LI GOTTI (IdV). Signor Presidente e onorevoli colleghi, siamo chiamati a dare una risposta ad una richiesta di autorizzazione proveniente dal tribunale dei Ministri.
In questa sede non dobbiamo emettere sentenze assolutorie. Dobbiamo esclusivamente verificare se la materia a noi offerta, secondo la ricostruzione fatta dal giudice procedente, sia meritevole di approfondimento nella sede propria, ossia innanzi al tribunale dei Ministri, ove il senatore Calderoli, ministro all'epoca del fatto contestato, avrà sicuramente modo di giustificare l'uso del volo di Stato collegato ad imprescindibili ragioni connesse alle sue funzioni. Siamo convinti che in quella sede, attraverso l'approfondimento che non è possibile in questo contesto, il senatore Calderoli dimostrerà di avere agito correttamente.
Ciò che noi sappiamo e che viene offerto alla valutazione di quest'Aula è un altro fatto. Il 19 gennaio 2011, con volo di Stato, il ministro Calderoli si è recato a Cuneo. Attraverso indagini fatte dal tribunale dei Ministri, sono state assunte le testimonianze del sovrintendente capo della Polizia di Stato Ignazio Zedda e del sovrintendente Antonino Failla.
Gli appartenenti alla Polizia di Stato hanno riferito che il 19 gennaio il ministro Calderoli, con volo di Stato, era atterrato a Cuneo, che si era recato nell'abitazione privata di quella che poi sappiamo essere la sua compagna e che successivamente, in compagnia della stessa, si era recato in ospedale per far visita ad un paziente; quindi era ritornato in aeroporto e con volo di Stato era rientrato a Roma.
Nella fase delle indagini svolte dal tribunale dei Ministri il senatore Calderoli ha depositato una memoria in cui ha dichiarato - come risulta dal documento che c'è stato inviato - di essersi recato a Cuneo per la necessità di far visita al figlio della signora (omissis), il quale si trovava in ospedale in gravi condizioni a seguito di un incidente stradale. Assume il senatore Calderoli che non v'erano altri mezzi di trasporto, ad eccezione del volo di Stato, per rientrare a Roma, essendo peraltro Cuneo non collegata con validi mezzi a Torino o ad altre città con aeroporto. Noi sappiamo che Cuneo dista da Torino 60 chilometri, per tre quarti con percorso autostradale. Sappiamo inoltre che intorno a Cuneo, in un raggio di alcune decine di chilometri, vi sono altri tre aeroporti.
La giustificazione fornita al tribunale dei Ministri dal senatore Calderoli fu che vi erano degli impegni istituzionali quel pomeriggio dello stesso giorno (19 gennaio 2011), per cui doveva rientrare a Roma. Ma secondo la richiesta inviataci dal tribunale dei Ministri, questi impegni sono risultati esclusi dalla relazione dell'ispettore capo Ballarino. Da qui discende l'ipotesi accusatoria di truffa ai danni dello Stato in quanto sarebbe stata prospettata alla Presidenza del Consiglio una ragione imprescindibile e irrinviabile, di natura istituzionale, funzionale, tale da giustificare l'utilizzo del volo di Stato, rispetto invece ad una ricostruzione dei fatti, avvenuta attraverso assunzioni testimoniali, ossia degli appartenenti alla Polizia che hanno ricostruito la vicenda, secondo cui l'uso del volo di Stato era determinato esclusivamente da ragioni private, sicché era falsa la prospettazione data alla Presidenza del Consiglio per ottenere l'autorizzazione al volo di Stato. Questa è la vicenda.
Ora si dirà che non v'erano altre possibilità e che sarebbe stata fornita la prova certa del contrario. Noi non stiamo valutando la materia probatoria. Abbiamo, da una parte, un'indagine fatta dal tribunale dei Ministri, con l'acquisizione documentale di dichiarazioni e di relazioni di servizio, che attestano un fatto, ossia un uso privato del volo di Stato, e, dall'altra, la giustificazione del senatore Calderoli. Di fronte a questa situazione, non dovendo noi emettere una sentenza, essendo competente per questo tipo di comportamenti attribuiti al Ministro il tribunale dei Ministri, sarà quella la sede che dovrà vagliare tra le due tesi, quella prospettata dall'accusa e quella prospettata la difesa, quale sia la più verosimile e quella che potrà trovare una sua soluzione convincente. Non siamo noi che possiamo fare questo.
Invero non ci convince la soluzione adottata dalla Giunta di ritenere di aver potuto compiere un'istruttoria che si andava a sovrapporre alle indagini effettuate dal tribunale dei Ministri, attività di indagine che invece noi non abbiamo svolto. L'attività di indagine l'ha svolta il tribunale dei Ministri. Noi abbiamo svolto un'altra attività di indagine sulla base delle dichiarazioni del senatore Calderoli.
Sulla base di queste argomentazioni, che sono in fatto, ma che hanno un fondamento giuridico, non dovendo noi, lo ripeto per la terza volta, emettere sentenze, ma autorizzare un giudice a valutare se sussista o meno un'ipotesi di reato così come contestata, noi riteniamo, per trasparenza alla quale siamo chiamati, di autorizzare il tribunale dei Ministri a svolgere le più opportune indagini e valutazioni. In quella sede il senatore Calderoli avrà l'aggio pieno di poter assumere la correttezza del suo operato.
Ecco la ragione per cui noi non condividiamo le conclusioni cui è pervenuta la Giunta per le autorizzazioni, ritenendo invece che debba affidarsi al tribunale dei Ministri, e quindi concedersi l'autorizzazione, perché possa essere svolta questa forma di accertamento e di eventuale giudizio. (Applausi dal Gruppo IdV).