regole, ovvero 17 in un solo biennio su un totale di 28. Dovranno essere avvicendate numerose ed importanti sedi, tra le quali Parigi, Pechino, Tokio, Madrid, la rappresentanza presso l'Unione europea, la rappresentanza presso la Nato, la rappresentanza presso le organizzazioni internazionali, Il Cairo, New Delhi, Londra e varie altre sedi di rilievo alle quali devono aggiungersi il Direttore generale per l'Europa, il Direttore generale per le risorse e l'innovazione, il Direttore generale per la promozione del sistema Paese;

i vincoli introdotti dal decreto-legge n. 78 del 2010, paradossalmente, produrranno non un risparmio di spesa pubblica bensì spesa aggiuntiva, e proprio nei due anni finanziari in questione: 2012 e 2013; ciò in quanto per il personale della carriera diplomatica non trova applicazione il presupposto secondo cui mantenendo fissa la spesa in un determinato ruolo se ne riduce automaticamente l'ammontare a seguito dei pensionamenti anticipati, non vigendo il blocco delle assunzioni nel grado iniziale e rimanendo quindi invariato il numero complessivo nei ruoli, determinando in tal modo il pensionamento anticipato una spesa aggiuntiva;

con l'obiettivo di porre riparo alle due principali problematiche sollevate dall'introduzione dei predetti vincoli normativi, quella funzionale riguardante la salvaguardia degli organici delle sedi diplomatiche e quella riguardante l'aggravio di spesa pubblica, durante gli ultimi due anni, nel corso dell'iter parlamentare di diversi provvedimenti, tra cui alcune leggi finanziarie e leggi di stabilità, sono stati presentati più volte emendamenti riguardanti il ruolo dei diplomatici del Ministero degli affari esteri;

per altre categorie di personale dello Stato, come i ruoli dei docenti universitari e dei magistrati, il limite di età per la permanenza in servizio è fissato a 70 anni,

impegna il Governo ad assumere tutte le idonee iniziative dirette alla salvaguardia della struttura e del profilo professionale degli organici del personale della carriera diplomatica, volte alla rimozione del vincolo introdotto con il decreto-legge n. 78 del 2010 indicato in premessa, ovvero a concedere la possibilità ai funzionari della carriera diplomatica di prorogare la permanenza in servizio fino al compimento dei 67 anni di età.

(1-00572)

Interrogazioni

DI NARDO - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dell'interno - Premesso che:

il Ministero dell'economia e delle finanze ha sottoposto ad ispezione la Provincia di Napoli nell'anno 2006-2007, in cui sono emerse, tra le altre, gravi irregolarità nella gestione del personale dirigente. In particolare, è emerso che la Provincia aveva disposto un calcolo dell'indennità cosiddette di posizione eguale per tutti i dirigenti coordinatori senza alcuna diversificazione tra le diverse posizioni (cosiddetta pesatura) e che risultavano corrisposte indennità maggiori di quelle previste dal contratto nazionale anche per le posizioni non apicali;

a seguito dell'ispezione veniva invitato l'ente ad adottare gli opportuni correttivi;

la Provincia di Napoli adottava le delibere di Giunta n. 1060, n. 1175 e n. 1224 del 2011 che, peraltro in palese violazione delle precise direttive del Consiglio provinciale che, con atto n. 69/2009, aveva richiesto una riduzione delle aree di coordinamento, pur adottando la cosiddetta pesatura, contemporaneamente aumentava le posizioni apicali e prevedeva che su complessive 38 posizioni dirigenziali effettivamente coperte ben 28 dovessero ritenersi complesse;

tale operazione portava ad un aumento generalizzato delle retribuzioni dei dirigenti da un minimo di 2.000 euro ad un massimo di ben 11.000 euro rispetto a quanto previsto nel 2010: in sostanza, veniva utilizzata l'ispezione governativa solo come occasione per un aumento degli stipendi dei dirigenti, per i quali attualmente solo tre posizioni sono inferiori all'importo massimo;

a fondamento di tale aumento venivano addotte le nuove competenze assunte dalla Provincia per effetto delle competenze trasferite oltre dieci anni fa dai cosiddetti decreti Bassanini;

la manovra è stata approvata nel pieno vigore del decreto-legge n. 201 del 6 dicembre 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011, con cui sono stati definiti i nuovi compiti delle Province come meri compiti di coordinamento, cosa che avrebbe dovuto, semmai, rendere meno complessa l'organizzazione amministrativa delle Province in vista di un risparmio della spesa a cui sono state chiamate tutte le strutture pubbliche;

il risparmio di spesa di cui si parla nelle delibere provinciali indicate è solo apparente, in quanto effettuato con l'assorbimento delle retribuzioni di taluni dirigenti collocati in quiescenza, obbligo questo, peraltro, già previsto dalla legge;

la Provincia di Napoli risultava essere già, prima dei predetti aumenti, quella con la retribuzione media più alta dei propri dirigenti rispetto a tutte le Province italiane. Tale operazione inoltre finisce per collocare i dirigenti provinciali di Napoli in posizione di gran lunga superiore rispetto alla quasi totalità dei Ministeri;

il Tribunale amministrativo regionale adito da taluni dipendenti ha dapprima sospeso l'efficacia delle citate delibere e successivamente ha incredibilmente ribaltato l'originaria sospensiva: il relatore di tale secondo provvedimento è risultato essere, oltre che docente in numerosi corsi finanziati dalla Provincia di Napoli, anche figlio del coordinatore cittadino, in una delle più importanti città della provincia, appartenente al medesimo partito dell'attuale Presidente della Provincia di Napoli, tanto che quest'ultimo ha iniziato la propria campagna elettorale proprio in tale città alla presenza del predetto coordinatore;

l'operazione appare una grave e palese sconfessione dell'intera politica governativa, volta al contenimento degli stipendi pubblici, come peraltro sanzionato dal divieto previsto dall'art. 9 del decreto-legge n. 78 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122 del 2010, e al nuovo ruolo attribuito alle Province e ai relativi apparati;

nei prossimi giorni si darà attuazione ai provvedimenti e ai generalizzati aumenti di stipendio che, se ripetuti da altre realtà territoriali, potrebbero avere effetti sull'intero comparto e quindi sull'intera spesa pubblica,

si chiede di sapere quali iniziative si intendano adottare al fine di: inviare una nuova ispezione presso la Provincia di Napoli; attivare il Consiglio dei ministri affinché eserciti i poteri di annullamento governativo previsti dall'art. 138 del vigente testo unico degli enti locali (di cui al decreto legislativo n. 267 del 2000); sollecitare un intervento dell'Avvocatura dello Stato nel giudizio attualmente pendente.

