SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVI LEGISLATURA ------
677a SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO
SOMMARIO E STENOGRAFICO (*)
MERCOLEDÌ 22 FEBBRAIO 2012
(Antimeridiana)
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Presidenza del vice presidente NANIA,
indi della vice presidente MAURO
e della vice presidente BONINO
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(*) Include l'ERRATA CORRIGE pubblicato nel Resoconto della seduta n. 681 del 28 febbraio 2012
(N.B. Il testo in formato PDF non è stato modificato in quanto copia conforme all'originale)
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N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Coesione Nazionale:Grande Sud-SI-PID-Il Buongoverno-FI: CN:GS-SI-PID-IB-FI; Italia dei Valori: IdV; Il Popolo della Libertà: PdL; Lega Nord Padania: LNP; Partito Democratico: PD; Per il Terzo Polo (ApI-FLI): Per il Terzo Polo:ApI-FLI; Unione di Centro, SVP e Autonomie (Union Valdôtaine, MAIE, Verso Nord, Movimento Repubblicani Europei, Partito Liberale Italiano, Partito Socialista Italiano): UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI; Misto: Misto; Misto-MPA-Movimento per le Autonomie-Alleati per il Sud: Misto-MPA-AS; Misto-Partecipazione Democratica: Misto-ParDem; Misto-Partito Repubblicano Italiano: Misto-P.R.I..
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RESOCONTO SOMMARIO
Presidenza del vice presidente NANIA
La seduta inizia alle ore 9,33.
Il Senato approva il processo verbale della seduta del 15 febbraio.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B ai Resoconti della seduta.
Avverte che dalle ore 9,40 decorre il termine regolamentare di preavviso per eventuali votazioni mediante procedimento elettronico.
Sulla scomparsa di Giuseppe Mininni Jannuzzi
D'AMBROSIO LETTIERI (PdL). Informa l'Assemblea della scomparsa di Giuseppe Mininni Jannuzzi, senatore nelle legislature XI e XII e membro della Commissione sanità. (Applausi).
PRESIDENTE. Si associa, a nome dell'Assemblea.
Seguito della discussione e approvazione del disegno di legge:
(3128) Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 29 dicembre 2011, n. 215, recante proroga delle missioni internazionali delle Forze armate e di polizia, iniziative di cooperazione allo sviluppo e sostegno ai processi di ricostruzione e partecipazione alle iniziative delle organizzazioni internazionali per il consolidamento dei processi di pace e di stabilizzazione, nonché disposizioni urgenti per l'amministrazione della difesa (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale)
PRESIDENTE. Ricorda che nella seduta di ieri hanno avuto luogo la discussione generale e le repliche dei relatori.
MAGRI, sottosegretario di Stato per la difesa. Ricorda i tre militari italiani deceduti lunedì scorso in Afghanistan e, in relazione alla vicenda dei marò trattenuti in India con l'accusa di aver ucciso due pescatori, assicura il massimo impegno diplomatico del Governo affinché si applichino i principi del diritto internazionale anziché quelli dell'ordinamento indiano, come è giusto che sia, visto che i fatti, ancora tutti da verificare, sono avvenuti in acque internazionali. Le Forze armate hanno il compito di garantire la sicurezza nazionale e di cooperare sul piano internazionale per il perseguimento di obiettivi di stabilità e di pace: nei prossimi mesi il Governo realizzerà una verifica delle condizioni politiche e militari di ciascuna missione cui l'Italia partecipa. Per quanto riguarda la missione ISAF, il quadro evolutivo è positivo e le forze di sicurezza afghane sono in crescita sotto il profilo qualitativo e quantitativo. La transizione rimane tuttavia delicata e sarà cura del Governo prestare un'attenzione ancora maggiore alla sicurezza dei soldati italiani. La moderata riduzione delle unità militari in Afghanistan proseguirà fino alla conclusione della missione prevista nel 2014. Per quanto riguarda il Libano, l'impegno rimane significativo e all'Italia è stato assegnato nuovamente il comando di UNIFIL. La situazione è al momento stabile ma la crisi siriana può complicare il quadro. Il riacutizzarsi del conflitto etnico e politico nei Balcani spiega il mantenimento del contingente italiano nel nord del Kosovo. Con riguardo allo stanziamento di risorse per la cooperazione con le forze di sicurezza libiche, precisa che i rapporti bilaterali tra Italia e Libia hanno come cornice quattro risoluzioni adottate lo scorso anno dalle Nazioni Unite. L'Italia conferma la partecipazione a operazioni di contrasto della pirateria che mettono in pericolo l'approvvigionamento energetico. In risposta ad alcuni rilievi critici, replica che la spesa militare italiana è circa la metà della media europea. Gli investimenti in addestramento e nuovi sistemi d'arma aumentano l'efficienza e la sicurezza personale dei soldati: si punta ad uno strumento militare più snello, meglio addestrato ed attrezzato. Nelle missioni internazionali accade troppo spesso che l'Italia chieda copertura aerea agli alleati: il Governo intende garantire maggiore autonomia operativa e quindi ha individuato il numero di F-35 necessari e non vuole ridurre le risorse destinate al progetto Eurofighter. (Applausi dai Gruppi PdL e PD e del senatore Fosson).
BAIO, segretario. Dà lettura dei pareri espressi dalle Commissioni 1a e 5a sul testo del disegno di legge e sui relativi emendamenti. (v. Resoconto stenografico).
PRESIDENTE. Passa all'esame dell'ordine del giorno G100.
CABRAS, relatore. Il parere è favorevole se viene soppressa la parte delle premesse e dei considerata.
MAGRI, sottosegretario di Stato per la difesa. Concorda con il relatore.
CAFORIO (IdV). Accoglie la proposta del relatore.
PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G100 (testo 2) non viene posto in votazione.
La Presidenza dichiara inammissibili, ai sensi dell'articolo 100, comma 8, del Regolamento, gli emendamenti 1.27, 1.28, 1.29, 1.33, 1.35, 1.36, 1.38, 1.43, 1.42, 1.44, 1.48, 1.49, 1.50, 1.53, 1.54, 1.55, 1.58, 1.59, 1.60, 1.63, 1.64, 1.65, 1.68, 1.69, 1.72, 1.75, 1.77, 1.78, 1.79, 1.86, 1.87, 1.90, 1.91, 1.92, 1.94, 1.108, 1.113, 1.117, 1.118, 1.128, 1.130, 1.131, 1.135, 1.136, 1.137, 1.141, 1.142, 1.143, 1.148, 1.147, 1.153, 1.152, 1.164, 1.163, 1.167, 1.168, 1.173, 1.172, 1.177, 1.176 e 1.178 e gli emendamenti 5.13, 5.32, 9.5 e 9.11.
Passa all'esame dell'articolo 1 del disegno di legge. Avverte che gli emendamenti si intendono riferiti agli articoli del decreto-legge da convertire nel testo comprendente le modifiche apportate dalla Camera dei deputati. Passa quindi agli emendamenti riferiti all'articolo 1 del decreto-legge (Missioni internazionali delle Forze armate e di polizia), ricordando che sugli emendamenti 1.30, 1.16, 1.32, 1.19, 1.47, 1.62, 1.71, 1.74, 1.81, 1.105, 1.112, 1.116, 1.121, 1.124, 1.127, 1.140, 1.146, 1.151, 1.156, 1.162, 1.171, 1.175 la Commissione bilancio ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
PEDICA (IdV). I tanti emendamenti presentati dal Gruppo IdV all'articolo 1 hanno lo scopo di suscitare un dibattito più approfondito e di ottenere chiarimenti e precisazioni da parte del Governo sulle missioni da rifinanziare, in particolare quelle in Afghanistan e in Libia. Il Gruppo IdV è contrario a destinare a spese militari ingenti fondi che potrebbero invece alleviare la situazione delle famiglie in difficoltà a causa della crisi economica. Peraltro, il Governo è stato piuttosto vago su modalità e tempi di realizzazione del disimpegno dell'Italia in Afghanistan, limitandosi a indicare il limite temporale del 2014.
CAFORIO (IdV). L'emendamento 1.22 propone di sopprimere le norme sul rifinanziamento della missione in Afghanistan, ormai fallita perché si è trasformata in mera presenza militare accantonando le originarie finalità di costruzione della pace. È giusto richiamare i militari italiani, la cui presenza in un teatro di guerra viola l'articolo 11 della Costituzione.
TORRI (LNP). Con gli emendamenti 1.20 e 1.21, si propone di sopprimere i commi 16 e 16-bis dell'articolo 1 che rifinanziano la missione in Libia, in considerazione dell'instabilità ancora presente in quel contesto. Forse troppo frettolosamente si è plaudito alla caduta del regime di Gheddafi, visto che il Consiglio nazionale transitorio libico non riesce ad ottenere neanche il disarmo nella regione. Prima di decidere eventuali rifinanziamenti, sarà opportuno attendere la formazione di un Governo legittimo. (Applausi dal Gruppo LNP).
CABRAS, relatore. Invita a ritirare tutti gli emendamenti all'articolo 1, altrimenti il parere è contrario.
MAGRI, sottosegretario di Stato per la difesa. La riduzione o soppressione dei finanziamenti impedirebbe l'operatività delle missioni italiane, per cui si dovrebbe prima rinegoziare gli accordi internazionali che le hanno definite. Esprime pertanto parere conforme a quello del relatore.
Risultano respinti, preclusi, improcedibili o inammissibili gli emendamenti da 1.25 a 1.36.
PEDICA (IdV). Ribadisce che la missione in Afghanistan si è sviluppata come operazione di guerra, per combattere il terrorismo internazionale.
Risultano respinti, improcedibili o inammissibili gli emendamenti da 1.37 a 1.65.
PEDICA (IdV). Il provvedimento mira addirittura a rafforzare alcune missioni, tra cui quelle nei Balcani, nel Mediterraneo ed in Somalia, pertanto bisognerebbe sopprimere tali disposizioni.
Risultano respinti, improcedibili o inammissibili gli emendamenti da 1.66 a 1.178.
PRESIDENTE. Passa all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 2 del decreto-legge (Disposizioni in materia di personale), ricordando che sull'emendamento 2.14 la Commissione bilancio ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
PEDICA (IdV). Gli articoli 2, 3 e 4 del provvedimento recano norme in materia di personale, penale e contabile. Il Governo dovrebbe dar conto delle dichiarazioni rese alla stampa dal Ministro della difesa, il quale ha affermato che le risorse recuperate dai tagli al personale militare saranno usate per l'acquisto di armamenti. In una fase di recessione economica caratterizzata da crisi occupazionale tale posizione è inaccettabile.
CABRAS, relatore. Invita a ritirare tutti gli emendamenti, altrimenti il parere è contrario.
MAGRI, sottosegretario di Stato per la difesa. Concorda con il relatore. Il Governo intende porre in essere un processo di razionalizzazione delle Forze armate da realizzare in un lungo arco di tempo, con l'intento di avere un apparato militare efficiente e dotato di un'attrezzatura che garantisca di operare in sicurezza. (Applausi dai Gruppi PdL e PD e del senatore Tedesco).
L'emendamento 2.4 risulta respinto.
PEDICA (IdV). Vanno chiarite le dichiarazioni rese alla stampa in cui il Ministro della difesa ha parlato di acquisto di armi da effettuare con i risparmi ottenuti attraverso i tagli al personale.
Gli emendamenti 2.5, 2.6, 2.7 e 2.8 risultano respinti.
Presidenza della vice presidente MAURO
PEDICA (IdV). Fornisce ulteriori precisazioni sulle dichiarazioni del Ministro della difesa in merito alla destinazione dei risparmi ottenuti dalla annunciata riduzione del personale militare. Peraltro, gli aerei F-35 che l'Italia si accinge ad acquistare vengono considerati difettosi da alcune fonti.
Risultano respinti o improcedibili gli emendamenti da 2.9 a 2.14.
PRESIDENTE. Passa all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 3 del decreto-legge (Disposizioni in materia penale).
CABRAS, relatore. Invita a ritirare tutti gli emendamenti, altrimenti il parere è contrario.
MAGRI, sottosegretario di Stato per la difesa. Concorda con il relatore.
Gli emendamenti 3.1 e 3.2 risultano respinti.
PRESIDENTE. Passa all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 4 del decreto-legge (Disposizioni in materia contabile), ricordando che sull'emendamento 4.13 la Commissione bilancio ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
TORRI (LNP). L'emendamento 4.1 propone di sopprimere i commi 1-bis e 1-ter dell'articolo 4. Impedire i pignoramenti dei fondi di contabilità speciale destinati alle spese per la difesa e la sicurezza danneggia le imprese creditrici.
CABRAS, relatore. Invita a ritirare tutti gli emendamenti, oppure il parere è contrario.
MAGRI, sottosegretario di Stato per la difesa. Concorda con il relatore.
Risultano respinti, preclusi o improcedibili tutti gli emendamenti all'articolo 4.
PRESIDENTE. Passa all'esame degli emendamenti e dell'ordine del giorno riferiti all'articolo 5 del decreto-legge (Disposizioni per l'Amministrazione della difesa), ricordando che sull'emendamento 5.33 la Commissione bilancio ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
PEDICA (IdV). L'articolo 5, di cui si chiede la soppressione, pone in essere un'operazione poco trasparente di utilizzo di fondi per l'acquisto di sistemi d'arma, un tema, questo, su cui si è sviluppato un ampio dibattito critico. Si tratta di norme estranee al tema delle missioni internazionali e per la loro rilevanza andrebbero approfondite in provvedimenti specifici.
TORRI (LNP). In considerazione delle esigenze di risanamento delle finanze pubbliche, l'emendamento 5.1 propone di conseguire ulteriori risparmi di spesa dalla soppressione dei corsi di formazione a carattere teorico-pratico conosciuti con il nome di mini-naja.
GAMBA, relatore. Esprime parere contrario su tutti gli emendamenti.
MAGRI, sottosegretario di Stato per la difesa. Concorda con il relatore. Solo un milione l'anno è devoluto alla mini-naja.
L'emendamento 5.2 risulta respinto.
PRESIDENTE. Saluta, a nome dell'Assemblea, gli studenti della scuola secondaria statale di primo grado «Giovanni Pascoli» di Aversa, in provincia di Caserta, presenti nelle tribune. (Applausi).
PEDICA (IdV). Annuncia voto favorevole sull'emendamento 5.12, che propone di sopprimere il comma 1 dell'articolo 5, in materia di efficientamento e ristrutturazione degli arsenali, di personale in transito dai ruoli normali ai ruoli speciali, di proroga per il triennio 2012-2015 dell'attività e dei contributi a favore dell'Agenzia dell'industria e difesa.
Risultano respinti o inammissibili gli emendamenti da 5.12 a 5.15.
TORRI (LNP). Poiché la maggior parte delle risorse destinate alla mini-naja sarà impiegata in investimenti strutturali, sarebbe stato definire una volta per tutte la questione.
Presidenza della vice presidente BONINO
PERDUCA (PD). La mini-naja si è rivelata un'esperienza inutile e costosa; visto che si è deciso di non proseguirla, sarebbe stato auspicabile che sulla materia il Governo avesse accolto almeno un ordine del giorno.
PEDICA (IdV). La cosiddetta mini-naja è stata un costoso capriccio del precedente Ministro della difesa.
BALDASSARRI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Annuncia il voto favorevole del Gruppo sull'emendamento 5.1.
GIOVANARDI (PdL). Il dibattito su problematiche di ordine economico va distinto da una valutazione sulla funzione della cosiddetta mini-naja, che ha consentito a molti giovani di fare un'esperienza positiva e ha avuto molto successo.
Risultano respinti gli emendamenti 5.1 e 5.16.
PEDICA (IdV). Annuncia il voto favorevole sull'emendamento 5.17, che propone di sopprimere la lettera a) del comma 2, che reca spese ed evidenti sprechi di risorse.
Risultano respinti gli emendamenti da 5.17 a 5.26.
PEDICA (IdV). L'emendamento 5.4 prevede che il Governo si impegni a ridisegnare il modello della difesa eliminando i profili di spreco, nell'ottica dell'avvio di programmi interforze.
L'emendamento 5.4 risulta respinto.
PEDICA (IdV). Dichiarando il voto favorevole sull'emendamento 5.5, invita il Governo ad impegnarsi per la creazione di un modello di difesa basato sulla professionalità e non su una precarizzazione delle Forze armate, incentivando la cooperazione per la costruzione di un programma europeo.
Risultano respinti gli emendamenti 5.5, 5.3 e 5.27.
CAFORIO (IdV). A fronte delle lacune riscontrate nel controllo parlamentare sull'attuazione dei programmi di difesa, l'emendamento 5.6 è volto a riproporre il parere vincolante delle competenti Commissioni parlamentari su tali provvedimenti.
Risultano respinti gli emendamenti 5.6, 5.28 e 5.29.
PEDICA (IdV). Anche l'emendamento 5.30 intende reintrodurre il parere vincolante del Parlamento nelle decisioni inerenti i piani di armamento decisi dal Governo.
Risultano respinti gli emendamenti 5.30 e 5.31 e inammissibile l'emendamento 5.32.
PEDICA (IdV). L'emendamento 5.33 è volto a sospendere l'acquisto di ulteriori armamenti e a promuovere il corretto utilizzo di quelli già esistenti.
L'emendamento 5.33 risulta respinto.
LANNUTTI (IdV). Nella gravità dell'attuale crisi economica occorre maturare maggiore consapevolezza delle spese sostenute per gli armamenti ed a tal fine l'emendamento 5.7 prevede che il Governo riferisca semestralmente in merito alle competenti Commissioni parlamentari.
L'emendamento 5.7 risulta respinto.
CABRAS, relatore. Esprime parere contrario all'accoglimento dell'ordine del giorno G5.100.
MAGRI, sottosegretario di Stato per la difesa. Il Governo non accoglie l'ordine del giorno G5.100.
CAFORIO (IdV). Insiste per la votazione elettronica dell'ordine del giorno G5.100.
L'ordine del giorno G5.100 risulta respinto.
PRESIDENTE. Passa all'esame degli emendamenti e dell'ordine del giorno riferiti all'articolo 6 del decreto-legge (Modificazioni dell'articolo 5 del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130). L'emendamento 6.0.100 è stato trasformato nell'ordine del giorno G6.100 (testo 2).
CAFORIO (IdV). L'emendamento 6.1 riguarda l'importante tema dell'impiego di personale privato armato nelle navi mercantili in funzione antipirateria, che meriterebbe un provvedimento ad hoc che colmasse tutte le lacune presenti nella normativa vigente.
GAMBA, relatore. Sull'ordine del giorno G6.100 (testo 2) si rimette al Governo, mentre esprime parere contrario su tutti gli emendamenti riferiti all'articolo 6, che sono di evidente natura ostruzionistica.
MAGRI, sottosegretario di Stato per la difesa. Esprime parere conforme a quello del relatore sugli emendamenti ed accoglie l'ordine del giorno G6.100 (testo 2) come raccomandazione.
SERRA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Non insiste per la votazione.
PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo come raccomandazione, l'ordine del giorno G6.100 (testo 2) non viene posto ai voti.
L'emendamento 6.1 risulta respinto.
PEDICA (IdV). Con l'emendamento 6.2 si intende sopprimere il comma 1 dell'articolo 6, con il quale si prevede l'impiego delle guardie giurate che non abbiano ancora frequentato i corsi teorico-pratici alle missioni internazionali in incarichi operativi. La disciplina vigente in materia deve essere radicalmente rivista, al fine di tutelare le stesse guardie giurate, in particolare sotto il profilo dell'utilizzo delle armi che la normativa vigente ancora non consente loro.
DI GIOVAN PAOLO (PD). Alcuni degli emendamenti presentati hanno motivazioni tattiche. L'accettazione sincera dei principi di nonviolenza porta ad escludere l'utilizzo delle armi da parte di persone non appartenenti alle Forze dell'ordine oppure l'indicazione di destinazioni alternative di spesa in armamenti. (Applausi dei senatori Perduca e Poretti).
PEDICA (IdV). Ribadisce la contrarietà del Gruppo all'utilizzo delle armi e l'impegno dello stesso per una riconversione delle risorse ad interventi di cooperazione civile. (Applausi dal Gruppo IdV e dei senatori Pinzger e Peterlini).
L'emendamento 6.2 risulta respinto.
PERDUCA (PD). Anche a nome della senatrice Poretti, dichiara il voto di astensione su tutti gli emendamenti riferiti all'articolo 6 del decreto-legge. Associandosi alle considerazioni fatte sulla necessità di difendere coerentemente i principi della non violenza, evidenzia come il Gruppo IdV non dimostri tale coerenza quando si affronta la tematica delle carceri.
PEDICA (IdV). Il Gruppo IdV ha sempre partecipato alle iniziative promosse a favore dei detenuti.
Gli emendamenti 6.3 e 6.4 risultano respinti.
CALIENDO (PdL). Segnala un errore durante la votazione sull'emendamento 6.3.
LICASTRO SCARDINO (PdL). Segnala un errore durante la votazione sullo stesso emendamento.
Risultano respinti i restanti emendamenti all'articolo 6.
PRESIDENTE. Passa all'esame degli ordini del giorno riferiti all'articolo 7 del decreto-legge (Iniziative di cooperazione allo sviluppo).
PEDICA (IdV). Con l'ordine del giorno G7.100 si impegna il Governo a stanziare il 30 per cento dei risparmi ottenuti dal ritiro del contingente italiano dall'Afghanistan per interventi di cooperazione civile.
PERDUCA (PD). Con l'ordine del giorno G7.101 si impegna il Governo ad includere lo Yemen tra i Paesi destinatari di aiuti per la cooperazione elencati nell'articolo 7 del disegno di legge.
CABRAS, relatore. Esprime parere contrario all'accoglimento dell'ordine del giorno G7.100 ed auspica la trasformazione in raccomandazione dell'ordine del giorno G7.101.
MAGRI, sottosegretario di Stato per la difesa. Concorda con il relatore.
PEDICA (IdV). Risulta incomprensibile, da parte dell'attuale Governo, la contrarietà ad una misura orientata alla pace come quella della riconversione delle risorse dalle spese militari a quelle per la cooperazione. (Applausi dal Gruppo IdV).
TORRI (LNP). Se sono apprezzabili le finalità di risparmio enunciate, sarebbe comunque preferibile che le risorse fossero destinate ai cittadini italiani. Non risultano inoltre condivisibili le premesse dell'ordine del giorno G7.100 circa l'operato della NATO.
L'ordine del giorno G7.100 risulta respinto.
PERDUCA (PD). Non insiste per la votazione dell'ordine del giorno G7.101, accolto dal Governo come raccomandazione.
PRESIDENTE. All'articolo 8 (Sostegno ai processi di ricostruzione e partecipazione alle iniziative delle organizzazioni internazionali per il consolidamento dei processi di pace e di stabilizzazione) non sono riferiti emendamenti.
Passa all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 9 del decreto-legge (Regime degli interventi) ricordando che sull'emendamento 9.7 la Commissione bilancio ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
PEDICA (IdV). Segnala gli emendamenti soppressivi presentati, invitando a riflettere sulla inopportunità di tollerare sprechi nel grave momento di crisi economica e a fronte delle sofferenze che il Paese sta attraversando.
GAMBA, relatore. Esprime parere contrario su tutti gli emendamenti, dal chiaro intento ostruzionistico.
MAGRI, sottosegretario di Stato per la difesa. Esprime parere conforme a quello espresso dal relatore.
PEDICA (IdV). Chi parla di ostruzionismo evidentemente non ha consapevolezza dei sentimenti e dei problemi della gente comune, che non può tollerare ulteriormente le spese militari. (Applausi dal Gruppo IdV. Commenti dai Gruppi PdL e PD).
Risultano respinti, improcedibili o inammissibili tutti gli emendamenti riferiti all'articolo 9.
PRESIDENTE. Passa all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 10 del decreto-legge(Copertura finanziaria), ricordando che la Commissione bilancio ha espresso parere contrario, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, sugli emendamenti 10.2 e 10.3.
CAFORIO (IdV). L'emendamento 10.1 trasferisce alla cooperazione i fondi destinati alla mini-naja.
GAMBA, relatore. Esprime parere contrario sugli emendamenti.
MAGRI, sottosegretario di Stato per la difesa. Conferma il parere del relatore.
Risultano respinti gli emendamenti all'articolo 10.
PRESIDENTE. Passa all'esame dell'emendamento riferito all'articolo 10-bis (Comunicazioni al Parlamento).
TORRI (LNP). E' disponibile a trasformare l'emendamento 10-bis.1 in un ordine del giorno.
GAMBA, relatore. La previsione di un parare obbligatorio e vincolante delle Commissioni competenti sulla riduzione dei contingenti schierati sui teatri di crisi è in contrasto con le procedure parlamentari.
TORRI (LNP). L'ordine del giorno può prevedere l'espressione di una raccomandazione in luogo di un parere obbligatorio.
MAGRI, sottosegretario di Stato per la difesa. L'ordine del giorno è di difficile accoglimento perché indica una modalità operativa non chiara. Il Governo ha accolto la cadenza quadrimestrale delle comunicazioni alle Commissioni parlamentari competenti sullo stato delle missioni in corso e degli interventi di cooperazione allo sviluppo a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione, ma è disponibile a riferire ogni qual volta fosse necessario ed a valutare ogni atto parlamentare di indirizzo in materia. Invita a ritirare l'emendamento 10-bis.1.
TORRI (LNP). Mantiene in votazione l'emendamento.
L'emendamento 10-bis.1 risulta respinto.
PRESIDENTE. Passa all'esame dell'emendamento riferito all'articolo 11 (Entrata in vigore).
CABRAS, relatore. Esprime parere contrario.
MAGRI, sottosegretario di Stato per la difesa. Esprime parere contrario.
L'emendamento 11.1 risulta respinto.
PRESIDENTE. Passa alla votazione finale.
SBARBATI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Le missioni militari nei teatri internazionali sono uno strumento delicato e importante della politica estera e della politica di difesa, che appaiono sempre più intrecciate, e garantiscono all'Italia un ruolo visibile e riconosciuto a livello internazionale. Eroi della sicurezza e della pace, i soldati italiani impegnati in numerose operazioni di stabilizzazione e cooperazione meritano dunque apprezzamento e gratitudine. Nell'annunciare voto favorevole alla proroga delle missioni internazionali, il Gruppo sottolinea positivamente la proiezione temporale annuale del provvedimento, il confronto periodico e istituzionalizzato del Governo con le Commissioni parlamentari competenti, la sensibilità per i diritti umani mostrata dal ministro Terzi di Sant'Agata. (Applausi dal Gruppo UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI).
PRESIDENTE. Saluta, a nome dell'Assemblea, gli studenti della scuola media statale "Raimondo Annecchino" di Pozzuoli, in provincia di Napoli, presenti nelle tribune. (Applausi).
PEDICA (IdV). L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà dei popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali: il Gruppo voterà contro un provvedimento omnibus, che contrasta con l'articolo 11 della Costituzione e mescola la lotta alla pirateria con gli investimenti in armi, la cooperazione allo sviluppo con le operazioni militari. La missione in Afghanistan è un'operazione di guerra diretta da Washington, che ha comportato costi umani ed economici elevati e ha prodotto risultati insoddisfacenti. Il terrorismo, infatti, va combattuto con strumenti politici e la stabilizzazione, anche rispetto alla Siria e all'Iran, va perseguita con mezzi diplomatici. Il provvedimento è criticabile anche perché destinare risorse cospicue alla costruzione di velivoli da guerra in un periodo di grave crisi economica rappresenta uno spreco inaccettabile. Con riferimento infine alla vicenda dei due marò, ribadisce che dovranno essere accertate le responsabilità di chi li ha consegnati alle autorità indiane. (Applausi dal Gruppo IdV).
FILIPPI Alberto (CN:GS-SI-PID-IB-FI). In un quadro internazionale incerto è doveroso confermare la partecipazione italiana a processi di stabilizzazione democratica. Anche se il terrorismo non è stato sconfitto, l'insicurezza è diminuita e in Afghanistan occorre puntare sul sostegno alla crescita e alle istituzioni locali. Il decreto-legge si caratterizza positivamente per la proiezione annuale, per il ridotto impatto finanziario e per la diminuzione delle unità impiegate nelle missioni a sottolineare l'aspetto qualitativo dell'impegno italiano. E' auspicabile che la cooperazione allo sviluppo diventi lo strumento principale della politica estera e diminuiscano gli interventi militari. Con riferimento alla vicenda dei due marò, che in base al diritto internazionale devono essere giudicati dalle autorità italiane, ricorda che è dovere dello Stato difendere i suoi soldati. (Applausi dal Gruppo CN:GS-SI-PID-IB-FI. Congratulazioni).
CONTINI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). In un contesto geopolitico particolarmente difficile, nel quale alle situazioni di instabilità politica di alcune aree si sommano gli effetti di una gravissima crisi economica, la politica estera assume particolare importanza e interventi militari e cooperazione internazionale diventano strumenti fondamentali al pari della diplomazia per la salvaguardia della sicurezza e della pace. L'Italia non potrà quindi far venire meno il suo sostegno. A tal fine, bisognerà informare compiutamente l'opinione pubblica sulla stretta interrelazione esistente tra gli impegni assunti negli scenari internazionali e il benessere del Paese e reperire le risorse necessarie per il finanziamento delle missioni internazionali attraverso la razionalizzazione della spesa e l'eliminazione degli sprechi. Per tali motivi, il voto del Gruppo Per il Terzo Polo sul provvedimento sarà favorevole. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Baldassarri. Congratulazioni).
TORRI (LNP). La Lega Nord è vicina alle famiglie e ai colleghi dei militari morti in Afghanistan, ma è chiamata anche a valutare politicamente la questione dell'impegno dell'Italia nelle missioni all'estero, il cui finanziamento richiede sforzi economici troppo pesanti nell'attuale situazione di crisi. Occorre tenere conto del mutato scenario sia in Afghanistan, da cui gli alleati americani e francesi si stanno rapidamente disimpegnando, sia in Libia, dove le prospettive di una rapida pacificazione non si sono realizzate a causa dei contrasti tribali. Anche la questione della presenza di guardie giurate a bordo di navi mercantili, per proteggerle da attacchi dei pirati, deve essere ulteriormente approfondita, proprio alla luce dell'arresto di due militari italiani accusati di omicidio dalle autorità indiane. Se la situazione dovesse precipitare anche in Siria e Libano, sarebbe impossibile per l'Italia mantenere lo stesso livello di impegno in tutti i teatri di intervento. Sono queste preoccupazioni, non l'intento di ottenere vantaggi dal punto di vista elettorale, che giustificano il voto assolutamente contrario della Lega Nord sul disegno di legge in esame. (Applausi dal Gruppo LNP).
PINOTTI (PD). Il Gruppo PD voterà responsabilmente a favore del disegno di legge in esame, nella consapevolezza che sulle questioni di politica estera è necessaria la massima coesione delle forze politiche, le quali non dovrebbero utilizzare argomenti pretestuosi a fini elettoralistici. Per questo motivo è ingiustificabile la contrarietà al rifinanziamento delle missioni internazionali espressa da partiti che fino all'anno scorso erano favorevoli. Lo scenario è peraltro immutato, anzi si è cercato di prevedere limiti temporali, di avviare un discorso multilaterale con gli Stati Uniti e di programmare la transizione delle responsabilità di sicurezza alle autorità locali. Bisognerà certamente riorganizzare la partecipazione italiana alle missioni all'estero e su questo tema il Parlamento potrà dare il proprio apporto all'iniziativa governativa, affinché l'Italia continui a riguadagnare credibilità a livello internazionale, non solo con l'operazione di risanamento economico in atto, ma anche con lo stesso impegno serio e professionale che le è sempre stato riconosciuto dagli altri Paesi per la stabilizzazione e le pacificazione nelle aree più turbolente. Nonostante la difficoltà di ottenere il consenso dell'opinione pubblica davanti al sacrificio di vite umane e all'impiego di risorse pubbliche, il Parlamento ed il Governo sono chiamati ad assumersi la propria responsabilità per il mantenimento della pace e della sicurezza. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori Amato e Astore. Congratulazioni).
RAMPONI (PdL). A nome del Gruppo Il Popolo della Libertà, ricorda i recenti caduti in Afghanistan, esprimendo stima e gratitudine nei loro confronti e solidarietà alle famiglie. Elementi centrali del provvedimento in esame sono la riduzione del numero delle unità impiegate e conseguentemente dei relativi costi. E' dimostrato che l'azione di stabilizzazione ha determinato il miglioramento della situazione interna dei Paesi dove l'Italia è intervenuta e, allo stesso tempo, che nessun conflitto può essere risolto per via diplomatica senza ricorrere all'intervento militare. Da notare è il crescente ruolo assunto nelle missioni internazionali delle Forze dell'ordine, a testimonianza di un sempre più marcato passaggio dalla fase di emergenza a quella della maggiore stabilizzazione e della ripresa nelle aree di crisi. Il provvedimento reca inoltre la significa innovazione del finanziamento annuale delle missioni: si tratta di un segnale di coraggio con cui il Governo dimostra che tali operazioni vanno sostenute in toto nonostante la crisi economica. Altrettanto positivo è l'impegno assunto dal Governo a riferire al Parlamento sulle missioni internazionali con cadenza quadrimestrale. L'aumento delle risorse destinate alla cooperazione conferma l'impegno dell'Italia per un maggiore sviluppo di tali Paesi. Poiché la minaccia sul territorio nazionale è molto diminuita, la partecipazione alle missioni internazionali rappresenta l'impegno principale delle Forze armate italiane; è tuttavia paradossale che l'Italia spenda per la Difesa una percentuale del PIL inferiore a quella di omologhi Paesi della NATO e dell'Unione Europea, pur ponendo in essere un dispiegamento sullo scenario internazionale di livello paragonabile. (Applausi dal Gruppo PdL e della senatrice Mariapia Garavaglia. Congratulazioni).
