Seguito della discussione del disegno di legge:
(3111) Conversione in legge del decreto-legge 25 gennaio 2012, n. 2, recante misure straordinarie e urgenti in materia ambientale (Relazione orale)(ore 10,04)
Approvazione, con modificazioni, con il seguente titolo: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 gennaio 2012, n. 2, recante misure straordinarie e urgenti in materia ambientale
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 3111.
Ricordo che nella seduta pomeridiana di ieri si è concluso l'esame degli emendamenti e degli ordini del giorno riferiti agli articoli del decreto-legge.
Passiamo alla votazione finale.
DI NARDO (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI NARDO (IdV). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il titolo generico del decreto-legge 25 gennaio 2012, n. 2, recante norme «in materia ambientale» ha consentito di apportare una nutrita serie di modifiche ai tre temi originari del testo. Si è così prodotto un notevole appesantimento del testo normativo, cui sono stati aggiunti numerosi articoli recanti le più svariate materie, che spesso non rispondono ai criteri di omogeneità, necessità e urgenza ribaditi recentemente dalla sentenza n. 22 del 2012 della Corte costituzionale. Molti degli emendamenti approvati sono stati inseriti traslandoli da altri provvedimenti (liberalizzazioni, semplificazione e così via).
In questo confuso contesto, è difficile distinguere tra le tante disposizioni introdotte. Possono essere, a grandi linee, valutate positivamente le norme semplificative in materia di attività agricole e di piccolo compostaggio, mentre si è fatto un passo indietro rispetto all'attribuzione ai Comuni campani, al pari degli altri Comuni italiani, della gestione del tributo comunale sui rifiuti e sui servizi. Più in generale, si amplia il novero dei Comuni che possono, con regolamento, prevedere l'applicazione di una tariffa avente natura corrispettiva, in luogo del tributo sui rifiuti di cui al decreto cosiddetto salva Italia.
Con riferimento all'articolo 2 sugli shopper ecocompatibili, è stato trovato un compromesso che non appare ben scritto. Al comma 1 dell'articolo, che è stato interamente sostituito, si stabiliscono i requisiti di conformità con la normativa comunitaria, ma già al comma 2 si dispone che possono essere individuati con decreto ministeriale requisiti ulteriori. Ancora, al comma 3, seppur dietro il lodevole intento di favorire il riutilizzo di materiale plastico da raccolta differenziata, si stabilisce espressamente la possibilità di realizzare sacchi non conformi alla normativa comunitaria, seppure fissando determinate percentuali (variabili con decreto ministeriale) di plastica e materiali ad uso alimentare, salvo poi, al comma 4, stabilire le sanzioni per la commercializzazione dei sacchi non conformi. Appare evidente il mancato coordinamento interno della legge, che può riflettersi in una inutile nuova confusione applicativa. Se il Governo non comprende la differenza tra "parere" delle Commissioni parlamentari e "sentite" le Commissioni parlamentari, è difficile attendersi coerenza giuridica perfetta e qualità della legislazione.
L'articolo 3 sui materiali da riporto è stato riscritto. Rimane il principio per il quale tali materiali saranno considerati sottoprodotti e non rifiuti, ma si aggiunge un comma dal contenuto estremamente vago in cui si cerca di dare una definizione di queste sostanze. Poiché si è coscienti della possibilità di contaminazione, si fa salva la normativa in materia di bonifiche, ma si prevede una sorta di sanatoria anticipata di questi materiali nel caso non venga emanato un decreto ministeriale previsto dal decreto-legge sulle liberalizzazioni, che però ancora non è stato convertito in legge. Tale articolo 3 è destinato probabilmente a risolvere problemi di realtà specifiche, che tuttavia non sono al momento chiare; quindi, la sua applicazione deve essere sorvegliata attentamente. Al riguardo abbiamo presentato un ordine del giorno, che peraltro è stato accolto dal Governo.
Se positivo è l'aumento del tributo per i conferimenti in discarica, non sono chiare la necessità e l'urgenza delle modifiche apportate in materia di definizione di alluvione, né appaiono facilmente applicabili e condivisibili le norme derogatorie sugli oli usati. Analogamente, non risulta trasparente - poiché non se ne individuano con nettezza i beneficiari - la norma che prolunga gli effetti delle autorizzazioni relative agli impianti di recupero o smaltimento dei rifiuti, che prevedono la miscelazione di rifiuti speciali. Parimenti, non sono univoche le semplificazioni in materia di classificazione dei rifiuti pericolosi e appare generica la norma sulla determinazione delle tariffe dei servizi idrici.
Sono condivisibili le disposizioni sugli organici dei parchi e sulle compensazioni ambientali, per le disposizioni sul compost e sugli acquisti verdi, come pure le misure sulle garanzie finanziarie ridotte per le imprese certificate e sulle riassegnazioni al Ministero dell'ambiente.
Lodevoli, ma certo foriere, data la loro formulazione, di problematiche applicative sono le norme sulle ricariche dei veicoli elettrici e sulla rete pubblica di ricarica nelle aree urbane. Positiva, se coordinata anche con le Regioni, è la razionalizzazione sulle competenze in materia di parchi e riserve marine, e condivisibile è anche la norma che rafforza l'ispettorato sulla difesa del suolo. Tuttavia, la eterogeneità del decreto, che arriva alla firma del Presidente della Repubblica in forma assolutamente diversa rispetto al varo originario, lascia temere che con questo modo di legiferare numerosi altri problemi tecnico-applicativi vengano in evidenza, costringendo la Camera a rimettere mano al provvedimento. Nel mezzo di una massa di svariati emendamenti, infatti, il rischio è che vengano approvate norme che di semplificatorio hanno ben poco, recando più danni di quanto si possa pensare. Trattandosi peraltro di un decreto, queste disposizioni approdano in Aula in forma emendativa; quindi, sono contrastabili quasi esclusivamente in termini di voto contrario, non potendo, sotto più profili tecnici e politici, essere migliorate o corrette.
Quanto alle due tematiche ambientali di ampio respiro - la previsione di finanziamenti adeguati dopo anni di reiterati tagli di bilancio e l'introduzione nel codice ambientale di uno specifico titolo sui delitti ambientali - dobbiamo prendere atto che queste restano nel cassetto, con scarse possibilità di venire affrontate nella parte residuale di questa legislatura.
In tale situazione, pur con rammarico per l'occasione persa e per talune singole innovazioni introdotte, non vi sono le condizioni, per le ragioni di contenuto e di metodo sopra espresse, perché il Gruppo dell'Italia dei Valori esprima un voto favorevole al disegno di legge di conversione del presente decreto-legge. (Applausi dal Gruppo IdV).
VIESPOLI (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VIESPOLI (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Signor Presidente, signor Ministro, colleghi, il Gruppo di Coesione Nazionale voterà a favore della conversione del decreto-legge, e lo farà per una valutazione preliminare, che peraltro è stata evidenziata e sottolineata dall'intervento del Ministro, che mi è parso cogliere il senso del decreto-legge, al di là del merito dello stesso. Mi riferisco all'esigenza di costruire un'ulteriore fase di passaggio lungo il percorso che ha come obiettivo, come traguardo, la normalizzazione della vicenda rifiuti all'interno della Regione Campania.