(3-02686)

Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento

DE FEO - Al Ministro per i beni e le attività culturali - Premesso che:

lo scorso 27 febbraio 2012 si è verificato l'ennesimo crollo, fra quelli che sono conosciuti, a Pompei;

si tratta dell'intonaco rosso nella Casa della Venere in Conchiglia in via dell'Abbondanza; altri distacchi hanno interessato la superficie di rivestimento in cocciopesto grezzo di una delle pareti della Regio VI;

la famosa domus, una delle più celebri e spettacolari della città antica, rientra nel piano dei prossimi restauri;

premesso, inoltre, che:

secondo quanto riportato dalla stampa, sembrerebbe che i lavori di restauro e di conservazione del sito di Pompei non potranno essere avviati prima del mese di ottobre 2012;

tale posticipo dipenderebbe esclusivamente dalle lungaggini burocratiche necessarie alla predisposizione degli atti amministrativi necessari per l'utilizzo dei fondi europei (oltre 100 milioni di euro) che, tra l'altro, dovrebbero essere già disponibili;

a giudizio dell'interrogante sarebbe assolutamente fondamentale definire una "struttura di regia" in grado di garantire il corretto utilizzo di detti fondi europei e lo svolgimento dei lavori;

nelle casse della Soprintendenza, inoltre, per quanto risulta all'interrogante, dovrebbero essere immediatamente disponibili 60 milioni di euro (40 milioni residui e 20 milioni derivanti dagli introiti della biglietteria) con i quali sarebbe possibile far partire immediatamente i lavori di restauro, valorizzazione e conservazione già approvati nonché incrementare tutte le attività di manutenzione ordinaria, spesso non effettuate;

secondo quanto riportato da "Il Mattino", in cronaca di Napoli, del 24 febbraio i sindacati della Soprintendenza denunciano che "certo è che agli scavi non è cambiato nulla da quel 6 novembre del 2010, quando la Scala dei gladiatori venne giù come zucchero filato, anzi, ci ritroviamo peggio. Pompei ha bisogno di essere monitorata costantemente per prevenire i continui crolli. Il nostro personale addetto alla manutenzione, benché volenteroso, continua ad essere poco utilizzato, male organizzato, peggio distribuito e maldestramente gestito, non riuscendo così a garantire l'ordinaria conservazione delle domus che in molti casi custodiscono affreschi e mosaici";

all'interrogante risulta che la squadra di manutenzione è composta di 4 uomini che operano fra Pompei e l'area dei Campi flegrei: ovviamente, nonostante il proficuo impegno, sono del tutto insufficienti a svolgere un adeguato lavoro di manutenzione;

preso atto che:

Pompei si sta sfaldando: è sotto gli occhi di tutti la situazione gravissima nella quale versa l'intera antica città e, inoltre, vi è il rischio che molti dei crolli non siano neanche noti o non denunciati, ovvero nascosti;

il Presidente della Commissione nazionale italiana per l'Unesco avrebbe affermato che gli interventi per la preservazione di Pompei devono iniziare subito. Se non accade nulla l'Unesco potrebbe anche cancellarlo dalla lista dei siti Patrimonio dell'Umanità;

l'ex soprintendente Baldassare Conticello, scomparso lo scorso 28 dicembre 2011, aveva firmato un accordo con l'Agenzia spaziale italiana per monitorare tutti i movimenti del terreno e prevenire tempestivamente eventuali crolli,

si chiede di sapere:

se al Ministro in indirizzo risulti che l'area di Pompei è monitorata dagli uffici dell'Unesco e con quali esiti;

se nelle casse della Soprintendenza risultino fondi immediatamente disponibili e, in caso affermativo, per quale ammontare;

se risulti che fra i 23 nuovi assunti dal Ministero per i beni e le attività culturali vi siano operai specializzati destinati alla manutenzione ordinaria del sito di Pompei;

se ritenga di dover immediatamente dare disposizioni attraverso i competenti uffici, affinché l'attività di manutenzione ordinaria e di restauro del sito di Pompei sia intensificata sfruttando appieno le ingenti risorse finanziarie disponibili, presenti nel bilancio della Soprintendenza;

se ritenga di dover avviare un'indagine ministeriale al fine di accertare lo stato di gestione del sito di Pompei, ed eventualmente definire i criteri per avviare una corretta ed efficace manutenzione ordinaria dei luoghi, anche attraverso iniziative come quella intrapresa dal soprintendente Conticello;

se risulti che Pompei è ancora parte dei siti protetti dall'Unesco e se risultino rischi di una sua eventuale cancellazione;

se ritenga di dover istituire una sorta di "cabina di regia" presso il Ministero con compiti di vigilanza sull'intero svolgimento dei lavori e sull'utilizzo dei fondi per Pompei.