PETERLINI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). In dissenso dal Gruppo e in ragione di profondi convincimenti morali e religiosi, annuncia il voto contrario sul provvedimento in esame, dando così espressione a quei cittadini che ritengono la guerra uno strumento inadeguato di risoluzione dei conflitti. L'Italia dovrebbe essere impegnata per la pace e non in missioni che nascondono operazioni militari. Peraltro, la crisi economica in corso imporrebbe una riduzione delle spese militari. (Applausi del senatore Lannutti).
Con votazione nominale elettronica, chiesta dalla senatrice INCOSTANTE (PD), il Senato approva il disegno di legge n. 3178, composto del solo articolo 1.
PRESIDENTE. I senatori Morando, Mongiello e Carloni hanno segnalato errori o mancate registrazioni di loro voti.
Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno
MUSSO (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Chiede che nella seduta n. 675 non è stato registrato il suo voto a favore del disegno di legge n. 3124.
LANNUTTI (IdV). Sollecita lo svolgimento dei numerosi atti di sindacato ispettivo presentati sui comportamenti scorretti degli istituti di credito che, avendo ricevuto un consistente finanziamento a tasso agevolato dalla BCE, non sostengono le famiglie e le imprese per favorire la ripresa del ciclo economico. (Applausi dei senatori Bosone e Peterlini. Congratulazioni).
PRESIDENTE.Dà annunzio degli atti di indirizzo e di sindacato ispettivo pervenuti alla Presidenza (v. Allegato B) e toglie la seduta.
La seduta termina alle ore 13,28.
RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del vice presidente NANIA
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,33).
Si dia lettura del processo verbale.
BAIO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 15 febbraio.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico
PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.
Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 9,40).
Sulla scomparsa di Giuseppe Mininni-Jannuzzi
D'AMBROSIO LETTIERI (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'AMBROSIO LETTIERI (PdL). Signor Presidente, onorevoli colleghi, con rammarico desidero informare l'Assemblea che ieri a Palo del Colle, in provincia di Bari, è deceduto il senatore Giuseppe Mininni-Jannuzzi.
Lì, nella sua Palo, nacque nel 1924 ed esercitò la sua attività di medico, di professore universitario, di valente chirurgo in quella università, diventando poi senatore della Repubblica nella XI legislatura, eletto nelle liste del Movimento Sociale Italiano e, successivamente, nella XII legislatura, eletto nelle liste di Alleanza Nazionale. Fu componente di numerose Commissioni, in particolare della 12a Commissione sanità, nella quale profuse il suo impegno, il suo talento, il suo spirito di servizio nei riguardi delle istituzioni, della comunità, mantenendo profondo il suo legame con il territorio ed ispirandosi a quel prezioso e solido patrimonio di valori, di onestà, di trasparenza, di talento e di solidarietà, che lo fanno ricordare ancora oggi, anche oltre i confini di quella terra che gli dette i natali.
Con queste parole desidero ricordare il senatore Giuseppe Mininni-Jannuzzi con un pensiero memore e grato. (Applausi).
PRESIDENTE. L'Assemblea del Senato si associa al suo ricordo.
Seguito della discussione e approvazione del disegno di legge:
(3128) Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 29 dicembre 2011, n. 215, recante proroga delle missioni internazionali delle Forze armate e di polizia, iniziative di cooperazione allo sviluppo e sostegno ai processi di ricostruzione e partecipazione alle iniziative delle organizzazioni internazionali per il consolidamento dei processi di pace e di stabilizzazione, nonché disposizioni urgenti per l'amministrazione della difesa (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale) (ore 9,42)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 3128, già approvato dalla Camera dei deputati.
Ricordo che nella seduta di ieri i relatori hanno svolto la relazione orale ed hanno avuto luogo la discussione generale e le repliche dei relatori.
Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.
MAGRI, sottosegretario di Stato per la difesa. Signor Presidente, onorevoli senatori, desidero innanzitutto ringraziare i relatori del provvedimento e tutti coloro che sono intervenuti a testimoniare la particolare attenzione con cui gli organi parlamentari seguono sempre i provvedimenti riguardanti i nostri militari impegnati in missioni internazionali.
Mi sia consentito quindi, in premessa, ringraziare e unirmi alla testimonianza degli onorevoli senatori che nella giornata di ieri hanno voluto ricordare i nostri tre militari del 66° Reggimento fanteria aeromobile: il caporal maggiore capo Francesco Currò, il primo caporal maggiore Francesco Paolo Messineo e il primo caporal maggiore Luca Valente, deceduti lunedì mattina nell'adempimento del loro dovere in Afghanistan a circa 20 chilometri a Sud-Ovest di Shindand.
Dobbiamo ricordare, purtroppo tristemente, questo episodio anche in considerazione del fatto che l'atto che ci apprestiamo oggi a dibattere rappresenta lo strumento attraverso il quale vengono finanziate le nostre missioni all'estero. Sicuramente è doloroso, ma è nelle cose, il fatto che oggi discutiamo di provvedimenti che hanno sicuramente ripercussioni importanti anche sulla sicurezza dei nostri militari all'estero.
Nello stesso tempo, non voglio esimermi dal fare una breve dichiarazione per quanto riguarda un altro evento che è collegato, indirettamente ma in modo importante, al provvedimento di oggi, cioè la vicenda riguardante i nostri militari italiani del reggimento San Marco in India per la nota vicenda della nave "Enrica Lexie".
Sotto questo punto di vista, voglio assicurare agli onorevoli senatori che il Governo farà tutto il possibile (e già stiamo facendo quanto in nostro potere) per garantire che prevalgano i principi del diritto internazionale e della giustizia: i nostri uomini, anche lontano dalla Patria, rappresentano il nostro Paese e sono da noi considerati con il massimo dell'impegno e con il massimo dell'attenzione.
Voglio solo dire che da giorni in India vi è una delegazione del nostro Governo in cui sono rappresentati i Ministeri degli affari esteri, della difesa e della giustizia ai loro massimi livelli per dipanare, prima di tutto dal punto di vista politico, la questione.
Non si tratta, infatti, di una situazione nella quale si possa accampare una valutazione della giustizia interna dell'India (che pure è un Paese amico): si tratta di far valere quelle che sono le norme del diritto internazionale, essendosi trattato eventualmente (nel caso che vengano dimostrati, perché non è certo a carico nostro l'onere della prova) di fatti avvenuti a circa 30 miglia dalle coste indiane, quindi in acque internazionali e, come tali, soggette al diritto internazionale.
Prima di tutto, quindi, si tratta di far prevalere le norme del diritto: a quel punto, noi non abbiamo più problemi nell'andare a fondo e nel verificare tutto quanto vi sia da verificare. Si è detto che il Governo italiano ha considerato i due pescatori morti alla stregua di pirati. Noi non sappiamo chi fossero. Ci viene detto che erano pescatori: benissimo, ma deve essere dimostrato che siano stati partecipi di quel fatto che viene sommariamente riassunto, sul quale - ripeto - non spetta a noi l'onere della prova.
Voglio solo garantire - e credo che oggi lo farà, con ben maggiore vigore e evidenza, il ministro Terzi di Sant'Agata in Commissione esteri - come il nostro Governo segua la vicenda continuamente, con il massimo dell'impegno e dell'attenzione, e stia profondendo tutti gli sforzi diplomatici opportuni per garantire la giustizia del diritto internazionale ai nostri due fanti di Marina.
Detto questo, permettetemi di ringraziare tutti gli intervenuti per il livello e il valore degli interventi e per l'importanza dei richiami fatti non solo a quello che è il tema proprio delle missioni internazionali, ma anche a quello che è l'impegno del nostro Paese, oltre che nelle azioni militari anche - e vi è stata data giusta enfasi - nei compiti umanitari e nelle missioni di cooperazione internazionale, che in questo provvedimento trovano ampio spazio e credo anche giusta attenzione.
Il compito prioritario delle Forze armate è di garantire la difesa del territorio nazionale ma, come enuncia la nostra Costituzione, è compito dell'Italia anche adoperarsi fattivamente per il raggiungimento di un ordine internazionale che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni. È per questo che l'Italia fa la sua parte all'interno di Organizzazioni internazionali e sovranazionali quali la NATO, l'Unione europea e le Nazioni Unite, perseguendo attivamente, sul piano internazionale, obiettivi di stabilità, di pace e di sicurezza per tutta la comunità internazionale.
Il Governo, in coerenza con il passato, ha razionalizzato la presenza militare all'estero e, per il 2012, ha condotto un'attenta verifica delle condizioni politiche e militari in ciascuno dei contesti nei quali siamo impegnati, valutando i rischi e le tendenze in atto e calibrando il nostro impegno. Prevediamo quindi che ci possano essere ulteriori modifiche nei prossimi mesi, che saranno ovviamente adottate nella misura in cui le situazioni locali registreranno eventuali evoluzioni.
In Afghanistan abbiamo raggiunto il livello di 4.200 militari nel corso del 2011 e prevediamo di avviare una prima fase di moderata riduzione verso la fine del 2012, in coerenza con l'evoluzione della situazione e con l'orientamento della comunità internazionale. Questo processo, che proseguirà fino al 2014, con l'obiettivo del pieno passaggio sotto responsabilità afghana di tutto il territorio, rappresenta evidentemente lo sviluppo conclusivo dell'intera missione e, per molti versi, il paradigma dell'impegno internazionale in supporto alla stabilità, contro il terrorismo, sotto il mandato dell'ONU. Si guardi bene quindi che tutto ciò è in perfetta coerenza con quanto più volte richiamato nella ormai famosa intervista del ministro Leon Panetta, tante volte citata, che sostanzialmente ha presentato, seppure con cifre e numeri di impegno quantitativamente ben maggiori dei nostri, un trend nella stessa direzione.
La missione ISAF ha quindi un obiettivo temporale ben preciso per il suo completamento. Il quadro evolutivo è positivo e abbiamo davanti a noi una prospettiva di un futuro migliore per il popolo afghano e per la stabilità dell'area. Registriamo una tendenza positiva in termini di crescita qualitativa e quantitativa delle forze di sicurezza afghane, militari e di polizia, fattore questo determinante per il successo della transizione. Tuttavia, quella della transizione è la fase più delicata dal punto di vista della sicurezza e della protezione del nostro personale militare e civile e di quella dei nostri partner afghani e di ISAF.
La minaccia, pur complessivamente in diminuzione, potrà tuttavia manifestarsi, e si manifesterà ancora, in forma intensamente violenta (i ben noti colpi di coda), come sempre accade e, purtroppo, rischia di accadere, nelle situazioni transitorie. È per questo che l'attenzione alla protezione del nostro personale deve essere, se possibile, ancor maggiore.
In Libano, nell'ambito della missione UNIFIL, condotta sotto l'egida dell'ONU, l'impegno rimane significativo. Dal livello di circa 1.500 militari presenti in media nel corso dell'anno appena trascorso (nel primo semestre erano 1.780) siamo ora scesi a circa 1.100, entità che prevediamo di mantenere per quest'anno. Non cambia però, anzi si accresce, il peso relativo dell'Italia, riconosciutoci a livello internazionale, che ha determinato la decisione unanime di assegnarci nuovamente il comando della missione.
I positivi risultati finora ottenuti da UNIFIL rendono la situazione generale nel Paese, al momento, relativamente stabile. Tuttavia la vicina crisi siriana, com'è stato ricordato in alcuni interventi, la situazione nei campi profughi e le saltuarie violazioni dello spazio aereo libanese inducono a ritenere l'evoluzione del quadro di sicurezza generale dell'area ancora incerta. Per questo è ancora più importante la presenza di UNIFIL.
Nei Balcani assistiamo al riacutizzarsi del conflitto etnico e politico nel Nord del Kosovo. Visti i rischi potenziali di escalation della violenza che da sempre caratterizzano l'area, la NATO, che ha la responsabilità della missione, in piena intesa con l'Unione europea e le Nazioni Unite, al momento ha sospeso il processo di ulteriore riduzione del contingente KFOR. In tale quadro, l'Italia mantiene sul terreno una contingente dedicato soprattutto alla protezione di alcuni luoghi di culto serbo-kosovari, localizzati in aree popolate da albanesi, nonché una compagnia di Carabinieri assegnata al Comando della Forza a Pristina. L'Italia, secondo la programmata rotazione tra i Paesi dell'alleanza, deve garantire la disponibilità di un contingente di riserva pronto a intervenire in caso di necessità. Prevediamo pertanto di dispiegare in primavera il contingente di riserva di circa 600 unità, che rimarrà in teatro sei mesi, in sostituzione della riserva austro-tedesca, che è presente in teatro dal settembre 2011. In esito alla citata situazione verificatasi nel corso del 2012 prevediamo di avere in Kosovo circa 850 militari, un numero in lieve incremento rispetto al livello raggiunto fino al 2011.
In Libia, in relazione ai possibili sviluppi dei contatti bilaterali con le autorità di quel Paese, potrebbe rendersi opportuno e necessario procedere alla cessione di alcuni mezzi per le forze di sicurezza libiche. Per questa attività di cooperazione abbiamo previsto in decreto specifiche risorse, nonché una presenza media potenziale in Libia nel corso del 2012 dell'ordine di 100 unità.
Sotto questo aspetto, in risposta ad una specifica critica, sollevata in particolare in un intervento, relativa alla nostra presenza in Libia, vorrei ricordare che tutto ciò avviene sì sulla base di rapporti bilaterali, ma all'interno di ben quattro risoluzioni adottate dalle Nazioni Unite. Mi riferisco alle risoluzioni 2016, 2017 e 2022, seguite alla risoluzione 1973 del 17 marzo 2011 con cui si è dato inizio all'intervento, e in particolare alla risoluzione 2009 del 16 settembre 2011, all'interno della quale specificamente sono previsti interventi di sostegno, appoggio e cooperazione con le autorità libiche relativamente non solo alla tutela della legge sul territorio libico e del diritto internazionale, ma anche alla cooperazione con le forze di sicurezza interne per ristabilire un clima più pacifico all'interno del Paese. Dobbiamo quindi ricordare che anche questo intervento di cooperazione con la Libia avviene pienamente all'interno di risoluzioni delle Nazioni Unite. La presenza poi di accordi di tipo bilaterale rappresenta solo l'ultimo gradino rispetto ad impegni multilaterali adottati a livello delle Nazioni Unite.
Ai teatri citati, che sono sicuramente i principali, anche in considerazione del livello della presenza militare, si aggiungono anche altre missioni di consistenza ridotta in cui l'Italia opera con qualche decina di uomini (in qualche caso si tratta anche solo di qualche unità), che garantiscono comunque al nostro Paese la possibilità di contribuire al contesto degli sforzi della comunità internazionale ad una gestione condivisa della sicurezza.
Nel teatro di intervento marittimo, ovvero l'area oceanica a largo del Corno d'Africa estesa alla parte nord-occidentale dell'Oceano indiano, i fatti prima citati ci portano a considerare con ancora maggiore attenzione, se è possibile, quello che è un grave pericolo per la comunità internazionale ma, in particolare, per gli approvvigionamenti mercantili ed energetici anche del nostro Paese. Per il contrasto alla pirateria l'Italia contribuisce alternativamente alle operazioni «Atalanta» dell'Unione europea e «Ocean Shield» della NATO, garantendo nel 2012 la presenza di almeno una unità navale.
Nel quadro delle iniziative volte al contrasto della pirateria si colloca anche la cessione a titolo gratuito di mezzi di trasporto e logistici alla Repubblica di Gibuti, che offre un importante punto di sostegno logistico nell'ambito dell'accordo di cooperazione fatto con quel Paese il 30 aprile 2002 e ratificato con legge 31 ottobre 2003, n. 327.
Sempre nel quadro del contrasto alla pirateria, stiamo sostenendo anche la missione dell'Unione europea EUTM di addestramento delle forze somale che, in stretto coordinamento con le Nazioni Unite e l'Unione Africana, sostiene la formazione militare per ufficiali e sottufficiali somali forniti dall'Uganda. Vorrei ricordare che i nostri carabinieri hanno già addestrato oltre 1.700 militari somali e formato oltre 60 istruttori somali, con grande soddisfazione degli esponenti di quel Paese.
Signor Presidente, onorevoli senatori, nell'avviarmi alla conclusione, vorrei ricordare come l'atto oggi all'esame dell'Aula del Senato abbia profonde ripercussioni sulla vita dei militari italiani impegnati all'estero. Quindi, nel rinnovare l'apprezzamento del Governo e il convincimento che l'impegno dei nostri soldati nei diversi teatri operativi è importante non solo per affermare il prestigio internazionale del nostro Paese, ma soprattutto per garantire una maggiore sicurezza all'interno dei nostri confini nazionali, desidero brevemente intervenire su alcuni aspetti richiamati negli interventi di alcuni onorevoli senatori (non sarebbe giusto infatti non soffermarmi nel merito).
Non ho ben compreso come a qualcuno sembri da porre in contraddizione la revisione dello strumento militare rispetto alla situazione, non solo economica, del nostro Paese: avere uno strumento più snello ed agile, meglio attrezzato e con un addestramento superiore è non solo garanzia di efficienza, ma soprattutto garanzia di sicurezza per i nostri militari. Le spese tecnologiche e per l'addestramento non rappresentano solo la possibilità di avere una maggiore efficienza militare, ma rappresentano anche in termini di sicurezza per i nostri uomini quei livelli di assistenza dei quali necessitano.
Riferendomi ad alcune richieste più specifiche, sottolineo che non si tratta di preferire il fatto di disporre di più armi a fronte di meno uomini: il problema è che noi vogliamo avere uomini che siano attrezzati, addestrati, che abbiano tutti i livelli di efficienza e di protezione che occorrono in campo operativo. Sotto questo punto di vista, non è comprensibile alcuna polemica. Per carità, le osservazioni sono sempre accolte, valutate ed ascoltate, ma vorrei fosse riconosciuta l'onestà intellettuale del ministro Di Paola quando, nell'audizione al Senato svolta dinanzi alle Commissioni riunite, ha presentato il piano di riforma dello strumento militare. Sottolineo che il ministro Di Paola non sfugge ad alcun dibattito, e prova ne è che, domani mattina (se non ricordo male, alle ore 8,30), risponderà dinanzi alle Commissioni difesa congiunte di Camera e Senato, presso la Camera dei deputati, alle domande seguenti alla presentazione della scorsa settimana sul nuovo strumento militare.
Pertanto, non vi è alcuna ombra, alcuna volontà di nascondere alcunché o di sfuggire. Il Parlamento - non occorre che sia io a ribadirlo - è sempre e comunque sovrano. Il Ministro intende offrire al Parlamento quegli spunti tecnici di dibattito e di riflessione che poi il Parlamento, nella propria autonomia, valuterà, e sui quali delibererà. Vorrei, però, fosse chiarito che non vi è alcuna volontà di nascondere alcunché: anzi, proprio rispetto alla presentazione della scorsa settimana, vi è semmai una richiesta da parte del Ministro di avere per questo comparto un'attenzione anche nel momento del finanziamento che possa permettere di superare in modo coerente, anche come mezzi, la difficile fase di transizione.
È chiaro che abbiamo un surplus di spesa per quanto riguarda il personale, mentre abbiamo livelli insufficienti soprattutto per quanto riguarda l'addestramento e gli investimenti. Se vogliamo avere uno strumento efficiente e vogliamo dare ai nostri militari il massimo possibile della sicurezza e delle garanzie in campo operativo, dobbiamo riuscire a ragionare in modo ancora più approfondito sugli impegni di bilancio. Questo, non per indirizzare le spese del Paese verso impegni impossibili, per tutte le ovvie valutazioni che più volte abbiamo fatto con riferimento alla nostra economia, ma solo per cercare di offrire ai nostri militari uno strumento che possa essere efficace e, se possibile, di piena garanzia.
Signor Presidente, concludo ringraziando in modo non solo formale gli onorevoli senatori.
Vorrei fare un'ultima notazione. Ci è stata richiesta una valutazione sulla nostra capacità di spesa nel settore della Difesa. Attualmente il nostro Paese, con lo 0,84 per cento del PIL, è agli ultimi posti a livello mondiale (la media europea è di circa 1,6 per cento).
La senatrice Negri chiedeva ieri se lo spostamento di certi investimenti dalla linea dell'Eurofighter Typhoon ad altri impegni di spesa per le missioni significasse una sorta di rinuncia a determinati obiettivi. La ringrazio per la domanda, senatrice, ma vorrei rassicurarla: nessuna rinuncia. Si tratta di investimenti programmati in un arco di tempo che arriva fino al 2018 e, all'interno del rimaneggiamento dello strumento militare, si è visto che lo spostamento di questi finanziamenti solo per il 2012 può essere compensato in modo da non ridurre o limitare i nostri attuali obiettivi.
Un'altra importante domanda è stata posta dal senatore Scanu sugli F-35. Non so, senatore Scanu, se 90 F-35 saranno sufficienti o se ne sarebbero serviti necessariamente 131; so solo che devono rimpiazzare in linea di volo oltre 160 velivoli e lo faranno nell'arco di 13 anni. Credo che, se dovessimo limitare l'acquisizione di questi velivoli, negli anni rischieremmo in ogni caso di compromettere ulteriormente non solo la nostra possibilità di schieramento sul territorio nazionale (che, come lei sa, si articolerà in tre basi principali e in una base minore a Trapani-Birgi), ma soprattutto - e questo sarebbe più grave - la nostra capacità di protezione negli scenari internazionali. Troppo spesso, infatti, nelle missioni all'estero chiediamo la copertura aerea ai Paesi alleati. È importante, invece, che in queste situazioni riusciamo a garantire, anche autonomamente, ai nostri militari i compiti di copertura per quanto riguarda l'impegno a terra.
In conclusione, vi ringrazio davvero in modo non formale, ma con il massimo rispetto e la massima considerazione, per l'alto livello del dibattito, dal quale sicuramente esco arricchito, anche dal punto di vista personale, di importanti valutazioni da svolgere sul tema. (Applausi dai Gruppi PdL e PD e del senatore Fosson).
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a dare lettura dei pareri espressi dalla 1a e dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti.
BAIO, segretario. «La 1a Commissione permanente, esaminato il disegno di legge in titolo e i relativi emendamenti, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo».
«La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo, con i seguenti presupposti:
- che alle spese di vitto e alloggio di cui all'articolo 9, comma 4, si provvederà nell'ambito degli stanziamenti di cui alla legge n. 49 del 1987;
- che le disposizioni di cui all'articolo 9, comma 8, che prevedono deroghe alla limitazione di alcune spese di funzionamento e per autovetture, possono trovare attuazione nell'ambito delle spese autorizzate, ai sensi degli articoli 7 e 8, e che la convalida degli atti indispensabili per dare continuità alle iniziative e ai programmi da realizzare prevista dall'articolo 9, al comma 8, non determina effetti finanziari ulteriori, in quanto si limita a chiarire l'interpretazione e l'ambito di applicazione temporale di norme vigenti;
- che la proroga dei contratti quadriennali stipulati dal Ministero degli affari esteri con esperti in materia di cooperazione allo sviluppo di cui all'articolo 9, comma 10, non comporta nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, in quanto gli stessi sono già previsti a legislazione vigente e trovano copertura a valere degli stanziamenti di cui alla legge n. 49 del 1987;
- che il Fondo per il finanziamento della partecipazione italiana alle missioni internazionali di pace di cui all'articolo 1, comma 1240, della legge n. 296 del 2006 reca le necessarie disponibilità».
«La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminati gli emendamenti trasmessi dall'Assemblea e riferiti al disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di competenza, parere contrario, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, sulle proposte 1.30, 1.16, 1.32, 1.19, 1.47, 1.62, 1.71, 1.74, 1.81, 1.105, 1.112, 1.116, 1.121, 1.124, 1.127, 1.134, 1.140, 1.146, 1.151, 1.156, 1.162, 1.171, 1.175, 2.14, 5.33, 9.7, 10.2, 4.13 e 10.3.
Esprime, altresì, parere non ostativo su tutti i restanti emendamenti.»
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'ordine del giorno G100, già illustrato nel corso della discussione generale e su cui invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
CABRAS, relatore. Signor Presidente, esprimo parere favorevole sulla seconda parte dell'ordine del giorno G100, a partire dalle parole «impegna il Governo». Il parere sulla restante parte dell'ordine del giorno è contrario. Dunque, se i presentatori dell'ordine del giorno sono d'accordo, propongo di eliminare la prima parte dell'ordine del giorno.
MAGRI, sottosegretario di Stato per la difesa. Esprimo parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Senatore Caforio, accetta le modifiche proposte dal relatore sull'ordine del giorno G100?
CAFORIO (IdV). Sì, signor Presidente.
PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G100 (testo 2) non verrà posto in votazione.
Onorevoli colleghi, conformemente a quanto già stabilito nel corso dell'esame in sede referente, ai sensi dell'articolo 100, comma 8, del Regolamento la Presidenza dichiara inammissibili gli emendamenti 1.27, 1.28, 1.29, 1.33, 1.35, 1.36, 1.38, 1.43, 1.42, 1.44, 1.48, 1.49, 1.50, 1.53, 1.54, 1.55, 1.58, 1.59, 1.60, 1.63, 1.64, 1.65, 1.68, 1.69, 1.72, 1.75, 1.77, 1.78, 1.79, 1.86, 1.87, 1.90, 1.91, 1.92, 1.94, 1.108, 1.113, 1.117, 1.118, 1.128, 1.130, 1.131, 1.135, 1.136, 1.137, 1.141, 1.142, 1.143, 1.148, 1.147, 1.153, 1.152, 1.164, 1.163, 1.167, 1.168, 1.173, 1.172, 1.177, 1.176 e 1.178 in quanto privi di reale portata modificativa.
Al fine di assicurare il rispetto della coerenza logica delle deliberazioni del Senato, la Presidenza dichiara altresì inammissibili gli emendamenti 5.13, 5.32, 9.5 e 9.11 in quanto la loro eventuale approvazione determinerebbe la sopravvivenza di porzioni di disposizioni prive di autonomo contenuto normativo.
Passiamo all'esame dell'articolo 1 del disegno di legge.
Avverto che gli emendamenti si intendono riferiti agli articoli del decreto-legge da convertire, nel testo comprendente le modificazioni apportate dalla Camera dei deputati.
Procediamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 1 del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare.
PEDICA (IdV). Signor Presidente, dico sin da ora che chiederò il voto elettronico per alcuni emendamenti a mia firma.
Il provvedimento al nostro esame è composto da 11 articoli ed è diviso in tre Capi. Il primo, composto dai primi sei articoli, reca le autorizzazioni di spesa, dal primo gennaio al 31 dicembre 2012, necessarie per la proroga del termine per la partecipazione italiana a diverse missioni internazionali delle Forze armate e di polizia (articolo 1); le relative norme sul personale (articolo 2), nonché la materia penale (articolo 3) e contabile (articolo 4).
Gli emendamenti che ho presentato all'articolo 1 riguardano il problema delle spese da affrontare, un aspetto sul quale proprio ieri ho sollecitato il Governo. L'Italia dei Valori infatti non è d'accordo ad affrontare alcune spese militari. Mi riferisco in primo luogo alla missione in Afghanistan, il cui fallimento è già dichiarato, così come all'impegno per la Libia, dove non è che occorrano aiuti a 10 persone. Il collega Perduca ha detto che ci sono stati 100 morti in Libia soltanto ieri. Allora, cerchiamo di risolvere i problemi di pace; affrontiamo una spesa che non armi i nostri militari e che non porti ad aumentare il numero tragico dei morti in Afghanistan, che oggi è arrivato a 49.
Ho ascoltato l'intervento del Sottosegretario per quanto riguarda la presenza militare in Afghanistan: 4.200 militari nel 2011, e alla fine del 2012 è previsto il ritiro di alcuni di loro. Non sappiamo quanti: non ci è stato dato di capire sia in Commissione che in Aula ieri quale indirizzo il Governo intenda seguire. Mentre gli altri Paesi, e in primis gli Stati Uniti, annunciano il ritiro dall'Afghanistan addirittura nel 2014, con una exit strategy importante e dichiarata, noi non dichiariamo quale è la nostra strategia.
Si parla di pieno passaggio nel 2014: su quali basi, con quali argomenti, con quale strategia di uscita? E poi, quando esattamente? Il 1° gennaio? Il 31 dicembre del 2014? Non riesco a capire simili argomenti, e proprio per questo ho presentato taluni emendamenti, non tanto per provocare, quanto per ragionare insieme su un finanziamento che noi non riteniamo per la pace. Lo deduciamo dalle parole di un Ministro: un finanziamento per comprare più armi, per acquistare gli F-35, per finanziare qualcosa che ancora non riusciamo a capire.
Lei, signor Sottosegretario, ha detto che gli aerei F-35 verranno pagati nell'arco di 13 o 15 anni - mi sembra di avere capito questo - e quindi in un arco di tempo comunque lungo, non corto.
MAGRI, sottosegretario di Stato per la difesa. Saranno acquisiti nell'arco di 13 anni.
PEDICA (Idv). Sappiamo che ogni aereo costa 80 milioni di euro. Per le Olimpiadi avete ragionato in modo serio, e lo ripeto: avete detto che la rilevante crisi economica che ha investito il nostro Paese non vi permette di anticipare la somma di 4,7 miliardi di euro. Dobbiamo infatti dare una risposta alle famiglie e tagliare le tasse. Ho letto oggi sui giornali frasi quali - sono parole del Governo - «meno tasse alle famiglie solo dal 2014». Da questo concetto allora dobbiamo partire.
Se un Governo è responsabile, se è guidato dal rigore e dall'equità e orientato a perseguire lo sviluppo, e non vuole - come ha dichiarato - spendere soldi, diciamo così, inutili, come nel caso delle Olimpiadi, pur se diluiti nell'arco di tempo di sette anni (le Olimpiadi sono infatti previste nel 2020), vorrei sapere che cosa c'entra la spesa sugli F-35. Si tratta sempre di spese sostenute dal Governo per armare e non per favorire chi soffre. Non è demagogia: è la valutazione dello stato di fatto di una crisi nazionale che stiamo vivendo da tre anni a questa parte, la quale raggiungerà il suo apice negli anni 2012 e 2013.
Per questo motivo chiedo di votare l'emendamento 1.25 e altri che seguiranno con il sistema elettronico, con la motivazione espressa poco fa, nel corso della discussione degli emendamenti, motivazione sulla quale cercherò di far ragionare.
Poiché mi sembra di aver capito che il Governo non ha alcuna intenzione di ragionare sull'emendamento 1.25 come ha fatto in merito alle Olimpiadi, cerchiamo con i prossimi emendamenti di trovare un punto di incontro.
PRESIDENTE. Senatore Pedica, le devo fare presente che ha consumato tutto il tempo a disposizione del Gruppo dell'Italia dei Valori.
CAFORIO (IdV). Signor Presidente, il comma che si vuole sopprimere riguarda la missione in Afghanistan iniziata nel lontano 2003.
Sono trascorsi dieci anni dalla nostra presenza in quella regione e i risultati sono sotto gli occhi di tutti: i talebani sono sempre più forti; il traffico di droga è aumentato; i signori della guerra si sono arricchiti.
Appare quindi acclarato ormai che la missione di pace, sia essa di peace keeping o di peace enforcing, alla quale era stato destinato il nostro contingente, ha prodotto un fallimento, e va ammesso, in ragione del fatto che tale missione ha in maniera evidente cambiato la propria natura nel corso del tempo, trasformandosi in presenza militare, in violazione dell'articolo 11 della Costituzione.
Per questi motivi, riteniamo che i nostri ragazzi debbano tornare a casa, perché non possono stare lì a combattere una guerra non loro, sotto il falso vessillo delle missioni di pace.
TORRI (LNP). Signor Presidente, desidero illustrare i due emendamenti presentati all'articolo 1, che sono l'1.20 e l'1.21.
Chiediamo la soppressione del comma 16 dell'articolo 1, che riguarda la Libia. Si tratta dei famosi 9 milioni che verranno dati alla Libia per l'invio di 100 addestratori. Noi avanziamo molte critiche al riguardo. Già all'inizio avevamo espresso perplessità in merito al fatto che probabilmente non sarebbe stato facile addentrarsi in quel Paese. Inoltre, ritenevamo un errore gioire di una facile vittoria per la messa a riposo definitiva del regime di Gheddafi. Ciò, anche perché, secondo noi, a tutt'oggi non è che ci sia stata da parte del Consiglio nazionale di transizione tutta questa capacità, soprattutto nel mettere in atto il disarmo.
Non siamo molto a favore della presenza dei nostri militari in Libia, e pertanto chiediamo di sopprimere il comma 16 perché a nostro avviso bisogna aspettare un po' a concedere i 9 milioni di euro e anche a mandare là dei militari.
Ma non è tutto: c'è un comma che parla di oltre 1 milione di euro e della concessione al Governo provvisorio di Tripoli di armamenti che probabilmente noi dismetteremo. Anche per questo credo occorra aspettare. Questo Paese ha in itinere - se non sbaglio - un impegno ad andare alle elezioni entro il mese di giugno e secondo noi sarebbe buona cosa dare questi ferri vecchi - se tali sono da considerare - non più utilizzati da noi dopo che si sia instaurato un Governo legittimo.
La logica sarebbe per noi quella della soppressione del comma 16 e del comma 16-bis. Questa è la ragione per cui abbiamo presentato i nostri emendamenti.
Quanto alla questione dei 9 milioni di euro, ho già fatto presente al Sottosegretario durante gli incontri in Commissione che certamente sono voluti dall'ammiraglio Di Paola perché sono stati discussi in Consiglio dei ministri e votati, ma in maniera abbastanza rocambolesca non hanno passato tutte le sezioni di votazione nelle Commissioni. Li abbiamo un po' ricevuti obtorto collo. Pertanto, ripeto, chiediamo la soppressione dei commi 16 e 16-bis. (Applausi dal Gruppo LNP).