Da questo punto di vista, il provvedimento in votazione sicuramente rappresenta un passaggio significativo, sia sul terreno dell'intervento (per quanto concerne il completamento del ciclo in relazione alla questione dell'impiantistica, che è una delle questioni più importanti e significative), sia per quanto riguarda l'esigenza di recuperare tempo lungo il processo di normalizzazione (attraverso la possibilità della mobilità dei rifiuti all'interno delle diverse Regioni, e non solo), sia riguardo ad una maggiore attenzione e contrasto rispetto alla filiera criminale del rifiuto, sia complessivamente rispetto all'intervento puntuale su alcune questioni specifiche.
Il decreto, nel corso dell'iter parlamentare,è stato arricchito comunque di alcuni interventi, in particolare in relazione al tema dell'agricoltura, che non è insignificante, ma è anzi uno degli elementi più importanti. La discussione potrebbe per tali ragioni chiudersi così, dal nostro punto di vista.
Tuttavia, sarebbe riduttivo affrontare il tema della vicenda rifiuti in Campania come una questione di ordine tecnico. In realtà è una straordinaria questione di governo, della quale, tolto il becerume propagandistico, innanzitutto i meridionali debbono farsi carico perché la vicenda dei rifiuti è paradigmatica della qualità del governo, della politica e delle istituzioni in Campania e nel Mezzogiorno. Solo uno sforzo teso a una visione complessiva del problema può restituire attenzione, dare spazio al dibattito e al confronto su una questione che richiama alla qualità e alla capacità di governo del territorio. Ma a volte è proprio il becerume propagandistico che impedisce di affrontare correttamente il problema. È infatti sbagliato riproporre su queste tematiche le contrapposizioni di schieramento e quelle di territorio, perché si corre il rischio di rincorrersi rispetto alle responsabilità sul piano politico e di governo, ma anche sul piano territoriale, perché se si viene attaccati su un certo versante si risponde sulle responsabilità del Nord e dei settori produttivi del Nord rispetto alla mobilità dei rifiuti in direzione del Mezzogiorno, come se certe illegalità fossero funzionali ai costi ridotti di certi settori, in collusione, di fatto, con la criminalità e corresponsabili del disastro ambientale che si è verificato in Campania e nel Mezzogiorno.
Credo sia invece utile sgomberare il campo da questa sorta di inutile contrapposizione per assumersi ciascuno le proprie responsabilità, ad iniziare da chi governa oggi la Campania e la città di Napoli e recuperare, anche da questo punto di vista, una differenziazione di riflessione all'interno della stessa Regione Campania che viene considerata omogenea, ma che in realtà tale non è. Sulla vicenda rifiuti e per la vicenda rifiuti, infatti, nello stesso Mezzogiorno si stanno mettendo in moto meccanismi di frantumazione territoriale che corrono il rischio di animare una sorta di contrapposizione fuori dalla storia e dai tempi tra aree interne e fasce costiere, tra la città di Napoli e tutto il resto della Campania, in una sorta di frantumazione localistica che certo non è utile ad affrontare nella dimensione giusta le questioni e i problemi.
A proposito di contrapposizioni, il dibattito si è animato anche perché qualcuno ha ritenuto di utilizzare questa vicenda per affrontare un'altra questione, che è stata definita come il tentativo di una parte del territorio di sottrarre le risorse ad un'altra parte del territorio.
Vorrei, innanzitutto, che si approfondissero alcune questioni, perché così probabilmente ci si renderebbe conto che alcune proposte vanno nella direzione di animare un dibattito, inevitabile e ineliminabile in questo Paese, su come rimettere in moto il meccanismo produttivo, anche attraverso la capacità di affrontare un nodo inestricabile, costituito dal rapporto tra pubblica amministrazione e imprese. Dovremmo, infatti, affrontare il problema delle imprese che vantano crediti nei confronti della pubblica amministrazione per rimettere in moto il circuito della liquidità a sostegno del sistema produttivo, aiutandolo ad affrontare la criticità del credito all'interno di questa fase difficile e complicata. Non capirlo significa non curare non solo gli interessi del Sud, ma anche quelli del Nord e del sistema Paese. È una visione miope e sbagliata, per ragioni non di contrapposizione, ma di intelligenza e di prospettiva nonché di attenzione nei confronti degli interessi del sistema produttivo.
Non si tratta di sottrarre risorse, ma di trovare, tutti insieme, il sistema per impiegare le risorse in direzione del recupero della liquidità e dell'intervento in favore del sistema produttivo. Se ricadiamo nella contrapposizione, qualcuno potrebbe suggerire che il problema per certe Regioni del Sud non si porrebbe se affrontassimo il nodo della destinazione delle risorse. Ho sentito qualcuno che, paradossalmente, ha immaginato di risolvere il problema facendo ricorso al FAS per una quota e per l'altra sottraendo le risorse ad altre aree. Benissimo: affrontiamo il problema del FAS e verifichiamo se è stato rispettato il rapporto 85 a 15 previsto dalla norma per la destinazione delle risorse; quantifichiamo tali risorse, restituiamo la differenza alle destinazioni di appartenenza e avremmo risolto una parte del problema. (Applausi dal Gruppo CN:GS-SI-PID-IB-FI e della senatrice Sbarbati). Anzi, avremmo ottenuto molto di più di quello che eventualmente si otterrebbe attraverso il cosiddetto fondo di garanzia (che poi non è neanche tale) di cui si parla sui giornali e nel Parlamento.
Ancora: dobbiamo affrontare il tema dell'equilibrio del welfare? Verifichiamo la territorializzazione delle risorse: quanto va in una certa direzione per le pensioni di invalidità, quanto va in una certa direzione per le pensioni di anzianità e quanto va in una certa direzione per la tutela degli ammortizzatori sociali in deroga al sistema produttivo. È una follia affrontare le questioni in questi termini, quando, invece, avremmo bisogno di recuperare una visione nazionale, perché è l'intero sistema Paese che deve recuperare competitività e credibilità rispetto alla grande crisi. (Applausi dal Gruppo CN:GS-SI-PID-IB-FI e della senatrice Sbarbati).
RUSSO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RUSSO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signor Presidente, signor Ministro, parlare dopo un intervento così accorato del collega Viespoli diventa difficile. Vi è stato un crescendo rossiniano; condivido molte delle cose che ha detto anche in rapporto alle risorse e alla strategia da mettere in campo. Per la verità, in rapporto a quello che dobbiamo discutere e considerata anche l'elencazione che faceva ieri la senatrice Mazzuconi in ordine alle miriadi di provvedimenti che dal 2008 si sono succeduti per cercare di risolvere l'endemica situazione dell'emergenza rifiuti in Campania, verrebbe quasi voglia di consegnare l'intervento agli atti, tanto per dimostrare che anche noi del Gruppo Per il Terzo Polo:ApI-FLI abbiamo detto la nostra. Ma non lo possiamo fare.
Noi ovviamente in premessa diciamo che appoggeremo il decreto del Governo, ma voglio stigmatizzare, prima di entrare nel merito del provvedimento, alcune cose che mi hanno colpito anche nel dibattito che si è svolto ieri. Ad esempio, il collega Coronella testardamente - a mio avviso - andava alla ricerca delle responsabilità. Questo è un problema che affonda le sue radici nella notte dei tempi: è dal '94 che ci rincorriamo con il piano Rastrelli. Tutti hanno detto la loro: chi voleva sei inceneritori, chi termovalorizzatori, chi gassificatori. Però il problema non lo abbiamo mai risolto.
