PINOTTI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PINOTTI (PD). Signora Presidente, signor Sottosegretario, onorevoli colleghi, il Gruppo del Partito Democratico voterà sì con senso di responsabilità, consapevole dell'importanza del contributo dell'Italia agli sforzi della comunità internazionale per promuovere pace e sicurezza. Sforzi ancora più necessari in un momento in cui la crisi economico‑finanziaria alimenta a livello globale tensioni politiche e sociali così gravi e in cui emergono ancora più fortemente i rischi di instabilità anche ai confini del nostro Paese. Ribadisco il senso di responsabilità perché, come diceva nel suo interessante intervento il senatore Livi Bacci, noi capiamo che è difficile spiegare all'opinione pubblica i motivi profondi delle missioni internazionali, e come oggi la sicurezza anche del nostro Paese si giochi in queste missioni. Tuttavia, chi ha una responsabilità politica deve certamente anche spiegare e coinvolgere di più, ma deve in primis assumere questa responsabilità.
Certo, ho ricordato la crisi perché sappiamo che c'è uno sforzo finanziario significativo, ma la stabilità e la sicurezza sono un bene comune e condiviso al quale tutti, nell'ambito della comunità internazionale, devono contribuire, senza pensare che l'eventuale recrudescenza di conflitti porti certamente costi più alti da tutti i punti di vista. L'Italia deve mantenere gli impegni assunti nel rafforzamento della sua credibilità internazionale. Si tratta della nostra affidabilità come Paese, peraltro su linee di politica estera che oggi vediamo divaricarsi per alcune forze politiche, laddove ricordo che su queste stesse missioni internazionali, all'inizio dell'attuale legislatura, non avevamo dissensi: non c'erano forze politiche che votassero contro. Questo lo dobbiamo ricordare. Le missioni non sono cambiate: anzi, si sono posti limiti, si è decisa la transizione possibile, si è dialogato di più con gli alleati, si è aperto un rapporto multilaterale con gli Stati Uniti che prima forse era meno forte. Le missioni non sono cambiate; anzi, si sono inserite in uno scenario complessivo più comprensibile, addirittura pensando più fortemente alla transizione.
Allora, ci si domanda perché, e ritorno a quel discorso sul quale rivendico responsabilità. Certo, siamo consapevoli che si tratta di un tema difficile da far passare nell'opinione pubblica, ma è essenziale. La politica estera di un Paese è una parte essenziale della sua credibilità.
In merito alla credibilità, nell'audizione dei Ministri degli affari esteri e della difesa, il Ministro degli affari esteri ci ha ricordato l'apprezzamento europeo nei confronti delle misure di risanamento che abbiamo adottato e di tutto il lavoro che stiamo facendo per una più integrata governance economica europea. Si tratta di un elemento molto apprezzato. Credo che tutto quanto concorre a promuovere la credibilità del nostro Paese sia fondamentale spingerlo. Oggi noi costruiamo un pezzetto di questa credibilità.
Sappiamo che le nostre Forze armate, nelle missioni internazionali, non solo ora ma in tutti questi anni, hanno sempre contribuito ai massimi livelli a portare nel mondo la credibilità del nostro Paese. Ho avuto la possibilità, in incarichi ricoperti precedentemente, di avere contatti con Capi di stato maggiore e Ministri degli affari esteri e della difesa di altri Paesi, i quali come prima cosa mi hanno sempre espresso in questi colloqui un apprezzamento fortissimo e sincero per la professionalità dei nostri militari, per come loro si rapportavano nelle missioni internazionali e per la loro capacità da tutti i punti di vista.
Certo, anche nel corso della discussione generale si è parlato della necessità oggi di riorganizzare, e non solo per la crisi finanziaria ma anche alla luce di essa, il nostro strumento. È stato giustamente ricordato, sempre in discussione generale, il ruolo del Parlamento e mi sembra che il Governo, nella persona del Sottosegretario, abbia assicurato che il lavoro di rivisitazione ovviamente partirà con delle proposte governative ma vedrà sicuramente un coinvolgimento importante del Parlamento. Reputo questo un fatto fondamentale.
Nel lavoro che dovremo compiere confido che il protagonismo europeo che il nostro Governo sta avendo e che io giudico molto positivamente, possa dare un impulso anche alla costruzione di una difesa europea, non solo di politiche europee della difesa, ma anche per quanto riguarda lo strumento militare.
