MAGRI, sottosegretario di Stato per la difesa. Ricorda i tre militari italiani deceduti lunedì scorso in Afghanistan e, in relazione alla vicenda dei marò trattenuti in India con l'accusa di aver ucciso due pescatori, assicura il massimo impegno diplomatico del Governo affinché si applichino i principi del diritto internazionale anziché quelli dell'ordinamento indiano, come è giusto che sia, visto che i fatti, ancora tutti da verificare, sono avvenuti in acque internazionali. Le Forze armate hanno il compito di garantire la sicurezza nazionale e di cooperare sul piano internazionale per il perseguimento di obiettivi di stabilità e di pace: nei prossimi mesi il Governo realizzerà una verifica delle condizioni politiche e militari di ciascuna missione cui l'Italia partecipa. Per quanto riguarda la missione ISAF, il quadro evolutivo è positivo e le forze di sicurezza afghane sono in crescita sotto il profilo qualitativo e quantitativo. La transizione rimane tuttavia delicata e sarà cura del Governo prestare un'attenzione ancora maggiore alla sicurezza dei soldati italiani. La moderata riduzione delle unità militari in Afghanistan proseguirà fino alla conclusione della missione prevista nel 2014. Per quanto riguarda il Libano, l'impegno rimane significativo e all'Italia è stato assegnato nuovamente il comando di UNIFIL. La situazione è al momento stabile ma la crisi siriana può complicare il quadro. Il riacutizzarsi del conflitto etnico e politico nei Balcani spiega il mantenimento del contingente italiano nel nord del Kosovo. Con riguardo allo stanziamento di risorse per la cooperazione con le forze di sicurezza libiche, precisa che i rapporti bilaterali tra Italia e Libia hanno come cornice quattro risoluzioni adottate lo scorso anno dalle Nazioni Unite. L'Italia conferma la partecipazione a operazioni di contrasto della pirateria che mettono in pericolo l'approvvigionamento energetico. In risposta ad alcuni rilievi critici, replica che la spesa militare italiana è circa la metà della media europea. Gli investimenti in addestramento e nuovi sistemi d'arma aumentano l'efficienza e la sicurezza personale dei soldati: si punta ad uno strumento militare più snello, meglio addestrato ed attrezzato. Nelle missioni internazionali accade troppo spesso che l'Italia chieda copertura aerea agli alleati: il Governo intende garantire maggiore autonomia operativa e quindi ha individuato il numero di F-35 necessari e non vuole ridurre le risorse destinate al progetto Eurofighter. (Applausi dai Gruppi PdL e PD e del senatore Fosson).