PRESIDENTE. Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.
CABRAS, relatore. Signor Presidente, esprimo un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario su tutti gli emendamenti presentati all'articolo 1.
MAGRI, sottosegretario di Stato per la difesa. Signor Presidente, desidero precisare che la soppressione, ovvero la riduzione dei finanziamenti, incide sull'entità del contingente impiegato e quindi sulla operatività delle missioni. Non è quindi possibile accettare questo tipo di emendamenti se non rivedendo alla base la nostra posizione internazionale e i nostri impegni negli organismi internazionali.
Esprimo, dunque, un parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.25.
Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, precedentemente avanzata dal senatore Pedica, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.25, presentato dal senatore Pedica.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
È la prima votazione, aspettiamo un po'.
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3128
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione della prima parte dell'emendamento 1.22.
PEDICA (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Pedica, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della prima parte dell'emendamento 1.22, presentato dal senatore Caforio e da altri senatori, fino alle parole «i commi 1».
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 312
PRESIDENTE. Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 1.22 e l'emendamento 1.26.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, gli emendamenti 1.30 e 1.16 sono improcedibili.
Gli emendamenti 1.27, 1.28 e 1.29 sono inammissibili.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.31.
PEDICA (IdV). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PEDICA (IdV). Signor Presidente, poco fa lei ha detto che il tempo a nostra disposizione sia per le illustrazioni che per le dichiarazioni di voto è esaurito, però altre volte mi sembra che...
PRESIDENTE. Senatore Pedica, la prego di intervenire e di non perdersi in chiacchiere. Le do un minuto. Lei parla e io conteggio il tempo.
PEDICA (IdV). Questa volta non intendo intervenire.
PRESIDENTE. Io prima le ho detto che il tempo era scaduto. Se ora intende intervenire le do un minuto.
PEDICA (IdV). No, questa volta non intervengo. Avanzo solo richiesta di votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Pedica, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.31, presentato dal senatore Pedica.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3128
PRESIDENTE. Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, gli emendamenti 1.32 e 1.19 sono improcedibili.
L'emendamento 1.33 è inammissibile.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.34.
PEDICA (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Pedica, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.34, presentato dal senatore Pedica.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3128
PRESIDENTE. Gli emendamenti 1.35 e 1.36 sono inammissibili.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.37.
PEDICA (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PEDICA (IdV). Signor Presidente, sempre con riguardo all'articolo 1 che tratta delle autorizzazioni di spesa vorrei mettere in evidenza, ed informarne il Governo, che la missione in Afghanistan costa quasi 750 milioni di euro per il 2012 a cui bisogna aggiungere 22 milioni di euro per il personale militare di appoggio, 3 milioni di euro per la Guardia di finanza in missione ISAF, una quota della spesa totale di 140 milioni di euro per i contratti di assicurazione, trasporto e infrastrutture ed una quota pari a 7,5 milioni per interventi urgenti in Afghanistan, Libano e Balcani.
Ora una semplice considerazione. Sappiamo tutti che la missione in Afghanistan è nata e si è sviluppata come operazione di guerra e non di peace keeping o di peace enforcing. Essa è figlia di "Enduring Freedom" voluta dall'Amministrazione Bush per combattere il terrorismo internazionale. Vi invito a riflettere sulla parola «utilizzo», che dovrebbe portare anche alla richiesta di soppressione.
Chiedo, inoltre, la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Pedica, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.37, presentato dal senatore Pedica.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3128
PRESIDENTE. L'emendamento 1.38 è inammissibile.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.39.
PEDICA (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Pedica, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.39, presentato dal senatore Pedica.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3128
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.40.
PEDICA (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Pedica, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.40, presentato dal senatore Pedica.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3128
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.41.
PEDICA (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Pedica, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.41, presentato dal senatore Pedica.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3128
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 1.45, presentato dal senatore Pedica.
Non è approvato.
Gli emendamenti 1.43, 1.42 e 1.44 sono inammissibili.
Metto ai voti l'emendamento 1.46, presentato dal senatore Pedica.
Non è approvato.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 1.47 è improcedibile.
Gli emendamenti 1.48, 1.49 e 1.50 sono inammissibili.
Metto ai voti l'emendamento 1.51, presentato dal senatore Pedica.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 1.52, presentato dal senatore Pedica.
Non è approvato.
Gli emendamenti 1.53, 1.54 e 1.55 sono inammissibili.
Metto ai voti l'emendamento 1.56, presentato dal senatore Pedica.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 1.57, presentato dal senatore Pedica.
Non è approvato.
Gli emendamenti 1.58, 1.59 e 1.60 sono inammissibili.
Metto ai voti l'emendamento 1.61, presentato dal senatore Pedica.
Non è approvato.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 1.62 è improcedibile.
Gli emendamenti 1.63, 1.64 e 1.65 sono inammissibili.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.66.
PEDICA (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PEDICA (IdV). Signor Presidente, su questo articolo 1 volevo ricordare che vengono sostanzialmente rifinanziate, con alcune rimodulazioni di spesa le missioni di cui ai precedenti decreti.
Vengono perciò rafforzate, sia in termini di spesa che di uomini, le missioni nei Balcani, nel Mediterraneo, quelle di contrasto alla pirateria, la missione «Atalanta» e la partecipazione italiana alla missione dell'Unione europea in Somalia. Volevo con ciò solo evidenziare il motivo per cui abbiamo chiesto la soppressione anche del comma 9.
Chiedo inoltre la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico dell'emendamento 1.66.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Pedica, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.66, presentato dal senatore Pedica.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
GARRAFFA (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GARRAFFA (PD). Signor Presidente, la invito cortesemente a non passare immediatamente dalla verifica del sostegno alla richiesta di voto elettronico alla fase della votazione. Molti senatori, infatti, premono il tasto non avendo identificato il tipo di votazione.
PRESIDENTE. Va bene, aspetterò qualche secondo in più.
MAURO (LNP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAURO (LNP). Signor Presidente, l'osservazione del senatore Garraffa vale anche per noi.
PRESIDENTE. La votazione precedente è annullata.
Indìco nuovamente la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.66, presentato dal senatore Pedica.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3128.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 1.67, presentato dal senatore Pedica.
Non è approvato.
Gli emendamenti 1.68 e 1.69 sono inammissibili.
Metto ai voti l'emendamento 1.70, presentato dal senatore Pedica.
Non è approvato.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 1.71 è improcedibile.
L'emendamento 1.72 èinammissibile.
Metto ai voti l'emendamento 1.73, presentato dal senatore Pedica.
Non è approvato.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 1.74 è improcedibile.
L'emendamento 1.75 è inammissibile.
Metto ai voti l'emendamento 1.76, presentato dal senatore Pedica.
Non è approvato.
Gli emendamenti 1.77, 1.78 e 1.79 sono inammissibili.
Metto ai voti l'emendamento 1.80, presentato dal senatore Pedica.
Non è approvato.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 1.81 è improcedibile.
Metto ai voti l'emendamento 1.82, presentato dal senatore Pedica.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 1.83, presentato dal senatore Pedica.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 1.84, presentato dal senatore Pedica.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 1.85, presentato dal senatore Pedica.
Non è approvato.
Gli emendamenti 1.86 e 1.87 sono inammissibili.
Metto ai voti l'emendamento 1.88, presentato dal senatore Pedica.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 1.89, presentato dal senatore Pedica.
Non è approvato.
Gli emendamenti 1.90, 1.91 e 1.92 sono inammissibili.
Metto ai voti l'emendamento 1.93, presentato dal senatore Pedica.
Non è approvato.
L'emendamento 1.94 è inammissibile.
Metto ai voti l'emendamento 1.95, presentato dal senatore Pedica.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 1.96, presentato dal senatore Pedica.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 1.97, presentato dal senatore Pedica.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 1.98, presentato dal senatore Pedica.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 1.99, presentato dal senatore Pedica.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 1.100, presentato dal senatore Pedica.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 1.101, presentato dal senatore Pedica.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 1.102, presentato dal senatore Pedica.
Non è approvato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.20, identico all'emendamento 1.103.
TORRI (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Torri, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.20, presentato dai senatori Torri e Davico, identico all'emendamento 1.103, presentato dal senatore Pedica.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3128
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 1.104, presentato dal senatore Pedica.
Non è approvato.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 1.105 è improcedibile.
Metto ai voti l'emendamento 1.106, presentato dal senatore Pedica.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 1.107, presentato dal senatore Pedica.
Non è approvato.
L'emendamento 1.108 è inammissibile.
Metto ai voti l'emendamento 1.109, presentato dal senatore Pedica.
Non è approvato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.21, identico all'emendamento 1.23.
PEDICA (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Pedica, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.21, presentato dai senatori Torri e Davico, identico all'emendamento 1.23, presentato dal senatore Caforio e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3128
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 1.110, presentato dal senatore Pedica.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 1.111, presentato dal senatore Pedica.
Non è approvato.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 1.112 è improcedibile.
L'emendamento 1.113 è inammissibile.
Metto ai voti l'emendamento 1.114, presentato dal senatore Pedica.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 1.115, presentato dal senatore Pedica.
Non è approvato.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 1.116 è improcedibile.
Gli emendamenti 1.117 e 1.118 sono inammissibili.
Metto ai voti l'emendamento 1.119, presentato dal senatore Pedica.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 1.120, presentato dal senatore Pedica.
Non è approvato.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 1.121 è improcedibile.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.122.
PEDICA (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Pedica, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.122, presentato dal senatore Pedica. Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3128
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.123.
PEDICA (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Pedica, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.123, presentato dal senatore Pedica. Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3128
PRESIDENTE. Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 1.124 è improcedibile.
Metto ai voti l'emendamento 1.125, presentato dal senatore Pedica.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 1.126, presentato dal senatore Pedica.
Non è approvato.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 1.127 è improcedibile.
L'emendamento 1.128 è inammissibile.
Metto ai voti l'emendamento 1.129, presentato dal senatore Pedica.
Non è approvato.
Gli emendamenti 1.130 e 1.131 sono inammissibili.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.132.
PEDICA (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Pedica, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.132, presentato dal senatore Pedica. Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3128
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 1.133, presentato dal senatore Pedica.
Non è approvato.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 1.134 è improcedibile.
Gli emendamenti 1.135, 1.136 e 1.137 sono inammissibili.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.138.
PEDICA (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Pedica, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.138, presentato dal senatore Pedica. Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3128
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 1.139, presentato dal senatore Pedica.
Non è approvato.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 1.140 è improcedibile.
Gli emendamenti 1.141, 1.142 e 1.143 sono inammissibili.
Metto ai voti l'emendamento 1.144, presentato dal senatore Pedica.
Non è approvato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.145.
PEDICA (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Pedica, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.145, presentato dal senatore Pedica.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3128
PRESIDENTE. Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 1.146 è improcedibile.
Gli emendamenti 1.148 e 1.147 sono inammissibili.
Metto ai voti l'emendamento 1.149, presentato dal senatore Pedica.
Non è approvato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.150.
PEDICA (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Pedica, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.150, presentato dal senatore Pedica.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3128
PRESIDENTE. Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 1.151 è improcedibile.
Gli emendamenti 1.153 e 1.152 sono inammissibili.
Metto ai voti l'emendamento 1.154, presentato dal senatore Pedica.
Non è approvato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.155.
PEDICA (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Pedica, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.155, presentato dal senatore Pedica.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3128
PRESIDENTE. Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 1.156 è improcedibile.
Metto ai voti l'emendamento 1.157, presentato dal senatore Pedica.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 1.158, presentato dal senatore Pedica.
Non è approvato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.159.
PEDICA (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Pedica, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.159, presentato dal senatore Pedica.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3128
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 1.160, presentato dal senatore Pedica.
Non è approvato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.161.
PEDICA (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Pedica, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.161, presentato dal senatore Pedica.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3128
PRESIDENTE. Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 1.162 è improcedibile.
Gli emendamenti 1.164 e 1.163 sono inammissibili.
Metto ai voti l'emendamento 1.179, presentato dal senatore Pedica.
Non è approvato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.165.
PEDICA (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Pedica, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.165, presentato dal senatore Pedica.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3128
PRESIDENTE. Gli emendamenti 1.167 e 1.168 sono inammissibili.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.169.
PEDICA (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Pedica, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.169, presentato dal senatore Pedica.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3128
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 1.170, presentato dal senatore Pedica.
Non è approvato.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 1.171 è improcedibile.
Gli emendamenti 1.173 e 1.172 sono inammissibili.
Metto ai voti l'emendamento 1.174, presentato dal senatore Pedica.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 1.166, presentato dal senatore Pedica.
Non è approvato.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 1.175 è improcedibile.
Gli emendamenti 1.177, 1.176 e 1.178 sono inammissibili.
Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 2 del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare.
PEDICA (IdV). Signor Presidente, l'articolo 2 del decreto legge reca disposizioni in materia di personale impiegato nelle missioni internazionali e di attribuzione delle indennità di missione.
Anche ieri ho sollecitato il Governo in merito alla voce del personale, in quanto il Ministro ha dichiarato che preferisce tagliare 40.000 militari ed acquistare invece armi. C'è poi un aggravante: ci troviamo a far lavorare nel settore militare persone che hanno più di 70 anni preferendole ai giovani militari. Non riusciamo a capire per quale motivo in tale settore si preferisca tagliare le risorse fresche e mantenere risorse che hanno certamente esperienza, ma anche un'età che dovrebbe portarli ad aiutare i giovani (parlo appunto dei settantenni).
La dichiarazione che ci indigna maggiormente è quella secondo la quale si sacrificherebbero 40.000 militari per acquistare armi. Per tale motivo, abbiamo presentato alcuni emendamenti sull'articolo 2, proprio per focalizzare l'attenzione su queste dichiarazioni e su come si possa spiegare l'acquisto di armi effettuato vendendo addirittura l'essere umano. Ciò è ancora peggio, se si riflette in modo crudo: non si può infatti dichiarare che si acquistano armi licenziando 40.000 militari. Credo che la gente non possa capirlo, e quindi il motivo deve essere spiegato. Evidentemente l'essere umano è paragonabile ad un pezzo di ferro. Altrimenti dovete spiegare la dichiarazione secondo cui verranno mandati a casa 40.000 uomini perché le risorse servono per acquistare le armi.
Su questo io non ci sto, non ci sta il mio Gruppo parlamentare e non ci sta il Paese! In un momento di recessione e di disoccupazione, si legge che 40.000 persone vengono sacrificate per comprare armi: è veramente assurdo!
GRAMAZIO (PdL). Diamogli le fionde!
PRESIDENTE. Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.
CABRAS, relatore. Signor Presidente, invito al ritiro di tutti gli emendamenti presentati all'articolo 2; altrimenti, esprimo parere contrario.
MAGRI, sottosegretario di Stato per la difesa. Signor Presidente, intervengo per sottolineare che ovviamente ognuno si assume la responsabilità di quanto afferma. Nessuno ha parlato di licenziare 40.000 persone: si è parlato di una razionalizzazione nell'ambito di 20 anni. Si sta istruendo un processo che è già avvenuto in altri Paesi occidentali, come ad esempio in Gran Bretagna, per cercare di creare una Forza armata efficiente in cui - lo ripeto per l'ennesima volta - i nostri militari siano tutelati, sia per quanto riguarda gli strumenti sia per quanto riguarda l'addestramento.
Considerazioni di altro tipo sono sostanzialmente fuorvianti in questo momento. (Applausi dai Gruppi PdL e PD e del senatore Tedesco).
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.4.
PEDICA (IdV). Signor Presidente, chiedo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Pedica, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 2.4, presentato dal senatore Pedica.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3128
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.5.
PEDICA (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PEDICA (IdV). Signor Presidente, poiché non ho potuto replicare dopo l'intervento del rappresentante del Governo, lo faccio in questo momento. Forse non ci siamo capiti e quindi voglio spiegarmi meglio. Se il Governo ritiene che con le sue parole possa risolvere il problema dei 40.000 licenziamenti, evidentemente ci prendiamo in giro, oppure continuiamo questa discussione. Il sottosegretario Magri ha parlato di una razionalizzazione nell'arco di 20 anni, ma ricordo che il ministro Di Paola ha reso una dichiarazione ad un quotidiano nazionale, secondo cui «nella sua brutalità, il piano è molto semplice:» - non cita i tempi, signor Sottosegretario - liberarsi di circa 40.000 uomini e con gli stipendi risparmiati comprare più armi».
Date voi la giustificazione perché noi non l'abbiamo capita! Signor Sottosegretario, lei può ripeterla 50 volte, ma non come l'ha detta adesso.
Tutto ciò non è giustificabile, non è comprensibile! (Il microfono si disattiva automaticamente).
Signor Presidente, chiedo comunque la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Pedica, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 2.5, presentato dal senatore Pedica.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3128
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 2.6, presentato dal senatore Pedica.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 2.7, presentato dal senatore Pedica.
Non è approvato.
Presidenza della vice presidente MAURO (ore 10,55)
Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.8.
PEDICA (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Pedica, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 2.8, presentato dal senatore Pedica.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3128
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.9.
PEDICA (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PEDICA (IdV). Signora Presidente, intervengo sempre per chiarire al rappresentante del Governo le parole del Ministro. Quando il Ministro, nell'articolo precedentemente citato, fa riferimento al sacrificio di esseri umani contro le armi, spiega anche che «l'ideale suddivisione (dei soldi risparmiati) alla quale punta è 50 per cento al personale, 25 per cento per l'addestramento e 25 per cento per i nuovi armamenti». Tra questi «spicca il cacciabombardiere americano F-35», di una società la cui semplice menzione del nome ricorda molte cose: Lockheed Martin.
Alla fine si rimpiazzeranno i Tornado, gli AMX dell'Aeronautica e gli Harrier della Marina, che si stanno impiegando ora, non con 100 ma con 90 supertecnologici F-35, che ad oggi, però, risultano anche difettosi. Spiegateci anche questo: vogliamo buttare 80 milioni di euro a velivolo quando oggi c'è chi, esperto nella materia, dichiara che questi aerei sono difettosi?
Sull'emendamento 2.9 chiedo quindi la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Pedica, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 2.9, presentato dal senatore Pedica.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3128
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.10.
PEDICA (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Pedica, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 2.10, presentato dal senatore Pedica.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3128
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 2.11, presentato dal senatore Pedica.
Non è approvato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.12.
PEDICA (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Pedica, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 2.12, presentato dal senatore Pedica.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3128
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 2.13, presentato dal senatore Pedica.
Non è approvato.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 2.14 è improcedibile.
Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 3 del decreto-legge, che si intendono illustrati e su cui invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
CABRAS, relatore. Invito il proponente a ritirare gli emendamenti, altrimenti il parere è contrario.
MAGRI, sottosegretario di Stato per la difesa. Esprimo parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Senatore Pedica, accetta l'invito al ritiro degli emendamenti da lei presentati?
PEDICA (IdV). No, signora Presidente.
PRESIDENTE. Passiamo pertanto alla votazione dell'emendamento 3.1.
PEDICA (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Pedica, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 3.1, presentato dal senatore Pedica.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3128
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 3.2, presentato dal senatore Pedica.
Non è approvato.
Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 4 del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare.
TORRI (LNP). Signora Presidente, vorrei sollecitare l'attenzione sull'emendamento 4.1, al quale teniamo molto perché determina, diciamo così, una disciplina dei pignoramenti dei fondi di contabilità speciale destinati alle spese per la difesa nazionale e la sicurezza. Noi riteniamo che le aziende che producono per la Difesa non possano sentirsi dire che, in caso di mancato pagamento, non possono esigere che quanto loro spetta sia considerato una priorità assoluta. Secondo noi non è corretto nei confronti delle aziende. Per questo motivo abbiamo deciso di presentare questo emendamento, che chiediamo che venga posto in votazione mediante sistema elettronico.
PRESIDENTE. I restanti emendamenti si intendono illustrati.
Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.
CABRAS, relatore. Invito i presentatori a ritirare tutti gli emendamenti presentati, altrimenti il parere è contrario.
MAGRI, sottosegretario di Stato per la difesa. Esprimo parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Senatore Pedica, accetta l'invito del relatore a ritirare gli emendamenti presentati?
PEDICA (IdV). No, signora Presidente.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 4.2.
PEDICA (IdV). Chiediamo inoltre la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Pedica, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 4.2, presentato dal senatore Pedica.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3128
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 4.3.
PEDICA (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Pedica, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 4.3, presentato dal senatore Pedica.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3128
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione della prima parte dell'emendamento 4.6.
PEDICA (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Pedica, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della prima parte dell'emendamento 4.6, presentato dal senatore Pedica, fino alle parole «Arma dei carabinieri».
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3128
PRESIDENTE. Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 4.6 e l'emendamento 4.4.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 4.5.
PEDICA (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Pedica, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 4.5, presentato dal senatore Pedica.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3128
PRESIDENTE. Senatore Torri, accetta l'invito del relatore a ritirare l'emendamento 4.1?
TORRI (LNP). No, signora Presidente.
PRESIDENTE. Passiamo pertanto alla votazione della prima parte dell'emendamento 4.1.
TORRI (LNP). Come anticipato, chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Torri, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della prima parte dell'emendamento 4.1, presentato dai senatori Torri e Davico, fino alle parole «commi 1-bis».
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3128
PRESIDENTE. Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 4.1 e l'emendamento 4.7.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 4.8.
PEDICA (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Pedica, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 4.8, presentato dal senatore Pedica.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3128
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione della prima parte dell'emendamento 4.11.
PEDICA (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Pedica, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della prima parte dell'emendamento 4.11, presentato dal senatore Pedica, fino alle parole «amministrato dal Ministero della difesa».
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3128
PRESIDENTE. Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 4.11 e l'emendamento 4.9.
Metto ai voti l'emendamento 4.10, presentato dal senatore Pedica.
Non è approvato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 4.12.
PEDICA (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Pedica, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 4.12, presentato dal senatore Pedica.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3128
PRESIDENTE. Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 4.13 è improcedibile.
Metto ai voti l'emendamento 4.14, presentato dal senatore Pedica.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 4.15, presentato dal senatore Pedica.
Non è approvato.
Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 5 del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare.
PEDICA (IdV). Signora Presidente, l'articolo 5, di cui chiediamo la soppressione, prevede disposizioni per l'Amministrazione della difesa, una innovazione che certo non favorisce la linearità del provvedimento. Ci si sarebbe aspettati una maggiore coerenza da parte di un Governo che ha fatto capire di preferire correttezza e limpidezza nel suo agire.
Siamo di fronte ad un'operazione poco trasparente di utilizzo dei fondi in un ambito - quale, ad esempio, quello relativo all'acquisto degli strumenti d'arma - su cui si è recentemente sviluppato, sia sulla carta stampata sia nel web, un diffuso dibattito critico. La stessa opinione pubblica ha recentemente manifestato particolare sensibilità, chiedendo senza mezzi termini che in tempi severi come quelli che stiamo vivendo vi sia una riduzione delle risorse impiegate in tale ambito.
L'articolo che si intende sopprimere è la vera novità di questo decreto sul rifinanziamento delle missioni internazionali. Esso presenta alcune criticità concernenti soprattutto l'estraneità di tali norme rispetto al tema delle missioni internazionali, norme che, considerata la loro rilevanza, dovrebbero invece essere approfondite, ad opinione del Gruppo Italia dei Valori, in un provvedimento legislativo ad hoc.
Nel decreto-legge al nostro esame si interviene in materia di efficientamento e ristrutturazione degli arsenali, di personale in transito dai ruoli normali a ruoli speciali, e viceversa, per gli ufficiali e i corpi tecnici. Non riusciamo (di nuovo) a capire e a spiegare a chi ci ascolta che cosa prevede questa disposizione urgente dell'Amministrazione della difesa, se non ulteriori spese a discapito di un'economia italiana che non lo capisce.
TORRI (LNP). Signora Presidente, con l'emendamento 5.1 chiediamo che si possa prendere in considerazione l'idea di risparmiare i soldi inerenti alla cosiddetta mini-naja. Riteniamo sia una richiesta valida proprio perché, in un momento di crisi economica come quello che stiamo attraversando, è inutile cercare di far partire qualche ragazzo che vuole provare a giocare a fare il militare. In un momento come questo - ripeto - è molto importante guardare anche il centesimo.
Crediamo non sia più di attualità l'idea di far fare, anche se per un breve periodo, la mini-naja, perché comunque comporta un costo oneroso.
PRESIDENTE. Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunciarsi sugli emendamenti in esame.
GAMBA, relatore. Esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti presentati, perché sono in buona parte ostruzionistici o, come quello appena illustrato dal senatore Torri, ultronei, e comunque estranei alla materia della quale ci stiamo occupando.
MAGRI, sottosegretario di Stato per la difesa. Signora Presidente, vorrei solo ribadire che già in Commissione abbiamo risposto, sia per quanto concerne le disposizioni riguardanti gli arsenali sia per quanto riguarda il cosiddetto problema della mini-naja, rispetto al quale ricordo comunque che la maggior parte delle spese in questo settore (circa 7,5 milioni di euro) è volta a investimenti strutturali, e solo un milione l'anno è devoluto a questo tipo di impiego.
Quindi, nel ribadire queste affermazioni, già precedentemente fatte in Commissione, esprimo un parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 5.2.
PEDICA (IdV). Chiedo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Pedica, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 5.2, presentato dal senatore Caforio e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3128
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 5.12.
PEDICA (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PEDICA (IdV). Signora Presidente, intervengo per spiegare il contenuto dell'articolo 5.
Si interviene in materia di efficientamento e ristrutturazione degli arsenali e di personale in transito dai ruoli normali ai ruoli speciali, e viceversa. Si interviene in materia di proroga per il triennio 2012-2014 dell'attività e dei contributi a favore dell'Agenzia industrie difesa, prevedendo contemporaneamente il rinvio di tre anni della possibilità per i cinque stabilimenti in crisi di non essere posti in liquidazione. Si interviene in materia di investimenti sui sistemi d'arma, delegando ad un decreto, che dovrebbe emanare il Ministro dello sviluppo economico, la possibilità di spostare risorse per 25 milioni di euro, per ciascuno degli anni dal 2012 al 2016, e per ulteriori 125 milioni di euro, per ciascuno degli anni 2017‑2018, risorse tratte dall'autorizzazione di spesa per i fondi messi a disposizione dall'articolo 2.
Chiedo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Pedica, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 5.12, presentato dal senatore Pedica.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi informo che stanno assistendo ai nostri lavori gli studenti della Scuola secondaria statale di primo grado «Giovanni Pascoli» di Aversa, in provincia di Caserta, ai quali diamo il nostro benvenuto. (Applausi).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3128 (ore 11,13)
PRESIDENTE. L'emendamento 5.13 è inammissibile.
Metto ai voti l'emendamento 5.14, presentato dal senatore Pedica.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 5.15, presentato dal senatore Pedica.
Non è approvato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 5.1.
Presidenza della vice presidente BONINO (ore 11,14)
TORRI (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TORRI (LNP). Signora Presidente, vorrei dire al relatore che per la Lega è assolutamente improponibile presentare un emendamento con finalità ostruzionistiche. Al contrario, esso è teso a risparmiare fondi relativamente alla mini-naja. Alla Camera è stato comunque accolto dal Governo un ordine del giorno, e gliene do atto.
Signor Sottosegretario, è vero che una parte dei finanziamenti serve per la ristrutturazione, ma proprio per questo motivo sarebbe stato più corretto prevederlo in un capitolo preciso e non in quello relativo alla mini-naja. Prendo atto che si tratta di una situazione che avete ereditato, ma in ogni caso esiste. Non si tratta di un discorso ostruzionistico, bensì di una possibilità.
PERDUCA (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PERDUCA (PD). Signora Presidente, concordo totalmente con quanto ha testé affermato il senatore Torri e preciso di aver sottoscritto anch'io il suo emendamento.
Non ci è mai piaciuta l'idea di una mini-naja, essendo inutile oltre che costosa, e sicuramente non andava nella direzione del titolo pomposo che le era stato dato. Non siamo nemmeno mai riusciti a capire bene, salvo i soliti proclami lanciati dall'ex Ministro della difesa, come si fosse andati a quella impresa.
Oggi, a maggior ragione, avendo visto che comunque si è ritenuto di non rinnovare il suo finanziamento per certi versi, mantenendo solo la cifra di un milione di euro giusto perché ci sono dei problemi, diciamo così, strutturali da tenere in piedi, per un qualcosa totalmente inutile e fuori dal tempo, essendo stata fortunatamente sospesa la leva obbligatoria, sarebbe stato preferibile accogliere se non altro un ordine del giorno. Non sarebbe stata un'idea peregrina. Dichiaro, quindi, il mio voto favorevole all'emendamento 5.1.
PEDICA (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PEDICA (IdV). Anche noi abbiamo appoggiato l'emendamento del senatore Torri.
Come ha detto il collega Perduca, non abbiamo voluto la mini-naja: l'abbiamo subita dal precedente Ministro della difesa, il quale tutto ha cercato meno che risparmiare, creando un'ulteriore spesa che poi non ha dato risultati significativi. Ripeto: a nostro avviso la mini-naja non rappresenta un posto di lavoro o una incentivazione, bensì un capriccio del precedente Ministro della difesa, che tutto ha fatto meno che interessarsi a questo problema. Pertanto, voteremo a favore dell'emendamento in esame.
BALDASSARRI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BALDASSARRI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Per le motivazioni che hanno già indicato i colleghi, dichiaro il mio voto favorevole.
GIOVANARDI (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIOVANARDI (PdL). Signora Presidente, onorevoli colleghi, desidero ricordare che un conto sono le questioni economico-finanziarie e un conto è il significato che aveva la mini-naja. Ricordo che in Italia esiste l'Associazione nazionale alpini che ha 300.000 aderenti e che è in prima linea ovunque si tratti di portare solidarietà e assistenza in tutto il mondo. Essa deve molto della sua coesione anche alla valorizzazione delle persone che hanno prestato servizio, quando esisteva la leva obbligatoria, negli alpini, cosa che oggi non è più possibile, anche perché - giustamente - con il volontariato e la professionalità gran parte delle truppe alpine è composta da ragazzi che provengono dalla Sicilia o dalla Calabria, quindi non da zone di tradizionale insediamento alpino.
Questo discorso vale per gli alpini, ma anche per altre specializzazioni militari. Era un'esperienza che consentiva ai giovani delle valli di continuare la tradizione dei loro padri e di proiettarsi nel mondo della solidarietà e del volontariato anche sul futuro. Un'esperienza dunque assolutamente positiva, che ha avuto un successo enorme. Altro sono le questioni economiche, ma svalutarla è - a mio avviso - un errore gravissimo.
MURA (LNP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MURA (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Mura, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 5.1, presentato dal senatore Torri e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3128
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 5.16, presentato dal senatore Pedica.
Non è approvato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 5.17.
PEDICA (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PEDICA (IdV). Signora Presidente, l'emendamento si impone in quanto, con la modifica del comma 1 dell'articolo 2190 del codice dell'ordinamento militare prevista dal decreto-legge in conversione, riguardante l'Agenzia industrie difesa, si interviene in materia di investimenti sui sistemi d'arma delegando ad un decreto del Ministro per lo sviluppo economico la possibilità di spostare risorse per 25 milioni di euro per ciascuno degli anni 2012-2016 e per ulteriori 125 milioni di euro per ciascuno degli anni 2017 e 2018.
Su questo emendamento chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, in quanto le spese e gli sprechi nell'articolo 5 sono molto più evidenti che in altri.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Pedica, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 5.17, presentato dal senatore Pedica.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3128
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 5.18, presentato dal senatore Pedica.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 5.19, presentato dal senatore Pedica.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 5.20, presentato dal senatore Pedica.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 5.21, presentato dal senatore Pedica.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 5.22, presentato dal senatore Pedica.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 5.23, presentato dal senatore Pedica.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 5.24, presentato dal senatore Pedica.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 5.25, presentato dal senatore Pedica.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 5.26, presentato dal senatore Pedica.
Non è approvato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 5.4.
PEDICA (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PEDICA (IdV). Noi chiediamo al Governo un impegno a ridisegnare il modello di difesa mediante interventi di riorganizzazione finalizzati ad eliminare sprechi o inefficienze, basandolo su programmi interforze con l'intento di generare economie di gestione e maggiore efficienza nei più svariati settori, garantendo tuttavia una razionalizzazione armonica di settori più eterogenei della difesa, osando nel contrasto all'inerzia e alla resistenza al cambiamento tipiche di tutte le grandi burocrazie.
Chiediamo inoltre la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Pedica, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 5.4, presentato dal senatore Caforio e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3128
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 5.5.
PEDICA (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PEDICA (IdV). Signora Presidente, intervengo per chiedere al Governo di pensare ad un modello di difesa basato sulla professionalità delle Forze armate e non sulla precarietà delle stesse, formulando proposte in considerazione del fondamentale programma di difesa europeo ed incentivando ogni tipo possibile di cooperazione finalizzata alla costruzione dell'ambizioso programma europeo, cosa che mi sembra ad oggi questo Governo non abbia ancora capito.
Chiediamo inoltre la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Pedica, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 5.5, presentato dal senatore Caforio e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3128
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 5.3, presentato dal senatore Caforio e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 5.27, presentato dal senatore Pedica.
Non è approvato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 5.6.
CAFORIO (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAFORIO (IdV). Signora Presidente, l'emendamento 5.6 concerne la fase di attuazione dei programmi di armamento.
Tra l'altro, nell'indagine conoscitiva sulla materia svolta dalla IV Commissione della Camera dei deputati erano state evidenziate notevoli lacune nell'esercizio del controllo parlamentare su tali procedimenti. La riproposizione del parere vincolante si ritiene necessaria, e non si comprende - o lo si comprende fin troppo bene - la ragione per la quale, dopo essere stata in un primo momento approvata in sede di esame referente alla Camera dei deputati, tale norma sia stata poi, dopo la condizione posta dalla I Commissione in sede consultiva, cancellata.
