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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 677 del 22/02/2012


FILIPPI Alberto (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FILIPPI Alberto (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Signora Presidente, dopo l'intervento polemico del collega Pedica, vorremmo essere più positivi e, visti anche i recenti fatti di cronaca, prima di qualsiasi altra parola, considerato il contenuto del provvedimento al nostro esame, che riguarda appunto il rifinanziamento delle missioni di pace, desidero ricordare tutti coloro che nel corso delle missioni hanno perso la vita. Un sentito ringraziamento è per tutte le 49 vittime, e la massima solidarietà va, evidentemente, ai loro cari. (Applausi dal Gruppo CN:GS-SI-PID-IB-FI). Purtroppo, gli ultimi a pagare con la vita sono stati tre soldati italiani a causa di un incidente a bordo di un automezzo blindato, come già ricordato correttamente dal relatore, da alcuni colleghi che mi hanno preceduto e questa mattina anche dal Governo. Quindi, proprio per evitare che tali sacrifici vengano dimenticati, proprio per evitare che siano stati vani, occorre, anche oggi, da quest'Aula, fare in modo che arrivi un forte segnale di sostegno anche a questo provvedimento.

Innanzitutto, vanno sottolineati i perché del nostro impegno internazionale, che evidentemente dipendono dalle diverse aree di intervento nelle quali i nostri militari e i nostri civili operano. In un quadro internazionale incerto è dovere confermare con certezza la partecipazione italiana ai processi di pace e ai processi di stabilizzazione democratica come, ad esempio, in Bosnia-Erzegovina, nell'Africa subsahariana, a Cipro e in Afghanistan.

In Afghanistan va ribadita la funzione non certo di contorno, ma di aiuto alla crescita delle istituzioni locali. Questo è un tassello fondamentale per il progredire dell'area e per tentare di prevenire in loco l'esportazione del terrorismo internazionale, proponendo e sviluppando il concetto di "aiutare a casa loro". È scontato che il rischio proprio delle missioni indirizzate a prevenire il terrorismo internazionale sia di non poco conto - lo dimostrano, purtroppo, alcuni numeri, compresi quelli che ho ricordato prima degli eroi caduti in missione - ma prevenire, lo sanno anche i bambini, è evidentemente meglio che curare.

Qualcuno, anche in quest'Aula, pure in forma polemica, ha ricordato come il terrorismo internazionale non sia stato sconfitto. Questo è vero, ma è altrettanto indubbio che una lotta al terrorismo internazionale, cercando di demolirlo nelle radici, ovviamente per quanto possibile, è stata fatta, e non pochi sono stati i successi raggiunti. Oggi non siamo quindi sicuri, ma, a mio avviso, siamo certamente meno insicuri.

La prima caratteristica positiva del provvedimento odierno è la previsione di una proroga annuale, che si discosta quindi dalle cadenze più limitate contenute nei precedenti decreti. La proroga che va dal 1° gennaio al 31 dicembre 2012 rappresenta il primo, vero aspetto positivo che deve essere messo in evidenza, come ricordato anche dal Governo. Per noi è una proroga dovuta. Un impegno che il nostro Paese sta mantenendo con costanza e competenza, sia dal punto di vista qualitativo sia dal punto di vista quantitativo, ovviamente con una prevalenza dell'aspetto di tipo qualitativo, dimostrato dalla grande capacità e dal grande impegno dei nostri uomini dispiegati nei vari territori. Il provvedimento in esame conferma la capacità dell'Italia di assumere un ruolo di responsabilità sulla scena internazionale, soprattutto in quelle aree geopolitiche di crisi che richiedono una efficace cooperazione tra presenza militare e ricostruzione civile per le quali il nostro Paese ha sviluppato una significativa capacità di intervento tra le innumerevoli difficoltà e gli innumerevoli pericoli.

Il secondo aspetto di rilievo è dato dal minore impatto economico del finanziamento attuale rispetto a quello dello scorso anno, con una differenza di circa 100 milioni di euro.

Una terza positività è rappresentata dal fatto che oltre al minore impatto finanziario c'è anche un minore impiego di soldati, mantenendo nel contempo gli impegni assunti a livello internazionale e garantendo il riconosciuto apporto qualitativo, come si è detto prima, delle missioni di pace made in Italy.

Ovviamente, riconoscendo che questa è la strada corretta, l'auspicio per il futuro è di accrescere la cooperazione civile e di ridurre l'impegno militare. Resta inteso che tale auspicio è condizionato dagli eventi.

Nonostante la razionalizzazione delle risorse, molte di queste sono state investite nelle fondamentali operazioni per il contrasto alla pirateria. Con l'occasione, come tra l'altro ampiamente fatto in questi due giorni da molti colleghi che mi hanno preceduto, dal Governo, dai relatori, mi corre l'obbligo di ricordare, all'interno dell'attuale cronaca, il caso dei due marò arrestati, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, del reggimento San Marco, sequestrati da domenica dalla polizia indiana. Molte sono ancora le incongruenze per chiarire i fatti. Ad ogni buon conto, una cosa è certa: le norme internazionali obbligano le istituzioni indiane alla restituzione dei nostri due connazionali. Il diritto internazionale dà inequivocabilmente ragione ai marò Latorre e Girone. In acque internazionali, infatti, la nave in questione è territorio italiano, imponendo l'immunità della giurisdizione. Spetta eventualmente alle istituzioni giudicanti italiane e non a quelle indiane prendersi carico della questione e gestirla.

Dovrebbe peraltro essere superfluo sottolineare che ogni Stato serio debba difendere i propri soldati mentre stanno obbedendo allo Stato stesso e mentre lo rappresentano. Dovrà quindi essere chiarito il perché e se è vero che i nostri funzionari dell'ambasciata hanno permesso che i due marò scendessero a terra, e si dovranno chiarire le responsabilità anche dell'armatore.

Tornando al provvedimento, in conclusione, anche in qualità di vice presidente della Commissione affari esteri mi preme sottolineare l'importanza della cooperazione allo sviluppo quale strumento di politica estera (e sottolineo il termine «strumento»).

Ovviamente dichiaro il voto favorevole, a nome del Gruppo Coesione Nazionale. (Applausi dal Gruppo CN:GS-SI-PID-IB-FI. Congratulazioni).