Nel 2008 - lo ricordo a me stesso - c'è stata la grande invenzione berlusconiana, e pareva che tutto fosse risolto. Si era concretizzata in effetti la possibilità di mettere in campo il cosiddetto piano Bertolaso, che era stato fatto con il Governo Prodi (poi ovviamente lacci e lacciuoli anche da parte delle frange estreme che componevano tale Governo hanno impedito che si realizzasse almeno la soluzione emergenziale del problema a Napoli e nella Campania). Siamo così finiti sulle pagine di tutti i giornali del mondo. Ovviamente ciò non ci ha fatto piacere, soprattutto a noi campani.
Avevamo però una speranza. Quella speranza è andata delusa e deserta. Poi, successivamente, tutti a dare la colpa a chi governava la Regione e le Province campane, che allora erano in mano al centrosinistra. Successivamente, è stato eletto presidente della Regione Stefano Caldoro e, da allora, le Province campane sono tutte amministrate - tranne una - dal centrodestra. C'era stata una legge regionale che aveva indicato la provincializzazione, demandando la ricerca e l'utilizzazione di discariche e di siti alla Provincia.
Oggi siamo qui perché il Governo ci chiede, giustamente, di reiterare, quasi fosse un milleproroghe, il decreto per cercare di risolvere l'emergenza. Va bene, noi lo voteremo, perché l'emergenza ancora esiste, ma se deve essere considerato come la panacea, non lo è, perché nell'anno, anno e mezzo in cui i poteri commissariali sono stati nelle mani di Caldoro e del commissario Vardè non è stato fatto niente.
Ricordo a me stesso che l'individuazione dei siti poteva essere fatta certamente non rivolgendosi solamente all'ARPAC e cercando di capire quali erano le cave dismesse, quelle sottratte alla camorra e quant'altro, mentre sono stati messi dei puntini su una cartografia e si è andati avanti, creando scompiglio anche nelle popolazioni. Questo non va. Poi si viene a sapere che vengono individuate addirittura delle cave nei pressi di Pozzuoli e di Quarto, ma le chiedo, signor Ministro - ovviamente si questo tema ho presentato un'interrogazione - se sia mai possibile individuare una cava che si trova in una zona boschiva a 3 chilometri all'interno, di cui già in sede di audizione in Consiglio regionale si è rilevata la difficoltà per raggiungerla per mancanza di viabilità. Non solo, ma veniamo a sapere per certo - anche questo sarà oggetto di un'interrogazione dettagliata - che i terreni limitrofi, che erano ovviamente boschivi, sono stati tutti parcellizzati e venduti, e adesso sono adibiti a serre o a coltivazione intensiva. Perché, ovviamente, se il commissario Vardè ha deciso di fare là una cava, ancorché lui stesso abbia detto che sarebbe opportuno realizzarla a Giugliano e non a Pozzuoli, noi probabilmente dovremo comprare quel terreno espropriandolo, ma ad un prezzo di mercato che, per la presenza di queste colture intensive messe lì all'improvviso, salirà alle stelle. Le cose non vanno. Ovviamente, non possiamo sottrarci, quindi diremo la nostra sul provvedimento in esame.
Benché plaudiamo con convinzione all'operato del Governo Monti anche riguardo alle misure volte alla ridefinizione delle norme destinate a disciplinare l'annoso problema rifiuti in Campania e ne apprezziamo gli sforzi in tale direzione, non possiamo che stigmatizzarne criticità e punti deboli, come ho fatto poco fa.
La ratio della normativa sta nell'indispensabilità di adottare idonei provvedimenti che consentano di affrontare quelle situazioni particolarmente urgenti, prima fra tutte l'impossibilità di realizzare gli interventi di adeguamento degli STIR previsti dalla legislazione adottata a seguito della cessazione delle precedenti gestioni commissariali straordinarie. La necessità di questo provvedimento nasce dall'esigenza di contrastare i fenomeni e le forze che impediscono l'attuazione di tali interventi. Tuttavia è opportuno porre l'attenzione sul fatto che, secondo le informazioni fornite dalla Regione Campania, è soprattutto la giacenza di considerevoli quantitativi di rifiuti che non consente la realizzazione di un corretto ed equilibrato flusso in entrata e uscita dagli stessi stabilimenti; tutto ciò è ingigantito dalla difficoltà di attuare i conferimenti extraregionali dei rifiuti ivi prodotti, ingestibilità evidenziata anche dalla Commissione europea (cui ha fatto poc'anzi riferimento anche il senatore Viespoli). Quindi, è necessario sostenere gli interventi in discussione in quanto si pongono l'obiettivo primario di trovare soluzioni in grado di alleggerire la situazione degli STIR campani, che verrebbero posti nelle condizioni di migliore operatività. Il Governo, tuttavia, non può pensare di risolvere questa ormai endemica condizione dell'emergenza soltanto sotto la minaccia dell'Unione europea. Solo con le sollecitazioni, più o meno legittime, di Bruxelles non si va molto lontano.
Ci sono dei vulnus nel sistema di smaltimento rifiuti in Campania che vanno al di là della pur apprezzabile encomiabilità di questo provvedimento. Ciò che in sostanza appare sempre meno chiaro, tanto per essere eufemistici, è per quale misteriosa ragione in Campania lo smaltimento rifiuti non rappresenti una risorsa su cui scommettere e investire. Per quale motivo in altre aree del Paese o in altre zone europee i termovalorizzatori rappresentano una possibilità reale in termini energetici, economici e occupazionali e in Campania un problema, un cancro, un mostro dal quale tutti prendono le distanze? Basterebbe dire che ad Amsterdam il termovalorizzatore è piazzato su un'area immediatamente limitrofa alla zona A (cioè in pieno centro). È noto che settimanalmente o mensilmente partono molte navi per portare i nostri rifiuti in Olanda: là ne hanno fatto una risorsa, mentre in Italia costituisce un problema.
In definitiva, la risoluzione del problema deve essere imperniata sulla concretizzazione di misure strutturali che prescindano dagli interventi dirigistici, ancorché sanzionatori, promossi dall'Unione europea.
A tal proposito mi sia consentito di lanciare una provocazione che ha, come capirete, un intento volto a rimuovere la cosiddetta mentalità dell'emergenza, ormai consolidata e dalla quale sembra arduo uscire, ma è doveroso farlo. Sembrerebbe un paradosso, ma lo è poco: l'auspicio di una sanzione o una penalità dalla Comunità europea come viatico per una ripartenza senza errori e senza infingimenti, senza condizioni e deresponsabilizzazioni, ma con una pragmatica presa di coscienza che lo stato commissariale non è la via maestra da percorrere verso la risoluzione del problema. Si tratterebbe di una sostanziale remissione del debito, frutto di anni di straordinarietà precaria che ha determinato uno stato di cronicità nell'incapacità di predisporre misure adeguate "antimonnezza" in Campania.
Guardando da tale angolazione appare quindi opportuno valutare la reale possibilità di realizzare dei termovalorizzatori alternativi e supplementari e strutture di trattamento dei rifiuti, considerata la palese insufficienza del termovalorizzatore di Acerra, inadatto a smaltire il carico di rifiuti di entità smisurata che quotidianamente ingolfa e radicalizza ancora di più la problematica ambientale.