Chiediamo su questo emendamento la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Caforio, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 5.6, presentato dal senatore Caforio e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3128
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 5.28, presentato dal senatore Pedica.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 5.29, presentato dal senatore Pedica.
Non è approvato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 5.30.
PEDICA (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PEDICA (IdV). Signora Presidente, l'emendamento concerne la fase di attuazione dei programmi d'armamento.
Tra l'altro, nell'indagine conoscitiva sulla materia, svolta dalla IV Commissione della Camera dei deputati, erano state evidenziate notevoli lacune nell'esercizio del controllo parlamentare su tali procedimenti: la riproposizione del parere vincolante si ritiene necessaria, e non si comprende, o si comprende fin troppo bene - e mi rivolgo al Governo - la ragione per la quale, dopo essere stata in un primo momento approvata in sede di esame referente alla Camera dei deputati, questa norma sia stata poi, dopo la condizione posta dalla I Commissione in sede consultiva, cancellata.
Chiediamo, pertanto, la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Pedica, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 5.30, presentato dal senatore Pedica.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3128
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 5.31, presentato dal senatore Pedica.
Non è approvato.
L'emendamento 5.32 è inammissibile.
Passiamo all'emendamento 5.33, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
PEDICA (IdV). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PEDICA (IdV). Ne chiediamo la votazione comunque.
Vorrei, infatti, che il Governo si impegnasse a porre in essere ogni utile azione al fine di sospendere, ovvero anche ridimensionare, l'acquisto di ulteriori armamenti, così come previsto già dai pareri espressi dalla IV Commissione della Camera dei deputati in data 23 novembre 2011 sugli ultimi acquisti di sistemi d'arma garantendo, di contro, il corretto impiego in totale sicurezza degli armamenti esistenti. Mi riferisco alla domanda che ho posto al Governo, a cui immagino in seguito risponderà, relativa alla notizia, non diffusa da Italia dei Valori ma da alcuni autorevoli esponenti della Difesa, in cui si legge che i velivoli F-35 sono difettosi.
Spendere una somma del genere, quando anche 80 milioni di euro potrebbero servire per salvare o ristrutturare ospedali per acquistare oggetti che presentano incertezze sotto il profilo della sicurezza mi pare assurdo.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione, avanzata dal senatore Pedica, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
(art. 102-bis Reg.)
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 5.33, presentato dal senatore Pedica.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3128
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 5.7.
LANNUTTI (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LANNUTTI (IdV). Signora Presidente, con riferimento all'emendamento 5.7, sottoscritto dall'intero Gruppo Italia dei Valori, vorrei fare una breve dichiarazione, perché, se a volte il silenzio è d'oro, altre può essere complicità.
Oggi sono stati pubblicati molti articoli su tutti i quotidiani riguardanti la Grecia. Per alcuni la Grecia «si salva all'alba», per altri è stata messa sotto tutela ed è incerto l'esito finale, per cui non si sa se riuscirà a salvarsi, nonostante la manovra "lacrime e sangue" e la cancellazione delle garanzie costituzionali.
Faccio questa breve dichiarazione, signora Presidente, perché il Parlamento e le Commissioni devono essere messe al corrente dell'ammontare delle spese e del loro impiego. Ricordo solo che la signora Merkel e il presidente Sarkozy obbligarono la Grecia, un Paese che muore di fame, a destinare il 3,5 per cento del PIL all'acquisto di armi. Invito, quindi, i colleghi ad approvare questo emendamento affinché almeno il Parlamento e le Commissioni siano rese edotte di ciò che fanno questi signori delle armi.
Chiedo, inoltre, la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Lannutti, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 5.7, presentato dal senatore Caforio e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3128
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'ordine del giorno G5.100, che si dà per illustrato e su cui invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
CABRAS, relatore. Esprimo parere contrario sull'ordine del giorno G5.100.
MAGRI, sottosegretario di Stato per la difesa. Il parere è conforme a quello del relatore, considerando che il dispositivo potrebbe anche essere accettabile, ma che esiste una lunga premessa non condivisibile.
PRESIDENTE. Chiedo al senatore Caforio, primo firmatario dell'ordine del giorno, se insiste per la votazione, stante il parere contrario del relatore e del Governo.
CAFORIO (IdV). Sì, signora Presidente, e ne chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Caforio, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'ordine del giorno G5.100, presentato dal senatore Caforio e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3128.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli emendamenti e dell'ordine del giorno riferiti all'articolo 6 del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare.
CAFORIO (IdV). Signora Presidente, intervengo per illustrare tutti gli emendamenti presentati dal mio Gruppo all'articolo 6, che tratta una questione assai delicata che andrebbe affrontata con un provvedimento ad hoc.
Per quanto riguarda le guardie giurate, non esiste una disposizione specifica circa l'uso delle armi analoga a quella dei team militari, modellata appunto con adattamenti sulle necessità delle operazioni militari: si dice solo che le guardie giurate possono utilizzare le armi in dotazione della nave, custodite in appositi locali e previa autorizzazione rilasciata dall'armatore e dal Ministro dell'interno.
Ritengo che questa norma non sia sicura e, oltretutto, alla luce di quanto successo in questi giorni, bisogna affrontare tale argomento in sede parlamentare con provvedimenti che siano estremamente trasparenti e chiari.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno G6.100 (testo 2) si dà per illustrato.
Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti e sull'ordine del giorno in esame.
GAMBA, relatore. Signora Presidente, sull'ordine del giorno G6.100 (testo 2) del senatore Serra, trattandosi di una questione molto tecnica, su cui difficilmente si può esprimere una opinione politica, ci rimettiamo al parere del Governo e alle valutazioni del sottosegretario Magri.
Per quanto riguarda, invece, tutti gli emendamenti all'articolo 6, il parere è contrario, semplicemente perché hanno natura ostruzionistica. Ritengo che quanto ha appena detto il senatore Caforio, circa il fatto che la questione è delicata e meriterebbe un trattamento specifico, sia di per sé contraddittorio, perché si parla di modifiche che si sono rese necessarie, nel testo del decreto-legge, a un provvedimento ad hoc a suo tempo adottato. Si capisce pertanto quanto possa essere infondata la motivazione. Spiace che il senatore Torri si sia distratto nell'occasione precedente. Colgo dunque l'occasione per dire che io avevo espresso un parere contrario sugli emendamenti presentati dal senatore Pedica e del senatore Caforio in quanto di natura ostruzionistica, e su quello presentato dal senatore Torri, come ho precisato, in quanto ultroneo alla materia.
Sulla questione della cosiddetta mini-naja, vi sono state in passato posizioni diverse in quest'Aula, per cui non sembrava opportuno che si modificasse la situazione con un provvedimento che nulla aveva a che fare con l'argomento. Rilevo che, al contrario, la Lega aveva appoggiato e sostenuto l'iniziativa del ministro La Russa.
MAGRI, sottosegretario di Stato per la difesa. Signora Presidente, il parere è conforme a quello del relatore.
L'ordine del giorno G6.100 (testo 2) del senatore Serra potrebbe essere accolto come raccomandazione, purché venissero espunti i termini "appuntati" e "carabinieri".
PRESIDENTE. Signor Sottosegretario, nel testo 2 quei termini sono già stati espunti.
MAGRI, sottosegretario di Stato per la difesa. D'accordo. Stavo comunque spiegando il perché della mia richiesta.
PRESIDENTE. Prego.
MAGRI, sottosegretario di Stato per la difesa. Per le altre Forze armate il passaggio è previsto infatti per i soli sergenti, che corrispondono ai sovrintendenti. Pertanto, nella formulazione del testo 2 l'ordine del giorno può essere accolto come raccomandazione.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 6.1, presentato dal senatore Caforio e da altri senatori.
Non è approvato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 6.2.
PEDICA (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PEDICA (IdV). Signora Presidente, su questo emendamento vorrei invitare nuovamente il Governo a riflettere. L'articolo 6 del decreto-legge in esame reca misure di contrasto al fenomeno della pirateria, come ha già detto il mio collega Caforio, attraverso alcune circoscritte modifiche alla disciplina vigente relativa al ricorso alle guardie giurate. Ma la realtà delle guardie giurate è già qui in Italia un problema, peraltro non ancora risolto. Le guardie giurate non sono né carne né pesce. Non possono utilizzare le armi. Non possono fare sicurezza, se non appoggiate o autorizzate dal Ministero dell'interno, cosa che non avviene mai. Stanno davanti alle banche e non possono comunque intervenire perché se disgraziatamente qualcuno di loro dovesse sparare andrebbe direttamente in galera, non essendovi l'autorizzazione all'utilizzo delle armi.
Non riesco a capire se la previsione del ricorso alle guardie giurate per la protezione di navi mercantili battenti bandiera italiana che transitano in aree marittime a rischio rappresenti la disponibilità a valorizzare il ruolo delle guardie giurate anche nel nostro Paese. Questi poveri disgraziati, che stanno davanti alle banche o che comunque svolgono un compito di sicurezza, possono infatti solo guardare, ma senza intervenire. Vorremmo che anche su questo si rimettesse un punto interrogativo. Questo vale sempre, o solo per una situazione contingente?
Invitiamo nuovamente il Governo a riflettere, e chiedo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
DI GIOVAN PAOLO (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI GIOVAN PAOLO (PD). Signora Presidente, volevo ricordare, in spirito di fraternità, al collega Pedica, su questo e su altri emendamenti, che da nonviolenti non è che per essere contrari a un provvedimento bisogna poi essere a favore delle armi per le guardie giurate, ancorché io sarei per darle solo alle forze dell'ordine (Applausi dei senatori Perduca e Poretti), e non è che per essere contro gli F-35 bisogna chiedere di fare investimenti anche in altri campi, perché questo è lo stravolgimento dell'idea della nonviolenza. La tattica non esiste e non dovrebbe esistere nemmeno quando ci si schiera, soprattutto nel campo della nonviolenza. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, in precedenza avanzata dal senatore Pedica, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 6.2, presentato dal senatore Pedica.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3128
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 6.3.
PEDICA (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PEDICA (IdV). Signora Presidente, vorrei replicare, da nonviolento, all'amico Di Giovan Paolo. Non è che si critica l'utilizzo di aerei, difettosi o meno, per renderli operativi. Noi, e lo diciamo chiaro, siamo contro gli F-35, contro le armi, contro tutto ciò che è normativamente deprecabile in questo disegno di legge. Le armi non servono, ma servono la pace e le operazioni di carattere culturale e sanitario.
Questi sono gli investimenti che il Governo deve fare. Non si deve investire sulle armi. Perciò, da pacifista quale sono, concordo con l'amico Di Giovan Paolo, con il quale non voglio polemizzare. Ma sia chiaro che l'Italia dei Valori pensa ad altre cose. Non pensa alle armi, al riarmo o all'utilizzo degli F-35. Pensa al Paese, a risparmiare e a dare ai nostri giovani un futuro che oggi non c'è. (Applausi dal Gruppo IdV e dei senatori Peterlini e Pinzger. Commenti del senatore Gramazio).
Su questo emendamento chiedo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PERDUCA (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PERDUCA (PD). Signora Presidente, dopo aver votato a favore dell'emendamento 6.1 soppressivo dell'articolo, in dissenso dal Gruppo mi asterrò dalla votazione su tutti gli altri emendamenti presentati all'articolo 6 dal senatore Pedica.
Sono d'accordo al 100 per cento con quanto sostenuto dal senatore Di Giovan Paolo, anche perché, da nonviolento - espressione che si utilizza perché va di moda o perché è preferibile al termine «pacifista» - mi interesserei anche di tutto ciò che la nonviolenza può fare, oltre a sottolineare che il Gruppo dell'Italia dei Valori è assente ogni qualvolta si parla, ad esempio, di carceri, di nonviolenza e di misure che possono andare incontro ai diritti delle persone, anche di quelle ultime nella catena dei diritti oggi riconosciuti.
Ripeto, mi asterrò, insieme alla senatrice Poretti, dalla votazione di questo gruppo di emendamenti, precisando che se di nonviolenza si deve parlare se ne dovrebbe parlare tutti i giorni, costantemente.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, precedentemente avanzata dal senatore Pedica, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 6.3, presentato dal senatore Pedica.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3128
CALIENDO (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CALIENDO (PdL). Signora Presidente, vorrei segnalare che in questa votazione non ha funzionato il sistema elettronico della mia postazione.
LICASTRO SCARDINO (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LICASTRO SCARDINO (PdL). Anche per me, signora Presidente.
PRESIDENTE. Ne prendo atto.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 6.4.
PEDICA (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PEDICA (IdV). Signora Presidente, sono costretto ad utilizzare questo tempo assegnato in dichiarazione di voto anche per rispondere all'amico e collega Perduca.
In merito alle carceri, caro amico e collega Perduca, mi sembra che alcune iniziative le abbiamo condotte insieme. L'intero Gruppo dell'Italia dei Valori, con il presidente Belisario in testa, è andato nelle carceri, ha denunciato, ha visitato e ha denunciato di nuovo tutte le carenze esistenti. Certo, a volte non partecipiamo alle iniziative organizzate a Natale o a Ferragosto, perché a noi piacerebbe parlare di carceri 365 giorni l'anno. Cerchiamo di ragionare anche su questo.
Sull'emendamento 6.4 chiedo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Perduca, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 6.4, presentato dal senatore Pedica.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3128
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 6.5, presentato dal senatore Pedica.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 6.6, presentato dal senatore Pedica.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 6.7, presentato dal senatore Pedica.
Non è approvato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 6.8.
PEDICA (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Pedica, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 6.8, presentato dal senatore Pedica.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3128
PRESIDENTE. Chiedo al senatore Serra se insiste per la votazione dell'ordine del giorno G6.100 (testo 2).
SERRA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). No, signor Presidente.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno riferiti all'articolo 7 del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare.
PEDICA (IdV). Signora Presidente, l'ordine del giorno G7.100 è diretto a impegnare il Governo a stanziare, a partire dall'inizio del ritiro del contingente italiano in Afghanistan, per ogni euro risparmiato per le spese della missione militare, 30 centesimi per interventi di cooperazione civile, ovvero a trasferire a partire dal 2012 il 30 per cento di quanto risparmiato nella spesa militare a investimenti di cooperazione civile, concordando le modalità di intervento e di spesa in un forum tra i Ministeri competenti e la società civile.
PERDUCA (PD). Signora Presidente, con l'ordine del giorno G7.101 si intende soltanto includere all'articolo 7 qualcosa che appare all'articolo 9 del provvedimento. Principalmente si tratta di includere tra i Paesi destinatari di aiuti per la cooperazione internazionale anche lo Yemen assieme a tutti quelli elencati della costa settentrionale dell'Africa ed alla Birmania.
PRESIDENTE. Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli ordini del giorno in esame.
CABRAS, relatore. Signora Presidente, esprimo parere contrario sull'ordine del giorno G7.100, mentre sono favorevole sull'ordine del giorno G7.101, purché venga accolto come raccomandazione. Infatti, non possiamo modificare l'articolo del provvedimento, ma riteniamo assolutamente condivisibile la finalità della proposta.
MAGRI, sottosegretario di Stato per la difesa. Signora Presidente, il parere è conforme a quello espresso dal relatore.
Ringraziamo il senatore Perduca, perché la situazione dello Yemen è seguita dal nostro Paese con particolare preoccupazione. Lo spirito dell'ordine del giorno G7.101 è ampiamente condivisibile e quindi ci associamo alla valutazione del relatore dichiarando la disponibilità del Governo ad accoglierlo come raccomandazione.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'ordine del giorno G7.100.
PEDICA (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PEDICA (IdV). Signora Presidente, con il Presidente del mio Gruppo parlamentare, senatore Belisario, ci siamo guardati con perplessità quando è stato espresso il parere contrario sull'ordine del giorno G7.100. Infatti, noi abbiamo chiesto di devolvere 30 centesimi, ovvero il 30 per cento di quanto risparmiato, per investimenti di cooperazione civile. Il Governo, invece, si è dichiarato contrario perché intende utilizzare tali risorse per la cooperazione militare, cioè per armare e non per svolgere un'azione civile.
Potevo comprendere una simile scelta dal Governo Berlusconi, cioè quando la parola guerra era negli occhi e nella mente di un Governo che non ragionava. Credo, invece, che l'attuale Esecutivo debba dare un esempio di civiltà. Noi chiediamo che il 30 per cento di quanto risparmiato nella spesa militare venga investito in iniziative di cooperazione internazionale. Gli articoli 7, 8 e 9 riguardano gli interventi di cooperazione allo sviluppo e di sostegno ai processi di pace e di stabilizzazione.
La parola pace a voi non interessa ancora: continuate ancora a non capire che queste missioni si svolgono per una funzione di pace. (Applausi dal Gruppo IdV).
Signora Presidente, chiedo al Governo una sospensione di dieci minuti per far capire quali sono le nostre intenzioni su questo ordine del giorno. (Commenti dal Gruppo PdL). Altrimenti non ci capiamo.
In ogni caso, chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
TORRI (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TORRI (LNP). Signora Presidente, apprezziamo la finalità di dare a qualcuno il risparmio conseguito, ma a nostro avviso sarebbe più corretto destinare le risorse ai nostri cittadini per far fronte ai problemi economici.
Comunque, non ritengo corretto quanto affermato nelle premesse sulla NATO, là dove si afferma: «continuano inoltre a seminare paura, distruzione, morte, sfiducia e rabbia nella popolazione». Noi facciamo parte della NATO, e quindi dovremmo avere un po' di lucidità quando usiamo le terminologie.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Pedica, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'ordine del giorno G7.100, presentato dal senatore Pedica e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3128
PRESIDENTE. Senatore Perduca, ha sentito che il Governo intende accogliere come raccomandazione l'ordine del giorno G7.101?
PERDUCA (PD). Signora Presidente, sottolineando al relatore Cabras che non avremmo comunque riaperto il provvedimento, perché si tratta di un ordine del giorno e non di un emendamento, va benissimo che esso venga accolto come raccomandazione, anche con i chiarimenti resi dal sottosegretario Magri.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 9 del decreto-legge, che invito il presentatore ad illustrare.
PEDICA (IdV). Signora Presidente, l'articolo 9 è relativo al regime degli interventi. Dopo un iniziale problema sulla costituzione di strutture operative temporanee, previste al comma 1, poi soppresso dalla Camera dei deputati, l'articolo reca la solita serie di disposizioni riguardanti dettagliati comportamenti da tenersi in determinate situazioni che si possono verificare durante lo svolgersi delle missioni, come nel caso di difficoltà oggettive di utilizzo del sistema bancario locale, le collaborazioni e gli acquisti di beni in loco.
Su questo tema sollecitiamo attente riflessioni. Non so se anche il collega Lannutti interverrà in proposito, ma credo occorra continuare a denunciare, anche per l'articolo 9, gli sprechi che, secondo noi, oggi come oggi non sono assorbibili, considerata l'emergenza in cui si trova il nostro Paese. Chiederò la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, su tutti gli emendamenti.
PRESIDENTE. Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.
GAMBA, relatore. Signora Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti. Si tratta di emendamenti di natura soppressiva di singole parti, commi e periodi dell'articolo 9, di cui è evidente l'intento ostruzionistico.
MAGRI, sottosegretario di Stato per la difesa. Esprimo parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 9.1.
PEDICA (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PEDICA (IdV). Signora Presidente, vorrei che i colleghi evitassero di utilizzare in modo improprio la parola ostruzionismo. In questi emendamenti non vi è un intento ostruzionistico, ma la volontà di far capire che un Paese sta soffrendo. (Commenti dai Gruppi PdL e PD. Richiami del Presidente). Sia la destra sia la sinistra sicuramente non comprendono tale problema, che a noi, invece, è chiaro, forse perché frequentiamo le piazze più di loro.
Occorre risolvere il problema economico del nostro Paese. Lo abbiamo risolto in parte rinunciando alle Olimpiadi del 2020; lo dobbiamo risolvere ancora rinunciando ad armamenti che fino a oggi sono serviti a restituire 49 vittime al Paese. Su questo, Italia dei Valori condurrà una battaglia, fuori e dentro le piazze. (Commenti dai Gruppi PdL e PD. Richiami del Presidente). Non è possibile che passino sotto silenzio argomenti che fanno raccapricciare la pelle. (Applausi dal Gruppo IdV).
Su questo emendamento, signora Presidente, chiedo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Pedica, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 9.1, presentato dal senatore Pedica.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3128
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 9.2.
PEDICA (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Pedica, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 9.2, presentato dal senatore Pedica.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3128
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 9.3.
PEDICA (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Pedica, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 9.3, presentato dal senatore Pedica.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3128
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 9.4.
PEDICA (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Pedica, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 9.4, presentato dal senatore Pedica.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3128
PRESIDENTE. L'emendamento 9.5 è inammissibile.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 9.6.
PEDICA (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Pedica, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 9.6, presentato dal senatore Pedica.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3128
PRESIDENTE. Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 9.7 è improcedibile.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 9.8.
PEDICA (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Pedica, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 9.8, presentato dal senatore Pedica.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3128
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 9.9.
PEDICA (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Pedica, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 9.9, presentato dal senatore Pedica.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3128
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 9.10.
PEDICA (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Pedica, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 9.10, presentato dal senatore Pedica.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3128
PRESIDENTE. L'emendamento 9.11 è inammissibile.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 9.12.
PEDICA (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Pedica, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 9.12, presentato dal senatore Pedica.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3128
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 9.13.
PEDICA (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Pedica, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 9.13, presentato dal senatore Pedica.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3128
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 9.14.
PEDICA (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Pedica, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 9.14, presentato dal senatore Pedica.
Dichiaro aperta la votazione.
Vorrei raccomandare a ogni senatore di votare solo per se stesso, per cortesia. (Commenti). È una semplice questione di correttezza. Normalmente vota chi è presente.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3128
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 9.15.
PEDICA (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Pedica, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 9.15, presentato dal senatore Pedica.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3128
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 10 del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare.
CAFORIO (IdV). Signor Presidente, con l'emendamento 10.1 si vuole introdurre una norma che dirotti i fondi stabiliti per la mini-naja agli interventi per la cooperazione allo sviluppo previsti dall'articolo 7 del decreto stesso.
PRESIDENTE. I restanti emendamenti si intendono illustrati.
Invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti presentati.
GAMBA, relatore. Signora Presidente, in accordo con il collega senatore Cabras, esprimo il parere sugli emendamenti presentati a questo articolo che tratta una materia di competenza del Ministero degli affari esteri. Dico questo sostanzialmente per sottolineare, nell'esprimere il parere contrario su tutti gli emendamenti presentati all'articolo 10, lo stato confusionale in cui si muove anche il senatore Pedica, perché prima ha contestato le affermazioni dei relatori, che si riferivano agli emendamenti di natura ostruzionistica, parlando di armamenti e quant'altro quando invece l'articolo 9 si riferisce ad interventi di competenza del Ministero degli affari esteri, cioè interventi civili, di cooperazione, eccetera. Ovviamente gli armamenti non c'entravano nulla, così come gli stessi emendamenti proposti.
MAGRI, sottosegretario di Stato per la difesa. Esprimo parere pienamente conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 10.2, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
PEDICA (IdV). Ne chiediamo la votazione.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione, avanzata dal senatore Pedica, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
(art. 102-bis Reg.)
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 10.2, presentato dal senatore Pedica.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3128
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 10.1.
CAFORIO (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Caforio, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 10.1, presentato dal senatore Caforio e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3128
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 10.3, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
PEDICA (IdV). Ne chiediamo la votazione.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione, avanzata dal senatore Pedica, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
(art. 102-bis Reg.)
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 10.3, presentato dal senatore Pedica.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3128
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'emendamento riferito all'articolo 10-bis del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare.
TORRI (LNP). Signora Presidente, l'emendamento 10-bis.1 mira a integrare l'articolo secondo cui i Ministri degli affari esteri e della difesa, con cadenza quadrimestrale, rendono comunicazioni alle Commissioni parlamentari competenti. Tuttavia, dal momento che mi è stato fatto presente che il parere delle Commissioni non può essere vincolante, sono anche disposto a trasformare il suddetto emendamento in un ordine del giorno, secondo cui, oltre alla previsione che i due Ministri vengano a riferire in Parlamento, le Commissioni competenti possano valutare la proposta di ridimensionare i contingenti di volta in volta, anche in considerazione delle decisioni assunte dagli alleati. Riceviamo di buon grado il fatto che si venga a riferire, ma se non siamo determinanti ai fini delle decisioni non ci riteniamo soddisfatti.
PRESIDENTE. Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sull'emendamento in esame.
GAMBA, relatore. Senatore Torri, francamente un emendamento che prevede l'espressione di un parere obbligatorio e vincolante da parte delle Commissioni parlamentari è inimmaginabile, a mio sommesso avviso, dal punto di vista procedurale. Quindi, al di là della consultazione cadenzata del Parlamento nei termini che sono stati previsti dall'emendamento approvato alla Camera, e che adesso costituisce parte del testo in esame, la sua proposta mi pare non proponibile.
MAGRI, sottosegretario di Stato per la difesa. Signora Presidente, la previsione di un parere vincolante era già stata giudicata inammissibile dalla Commissione affari costituzionali della Camera, con le motivazioni che ha testé riassunto il relatore Gamba.
Per quanto riguarda il tema posto dal senatore Torri, vorrei ricordare che presso le Commissioni riunite i ministri Terzi e Di Paola avevano accettato due relazioni annuali, dichiarandosi comunque disponibili a venire a riferire ogni qualvolta fosse stato richiesto. In sede di Commissione affari esteri alla Camera si è passati da una relazione semestrale, prevista in prima istanza in Commissione difesa, ad una quadrimestrale, sulla quale abbiamo espresso parere favorevole. Ad ogni modo, nella loro audizione sia il Ministro degli affari esteri sia il Ministro della difesa hanno comunque ribadito la piena disponibilità e volontà a venire in Parlamento ogni qualvolta ci sia un mutamento importante o il Parlamento lo ritenga opportuno.
Pur comprendendo lo spirito del senatore Torri, esprimo parere conforme a quello del relatore anche per la inapplicabilità o difficoltà di applicazione di un procedimento così regolamentato, rimanendo inalterata la totale disponibilità del Governo ad intervenire ogni qualvolta e in ogni momento il Parlamento lo ritenga opportuno.
TORRI (LNP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TORRI (LNP). Signora Presidente, ho già discusso al riguardo e ho compreso il problema. Tuttavia, sarei disponibile a trasformare eventualmente l'emendamento in un ordine del giorno di contenuto corrispondente, salvo che per l'eliminazione delle parole «altresì un parere obbligatorio», che sarebbero sostituite con le seguenti: «una raccomandazione sull'eventuale riduzione dei contingenti schierati sui principali teatri di crisi». Propongo di inserire almeno il termine "raccomandazione" in merito alla decisione di una riduzione, la quale non è più obbligatoria e vincolante, ma quanto meno affermiamo tale principio.
PRESIDENTE. Per fare chiarezza, senatore Torri, le chiedo se intende trasformare il suo emendamento in un ordine del giorno, eliminando le seguenti parole: «altresì un parere obbligatorio e vincolante».
TORRI (LNP). Sì, signora Presidente, ma resta il fatto che le parole «sull'eventuale riduzione dei contingenti» rimarrebbero tali, per farci capire almeno di che cosa stiamo parlando.
PRESIDENTE. Senatore Gamba, la situazione che si sta delineando è la seguente.
La proposta del senatore Torri è di trasformare l'emendamento 10-bis.1 in un ordine del giorno, il cui testo sarebbe il seguente: «In funzione del contenuto delle comunicazioni e delle decisioni adottate dai Governi dei Paesi partner od alleati dell'Italia, le Commissioni parlamentari competenti possono esprimere una raccomandazione sull'eventuale riduzione dei contingenti schierati sui principali teatri di crisi». (Commenti). Scusate, colleghi, ma la Presidenza non ha espresso dati di merito: cerca solo di aiutare il relatore, al quale chiedo di esprimersi al riguardo.
GAMBA, relatore. In primo luogo, mi pare che non esista il termine raccomandazione in quanto tale, per cui si potrebbero inserire le parole: «possono esprimere un parere», in modo tale che il testo abbia un minimo di senso. D'altra parte, però, le Commissioni possono sempre esprimere un parere, approvare risoluzioni e avanzare proposte. Francamente, questa mi pare una superfetazione, per cui invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario.
PRESIDENTE. Invito il rappresentante del Governo a pronunziarsi a tal riguardo.
MAGRI, sottosegretario di Stato per la difesa. Signora Presidente, in effetti si pone anche il problema di comprendere quanto significativa debba essere la riduzione. In sostanza, ogni qualvolta le Commissioni parlamentari decidono di fare una raccomandazione, il Governo è pronto ad ascoltare, valutare e recepire. Il problema, se parliamo di riduzioni, è quanto debbano essere significative, quale sia la loro misura. Se si introducesse il termine "significativa" e si trattasse di un'operazione importante, posso comprendere la portata. A volte abbiamo riduzioni anche di poche decine di uomini, a volte abbiamo spostamenti di poche unità.
Senatore Torri, le assicuro con tutta la buona volontà che la raccomandazione che intenderebbe proporre, detta in tal modo, è di difficile recepimento per quanto riguarda il lavoro parlamentare. Dico questo perché non ho alcuna intenzione di prendere in giro nessuno: mi interessa solo che ci sia un testo tale da poterlo trasporre nella realtà operativa dei lavori del Parlamento e del Governo in modo concreto e reale.
PRESIDENTE. Senatore Torri, il relatore e il Governo hanno espresso parere contrario sia sull'emendamento in quanto tale sia sulla sua trasformazione in ordine del giorno. Quindi, invitano al ritiro. Le chiedo cosa intende fare.
TORRI (LNP). Comprendo che forse non è congruo il termine raccomandazione. Il relatore dice "parere". Al posto di "raccomandazione", posso introdurre il termine "parere". Tuttavia, mi interessa molto...
PRESIDENTE. Senatore Torri, mi scusi se la interrompo, ma a questo punto il dibattito è chiuso, e mi pare sia stato trascinato a sufficienza.
Mi deve solo dire se intende ritirare l'emendamento o se insiste per la sua votazione.
TORRI (LNP). Insisto per la votazione.
PRESIDENTE. Passiamo dunque alla votazione dell'emendamento 10-bis.1.
MURA (LNP). Chiedo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Mura, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 10-bis.1, presentato dai senatori Torri e Davico.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3128
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'emendamento riferito articolo 11 del decreto-legge, che si intende illustrato e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
CABRAS, relatore. Invito il presentatore a ritirare l'emendamento 11.1, altrimenti il parere è contrario.
MAGRI, sottosegretario di Stato per la difesa. Signora Presidente, il mio parere è conforme a quello del relatore, per le ragioni che ho spiegato anche in precedenza per un analogo problema.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 11.1, presentato dal senatore Pedica.
Non è approvato.
Passiamo alla votazione finale.
SBARBATI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SBARBATI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signora Presidente, onorevoli colleghi, siamo chiamati ad esprimerci in merito alla legge di conversione del decreto-legge che proroga le missioni internazionali.
Innanzitutto vogliamo rinnovare il nostro incoraggiamento e il ringraziamento ai militari italiani impegnati nelle missioni in tutto il mondo. Parliamo di circa 8.000 donne e uomini di cui la metà si trova in Afghanistan. Eroi della sicurezza e della pace, che aumentano quotidianamente il nostro prestigio e la nostra credibilità.
Le missioni militari all'estero, ovvero l'impegno delle Forze armate nei teatri internazionali, rappresentano un punto delicato e importantissimo della nostra politica estera di sicurezza e di difesa e dunque della politica italiana in generale.
Sono tanti gli scenari internazionali che vedono impiegati i nostri militari nella cooperazione allo sviluppo, nel sostegno ai processi di ricostruzione di pace e di stabilizzazione (l'Afghanistan, il Libano, il Kosovo, gli Emirati Arabi Uniti, la Libia e il Corno d'Africa).
Il mio Gruppo è favorevole alla conversione in legge di questo decreto-legge che prevede la proroga delle missioni con una proiezione temporale annuale anziché semestrale (cioè dal 1° gennaio 2012 al 31 dicembre 2012), con la volontà di assicurare la nostra presenza e il nostro ruolo nella scena internazionale, garantendo la migliore programmazione degli impegni nazionali e internazionali delle Forze armate.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, siamo a favore di questo provvedimento ancora di più dopo l'introduzione dell'articolo 10-bis approvato alla Camera circa l'obbligo delle comunicazioni al Parlamento, in particolare alle Commissioni competenti, da parte dei Ministri degli affari esteri e della difesa, con cadenza quadrimestrale, sullo stato delle missioni in corso e degli interventi di cooperazione allo sviluppo e a sostegno dei processi di pace.
In tal modo riteniamo che venga accolta anche un'istanza che avevamo avanzato, e che anche da altre parti era stata avanzata, in merito al confronto periodico istituzionalizzato tra Governo e Parlamento sui diversi scenari di impiego delle Forze armate italiane nelle missioni internazionali di pace, nonché sulla tematica complessiva dell'efficacia della partecipazione alle iniziative multilaterali e dell'attività di cooperazione civile allo sviluppo. Riteniamo, infatti, fondamentali le scelte sul piano politico a livello internazionale poiché secondo noi la politica estera e di difesa si intrecciano oggi sempre di più inscindibilmente. Le Forze armate, infatti, da sole non sono sufficienti a sostenere la linea di politica estera del nostro Paese. Sicuramente sono parte importante della politica estera, ma abbisognano di un'azione sempre più coordinata e di una presenza articolata e incisiva della politica sulla base di una strategia moderna ed efficace, sempre più impegnata perché il nostro Paese abbia un suo ruolo nel contesto internazionale, che sia visibile e riconosciuto. È di tutta evidenza, infatti, che le missioni senza una forte diplomazia rischiano di essere uno strumento certo importante e fondamentale di cui andiamo orgogliosi, ma tuttavia non dispiegano ciò che è nelle potenzialità politiche del nostro Paese, per il ruolo e la storia che ha, nonché per l'impegno culturale che potrebbe affermare, garantire e assicurare.