(3-02685)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

MARINO Ignazio - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che a Roma, in via Montecassiano 78, è ubicato un complesso immobiliare di proprietà dell'ex INPDAP, cinque palazzine, in cui risiedono 120 famiglie seriamente allarmate per la persistente condizione di pericolo in cui esso versa;

considerato che:

nel 2002, usufruendo della normativa sulle dismissioni immobiliari, le 120 famiglie decisero di acquistare le case di proprietà dell'ente;

quando fu loro chiesto di esprimere la loro opzione sulla proposta di acquisto gli inquilini erano a conoscenza che gli appartamenti del complesso presentavano alcune criticità limitate ai balconi e ai lastrici solari causati, era stato loro assicurato, dall'assestamento degli immobili e per le quali lo stesso ente si impegnava al ripristino all'atto della compravendita;

premesso, altresì, che:

nessuno informò gli inquilini che, qualche mese prima della vendita, il Consiglio di amministrazione dell'INPDAP aveva incaricato dei tecnici per procedere ad una verifica statica degli immobili (perizia condotta da La Penna e Giardina) da cui risultava come la palazzina C1 risultasse non conforme alla vigente normativa e non garantisse i livelli di sicurezza richiesti dalla legge;

i lavori di ripristino che l'Istituto si impegnava a realizzare non risultano essere stati eseguiti, sia per l'opposizione dei proprietari al progetto INPDAP (progetto Biggi) giudicato inadatto a risolvere i problemi di staticità degli edifici, sia per carenze di documentazione amministrativa necessaria allo svolgimento dei lavori già appaltati, numerosi condomini furono, inoltre, citati in giudizio dall'INPDAP che chiese loro i danni per un importo di 1.180.000 euro di cui 500.000 per i procurati danni di immagine veicolati dalla stampa a cui essi si erano rivolti;

considerato, inoltre, che:

a seguito di diversi esposti di alcuni proprietari degli stabili, sulla vicenda è intervenuto di nuovo il comune di Roma che, con proprie ordinanze (n. 102 del 14 aprile e n. 137 del 10 giugno 2010), ha disposto la verifica statica e le necessarie opere provvisionali degli stabili di via Montecassiano 78, con diritto di rivalsa della spesa sostenuta nei confronti dell'INPDAP, in via solidale con i prioprietari o con chi risulti obbligato per legge o per contratto;

dopo le prime verifiche dei tecnici comunali si è accertato il grave pericolo di crolli a causa della totale sfaldatura dei superattici e dei balconi pericolanti, tanto che lo stesso Comune ha realizzato i primi interventi per la messa in sicurezza di tali strutture,

i cinque fabbricati sono stati sottoposti a indagine strutturale, in presenza e in assenza di sisma, che ha evidenziato carenze statiche in vari elementi strutturali (sbalzi, pilastri, travi e solai), per cui risulta prioritario eseguire interventi riparatori sui pilastri con staffatura mancante, deficienza grave e non trascurabile;

considerato, infine, che:

nelle conclusioni dei tecnici comunali è scritto che rimane comunque accertato che tutti gli edifici indagati versano in condizioni statiche precarie per cui è altresì necessario programmare interventi generalizzati, tali da garantire la completa idoneità statica intesa nella globalità strutturale. La riparazione dei soli pilastri con assenza di staffe è doverosa, prioritaria, ma non esaustiva in merito alla completa sicurezza dei fabbricati di via Montecassiano;

i costi per i lavori di consolidamento delle cinque palazzine sono stati stimati in 7.299.500 euro, nel caso di intervento senza sisma, e in 16.042.212 euro in caso di intervento in presenza di sisma;

con sentenza n. 2507 del 31 gennaio 2012 il Tribunale di Roma ha condannato l'INPDAP a dare esecuzione ai lavori di conservazione e rifacimento della statica degli edifici costituenti il complesso di via Montecassiano 78 secondo la soluzione progettuale dell'ingegner Viscomi, riveduta per i profili di rispetto dell'attuale normativa antisismica di settore, previo sviluppo dei calcoli di struttura, secondo previsioni dell'ingegner Esposito (incaricato dal Comune di Roma),

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza del modo in cui l'INPDAP intenda risolvere definitivamente la questione relativa al consolidamento degli stabili di via Montecassiano 78 e se non intenda attivarsi, considerata la gravità delle condizioni statiche degli immobili, affinché l'ente dia immediata esecuzione ai lavori, così come individuati dalla sentenza del Tribunale di Roma emessa in data 31 gennaio 2012;

quali iniziative intenda assumere nei confronti dei responsabili della condotta e delle scelte tecniche fino ad oggi sostenute dall'INPDAP, atteso che quell'ente dovrebbe rivalersi nei confronti del costruttore e di tutti i responsabili delle carenze di natura statica e strutturale che le palazzine di via Montecassiano 78 presentano.

(4-06970)

PARAVIA - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

da notizie riportate da organi di stampa locali e nazionali, emergono incresciosi episodi di vandalismo realizzati nei giorni scorsi da ignoti ai danni di alcune strutture scolastiche site nei comuni di Pagani ed Angri (Salerno);

in particolare, l'8 febbraio 2012 alcuni balordi, introducendosi all'interno dell'Istituto professionale alberghiero "Marco Pittoni" di Pagani durante le ore di chiusura, provocavano l'allagamento di parte della scuola, attraverso l'otturazione dello scarico dei lavandini posti all'interno dei servizi igienici;

soltanto pochi giorni prima, la succursale di Angri del medesimo istituto tecnico era stata oggetto di un raid vandalico, durante il quale alcuni ignoti avevano cosparso di creolina diverse aule della scuola, oltre a rubare i registri di classe e talune apparecchiature poste all'interno della sala multimediale;

tali episodi, di cui risulta ancora ignota la matrice e le finalità, hanno causato più volte la chiusura dei plessi scolastici coinvolti, con inevitabile interruzione delle ordinarie attività didattiche e disagi per gli studenti;

l'emergere di fenomeni di vandalismo e criminalità nei comuni di Pagani ed Angri necessita di un maggiore presidio del territorio e di un costante controllo delle strutture pubbliche da parte delle Forze dell'ordine, al fine di tutelare il patrimonio scolastico, il regolare svolgimento delle attività didattiche e, al contempo, la sicurezza dei cittadini,

si chiede di sapere se il Governo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e quali iniziative ritenga opportuno adottare per arginare questi fenomeni di vandalismo e per potenziare le attività di controllo del territorio dei comuni di Pagani ed Angri da parte delle Forze dell'ordine.