A tale proposito, il commissario straordinario per l'individuazione dei siti e la realizzazione di impianti di discarica nel territorio della Provincia di Napoli in una nota ufficiale della Provincia ha evidenziato che sono state individuate alcune zone, nell'ambito territoriale di riferimento, idonee a smaltire il carico in eccesso. In pratica, vi sono sei progetti che devono essere concretizzati relativamente alla realizzazione di discariche, ma che rischiano di incontrare difficoltà attuative insormontabili a causa dei numerosi vincoli previsti dalla normativa europea, nazionale e regionale vigente, capaci di rendere l'intero territorio della Provincia di Napoli inadatto ad accogliere la necessaria impiantistica. Sostanzialmente anche in questo caso il commissario Vardè denuncia la necessità di un improcrastinabile ricorso al regime dell'eccezionalità e, quindi, derogatorio della disciplina vigente. In base alle norme esistenti, un sistema ordinario di smaltimento è impensabile. In queste condizioni normative uscire dallo stato emergenziale appare difficile.
In conclusione, anche se questi interrogativi non hanno e non avranno presto una risposta adeguata, ci auguriamo che la spinta legislativa conseguente a questo testo produca risultati concreti ed efficaci e costituisca un viatico fondamentale per intraprendere un percorso salvifico o virtuoso, generatore di ricchezza e sviluppo per la mia terra, un territorio meraviglioso che il mondo ci invidia, che abbiamo il dovere e la responsabilità di tutelare con tutte le nostre forze.
Pertanto, annuncio a nome mio e del Gruppo Per il Terzo Polo:ApI-FLI il voto favorevole. (Applausi dal Gruppo Per il Terzo Polo:ApI-FLI e del senatore Astore).
GUSTAVINO (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GUSTAVINO (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Ministro, come ricordava anche il collega che mi ha preceduto, ad una prima scorsa questo provvedimento sembrerebbe appartenere alla tipologia dei decreti milleproroghe: una sorta di «milleproroghe e una». In realtà, guardandolo un po' meglio, se forse non potrà acquisire il valore di un provvedimento «a cinque stelle», è pur vero, però, che io cinque motivi per votarlo li ho trovati, ed è per questo che posso annunciare il voto favorevole del mio Gruppo.
Il primo motivo è il tentativo di riportare dentro un quadro di normalità quella che è l'emergenza. Sinonimo di normalizzare è disciplinare e dare una disciplina, affinché l'emergenza non sia più tale: mi sembra un buon motivo per riconoscere a questo provvedimento un buon inizio.
La situazione specifica della Campania viene poi affrontata all'interno di un percorso che tiene conto, nello stesso tempo, del rispetto delle responsabilità locali e della necessità di riportare tutto in un quadro di riferimento nazionale.
La vicenda delle buste di plastica, poi, mi sembra venga affrontata con una buona dose di saggezza pratica, cercando anche di non mortificare un'esperienza di impresa, sia pur nel rispetto di norme che non sono peraltro soltanto del nostro Paese.
C'è poi un tentativo di semplificare le procedure: un tentativo lodevole, se consideriamo che proveniamo da una stagione in cui compariva addirittura un Ministro della semplificazione. Mi pare che ci sia invece davvero bisogno di mettere mano concretamente a rendere più agevole il percorso dei cittadini, delle imprese, di chi fa attività, in modo da evitare di incontrare, dentro una burocrazia talvolta difficile da interpretare, ostacoli alla propria iniziativa.
C'è poi un quinto motivo, che mi pare sia ancora più significativo. Credo che la bontà di una legge vada giudicata soltanto dalla sua applicabilità e dalla capacità che chi deve vegliare sulla sua applicazione saprà mostrare. C'è però un indicatore che, a mio avviso, rende una legge più buona di altre, ed è il contenuto pedagogico ed educativo. In particolare, mi sembra si possa ravvisare un contenuto pedagogico in quello che il Ministro diceva ieri, quando invocava la semplicità delle regole e delle procedure quale elemento per rendere più complicata la vita all'illegalità. In questo provvedimento esiste questa attenzione, mi pare di averla riconosciuta, e ritengo che questo sia un buon motivo per esprimere un voto favorevole, con l'augurio, peraltro, che dare contenuto pedagogico alle nostre leggi possa fare del Parlamento qualcosa di più significativo e apprezzabile. (Applausi dal Gruppo UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI. Congratulazioni).
VALLARDI (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VALLARDI (LNP). Signor Presidente, colleghi, signor rappresentante del Governo, per l'ennesima volta ci troviamo in quest'Aula a parlare dei problemi dei rifiuti campani e di Napoli, in maniera scientifica, però, solo di quelli campani e di Napoli, e credo che valga sicuramente la pena sottolineare questo aspetto. Ritengo, infatti, che in un consesso istituzionale come questo, che rappresenta democraticamente nella sua complessità tutta la Nazione, si debba sottolineare che stiamo parlando per l'ennesima volta dei problemi di una singola Regione, di un singolo Comune, ed è sempre la stessa storia da ormai vent'anni. Per l'esattezza, dal 1994 ad oggi, in quest'Aula ritorna ciclicamente il problema dei rifiuti di Napoli. Penso che sia giusto evidenziare la singolarità di questo caso, per cui una sola Regione, con i suoi comportamenti quanto meno poco virtuosi e poco ecologici, danneggia - qualcuno dice lede - l'immagine di tutto il Paese.
Come ho appena detto, è da quasi vent'anni, dal 1994, che ritorniamo sullo stesso argomento, e qui vorrei caldamente invitare tutti i colleghi e il Governo a riflettere sul perché di una situazione di questo tipo in un Paese come il nostro, in cui ci sono territori in cui i rifiuti non sono un problema, ma a volte sono addirittura una risorsa, dal momento che, invece di essere gettati sistematicamente per strada, vengono raccolti e trasformati in energia o recuperati per ricavarne materie prime: a volte, ad esempio, la frazione organica viene trasformata in compost, da cui sappiamo benissimo che nascono le piante e i fiori. Nel nostro Paese, ci sono tanti bravi cittadini - concentrati maggiormente al Nord, e questa è una verità - e tante brave amministrazioni comunali che fanno meticolosamente la raccolta differenziata, si impegnano a dividere i rifiuti, hanno rispetto dell'ambiente e danno un'immagine positiva del territorio in cui vivono. C'è però poi un'altra faccia della medaglia, costituita da tanti Comuni - soprattutto al Sud, come Napoli e tanti altri Comuni in Campania - dove i rifiuti sono invece di casa o, meglio, di strada.
Credo che molti di noi - forse tutti - ricordino la scena di un film che andava per la maggiore lo scorso anno, simpatico e a tratti anche divertente, «Benvenuti al Sud»: ad una certa ora del giorno, uno dei protagonisti prende il sacchetto dell'immondizia e, al grido di «Ehi, guagliò», lo getta per strada. Invito tutti voi a concentrarvi su quest'immagine, perché qui sta il vero problema dei rifiuti di Napoli e della Campania: la mancanza di sensibilità ecologica dei cittadini, e non solo. Infatti, non possiamo dare la colpa solo ai cittadini, ma a tutti gli amministratori campani che in questi anni si sono susseguiti alla guida della città di Napoli, e ancor peggio della Regione Campania.
In quel gesto, che è una consuetudine (ma non solo: c'è tutta la cultura locale e la tradizione di quel territorio) è la causa del problema rifiuti della Campania: la totale mancanza di educazione ambientale, prerogativa - purtroppo - di tantissimi amministratori campani. Se non c'è cultura ambientale, se non c'è sensibilità ambientale, e gli amministratori campani di questi ultimi anni non hanno fatto - e non fanno - nulla per educare e sensibilizzare i propri cittadini, Napoli e la Campania non cambieranno mai e tra dieci anni saremo ancora qua a dire le stesse cose.
