PEGORER (PD). Signor Presidente, il provvedimento alla nostra attenzione assume senza dubbio un particolare significato, soprattutto per chi, giustamente, riconosce nell'allargamento dell'Unione europea verso l'area del Sud Est del continente un punto fondamentale nella costruzione dell'Europa politica. Infatti, la ratifica del trattato di adesione della Croazia porta a compimento un lungo processo di avvicinamento di quel Paese al contesto dell'Unione europea e, parimenti, indica un punto d'arrivo irrinunciabile anche per gli altri Paesi dei Balcani occidentali, primo fra tutti la Serbia. Allo stesso tempo, si dimostra, anche ai più scettici, quanto risulti forte e attrattivo il processo d'integrazione europea per quei Paesi che dell'Unione non fanno parte. E ciò è ancora più emblematico proprio nel momento in cui l'Europa è attraversata da una situazione di grave difficoltà sotto il profilo economico e sociale, nonché da preoccupazioni e incertezze per il futuro.
Non va sottaciuto che la Croazia, in modo particolare nell'ultimo decennio, dopo la dissoluzione della ex Iugoslavia (alla quale ha fatto seguito il tragico periodo delle guerre a sfondo etnico e nazionale negli anni Novanta), ha perseguito con determinazione l'adesione all'Unione europea, che oggi avviene sulla base dei valori condivisi della democrazia, della libertà, del rispetto dei diritti umani.
È un indubbio successo della politica di integrazione e di allargamento, alla quale il nostro Paese ha saputo offrire un fattivo contributo, superando antiche e tragiche ferite che, reciprocamente inferte, hanno segnato la vita di italiani e croati lungo il confine nordorientale dell'Italia. Un confine che, soprattutto nel secolo scorso, ha visto compiersi tragici e dolorosi accadimenti, quali l'esodo di centinaia di migliaia di italiani dall'Istria e dalla Dalmazia, le foibe, le cruente repressioni e la protervia del regime fascista. Un confine, però, che, anche nei momenti più bui e difficili della storia europea seguiti al secondo dopoguerra, ha visto tenacemente costruire straordinarie esperienze di cooperazione e collaborazione, quali la Comunità di Lavoro Alpe-Adria, costituita già nel 1978 tra la Regione Friuli-Venezia Giulia, il Veneto, i Länder della Stiria, della Carinzia, dell'Alta Austria e le allora Repubbliche Socialiste di Croazia e Slovenia, mentre di quella comunità facevano parte, in qualità di osservatori attivi, componenti del libero Stato della Baviera e del Land del Salisburghese.
Veniva così promosso un dialogo tra mondi allora contrapposti, una collaborazione che ha direttamente contribuito e reso possibile successivamente, dentro i cambiamenti epocali della fine del secolo scorso, le stesse condizioni per le quali oggi ci troviamo a potere condividere la comune appartenenza all'Unione. Da quella stessa esperienza, anche grazie all'entrata della Croazia nell'Unione, si fa largo la prospettiva di realizzare in quell'area l'euroregione Alpe-Adria.
La straordinarietà dell'evento che ci accomuna in questo voto di ratifica non può però dimenticare che, solo pochi anni fa, per un italiano, o per un mio corregionale del Friuli-Venezia Giulia, recarsi in Croazia significava attraversare ben tre confini. Si trattava di superare tre barriere per poter apprezzare la straordinaria bellezza dell'Istria o delle isole dalmate o solo per raggiungere luoghi e paesi di tanti ricordi familiari mai sopiti. Ebbene, dopo l'entrata nell'Unione europea della Slovenia, e ora anche della Croazia, anche questo fisico impedimento potrà essere definitivamente superato.
Infine, signor Presidente, nel ricordare quanto fatto in tutti in questi decenni dalla comunità degli italiani di quelle terre, non posso non richiamare l'evento del luglio 2010, il cosiddetto concerto della riconciliazione che ha visto insieme, nella straordinaria cornice della piazza Unità d'Italia di Trieste, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, con i Presidenti di Slovenia e di Croazia.
A ben guardare, quindi, l'Europa marcia spedita, prosegue il suo percorso anche in quelle terre duramente segnate dalla storia della nostra Europa, realizzando così giorno dopo giorno risultati impensabili soltanto pochi anni fa.
Concludo, signor Presidente, auspicando che un giorno, forse non più così di là da venire, potremo ricordare, fra i tanti, musicisti come Giuseppe Tartini, scrittori come Fulvio Tomizza o il fiumano senatore a vita Leo Valiani, il cui originario cognome Weiczen fu italianizzato nel 1927, quali illustri cittadini europei di lingua e cultura italiana nati nelle terre d'Istria, della Dalmazia e del Quarnero. (Applausi dai Gruppi PD, PdL e CN:GS-SI-PID-IB-FI).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Marcenaro. Ne ha facoltà.