In conclusione, signora Presidente, continuiamo a lavorare per assicurare la pace e per mantenerla, senza tuttavia dimenticare la strategia politica che deve sostenere ogni missione. Il ruolo dell'Italia deve avere una caratterizzazione importante, anche per corrispondere all'impegno e al sacrificio dei nostri militari. Lo dico nel rispetto dei feriti e dei morti, del dispendio di vite umane che abbiamo dovuto registrare e che ci chiede sempre più di svolgere un ruolo fondamentale.
Questo è l'obiettivo che il Gruppo Unione di Centro, SVP e Autonomie (Union Valdôtaine, MAIE, Verso Nord, Movimento Repubblicani Europei, Partito Liberale Italiano, Partito Socialista Italiano) indica al Governo al fine superare appunto la situazione attuale di stallo; un obiettivo coerente anche per i prossimi decenni, se vogliamo che l'Italia e l'Europa svolgano ancora un ruolo storico fondamentale nei processi mondiali per l'affermazione della democrazia e della pace.
Apprezziamo infine, signor Sottosegretario, la sensibilità del ministro Terzi di Sant'Agata rispetto alla questione dei diritti umani, che sentiamo in modo particolare. La sicurezza e i diritti umani infatti devono sempre sostenere le nostre missioni, sia nelle motivazioni che nell'obiettivo finale, perché questo è il senso di una missione internazionale per quanto riguarda l'Italia.
Per i motivi sopra enunciati, il nostro Gruppo esprime un voto favorevole pienamente convinto sul provvedimento. (Applausi dal Gruppo UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI).
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. A nome dell'Assemblea, saluto la presenza degli allievi e degli insegnanti della Scuola media statale «Raimondo Annecchino» di Pozzuoli, in provincia di Napoli. Grazie di essere qui, e benvenuti. (Applausi).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3128 (ore 12,17)
PEDICA (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PEDICA (IdV). Signora Presidente, come ho già fatto con il precedente Governo, che sembrava non capire, vorrei dare inizio al mio intervento leggendo a questo nuovo Esecutivo l'articolo 11 della Costituzione: «L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali».
Qui mi taccio, perché ciò deve servire anche come oggetto di riflessione per i giovani che ci stanno ascoltando e per ciò che stiamo esaminando, una missione internazionale, per la quale si sacrificano militari per acquistare armi. Lo ripeto per la terza volta al Governo. Non sono io a dirlo, ma il Ministro, che dichiara quanto segue: «Meglio sacrificare 40.000 uomini, per comprare più armi». Lo dico ai giovani, che devono ascoltare queste considerazioni, che sono pietre miliari. Lo dico al Governo, molto attento sia alle spese sia alla comunicazione.
Non ripeterò le osservazioni espresse in fase di discussione generale del provvedimento. Voglio solo ribadire le motivazioni alla base del nostro voto contrario.
Siamo a favore delle missioni internazionali di pace - e lo ripeto, di pace -; siamo dalla parte di chi vuol combattere la pirateria; siamo i più fieri sostenitori nel ritenere necessario aumentare il nostro impegno nella cooperazione internazionale - e lo ripeto - nella cooperazione internazionale.
Ribadisco che queste attività, per la loro delicatezza, per le loro implicazioni di politica estera, di credibilità del nostro Paese, di autorevolezza, devono essere dibattute profondamente e con provvedimenti distinti.
Il vizio originale di questo provvedimento è del tutto evidente: un provvedimento in cui viene infilato di tutto, e che non a caso ho definito un "milletutto". Vengono riportate nel provvedimento scelte distinte: si va dal rifinanziamento delle missioni all'ammodernamento degli arsenali, a disposizioni per il contrasto della pirateria, addirittura ai finanziamenti per la cooperazione e l'aiuto pubblico allo sviluppo. Tutto questo, in un quadro di gravissima crisi economica, in un quadro internazionale che oggi pone priorità diverse, sulle quali le nostre azioni devono necessariamente essere rimodulate.
Non crediamo che questo, sul piano innanzitutto del metodo, sia un percorso da seguire. Crediamo che la nostra politica estera, formata proprio sul nostro intervento internazionale e sulla cooperazione, debba essere sostenuta da un serio dibattito parlamentare che fissi le priorità al nostro ruolo, che coinvolga appieno l'Unione europea, che ponga al centro dei nostri pensieri la multilateralità, che ci veda coinvolti in un'analisi attenta di ciò che accade intorno a noi. Voglio solo citare due piccoli esempi: Siria e Iran. È di questo che dovremmo occuparci, e preoccuparci, signor rappresentante del Governo. Non possiamo occuparcene stanziando ancora una volta centinaia di migliaia di euro per condurre inutili e dannose operazione militari in Afghanistan.
Voglio ora descrivere alcuni dati. Dal 2001 a oggi i Governi occidentali hanno speso in Afghanistan circa 30 miliardi di dollari, vale a dire quasi 1.000 dollari a testa, in un Paese in cui il 36 per cento degli abitanti vive con meno di un dollaro al giorno. Questo, nel contesto di un conflitto decennale costato oltre 2.700 morti, 18.000 feriti e circa 20.000 morti afghani. Solo agli Stati Uniti, finora il conflitto è costato circa 530 miliardi di dollari. Non mi pare che, a fronte di questi costi umani ed economici, siano stati raggiunti risultati significativi. Molti analisti, e lo stesso Governo americano, concordano nel ritenere che l'aiuto allo sviluppo di quel Paese, per quanto dispendioso, comporterebbe sicuramente costi umani ed economici del tutto inferiori a quelli necessari a mantenere un'armata di occupazione sul posto.
Pare del tutto evidente l'ambiguità del regime pachistano in tale contesto: Islamabad incamera da 10 anni miliardi di dollari in aiuti americani, continuando, peraltro, a finanziare la guerriglia pashtun anche con la protezione dei servizi segreti locali. Sono costretto a rilevare questi dati, perché non credo sia accettabile continuare in un solco di politica estera trainata da altri interessi, men che meno dettata dall'agenda elettorale di altri Paesi, America in testa.
Non dobbiamo nasconderci: la missione in Afghanistan è una missione di guerra. Ciò è testimoniato dall'applicazione per i nostri militari del codice penale militare di guerra. Anni dopo, il Parlamento ebbe finalmente il coraggio di abrogare la pena di morte ancora inserita nel nostro ordinamento: lo fece all'unanimità, con la sconcertante eccezione di un notissimo senatore esponente del PdL che siede in quest'Aula.
Ora i fatti ci danno ragione. Il terrorismo non è stato sconfitto e l'eliminazione di Bin Laden non è certo merito di "Enduring Freedom", quanto frutto di un minuzioso lavoro di intelligence. La storia ci mostra che il terrorismo deve essere affrontato con strumenti politici. Quando venne chiesto un parere al riguardo a chi aveva sconfitto il terrorismo sikh nel Punjab, la risposta fu senza alternative: basterebbe isolare i talebani e costringere il Pakistan ad interrompere ogni aiuto economico e militare al regime di Kabul. Una soluzione politica, non muscolare e militare.
Ancora, dobbiamo essere consapevoli che il nostro intervento in quell'area martoriata è a sovranità limitata: le operazioni vengono tuttora guidate dalla base di Tampa, in Florida, e noi lì manteniamo il nostro personale che esegue ordini impartiti da altri.
Penso al ruolo naturale che dovrebbe avere il nostro Paese nella costruzione della pace, al nostro ruolo di pace nel Mediterraneo, al ruolo che dovremmo avere nell'avviare passi diplomatici, tanto per citare un esempio, nei confronti dell'Iran, affinché rispetti il diritto internazionale e sia consapevole del ruolo che svolge in tutto il Medio Oriente, dismettendo i panni di potenza di destabilizzazione e rinunciando ai propri programmi di armamento nucleare. Queste, a mio e nostro avviso, sono le priorità.
Devo inoltre aggiungere, colleghi, che nel provvedimento, in una forma del tutto irrituale che ha poco a che vedere con le missioni internazionali, vengono inserite disposizioni sull'impiego dei nostri militari nelle azioni di contrasto alla pirateria, questione su cui vorrei aggiungere alcune osservazioni.
Due militari italiani in queste ore rischiano l'ergastolo o la pena di morte, e non sappiamo neanche se agivano sotto il dettato delle leggi internazionali e delle convenzioni internazionali, perché al riguardo non sono ancora giunte risposte. Ma è accaduto un fatto grave: sono stati consegnati, non sono stati trattenuti nella nave che esponeva il simbolo del nostro Paese. Sono stati consegnati, ma dobbiamo capire: perché? Chi ha disposto la consegna? A chi rispondono delle loro azioni, da chi hanno preso ordini?
La nostra Marina militare ha tutti i mezzi necessari, entro accordi internazionali e una vasta coalizione che agisce sotto mandato dell'ONU, per contrastare, con le proprie navi, la piaga della pirateria. Lo può e lo deve fare utilizzando le proprie navi, sotto la propria catena di comando e nell'ambito delle leggi e delle convenzioni internazionali, altrimenti è il Far West, e questo non è accettabile.
Mi sono soffermato, in questa giornata, anche sugli sprechi: gli sprechi per l'F35, un velivolo che molti tecnici stanno dichiarando essere difettoso. L'Italia spende 80 milioni per ogni F35, in questo momento di recessione, in questo momento di crisi, in questo momento in cui ci stanno guardando non solo le scuole, ma i precari, le piccole e medie imprese (che devono chiudere per colpa dei mancati finanziamenti delle banche), la sanità (con malati addirittura legati all'interno delle strutture di pronto soccorso, inagibili in questo momento perché vi è una carenza di personale), i giovani, le famiglie che non arrivano più alla prima settimana del mese (una volta dicevamo che le famiglie non arrivavano alla fine del mese, oggi diciamo che le famiglie iniziano il mese con il problema di come andare avanti).
Su questo mi limito a concludere con una considerazione indignata, che il nostro popolo, i nostri cittadini, guardandoci, vogliono ascoltare. Noi non vogliamo gioire per questioni che non ci interessano. Non vogliamo commentare finanziamenti che non riguardano il nostro Paese. Noi vogliamo rispettare la Costituzione, vogliamo rispettare quell'articolo 11 che anche questo Governo, forse, non ha capito. E noi, con forza, glielo faremo capire, anche nelle piazze!
Signora Presidente, ringraziandola per questo ultimo minuto che mi concede, dico che, da parlamentare di questo Paese, mai e poi mai cadrò nel cinismo da Realpolitik mostrato dalla signora Madeleine Albright, all'epoca ministro degli esteri USA, quando il 12 maggio 1996, in un'intervista alla CBS, dichiarò che la morte di 500.000 bambini iracheni era il prezzo da pagare per mantenere le sanzioni contro Saddam Hussein. Io credo che il prezzo da pagare sia quello destinato alla Croce Rossa, ai poveri del mondo, non ad inutili operazioni militari. Per questo io dico solo: viva la Costituzione, e rispetto dell'articolo 11. (Applausi dal Gruppo IdV).
FILIPPI Alberto (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FILIPPI Alberto (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Signora Presidente, dopo l'intervento polemico del collega Pedica, vorremmo essere più positivi e, visti anche i recenti fatti di cronaca, prima di qualsiasi altra parola, considerato il contenuto del provvedimento al nostro esame, che riguarda appunto il rifinanziamento delle missioni di pace, desidero ricordare tutti coloro che nel corso delle missioni hanno perso la vita. Un sentito ringraziamento è per tutte le 49 vittime, e la massima solidarietà va, evidentemente, ai loro cari. (Applausi dal Gruppo CN:GS-SI-PID-IB-FI). Purtroppo, gli ultimi a pagare con la vita sono stati tre soldati italiani a causa di un incidente a bordo di un automezzo blindato, come già ricordato correttamente dal relatore, da alcuni colleghi che mi hanno preceduto e questa mattina anche dal Governo. Quindi, proprio per evitare che tali sacrifici vengano dimenticati, proprio per evitare che siano stati vani, occorre, anche oggi, da quest'Aula, fare in modo che arrivi un forte segnale di sostegno anche a questo provvedimento.
Innanzitutto, vanno sottolineati i perché del nostro impegno internazionale, che evidentemente dipendono dalle diverse aree di intervento nelle quali i nostri militari e i nostri civili operano. In un quadro internazionale incerto è dovere confermare con certezza la partecipazione italiana ai processi di pace e ai processi di stabilizzazione democratica come, ad esempio, in Bosnia-Erzegovina, nell'Africa subsahariana, a Cipro e in Afghanistan.
In Afghanistan va ribadita la funzione non certo di contorno, ma di aiuto alla crescita delle istituzioni locali. Questo è un tassello fondamentale per il progredire dell'area e per tentare di prevenire in loco l'esportazione del terrorismo internazionale, proponendo e sviluppando il concetto di "aiutare a casa loro". È scontato che il rischio proprio delle missioni indirizzate a prevenire il terrorismo internazionale sia di non poco conto - lo dimostrano, purtroppo, alcuni numeri, compresi quelli che ho ricordato prima degli eroi caduti in missione - ma prevenire, lo sanno anche i bambini, è evidentemente meglio che curare.
Qualcuno, anche in quest'Aula, pure in forma polemica, ha ricordato come il terrorismo internazionale non sia stato sconfitto. Questo è vero, ma è altrettanto indubbio che una lotta al terrorismo internazionale, cercando di demolirlo nelle radici, ovviamente per quanto possibile, è stata fatta, e non pochi sono stati i successi raggiunti. Oggi non siamo quindi sicuri, ma, a mio avviso, siamo certamente meno insicuri.
La prima caratteristica positiva del provvedimento odierno è la previsione di una proroga annuale, che si discosta quindi dalle cadenze più limitate contenute nei precedenti decreti. La proroga che va dal 1° gennaio al 31 dicembre 2012 rappresenta il primo, vero aspetto positivo che deve essere messo in evidenza, come ricordato anche dal Governo. Per noi è una proroga dovuta. Un impegno che il nostro Paese sta mantenendo con costanza e competenza, sia dal punto di vista qualitativo sia dal punto di vista quantitativo, ovviamente con una prevalenza dell'aspetto di tipo qualitativo, dimostrato dalla grande capacità e dal grande impegno dei nostri uomini dispiegati nei vari territori. Il provvedimento in esame conferma la capacità dell'Italia di assumere un ruolo di responsabilità sulla scena internazionale, soprattutto in quelle aree geopolitiche di crisi che richiedono una efficace cooperazione tra presenza militare e ricostruzione civile per le quali il nostro Paese ha sviluppato una significativa capacità di intervento tra le innumerevoli difficoltà e gli innumerevoli pericoli.
Il secondo aspetto di rilievo è dato dal minore impatto economico del finanziamento attuale rispetto a quello dello scorso anno, con una differenza di circa 100 milioni di euro.
Una terza positività è rappresentata dal fatto che oltre al minore impatto finanziario c'è anche un minore impiego di soldati, mantenendo nel contempo gli impegni assunti a livello internazionale e garantendo il riconosciuto apporto qualitativo, come si è detto prima, delle missioni di pace made in Italy.
Ovviamente, riconoscendo che questa è la strada corretta, l'auspicio per il futuro è di accrescere la cooperazione civile e di ridurre l'impegno militare. Resta inteso che tale auspicio è condizionato dagli eventi.
Nonostante la razionalizzazione delle risorse, molte di queste sono state investite nelle fondamentali operazioni per il contrasto alla pirateria. Con l'occasione, come tra l'altro ampiamente fatto in questi due giorni da molti colleghi che mi hanno preceduto, dal Governo, dai relatori, mi corre l'obbligo di ricordare, all'interno dell'attuale cronaca, il caso dei due marò arrestati, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, del reggimento San Marco, sequestrati da domenica dalla polizia indiana. Molte sono ancora le incongruenze per chiarire i fatti. Ad ogni buon conto, una cosa è certa: le norme internazionali obbligano le istituzioni indiane alla restituzione dei nostri due connazionali. Il diritto internazionale dà inequivocabilmente ragione ai marò Latorre e Girone. In acque internazionali, infatti, la nave in questione è territorio italiano, imponendo l'immunità della giurisdizione. Spetta eventualmente alle istituzioni giudicanti italiane e non a quelle indiane prendersi carico della questione e gestirla.
Dovrebbe peraltro essere superfluo sottolineare che ogni Stato serio debba difendere i propri soldati mentre stanno obbedendo allo Stato stesso e mentre lo rappresentano. Dovrà quindi essere chiarito il perché e se è vero che i nostri funzionari dell'ambasciata hanno permesso che i due marò scendessero a terra, e si dovranno chiarire le responsabilità anche dell'armatore.
Tornando al provvedimento, in conclusione, anche in qualità di vice presidente della Commissione affari esteri mi preme sottolineare l'importanza della cooperazione allo sviluppo quale strumento di politica estera (e sottolineo il termine «strumento»).
Ovviamente dichiaro il voto favorevole, a nome del Gruppo Coesione Nazionale. (Applausi dal Gruppo CN:GS-SI-PID-IB-FI. Congratulazioni).
CONTINI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CONTINI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signora Presidente, signor Sottosegretario, onorevoli senatori, oggi (lo ha detto il senatore Alberto Filippi, come anche gli altri colleghi intervenuti), e anche ieri, abbiamo ricordato i nostri uomini che sono mancati nell'adempimento del proprio dovere. Questo, per quanto mi riguarda, è quello che succede ogni volta che un nostro soldato manca.
Sia ieri che oggi abbiamo parlato in modo serio e abbastanza specifico di tutte le tematiche del provvedimento. Dobbiamo pensare alla grande portata dell'impegno internazionale del nostro Paese e della nostra politica estera, anche perché noi stiamo attraversando una fase estremamente delicata per gli equilibri mondiali a cause dell'instabilità politica in tanti scenari internazionali, che ha caratterizzato gli ultimi dieci anni ma anche delle turbolenze dei mercati finanziari e della grave crisi economica mondiale.
Tutto questo va a confermare la complessità del quadro geopolitico internazionale nel quale le Nazioni Unite e, si spera, finalmente anche l'Unione europea cominceranno d'ora in poi a svolgere un compito di primaria importanza, ancora maggiore di quello svolto fino ad ora, nella salvaguardia della sicurezza e della pace.
Quindi, è fondamentale che l'Italia non si discosti dall'impostazione di politica internazionale filoatlantica e di pieno sostegno alle Nazioni Unite, che fino ad oggi ha operato per la diffusione di valori fondamentali dell'umanità in tutti gli angoli del globo, dove ancora oggi rischiano di restare purtroppo marginali e a volte sono messi anche in discussione. E quando vedo che questi valori vengono messi in discussione - e ciò avviene periodicamente, ogni tre o sei mesi, quando si fanno dei taglia e incolla di programmi, di discussioni o di dichiarazioni di voto - capisco che alcuni colleghi, amici e preparati, non si rendono conto che viviamo in un mondo globale, internazionale, dove tutto accade, dove tutto si muove, dove Aosta è collegata a Pechino, Caltanissetta a Shangai, in un mondo dove anche alcune ore fa - e lo saprete - è stata chiusa la sede dell'ambasciata americana a Kabul a causa delle manifestazioni di protesta originate perché era stata bruciata una copia del Corano nella base di Bagram.
Tutto questo, che accade mentre il segretario di Stato Clinton fra due giorni si recherà in Tunisia e si va a preoccupare con gli "Amici della Siria" che si occupano degli uomini che sono i ribelli, in un certo senso, della primavera siriana (se possiamo permetterci di definirla in questo modo) e, ancora, l'uccisione, nelle ultime ore, di una giornalista francese e di un giornalista americano in Siria, non può non far capire che questo è un mondo vitale, globalizzato, rispetto al quale noi non possiamo chiuderci dentro queste Aule e non comprendere cosa sta succedendo nel mondo. Se noi vogliamo agire in questo modo, possiamo anche farlo: possiamo non metterci a disposizione della comunità internazionale, possiamo non lavorare insieme. A quel punto, però, credo dovremmo chiuderci sotto una campana di vetro e tornare alla pastorizia, o comportarci come in Corea del Nord. Questo non è il caso. Pertanto, proprio nella cooperazione internazionale e nelle missioni di pace si cerca l'aiuto e il sostegno di cui oggi hanno bisogno i nostri uomini e si ripongono le speranze per un futuro migliore.
Come è stato evidenziato anche ieri, ormai sono impegnati circa 8.000 militari italiani nelle missioni internazionali. Tale impegno significa proprio questo: una mano tesa incontro alle speranze e alle aspettative di tanti popoli martoriati. Noi siamo lì per fare anche questo, per essere vicini alla società civile e alle amministrazioni locali nel passaggio dal post-guerra allo sviluppo.
Dobbiamo essere orgogliosi di poter vantare tanto onore e tanta credibilità nel mondo anche grazie ai nostri uomini in missione all'estero, sia civili che militari, ai quali non dobbiamo mai far mancare il nostro appoggio e ai quali non dobbiamo mai far vedere le differenze presenti all'interno del Parlamento e del Paese. Dovremmo restare sempre tutti uniti quando vi è un problema che riguarda un italiano, o venti italiani, all'estero.
Per tale motivo, auspichiamo la convergenza più completa possibile da parte di tutte le forze politiche in Parlamento. Dobbiamo essere consapevoli che in questo momento si trattano temi molti delicati di politica estera, che vanno affrontati con concretezza e buonsenso. Si tratta di due parole che quest'anno devono essere importanti per il Governo che sta lavorando insieme a noi.
Dobbiamo accettare il fatto che le missioni di peace keeping o di peace enforcing, così come di cooperazione internazionale, al pari della diplomazia devono diventare appieno strumenti di politica estera. È bene, dunque, che si oltrepassino gli steccati e si parli ai cittadini italiani una volta per tutte, non attraverso le distorte ideologie e demagogie elettorali (che purtroppo quest'anno troveranno espressione), ma in modo sincero e giusto, per rendere comprensibili tali argomenti anche ad una popolazione che non è troppo informata di politica internazionale. Dobbiamo spiegare e far sì che il nostro popolo abbia una formazione ancora più completa, come i polacchi che hanno compiuto un sorpasso in tanti settori, e non solo in politica estera o militare. Dunque, dobbiamo far sì che l'opinione pubblica sia informata e consapevole delle responsabilità e dei risvolti di politica internazionale anche sugli stessi cittadini e sul Paese. Dobbiamo spiegare tutto questo, ma per farlo dobbiamo innanzi tutto capirlo noi in questa sede. Sarebbe bene, pertanto, che quando si parla di questioni internazionali tutti i senatori fossero presenti in Aula.
Deve essere chiaro a tutti i cittadini italiani che nel futuro a fare la differenza tra lo sviluppo e il sottosviluppo, tra la crescita economica e il declino sarà proprio la posizione espressa sui temi di politica estera, quelli che in pochi ascoltano, il livello di impegno, anche militare, assunto dal nostro Paese nel contesto mondiale.
Allora, deve essere chiaro innanzi tutto che non sono concesse incertezze, né rapporti equivoci, né tergiversazioni che non giovano alla nostra reputazione nel mondo. Per certi versi, non è ammessa neanche la giustificazione della mancanza di risorse; infatti, queste ultime possono e devono derivare dalla razionalizzazione della spesa pubblica e dalla eliminazione degli sprechi - ce ne sono ancora tanti - anche nel comparto della difesa. Sono certa che quest'anno si lavorerà anche su questo, perché il sostegno della nostra presenza all'estero nelle missioni internazionali di pace è un obiettivo di fondamentale importanza. Proprio in tale ottica dovremmo lavorare affinché il gap che ancora ci separa dai nostri maggiori partner internazionali in termini di budget della difesa venga quanto prima colmato proprio con maggiori risorse provenienti dalla razionalizzazione della spesa pubblica. Le giuste, e direi anche necessarie, ambizioni per quanto riguarda il nostro ruolo nello scenario internazionale debbono essere supportate dalla capacità operativa. Sappiamo che il Ministero della difesa sta lavorando in questo senso. Sappiamo che è importante un profilo operativo professionale, snello, flessibile, con maggiore capacità di intelligence, che assegni maggiore importanza alle esigenze della difesa globale (che richiede importanti impegni in teatri di crisi, a macchia di leopardo) e adatto alle necessità di contrasto al terrorismo.
Ecco perché, signora Presidente, signor Sottosegretario, dichiariamo il voto favorevole del nostro Gruppo. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Baldassarri. Congratulazioni).
TORRI (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TORRI (LNP). Signora Presidente, colleghi, membri del Governo, il Gruppo della Lega Nord, in coerenza con il lavoro svolto durante l'esame dell'articolato, questa volta non voterà a favore del disegno di legge di conversione del decreto‑legge in esame, sulla base di alcuni ragionamenti che vorrei argomentare.
Innanzitutto, oggi porgiamo purtroppo il nostro saluto ed esprimiamo il nostro cordoglio per la loro perdita alle famiglie di altri tre ragazzi in servizio in Afghanistan, che sono morti per un incidente, forse anche banale, ma certamente dettato dagli impegni che il contingente italiano ha assunto in quel Paese. Naturalmente ci stringiamo anche intorno a tutti i colleghi del reparto di questi ragazzi, che purtroppo hanno visto morire tre amici, non solo tre colleghi. Vorrei che fosse chiaro a tutti i soldati che noi siamo e saremo sempre e comunque al loro fianco e abbiamo lucidamente chiaro quello che stanno facendo per il nostro Paese. Il nostro pensiero va sempre alto alla loro attività, seria e improntata al senso del dovere e alla capacità di intervento.
Dobbiamo, però, anche ragionare di politica e, parlando di politica, dobbiamo riconoscere che attualmente la situazione in Afghanistan è diversa rispetto a qualche tempo fa. Gli alleati, man mano che passano i giorni, si defilano, però i nostri ragazzi sono comunque lì a setacciare palmo a palmo le aree di sicurezza loro assegnate, tenendole sotto controllo. In prima istanza i francesi e ora anche gli americani, pian piano, cominciano a lasciare il teatro di crisi, in un momento in cui - dobbiamo essere chiari - i rappresentanti americani stanno incontrando in Qatar le opposizioni presenti in Afghanistan.
Dobbiamo dimostrarci alleati solidali, non ce lo dimentichiamo, e va benissimo, ma non possiamo assolutamente atteggiarci a «ultimi dei mohicani», non possiamo restare gli ultimi con il cerino in mano. Su questo campo, infatti, ormai non si gioca più la relazione tra l'Italia e l'America, anzi, non credo che siano questi i fattori determinanti che possono far ragionare i nostri due Paesi, anche se sappiamo che il Governo tiene molto a questo fronte.
Sappiamo che entro settembre gli americani ritireranno 23.000 militari, e siamo preoccupati. Vorremmo capire come ci organizzeremo noi in maniera concreta con tale riduzione, da qui a settembre.
Dobbiamo anche porre la questione delle risorse complessive che si sono impegnate. Quando eravamo in maggioranza - lo sapete benissimo - avevamo discusso lungamente del problema e aspettavamo un segnale rispetto a quanto chiedevamo. Tale segnale non vi è stato in maniera chiara.
Questo provvedimento toglie un centinaio di milioni di euro sui circa 1.400 stanziati. Noi riteniamo che sia ancora poco, e non dobbiamo dimenticare mai che lo stiamo facendo in un momento in cui i cittadini vengono pesantemente vessati e viene loro chiesto di compartecipare alle criticità del Paese. Questa cosa deve farci riflettere molto. Noi credevamo che questa fosse l'occasione giusta per fare un ragionamento e invertire la tendenza, però il Governo non ha colto l'occasione.
Per quanto riguarda il caso Libia, come ho detto prima, non condividiamo nulla di ciò che è stato fatto. Abbiamo dato 9 milioni di euro al Comitato transitorio, che non è ancora stato in grado di disarmare quelli che prima erano i «lealisti» e ora sono i ribelli di questo fronte. Diamo un milione di euro in materiali. Probabilmente si tratta di «ferro vecchio», com'è stato detto da qualche mio collega, ma bisognerebbe prima assicurarsi della situazione del Paese, e in questo caso non credo che la Libia sia in una situazione di estrema lucidità di gestione amministrativa, soprattutto perché, ripeto, avanzo dei forti dubbi che possano tenersi le elezioni il 21 giugno in queste condizioni. Inoltre, come ho sempre detto, la Libia assomiglia molto all'Afghanistan: non è facile esportare la democrazia nei Paesi in cui ci sono culture tribali.
Oltre a questo, purtroppo dobbiamo ragionare anche degli eventi di questi giorni. Il decreto che stiamo per votare contiene alcune norme concernenti l'impiego di guardie private a bordo dei mercantili in transito nelle acque infestate dalla pirateria. Ne dobbiamo discutere perché i fatti in corso in India, hanno secondo noi cambiato le carte in tavola. Ovviamente siamo a fianco ai due marò, Latorre e Girone, ai quali auguriamo di rientrare il più presto possibile in Italia da persone libere, però resta comunque il fatto che in questa vicenda ci sono molte zone grigie. Ad esempio, noi solleviamo il problema della pirateria somala, ma in questo caso dovremmo parlare anche di pirateria indiana, per cui si rimescolano molto le carte.
Alcune vicende non ci hanno fatto inoltre assolutamente stare tranquilli. Noi riteniamo che i militari che vanno a bordo dei mercantili debbano avere una copertura chiara, evidente e debba essere chiaro anche dove si recano, perché il fatto che la nave non fosse vicina alla Somalia ma alle coste dell'India credo non se lo aspettasse nessuno. Un conto è stare nel golfo di Aden, un'altra cosa è andare vicino alle coste dell'India, dove sappiamo benissimo quali siano i rischi che si corrono, dato che si tratta di un Paese con forti inclinazioni nazionaliste.
A proposito della vicenda dei due marò, chiaramente noi siamo a fianco del Governo che vuole far rientrare in Italia i due ragazzi, però bisogna ragionare, e a volte la politica internazionale ci riserva delle amare sorprese. Questo caso è emblematico. Noi ci chiediamo anche come mai, nonostante la Marina abbia chiesto al comandante del mercantile di non approdare - forse, anche per motivi chiari, non avevano scelta - la nave si è fermata comunque, e come mai è stato permesso ai militari di scendere a terra. La frittata è fatta, non abbiamo modo di rimediare, ormai gli eventi sono questi. Restano però molti interrogativi. Noi vorremmo sapere chi risponderà degli errori commessi? E poi, perché dei sei militari presenti a bordo sono stati scelti proprio Latorre e Girone? Con quale criterio? L'ambasciata non sapeva che cosa poteva accadere? Io penso di sì. Secondo me si sono comportati in maniera frettolosa, sono andati nel panico e hanno commesso una sequela di errori abbastanza pesanti. Infatti, se i militari fossero rimasti sulla nave, l'arresto e il fermo non sarebbero avvenuti.
Noi abbiamo anche un problema fermo in Commissione. Quando abbiamo esaminato gli emendamenti in tema di prateria eravamo stati chiari: se in questo caso ci fossero andati i contractor credo sarebbe stato ancora peggio. Non solo. Abbiamo avanzato parecchie volte in Commissione difesa il problema del codice penale militare, invitando a far presto. Se i tre Ministeri competenti, della difesa, dell'interno e degli affari esteri, si dessero una mossa, ci potrebbero mettere in condizioni di effettuare giudizi di un certo tipo. Per quanto detto, esprimeremo chiaramente un voto contrario in maniera assoluta e ci raccomandiamo anche e soprattutto, caro Sottosegretario, affinché si faccia un ragionamento ampio.
Non prendete il voto negativo da parte della Lega Nord come una volontà di fare cassa politica. Noi siamo molto responsabili e tutte le volte abbiamo votato in maniera responsabile. In questo caso abbiamo altri problemi, come ho avuto modo di rappresentare anche al Ministro. Concordiamo sul fare le riforme della difesa, ma dobbiamo anche ragionare in maniera lucida.
Gli eventi che si sono verificati vicino al Libano e in Siria, dove adesso abbiamo il comando, ci impongono di pensare che se accade qualche altro fatto, come in Libia, non possiamo posizionarci in un momento come questo in maniera corretta e concreta. Bisogna riposizionare tutte le missioni perché, se questa diventa un'eventualità ci incamminiamo verso un ulteriore disastro economico.
Non possiamo non dire ai nostri cittadini qual è la verità. Non possiamo stare dappertutto, in tutto il mondo... (Il microfono si disattiva automaticamente). Rientriamo in maniera corretta e speriamo che quanto vi è stato detto da noi sia visto nel modo giusto. Non siamo antagonisti per un voto politico; siamo molto preoccupati per la situazione in cui versa il nostro Paese. (Applausi dal Gruppo LNP).
PINOTTI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PINOTTI (PD). Signora Presidente, signor Sottosegretario, onorevoli colleghi, il Gruppo del Partito Democratico voterà sì con senso di responsabilità, consapevole dell'importanza del contributo dell'Italia agli sforzi della comunità internazionale per promuovere pace e sicurezza. Sforzi ancora più necessari in un momento in cui la crisi economico‑finanziaria alimenta a livello globale tensioni politiche e sociali così gravi e in cui emergono ancora più fortemente i rischi di instabilità anche ai confini del nostro Paese. Ribadisco il senso di responsabilità perché, come diceva nel suo interessante intervento il senatore Livi Bacci, noi capiamo che è difficile spiegare all'opinione pubblica i motivi profondi delle missioni internazionali, e come oggi la sicurezza anche del nostro Paese si giochi in queste missioni. Tuttavia, chi ha una responsabilità politica deve certamente anche spiegare e coinvolgere di più, ma deve in primis assumere questa responsabilità.