La riprova di questo sta sempre lì, in Campania, perché in Campania ci sono anche amministratori ecologicamente sensibili, che governano luoghi in cui si fa educazione ambientale e che non sono dei semplici «quaquaraquà» (e a Napoli sapete benissimo cosa significa il termine).
MAZZUCONI (PD). Ha sbagliato Regione, senatore Vallardi!
VALLARDI (LNP). Ci sono amministratori che amministrano in modo corretto e posti in cui le cose funzionano: un esempio è la cittadina di Salerno, cui faccio i complimenti, perché lo scorso anno è arrivata ad una raccolta differenziata del 72 per cento. Questo deve farci riflettere, cari colleghi: a Napoli, invece, la raccolta differenziata si attesta tra il 15 e il 20 per cento; probabilmente ciò è dovuto a quei sacchetti di rifiuti che, quando vengono gettati per strada, finiscono erroneamente nei cassonetti.
Signor Presidente, ritengo semplice risolvere il problema dei rifiuti campani: per prima cosa si potrebbe educare fin da subito gli amministratori locali affinché imparino a fare seriamente la raccolta differenziata, oppure sostituire quelli di loro che tanto amano restare sommersi dai rifiuti con altri ecologicamente più sensibili all'ambiente, che combattano in prima persona e credano nell'espressione ecologia ambientale. C'è altrimenti una terza soluzione, forse anche la più semplice ed elementare: adottare il federalismo fiscale, amministrativo e, da oggi, anche ecologico. Napoli e la Campania, allora, si tengano tranquillamente i propri rifiuti per strada, con buona pace di tutti i cittadini del nostro Paese.
Ci risulta difficile capire come al Nord si possano avere tariffe annue medie per famiglia che si aggirano sui 160 euro mentre a Napoli si attestano sui 240. Come mai? Forse gettare i sacchetti della spazzatura per strada comporta un costo maggiore? Questa è una riflessione che tutti quanti dovremmo fare.
Noi della Lega Nord siamo convinti che, in questa situazione, la classe politica napoletana abbia sicuramente una grossa responsabilità: troppe chiacchiere, tante dichiarazioni per niente e troppe persone assunte nelle società che gestiscono i rifiuti, società che hanno sicuramente una funzione sociale di stipendifici, ma non raccolgono di certo i rifiuti per strada.
A questa situazione ci hanno portato anni e anni di chiacchiere, di dichiarazioni inutili, sicuramente roboanti, sia di Bassolino che del sindaco Rosa Russo Iervolino, che in mezzo ai rifiuti ci hanno sguazzato (questo è il termine esatto) per anni senza ottenere assolutamente niente, anzi peggiorando la situazione.
Ora è arrivato il turno del presidente Caldoro e del sindaco De Magistris, arrivati ad amministrare rispettivamente Regione Campania e Comune di Napoli con grandi dichiarazioni, che ci facevano pensare che finalmente avevamo risolto i problemi di questo territorio.
Invece, a un anno dal loro insediamento, la reale situazione dei rifiuti di Napoli non sta nelle dichiarazioni del collega senatore Coronella, che ieri con enfasi diceva che è tutto a posto, abbiamo risolto tutto, tutto va bene, siamo tutti felici. No, la vera realtà, la vera situazione, la fotografia di Napoli sta nelle dichiarazioni del commissario europeo all'ambiente Jonez Potočnik, il quale ha affermato, il 22 novembre dello scorso anno, quindi quattro mesi fa, che a Napoli c'è malagestione (non lo dico io, lo dice il commissario europeo) e che l'attuale sistema di smaltimento dei rifiuti ha fatto sì che i problemi si siano accumulati negli anni e che - afferma sempre Potočnik - ci vorranno almeno vent'anni per smaltire i rifiuti accumulati. Queste dichiarazioni - è giusto sottolinearlo - sono del commissario europeo all'ambiente e non di qualche parlamentare della Lega Nord, che magari può avere anche qualche intenzione demagogica: no, sono del commissario europeo all'ambiente. Eppure, ad agosto dello scorso anno De Magistris, sindaco di Napoli, dalle pagine del quotidiano «la Repubblica» sosteneva orgoglioso come la sua prima vittoria fosse stata proprio quella dei rifiuti. Ancor peggio il suo vice sindaco, che l'11 novembre scorso sosteneva che è finita l'emergenza rifiuti a Napoli. Il commissario europeo invece la vede diversamente, la vede brutta la situazione napoletana, e dichiara testualmente che non pensa ci saranno delle soluzioni veloci.
Ma non si pensi (e qui mi rivolgo al Governo) che la Lega Nord permetterà che i rifiuti di Napoli vengano smaltiti nei nostri impianti al Nord. Il nostro emendamento all'articolo 1 del decreto in esame chiedeva chiaramente che lo smaltimento dei rifiuti campani in altre Regioni potesse avvenire solo previa intesa con la Regione interessata; lo avete respinto.
Signor Presidente, cari colleghi, le Regioni del Nord non hanno alcuna intenzione di ricevere e di pagare ancora per una cattiva gestione e adesso per smaltire i rifiuti campani. I cittadini campani, se governati bene, sono in grado di smaltirsi i propri rifiuti. Lo dicevo prima: Salerno ne è la prova.
Quindi, cari amministratori campani, caro De Magistris, caro Caldoro, meno tempo a fare dichiarazioni sui giornali e più tempo a gestire meglio la raccolta differenziata e lo smaltimento dei rifiuti! Venite pure a imparare da noi al Nord come si fa; vi insegniamo anche gratuitamente! L'importante è che i vostri rifiuti ve li teniate a casa vostra e che soprattutto ve li paghiate con i vostri soldi (Applausi dal Gruppo LNP), non con i fondi del commissario straordinario. Noi cittadini del Nord siamo stanchi di questa situazione, siamo stanchi di Caldoro che, invece di vergognarsi di camminare ogni giorno in mezzo ai rifiuti, passa il suo tempo pensando a come utilizzare, o meglio a come fregare, i soldi dei cittadini del Nord che non possono spendere per i vincoli del Patto di stabilità.
Un sereno invito da parte della Lega Nord al presidente Caldoro: impieghi meglio il suo tempo, magari dando l'esempio ai suoi cittadini; non pensi troppo a come impadronirsi dei soldi che i Comuni del Nord non possono spendere causa Patto di stabilità. Noi della Lega Nord però un aiuto possiamo darlo a risolvere i suoi problemi dei rifiuti: noi della Lega Nord al massimo possiamo regalargli un paio di guanti, una scopa e qualche cassonetto, però la buona volontà il presidente Caldoro ce la deve mettere lui. (Applausi dal Gruppo LNP. Congratulazioni).
DELLA SETA (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DELLA SETA (PD). Signor Presidente, signor Ministro, colleghi, il provvedimento che ci accingiamo a votare oggi nasce da obiettivi molto concreti, obiettivi che riguardano la sistemazione di questioni ambientali rilevanti, rimaste in sospeso per un tempo davvero troppo lungo. Parto dal tema più delicato e più dolente, come si capisce anche dal contenuto degli interventi svolti finora: lo sforzo per far uscire la Campania da una stagione di cronica emergenza nella gestione dei rifiuti.
