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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 681 del 28/02/2012


SCANU (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SCANU (PD). Signor Presidente, intervengo a titolo personale, e ho bisogno di qualche minuto, poiché non ero preparato a svolgere questo intervento e non ho il dono della sintesi.

Vorrei, prima di tutto, dare atto al collega Sanna dell'onestà intellettuale che anche in questa circostanza ha voluto esprimere, assumendo su di sé la responsabilità di tracciare un percorso, pur nella presenza di aspetti umani di notevole importanza e di ambiti meritevoli di un esplicito e preciso chiarimento. Pur tuttavia, ritengo di dover intervenire innanzitutto per una questione di carattere politico. Avrei potuto manifestare nel silenzio dell'urna il mio voto, ma non avrebbe avuto lo stesso valore, perché nel silenzio dell'urna ci sarebbe stata una forma di pavidità alla quale non intendo minimamente accodarmi.

Voterò in difformità dal Gruppo, signor Presidente e colleghi, per ragioni di carattere estremamente personale e che sconfinano nella mia condizione di ex sindaco di una città della Sardegna, che si chiama Olbia, e di parlamentare eletto in quella città.

In quel Comune, signor Presidente, c'è una villa molto bella; la villa più bella della Sardegna, da certi punti di vista, e si chiama Villa Certosa. E a pochi chilometri da Villa Certosa c'è un aeroporto, signor Presidente, nel quale, d'estate e d'inverno, da molti anni arrivano molti voli di Stato. Per quanto la magistratura, in relazione ad alcune cose, si sia espressa ritenendo di dover affermare che, anche quando scendono i cani dagli aerei vuoti o quando scendono le signorine dagli aerei vuoti, si sta servendo il Paese, non credo e non mi pare che tutti questi viaggi siano stati motivati da ragioni, per l'appunto, di Stato, tali cioè da essere riconosciuti perfettamente regolari. Trovo che sia indecente l'incoerenza e l'impudenza di una classe politica e, forse, anche di parte della magistratura, allorché per una questione di questo tipo si pretende di perseguire penalmente un cosiddetto appartenente alla casta.

Non provo grande simpatia politica nei confronti del collega Calderoli, come egli probabilmente non ne prova per quelli che appartengono al mio partito. Qui stiamo parlando però di civiltà giuridica e, in nome di questa civiltà giuridica, oltre che di una piena, convinta, onesta e naturale manifestazione di amore nei confronti del proprio figlio - per il quale io non esiterei a rubare, nell'eventualità in cui fosse in ballo la sua sopravvivenza - ritengo che l'uomo, oggi senatore Calderoli, debba essere messo in condizione di poter essere lasciato in pace, in maniera tale che possa espiare le proprie responsabilità politiche, che sono tante, senza dover fare i conti con queste cose, che non fanno onore certamente né al Parlamento né al nostro Paese. (Applausi dai Gruppi LNP, PdL e del senatore Gustavino).