Caricamento in corso...
 
 
Versione ePub Versione PDF (547 KB)

Versione HTML base



Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 681 del 28/02/2012


PRESIDENTE. Dichiara aperta la discussione generale.

PEGORER (PD). L'adesione della Croazia all'Unione europea, che avviene sulla base della condivisione dei principi democratici e del rispetto dei diritti umani, è un successo della politica di integrazione, cui hanno dato un grande contributo l'Italia e le Regioni di confine, in particolare con la comunità di lavoro Alpe Adria sviluppatasi nel 1978. Tale atto dimostra l'attrattività del progetto dell'Unione europea anche per le Nazioni balcaniche, storicamente segnate da profonde divisioni.

MARCENARO (PD). La Croazia negli ultimi anni ha svolto un ruolo chiave nel processo di riconciliazione nei Balcani, dopo il conflitto che sconvolse l'area dal 1992 al 1995. E' significativo che l'adesione della Croazia all'Unione avvenga negli stessi giorni in cui viene riconosciuto alla Serbia il ruolo di Paese candidato. E' auspicabile che questa nuova situazione alimenti gli sforzi per la soluzione del problema, centrale per la pacificazione dei Balcani, costituito dalla definitiva stabilizzazione e democratizzazione della Bosnia-Erzegovina.

MARINARO (PD). L'ingresso della Croazia conferma la forza di attrazione dell'Unione europea che, nonostante la crisi in atto, continua a rappresentare uno stimolo di crescita economica e sociale e un incentivo ad attuare le riforme necessarie al consolidamento della democrazia e dei diritti. L'Italia ha sempre operato affinché l'area dei Balcani, nucleo delle tragedie del Novecento, fosse una priorità della politica comunitaria. Per garantire benessere, sicurezza e pace l'Europa è chiamata oggi a vincere la logica dei nazionalismi e a dotarsi di un sistema di governo fondato sulla responsabilità democratica e sulla coesione sociale, capace di integrare le diversità culturali ed economiche.

CARRARA (CN:GS-SI-PID-IB-FI). L'adesione nell'Unione europea della Croazia, che è membro della NATO dal 2009 e che entrerà presto nell'area di Schengen, inaugura un nuovo capitolo nella storia dell'integrazione delle Repubbliche della ex Jugoslavia. Il percorso è stato lungo e ha dovuto superare il veto posto dalla Slovenia nel 2008 e le resistenze del Parlamento europeo, non convinto del processo riformatore croato. L'Italia, nonostante i problemi irrisolti tra i due Paesi, è stata sincera fautrice dell'ingresso di Zagabria nella UE; il Gruppo Coesione Nazionale voterà a favore della ratifica.

PERDUCA (PD). L'adesione della Croazia all'Unione europea rappresenta il coronamento di una battaglia trentennale del Partito Radicale transnazionale che pose immediatamente l'esigenza di governare con le armi della politica il processo di disintegrazione della ex Jugoslavia e richiamò l'attenzione sugli eccidi compiuti dalle milizie di Milosevic in Croazia e in Bosnia. L'accordo di Dayton ha lasciato irrisolti alcuni nodi, in particolare per quanto riguarda la Bosnia, che l'Europa dovrà contribuire a sciogliere. Annuncia il convinto voto favorevole alla ratifica di un trattato che onora la storia dei popoli dei Balcani e supera l'inerzia delle istituzioni europee.

GIOVANARDI (PdL). L'adesione all'Unione europea della Croazia suscita emozioni profonde perché chiude una storia complessa e travagliata, segnata nel Novecento dai drammi del fascismo e del comunismo. Una storia comunque ricca di ammonimenti circa la necessità di superare gli odi etnici e di valorizzare le differenze linguistiche e culturali. L'Italia ha con la Croazia legami particolari di vicinanza storica e geografica, derivanti anche dalla presenza di una nutrita minoranza croata in Molise.

BLAZINA (PD). L'ingresso della Croazia nell'Unione europea rappresenta la prosecuzione dello spirito di Trieste, emerso nell'incontro nel 2010 dei Presidenti di Italia, Croazia e Slovenia che ha simboleggiato la definitiva riconciliazione fra i tre Paesi. L'Italia, che ha rapporti commerciali privilegiati con la Croazia, appoggia l'adesione graduale di tutti i Paesi dei Balcani occidentali: l'attribuzione alla Serbia dello status di candidato va in questa direzione. Il trattato di adesione avrà un effetto positivo su questioni bilaterali non ancora risolte, come quella dei beni confiscati e nazionalizzati dopo la seconda guerra mondiale e la regolazione del lavoro transfrontaliero. Da parte della minoranza italiana residente in Istria c'è molta attesa per l'ingresso della Croazia nell'area di Schengen.

DAVICO (LNP). Più di altri Paesi dell'area balcanica la Croazia condivide le radici e il patrimonio culturale europeo ed il via libera della Commissione europea alla candidatura della Serbia segna un altro passo importante verso la pacificazione di un'area segnata nel recente passato da forte instabilità. In una fase di crisi che ha appannato l'immagine di un'Europa capace di garantire benessere economico, l'adesione della Croazia, dopo l'allargamento ad Est del triennio 2004-2007, che fu un boomerang sotto il profilo delle regole del mercato del lavoro e della criminalità, può rinsaldare la comune identità culturale e religiosa. Il referendum croato di gennaio è occasione, infine, per ricordare che i cittadini italiani sono scarsamente coinvolti nelle questioni europee e che l'Europa non ha ancora risolto il suo deficit democratico.

LIVI BACCI (PD). La ratifica del trattato di adesione della Croazia all'Unione europea avrebbe richiesto maggiore solennità: l'atto chiude, infatti, un passato travagliato, segnato da ferite profonde e da accentuata instabilità. I benefici della convivenza libera e pacifica sono sicuramente superiori ai costi derivanti dall'allargamento: è importante che altri Paesi della ex Jugoslavia entrino nella casa comune europea ed è significativo che la Croazia si sia dichiarata favorevole alla candidatura della Serbia. L'integrazione europea fa registrare nuovi progressi sul terreno economico con il fiscal compact e il meccanismo di stabilità; occorrerebbe tuttavia un rinnovato entusiasmo per costruire un'unità politica più efficiente ed efficace.

PRESIDENTE. Dichiara chiusa la discussione generale.

DINI, relatore. Constatata l'ampia condivisione emersa dal dibattito, non ritiene necessario intervenire in replica.

D'ANDREA, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. L'Italia ha sostenuto con determinazione il lungo cammino compiuto dalla Croazia per allineare il proprio apparato amministrativo e normativo all'acquis communautaire e ora conferma ulteriormente il consenso all'adesione della Croazia all'Unione europea ratificando con eccezionale speditezza il Trattato, nella speranza che il processo di allargamento prosegua fino a ricomprendere i Paesi dei Balcani occidentali e la Turchia. L'Italia nutre particolare interesse al pieno sviluppo delle relazioni con la Croazia, auspicando che la collaborazione nell'Unione consenta di superare i contenziosi ancora aperti.

Il Senato approva l'articolo 1 (Autorizzazione alla ratifica), l'articolo 2 (Ordine di esecuzione) e l'articolo 3 (Entrata in vigore).