La discussione che stiamo facendo, ancorché si ripeta nel tempo, non può e non deve essere stanca. Stiamo discutendo di missioni che tristemente mettono a rischio la vita di persone, la vita dei nostri militari. In questa mia dichiarazione di voto, a nome di tutto il Gruppo del Partito Democratico, non posso non rivolgere un pensiero commosso ai nostri militari morti in Afghanistan. Ricordo il caporal maggiore capo Francesco Currò, il primo caporal maggiore Francesco Paolo Messineo e il caporal maggiore scelto Luca Valente.
Non dobbiamo dimenticare, quando parliamo in questa sede dell'Afghanistan, che si tratta di un Paese impervio, dalle strade difficili da percorrere. Nel caso della morte dei nostri militari il fiume era in piena e il mezzo Lince, che è molto robusto ed utilizzato perché ritenuto più sicuro nel caso degli esplosivi, forse è meno adatto a muoversi in certi territori, e purtroppo dobbiamo piangere la morte di altri tre militari.
Ricordiamoci però che, rispetto al provvedimento che stiamo assumendo, quello dell'Afghanistan è uno dei dossier più importanti. Stiamo lavorando fortemente, come in altri teatri, alla formazione delle forze di sicurezza. Abbiamo una certa capacità, tutta nostra, di lavorare in questo settore, che ci è riconosciuta. Anche in Afghanistan, nonostante le difficoltà permangano, nonostante gli errori tragici che coinvolgono i civili e che, tutte le volte che si verificano, noi sentiamo come quando muoiono i nostri militari (la morte di civili afghani in azioni ci fa soffrire allo stesso modo), non dobbiamo però dimenticare i passaggi positivi che sono stati posti in essere. Sono state elette istituzioni, ben diverse da quelle del passato. Alcune province cominciano ad essere governate. Vige ora una Costituzione e 69 donne siedono in Parlamento.
Ma soprattutto, secondo me il segno più importante del fatto che non è tutto uguale in Afghanistan è il dato sulla scolarizzazione. Oggi 7 milioni di bambini in Afghanistan vanno a scuola. Di questi, il 35 per cento sono femmine. Quando c'erano i talebani, erano soltanto 900.000 i bambini che andavano a scuola, ed erano tutti maschi. Oggi, all'università il 20 per cento degli iscritti è rappresentato da donne.
Quindi, quando parliamo di questi scenari credo dobbiamo ricordarci anche di questo.
Della Libia molto è stato detto: della road map per progetti concreti, e anche lì della formazione delle forze di polizia.
È stato ricordato il Libano, e anche qui con orgoglio possiamo sottolineare come, ancora una volta e su richiesta forte venuta sia da parte libanese che israeliana, sia un italiano al comando della missione: il generale Paolo Serra.
Per quanto riguarda il Kosovo, bisogna agire con intelligenza. Per questo, il dibattito sull'aumento o sulla diminuzione dei contingenti va sempre rilevato intorno al contesto di cui parliamo. Dunque, in Kosovo, dove stavamo rapidamente diminuendo il contingente (sebbene noi spesso in quest'Aula avessimo richiamato ad una certa prudenza su un ritiro che forse avrebbe potuto essere eccessivamente veloce), stiamo ora rivedendo i numeri nel senso di prevederne un aumento, perché la situazione che abbiamo curato per tanto tempo è diventata un po' più incandescente.
Oggi sentiremo il Ministro degli affari esteri in Commissione che ci riferirà in merito alla situazione del Corno d'Africa ed anche della missione contro la pirateria. Non possiamo qui dimenticare che tutti guardiamo con preoccupazione, nella situazione confusa che si è creata, quello che sta avvenendo ai nostri due militari del reggimento «San Marco» che sono in mano della giustizia indiana e che noi riteniamo, invece, debbano essere consegnati alla giustizia italiana.
Non l'abbiamo citata molto, dunque permettetemi di ricordare anche la cooperante italiana rapita Rossella Urru. È giusto in queste situazioni che non si parli di ciò che si sta facendo per liberarla, però penso che in quest'Aula la dobbiamo ricordare.
In conclusione, signor Presidente, ribadisco che con le motivazioni espresse in premessa voteremo a favore del provvedimento con grande senso di responsabilità, ricordandoci che la politica estera non dovrebbe mai essere utilizzata per avere delle scorciatoie o delle garanzie in termini elettorali in uno scenario di politica interna. Per questo, penso che le forze politiche che rispondono con serietà a questo richiamo mostrando responsabilità dovranno certamente spiegarlo bene all'opinione pubblica. Però credo altrettanto che dovrebbero spiegare qualcosa all'opinione pubblica anche coloro che hanno cambiato posizione senza che ci sia una motivazione di cambiamento di scenario. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori Amato e Astore. Congratulazioni).