Certo, ho ricordato la crisi perché sappiamo che c'è uno sforzo finanziario significativo, ma la stabilità e la sicurezza sono un bene comune e condiviso al quale tutti, nell'ambito della comunità internazionale, devono contribuire, senza pensare che l'eventuale recrudescenza di conflitti porti certamente costi più alti da tutti i punti di vista. L'Italia deve mantenere gli impegni assunti nel rafforzamento della sua credibilità internazionale. Si tratta della nostra affidabilità come Paese, peraltro su linee di politica estera che oggi vediamo divaricarsi per alcune forze politiche, laddove ricordo che su queste stesse missioni internazionali, all'inizio dell'attuale legislatura, non avevamo dissensi: non c'erano forze politiche che votassero contro. Questo lo dobbiamo ricordare. Le missioni non sono cambiate: anzi, si sono posti limiti, si è decisa la transizione possibile, si è dialogato di più con gli alleati, si è aperto un rapporto multilaterale con gli Stati Uniti che prima forse era meno forte. Le missioni non sono cambiate; anzi, si sono inserite in uno scenario complessivo più comprensibile, addirittura pensando più fortemente alla transizione.
Allora, ci si domanda perché, e ritorno a quel discorso sul quale rivendico responsabilità. Certo, siamo consapevoli che si tratta di un tema difficile da far passare nell'opinione pubblica, ma è essenziale. La politica estera di un Paese è una parte essenziale della sua credibilità.
In merito alla credibilità, nell'audizione dei Ministri degli affari esteri e della difesa, il Ministro degli affari esteri ci ha ricordato l'apprezzamento europeo nei confronti delle misure di risanamento che abbiamo adottato e di tutto il lavoro che stiamo facendo per una più integrata governance economica europea. Si tratta di un elemento molto apprezzato. Credo che tutto quanto concorre a promuovere la credibilità del nostro Paese sia fondamentale spingerlo. Oggi noi costruiamo un pezzetto di questa credibilità.
Sappiamo che le nostre Forze armate, nelle missioni internazionali, non solo ora ma in tutti questi anni, hanno sempre contribuito ai massimi livelli a portare nel mondo la credibilità del nostro Paese. Ho avuto la possibilità, in incarichi ricoperti precedentemente, di avere contatti con Capi di stato maggiore e Ministri degli affari esteri e della difesa di altri Paesi, i quali come prima cosa mi hanno sempre espresso in questi colloqui un apprezzamento fortissimo e sincero per la professionalità dei nostri militari, per come loro si rapportavano nelle missioni internazionali e per la loro capacità da tutti i punti di vista.
Certo, anche nel corso della discussione generale si è parlato della necessità oggi di riorganizzare, e non solo per la crisi finanziaria ma anche alla luce di essa, il nostro strumento. È stato giustamente ricordato, sempre in discussione generale, il ruolo del Parlamento e mi sembra che il Governo, nella persona del Sottosegretario, abbia assicurato che il lavoro di rivisitazione ovviamente partirà con delle proposte governative ma vedrà sicuramente un coinvolgimento importante del Parlamento. Reputo questo un fatto fondamentale.
Nel lavoro che dovremo compiere confido che il protagonismo europeo che il nostro Governo sta avendo e che io giudico molto positivamente, possa dare un impulso anche alla costruzione di una difesa europea, non solo di politiche europee della difesa, ma anche per quanto riguarda lo strumento militare.
La discussione che stiamo facendo, ancorché si ripeta nel tempo, non può e non deve essere stanca. Stiamo discutendo di missioni che tristemente mettono a rischio la vita di persone, la vita dei nostri militari. In questa mia dichiarazione di voto, a nome di tutto il Gruppo del Partito Democratico, non posso non rivolgere un pensiero commosso ai nostri militari morti in Afghanistan. Ricordo il caporal maggiore capo Francesco Currò, il primo caporal maggiore Francesco Paolo Messineo e il caporal maggiore scelto Luca Valente.
Non dobbiamo dimenticare, quando parliamo in questa sede dell'Afghanistan, che si tratta di un Paese impervio, dalle strade difficili da percorrere. Nel caso della morte dei nostri militari il fiume era in piena e il mezzo Lince, che è molto robusto ed utilizzato perché ritenuto più sicuro nel caso degli esplosivi, forse è meno adatto a muoversi in certi territori, e purtroppo dobbiamo piangere la morte di altri tre militari.
Ricordiamoci però che, rispetto al provvedimento che stiamo assumendo, quello dell'Afghanistan è uno dei dossier più importanti. Stiamo lavorando fortemente, come in altri teatri, alla formazione delle forze di sicurezza. Abbiamo una certa capacità, tutta nostra, di lavorare in questo settore, che ci è riconosciuta. Anche in Afghanistan, nonostante le difficoltà permangano, nonostante gli errori tragici che coinvolgono i civili e che, tutte le volte che si verificano, noi sentiamo come quando muoiono i nostri militari (la morte di civili afghani in azioni ci fa soffrire allo stesso modo), non dobbiamo però dimenticare i passaggi positivi che sono stati posti in essere. Sono state elette istituzioni, ben diverse da quelle del passato. Alcune province cominciano ad essere governate. Vige ora una Costituzione e 69 donne siedono in Parlamento.
Ma soprattutto, secondo me il segno più importante del fatto che non è tutto uguale in Afghanistan è il dato sulla scolarizzazione. Oggi 7 milioni di bambini in Afghanistan vanno a scuola. Di questi, il 35 per cento sono femmine. Quando c'erano i talebani, erano soltanto 900.000 i bambini che andavano a scuola, ed erano tutti maschi. Oggi, all'università il 20 per cento degli iscritti è rappresentato da donne.
Quindi, quando parliamo di questi scenari credo dobbiamo ricordarci anche di questo.
Della Libia molto è stato detto: della road map per progetti concreti, e anche lì della formazione delle forze di polizia.
È stato ricordato il Libano, e anche qui con orgoglio possiamo sottolineare come, ancora una volta e su richiesta forte venuta sia da parte libanese che israeliana, sia un italiano al comando della missione: il generale Paolo Serra.
Per quanto riguarda il Kosovo, bisogna agire con intelligenza. Per questo, il dibattito sull'aumento o sulla diminuzione dei contingenti va sempre rilevato intorno al contesto di cui parliamo. Dunque, in Kosovo, dove stavamo rapidamente diminuendo il contingente (sebbene noi spesso in quest'Aula avessimo richiamato ad una certa prudenza su un ritiro che forse avrebbe potuto essere eccessivamente veloce), stiamo ora rivedendo i numeri nel senso di prevederne un aumento, perché la situazione che abbiamo curato per tanto tempo è diventata un po' più incandescente.
Oggi sentiremo il Ministro degli affari esteri in Commissione che ci riferirà in merito alla situazione del Corno d'Africa ed anche della missione contro la pirateria. Non possiamo qui dimenticare che tutti guardiamo con preoccupazione, nella situazione confusa che si è creata, quello che sta avvenendo ai nostri due militari del reggimento «San Marco» che sono in mano della giustizia indiana e che noi riteniamo, invece, debbano essere consegnati alla giustizia italiana.
Non l'abbiamo citata molto, dunque permettetemi di ricordare anche la cooperante italiana rapita Rossella Urru. È giusto in queste situazioni che non si parli di ciò che si sta facendo per liberarla, però penso che in quest'Aula la dobbiamo ricordare.
In conclusione, signor Presidente, ribadisco che con le motivazioni espresse in premessa voteremo a favore del provvedimento con grande senso di responsabilità, ricordandoci che la politica estera non dovrebbe mai essere utilizzata per avere delle scorciatoie o delle garanzie in termini elettorali in uno scenario di politica interna. Per questo, penso che le forze politiche che rispondono con serietà a questo richiamo mostrando responsabilità dovranno certamente spiegarlo bene all'opinione pubblica. Però credo altrettanto che dovrebbero spiegare qualcosa all'opinione pubblica anche coloro che hanno cambiato posizione senza che ci sia una motivazione di cambiamento di scenario. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori Amato e Astore. Congratulazioni).
RAMPONI (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RAMPONI (PdL). Signora Presidente, signor Sottosegretario, colleghi, prima di entrare nella disamina del decreto in approvazione desidero, a nome del PdL, ricordare i caduti recenti in Afghanistan e far risuonare i loro nomi in questa Aula. Mi riferisco al caporal maggiore capo Francesco Currò, al primo caporal maggiore Francesco Paolo Messineo e al caporal maggiore scelto Luca Valente. Desidero esprimere la stima e la gratitudine del mio partito nei loro confronti e la solidarietà alle famiglie delle vittime. (Applausi dai Gruppi PdL, PD, CN:GS-SI-PID-IB-FI e IdV).
In terminidi solidarietà, desidero altresì esprimere la solidarietà del mio partito nei confronti dei due fanti di mare. I loro nomi è giusto che vengano ricordati in quest'Aula. Si tratta di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i quali sono stati inspiegabilmente consegnati alle autorità indiane in una situazione che dovrà essere chiarita, anche nel rispetto della identità nazionale e del nostro diritto.
Entrando nel merito del disegno in discussione, in sintesi debbo dire che i punti fondamentali sono i seguenti. Il primo è rappresentato da una riduzione delle forze: si passa dai 9.000 dell'inizio del 2011 ai 6.500 di oggi. Vi è stata una progressiva riduzione, che è l'indicazione più chiara che l'azione di stabilità esercitata dai nostri militari ha determinato un miglioramento assoluto nella situazione interna. Questo, con buona pace di tutti coloro che sognano o indicano l'opportunità di non intervenire militarmente, ma diplomaticamente.
Le nostre forze hanno fatto più di 100 operazioni e molte di loro sono servite proprio per stabilizzare la situazione. Non ho un esempio nelle crisi mondiali in cui si sia risolta la questione, nei momenti di estrema tensione, con un intervento diplomatico. Esso trova spazio parallelamente e dopo; ma non c'è nessun conflitto che sia stato risolto in maniera diplomatica, senza la presenza, purtroppo necessaria, di forze militari, che tra l'altro rischiano la vita e non le solite chiacchiere.
Per quanto attiene invece ai costi, vi è una diminuzione, perché parallela alla riduzione delle forze. Quindi, vi sono riduzioni in Afghanistan, in Libano, in Libia e in Iraq. Si registra un aumento in Kosovo perché le previsioni di riduzione non sono state rispettate da una criticità della situazione in loco.
Da notare poi la costante presenza e a volte anche la incrementata presenza di forze di polizia (Guardia di finanza, Carabinieri, Polizia). Il che vuol dire che stiamo passando in molte zone da una situazione di difficoltà ambientale ad una situazione che va invece verso il progresso e lo sviluppo. E i nostri sono presenti non solo per aiutare l'ordine pubblico ma anche per preparare questa gente, quale polizia giudiziaria, polizia economica, curando cioè il passaggio dalla fase di emergenza alla fase di recupero e di sviluppo.
Vi è poi l'approvazione di questo decreto di sostegno fatto dal Governo in termini annuali. Questa è una novità: non che prima le cooperazioni non fossero coperte finanziariamente: erano rinnovate ogni sei mesi. Ma quello di oggi è un segnale di coraggio: il Governo dimostra di ritenere che le operazioni internazionali siano fondamentali e da sostenere in toto nonostante la crisi. Questo è molto importante. Nello stesso tempo consente al Ministero della difesa di programmare la propria azione meglio su una ipotesi finanziaria costante.
Infine, vi è di positivo la promessa e l'impegno di venire ogni quattro mesi a parlare della questione cooperazione internazionale in Parlamento. Questa è una grande soddisfazione, se mi permettete, personale, perché attraverso ordini del giorno, domande, richieste ed emendamenti sono anni che ribadisco la necessità che sulle operazioni internazionali venga ascoltato il Parlamento affinché possa dare i suoi indirizzi al Governo e non che se ne discuta solo quando le decisioni sono state prese e si presenta il decreto di copertura.
Per quanto riguarda l'argomento, importantissimo, della cooperazione, l'aumento delle risorse ad essa dedicate in questo decreto conferma la stabilizzazione della situazione e l'impegno verso un maggiore apporto a sostegno dello sviluppo dei Paesi che con l'impegno delle Forze armate abbiamo stabilizzato.
Vorrei infine toccare nei minuti che mi rimangono due punti un po' particolari. Il primo è il seguente.
Da quanto detto dal Ministro della difesa, da quanto appare chiaramente in questo decreto, il luogo dei punti di espressione, l'impegno effettivo e vero delle nostre Forze armate è rappresentato oggi dalle operazioni internazionali. Francamente, se andiamo a vedere le minacce che si manifestano o si possono preconizzare nei confronti del nostro territorio, si deve constatare che per fortuna tali minacce sono molto diminuite. È invece aumentata la necessità, anche nel contesto del concetto operativo della NATO, di intervenire là dove si formano dei focolai che possano determinare poi conseguenze negative per la stabilità. Allora, prendiamo atto che le operazioni internazionali sono il momento qualificante dell'impegno delle nostre Forze armate.
Ma dobbiamo prendere anche atto del fatto che la copertura che garantiamo a queste operazioni non copre completamente le spese legate ad esse. Per carità di Dio! Le risorse stanziate coprono le spese di missione, i consumi e i trasporti. Per consentire invece l'invio ora di 10.000, ora di 6.500 uomini, in realtà, viene preso in considerazione l'intero bilancio della Difesa.
Ed ecco che emerge il paradosso della nostra situazione che noi accettiamo allegramente da 20 anni, ma che rappresenta qualcosa di inspiegabile.
Il sottosegretario Magri ha detto che l'Italia, in ambito internazionale (nell'ONU e in Europa) fa la sua parte. Quindi, dal punto di vista politico partecipiamo alle operazioni di pace con un'entità pari a quella richiesta ad un Paese del nostro livello politico ed economico, mentre quando dobbiamo sostenere finanziariamente questa entità abbiamo ormai dato per scontato che dobbiamo dedicare alla difesa lo 0,9 per cento del PIL, a fronte dell'1,6 per cento medio di altri Paesi. Questo è un paradosso. Come un paradosso è l'avere il più alto debito, il più elevato livello di evasione fiscale, ma anche il più alto risparmio privato. Sono cose che caratterizzano in maniera inaccettabile questo Paese.
Come è possibile che noi, da una parte, si partecipi con l'intensità dovuta al nostro livello e dall'altra si sottofinanzi? Nessuna azienda, nessun ente farebbe una cosa del genere. Mi si potrà chiedere: come riusciamo allora ad essere presenti? Riusciamo a farlo sulla pelle dei nostri soldati, che quando cadono celebriamo con la faccia triste, e su un decadimento progressivo delle nostre scorte, dei nostri mezzi e tutto il resto. Se il Governo ha ritenuto di dover sostenere queste operazioni, ebbene lo sollecito a fare in modo di ottenere nella prossima legge di stabilità un adeguato trend di risorse per riallinearsi in maniera decente a quanto accade nei Paesi omologhi della NATO e dell'Unione europea, per evitare che si faccia la figura miserabile di quelli che sempre, con un complesso di inferiorità e sulla pelle dei loro uomini, cercano di partecipare in modo adeguato senza spendere in modo adeguato. (Applausi dei senatori Scarpa Bonazza Buora e Spadoni Urbani). Questo è ciò che noi dovremmo fare, anziché continuare a chiacchierare allegramente.
PRESIDENTE. Senatore Ramponi, le ricordo che il tempo a sua disposizione è scaduto.
RAMPONI (PdL). Avrei voluto toccare un altro punto, ma devo essere io il primo a rispettare i tempi.
Vorrei allora dichiarare, a nome del mio Gruppo, che certamente esprimeremo un voto favorevole, a dimostrazione della coerenza del Popolo della Libertà in tutte le situazioni nelle quali si è trovato a votare e del fatto che ha sempre sostenuto queste operazioni che ritiene assolutamente necessarie rivolgendo, nello stesso tempo, un pensiero di gratitudine agli operatori della difesa, ai nostri uomini, che sono quelli che ci consentono di esprimere orgoglio per quello che riusciamo a fare in ambito internazionale. (Applausi dal Gruppo PdL e della senatrice Garavaglia Mariapia. Congratulazioni).
PETERLINI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal Gruppo.
PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.
PETERLINI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signora Presidente, signor Sottosegretario, intervengo in dissenso dal mio Gruppo per profondo convincimento morale, religioso e culturale, seguendo, tra l'altro, una linea politica espressa fin dall'inizio della mia attività parlamentare, che risale al 2001.
Vorrei dare espressione anche alle tante cittadine e ai cittadini che ritengono che la guerra non sia un mezzo adatto a risolvere i conflitti internazionali.
Sono - e lo sottolineo - a favore dell'impegno dell'Italia in una vera missione di pace, un impegno civile, di aiuto, di supporto sanitario, umano, senza escludere, in certe situazioni, interventi di polizia. Solleciterei anzi ad aumentare questo vero impegno di pace in Paesi poveri, come in Africa, dove l'attenzione è molto ridotta.
Lamento, però, che purtroppo sotto una maschera eufemistica di pace si nascondono attacchi bellici, vere e proprie guerre, come era quella all'Iraq, appoggiata dall'Italia nonostante che addirittura le Nazioni Unite si fossero espresse contro. Tanto sangue e tanti morti. Migliaia, incontabili. Diecimila solo americani, centinaia europei, incontabili le migliaia di vittime nei Paesi colpiti. Ho votato anche contro l'attacco all'Afghanistan, richiedendo più impegno diplomatico che bellico.
Ricordo con forza l'articolo 11 della nostra Costituzione, così maltrattato dal nostro Parlamento.
E si aggiunge in questo momento anche la grande crisi che ha colpito il nostro Paese, che richiede grandi sacrifici a tutti i cittadini, i quali richiedono con forza anche un'incisiva riduzione delle spese militari. Al contrario, l'Italia ha ordinato 90 F-35, sui 131 inizialmente previsti. Ma un solo F-35 costa 80 milioni che, moltiplicati per 90, danno 7,2 miliardi di euro spesi. Il presidente Monti ha recentemente detto no alle Olimpiadi, che ci sarebbero costate circa la metà della somma (4,7 miliardi di euro).
Perciò, con grande convinzione, anche se mi dispiace votare in dissenso dal mio Gruppo, dico un convinto no a queste misure. Direi sì a quelle pacifiche, vere, ma dico no a quelle belliche. (Applausi del senatore Lannutti).
INCOSTANTE (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, del disegno di legge, composto del solo articolo 1.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
MORANDO (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MORANDO (PD). Signora Presidente, comunico che erroneamente ho votato contro il provvedimento, laddove la mia intenzione era di esprimere un voto favorevole.
MONGIELLO (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MONGIELLO (PD). Signora Presidente, intervengo per segnalare agli Uffici che non è stato registrato un mio voto contrario, e quindi vorrei che la mia dichiarazione restasse agli atti.
CARLONI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CARLONI (PD). Signora Presidente, anch'io intervengo per segnalare che mi sono accorta di avere sbagliato votando a favore, benché non ricordi di quale votazione si tratta: è una delle 70 votazioni di questa mattina. Il mio voleva essere un voto contrario.
PRESIDENTE. Effettivamente, essendoci state molte votazioni, diventa difficile verificare. Ad ogni modo, la Presidenza ne prende atto.
Sulla votazione finale del disegno di legge n. 3124
MUSSO (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MUSSO (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signora Presidente, devo solo precisare... (Brusìo).
PRESIDENTE. Colleghi, vi chiedo se potete lasciare l'Aula in silenzio, così il senatore Musso può intervenire.
MUSSO (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). L'intervento non è di grande interesse. Devo solo precisare che nella seduta antimeridiana di mercoledì scorso, nel corso della votazione finale sul decreto di proroga termini, il mio voto favorevole non è stato registrato, per un malfunzionamento del dispositivo elettronico.
Per lo svolgimento di interrogazioni
LANNUTTI (IdV). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LANNUTTI (IdV). Signora Presidente, ancora una volta parlo dei giochetti delle banche, che continuano ad utilizzare a loro piacimento 203 miliardi di euro di prestiti trimestrali della BCE, regalati al tasso dell'1 per cento, che impiegano al 12-13 e anche al 20 per cento, strozzando così famiglie ed imprese, senza aiutare la ripresa del ciclo economico, che è in recessione.
Dopo che Bankitalia ha eliminato il vincolo sul richiamo dei propri bond, norma ad hoc che obbligava analoghe emissioni (ossia, se le banche richiamavano 100 milioni di bond, dovevano emetterne altrettanti), i signori banchieri hanno trovato l'ennesimo Eldorado con il riacquisto di obbligazioni ibride, ossia delle loro obbligazioni.
Ad esempio, i titoli ibridi Ubi Banca che erano stati emessi nel 2001 quotavano 101 nel maggio scorso per scendere a 57 a dicembre. I risparmiatori sono stati indotti a venderli a 75, per non perdere. E la perdita dei risparmiatori è del 25 per cento, a fronte di un guadagno di pari entità della banca, perché certamente il rimborso è a 100. Peggio ancora per i titoli del Banco Popolare: emessi nel 2007 sempre a 100, ad aprile quotavano ad 82, sono scesi a picco fino a 37, e il risparmiatore che li ha venduti a 71 è stato contento di perdere solo il 29-30 per cento. Ma analogo guadagno è per la banca.
Allora, signora Presidente, io continuerò ad insistere, perché non è possibile. Ci sarà un'altra asta da parte della Banca centrale europea - altre centinaia di miliardi di euro - alla quale parteciperanno anche le banche italiane: stiamo parlando di prestiti triennali al tasso del 3 per cento. Se questi banchieri, invece di dare i soldi alle imprese e alle famiglie, che sono strozzate, li utilizzano per i loro giochetti e per abbellire i loro bilanci c'è qualcosa che non va. Quindi, signora Presidente, tante interrogazioni e nessuna risposta. Continuerò pertanto a sollecitarla.
Qualche giorno fa il Capo dello Stato in Sardegna, di fronte alle contestazioni, ha detto di non essere il garante delle banche. Bisogna pure dimostrarlo, perché non essere garante delle banche e dei banchieri significa far funzionare il mercato e consentire che la liquidità della Banca centrale europea possa andare alle famiglie e alle imprese, e non solo alle stock option di questi "bankster" che continuano in tutti i modi ad affamare la povera gente. (Applausi dei senatore Bosone e Peterlini. Congratulazioni).
Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ricordo che il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica oggi, alle ore 16,30, con lo stesso ordine del giorno.
La seduta è tolta (ore 13,28).
Allegato A
DISEGNO DI LEGGE
Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 29 dicembre 2011, n. 215, recante proroga delle missioni internazionali delle Forze armate e di polizia, iniziative di cooperazione allo sviluppo e sostegno ai processi di ricostruzione e partecipazione alle iniziative delle organizzazioni internazionali per il consolidamento dei processi di pace e di stabilizzazione, nonché disposizioni urgenti per l'amministrazione della difesa (3128)
ORDINE DEL GIORNO
CAFORIO, PEDICA, BELISARIO, GIAMBRONE, BUGNANO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, MASCITELLI, PARDI
V. testo 2
Il Senato,
premesso che:
come appreso dalla nota finale diffusa dal Quirinale in data 8 febbraio 2012, il Consiglio Supremo di Difesa guarda alla progressiva integrazione multinazionale delle Forze Armate nell'ambito europeo della Politica di Sicurezza e Difesa Comune (PSDC) come ad un passaggio ormai ineludibile nel processo di riorganizzazione e di potenziamento delle capacità di intervento del nostro strumento militare;
considerato che:
l'attuale modello di difesa, concepito ai tempi della guerra fredda, in presenza di grandi risorse statali e della necessità di riavviare il settore industriale del Paese, risulta essere - non certo per responsabilità degli appartenenti alle Forze annate, ma per una programmazione errata compiuta dai vari Esecutivi succedutisi nel tempo, nonché per una volontà di soddisfare più le esigenze industriali attinenti alla difesa, piuttosto che la difesa stessa - arretrato rispetto al nuovo scenario politico internazionale caratterizzato da nuovi fattori di rischio e minacce;
l'attuale modello di difesa, basato sulla sospensione del servizio di leva obbligatorio ed il passaggio al reclutamento volontario, nonostante gli ottimi risultati raggiunti oltre i confini nazionali, necessita di ulteriore rivisitazione al fine di permettere all'Italia di ritornare ad essere uno dei principali attori sulla scena di politica estera e di sicurezza internazionale, senza tuttavia aumentare gli stanziamenti per i sistemi d'arma, ma semplicemente operando nell'alveo delle organizzazioni nazionali e sovranazionali cui appartiene, contribuendo ad indirizzarne, con spirito critico, le decisioni e, soprattutto, integrando propri uomini e mezzi alle forze messe a disposizioni da altri Paesi;
a tal proposito, come peraltro già rilevato dalla «Commissione di alta consulenza e studio per la ridefinizione complessiva del sistema di difesa e sicurezza nazionale», il nuovo sistema di difesa, integrato all'interno del modello di difesa europeo, dovrà necessariamente essere ridisegnato non solo in relazione alla mera compatibilità finanziaria, ma con il contributo ampio di esperti del settore, di esponenti della società civile, oltre che, come previsto dalla Costituzione, del Parlamento, rispondendo in tal modo alla duplice esigenza di contrastare le minacce alla sicurezza in modo più efficace ed efficiente e di ridurre i costi legati all'azione di contrasto;
un nuovo modello di Difesa è, oltre che possibile, necessario al fine di raggiungere una più alta flessibilità di impiego degli uomini e dei mezzi oggi disponibili, oltre che al fine di avere una comparabilità in termini di efficienza dei mezzi impiegati sia dalle singole Forze annate che dalle Forze armate nel loro complesso tra i diversi Paesi dell'Unione europea, per arrivare ad un modello migliore anche e soprattutto in termini di dispendiosità, che dovrà esser rappresentato dal modello europeo;
ritenuto che:
con il decreto-legge 29 dicembre 2011, n. 215, di cui alla presente conversione in legge con modificazioni, si rinnovi il problema del rifinanziamento delle missioni internazionali, riemergendo in tutta la sua chiarezza la mancanza di una «strategia d'insieme» italiana, nonché la mancanza di una legge quadro che disciplini in nostro impegno nelle missioni internazionali, oltre che la tendenza - mostrata sia dal precedente Governo, ma anche dall'attuale - a trattare tale delicata materia come una semplice proroga di un termine temporale;
impegna il Governo a:
a mettere in atto, soprattutto in un periodo di crisi come quello attuale, provvedimenti finalizzati alla razionalizzazione delle spese relative alla partecipazione del nostro Paese alle missioni internazionali cui già partecipa e parteciperà, sostenendo la non più rinviabile approvazione di una legge quadro in materia, oltre che la realizzazione di un modello di difesa basato sulla professionalità delle Forze armate e non sulla precari età delle stesse, formulando proposte in considerazione del fondamentale programma di difesa europeo ed incentivando ogni tipo di possibile cooperazione finalizzata alla costruzione dell'ambizioso programma europeo.
CAFORIO, PEDICA, BELISARIO, GIAMBRONE, BUGNANO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, MASCITELLI, PARDI
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
impegna il Governo a
a mettere in atto, soprattutto in un periodo di crisi come quello attuale, provvedimenti finalizzati alla razionalizzazione delle spese relative alla partecipazione del nostro Paese alle missioni internazionali cui già partecipa e parteciperà, sostenendo la non più rinviabile approvazione di una legge quadro in materia, oltre che la realizzazione di un modello di difesa basato sulla professionalità delle Forze armate e non sulla precari età delle stesse, formulando proposte in considerazione del fondamentale programma di difesa europeo ed incentivando ogni tipo di possibile cooperazione finalizzata alla costruzione dell'ambizioso programma europeo.
________________
(*) Accolto dal Governo
ARTICOLO 1 DEL DISEGNO DI LEGGE DI CONVERSIONE ED ALLEGATO RECANTE LE MODIFICAZIONI APPORTATE AL DECRETO-LEGGE IN SEDE DI CONVERSIONE NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI (*)
Art. 1.
1. Il decreto-legge 29 dicembre 2011, n. 215, recante proroga delle missioni internazionali delle Forze armate e di polizia, iniziative di cooperazione allo sviluppo e sostegno ai processi di ricostruzione e partecipazione alle iniziative delle organizzazioni internazionali per il consolidamento dei processi di pace e di stabilizzazione, nonché disposizioni urgenti per l'amministrazione della difesa, è convertito in legge con le modificazioni riportate in allegato alla presente legge.
2. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
________________
(*) Approvato il disegno di legge composto del solo articolo 1.
Allegato
MODIFICAZIONI APPORTATE IN SEDE DI CONVERSIONE AL DECRETO-LEGGE 29 DICEMBRE 2011, N. 215
All'articolo 1:
al comma 3, le parole: «di cui all'articolo 4, comma 3, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 228, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 febbraio 2011, n. 9» sono sostituite dalle seguenti: «di cui all'articolo 4, comma 3, del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130»;
al comma 9, le parole: «in Cipro» sono sostituite dalle seguenti: «in Cyprus»;
al comma 16, le parole: «euro 10.081.868» sono sostituite dalle seguenti: «euro 9.742.928»;
dopo il comma 16 sono inseriti i seguenti:
«16-bis. Il Ministero della difesa è autorizzato a cedere, a titolo gratuito, al Governo provvisorio libico mezzi non più in uso alle Forze armate. Per la finalità di cui al presente comma è autorizzata, per l'anno 2012, la spesa di euro 1.025.000.
16-ter. È autorizzata, a decorrere dal 1º marzo 2012 e fino al 31 dicembre 2012, la spesa di euro 338.947 per la proroga della partecipazione di personale militare alla missione di vigilanza dell'Unione europea in Georgia, denominata EUMM Georgia, di cui all'articolo 4, comma 12, del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130».
All'articolo 2:
al comma 3, primo periodo, dopo le parole: «di cui all'articolo 1, commi 5 e 11,» sono inserite le seguenti: «del presente decreto».
All'articolo 4:
dopo il comma 1 sono inseriti i seguenti:
«1-bis. L'articolo 1 del decreto-legge 25 maggio 1994, n. 313, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 luglio 1994, n. 460, e successive modificazioni, si applica anche ai fondi destinati al pagamento di spese, principali e accessorie, per servizi e forniture aventi finalità di difesa nazionale e sicurezza, nonché agli emolumenti di qualsiasi tipo dovuti al personale amministrato dal Ministero della difesa, accreditati mediante aperture di credito in favore dei funzionari delegati degli uffici centrali e periferici del Ministero della difesa.
1-ter. Gli atti di sequestro e di pignoramento afferenti ai fondi di cui al comma 1-bis sono nulli. La nullità è rilevabile d'ufficio e gli atti non determinano obbligo di accantonamento da parte delle sezioni della Tesoreria dello Stato né sospendono l'accreditamento di somme destinate ai funzionari delegati centrali e periferici».
All'articolo 5:
al comma 1, primo periodo, le parole: «ed efficientamento» sono sostituite dalle seguenti: «e di incremento dell'efficienza»;
dopo il comma 1 è inserito il seguente:
«1-bis. Gli arsenali e gli stabilimenti militari adibiti allo svolgimento di attività di manutenzione sui mezzi e sugli equipaggiamenti delle Forze armate possono concorrere, all'occorrenza, anche all'espletamento degli interventi manutentivi sui mezzi e sugli equipaggiamenti delle Forze di polizia a ordinamento civile e militare, con contestuale ristoro dei relativi oneri da parte delle amministrazioni che intendono avvalersi di detti servizi manutentivi e fatte salve le prioritarie esigenze delle Forze armate»;
al comma 2, lettera a), numero 2), capoverso 6-bis, primo periodo, le parole: «con il grado non superiore» sono sostituite dalle seguenti: «di grado non superiore»;
al comma 3:
all'alinea:
dopo le parole: «della legge 24 dicembre 2003, n. 350,» sono inserite le seguenti: «e successive modificazioni,»;
dopo le parole: «è adottato» sono inserite le seguenti: «, previo parere delle competenti Commissioni parlamentari,»;
alla lettera b), dopo le parole: «della legge 23 dicembre 1998, n. 448,» sono inserite le seguenti: «e successive modificazioni,».
All'articolo 6:
al comma 1:
alla lettera a):
le parole: «teorico pratici qualora» sono sostituite dalle seguenti: «teorico-pratici, a condizione che»;
dopo le parole: «incarichi operativi» sono aggiunte le seguenti: «e che tale condizione sia attestata dal Ministero della difesa»;
alla lettera b):
il numero 1) è sostituito dal seguente:
«1) al primo periodo, dopo le parole: ''può utilizzare'' sono inserite le seguenti: ''le armi comuni da sparo nonché'';
al numero 2), le parole: «a rischio pirateria» sono sostituite dalle seguenti: «a rischio di pirateria»;
dopo la lettera b) è inserita la seguente:
«b-bis) al comma 5-ter, le parole: ''entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto'' sono sostituite dalle seguenti: ''entro il 31 marzo 2012''».
All'articolo 7:
al comma 1, secondo periodo:
le parole: «al comma 1» sono sostituite dalle seguenti: «al presente comma»;
le parole: «il Ministro degli affari esteri e il Ministro per la cooperazione internazionale e l'integrazione possono inviare o reclutare» sono sostituite dalle seguenti: «può essere inviato o reclutato»;
al comma 2, dopo le parole: «il Ministro degli affari esteri e il Ministro per la cooperazione internazionale e l'integrazione» sono inserite le seguenti: «, d'intesa tra loro,»;
al comma 3:
al primo periodo, le parole: «Tabella C allegata alla legge 12 novembre 2011, n. 18,» sono sostituite dalle seguenti: «Tabella C allegata alla legge 12 novembre 2011, n. 183,»;
al secondo periodo, dopo le parole: «euro 33.300.000» è inserita la seguente: «di» e dopo le parole: «con decreto» sono inserite le seguenti: «adottato d'intesa tra loro»;
è aggiunto, in fine, il seguente comma:
«3-bis. Fatto salvo quanto previsto dalla legge n. 49 del 1987, per assicurare il necessario coordinamento delle attività e l'organizzazione degli interventi e delle iniziative di cui al presente articolo, nell'ambito degli stanziamenti previsti dal presente articolo, il Ministro degli affari esteri e il Ministro per la cooperazione internazionale e l'integrazione, con decreti di natura non regolamentare adottati d'intesa tra loro, possono provvedere alla costituzione di strutture operative temporanee».