Oggi, su questo punto, ci troviamo in una specie di terra di mezzo. Non c'è più il commissariamento da parte del Governo nazionale di Regioni ed enti locali, durato - lo ricordo - vent'anni e conclusosi in un totale fallimento. Non c'è ancora un ritorno pieno e stabile alle regole e agli standard della gestione ordinaria, ossia - anche questo è bene ricordare - a quelle regole e a quegli standard che in molte aree del Paese, nel Nord e non solo - basti citare il caso virtuoso già richiamato della città di Salerno - hanno creato le condizioni per una gestione dei rifiuti urbani allineata alle migliori esperienze europee.
È bene ricordare che la Campania non rappresenta la sola eccezione negativa. Come ben sanno i colleghi, la situazione in Regioni come il Lazio, la Calabria, la Sicilia e la Puglia non è molto più rassicurante. Ma non c'è dubbio che la Campania costituisca in negativo il caso di scuola.
Il decreto in esame mette qualche utile toppa, consentendo in particolare la termovalorizzazione - con questo termine un po' aulico si intende l'incenerimento della frazione secca dei rifiuti che residua dal trattamento della frazione organica - prolungando da 12 a 24 mesi e rafforzando il mandato dei commissari straordinari, nominati a suo tempo dal Presidente della Regione Campania; atti necessari e urgenti.
Ma perché la Campania esca definitivamente dall'emergenza, servirà ben altro. Non serve certo l'idea un po' bizzarra di federalismo, che abbiamo ascoltato dalle parole dei colleghi della Lega, per cui, se i rifiuti urbani viaggiano da Sud a Nord, è uno scandalo; se i rifiuti industriali viaggiano da Nord a Sud, al contrario va bene. (Applausi dal Gruppo PDe del senatore Calabrò). Servirà ben altro!
Servirà che la Regione Campania assuma con pienezza le sue responsabilità - come fino ad ora non ha fatto - su dimensioni, tipologia, localizzazione e tempistica nella dotazione di impianti. Ricordo che, per impianti, si intendono le discariche e gli inceneritori, e non solo: gli impianti sono quelli di compostaggio e per il trattamento meccanico dei rifiuti.
Servirà che la raccolta differenziata a Napoli e in Campania non sia più l'eccezione, ma diventi la regola. Servirà a finirla con la demagogia a buon mercato, per cui la soluzione al problema dei rifiuti di Napoli - come sembra credere, e mi spiace dirlo, lo stesso sindaco di quella città - è farli viaggiare per 2.000 chilometri per bruciarli a Rotterdam.
Infine, servirà a sgomberare il campo da ogni ambiguità sul fatto che d'ora in avanti, in Campania, la gestione dei rifiuti dovrà seguire le stesse regole che valgono nel resto d'Italia, a cominciare dal tema decisivo della titolarità della riscossione del tributo sui rifiuti; tributo che, in base al decreto salva Italia - un decreto fortemente voluto da questo Governo - spetta ai Comuni.
Nell'ordine del giorno che abbiamo accettato di proporre in alternativa ad un nostro emendamento, che - ricordo - aveva i numeri per essere approvato in quest'Aula, è scritto questo banale principio a cui invitiamo il Governo a tenere rapidamente fede. Tale esigenza nasce anche da un errore grave compiuto dal Governo in questo ramo del Parlamento, nella 1a Commissione affari costituzionali. In quella sede il sottosegretario Polillo ha espresso parere favorevole, in maniera del tutto insensata e infondata, contraddicendo l'opinione unanime espressa nell'altro ramo del Parlamento, ad un emendamento che cancella, per quanto riguarda i Comuni della Campania, quanto disposto dal decreto salva Italia.
Servirà poi prendere di petto, anche con nuove norme specifiche, anche penali - così come abbiamo chiesto in un ordine del giorno a prima firma del senatore De Luca - il tema del contrasto alle ecomafie. Al riguardo, un punto è rimasto di nuovo in sospeso, come ormai da vent'anni, che il ministro Clini conosce bene. Si tratta del punto dell'inserimento di reati ambientali nel codice penale. Fino adesso non si è riusciti a venirne a capo. Ci sono molti disegni di legge al riguardo in tutti i due rami del Parlamento. Credo sia arrivato il momento per concludere questo ventennio di inconcludenza.
Importante e prezioso - per venire a un altro articolo del decreto - è anche l'intervento normativo sul tema degli shopper biodegradabili, che finalmente rende operativa la messa al bando dei vecchi sacchetti sintetici varata a fine 2006 dal Governo Prodi. Quella norma, che ha un grande valore ambientale, può fare dell'Italia un Paese leader in uno dei campi della chimica verde più dinamici e promettenti e ha già consentito - lo ricordava il senatore Ferrante che, a suo tempo, fu il principale ispiratore di quella norma - il dimezzamento del consumo dei sacchetti usa e getta. È insomma questa norma un ottimo esempio di politiche ambientali a saldo economico positivo e noi, che quella scelta abbiamo fortemente voluto, siamo particolarmente soddisfatti che si dia un taglio netto a incertezze applicative e furbizie interpretative che finora ne hanno impedito la messa in opera.
Ancora, con l'articolo 3 del decreto si rimedia a un'incertezza normativa che complicava inutilmente la vita a molte imprese, chiarendo, come previsto dalla direttiva sui rifiuti del 2008, da noi recepita, che i materiali di riporto storico, cioè l'insieme di materiali di origine antropica e suolo naturale utilizzati nel corso dei secoli per le successive stratificazioni costruttive, vanno trattati alla stregua del suolo e del sottosuolo e dunque non sono da classificare come rifiuti.
Infine, devo sottolineare che nel corso della discussione in Commissione ambiente, anche grazie all'impegno del relatore, Sentatore D'lì, che ringrazio, questo decreto si è arricchito di alcune norme ulteriori che nascono da una positiva collaborazione tra Governo e Parlamento.
Ne cito quattro, particolarmente significative, che armonizzano esigenze di migliore tutela ambientale e di semplificazione burocratica: la norma che semplifica le procedure autorizzative per i piccoli impianti di compostaggio, la riqualificazione da rifiuti a sottoprodotti degli effluenti zootecnici riutilizzati dalla stessa azienda dove si sono prodotti in impianti di valorizzazione energetica, la chiarificazione che gli interventi di cosiddetta compensazione destinati a territori che sopportano l'impatto di nuove infrastrutture devono avere carattere ambientale e non possono ridursi a regalie monetarie e poi l'aumento - anche questa un'innovazione di grande significato - del tributo per i rifiuti smaltiti in discarica. La discarica, tra tutte le forme di smaltimento, è quella ambientalmente ed economicamente peggiore. È bene che l'Italia finalmente ne prenda atto.
Insomma, grazie anche a questi utili innesti il decreto in esame offre spunti positivi per integrare molto più fortemente la green economy nelle strategie per la ripresa dell'economia e per la modernizzazione del nostro sistema produttivo. Questa è una ragione in più, colleghi, per annunciare e confermare il nostro voto convintamente favorevole. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni).
FLUTTERO (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FLUTTERO (PdL). Signor Presidente, colleghi, signor Ministro, faccio alcune brevi riflessioni per motivare la dichiarazione di voto del nostro Gruppo.
