l'acufene affligge in Italia il 10 per cento della popolazione priva di difetti uditivi;
si tratta di una sensazione uditiva, un suono continuo, costante (ad esempio fischi, ronzii, fruscii, crepitii, eccetera) percepito in un orecchio, in entrambi o nella testa, che costringe chi ne è affetto ad uno stato invalidante dal punto di vista dell'assetto psicologico ed emozionale, della regolarità del ritmo sonno-veglia, del livello di attenzione e di concentrazione, della vita di relazione;
vivere per mesi, anni, decenni, udendo ininterrottamente nelle orecchie e nella testa rumori, anche multipli e di notevole intensità, porta spesso ad uno stato di forte depressione, a volte con risvolti drammatici, e pertanto l'acufene non può essere catalogato semplicemente come un disturbo, seppure molto fastidioso, bensì deve essere considerato una vera e propria malattia invalidante;
numerosi sono gli spazi di discussione che si stanno creando sulla rete con l'auspicio di trovare aiuto e cure adeguate, ma soprattutto per sensibilizzare le autorità preposte affinché vengano poste le basi per portare avanti la ricerca scientifica sull'acufene che, a tutt'oggi, è pressoché nulla;
nel Paese, infatti, tale patologia è ancora poco conosciuta nonostante il costante aumento del numero delle persone che ne sono affette;
il regolamento recante norme di individuazione delle malattie croniche e invalidanti ai sensi dell'articolo 5, comma 1, lettera a) del decreto legislativo 29 aprile 1998 n. 124, di cui al decreto del Ministro della sanità 28 maggio 1999, n. 329, non annovera attualmente l'acufene tra le condizioni di malattia croniche e invalidanti perché non rispondente a tutti i criteri dettati dal decreto legislativo n. 124 del 1998, quali la gravità clinica, il grado di invalidità, l'onerosità della quota di partecipazione derivante dal costo del relativo trattamento,
si chiede di sapere
quali misure intenda il Ministro in indirizzo porre in essere al fine di avviare un iter di studio e di ricerca scientifica tale da sviluppare un accurato protocollo diagnostico e terapeutico;
se non si ritenga che la patologia segnalata debba essere riconosciuta, ai sensi del citato regolamento di cui al decreto ministeriale 28 maggio 1999, n. 329, come malattia cronica e invalidante, così da consentirne l'inserimento nei livelli essenziali di assistenza.
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