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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 677 del 22/02/2012


TORRI (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TORRI (LNP). Signora Presidente, colleghi, membri del Governo, il Gruppo della Lega Nord, in coerenza con il lavoro svolto durante l'esame dell'articolato, questa volta non voterà a favore del disegno di legge di conversione del decreto‑legge in esame, sulla base di alcuni ragionamenti che vorrei argomentare.

Innanzitutto, oggi porgiamo purtroppo il nostro saluto ed esprimiamo il nostro cordoglio per la loro perdita alle famiglie di altri tre ragazzi in servizio in Afghanistan, che sono morti per un incidente, forse anche banale, ma certamente dettato dagli impegni che il contingente italiano ha assunto in quel Paese. Naturalmente ci stringiamo anche intorno a tutti i colleghi del reparto di questi ragazzi, che purtroppo hanno visto morire tre amici, non solo tre colleghi. Vorrei che fosse chiaro a tutti i soldati che noi siamo e saremo sempre e comunque al loro fianco e abbiamo lucidamente chiaro quello che stanno facendo per il nostro Paese. Il nostro pensiero va sempre alto alla loro attività, seria e improntata al senso del dovere e alla capacità di intervento.

Dobbiamo, però, anche ragionare di politica e, parlando di politica, dobbiamo riconoscere che attualmente la situazione in Afghanistan è diversa rispetto a qualche tempo fa. Gli alleati, man mano che passano i giorni, si defilano, però i nostri ragazzi sono comunque lì a setacciare palmo a palmo le aree di sicurezza loro assegnate, tenendole sotto controllo. In prima istanza i francesi e ora anche gli americani, pian piano, cominciano a lasciare il teatro di crisi, in un momento in cui - dobbiamo essere chiari - i rappresentanti americani stanno incontrando in Qatar le opposizioni presenti in Afghanistan.

Dobbiamo dimostrarci alleati solidali, non ce lo dimentichiamo, e va benissimo, ma non possiamo assolutamente atteggiarci a «ultimi dei mohicani», non possiamo restare gli ultimi con il cerino in mano. Su questo campo, infatti, ormai non si gioca più la relazione tra l'Italia e l'America, anzi, non credo che siano questi i fattori determinanti che possono far ragionare i nostri due Paesi, anche se sappiamo che il Governo tiene molto a questo fronte.

Sappiamo che entro settembre gli americani ritireranno 23.000 militari, e siamo preoccupati. Vorremmo capire come ci organizzeremo noi in maniera concreta con tale riduzione, da qui a settembre.

Dobbiamo anche porre la questione delle risorse complessive che si sono impegnate. Quando eravamo in maggioranza - lo sapete benissimo - avevamo discusso lungamente del problema e aspettavamo un segnale rispetto a quanto chiedevamo. Tale segnale non vi è stato in maniera chiara.

Questo provvedimento toglie un centinaio di milioni di euro sui circa 1.400 stanziati. Noi riteniamo che sia ancora poco, e non dobbiamo dimenticare mai che lo stiamo facendo in un momento in cui i cittadini vengono pesantemente vessati e viene loro chiesto di compartecipare alle criticità del Paese. Questa cosa deve farci riflettere molto. Noi credevamo che questa fosse l'occasione giusta per fare un ragionamento e invertire la tendenza, però il Governo non ha colto l'occasione.

Per quanto riguarda il caso Libia, come ho detto prima, non condividiamo nulla di ciò che è stato fatto. Abbiamo dato 9 milioni di euro al Comitato transitorio, che non è ancora stato in grado di disarmare quelli che prima erano i «lealisti» e ora sono i ribelli di questo fronte. Diamo un milione di euro in materiali. Probabilmente si tratta di «ferro vecchio», com'è stato detto da qualche mio collega, ma bisognerebbe prima assicurarsi della situazione del Paese, e in questo caso non credo che la Libia sia in una situazione di estrema lucidità di gestione amministrativa, soprattutto perché, ripeto, avanzo dei forti dubbi che possano tenersi le elezioni il 21 giugno in queste condizioni. Inoltre, come ho sempre detto, la Libia assomiglia molto all'Afghanistan: non è facile esportare la democrazia nei Paesi in cui ci sono culture tribali.