Intanto, do un'informazione: questo decreto reca (lo vediamo nel titolo) «misure straordinarie e urgenti in materia ambientale». Sicché, nel titolo non c'è scritto «decreto-Campania», come in maniera semplicistica lo abbiamo sentito chiamare in questi giorni e settimane. Forse questo modo di chiamarlo ha ingenerato qualche confusione negli interventi che ho ascoltato, perché alcuni di questi si sono focalizzati esclusivamente sul tema Campania, come se stessimo analizzando uno dei tanti decreti-Campania che abbiamo purtroppo analizzato nei mesi e negli anni precedenti.
Evidenzio questa particolarità proprio perché nel titolo sta la sostanza di questo decreto, che ha un articolo che riguarda il problema Campania, ma anche altri articoli che riguardano altri argomenti. Il ministro Clini ha detto nella sua relazione che con parte di questo decreto si accompagna la Campania a rientrare nella gestione ordinaria. Io mi permetto di aggiungere che con questo decreto si completa, o almeno ce lo auguriamo, il lavoro fatto dal Governo Berlusconi e da questo Parlamento con i precedenti decreti, se è vero che questa parte di decreto accompagna, come ha detto il ministro Clini, la Campania ad uscire dall'emergenza.
Nel decreto che il Governo ha adottato il 25 gennaio scorso, e al quale abbiamo lavorato in modo rapido ed efficace in Commissione, c'erano tre articoli riguardanti argomenti sui quali il nostro Gruppo concorda, considerata l'esigenza di un rapido intervento normativo in proposito.
Il primo articolo riguarda effettivamente il tema dell'uscita della Campania dall'emergenza rifiuti. Tutti vogliamo che finisca l'anomalia campana, e penso che i cittadini campani vogliano raggiungere questo obiettivo quanto e più dei cittadini delle altre Regioni. Gran parte del primo articolo del provvedimento riguarda l'impiantistica ancora da realizzare. Il fatto che esso riguardi l'impiantistica significa che, forse, tutti quanti ci possiamo essere resi conto che essa è indispensabile. Quando dico «tutti quanti» intendo cittadini e politici. Ogni qual volta si parla di impiantistica, in tutto il Paese, non solo in Campania, nascono spontaneamente - o meno spontaneamente - comitati contro l'impianto, sia esso un termovalorizzatore o un semplice impianto di digestione anaerobica per la frazione organica, e regolarmente i politici del territorio cavalcano, enfatizzandole, le ansie e le paure dei cittadini. Credo e mi auguro che da questa esperienza pesante per il nostro Paese e per il territorio campano possiamo uscirne più maturi, come cittadini, come politici e come Paese, e forse anche un po' più europei, superando questo riflesso condizionato di avversione alla realizzazione di impianti; mi auguro inoltre che possa essere finalmente archiviata l'ideologia e l'utopia dell'opzione «rifiuti zero». Viene detto spesso che i rifiuti sono una risorsa, ma allora perché nessuno li vuole? Perché le Regioni fanno le barricate per non avere quelli degli altri? Se fossero una risorsa, tutti correrebbero per averli, chiedendoli anche alle altre Regioni. I rifiuti sono una questione che riguarda il nostro attuale modello di vita, e vanno gestiti correttamente: non sono un problema drammatico e non sono neanche una materia prima e una risorsa a cui aspirare. Se gestiti correttamente possono oggettivamente non essere più un problema per il Paese, ma dobbiamo superare la questione della contrarietà a prescindere sul tema degli impianti: gli impianti sono necessari.
Il secondo articolo tratta il tema della commercializzazione dei sacchi per asporto: in Commissione abbiamo concordato su una riformulazione dell'articolo che credo tenga in equilibrio l'esigenza di ridurre la quantità di sacchi «usa e getta», comunque sostituendoli con sacchi in materiale compostabile, e quella di mantenere uno spazio di mercato a sacchi riutilizzabili, in plastica, che in ogni caso appartengono a quell'enorme settore degli imballaggi che paga, all'immissione sul mercato, il suo contributo ambientale CONAI (Consorzio nazionale imballaggi) - che nel caso della plastica è pari a 120 euro per tonnellata - che serve a sostenere la filiera della raccolta differenziata gestita dai Comuni.
Nell'articolo 3 abbiamo trattato il tema dei materiali da riporto. Anche in questo caso l'articolo è stato ulteriormente migliorato in Commissione, con l'obiettivo di produrre una norma di interpretazione autentica dell'articolo 185, commi 1 e 4, del decreto legislativo n. 152 del 2006, il cosiddetto codice ambientale, e di garantire agli operatori e alle istituzioni un'applicazione omogenea relativamente ai materiali da riporto cosiddetti storici.
Infine, come hanno detto alcuni colleghi nei loro interventi, il decreto è stato arricchito in Commissione con norme che riguardano questioni coerenti con la materia ambientale, che attendevano da tempo urgenti interventi: semplificazioni e snellimenti delle norme per la gestione dei rifiuti in agricoltura; norme per favorire la diffusione di tecnologie per la gestione della frazione umida dei rifiuti urbani in piccole quantità; manutenzione della normativa sui rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, sugli olii usati e sulla raccolta effettuata da organizzazioni di volontariato; norme per lo sviluppo di acquisti verdi, ovvero le materie prime seconde che provengono da demolizioni, pneumatici fuoriuso, fine vita auto, rifiuti elettrici ed elettronici; agevolazioni previste per gli impianti certificati EMAS e ISO 14000; omogeneità della definizione della caratteristica di ecotossicità H14, in attesa di una decisione comunitaria.
In conclusione, colleghi, esprimo apprezzamento per il lavoro svolto dal relatore, presidente della Commissione, senatore D'Alì, e dai colleghi di Commissione e per la disponibilità che il Governo ha avuto nel confrontarsi con la Commissione sugli argomenti posti, nonché per i tempi contenuti con i quali siamo riusciti a portare in Aula il provvedimento.
La qualità del provvedimento che oggi votiamo conferma il livello di competenza presente in questo Senato e mi porta sostenere che il Parlamento - ne sono persuaso - deve esercitare il potere legislativo con maggiore convinzione, puntando a produrre leggi organiche per i singoli settori piuttosto che provvedimenti disomogenei e onnicomprensivi.
Anche qui, nel processo legislativo come in Campania, dobbiamo uscire dalla logica dell'emergenza perenne della decretazione d'urgenza e tornare alla normalità della costruzione equilibrata delle leggi con i giusti tempi di ascolto, elaborazione e mediazione per produrre meno leggi, ma di qualità e durata maggiori.
Con questo auspicio, e per tutti questi motivi, annuncio il voto favorevole del Gruppo del Popolo della Libertà. (Applausi dal Gruppo PdL).
PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. Ne ha facoltà.
CLINI, ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. Signor Presidente, ringraziando tutti i senatori intervenuti, desidero solo dare un chiarimento su due aspetti, per evitare di lasciare qualche ombra di dubbio.
Il primo riguarda il trasferimento di rifiuti urbani dalla Campania ad altre Regioni italiane. Questo è possibile solo attraverso accordi tra le Regioni: non ci sono altre strade o altri sotterfugi. Per essere molto chiari, questo è un punto stabilito già dalle regole e non viene toccato da questo provvedimento. Quindi, non è possibile in alcun modo semplicemente far pensare che questo provvedimento apra la strada al trasferimento di rifiuti urbani dalla Regione Campania ad altri siti, in altre Regioni italiane, prescindendo dal rispetto delle regole attualmente in vigore.
