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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 681 del 28/02/2012


GIOVANARDI (PdL). Signor Presidente, onorevoli colleghi, per la verità più che del Trattato vorrei parlare questo pomeriggio di uomini e di donne: di quei milioni di uomini e di donne che nel secolo breve, nel secolo passato, hanno lottato e sofferto per amore di quelle terre, che oggi sono Croazia, ma che per noi erano Istria e Dalmazia. Terre che erano state contrassegnate nell'Ottocento da una straordinaria e meravigliosa convivenza tra tedeschi, ungheresi, croati, sloveni, italiani, con il retaggio della Repubblica di Venezia, in quel contesto meraviglioso che i nazionalismi e gli odi del Novecento si apprestavano a cancellare. I drammi e le colpe del fascismo; i drammi degli ustascia; i drammi del comunismo e del secondo dopoguerra, di cui furono vittime - lo voglio ricordare perché tendiamo a dimenticarcelo - gli italiani con le foibe e l'esodo, ma anche gli stessi croati e sloveni che non si allinearono dopo la guerra con il regime di Tito.

Una storia complessa, controversa, dolorosa. Credo però che chiunque abbia occasione di visitare quelle terre, nel momento in cui il Parlamento italiano si appresta a ratificare l'ingresso della Croazia in Europa, non senta anche tutta l'emozione di una scelta che non è la Polonia, la Lituania, Paesi da noi lontani, ma riguarda Paesi con cui ci hanno collegato pagine di storie dolorose e ancora dolorosamente vive. Penso ai 350.000 esuli da quelle terre, che oggi vivono in Australia, negli Stati Uniti, in Italia ed in ogni parte del mondo, ma che si sentono ancora sentimentalmente collegati, come è giusto che sia, ai luoghi che avevano visto per generazioni vivere i loro padri e i loro nonni, nel contesto di convivenza che contrassegnava, ai tempi dell'Impero austro-ungarico, quelle terre.

Prima erano presenti in tribuna il Presidente del Parlamento croato e l'onorevole Radin, che nella Dieta croata di Pola rappresenta la minoranza italiana in quel Parlamento. Proprio a loro mi voglio rivolgere richiamando la ricchezza che l'entrata della Croazia in Europa finalmente sottolinea, relativamente al fatto che dobbiamo considerare le minoranze (i croati in Italia, in Molise, sono parte importante della storia della nostra cultura; gli italiani che vivono a Fiume, a Zara, a Pola, in Istria), come qualcosa che qualifica, arricchisce quelle determinate realtà, superando quello che ancora bisogna superare.

Certo, nel 2012 fa impressione pensare che i cittadini di Zara nel mondo (la città più bombardata della Seconda guerra mondiale, un terzo dei cittadini morti sotto i bombardamenti, un terzo uccisi o dai nazisti o dai partigiani comunisti, un terzo ridotti all'esilio) non abbiano ancora ricevuto quella medaglia d'oro che pure Ciampi ha assegnato a quella popolazione, a quelli che hanno sofferto quei lutti, a coloro che ancora oggi nel mondo vogliono sentirsi collegati alla loro Patria che non è più italiana, è croata, e giustamente è così. Ma non c'è più la Croazia, non c'è più l'Italia, i confini sono caduti e, se ragioniamo guardando in avanti, Zara, Fiume e Pola sono città italiane, come Trieste e Venezia sono città croate; Roma e Zagabria sono due città europee.

Vorrei fosse questo concetto a passare oggi, nel momento in cui la Croazia entra in Europa, ossia che i drammi, le tragedie, i dolori (causati dall'odio purtroppo, ma anche dall'amore) che sono costati la vita e le sofferenze di centinaia di migliaia di persone, si riparano come sta già avvenendo, anche se tante cose sono ancora da superare. Chi ha la ventura di recarsi in quelle terre vedrà che quel tessuto che è stato scomposto, massacrato dalla Seconda guerra mondiale si sta pian piano ricostituendo, spero facendo diventare quelle terre, da Istria a Fiume alla Dalmazia (come devono esserlo Trieste e Gorizia con gli sloveni o l'Alto Adige e il Sudtirolo per le minoranze tedesche), esempi in tutto il mondo di come le differenze etniche e le differenze linguistiche non siano qualcosa da combattere, ma qualcosa su cui costruire un mondo più ricco, più capace di convivenza, più capace di guardare assieme verso il futuro. (Applausi dal Gruppo PdL).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Blazina. Ne ha facoltà.