BLAZINA (PD). Signor Presidente, le chiedo sin d'ora di poter allegare il testo integrale del mio intervento al Resoconto dell'Assemblea.
Onorevoli colleghi, pur comprendendo le molteplici sensibilità presenti in particolare nella mia Regione, il Friuli-Venezia Giulia, non posso non inquadrare anche questo evento storico, cioè l'ingresso della Croazia nell'Unione europea, come naturale proseguimento del cosiddetto spirito di Trieste: l'incontro dei tre Presidenti - già citato dal collega Pegorer - di Italia, Croazia e Slovenia nel 2010, che ha simboleggiato la definitiva riconciliazione fra i tre Stati e i tre popoli in un'area martoriata da infinite violenze e soprusi nella prima metà del secolo scorso. Vanno ricordate a questo proposito anche la visita del presidente Napolitano lo scorso anno a Zagabria e poi a Pola e la dichiarazione finale congiunta.
Con la ratifica di oggi, qui in Senato, si chiude quindi definitivamente un'epoca di divisioni e inizia il nuovo percorso nella casa comune europea. L'Italia vuole essere ancora una volta protagonista nel sostenere in modo convinto l'adesione graduale di tutti i Paesi dei Balcani occidentali, in quanto ciò rappresenta una naturale attenzione verso l'area contermine caratterizzata tuttora dalla particolare instabilità geopolitica conseguente alla disgregazione violenta della Jugoslavia all'inizio degli anni Novanta. Ed anche in ragione di ciò diventa importante il segnale che viene dato dal nostro Governo e dal Parlamento non solamente alla Croazia, ma a tutti i Paesi del Sud-Est europeo, per questo grande progetto di definitiva stabilizzazione all'interno dell'Unione europea. E l'accordo dei 27 annunciato ieri, che concede alla Serbia già nel prossimo Consiglio europeo lo status di Paese candidato, va in questa direzione.
Sicuramente ci sarà un effetto positivo su alcune questioni bilaterali non ancora completamente risolte. Mi riferisco al problema dei beni confiscati e nazionalizzati dopo la Seconda guerra mondiale dall'allora Iugoslavia anche ai legittimi proprietari italiani. Tale questione, che riguarda però solamente i beni non coperti dagli accordi bilaterali internazionali (il Trattato di Osimo prima e quello di Roma poi), rimane molto attuale anche nel dibattito interno della vicina Repubblica Croata, in quanto la Costituzione lì vigente prevede la restituzione dei beni o il risarcimento sia ai cittadini croati che a quelli stranieri. Questa equiparazione del diritto dovrebbe rimanere tale senza ledere i legittimi interessi degli stranieri per i beni che erano stati loro confiscati. La recente forte presa di posizione del presidente Josipović in questa direzione fa ben sperare.
Quanto siano importanti i nostri rapporti bilaterali viene dimostrato anche dall'interscambio commerciale, laddove l'Italia rimane, dall'anno 2000 fino ad oggi, il primo partner commerciale della Croazia, il suo primo fornitore ed il suo primo cliente. Quasi metà degli scambi commerciali croati si realizza con soli cinque Paesi, di cui tre (Italia, Germania e Slovenia) appartenenti all'Unione europea, cui si aggiungono la Russia e la Bosnia ed Erzegovina.
Prima della grande crisi deflagrata nel 2011 il valore dell'interscambio bilaterale si è consolidato attorno ai 4 miliardi di euro, registrando una crescita dell'8 per cento rispetto all'anno precedente dovuta soprattutto all'aumento dell'export croato. Con l'attuale crisi i numeri in termini assoluti sono naturalmente diminuiti, ma non le percentuali che vedono i nostri due Paesi ancora in una situazione di rapporti commerciali privilegiati.
In questo contesto di rapporti tra Stati contermini rientra a pieno titolo anche il flusso dei migranti frontalieri, che sono circa 10.000 nella regione Friuli-Venezia Giulia, secondo una stima dell'Università di Trieste, e quotidianamente si muovono dalla Slovenia e dalla Croazia per venire a lavorare in Friuli-Venezia Giulia: un numero significativo su un mercato del lavoro locale, come quello della nostra Regione, che colpisce ancora di più se si considera che essa è l'unica area italiana di confine che presenta un flusso di lavoratori in entrata anziché in uscita.
Dopo l'ingresso nell'Unione europea, il 1° luglio del 2013, per la Croazia il passo successivo sarà quello di entrare a far parte dell'area Schengen. Desidero ricordare oggi questo ulteriore passaggio, in quanto c'è grande attesa da parte della minoranza italiana in Croazia e in Slovenia, la quale vedrà finalmente realizzata la tanto attesa riunificazione della comunità italiana in Istria. Questo tema mi è particolarmente vicino, in quanto appartenente alla minoranza slovena in Italia ed, avendo rapporti costanti con la comunità italiana d'oltre confine, comprendo perfettamente quanto sia importante anche per loro questa ratifica. Le nostre due minoranze hanno saputo superare ogni diffidenza e, instaurando un rapporto di piena fiducia, siamo riusciti a rivitalizzare tutte quelle potenzialità multilinguistiche e multiculturali dell'area transfrontaliera per troppo tempo sopite dalle tragedie belliche del secolo scorso.
Nell'ultima considerazione: cosa direbbero i padri fondatori dell'unificazione europea se ci limitassimo a ragionare solo in termini commerciali, finanziari, economici, dimenticando i sogni che hanno mosso Altiero Spinelli, Jean Monnet, Konrad Adenauer, Robert Schuman e gli altri? Proprio in momenti come questi, di ulteriore allargamento dell'Unione europea, è necessaria una riflessione sulle radici del pensiero europeo e sulla grande carica ideale che ha permesso di realizzare tale grande progetto: un'Unione non solo di Paesi, ma un'Unione di popoli. (Applausi dal Gruppo PD e della senatrice Contini).
PRESIDENTE. Senatrice Blazina, la Presidenza l'autorizza ad allegare il testo integrale del suo intervento ai Resoconti della seduta odierna.
È iscritto a parlare il senatore Davico. Ne ha facoltà.