La seconda precisazione riguarda il rapporto tra il Governo e la Commissione europea in merito ai rifiuti della Campania. Il 16 gennaio a Bruxelles si è svolta una riunione lunga e fruttuosa tra i rappresentanti del Governo, della Regione Campania, della Provincia di Napoli, del Comune di Napoli e il commissario europeo, Potočnik. A conclusione di tale riunione, abbiamo concordato il percorso che consente all'Italia di evitare la sanzione in relazione alla gestione dei rifiuti della Campania, perché il percorso riporta la gestione dei rifiuti nei binari previsti dalle direttive europee e perciò fa uscire la gestione dei rifiuti della Campania dalla procedura di infrazione. In quella sede, in maniera molto chiara, il commissario europeo ed io abbiamo chiarito che verranno liberate le risorse previste per la Campania dai fondi di coesione per essere destinate a due iniziative: la raccolta differenziata e il recupero energetico dei rifiuti. Questo è quanto abbiamo concordato e dichiarato pubblicamente come Governo e come Commissione europea. Perciò non c'è dubbio che, anche in merito a tale aspetto, il problema sollevato dal commissario in Parlamento europeo il 22 novembre scorso in merito alla gestione dei rifiuti della Campania è stato superato congiuntamente dallo stesso e da me insieme il 16 gennaio a Bruxelles.
Questo è quanto ho voluto sottolineare per chiarezza di intenti e per riportare le informazioni nel loro giusto contesto.
PRESIDENTE. Colleghi, capite che il Ministro ha chiesto di intervenire perché magari non conosce le nostre procedure parlamentari. (Applausi della senatrice Mazzuconi. Commenti dai Gruppi LNP e IdV). Premesso che si tratta di una cortesia nei riguardi del Ministro, ritengo sia intervenuto solo per questo: se avesse ragionato come un politico, avrebbe pensato magari ad incassare il risultato senza dover intervenire. Ad ogni modo, poiché la chiarezza in questi casi aiuta sempre, do la parola ad un rappresentante per ciascun Gruppo per tre minuti.
CASTELLI (LNP). No, Presidente, per 10 minuti!
BELISARIO (IdV). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BELISARIO (IdV). Signor Presidente, signor Ministro, la forma diventa sostanza. Nessun rappresentante del Governo può intervenire per ulteriori spiegazioni o precisazioni nel momento in cui si sono concluse le dichiarazioni di voto. (Applausi del senatore Asciutti).
PRESIDENTE. Presidente Belisario, glielo dico perché lei lo sappia (magari poi va in televisione e lo dice): il Governo può intervenire in ogni momento, quando lo ritiene opportuno.
BELISARIO (IdV). Mi faccia parlare, Presidente. Questa è una figura retorica su cui discuteremo: non mi può rispondere prima che io abbia finito. (Commenti del senatore Nessa). Il Governo può intervenire quando vuole, ma sappia che così si riapre il dibattito. E lei non può concedere tre minuti per Gruppo, Presidente: riapriamo il dibattito, rispettando nuovamente i termini per le dichiarazioni di voto.
Ciò detto, pregherei il ministro Clini di prestare attenzione, anche perché se ascoltasse quanto sto dicendo probabilmente la prossima volta non sbaglierebbe.
PRESIDENTE. Vada avanti, senatore, il Ministro la sta ascoltando.
BELISARIO (IdV). Chiedo un po' di rispetto per l'Assemblea sia da parte sua, Presidente, sia da parte del Governo. Il bon ton non è fatto solo di un abito elegante, ma anche del rispetto dei Regolamenti.
PRESIDENTE. La smettete di disturbare il Ministro, per favore? Non sentite cosa sta dicendo il presidente Belisario?
BELISARIO (IdV). Ho voluto soltanto puntualizzare, in modo che si eviti il ripetersi di simili comportamenti che, per quanto legittimi, riaprono la discussione. Poiché molti colleghi se la prendono con chi interviene in questo momento, ad altri dovrebbero fare delle rimostranze. (Applausi dal Gruppo IdV e della senatrice Sbarbati).
PRESIDENTE. La ringrazio, presidente Belisario, anche per la sua cortesia.
VALLARDI (LNP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VALLARDI (LNP). Signor Presidente, intanto la ringrazio per il diritto di replica. Desidero ringraziare anche il ministro Clini per le sue affermazioni. Lei sa quanto la stimo e la apprezzo per la sua professionalità, signor Ministro, però, mi consenta, come dicevano i latini: verba volant, scripta manent. Lo dicevano loro che di esperienza ne avevano. (Commenti dal Gruppo PD).
Il problema di fondo è che noi della Lega Nord i rifiuti di Napoli al Nord non li vogliamo assolutamente. Qualcuno ci dovrebbe spiegare come mai non è stato approvato quell'emendamento all'articolo 1 a nostra firma che prevedeva espressamente che i rifiuti potessero andare in una Regione previo consenso della Regione che li avesse ospitati, mentre è passato il vostro emendamento secondo cui è necessario un accordo in sede di Conferenza Stato-Regioni. Sappiamo tutti che in sede di Conferenza Stato‑Regioni la delibera viene assunta a maggioranza dei voti, ragion per cui basta che un certo numero di Regioni concordi che i rifiuti debbano andare al Nord perché ciò avvenga.
Signor Ministro, la invito, eventualmente anche nel corso dell'esame del provvedimento alla Camera, ad accogliere l'emendamento della Lega Nord che prevede espressamente che i rifiuti possono andare in una Regione previo consenso della Regione che li ospita. Glielo dico per una questione di chiarezza, ma anche per dare maggiore fondamento alle sue parole. (Applausi dal Gruppo LNP).
STIFFONI (LNP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Può intervenire un senatore per Gruppo, senatore Stiffoni. (Commenti del senatore Stiffoni). Mi crede, o devo leggere...
STIFFONI (LNP). Presidente, domando di parlare in dissenso dal mio Gruppo.
PRESIDENTE. Allora, ne prendo atto e le do la parola. (Commenti dal Gruppo PD). Colleghi, ma quante volte lo avete fatto voi? Smettiamola! (Commenti del senatore Garraffa).
INCOSTANTE (PD). Non stiamo votando!
STIFFONI (LNP). Comunque, non ruberò tanto tempo, per consentire al Ministro, se ha fretta, di andarsene.
Voglio cogliere l'occasione per rispondere al collega Viespoli (Commenti del senatore Della Seta) che prima ha fatto un certo tipo di ragionamento che, naturalmente, non condivido e dirgli che bastava che leggesse la pagina 3 del "Corriere del Mezzogiorno" di oggi per apprendere che il ministro Barca, che egli appoggia, dato che ha sostenuto la fiducia a questo Governo dandogli tutte le patenti di questo mondo, «ha bocciato» - leggo testualmente - «l'idea del governatore campano Stefano Caldoro di un Fondo di garanzia nazionale per i pagamenti alle imprese da parte delle Regioni utilizzando i fondi delle amministrazioni settentrionali bloccati dal patto di stabilità». Questo mi conforta. (Applausi dal Gruppo LNP).
PRESIDENTE. Procediamo ora alla votazione finale del disegno di legge in esame.
STIFFONI (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Stiffoni, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, del disegno di legge, composto del solo articolo 1, nel testo emendato, con il seguente titolo: «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 gennaio 2012, n. 2, recante misure straordinarie e urgenti in materia ambientale», con l'avvertenza che la Presidenza si intenderà autorizzata ad effettuare le eventuali modifiche di coordinamento formale che dovessero risultare necessarie.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).