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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 681 del 28/02/2012


TONINI (PD). Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, colleghi senatori, anche il Gruppo del Partito Democratico voterà con grande convinzione a favore della ratifica del Trattato di adesione della Croazia all'Unione europea; non solo con convinzione, ma anche con gioia, perché la decisione che prendiamo oggi, credo con voto unanime da parte dell'Assemblea del Senato, è un segnale di grande importanza e di interesse positivo per l'Europa e per l'Italia.

Si tratta innanzitutto di un segnale molto positivo per l'Europa. Noi siamo spesso molto critici nei confronti del procedere talvolta incerto, faticoso, barocco della costruzione dell'Europa, ed abbiamo sentito adesso dal collega Davico parole molto severe e molto critiche. Tuttavia, tendiamo spesso a dimenticare la lunghezza della strada che abbiamo percorso e l'importanza degli ostacoli che abbiamo superato. Quando si cammina in montagna e si ha di fronte a sé una salita molto ripida e una vetta molto alta da scalare, a volte si può essere presi da un certo pessimismo, persino da un certo sconforto. È allora utile andare con lo sguardo a rivedere il sentiero che si è percorso, le curve, i tornanti e le salite che si sono già fatte per riacquistare il coraggio e la determinazione di proseguire nel cammino.

Prendiamo l'esempio della Croazia. La Croazia è stata parte, per quasi mezzo secolo, della Repubblica federale di Iugoslavia, che è stata, a suo modo, un grande tentativo di unire diversità. Un'area dei Balcani che è stata storicamente uno degli epicentri - come diceva bene il sottosegretario D'Andrea - delle guerre e dei conflitti nel cuore dell'Europa. Ebbene, questa convivenza in Iugoslavia ha avuto aspetti positivi ed interessanti, ma al fondamento era una convivenza costruita attorno ad una dittatura, con la limitazione pesante delle libertà. E quando è venuta meno la pressione esercitata da uno Stato autoritario e dalla personalità incombente, con le sue luci, ma anche le sue ombre, di un protagonista del Novecento, come è stato il maresciallo Tito, questa realtà è esplosa nel modo più drammatico e tragico, riportando l'incubo della guerra all'interno e nel cuore dell'Europa.

Proprio in quegli anni e negli anni successivi è stato evidente quanto sia stata importante per quei Paesi, figli della dissoluzione della Iugoslavia, la proposta del modello europeo, dell'unificazione all'interno dell'Europa, come un percorso alternativo di unità tra diversi, costruito sulla pace, sulla democrazia, sul rispetto dei diritti umani, sulla valorizzazione dell'autonomia a partire dalle differenze di carattere linguistico, etnico e religioso. È stato un modello di unità nella libertà, di unità nella concordia, di unità nella democrazia e nella libertà.

Credo che questo sia un punto fondamentale che non dobbiamo mai dimenticare: l'importanza e la costruzione del progetto europeo, come elemento di unità del continente che ha scongiurato e sta continuando a liberare dall'incubo della guerra e del conflitto aree crescenti dell'Europa e, come vediamo attorno a noi, anche del Mediterraneo.

Il secondo motivo di soddisfazione riguarda proprio l'Italia. È stato ricordato dai colleghi, in particolare da quelli che vivono nelle Regioni d'Italia che confinano storicamente e geograficamente con il mondo slavo, il carico di sofferenza, di dolore e di tragedia, che quel confine a tre, tra mondo latino, slavo e tedesco, ha significato nel corso del Novecento. Ebbene, l'adesione della Croazia chiude definitivamente questa pagina terribile della storia europea e italiana. È la strada migliore - come hanno detto prima il presidente Dini e, poi, il sottosegretario D'Andrea - per risolvere le code rimaste di controversie bilaterali all'interno del quadro europeo. È anche un altro tassello di questa grande opportunità di sviluppo per il nostro Paese, rappresentata dalla costruzione di un Mediterraneo che sia davvero un mare di pace, di prosperità, di sviluppo, di cooperazione e di traffici commerciali. Noi sappiamo che gran parte delle prospettive di sviluppo del nostro Paese e, in particolare, del Mezzogiorno, ma non solo, sono affidate alla possibilità che il Mediterraneo torni ad essere un luogo e un'area fondamentale di sviluppo.

È difficile allora non mettere in sintonia ciò che sta positivamente avvenendo nella ex Iugoslavia e nei Balcani con la cosiddetta Primavera araba nella sponda Sud del Mediterraneo. Sono due processi che hanno ovviamente una loro indipendenza e una loro autonomia, ma che sono tuttavia legati da questo comune interesse e orientamento verso la costruzione di un Mediterraneo di pace e di sviluppo.

Signor Presidente, è allora con questi sentimenti di convinta adesione, di soddisfazione e, perché no, anche di vera e propria gioia, che noi accogliamo in questo momento, con il nostro voto, la Croazia all'interno dell'Unione europea. (Applausi dal Gruppo PD).