All'articolo 8:
al comma 1, secondo periodo, le parole: «nel periodo di vigenza del presente decreto» sono sostituite dalle seguenti: «nel periodo di applicazione delle disposizioni del presente decreto»;
al comma 2, dopo le parole: «Middle East» è inserita la seguente: «and» e la parola: «Drug» è sostituita dalla seguente: «Drugs»;
al comma 8, le parole: «per l'anno 2011» sono sostituite dalle seguenti: «per l'anno 2012»;
al comma 11, quarto periodo, le parole: «decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio n. 18 del 1967» sono sostituite dalle seguenti: «decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18,»;
al comma 14:
al quarto periodo, le parole: «decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio n. 18 del 1967» sono sostituite dalle seguenti: «decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18, e successive modificazioni,»;
al sesto periodo, le parole: «è corrisposta» sono sostituite dalle seguenti: «sono corrisposti» e le parole: «decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio n. 18 del 1967» sono sostituite dalle seguenti: «decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18,»;
all'ultimo periodo, dopo le parole: «da reperire in loco» sono inserite le seguenti: «per un periodo»;
è aggiunto, in fine, il seguente comma:
«15-bis. Fatto salvo quanto previsto dalla legge 26 febbraio 1987, n. 49, per assicurare il necessario coordinamento delle attività e l'organizzazione degli interventi e delle iniziative di cui al presente articolo, nell'ambito degli stanziamenti previsti dal presente articolo, il Ministro degli affari esteri, con propri decreti di natura non regolamentare, può provvedere alla costituzione di strutture operative temporanee».
All'articolo 9:
il comma 1 è soppresso;
al comma 5, le parole: «del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 e successive modificazioni,» sono sostituite dalle seguenti: «del codice di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163,»;
al comma 8:
le parole: «con legge 2 agosto 2011, n. 130» sono sostituite dalle seguenti: «dalla legge 2 agosto 2011, n. 130»;
dopo le parole: «di entrata in vigore» sono inserite le seguenti: «della legge di conversione»;
al comma 10, le parole: «con legge 3 agosto 2010, n. 126» sono sostituite dalle seguenti: «dalla legge 3 agosto 2010, n. 126».
All'articolo 10:
al comma 1, le parole: «escluso l'articolo 5, comma 4» sono sostituite dalle seguenti: «ad eccezione degli articoli 1, comma 16, secondo periodo, e 5, comma 4» e le parole: «euro 1.402.405.458» sono sostituite dalle seguenti: «euro 1.403.430.465».
Dopo l'articolo 10 è inserito il seguente:
«Art. 10-bis. - (Comunicazioni al Parlamento). - 1. I Ministri degli affari esteri e della difesa, con cadenza quadrimestrale, rendono comunicazioni alle Commissioni parlamentari competenti sullo stato delle missioni in corso e degli interventi di cooperazione allo sviluppo a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione di cui al presente decreto».
ARTICOLO 1 DEL DECRETO-LEGGE NEL TESTO COMPRENDENTE LE MODIFICAZIONI APPORTATE DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
Capo I
MISSIONI INTERNAZIONALI DELLE FORZE ARMATE E DI POLIZIA
Articolo 1.
(Missioni internazionali delle Forze armate e di polizia)
1. È autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2012 e fino al 31 dicembre 2012, la spesa di euro 747.649.929 per la proroga della partecipazione di personale militare alle missioni in Afghanistan, denominate International Security Assistance Force (ISAF) ed EUPOL AFGHANISTAN, di cui all'articolo 4, comma 1, del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130.
2. È autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2012 e fino al 31 dicembre 2012, la spesa di euro 157.012.056 per la proroga della partecipazione del contingente militare italiano alla missione delle Nazioni Unite in Libano, denominata United Nations Interim Force in Lebanon (UNIFIL), compreso l'impiego di unità navali nella UNIFIL Maritime Task Force, di cui all'articolo 4, comma 2, del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130.
3. È autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2012 e fino al 31 dicembre 2012, la spesa di euro 98.548.822 per la proroga della partecipazione di personale militare alle missioni nei Balcani, di cui all'articolo 4, comma 3, del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130, di seguito elencate:
a) Multinational Specialized Unit (MSU), European Union Rule of Law Mission in Kosovo (EULEX Kosovo), Security Force Training Plan in Kosovo;
b) Joint Enterprise.
4. È autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2012 e fino al 31 dicembre 2012, la spesa di euro 298.461 per la proroga della partecipazione di personale militare alla missione dell'Unione europea in Bosnia-Erzegovina, denominata ALTHEA, nel cui ambito opera la missione denominata Integrated Police Unit (IPU), di cui all'articolo 4, comma 4, del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130.
5. È autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2012 e fino al 31 dicembre 2012, la spesa di euro 20.967.090 per la proroga della partecipazione di personale militare alla missione nel Mediterraneo denominata Active Endeavour, di cui all'articolo 4, comma 5, del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130.
6. È autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2012 e fino al 31 dicembre 2012, la spesa di euro 1.212.168 per la proroga della partecipazione di personale militare alla missione denominata Temporary International Presence in Hebron (TIPH2), di cui all'articolo 4, comma 6, del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130.
7. È autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2012 e fino al 31 dicembre 2012, la spesa di euro 122.024 per la proroga della partecipazione di personale militare alla missione dell'Unione europea di assistenza alle frontiere per il valico di Rafah, denominata European Union Border Assistance Mission in Rafah (EUBAM Rafah), di cui all'articolo 4, comma 7, del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130.
8. È autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2012 e fino al 31 dicembre 2012, la spesa di euro 256.320 per la proroga della partecipazione di personale militare alla missione delle Nazioni Unite e dell'Unione Africana in Sudan, denominata United Nations/African Union Mission in Darfur (UNAMID), di cui all'articolo 4, comma 8, del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130.
9. È autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2012 e fino al 31 dicembre 2012, la spesa di euro 266.997 per la proroga della partecipazione di personale militare alla missione delle Nazioni Unite denominata United Nations Peacekeeping Force in Cyprus (UNFICYP), di cui all'articolo 4, comma 10, del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130.
10. È autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2012 e fino al 31 dicembre 2012, la spesa di euro 309.242 per la prosecuzione delle attività di assistenza alle Forze armate albanesi, di cui all'articolo 4, comma 11, del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130.
11. È autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2012 e fino al 31 dicembre 2012, la spesa di euro 49.686.380 per la proroga della partecipazione di personale militare all'operazione militare dell'Unione europea denominata Atalanta e all'operazione della NATO denominata Ocean Shield per il contrasto della pirateria, di cui all'articolo 4, comma 13, del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130.
12. È autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2012 e fino al 31 dicembre 2012, la spesa di euro 21.977.519 per la proroga dell'impiego di personale militare negli Emirati Arabi Uniti, in Bahrain, in Qatar e a Tampa per esigenze connesse con le missioni in Afghanistan, di cui all'articolo 4, comma 15, del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130.
13. È autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2012 e fino al 31 dicembre 2012, la spesa di euro 2.293.954 per la partecipazione di personale militare alla missione militare dell'Unione europea denominata EUTM Somalia, di cui all'articolo 4, comma 16, del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130, e alle iniziative dell'Unione europea per la Regional maritime capacity building nel Corno d'Africa e nell'Oceano indiano occidentale.
14. È autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2012 e fino al 31 dicembre 2012, la spesa di euro 139.885.137 per la stipulazione dei contratti di assicurazione e di trasporto di durata annuale e per la realizzazione di infrastrutture, relativi alle missioni di cui al presente decreto.
15. Al fine di sopperire a esigenze di prima necessità della popolazione locale, compreso il ripristino dei servizi essenziali, è autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2012 e fino al 31 dicembre 2012, la spesa complessiva di euro 7.485.360 per interventi urgenti o acquisti e lavori da eseguire in economia, anche in deroga alle disposizioni di contabilità generale dello Stato, disposti nei casi di necessità e urgenza dai comandanti dei contingenti militari che partecipano alle missioni internazionali di cui al presente decreto, entro il limite di euro 6.500.000 in Afghanistan, euro 800.000 in Libano, euro 185.360 nei Balcani.
16. È autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2012 e fino al 31 dicembre 2012, la spesa di euro 9.742.928 per l'impiego di personale militare in attività di assistenza, supporto e formazione in Libia, in linea con le risoluzioni 2009 (2011), 2016 (2011) e 2022 (2011), adottate dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, rispettivamente, in data 16 settembre, 27 ottobre e 2 dicembre 2011. Per l'impiego di personale militare nel periodo dal 1º ottobre 2011 al 31 dicembre 2011, si provvede a valere sulle risorse disponibili dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 4, comma 19, del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130; si applica l'articolo 6, commi 1, 2, lettera c), e 3, del decreto-legge n. 107 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 130 del 2011.
16-bis. Il Ministero della difesa è autorizzato a cedere, a titolo gratuito, al Governo provvisorio libico mezzi non più in uso alle Forze armate. Per la finalità di cui al presente comma è autorizzata, per l'anno 2012, la spesa di euro 1.025.000.
16-ter. È autorizzata, a decorrere dal 1º marzo 2012 e fino al 31 dicembre 2012, la spesa di euro 338.947 per la proroga della partecipazione di personale militare alla missione di vigilanza dell'Unione europea in Georgia, denominata EUMM Georgia, di cui all'articolo 4, comma 12, del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130.
17. È autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2012 e fino al 31 dicembre 2012, la spesa di euro 143.259 per la partecipazione di personale militare alla missione delle Nazioni Unite nella Repubblica del Sud Sudan, denominata United Nations Mission in South Sudan (UNMISS), di cui alla risoluzione 1996 (2011), adottata dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni in data 8 luglio 2011.
18. Il Ministero della difesa è autorizzato a cedere, a titolo gratuito, mezzi di trasporto e logistici alle Forze armate della Repubblica di Gibuti. Per la finalità di cui al presente comma è autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2012 e fino al 31 dicembre 2012, la spesa di euro 430.000.
19. È autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2012 e fino al 31 dicembre 2012, la spesa di euro 6.180.586 per la prosecuzione dei programmi di cooperazione delle Forze di polizia italiane in Albania e nei Paesi dell'area balcanica, di cui all'articolo 4, comma 20, del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130.
20. È autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2012 e fino al 31 dicembre 2012, la spesa di euro 1.695.480 per la proroga della partecipazione di personale della Polizia di Stato alla missione denominata European Union Rule of Law Mission in Kosovo (EULEX Kosovo) e di euro 62.630 per la proroga della partecipazione di personale della Polizia di Stato alla missione denominata United Nations Mission in Kosovo (UNMIK), di cui all'articolo 4, comma 21, del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130.
21. È autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2012 e fino al 31 dicembre 2012, la spesa di euro 128.190 per la proroga della partecipazione di personale della Polizia di Stato alla missione in Palestina, denominata European Union Police Mission for the Palestinian Territories (EUPOL COPPS), di cui all'articolo 4, comma 22, del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130.
22. È autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2012 e fino al 31 dicembre 2012, la spesa di euro 541.803 per la proroga della partecipazione di personale dell'Arma dei carabinieri e della Polizia di Stato alla missione in Bosnia-Erzegovina, denominata European Union Police Mission (EUPM), di cui all'articolo 4, comma 23, del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130.
23. È autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2012 e fino al 31 dicembre 2012, la spesa di euro 3.048.367 per la proroga della partecipazione di personale del Corpo della guardia di finanza alla missione in Afghanistan, denominata International Security Assistance Force (ISAF), di cui all'articolo 4, comma 24, del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130.
24. È autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2012 e fino al 31 dicembre 2012, la spesa di euro 735.454 per la proroga della partecipazione di personale del Corpo della guardia di finanza alla missione denominata European Union Rule of Law Mission in Kosovo (EULEX Kosovo), di cui all'articolo 4, comma 25, del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130.
25. È autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2012 e fino al 31 dicembre 2012, la spesa di euro 514.244 per la proroga della partecipazione di personale del Corpo della guardia di finanza alle unità di coordinamento interforze denominate Joint Multimodal Operational Units (JMOUs) costituite in Afghanistan, Emirati Arabi Uniti e Kosovo, di cui all'articolo 4, comma 26, del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130.
26. È autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2012 e fino al 31 dicembre 2012, la spesa di euro 289.043 per la proroga della partecipazione di sei magistrati collocati fuori ruolo, personale del Corpo della polizia penitenziaria e personale amministrativo del Ministero della giustizia alla missione denominata European Union Rule of Law Mission in Kosovo (EULEX Kosovo), di cui all'articolo 4, comma 27, del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130.
27. È autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2012 e fino al 31 dicembre 2012, la spesa di euro 29.410 per la partecipazione di un magistrato collocato fuori ruolo alla missione in Palestina, denominata European Union Police Mission for the Palestinian Territories (EUPOL COPPS), di cui all'articolo 4, comma 28, del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130.
28. È autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2012 e fino al 31 dicembre 2012, la spesa di euro 80.440 per la partecipazione di un magistrato collocato fuori ruolo alla missione in Bosnia-Erzegovina, denominata European Union Police Mission (EUPM), di cui all'articolo 4, comma 29, del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130.
29. È autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2012 e fino al 31 dicembre 2012, la spesa di euro 10.000.000 per il mantenimento del dispositivo info-operativo dell'Agenzia informazioni e sicurezza esterna (AISE) a protezione del personale delle Forze armate impiegato nelle missioni internazionali, in attuazione delle missioni affidate all'AISE dall'articolo 6, comma 2, della legge 3 agosto 2007, n. 124.
EMENDAMENTI
CAFORIO, PEDICA, BELISARIO, GIAMBRONE, BUGNANO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, MASCITELLI, PARDI
Le parole da: «Sopprimere» a: «1» respinte; seconda parte preclusa
Sopprimere i commi 1 e 23.
Improcedibile
Al comma 1 sostituire le parole: «31 dicembre 2012, la spesa di euro 747.649.929», con le seguenti: «29 febbraio 2012, la spesa di euro 120.000.000».
Improcedibile
Al comma 1 sostituire le parole: « la spesa di euro 747.649.929», con le seguenti: «la spesa di euro 550.000.000».
Inammissibile
Al comma 1 sopprimere le seguenti parole: «per la proroga della partecipazione di personale militare alle missioni in Afghanistan, denominate International Security Assistance Force (lSAF) ed EUPOL AFGHANISTAN, di cui all'articolo 4, comma 1, del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130».
Inammissibile
Al comma 1 sopprimere le seguenti parole: «, denominate International Security Assistance Force (ISAF) ed EUPOL AFGHANISTAN, di cui all'articolo 4, comma 1, del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130».
Inammissibile
Al comma 1 sopprimere le seguenti parole: «di cui all'articolo 4, comma 1, del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130».
Improcedibile
Al comma 2, sostituire le parole: «31 dicembre 2012, la spesa di euro 157.012.056», con le seguenti: «29 febbraio 2012, la spesa di euro 25.000.000».
Improcedibile
Al comma 2, sostituire le parole: «la spesa di euro 157.012.056», con le seguenti: «la spesa di euro 125.000.000».
Inammissibile
Al comma 2, sopprimere le seguenti parole: «denominata United Nations Interim Force in Lebanon (UNIFIL), compreso l'impiego di unità navali nella UNIFIL Maritime Task Force, di cui all'articolo 4, comma 2, del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130».
Respinto
Al comma 2, sopprimere le seguenti parole: «, compreso l'impiego di unità navali nella UNIFIL Maritime Task Force, di cui all'articolo 4, comma 2, del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130».
Inammissibile
Al comma 2, sopprimere le seguenti parole: «di cui all'articolo 4, comma 2, del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130».
Inammissibile
Al comma 2, sopprimere le seguenti parole: «convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130».
Inammissibile
Al comma 3, sopprimere le seguenti parole: «, di cui all'articolo 4, comma 3, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 228, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 febbraio 2011, n. 9, di seguito elencate:
a) Multinational Specialized Unit (MSU), European Union Rule of Law Mission in Kosovo (EULEX Kosovo), Security Force Training Plan in Kosovo;
b) Joint Enterprise».
Respinto
Al comma 4, sostituire le parole: «31 dicembre 2012, la spesa di euro 298.461.», con le seguenti: «29 febbraio 2012, la spesa di euro 50.000.».
Inammissibile
Al comma 4, sopprimere le seguenti parole: «denominata ALTHEA, nel cui ambito opera la missione denominata Integrated Police Unit (IPU), di cui all'articolo 4, comma 4, del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130».
Inammissibile
Al comma 4, sopprimere le seguenti parole: «, di cui all'articolo 4, comma 4, del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130».
Improcedibile
Al comma 5, sostituire le parole: «31 dicembre 2012, la spesa di euro 20.967.090», con le seguenti: «29 febbraio 2012, la spesa di euro 3.333.000».
Inammissibile
Al comma 5, sopprimere le seguenti parole: «denominata Active Endeavour, di cui all'articolo 4, comma 5, del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130».
Inammissibile
Al comma 5, sopprimere le seguenti parole: «, di cui all'articolo 4, comma 5, del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130».
Inammissibile
Al comma 5, sopprimere le seguenti parole: «convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130».
Respinto
Al comma 6, sostituire le parole: «31 dicembre 2012, la spesa di euro 1.212.168», con le seguenti: «29 febbraio 2012, la spesa di euro 200.000».
Inammissibile
Al comma 6, sopprimere le seguenti parole: «denominata Temporary International Presence in Hebron (TIPH2), di cui all'articolo 4, comma 6, del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130».
Inammissibile
Al comma 6, sopprimere le seguenti parole: «, di cui all'articolo 4, comma 6, del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130» .
Inammissibile
Al comma 6, sopprimere le seguenti parole: «convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130».
Respinto
Al comma 7, sostituire le parole: «31 dicembre 2012, la spesa di euro 122.024», con le seguenti: «29 febbraio 2012, la spesa di euro 20.000».
Inammissibile
Al comma 7, sopprimere le seguenti parole: «denominata European Union Border Assistance Mission in Rafah (EUBAM Rafah), di cui all'articolo 4, comma 7, del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130».
Inammissibile
Al comma 7, sopprimere le seguenti parole: «, di cui all'articolo 4, comma 7, del decreto-legge 12 luglio 2011, n. l07, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130».
Inammissibile
Al comma 7, sopprimere le seguenti parole: «convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130».
Improcedibile
Al comma 8, sostituire le parole: «31 dicembre 2012, la spesa di euro 256.320», con le seguenti: «29 febbraio 2012, la spesa di euro 40.000».
Inammissibile
Al comma 8, sopprimere le seguenti parole: «denominata United Nations African Union Mission in Darfur (UNAMID), di cui all'articolo 4, comma 8, del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130».
Inammissibile
Al comma 8, sopprimere le seguenti parole: «, di cui all'articolo 4, comma 8, del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130».
Inammissibile
Al comma 8, sopprimere le seguenti parole: «, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130».
Respinto
Al comma 9, sostituire le parole: «31 dicembre 2012, la spesa di euro 266.997», con le seguenti: «29 febbraio 2012, la spesa di euro 45.000».
Inammissibile
Al comma 9, sopprimere le seguenti parole: «denominata United Nations Peacekeeping Force in Cyprus (UNFICYP), di cui all'articolo 4, comma 10, del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130».
Inammissibile
Al comma 9, sopprimere le seguenti parole: «, di cui all'articolo 4, comma 10, del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130».
Improcedibile
Al comma 10, sostituire le parole: «31 dicembre 2012, la spesa di euro 309.242», con le seguenti: «29 febbraio 2012, la spesa di euro 50.000».
Inammissibile
Al comma 10, sopprimere le seguenti parole: «, di cui all'articolo 4, comma 11, del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130».
Improcedibile
Al comma 11, sostituire le parole: «31 dicembre 2012, la spesa di euro 49.686.380», con le seguenti: «29 febbraio 2012, la spesa di euro 8.000.000».
Respinto
Al comma 11, sopprimere le parole: «e all'operazione della NATO denominata Ocean Shield per il contrasto della pirateria, di cui all'articolo 4, comma 13, del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130».
Inammissibile
Al comma 11, sopprimere le parole: «denominata Ocean Shield per il contrasto della pirateria, di cui all'articolo 4, comma 13, del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130».
Inammissibile
Al comma 11, sopprimere le parole: «, di cui all'articolo 4, comma 13, del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130».
Improcedibile
Al comma 12, sostituire le parole: «31 dicembre 2012, la spesa di euro 21.977.519», con le seguenti: «29 febbraio 2012, la spesa di euro 3.500.000».
Respinto
Al comma 12, sopprimere le parole: «, in Bahrain, in Qatar e a Tampa per esigenze connesse con le missioni in Afghanistan, di cui all'articolo 4, comma 15, del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130».
Respinto
Al comma 12, sopprimere le parole: «, in Qatar e a Tampa per esigenze connesse con le missioni in Afghanistan di cui all'articolo 4, comma 15, del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130».
Respinto
Al comma 12, sopprimere le parole: «e a Tampa per esigenze connesse con le missioni in Afghanistan, di cui all'articolo 4, comma 15, del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130».
Inammissibile
Al comma 12, sopprimere le parole: «per esigenze connesse con le missioni in Afghanistan, di cui all'articolo 4, comma 15, del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130».
Inammissibile
Al comma 12, sopprimere le parole: «, di cui all'articolo 4, comma 15, del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130».
Respinto
Al comma 13, sostituire le parole: «31 dicembre 2012, la spesa di euro 2.293.954», con le seguenti: «29 febbraio 2012, la spesa di euro 400.000».
Inammissibile
Al comma 13, sopprimere le parole: «denominata EUTM Somalia, di cui all'articolo 4, comma 16, del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130, e alle iniziative dell'Unione europea per la Regional maritime capacity building nel Corno d'Africa e nell'Oceano indiano occidentale».
Inammissibile
Al comma 13, sopprimere le parole: «, di cui all'articolo 4, comma 16, del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130, e alle iniziative dell'Unione europea per la Regional maritime capacity building nel Corno d'Africa e nell'Oceano indiano occidentale».
Inammissibile
Al comma 13, sopprimere le parole: «, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130, e alle iniziative dell'Unione europea per la Regional maritime capacity building nel Corno d'Africa e nell'Oceano indiano occidentale».
Respinto
Al comma 13, sopprimere le parole: «, e alle iniziative dell'Unione europea per la Regional maritime capacity building nel Corno d'Africa e nell'Oceano indiano occidentale».
Inammissibile
Al comma 13, sopprimere le parole: «nel Corno d'Africa e nell'Oceano indiano occidentale».
Respinto
Al comma 14, sostituire le parole: «31 dicembre 2012, la spesa di euro 139.885.137», con le seguenti: «29 febbraio 2012, la spesa di euro 25.000.000».
Respinto
Al comma 14, sopprimere le parole: «di durata annuale e per la realizzazione di infrastrutture».
Respinto
Al comma 15, sopprimere le seguenti parole: «compreso il ripristino dei servizi essenziali».
Respinto
Al comma 15, sopprimere le seguenti parole: «anche in deroga alle disposizioni di contabilità generale dello Stato,».
Respinto
Al comma 1, sopprimere le seguenti parole: «disposti nei casi di necessità e urgenza dai comandanti dei contingenti militari che partecipano alle missioni internazionali di cui al presente decreto».
Respinto
Al comma 15, sopprimere le seguenti parole: «, entro il limite di euro 6.500.000 in Afghanistan, euro 800.000 in Libano, euro 185.360 nei Balcani.».
Respinto
Al comma 16 sostituire le parole: «31 dicembre 2012» con le seguenti: «29 febbraio 2012».
Improcedibile
Al comma 16 sostituire le parole: «la spesa di euro 9.742.928» con le seguenti: «1.500.000».
Inammissibile
Al comma 16 sopprimere le parole: «rispettivamente, in data 16 settembre, 27 ottobre e 2 dicembre 2011.».
CAFORIO, PEDICA, BELISARIO, GIAMBRONE, BUGNANO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, MASCITELLI, PARDI
Id. em. 1.21
Sopprimere il comma 16-bis.
Respinto
Al comma 16-ter, sostituire le parole: «31 dicembre», con le seguenti: «29 febbraio».
Improcedibile
Al comma 16-ter, sostituire le parole: «338.947», con le seguenti: «50.000».
Inammissibile
Al comma 16-ter, sopprimere le parole: «denominata EUMM Georgia, di cui all'articolo 4, comma 12, del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130.»
Respinto
Al comma 17, sostituire le parole: «31 dicembre 2012», con le seguenti: «29 febbraio 2012».
Inammissibile
Al comma 17, sopprimere le parole: «denominta United Nations Mission in South Sudan (UNMISS), di cui alla risoluzione 1996 (2011), adottata dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni in data 8 luglio 2011».
Inammissibile
Al comma 17, sopprimere le parole: «, di cui alla risoluzione 1996 (2011), adottata dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni in data 8 luglio 2011.».
Respinto
Al comma 18, sostituire le parole: «31 dicembre 2012», con le seguenti: «29 febbraio 2012».
Respinto
Al comma 19 sostituire le parole: «31 dicembre», con le seguenti: «29 febbraio».
Improcedibile
Al comma 19 sostituire le parole: «6.180.586», con le seguenti: «1.000.000».
Respinto
Al comma 20 sostituire le parole: «31 dicembre», con le seguenti: «29 febbraio».
Improcedibile
Al comma 20 sostituire le parole: «1.695.480», con le seguenti: «300.000».
Inammissibile
Al comma 20 sopprimere le parole: «denominata European Union Rule of Law Mission in Kosovo (EULEX Kosovo) e di euro 62.630 per la proroga della partecipazione di personale della Polizia di Stato alla missione denominata United Nations Mission in Kosovo (UNMIK), di cui all'articolo 4, comma 21, del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130».
Respinto
Al comma 20 sopprimere le parole: «e di euro 62.630 per la proroga della partecipazione di personale della Polizia di Stato alla missione denominata United Nations Mission in Kosovo (UNMIK), di cui all'articolo 4, comma 21, del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130».
Inammissibile
Al comma 20 sopprimere le parole: «denominata United Nations Mission in Kosovo (UNMIK), di cui all'articolo 4, comma 21, del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130».
Inammissibile
Al comma 20 sopprimere le parole: «di cui all'articolo 4, comma 21, del decreto-Iegge 12 luglio 2011, n. 107, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130».
Respinto
Al comma 21, sostituire le parole: «31 dicembre 2012» con le seguenti: «29 febbraio 2012».
Inammissibile
Al comma 21, sopprimere le parole: «denominata European Union Police Mission for the Palestinian Territories (EUPOL COPPS), di cui all'articolo 4, comma 22, del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130».
Inammissibile
Al comma 21, sopprimere le parole: «di cui all'articolo 4, comma 22, del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130».
Inammissibile
Al comma 21, sopprimere le parole: «, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130.»
Respinto
Al comma 22 sostituire le parole: «31 dicembre 2012» con le seguenti: «29 febbraio 2012».
Inammissibile
Al comma 22 sopprimere le seguenti parole: «denominata European Union Police Mission (EUPM), di cui all'articolo 4, comma 23, del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130».
Inammissibile
Al comma 22 sopprimere le seguenti parole: «denominata European Union Police Mission (EUPM)».
Inammissibile
Al comma 22, sopprimere le seguenti parole: «, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130».
Respinto
Al comma 23, sostituire le parole: «31 dicembre», con le seguenti: «29 febbraio».
Improcedibile
Al comma 23, sostituire le parole: «3.048.367», con le seguenti: «500.000».
Inammissibile
Al comma 23, sopprimere le parole da: «denominata International Security Assistance Force (ISAF),», fino alla fine del periodo.
Inammissibile
Al comma 23, sopprimere le parole: «denominata lnternational Security Assistance Force (ISAF),»
Respinto
Al comma 24, sostituire le parole: «31 dicembre» con le seguenti: «29 febbraio».
Inammissibile
Al comma 24, sopprimere le parole: «denominata European Union Rule of Law Mission in Kosovo (EULEX Kosovo), di cui all'articolo 4, comma 25, del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130».
Inammissibile
Al comma 24, sopprimere le parole: «denominata European Union Rule of Law Mission in Kosovo (EULEX Kosovo),».
Respinto
Al comma 25, sostituire le parole: «31 dicembre» con le seguenti: «29 febbraio».
Respinto
Al comma 26, sostituire le parole: «31 dicembre», con le seguenti: «29 febbraio».
Inammissibile
Al comma 26, sopprimere le seguenti parole: «denominata European Union Rule of Law Mission in Kosovo (EULEX Kosovo), di cui all'articolo 4, comma 27, del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130.».
Inammissibile
Al comma 26, sopprimere le seguenti parole: «denominata European Union Rule of Law Mission in Kosovo (EULEX Kosovo),».
Respinto
Al comma 27, sostituire le parole: «31 dicembre» con le seguenti: «29 febbraio».
Inammissibile
Al comma 27, sopprimere le seguenti parole: «denominata European Union Police Mission for the Palestinian Territories (EUPOL COPPS),».
Inammissibile
Al comma 27, sopprimere le seguenti parole: «di cui all'articolo 4, comma 28, del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130.».
Respinto
Al comma 28, sostituire le parole: «31 dicembre», con le seguenti: «29 febbraio».
Inammissibile
Al comma 28, sopprimere le parole: «denominata European Union Police Mission (EUPM), di cui all'articolo 4, comma 29, del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130.».
Inammissibile
Al comma 28, sopprimere le parole: «denominata European Union Police Mission (EUPM),».
Respinto
Al comma 29, sostituire le parole: «31 dicembre» con le seguenti: «29 febbraio».
Improcedibile
Al comma 29, sostituire le parole: «10.000.000» con le seguenti: «2.000.000».
Inammissibile
Al comma 29, sopprimere le parole: « a protezione del personale delle Forze armate impiegato nelle missioni internazionali, in attuazione delle missioni affidate all'AISE dall'articolo 6, comma 2, della legge 3 agosto 2007, n. 124.».
Inammissibile
Al comma 29, sopprimere le parole: «a protezione del personale delle Forze armate impiegato nelle missioni internazionali,».
Inammissibile
Al comma 29, sopprimere le parole: «in attuazione delle missioni affidate all'AISE dall'articolo 6, comma 2, della legge 3 agosto 2007, n. 124.».
ARTICOLO 2 DEL DECRETO-LEGGE NEL TESTO COMPRENDENTE LE MODIFICAZIONI APPORTATE DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
Articolo 2.
(Disposizioni in materia di personale)
1. Al personale che partecipa alle missioni internazionali di cui al presente decreto si applicano l'articolo 3, commi da 1 a 9, della legge 3 agosto 2009, n. 108, l'articolo 3, comma 6, del decreto-legge 4 novembre 2009, n. 152, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 dicembre 2009, n. 197, e l'articolo 5, comma 2-bis, del decreto-legge 6 luglio 2010, n. 102, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2010, n. 126.
2. L'indennità di missione, di cui all'articolo 3, comma 1, della legge 3 agosto 2009, n. 108, è corrisposta:
a) nella misura del 98 per cento, se usufruisce di vitto e alloggio gratuiti, al personale impiegato in Gran Bretagna e a Gibuti nelle missioni di cui all'articolo 1, comma 11, nella missione in Libia, di cui all'articolo 1, comma 16, nella missione EUPM in Bosnia-Erzegovina e nella unità di coordinamento interforze JMOUs in Kosovo, di cui all'articolo 1, commi 22 e 25;
b) nella misura del 98 per cento calcolata sulla diaria prevista con riferimento alla Repubblica democratica del Congo, al personale impiegato nelle missioni, di cui all'articolo 1, comma 13;
c) nella misura intera incrementata del 30 per cento, se non usufruisce, a qualsiasi titolo, di vitto e alloggio gratuiti, al personale impiegato presso il NATO HQ Skopje, di cui all'articolo 1, comma 3, e nella missione UNMISS, di cui all'articolo 1, comma 17.
3. Al personale che partecipa alle missioni di cui all'articolo 1, commi 5 e 11, del presente decreto, e al personale di cui all'articolo 5, comma 2, del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130, è corrisposto il compenso forfettario di impiego ovvero la retribuzione per lavoro straordinario in deroga, rispettivamente, ai limiti di cui all'articolo 9, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica 11 settembre 2007, n. 171, e ai limiti orari individuali di cui all'articolo 10, comma 3, della legge 8 agosto 1990, n. 231. Al personale di cui all'articolo 1791, commi 1 e 2, del codice dell'ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, il compenso forfettario di impiego è attribuito nella misura di cui all'articolo 9, comma 4, del decreto del Presidente della Repubblica n. 171 del 2007.
4. In relazione alle esigenze di supporto sanitario nelle missioni internazionali di cui al presente decreto, nell'ambito dei finanziamenti assicurati ai sensi dell'articolo 11, quarto comma, del decreto del Presidente della Repubblica 31 luglio 1980, n. 613, il Ministero della difesa può avvalersi del personale appartenente alla Croce Rossa Italiana ausiliario delle Forze armate e dei relativi mezzi e materiali.
EMENDAMENTI
Improcedibile
Al comma 4, sopprimere le seguenti parole: «nell'ambito dei finanziamenti assicurati ai sensi dell'articolo 11, quarto comma, del decreto del Presidente della Repubblica 31 luglio 1980, n. 613,».
ARTICOLO 3 DEL DECRETO-LEGGE
Articolo 3.