(4-06971)

ZANOLETTI - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:

lo scambio di dati e di informazioni personali nonché gli acquisti effettuati tramite Internet sono in costante e forte aumento in Italia;

i rischi connessi con queste procedure sono numerosi e si manifestano con il furto di identità, frodi finanziarie, sottrazione dei dati di posta elettronica o di accesso all'home banking, appropriazione dei dati della carta di credito, utilizzo dei dati identificativi personali per sottoscrivere servizi o altro a proprio nome;

ritenuto che:

i fruitori devono essere messi nelle condizioni di esercitare il controllo delle proprie credenziali e di ogni espressione della propria identità in rete e, nello stesso tempo, di poter comprendere e stabilire come vengano utilizzate da chi le riceve;

le informazioni sensibili devono essere gestite solo ove legittimamente previsto dalla normativa vigente, mentre le società che acquisiscono le informazioni personali degli utenti on line dovranno garantire riservatezza e sicurezza;

si chiede di conoscere se il Ministro in indirizzo, per quanto di competenza, non ritenga utile assumere iniziative che favoriscano un attento monitoraggio della circolazione dei dati sul web e che avvisino e proteggano l'utente, nel caso in cui i dati sui social network siano sottratti in forma impropria.

(4-06972)

CASELLI - Al Ministro degli affari esteri - Premesso che:

nel corso degli anni, migliaia di italiani si sono recati in Argentina per cercare fortuna e lavoro tanto da arrivare a costituire, oggi, una comunità ben integrata nella società sudamericana;

in un'ottica di antica collaborazione, pertanto, due Paesi geograficamente molto distanti, come Italia e Argentina, hanno sempre più rafforzato nel tempo i rapporti di interscambio e i legami di amicizia;

nell'attività di cooperazione, infatti, lo Stato italiano è stato, fin dal 1993, il primo Paese donatore dell'Argentina con un'erogazione complessiva di oltre 500 milioni di dollari tra crediti di aiuto e doni;

nel 1996 lo Stato argentino ha registrato un incremento del livello del reddito pro capite tale da far dichiarare il Paese non eleggibile a beneficiare di ulteriori crediti di aiuto;

considerato che:

nel 2001 la depressione economica e la crisi finanziaria, cominciate nel secondo semestre 1998, arrivarono a un punto di rottura e crearono le condizioni per far sì che l'Argentina fosse la prima grande nazione a dichiarare bancarotta su tutto il fronte dei debiti assunti;

a seguito di detta grave crisi, il Ministero degli affari esteri, con delibera del 21 dicembre 2001, ha stabilito che l'Argentina è nuovamente eleggibile alla concessione di crediti di aiuto nel triennio 2002-2004 a condizione che l'elemento-dono superi l'80 per cento, conformemente a quanto disposto dall'articolo 36 dell'OCSE/consensus. I crediti devono essere destinati alla realizzazione di iniziative con finalità di lotta alla povertà e a sostegno delle fasce più deboli della popolazione;

in base a tali disposizioni, la Direzione generale per la cooperazione allo sviluppo (DGCS) ha approvato due linee di credito, rispettivamente nel settore sanitario - per un ammontare di 25 milioni di euro - e delle piccole e medie imprese (PMI) - per un importo di 75 milioni di euro;

in particolare, il credito per il settore sanitario si prefiggeva l'obiettivo di sostenere gli ospedali pubblici garantendo l'acquisto dei medicinali e delle attrezzature necessarie, mentre il sostegno alle PMI era finalizzato all'erogazione di finanziamenti per favorire le imprese italo-argentine e argentine nel grave momento di crisi;

la firma e la successiva ratifica dell'accordo bilaterale è avvenuta il 9 maggio 2002; la firma della convenzione finanziaria che riguarda le PMI è avvenuta nel mese di ottobre 2002 e quella che riguarda il programma sanitario è avvenuta nel maggio 2002 a cui ha fatto seguito, quindi, la definizione delle Convenzioni finanziarie affidate a Mediocredito centrale;

il Governo argentino, quindi, ha avviato l'attuazione di entrambi i protocolli con i necessari programmi di selezione delle domande di accesso ai finanziamenti;

nell'aprile 2002, inoltre, è stato firmato il Protocollo di Accordo concernente la costituzione di un Trust fund pari a 10 milioni di euro per la ripresa economica del Paese (Ministero degli affari esteri DGCS "Scheda Paese Argentina - aggiornamento maggio 2002");

preso atto che:

tutti i finanziamenti sopra riportati, nelle intenzioni dello Stato italiano, avrebbero dovuto essere impiegati, in primo luogo, a sostegno delle migliaia di italiani in difficoltà a causa della crisi dei bond argentini;

per quanto risulta all'interrogante, dal 2004 ad oggi lo Stato italiano avrebbe erogato 53 milioni di euro da impiegare nel solo settore della sanità;

rilevato che:

nel programma a favore delle PMI italo-argentine ed argentine, in fase di finalizzazione amministrativa, è evidenziato che la percentuale di beni e servizi a valere sul finanziamento dovranno essere di origine italiana; una percentuale fino al 50 per cento del finanziamento totale sarà utilizzata per finanziare l'acquisto di beni e servizi locali;

inoltre, i fascicoli relativi alle iniziative valutate positivamente dalle differenti strutture interessate saranno poi inviati al Ministero degli affari esteri italiano - DGCS, per mezzo dell'ambasciata d'Italia a Buenos Aires;

il Ministero degli affari esteri, dunque, valutate le medesime iniziative, notificherà l'approvazione ad Artigiancassa SpA la quale, a sua volta, espletate le necessarie verifiche, procede ad effettuare le distribuzioni;

a parere dell'interrogante, sarebbe opportuno vigilare per verificare se le ingenti risorse stanziate dallo Stato italiano per favorire lo sviluppo siano state utilizzate effettivamente per tali finalità o invece si siano trasformate in uno strumento per trarre profitti a vantaggio di multinazionali, gruppi finanziari, banche o consulting,

si chiede di sapere:

se al Ministro in indirizzo risulti quanto riportato e, in caso affermativo: 1) se abbia ricevuto i fascicoli relativi alle iniziative valutate positivamente (sia del settore sanitario che di quello delle PMI) e se in questi siano indicate le aziende argentine che hanno vinto i bandi di gara, le banche e le finanziarie argentine destinatarie ed erogatrici dei fondi; 2) se sia a conoscenza dei finanziamenti relativi a ciascuna iniziativa e, in particolare, se abbia contezza delle modalità in base alle quali i predetti stanziamenti siano stati effettivamente impiegati; 3) se abbia avuto riscontro circa l'effettiva avvenuta consegna delle attrezzature mediche indicate nei contratti e se queste siano effettivamente rispondenti alle reali necessità delle strutture sanitarie; 4) se sia a conoscenza delle modalità e delle finalità in base alle quali le PMI italo-argentine e argentine abbiano ricevuto finanziamenti per almeno 28 milioni di euro; 5) quale sia l'ammontare dei finanziamenti fin qui erogati nel complesso dall'Italia all'Argentina nel corso dell'ultimo decennio; 6) se e come gli eventuali residui, che a quanto risulta all'interrogante ammonterebbero a 47 milioni di euro, sono stati o verranno impiegati ed in particolare verso quale categoria di soggetti e verso quale categoria di acquisti ed investimenti; 7) quali strumenti di controllo il Ministro in indirizzo abbia inteso o intenda adottare; 8) quali risultati, sul piano dello sviluppo, abbia prodotto la cooperazione italo-argentina e se grazie a tale cooperazione lo Stato sudamericano abbia incrementato il livello di reddito pro capite tanto da poter essere dichiarato non eleggibile a beneficiare di aiuti; 9) se e in quale misura la comunità italiana residente in Argentina si sia giovata di tale cooperazione.

(4-06973)

LANNUTTI - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali, della salute e dell'economia e delle finanze - Premesso che in data 31 marzo 2012 scade il mandato del Commissario straordinario dell'INAIL;

considerato che:

a quanto risulta all'interrogante, l'INAIL assume un ruolo nei confronti dell'industria italiana ai limiti dell'aiuto di Stato, con l'erogazione quest'anno di 205 milioni di euro, sulla base dell'ordine di presentazione delle domande, che privilegia chi è a conoscenza della data di apertura della licitazione, e salvo approvazione da parte di non precisati organi tecnici dell'INAIL, dai quali sono esclusi i competenti tecnici dell'ex ISPESL;

il processo di integrazione nell'INAIL dell'ISPESL, ente di ricerca, pone problemi in ordine alla limitazione della dirigenza generale dell'INAIL, in osservanza dei principi di autonomia della ricerca e di specializzazione della pubblica ammnistrazione, rispettivamente ex articoli 33, comma primo, e 97, comma secondo, della Costituzione;

le problematiche concernenti la liquidazione degli immobili ex ENPI (Ente nazionale prevenzione infortuni) ed ex ANCC (Associazione nazionale controllo della combustione), entrambi enti dell'ex Ispesl, le cui modalità, disposte con decreti della Ragioneria generale dello Stato, suscitano serie preoccupazioni in ordine alla tenuta del quadro della legalità e dell'interesse erariale, preoccupazioni già evidenziate in precedenti interrogazioni,

si chiede di sapere se il Governo non intenda provvedere alla nomina di un presidente di garanzia all'INAIL, in possesso delle necessarie competenze e che assicuri l'assolvimento dei compiti sopra descritti con senso democratico e scrupoloso rispetto della legalità e del corretto procedimento di selezione, in osservanza dell'art. 97, comma primo, della Costituzione.

(4-06974)

LANNUTTI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze, della salute e della difesa - Premesso che:

l'ambulatorio della Croce rossa italiana (CRI) di Genova è stato chiuso, così sopprimendo un servizio che prestava cure mediche agli stranieri e a quanti non avevano diritto all'assistenza sanitaria pubblica;

inoltre è stato chiuso anche il consultorio familiare CRI che interagiva con l'ambulatorio, in corso Buenos Aires, dedito anche alla tutela della donna e della maternità e per la prevenzione dell'interruzione volontaria di gravidanza (IVG), coinvolgente problemi umani oltre che sanitari che sono stati sempre all'attenzione del Magistero ecclesiastico;

in particolare all'inizio del 1973 la CRI genovese svolgeva attività di assistenza sanitaria, sociale ed internazionale, a favore di soggetti appartenenti alla cosiddetta bassa soglia sociale, in particolare, di uomini e donne in fuga dai loro Paesi, a causa di persecuzione per motivi politici, religiosi e razziali: erano "clandestini", perciò privi di tutela da parte dell'Italia, in cui vigeva ancora la "riserva geografica";

pur nella difficoltà di approntare un servizio "pilota" nel panorama dell'assistenza sanitaria, senza alcun sostegno, la CRI aprì, nella sede di via Foscolo, il poliambulatorio per migranti. Era il primo in Italia, e vi accorsero migliaia di stranieri, anche da altre Regioni (nel 1991 gli assistiti furono 9.000), e furono curati da medici di varie specialità, anche immigrati "regolari", da crocerossine e paramedici, in collaborazione con il Centro di ricerca sul morbo di Hansen e la dermatologia tropicale (CIRLEP) e l'Associazione Raoul Follereau;

il poliambulatorio coprì un'emergenza sanitaria non meno problematica per la città che per gli stessi pazienti immigrati. Esso fu riconosciuto come uno dei quattro centri nazionali nel progetto nazionale per la prevenzione delle malattie a trasmissione sessuale;

l'azione della CRI andò affermandosi con collaborazioni importanti; tra queste: i protocolli d'intesa con il CIRLEP, l'Associazione Raoul Follereau e il Centro interdipartimentale per la ricerca sul morbo di Hansen; l'ex Dispensario per la prevenzione della TBC; l'Ospedale S.Martino per la prevenzione dell'AIDS in soggetti a rischio; l'Ospedale Galliera (controllo delle emoglobinopatie); il Ministero della sanità per la sorveglianza delle malattie sessualmente trasmesse in soggetti stranieri; la Regione per il recupero di soggetti con problematiche alcool correlate; l'Università di Bologna per un progetto relativo alla salute della donna e dei bambini immigrati. Nel maggio 1992, la CRI fu invitata a riferire sull'esperienza del poliambulatorio al Congresso mondiale di dermatologia, a New York;

