ORDINI DEL GIORNO
PEDICA, CAFORIO, BELISARIO, GIAMBRONE, BUGNANO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, MASCITELLI, PARDI
Respinto
Il Senato:
premesso che:
per l'Afghanistan le organizzazioni non governative e le associazioni auspicavano interventi mirati e decisioni più concrete anche in considerazione del fatto che sul fronte della sicurezza per gli argani la situazione è peggiorata, a fronte di un processo negoziale che non sembra procedere e che manca di mediatori credibili e di una figura terza tra governo e talebani che sia garanzia di una mediazione autonoma;
ogni anno il conflitto produce quasi tremila vittime civili (2.777 nel 2010 con un aumento del 15 per cento e con 1.500 persone uccise nei primi sei mesi del 2011);
sebbene le persone che rimangono uccise da azioni e attentati delle forze anti-governative rappresentino l'80 per cento dei morti, le donne, gli uomini e i bambini uccisi in raid della NATO e in azioni delle forze afgane sono ancora il 14 per cento del totale: i circa 300 raid notturni condotti ogni mese continuano inoltre a seminare paura, distruzione, morte, sfiducia e rabbia nella popolazione;
l'accesso all'acqua potabile e all'elettricità resta privilegio di pochi (un bambino su cinque continua a morire prima del compimento del quinto anno di età), specie nelle campagne, ancora a livelli minimi e la possibilità di accedere a servizi di sanità pubblica, in un Paese che si sta pericolosamente avviando verso la privatizzazione del servizio c che il rapporto sullo sviluppo umano dell'Onu ha classificato al 147º posto tra i paesi con le performance peggiori;
meno del 15 per cento delle donne afgane sono alfabetizzate, mentre l'87 per cento fra loro è oggetto di diversi tipi di abuso (matrimoni combinati, violenza sessuale, eccetera) tra le pareti domestiche;
mediamente il 90 per cento delle risorse destinate agli aiuti è andato a sostenere l'intervento militare e solo il 10 per cento, e per l'Italia ancora meno, è stato impiegato in progetti di cooperazione civile; di questa somma, inoltre, oltre un terzo è stato speso per garantire la «sicurezza» al progetto stesso;
nonostante le decine di miliardi di dollari di aiuti versati dalla comunità internazionale dal 2001 a oggi, le condizioni di vita della popolazione afgana sono peggiorate rispetto all'inizio della guerra: la povertà assoluta è salita dal 23 al 36 per cento della popolazione, l'aspettativa di vita è scesa da 46 a 44 anni (in Italia, per fare un confronto è di 81 anni), la mortalità infantile è aumentata dal 147 al 149 per mille (nel nostro Paese è al 3 per mille), il tasso di alfabetizzazione è sceso dal 31 al 28 per cento (mentre in Italia è del 98 per cento);
l'economia afgana, basata quasi esclusivamente sulla produzione di oppio ed eroina, non sarà mai autonoma, perché dipendente dagli aiuti internazionali, gran parte dei quali tornano ai Paesi donatori sotto altre forme, non sempre legali, come documentato da inchieste in corso. La corruzione infatti domina anche le forze di polizia locali, oggi ancora incapaci e inadeguate a garantire la sicurezza;
considerato che:
le risorse per cooperazione allo sviluppo passano da 179 milioni di euro del 2011 a 86 milioni di euro per il 2012, facendo registrare il terzo dimezzamento dell'ammontare dei fondi per le fInalità previste dalla legge n. 49 del 1987 in 4 anni;
il presente provvedimento dispone un aumento delle risorse per la cooperazione allo sviluppo che è si un passo avanti, ma non è abbastanza, considerato che questo settore merita più coraggio nelle azioni perché è l'unico modo per favorire il reale rilancio dei Paesi occupati e perché questo deve essere il fine ultimo delle nostre missioni internazionali, per la prima volta nella storia del nostro Paese, all'interno del Governo in carica siede il nuovo Ministro per la Cooperazione internazionale e l'integrazione;
impegna il Governo:
a stanziare, a partire dall'inizio del ritiro del contingente italiano in Afghanistan, per ogni euro risparmiato per le spese della missione militare, 30 centesimi per interventi di cooperazione civile, ovvero a trasferire a partire dal 2012 il 30 per cento di quanto risparmiato nella spesa militare a investimenti di cooperazione civile, concordando le modalità di intervento e di spesa in un forum tra i Ministeri competenti e la società civile.
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
in sede di esame del disegno di legge n. 3128 «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 29 dicembre 2011, n. 215, recante proroga delle missioni internazionali delle Forze armate e di polizia, iniziative di cooperazione allo sviluppo e sostegno ai processi di ricostruzione e partecipazione alle iniziative delle organizzazioni internazionali per il consolidamento dei processi di pace e di stabilizzazione, nonché disposizioni urgenti per l'amministrazione della difesa»;
considerato che:
l'Italia ha sempre manifestato la propria attenzione, attraverso le attività della cooperazione per lo sviluppo, per tutte quelle iniziative di rispetto dei diritti umani e la promozione della democrazia nei paesi dell'area mediterranea e del mondo arabo in generale;
impegna il Governo:
a includere lo Yemen tra i paesi destinatari di aiuti per la cooperazione elencanti nell'articolo 7 del disegno di legge n. 3128.
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(*) Accolto dal Governo come raccomandazione