CONTINI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CONTINI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signora Presidente, signor Sottosegretario, onorevoli senatori, oggi (lo ha detto il senatore Alberto Filippi, come anche gli altri colleghi intervenuti), e anche ieri, abbiamo ricordato i nostri uomini che sono mancati nell'adempimento del proprio dovere. Questo, per quanto mi riguarda, è quello che succede ogni volta che un nostro soldato manca.
Sia ieri che oggi abbiamo parlato in modo serio e abbastanza specifico di tutte le tematiche del provvedimento. Dobbiamo pensare alla grande portata dell'impegno internazionale del nostro Paese e della nostra politica estera, anche perché noi stiamo attraversando una fase estremamente delicata per gli equilibri mondiali a cause dell'instabilità politica in tanti scenari internazionali, che ha caratterizzato gli ultimi dieci anni ma anche delle turbolenze dei mercati finanziari e della grave crisi economica mondiale.
Tutto questo va a confermare la complessità del quadro geopolitico internazionale nel quale le Nazioni Unite e, si spera, finalmente anche l'Unione europea cominceranno d'ora in poi a svolgere un compito di primaria importanza, ancora maggiore di quello svolto fino ad ora, nella salvaguardia della sicurezza e della pace.
Quindi, è fondamentale che l'Italia non si discosti dall'impostazione di politica internazionale filoatlantica e di pieno sostegno alle Nazioni Unite, che fino ad oggi ha operato per la diffusione di valori fondamentali dell'umanità in tutti gli angoli del globo, dove ancora oggi rischiano di restare purtroppo marginali e a volte sono messi anche in discussione. E quando vedo che questi valori vengono messi in discussione - e ciò avviene periodicamente, ogni tre o sei mesi, quando si fanno dei taglia e incolla di programmi, di discussioni o di dichiarazioni di voto - capisco che alcuni colleghi, amici e preparati, non si rendono conto che viviamo in un mondo globale, internazionale, dove tutto accade, dove tutto si muove, dove Aosta è collegata a Pechino, Caltanissetta a Shangai, in un mondo dove anche alcune ore fa - e lo saprete - è stata chiusa la sede dell'ambasciata americana a Kabul a causa delle manifestazioni di protesta originate perché era stata bruciata una copia del Corano nella base di Bagram.
Tutto questo, che accade mentre il segretario di Stato Clinton fra due giorni si recherà in Tunisia e si va a preoccupare con gli "Amici della Siria" che si occupano degli uomini che sono i ribelli, in un certo senso, della primavera siriana (se possiamo permetterci di definirla in questo modo) e, ancora, l'uccisione, nelle ultime ore, di una giornalista francese e di un giornalista americano in Siria, non può non far capire che questo è un mondo vitale, globalizzato, rispetto al quale noi non possiamo chiuderci dentro queste Aule e non comprendere cosa sta succedendo nel mondo. Se noi vogliamo agire in questo modo, possiamo anche farlo: possiamo non metterci a disposizione della comunità internazionale, possiamo non lavorare insieme. A quel punto, però, credo dovremmo chiuderci sotto una campana di vetro e tornare alla pastorizia, o comportarci come in Corea del Nord. Questo non è il caso. Pertanto, proprio nella cooperazione internazionale e nelle missioni di pace si cerca l'aiuto e il sostegno di cui oggi hanno bisogno i nostri uomini e si ripongono le speranze per un futuro migliore.
Come è stato evidenziato anche ieri, ormai sono impegnati circa 8.000 militari italiani nelle missioni internazionali. Tale impegno significa proprio questo: una mano tesa incontro alle speranze e alle aspettative di tanti popoli martoriati. Noi siamo lì per fare anche questo, per essere vicini alla società civile e alle amministrazioni locali nel passaggio dal post-guerra allo sviluppo.
Dobbiamo essere orgogliosi di poter vantare tanto onore e tanta credibilità nel mondo anche grazie ai nostri uomini in missione all'estero, sia civili che militari, ai quali non dobbiamo mai far mancare il nostro appoggio e ai quali non dobbiamo mai far vedere le differenze presenti all'interno del Parlamento e del Paese. Dovremmo restare sempre tutti uniti quando vi è un problema che riguarda un italiano, o venti italiani, all'estero.
Per tale motivo, auspichiamo la convergenza più completa possibile da parte di tutte le forze politiche in Parlamento. Dobbiamo essere consapevoli che in questo momento si trattano temi molti delicati di politica estera, che vanno affrontati con concretezza e buonsenso. Si tratta di due parole che quest'anno devono essere importanti per il Governo che sta lavorando insieme a noi.
Dobbiamo accettare il fatto che le missioni di peace keeping o di peace enforcing, così come di cooperazione internazionale, al pari della diplomazia devono diventare appieno strumenti di politica estera. È bene, dunque, che si oltrepassino gli steccati e si parli ai cittadini italiani una volta per tutte, non attraverso le distorte ideologie e demagogie elettorali (che purtroppo quest'anno troveranno espressione), ma in modo sincero e giusto, per rendere comprensibili tali argomenti anche ad una popolazione che non è troppo informata di politica internazionale. Dobbiamo spiegare e far sì che il nostro popolo abbia una formazione ancora più completa, come i polacchi che hanno compiuto un sorpasso in tanti settori, e non solo in politica estera o militare. Dunque, dobbiamo far sì che l'opinione pubblica sia informata e consapevole delle responsabilità e dei risvolti di politica internazionale anche sugli stessi cittadini e sul Paese. Dobbiamo spiegare tutto questo, ma per farlo dobbiamo innanzi tutto capirlo noi in questa sede. Sarebbe bene, pertanto, che quando si parla di questioni internazionali tutti i senatori fossero presenti in Aula.
Deve essere chiaro a tutti i cittadini italiani che nel futuro a fare la differenza tra lo sviluppo e il sottosviluppo, tra la crescita economica e il declino sarà proprio la posizione espressa sui temi di politica estera, quelli che in pochi ascoltano, il livello di impegno, anche militare, assunto dal nostro Paese nel contesto mondiale.
Allora, deve essere chiaro innanzi tutto che non sono concesse incertezze, né rapporti equivoci, né tergiversazioni che non giovano alla nostra reputazione nel mondo. Per certi versi, non è ammessa neanche la giustificazione della mancanza di risorse; infatti, queste ultime possono e devono derivare dalla razionalizzazione della spesa pubblica e dalla eliminazione degli sprechi - ce ne sono ancora tanti - anche nel comparto della difesa. Sono certa che quest'anno si lavorerà anche su questo, perché il sostegno della nostra presenza all'estero nelle missioni internazionali di pace è un obiettivo di fondamentale importanza. Proprio in tale ottica dovremmo lavorare affinché il gap che ancora ci separa dai nostri maggiori partner internazionali in termini di budget della difesa venga quanto prima colmato proprio con maggiori risorse provenienti dalla razionalizzazione della spesa pubblica. Le giuste, e direi anche necessarie, ambizioni per quanto riguarda il nostro ruolo nello scenario internazionale debbono essere supportate dalla capacità operativa. Sappiamo che il Ministero della difesa sta lavorando in questo senso. Sappiamo che è importante un profilo operativo professionale, snello, flessibile, con maggiore capacità di intelligence, che assegni maggiore importanza alle esigenze della difesa globale (che richiede importanti impegni in teatri di crisi, a macchia di leopardo) e adatto alle necessità di contrasto al terrorismo.
Ecco perché, signora Presidente, signor Sottosegretario, dichiariamo il voto favorevole del nostro Gruppo. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Baldassarri. Congratulazioni).