nel 1990 la CRI fu uno dei soci fondatori della Società italiana di medicina delle migrazioni (SIMM);

il 7 luglio 2004, per il crollo del soffitto e l'allagamento dei locali, il poliambulatorio fu dichiarato inagibile. Gravissimi furono i danni alle delicate attrezzature sanitarie, agli arredi e per la distruzione di documenti. Furono sempre eluse le domande al Comune locatore, per ottenere il ripristino della sede "storica" di via Foscolo. Di anno in anno venivano proposti altri locali, ma insorgeva sempre qualche problema per la definizione del contratto, così fino al marzo del 2007, allorché il Comune concesse l'area di una struttura in via Bari (la sede di via Foscolo fu poi ceduta alla Benetton). Con rinnovato coraggio e con il determinante finanziamento della Fondazione S. Paolo, con l'impegno generoso di volontari, di medici e di architetti, un nuovo poliambulatorio tornò ad offrire assistenza, non solo agli immigrati, ma anche agli abitanti della zona, soprattutto anziani e, in particolare, con prestazioni ambulatoriali e specialistiche (oculistica, ginecologia, odontoiatria). Poiché era in possesso dei requisiti di legge, il poliambulatorio ottenne l'ambito accreditamento, oggi inevitabilmente perduto. Era stata inoltre formalmente concordata la collaborazione con il pronto soccorso del S.Martino, in incontri con il primario, i medici e gli infermieri; uno dei medici era stato designato al coordinamento tra CRI e Dipartimento del pronto soccorso;

a giudizio dell'interrogante è deprecabile l'eliminazione del poliambulatorio, il quale - così come altre attività e servizi, fra cui il consultorio familiare - in possesso dei requisiti, oggi perduti, otteneva un contributo annuale dalla Regione nonché da parte del numeroso volontariato femminile della CRI; allo stesso modo è deprecabile aver ceduto ad altra associazione l'assistenza di bambini, spesso di etnia araba, che vivono con le loro mamme nel Centro di ospitalità, al quale è stato tolto persino l'aiuto del mediatore linguistico culturale, indispensabile in questo come in tutti i servizi della CRI;

si chiede di sapere:

quali siano, a quanto risulta ai Ministri in indirizzo, i motivi alla base della decisione della CRI che ha privato, con la soppressione dell'ambulatorio di Genova, molti immigrati, e non solo, di un servizio tanto più prezioso in questo tempo di povertà e di ristrettezze nell'assistenza pubblica;

quali iniziative di competenza il Governo intenda assumere al fine di garantire un'assistenza sanitaria ai pazienti immigrati, considerato che il poliambulatorio era un punto di riferimento per le comunità delle persone immigrate e svolgeva un'attività di medicina generale, specialistica (cardiologia, chirurgia, dermatologia, ginecologia, oculistica, ortopedia, pediatria), psicologia e, unico in città, prestava un servizio odontoiatrico.

(4-06975)

LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

un articolo de "Il Sole 24Ore" del 26 febbraio 2012 scrive: «La sacrosanta rabbia popolare contro i costi della politica ha finora risparmiato le fondazioni di origine bancaria. Per la maggior parte dei cittadini, le fondazioni sono enti benefici che sovvenzionano iniziative utili, non un esempio dello sperpero dei nostri politici. Qui sta la perversa genialità di questa istituzione: dopo aver sottratto soldi ai cittadini (i legittimi proprietari delle vecchie casse di risparmio pubbliche), le fondazioni ora si presentano come i loro benefattori. Ma oltre che l'inganno, c'è la beffa. Anche quando distribuiscono in modo efficiente ed equanime i soldi sottratti ai contribuenti, le fondazioni danneggiano la società civile. Innanzitutto distruggono valore con una gestione clientelare ed inefficiente. I principi della buona gestione vogliono che un patrimonio sia ben diversificato. Così indica anche la legge. Ma per questioni di potere le fondazioni hanno concentrato il loro patrimonio nelle banche locali. Questa gestione ha portato alla perdita di più di 4 miliardi di euro nella sola fondazione Montepaschi, minacciandone la sopravvivenza. E nessuno ne viene considerato responsabile. Ma un responsabile c'è: i ministri del Tesoro che si sono susseguiti in questi anni; a loro spetta per legge la responsabilità di vigilare sulle fondazioni. Il secondo danno è sull'efficienza del sistema bancario, di cui riducono la contendibilità e l'accountability del management. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Furono le fondazioni a licenziare Alessandro Profumo di Unicredit in un vero e proprio colpo di mano cui si oppose solo la rappresentante dei fondi. Furono le fondazioni, a loro volta nominate dai politici locali, a decidere il nuovo amministratore delegato di Banca Intesa. E' il consiglio della fondazione Monte Paschi (nominato dal sindaco di Siena, dalla Provincia, dall'Università, dalla Curia e dalla Regione) che ha scelto l'amministratore delegato di Monte Paschi. Ed è direttamente al sindaco di Siena (un politico di professione da sempre) che i giornali hanno chiesto recentemente se un certo fondo di private equity fosse l'acquirente "adatto" per il 15% di Monte Paschi venduto dalla Fondazione. Purtroppo gli effetti deleteri delle fondazioni sulle banche sono forse il male minore. Esse sono una causa fondamentale di quell'intreccio perverso fra economia e politica, di quella cultura dell'incompetenza e del clientelismo, che imperversano nel nostro paese. Con un patrimonio complessivo di quasi 50 miliardi di euro, e quote sostanziali in quasi tutte le maggiori banche, le fondazioni bancarie sono una fonte inesauribile di potere per i politici in carica, e il refugium peccatorum di ex politici bocciati dagli elettori, di professionisti e notabili locali, e di amici degli amici. I loro consigli sono designati in gran parte dalle maggioranze del momento di comuni, provincie, e regioni, e in parte dalla cosiddetta "società civile", cioè da camere di commercio, università, e persino vescovi; molti vengono addirittura cooptati dal consiglio in carica. Nessuno deve rendere conto a nessuno, eccetto che ai politici se si vuole essere rinnovati. Le fondazioni sono tanto più pericolose perché sono pervase di buone intenzioni e ammantate di una patina di rispettabilità. Nell'immaginario collettivo esse finanziano progetti meritori nel campo della cultura e del volontariato, e beneficiano la società civile. Ma il prezzo da pagare è altissimo, una rete fittissima di clientelismo a monte e a valle delle fondazioni, per ingraziarsi il potere politico, acquisire consenso, e distribuire prebende. E così da anni la Compagnia San Paolo di Torino, azionista di maggioranza relativa di Intesa Sanpaolo, è il teatro di una battaglia di tutti contro tutti in cui sindaci, ex sindaci, presidenti di provincie, di regione, di banche, di fondazioni, docenti universitari, e intere correnti di partito si lanciano accuse e messaggi in codice che ormai solo un esegeta può decifrare. Il governo Monti ha già dimostrato di non guardare in faccia a nessuno nel suo tentativo di modernizzare l'Italia. Con le fondazioni ha l' opportunità di dare un altro segnale importante, per togliere l'humus di cui si alimenta il sottobosco della politica e del clientelismo. Siamo consapevoli che non sarà facile, soprattutto perché le fondazioni sono state preveggenti, e in un pasticcio legislativo hanno strappato nel 1992 lo status di enti di diritto privato, benché i loro patrimoni appartengano alla collettività. Le fondazioni hanno anche amici e protettori molto potenti nel mondo politico e finanziario. Ma vale la pena di tentare: anche se dovesse perdere la battaglia, il governo Monti ne guadagnerebbe ulteriormente in popolarità e autorevolezza»;