Oltre a questo, purtroppo dobbiamo ragionare anche degli eventi di questi giorni. Il decreto che stiamo per votare contiene alcune norme concernenti l'impiego di guardie private a bordo dei mercantili in transito nelle acque infestate dalla pirateria. Ne dobbiamo discutere perché i fatti in corso in India, hanno secondo noi cambiato le carte in tavola. Ovviamente siamo a fianco ai due marò, Latorre e Girone, ai quali auguriamo di rientrare il più presto possibile in Italia da persone libere, però resta comunque il fatto che in questa vicenda ci sono molte zone grigie. Ad esempio, noi solleviamo il problema della pirateria somala, ma in questo caso dovremmo parlare anche di pirateria indiana, per cui si rimescolano molto le carte.

Alcune vicende non ci hanno fatto inoltre assolutamente stare tranquilli. Noi riteniamo che i militari che vanno a bordo dei mercantili debbano avere una copertura chiara, evidente e debba essere chiaro anche dove si recano, perché il fatto che la nave non fosse vicina alla Somalia ma alle coste dell'India credo non se lo aspettasse nessuno. Un conto è stare nel golfo di Aden, un'altra cosa è andare vicino alle coste dell'India, dove sappiamo benissimo quali siano i rischi che si corrono, dato che si tratta di un Paese con forti inclinazioni nazionaliste.

A proposito della vicenda dei due marò, chiaramente noi siamo a fianco del Governo che vuole far rientrare in Italia i due ragazzi, però bisogna ragionare, e a volte la politica internazionale ci riserva delle amare sorprese. Questo caso è emblematico. Noi ci chiediamo anche come mai, nonostante la Marina abbia chiesto al comandante del mercantile di non approdare - forse, anche per motivi chiari, non avevano scelta - la nave si è fermata comunque, e come mai è stato permesso ai militari di scendere a terra. La frittata è fatta, non abbiamo modo di rimediare, ormai gli eventi sono questi. Restano però molti interrogativi. Noi vorremmo sapere chi risponderà degli errori commessi? E poi, perché dei sei militari presenti a bordo sono stati scelti proprio Latorre e Girone? Con quale criterio? L'ambasciata non sapeva che cosa poteva accadere? Io penso di sì. Secondo me si sono comportati in maniera frettolosa, sono andati nel panico e hanno commesso una sequela di errori abbastanza pesanti. Infatti, se i militari fossero rimasti sulla nave, l'arresto e il fermo non sarebbero avvenuti.

Noi abbiamo anche un problema fermo in Commissione. Quando abbiamo esaminato gli emendamenti in tema di prateria eravamo stati chiari: se in questo caso ci fossero andati i contractor credo sarebbe stato ancora peggio. Non solo. Abbiamo avanzato parecchie volte in Commissione difesa il problema del codice penale militare, invitando a far presto. Se i tre Ministeri competenti, della difesa, dell'interno e degli affari esteri, si dessero una mossa, ci potrebbero mettere in condizioni di effettuare giudizi di un certo tipo. Per quanto detto, esprimeremo chiaramente un voto contrario in maniera assoluta e ci raccomandiamo anche e soprattutto, caro Sottosegretario, affinché si faccia un ragionamento ampio.

Non prendete il voto negativo da parte della Lega Nord come una volontà di fare cassa politica. Noi siamo molto responsabili e tutte le volte abbiamo votato in maniera responsabile. In questo caso abbiamo altri problemi, come ho avuto modo di rappresentare anche al Ministro. Concordiamo sul fare le riforme della difesa, ma dobbiamo anche ragionare in maniera lucida.

Gli eventi che si sono verificati vicino al Libano e in Siria, dove adesso abbiamo il comando, ci impongono di pensare che se accade qualche altro fatto, come in Libia, non possiamo posizionarci in un momento come questo in maniera corretta e concreta. Bisogna riposizionare tutte le missioni perché, se questa diventa un'eventualità ci incamminiamo verso un ulteriore disastro economico.

Non possiamo non dire ai nostri cittadini qual è la verità. Non possiamo stare dappertutto, in tutto il mondo... (Il microfono si disattiva automaticamente). Rientriamo in maniera corretta e speriamo che quanto vi è stato detto da noi sia visto nel modo giusto. Non siamo antagonisti per un voto politico; siamo molto preoccupati per la situazione in cui versa il nostro Paese. (Applausi dal Gruppo LNP).