considerato che:

le fondazioni bancarie sono in totale 89 e dispongono di un patrimonio complessivo di oltre 50 miliardi di euro, oltre la metà in mano alle prime 5 (Cariplo, MPS, Compagnia di S. Paolo, Ente CR di Roma e Fondazione Cariverona), due terzi in mano alle prime 11; le altre otto sono Fondazione CR di Torino, Ente CR di Firenze, CR di Cuneo, Fondazione Banco di Sardegna, Fondazione CR di Genova e Imperia, Fondazione CR di Padova e Rovigo;

nel dicembre 2002 la quota impegnata nelle partecipazioni bancarie era del 33,7 per cento (14.062,9 milioni di euro), del 41 per cento nel 2001, mentre il resto era investito in titoli di Stato ed in società private scelte esclusivamente secondo il criterio della redditività;

da questo capitale le fondazioni ricavano ogni anno lauti guadagni, devoluti ad attività di utilità sociale: il settore maggiormente finanziato è quello artistico e culturale. È opinione diffusa che tale predilezione sia dovuta al fatto che le manifestazioni culturali siano un'ottima occasione per fare pubblicità alla propria banca. Questa la suddivisione dei comparti: artistico e culturale 29 per cento, istruzione 16,5 per cento, assistenza sociale 12,5 per cento, filantropia e volontariato 12 per cento, sanità e ricerca 10 per cento e 9 per cento. I soggetti privati hanno ricevuto il 57,4 per cento degli importi, i soggetti pubblici il 42,6 per cento;

in precedenti atti di sindacato ispettivo l'interrogante aveva segnalato gli inaccettabili privilegi fiscali delle fondazioni bancarie nonché l'esenzione delle stesse dal pagare le tasse in quanto beneficiano tutte dello status di no profit, persino sugli utili usurai che ricevono dal prestare il denaro ai cittadini (atti 4-05945 e 4-06474),

si chiede di sapere:

quali siano le valutazioni del Governo relativamente ai fatti esposti in premessa;

quali iniziative abbia assunto il Governo per vigilare sulla gestione delle fondazioni bancarie, considerato che queste hanno concentrato il proprio patrimonio nelle banche locali, invece di diversificarlo, provocando ingenti perdite;

quali iniziative intenda intraprendere al fine di riportare trasparenza ed efficienza nella gestione delle fondazioni bancarie, al di fuori di ogni forma clientelare e di prevaricazione politica;

quali misure urgenti intenda adottare per rendere più eque le normative fiscali per la generalità delle imprese e dei normali cittadini, evitando di discriminare i contribuenti privilegiati come le fondazioni bancarie e le stesse banche, alle quali tutto è consentito e reso lecito, rispetto ai contribuenti penalizzati, tassati, vessati e beffati da un fisco a giudizio dell'interrogante ostile e spesso asservito ai desiderata dei potenti.

(4-06976)

COSTA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:

la crisi di liquidità che sta minando le certezze dell'economia europea e di quella italiana e, di conseguenza, di quella salentina, ha radici lontane e profonde;

per poter meglio affrontare la durezza dei cicli congiunturali è necessario individuare le cause dell'attuale crisi e agire con tempestività adottando strategie opportune per rispondere alle esigenze delle imprese e del territorio;

le colpe non possono essere integralmente attribuite al sistema imprenditoriale che sta vivendo un momento di grave difficoltà come le Istituzioni e l'apparato degli Enti Locali;

per decenni nel Salento, lontano dai centri nevralgici accreditati dell'economia nazionale ed europea, l'imprenditoria ha fatto la differenza, riuscendo a colmare una serie di gap (infrastrutturali e logistici in primo luogo) che hanno reso sempre più difficile avviare e far prosperare attività produttive sul territorio;

però è innegabile come questo sistema, caratterizzato storicamente da piccole e medie imprese che operavano nei settori tradizionali, ad alto tasso di manodopera e basso contenuto tecnologico, abbia subito più di altre realtà gli effetti ed i contraccolpi della globalizzazione;

inevitabilmente le imprese salentine, a partire dal 2001, hanno dovuto affrontare un duro e doloroso processo di selezione finalizzato al riposizionamento qualitativo, che ha determinato anche una pesante emorragia occupazionale;

i comparti maturi, come la moda (il vecchio TAC - tessile, abbigliamento e calzaturiero), il legno-arredo, l'alimentare, hanno intrapreso e stanno tuttora completando un processo di riposizionamento virtuoso sulle fasce alte e medio-alte del mercato, mentre si sono rafforzati settori ad alto valore aggiunto come il metalmeccanico, la meccatronica, l'aeronautica, l'aerospaziale, l'information technology;

anche i settori del turismo, dell'accoglienza e del benessere contribuiscono oggi ad accrescere il Pil provinciale e, in sinergia con il settore agroalimentare che ormai registra trend assolutamente positivi, stanno rendendo famoso il "made in Salento" nel mondo;

nel territorio salentino, nonostante un contesto di generale debolezza e ritardo, sono presenti numerosi fattori positivi tra i quali un'elevata vocazione produttiva nel settore manifatturiero e d'impresa e un elevato grado di concentrazione di piccole e medie imprese, oltre a un notevole dinamismo del settore terziario;

è evidente lo sforzo per la creazione di nuovi settori ed attività che privilegiano rispetto al passato la nascita e lo sviluppo di attività ad alta qualificazione con alti contenuti di conoscenza;

tutto ciò si scontra sempre più di frequente con la pesantissima crisi nazionale ed internazionale che ha acuito i problemi, primo fra tutti quello del credito;

l'attuale grande crisi di liquidità delle imprese, resa ancora più forte dall'impossibilità della stessa pubblica amministrazione a garantire i pagamenti entro tempi ragionevoli, impone l'adozione di misure urgenti nel settore del credito;

oggi l'accesso al credito, attraverso la rimodulazione delle procedure e dei parametri di rating, la ristrutturazione dell'indebitamento, l'indispensabile alimentazione del cash flow aziendale, rappresenta la priorità assoluta sulla quale tutti i soggetti preposti devono intervenire con decisione e tempestività;

in tale prospettiva, anche l'impegno della pubblica amministrazione al rispetto dei tempi di pagamento e al recupero delle posizioni debitorie pregresse nei confronti delle imprese deve rappresentare un imperativo non più eludibile;

anche gli organi dello Stato, dall'Agenzia delle entrate ad Equitalia all'Inps, dovranno fare la loro parte agendo in maniera responsabile ed evitando atteggiamenti inutilmente vessatori che rischiano di compromettere la tenuta del sistema economico e produttivo;

in questo contesto è auspicabile che il sistema bancario adotti procedure e parametri più attenti alle prospettive strategiche e progettuali delle imprese evitando approcci standardizzati e automatismi imposti mettendo in campo una nuova capacità di interagire con le imprese anche attraverso forme di partecipazione e di investimento diretto nelle imprese stesse,

l'interrogante chiede di sapere se non si ritenga opportuno intervenire con urgenza adottando ogni utile iniziativa atta a rilanciare l'economia del Sud in generale e del Salento in particolare, con agevolazioni per le attività imprenditoriali che prevedano in via prioritaria incentivi fiscali e un più facile accesso al credito.

(4-06977)

COSTA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:

l'interrogante nell'ultimo anno ha più volte segnalato le pesanti carenze e i disservizi di Poste italiane in tutta la zona del Salento e più in particolare nella città di Lecce;

negli ultimi tempi i cittadini di Lecce e provincia che devono usufruire dei servizi degli uffici postali subiscono disagi sempre più pesanti;

si registrano file dinanzi agli sportelli anche per più di due ore per ritirare le cosiddette raccomandate inesitate, quelle cioè che vengono depositate nell'ufficio postale più vicino perché il destinatario risulta irreperibile al momento della consegna a domicilio;

gli utenti sono costretti a chiedere anche una giornata di ferie dal lavoro per ritirare una raccomandata, perché quasi tutti gli uffici postali hanno il turno unico della mattina e offrono il servizio solo dalle ore 9;

l'azienda Poste ha rivisitato il piano degli uffici abilitati alla consegna di questi prodotti postali, pensando di accorpare uffici postali che servono aree della città molto ampie e densamente abitate riversandole spesso in un unico ufficio;

in molte zone della città la posta non viene recapitata da 10 giorni;

problemi organizzativi interni alle Poste hanno comportato che molte zone di Lecce non abbiano un portalettere precipuamente addetto al servizio ma vengano servite da altri portalettere in regime di abbinamento con altre zone della città con i disagi ovvi sopra evidenziati;

questa situazione ormai insostenibile ha portato alla costituzione di un comitato popolare, il quale negli ultimi giorni si è visto costretto a presentare un dettagliato esposto in procura;

vale la pena di ricordare che nella trascorsa stagione turistica queste decisioni di riorganizzazione, a giudizio dell'interrogante scellerata, adottate dalle Poste hanno portato alla chiusura 4 giorni su 6 di decine di uffici postali nei piccoli centri a spiccata vocazione turistica che sono stati così danneggiati in modo pesantissimo;

nelle aree ad alta vocazione turistica del nostro territorio nel periodo estivo sarebbe necessario potenziare i servizi al cittadino e al turista invece che chiudere gli uffici;

al disagio che stanno vivendo i cittadini di Lecce e provincia corrisponde lo stress a cui sono sottoposti i lavoratori degli uffici postali sottoposti a un carico di lavoro esorbitante;

tutto ciò scaturisce dal modus operandi dell'azienda Poste italiane che, in questo territorio, prende decisioni prive di lungimiranza e senza il coinvolgimento delle parti direttamente interessate, i lavoratori ed i cittadini,

l'interrogante chiede di sapere se non si ritenga opportuno intervenire con urgenza, per quanto di competenza, affrontando quanto prima questi problemi che mettono in seria difficoltà gli utenti e il territorio nella sua complessità e rivedendo il fallimentare piano di riorganizzazione attuato nella provincia di Lecce.

(4-06978)