(Disposizioni in materia penale)
1. Alle missioni internazionali di cui al presente decreto si applicano le disposizioni di cui all'articolo 5 del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 209, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 febbraio 2009, n. 12, e successive modificazioni, e all'articolo 4, commi 1-sexies e 1-septies, del decreto-legge 4 novembre 2009, n. 152, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 dicembre 2009, n. 197.
EMENDAMENTI
ARTICOLO 4 DEL DECRETO-LEGGE NEL TESTO COMPRENDENTE LE MODIFICAZIONI APPORTATE DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
Articolo 4.
(Disposizioni in materia contabile)
1. Alle missioni internazionali delle Forze armate, compresa l'Arma dei carabinieri, e del Corpo della guardia di finanza di cui al presente decreto si applicano le disposizioni in materia contabile previste dall'articolo 5, commi 1 e 2, del decreto-legge 4 novembre 2009, n. 152, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 dicembre 2009, n. 197.
1-bis. L'articolo 1 del decreto-legge 25 maggio 1994, n. 313, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 luglio 1994, n. 460, e successive modificazioni, si applica anche ai fondi destinati al pagamento di spese, principali e accessorie, per servizi e forniture aventi finalità di difesa nazionale e sicurezza, nonché agli emolumenti di qualsiasi tipo dovuti al personale amministrato dal Ministero della difesa, accreditati mediante aperture di credito in favore dei funzionari delegati degli uffici centrali e periferici del Ministero della difesa.
1-ter. Gli atti di sequestro e di pignoramento afferenti ai fondi di cui al comma 1-bis sono nulli. La nullità è rilevabile d'ufficio e gli atti non determinano obbligo di accantonamento da parte delle sezioni della Tesoreria dello Stato né sospendono l'accreditamento di somme destinate ai funzionari delegati centrali e periferici.
2. Per assicurare la prosecuzione delle missioni internazionali senza soluzione di continuità, entro dieci giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, il Ministro dell'economia e delle finanze, su richiesta delle Amministrazioni interessate, dispone l'anticipazione di una somma non superiore alla metà delle spese autorizzate dal presente decreto e comunque, per il Ministero della difesa, pari a euro 600.000.000 e, per il Ministero degli affari esteri, pari a euro 60.000.000 a valere sullo stanziamento di cui all'articolo 10, comma 1.
EMENDAMENTI
Le parole da: «Al comma» a: «carabinieri,» respinte; seconda parte preclusa
Al comma 1, sopprimere le seguenti parole: «compresa l'Arma dei carabinieri, e del Corpo della guardia di finanza».
Respinto
Al comma 1, sopprimere le seguenti parole: «e del Corpo della guardia di finanza».
Le parole da: «Sopprimere» a: «1-bis» respinte; seconda parte preclusa
Sopprimere i commi 1-bis ed 1-ter.
Le parole da: «Al comma» a: «difesa,» respinte; seconda parte preclusa
Al comma 1-bis, sopprimere le seguenti parole: «nonché agli emolumenti di qualsiasi tipo dovuti al personale amministrato dal Ministero della difesa, accreditati mediante aperture di credito in favore dei funzionari delegati degli uffici centrali e periferici del Ministero della difesa».
Precluso
Al comma 1-bis, sopprimere le seguenti parole: «nonché agli emolumenti di qualsiasi tipo dovuti al personale amministrato dal Ministero della difesa,».
Respinto
Al comma 1-bis, sopprimere le seguenti parole: «accreditati mediante aperture di credito in favore dei funzionari delegati degli uffici centrali e periferici del Ministero della difesa».
Respinto
Al comma 2, sopprimere le parole: «entro dieci giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto».
Respinto
Al comma 2, sostituire le parole: «entro dieci giorni», con le seguenti: «entro ventitre giorni».
ARTICOLO 5 DEL DECRETO-LEGGE NEL TESTO COMPRENDENTE LE MODIFICAZIONI APPORTATE DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
Articolo 5.
(Disposizioni per l'Amministrazione della difesa)
1. Al fine di consentire l'attuazione dei processi di ristrutturazione e di incremento dell'efficienza degli arsenali e degli stabilimenti militari, in ciascuno degli anni del triennio 2012-2014, il Ministero della difesa riserva alle assunzioni del personale degli arsenali e degli stabilimenti militari appartenente ai profili professionali tecnici il sessanta per cento delle assunzioni di cui all'articolo 3, comma 102, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, e successive modificazioni, e all'articolo 66, comma 9, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e successive modificazioni. Per le assunzioni di cui al presente comma non si applica l'articolo 30, comma 2-bis, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni.
1-bis. Gli arsenali e gli stabilimenti militari adibiti allo svolgimento di attività di manutenzione sui mezzi e sugli equipaggiamenti delle Forze armate possono concorrere, all'occorrenza, anche all'espletamento degli interventi manutentivi sui mezzi e sugli equipaggiamenti delle Forze di polizia a ordinamento civile e militare, con contestuale ristoro dei relativi oneri da parte delle amministrazioni che intendono avvalersi di detti servizi manutentivi e fatte salve le prioritarie esigenze delle Forze armate.
2. Al codice dell'ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all'articolo 831:
1) alla rubrica, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «e i ruoli speciali»;
2) dopo il comma 6, è aggiunto, il seguente:
« 6-bis. In presenza di vacanze organiche nei relativi gradi dei ruoli normali ovvero speciali del Corpo sanitario, su richiesta della Forza armata interessata è consentito, mediante concorso per titoli ed esami, il transito nel rispettivo ruolo normale ovvero speciale del Corpo sanitario degli ufficiali di grado non superiore a tenente colonnello appartenenti ad altri ruoli della stessa Forza armata, in possesso, per il transito nel ruolo normale, di una delle lauree e della relativa abilitazione all'esercizio della professione previste per il citato ruolo ovvero, per il transito nel ruolo speciale, della laurea in psicologia e della relativa abilitazione all'esercizio della professione. L'ordine di iscrizione in ruolo è stabilito secondo le modalità di cui all'articolo 797, commi 2 e 3.»;
b) all'articolo 833, comma 1, le parole: «limitatamente ai gradi di maggiore e tenente colonnello» sono sostituite dalle seguenti: «limitatamente ai gradi di capitano, maggiore e tenente colonnello»;
c) dopo l'articolo 833, è inserito il seguente:
«Art. 833-bis. Trasferimento ovvero transito nel ruolo normale del Corpo del genio navale della Marina militare - 1. A decorrere dal 1º gennaio 2013, gli ufficiali del ruolo normale del Corpo delle armi navali della Marina militare laureati in ingegneria edile, civile, civile idraulica, dell'ambiente e del territorio o in architettura, reclutati ai sensi dell'articolo 652, comma 1, e operanti nel settore delle infrastrutture sono trasferiti nel ruolo normale del Corpo del genio navale della Marina militare.
2. Gli ufficiali di grado non superiore a capitano di fregata dei ruoli normali della Marina militare laureati in ingegneria o in architettura, che operano o hanno operato per almeno tre anni nel settore infrastrutture nell'ambito della direzione generale dei lavori e del demanio e delle direzioni del genio militare per la Marina ed enti subordinati, possono transitare, a domanda, nel ruolo normale del Corpo del genio navale della Marina militare.
3. Gli ufficiali trasferiti o transitati ai sensi dei commi 1 e 2 mantengono il grado, la posizione di stato, l'anzianità di grado e sono iscritti in ruolo secondo le modalità di cui all'articolo 797, commi 2 e 3.»;
d) all'articolo 1096, comma 3, dopo le parole «comandi, unità, reparti ed enti organicamente previsti», sono inserite le seguenti: «o costituiti per specifiche esigenze di carattere operativo o logistico»;
e) all'articolo 2190:
1) il comma 1 è sostituito dal seguente:
«1. I contributi a favore dell'Agenzia industrie difesa, di cui all'articolo 559, sono determinati per gli importi, rispettivamente, di euro 6.000.000 nell'anno 2012, euro 5.000.000 nell'anno 2013 ed euro 4.000.000 nell'anno 2014; a decorrere dall'anno 2015 i suddetti contributi sono soppressi. Qualora il processo di risanamento delle unità produttive di cui all'articolo 48, comma 1, non risultasse conseguito con il bilancio 2014 per il complesso delle unità produttive, ovvero il bilancio di esercizio a tale data non fosse presentato al Ministero della difesa, si procede alla liquidazione, ai sensi della legge 4 dicembre 1956, n. 1404, di quelle unità che non hanno conseguito la capacità di operare secondo criteri di economica gestione e alla conseguente riduzione dell'Agenzia, per la gestione unitaria delle sole unità che hanno raggiunto tale capacità, anche mediante la costituzione di società di servizi.».
2) il comma 3 è sostituito dal seguente:
«3. L'Agenzia industrie difesa è autorizzata a prorogare i contratti di cui all'articolo 143, comma 3, del regolamento, comunque non oltre la scadenza del 31 dicembre 2014 e, in ogni caso, entro i limiti della spesa già sostenuta nell'anno 2011 per tale tipologia di contratti, ridotta per gli anni 2012, 2013 e 2014, rispettivamente, del dieci per cento, del venti per cento e del trenta per cento.».
3. Ai fini della semplificazione delle procedure per la realizzazione dei programmi di investimento di interesse dell'Amministrazione della difesa, finanziati mediante contributi pluriennali, il decreto di cui all'articolo 4, comma 177-bis, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, e successive modificazioni, è adottato, previo parere delle competenti Commissioni parlamentari, dal Ministro dello sviluppo economico, di concerto con i Ministri dell'economia e delle finanze e della difesa. Con tale decreto si provvede a:
a) definire le modalità di attuazione dei programmi, in sostituzione delle convenzioni di cui all'articolo 5, comma 1, del decreto-legge 17 giugno 1996, n. 321, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 1996, n. 421;
b) fissare, se necessario, il tasso di interesse massimo secondo le modalità di cui all'articolo 45, comma 32, della legge 23 dicembre 1998, n. 448, e successive modificazioni, che può essere successivamente rideterminato dal Ministero dell'economia e delle finanze, ove occorra;
c) verificare l'assenza di effetti peggiorativi sul fabbisogno e sull'indebitamento netto, rispetto a quelli previsti dalla legislazione vigente, ovvero quantificarli per la successiva compensazione ai sensi dell'articolo 4, comma 177-bis, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, e successive modificazioni.
4. Per la prosecuzione degli interventi di cui all'articolo 5 del decreto-legge 17 giugno 1996, n. 321, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 1996, n. 421, è autorizzato un contributo di 25 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2012 al 2016 e di 125 milioni di euro per ciascuno degli anni 2017 e 2018. Al relativo onere si provvede mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 2, comma 180, della legge 24 dicembre 2007, n. 244.
EMENDAMENTI E ORDINE DEL GIORNO
CAFORIO, PEDICA, BELISARIO, GIAMBRONE, BUGNANO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, MASCITELLI, PARDI
Respinto
Sopprimere l'articolo.
Respinto
Dopo il comma 1-bis inserire il seguente:
«1-ter. I corsi di formazione a carattere teorico-pratico di cui all'articolo 55, comma 5-bis, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 e modificato dall'articolo 29 della legge 12 novembre 2011, n. 183, sono soppressi a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto.
CAFORIO, PEDICA, BELISARIO, GIAMBRONE, BUGNANO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, MASCITELLI, PARDI
Respinto
Al comma 2, lettera e) sopprimere il punto 1).
CAFORIO, PEDICA, BELISARIO, GIAMBRONE, BUGNANO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, MASCITELLI, PARDI
Respinto
Al comma 2, lettera e), punto 1), aggiungere, in fine, il seguente periodo: «Per quanto previsto dal presente comma è fatto obbligo di acquisire il parere delle Commissioni parlamentari competenti».
CAFORIO, PEDICA, BELISARIO, GIAMBRONE, BUGNANO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, MASCITELLI, PARDI
Respinto
Al comma 2, lettera e) sopprimere il punto 2).
CAFORIO, PEDICA, BELISARIO, GIAMBRONE, BUGNANO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, MASCITELLI, PARDI
Respinto
Al comma 3, dopo le parole: «previo parere», inserire la seguente: «vincolante».
CAFORIO, PEDICA, BELISARIO, GIAMBRONE, BUGNANO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, MASCITELLI, PARDI
Respinto
Dopo il comma 4, aggiungere il seguente:
«4-bis. Il Governo riferisce semestralmente alle competenti commissioni parlamentari in merito all'utilizzo e agli intendimenti d'utilizzo dei contributi destinati alle finalità di cui all'articolo 5 del decreto-legge 17 giugno 1996, n. 321, convertito con modificazioni, dalla legge 8 agosto 1996, n. 421, nonché in relazione agli adempimenti previsti dal comma 3 del presente articolo.».
CAFORIO, PEDICA, BELISARIO, GIAMBRONE, BUGNANO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, MASCITELLI, PARDI
Respinto
Il Senato,
premesso che:
come appreso dalla nota finale diffusa dal Quirinale in data 8 febbraio 2012 il Consiglio supremo di difesa ha concordato sulla necessità di avviare, in tempi contenuti, la razionalizzazione del Sistema Difesa al fine di eliminare ridondanze e inefficienze e correggere, con ogni possibile urgenza l'attuale sbilanciamento delle componenti strutturali di spesa, che penalizzano fortemente i settori dell'esercizio e dell'ammodernamento;
considerato che:
il bilancio della Difesa ha subìto negli ultimi tre anni - soprattutto ad opera del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n, 133 - una considerevole riduzione delle dotazioni finanziarie. Tale ridimensionamento si è già negativamente ripercosso, continuando a farlo, sul funzionamento dell'intera macchina operativa della funzione difesa, determinando situazioni di fortissima criticità che riguardano indistintamente i settori del personale, dell'esercizio e degli investimenti;
il decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, recante «Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica», convertito dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, ha previsto un ulteriore taglio delle dotazioni finanziarie del Ministero della difesa di oltre 600 milioni di euro nel prossimo triennio: più precisamente 255 milioni di euro per l'anno 2011, 304 milioni per il 2012 e 104 milioni per il 2013. L'emanazione di tale decreto-legge ha prodotto una drammatica riduzione dei livelli di addestramento e intervento, una forte riduzione dei livelli di scorte di materiali, combustibili e dotazioni, un incremento della situazione debitoria delle spese obbligatorie, una riduzione delle capacità operative delle Forze armate al di sotto degli standard NATO;
nella nota aggiuntiva allo stato di previsione per la Difesa per l'anno 2012, Parte II, le spese previste per il personale ammontano a 9,56 miliardi di euro, con un incremento di 93,4 milioni di euro, quelle di esercizio a 1,51 miliardi con un aumento per il 2012 di 68,1 milioni. Le spese di investimento, invece, ammontano a 3,93 miliardi di euro con un incremento di 471 milioni di curo previsto per il prossimo anno. Nonostante detto complessivo maggiore stanziamento, in realtà maggiore solo in confronto all'anno 2011, le risorse continuano ad essere insufficienti alla copertura delle reali esigenze del comparto Difesa;
attualmente risultano in servizio 190.000 unità militari, con una spesa annua per l'espletamento della «Funzione Difesa», propriamente detta, di 14,993 miliardi di euro per il 2012. Tali risorse non sono utilizzate in modo ottimale a causa di una serie di disfunzioni strutturali ed organizzative che, apparentemente, non si è in grado di risolvere. Basti considerare che il 65,4 per cento delle risorse serve a pagare gli stipendi, il 12,3 per cento al funzionamento, mentre il 22,2 per cento è destinato agli investimenti ed alla ricerca. Una ripartizione virtuosa delle risorse vedrebbe la spesa per il personale non pesare per oltre il 50 per cento del totale, con un 20 per cento per l'esercizio ed il 30 per cento per gli investimenti;
il Rapporto Difesa 2010 evidenzia la necessità di porre fine agli squilibri strutturali insopportabili esistenti a livello di personale. Tali squilibri sono prodotti dalla sovrabbondante presenza di alti gradi, sia tra gli ufficiali sia tra i sottufficiali, che rendono il sistema molto costoso, ma non sempre efficiente. Basti pensare che, secondo quanto riportato non solo dal rapporto di cui sopra ma anche da articoli di stampa di autorevoli periodici, il sistema Difesa italiano è caratterizzato dalla presenza di ben 500 generali, l ogni 356 militari in servizio, e ben 57.000 marescialli, l ogni 3 militari in servizio. La situazione è talmente grave, anche per quanto riguarda i colonnelli ed i tenenti colonnelli, da far pensare alla presenza di una pianta organica fortemente disequilibrata, quasi una «piramide rovesciata»;
considerato inoltre che:
negli ultimi anni sono stati finanziati, nonostante i suddetti tagli, programmi inutili e costosi volti all'acquisto di mezzi ed armamenti che nella grande maggioranza dei casi vengono utilizzati poco o nulla. È il caso di 95 caccia Euro Fighter, ordinati per la difesa aerea, per i quali il costo preventivato è di 18 miliardi di euro, ovvero dei 131 cacciabombardieri Jsf, il cui costo ipotizzato è di 15 miliardi di euro. Ad essi poi si aggiungono 600 milioni di euro per l'acquisto di missili terra aria Meads, programma successivamente cancellato, i 464 milioni spesi per 70 mezzi semoventi Pzh 2000 e i 304 milioni pagati per 540 autoblindo Puma, rivelati si inadatti ad un potenziale impiego nelle missioni;
da indiscrezioni pubblicate su «Il Fatto Quotidiano» in data 5 febbraio 2012 il Ministro Giampaolo Di Paola avrebbe manifestato l'intenzione di non cambiare idea in merito all'investimento di circa 15 miliardi di euro previsto per i 131 cacciabombardieri F35. Inoltre, nello stesso articolo, il vice Presidente della Camera On. Rocco Buttiglione, già Ministro per le Politiche Comunitarie nel II Governo Berlusconi, fa espressamente riferimento all'adesione dell'Italia, nei primi mesi del 2002, al Consorzio Europeo per la costruzione di 175 Airbus A 400 M per il trasporto militare, definendola «un affare caratterizzato da un colossale giro di tangenti». Nel medesimo articolo si fa riferimento alle numerose pressioni politiche, militari ed internazionali ricevute dal Ministro della Difesa del 2001 Antonio Martino, finalizzate a far aderire il nostro paese al progetto di cui sopra, nonostante l'Italia avesse appena stipulato dei contratti per noleggiare velivoli sostanzialmente identici seppur di vecchia generazione;
ritenuto che:
con riferimento alla missione Isaf la proposta di rimuovere o modificare i «caveat» relativi all'impiego dei velivoli di cui al periodo precedente, sia da ritenersi in palese contraddizione con quanto stabilito dall'articolo 11 della Costituzione;
impegna il Governo a:
a ridisegnare il modello di difesa mediante l'adozione di interventi di riorganizzazione finalizzati ad eliminare sprechi o inefficienze, basando lo su programmi interforze, con l'intento di generare economie di gestione e maggiore efficienza nei più svariati settori, garantendo tuttavia una razionalizzazione armonica di settori più eterogenei della Difesa, osando nel contrasto all'inerzia e alla resistenza al cambiamento tipiche di tutte le grandi burocrazie;
a pensare ad un modello di difesa basato sulla professionalità delle Forze annate e non sulla precarietà delle stesse, formulando proposte in considerazione del fondamentale programma di difesa europeo ed incentivando ogni tipo di possibile cooperazione finalizzata alla costruzione dell'ambizioso programma europeo;
a riconsiderare la logica dei tagli indiscriminati e a provvedere, in una. situazione di oggettiva crisi economica e mancanza di fondi, a distribuire gli stessi con maggiore oculatezza, con l'obiettivo primario di garantire la sicurezza dei cittadini e al contempo l'incolumità e condizioni lavorative ottimali al personale del comparto Difesa;
sempre in una situazione di scarsità di risorse a disposizione del comparto Difesa, a selezionare con maggiore attenzione l'assegnazione di fondi al settore dell'associazionismo che gravita intorno al sistema della Difesa, evitando che gli stessi vengano, come in passato, destinati in modo discrezionale ad enti dalla discutibile rilevanza sociale, nonché all'organizzazione di corsi dalla brevissima durata, di stampo prettamente ideologico, inutili al fine di un futuro reclutamento all'interno delle Forze annate (cosiddetta naia breve);
a prevedere una ridislocazione delle infrastrutture militari, dal Centro Nord al Sud del Paese, al fine di adeguare le nuove esigenze di difesa e sicurezza al nuovo contesto nazionale ed europeo oltre che fornire garanzie di impiego dei militari presso i bacini geografici di reclutamento, da individuare necessariamente nel Mezzogiorno;
a implementare la presenza di strutture ed infrastrutture operanti soprattutto nel Mezzogiorno del Paese, al fine di evitare che il ridimensionamento infrastrutturale già in atto si trasformi in un abbandono da parte dello Stato delle zone meridionali del Paese;
a garantire efficaci programmi di esercitazione e aggiornamento delle professionalità e dello strumento militare che permettano ai soldati italiani di ricominciare ad effettuare i necessari addestramenti navali, terresti ed aerei, nonché garantire la formazione allo svolgimento delle funzioni di pubblica sicurezza;
ad attivarsi per il mantenimento di elevati standard qualitativi da parte della Sanità militare, nonostante il previsto scorporamento delle funzioni fino ad ora ad essa riconosciute;
a porre in essere ogni utile azione al fine sospendere ovvero ridimensionare l'acquisto di ulteriori armamenti - così come previsto dai pareri già espressi dalla IV Commissione (Difesa) della Camera dei deputati, in data 23 novembre 2011, sugli ultimi acquisti di sistemi d'arma - garantendo, di contro, il Corretto impiego, in totale sicurezza, degli armamenti esistenti.;
ad informare - oltre che farsi esplicitamente autorizzare - il Parlamento al fine di rimuovere o modificare i «caveat» oggi fissati in riferimento a tutte le missioni internazionali cui il nostro Paese partecipa.
ARTICOLO 6 DEL DECRETO-LEGGE NEL TESTO COMPRENDENTE LE MODIFICAZIONI APPORTATE DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
Articolo 6.
(Modificazioni dell'articolo 5 del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130)
1. All'articolo 5 del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 5 è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Fino al 31 dicembre 2012 possono essere impiegate anche le guardie giurate che non abbiano ancora frequentato i predetti corsi teorico-pratici, a condizione che abbiano partecipato per un periodo di almeno sei mesi, quali appartenenti alle Forze armate, alle missioni internazionali in incarichi operativi e che tale condizione sia attestata dal Ministero della difesa.»;
b) al comma 5-bis, sono apportate le seguenti modificazioni:
1) al primo periodo, dopo le parole: «può utilizzare» sono inserite le seguenti: «le armi comuni da sparo nonché»;
2) dopo l'ultimo periodo, è aggiunto il seguente: «Con le medesime autorizzazioni possono essere autorizzati anche l'imbarco e lo sbarco delle armi a bordo delle navi di cui al comma 5, nei porti degli Stati le cui acque territoriali sono confinanti con le aree a rischio di pirateria individuate con il decreto del Ministro della difesa, di cui al comma 1.»;
b-bis) al comma 5-ter, le parole: «entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto» sono sostituite dalle seguenti: «entro il 31 marzo 2012»;
c) al comma 5-ter, le parole: «sono determinate le modalità attuative dei commi 5, 5-bis e 5-ter, comprese quelle relative al porto ed al trasporto delle armi» sono sostituite dalle seguenti: «sono determinate le modalità attuative dei commi 5 e 5-bis, comprese quelle relative all'imbarco e allo sbarco delle armi, al porto e al trasporto delle stesse».
EMENDAMENTI
CAFORIO, PEDICA, BELISARIO, GIAMBRONE, BUGNANO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, MASCITELLI, PARDI
Respinto
Sopprimere l'articolo.
EMENDAMENTO TENDENTE AD INSERIRE UN ARTICOLO AGGIUNTIVO DOPO L'ARTICOLO 6 E ORDINE DEL GIORNO
Ritirato e trasformato nell'odg G6.100
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 6-bis.
(Modifiche al decreto legislativo n. 66 del 15 marzo 2010)
1. Al decreto legislativo n. 66 del 15 marzo 2010 sono apportate le seguenti modifiche:
a) all'articolo 663,comma 1, dopo la lettera b) è aggiunta la seguente:
b-bis.) dal personale in servizio permanente dei ruoli dei sovrintendenti e appuntati e carabinieri, in possesso dei requisiti di cui alla lettera a);
b) all'articolo 736, comma 3, lettera a), le parole: "dal ruolo dei marescialli" sono sostituite dalle seguenti: "dai ruoli degli ispettori, sovrintendenti e appuntati e carabinieri"».
V. testo 2
Il Senato,
in sede di esame del disegno di legge A.S. 3128, di conversione del decreto-legge 29 dicembre 2011, n. 215,
impegna il Governo a valutare la possibilità di adottare le opportune iniziative volte ad estendere la possibilità di accedere mediante concorso per titoli ed esami al ruolo di cui all'articolo 663 del Codice dell'ordinamento militare anche al personale in servizio permanente dei ruoli dei sovrintendenti, appuntati e carabinieri in possesso dei requisiti di cui alla lettera a) del medesimo articolo.
SERRA (*)
Non posto in votazione (**)
Il Senato,
in sede di esame del disegno di legge A.S. 3128, di conversione del decreto-legge 29 dicembre 2011, n. 215,
impegna il Governo a valutare la possibilità di adottare le opportune iniziative volte ad estendere la possibilità di accedere mediante concorso per titoli ed esami al ruolo di cui all'articolo 663 del Codice dell'ordinamento militare anche al personale in servizio permanente dei ruoli dei sovrintendenti in possesso dei requisiti di cui alla lettera a) del medesimo articolo.
________________
(*) I senatori Carrara e Piscitelli aggiungono la firma in corso di seduta
(**) Accolto dal Governo come raccomandazione
ARTICOLO 7 DEL DECRETO-LEGGE NEL TESTO COMPRENDENTE LE MODIFICAZIONI APPORTATE DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
Capo II
INIZIATIVE DI COOPERAZIONE ALLO SVILUPPO E SOSTEGNO AI PROCESSI DI RICOSTRUZIONE E PARTECIPAZIONE ALLE INIZIATIVE DELLE ORGANIZZAZIONI INTERNAZIONALI PER IL CONSOLIDAMENTO DEI PROCESSI DI PACE E DI STABILIZZAZIONE
Articolo 7.
(Iniziative di cooperazione allo sviluppo)
1. Per iniziative di cooperazione in favore dell'Afghanistan e del Pakistan è autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2012 e fino al 31 dicembre 2012, la spesa di euro 34.700.000 ad integrazione degli stanziamenti di cui alla legge 26 febbraio 1987, n. 49, come determinati dalla Tabella C allegata alla legge 12 novembre 2011, n. 183. A valere sull'autorizzazione di spesa di cui al presente comma, fatto salvo quanto previsto dalla legge n. 49 del 1987, può essere inviato o reclutato in loco personale da organizzare presso la sede della cooperazione civile italiana ad Herat, sotto il coordinamento dell'unità tecnica di cui all'articolo 13 della legge 26 febbraio 1987, n. 49 e successive modificazioni, istituita alle dipendenze dell'Ambasciata d'Italia a Kabul.
2. Fatto salvo quanto previsto dalla legge n. 49 del 1987, il Ministro degli affari esteri e il Ministro per la cooperazione internazionale e l'integrazione, d'intesa tra loro, identificano le misure volte ad agevolare l'intervento di Organizzazioni Non Governative che intendano operare in Pakistan e in Afghanistan per i fini umanitari.
3. Per iniziative di cooperazione in favore di Iraq, Libano, Myanmar, Somalia, Sudan, Sud Sudan, Libia e Paesi ad essa limitrofi, volte ad assicurare il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione e dei rifugiati nei Paesi limitrofi, nonché il sostegno alla ricostruzione civile, è autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2012 e fino al 31 dicembre 2012, la spesa di euro 33.300.000 ad integrazione degli stanziamenti di cui alla legge 26 febbraio 1987, n. 49, come determinati dalla Tabella C allegata alla legge 12 novembre 2011, n. 183, nonché la spesa di euro 2.000.000 per la realizzazione di programmi integrati di sminamento umanitario, di cui alla legge 7 marzo 2001, n. 58, anche in altre aree e territori. Nell'ambito dello stanziamento di euro 33.300.000 di cui al primo periodo, fatto salvo quanto previsto dalla legge n. 49 del 1987, il Ministro degli affari esteri e il Ministro per la cooperazione internazionale e l'integrazione, con decreto adottato d'intesa tra loro, possono, a decorrere dal 1º gennaio e fino al 31 dicembre 2012, destinare risorse, fino ad un massimo del quindici per cento, per iniziative di cooperazione in altre aree di crisi, per le quali emergano urgenti necessità di intervento nel periodo di applicazione delle disposizioni di cui al presente decreto.
3-bis. Fatto salvo quanto previsto dalla legge n. 49 del 1987, per assicurare il necessario coordinamento delle attività e l'organizzazione degli interventi e delle iniziative di cui al presente articolo, nell'ambito degli stanziamenti previsti dal presente articolo, il Ministro degli affari esteri e il Ministro per la cooperazione internazionale e l'integrazione, con decreti di natura non regolamentare adottati d'intesa tra loro, possono provvedere alla costituzione di strutture operative temporanee.
ORDINI DEL GIORNO
PEDICA, CAFORIO, BELISARIO, GIAMBRONE, BUGNANO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, MASCITELLI, PARDI
Respinto
Il Senato:
premesso che:
per l'Afghanistan le organizzazioni non governative e le associazioni auspicavano interventi mirati e decisioni più concrete anche in considerazione del fatto che sul fronte della sicurezza per gli argani la situazione è peggiorata, a fronte di un processo negoziale che non sembra procedere e che manca di mediatori credibili e di una figura terza tra governo e talebani che sia garanzia di una mediazione autonoma;
ogni anno il conflitto produce quasi tremila vittime civili (2.777 nel 2010 con un aumento del 15 per cento e con 1.500 persone uccise nei primi sei mesi del 2011);
sebbene le persone che rimangono uccise da azioni e attentati delle forze anti-governative rappresentino l'80 per cento dei morti, le donne, gli uomini e i bambini uccisi in raid della NATO e in azioni delle forze afgane sono ancora il 14 per cento del totale: i circa 300 raid notturni condotti ogni mese continuano inoltre a seminare paura, distruzione, morte, sfiducia e rabbia nella popolazione;
l'accesso all'acqua potabile e all'elettricità resta privilegio di pochi (un bambino su cinque continua a morire prima del compimento del quinto anno di età), specie nelle campagne, ancora a livelli minimi e la possibilità di accedere a servizi di sanità pubblica, in un Paese che si sta pericolosamente avviando verso la privatizzazione del servizio c che il rapporto sullo sviluppo umano dell'Onu ha classificato al 147º posto tra i paesi con le performance peggiori;
meno del 15 per cento delle donne afgane sono alfabetizzate, mentre l'87 per cento fra loro è oggetto di diversi tipi di abuso (matrimoni combinati, violenza sessuale, eccetera) tra le pareti domestiche;
mediamente il 90 per cento delle risorse destinate agli aiuti è andato a sostenere l'intervento militare e solo il 10 per cento, e per l'Italia ancora meno, è stato impiegato in progetti di cooperazione civile; di questa somma, inoltre, oltre un terzo è stato speso per garantire la «sicurezza» al progetto stesso;
nonostante le decine di miliardi di dollari di aiuti versati dalla comunità internazionale dal 2001 a oggi, le condizioni di vita della popolazione afgana sono peggiorate rispetto all'inizio della guerra: la povertà assoluta è salita dal 23 al 36 per cento della popolazione, l'aspettativa di vita è scesa da 46 a 44 anni (in Italia, per fare un confronto è di 81 anni), la mortalità infantile è aumentata dal 147 al 149 per mille (nel nostro Paese è al 3 per mille), il tasso di alfabetizzazione è sceso dal 31 al 28 per cento (mentre in Italia è del 98 per cento);
l'economia afgana, basata quasi esclusivamente sulla produzione di oppio ed eroina, non sarà mai autonoma, perché dipendente dagli aiuti internazionali, gran parte dei quali tornano ai Paesi donatori sotto altre forme, non sempre legali, come documentato da inchieste in corso. La corruzione infatti domina anche le forze di polizia locali, oggi ancora incapaci e inadeguate a garantire la sicurezza;
considerato che:
le risorse per cooperazione allo sviluppo passano da 179 milioni di euro del 2011 a 86 milioni di euro per il 2012, facendo registrare il terzo dimezzamento dell'ammontare dei fondi per le fInalità previste dalla legge n. 49 del 1987 in 4 anni;
il presente provvedimento dispone un aumento delle risorse per la cooperazione allo sviluppo che è si un passo avanti, ma non è abbastanza, considerato che questo settore merita più coraggio nelle azioni perché è l'unico modo per favorire il reale rilancio dei Paesi occupati e perché questo deve essere il fine ultimo delle nostre missioni internazionali, per la prima volta nella storia del nostro Paese, all'interno del Governo in carica siede il nuovo Ministro per la Cooperazione internazionale e l'integrazione;
impegna il Governo:
a stanziare, a partire dall'inizio del ritiro del contingente italiano in Afghanistan, per ogni euro risparmiato per le spese della missione militare, 30 centesimi per interventi di cooperazione civile, ovvero a trasferire a partire dal 2012 il 30 per cento di quanto risparmiato nella spesa militare a investimenti di cooperazione civile, concordando le modalità di intervento e di spesa in un forum tra i Ministeri competenti e la società civile.
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
in sede di esame del disegno di legge n. 3128 «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 29 dicembre 2011, n. 215, recante proroga delle missioni internazionali delle Forze armate e di polizia, iniziative di cooperazione allo sviluppo e sostegno ai processi di ricostruzione e partecipazione alle iniziative delle organizzazioni internazionali per il consolidamento dei processi di pace e di stabilizzazione, nonché disposizioni urgenti per l'amministrazione della difesa»;
considerato che:
l'Italia ha sempre manifestato la propria attenzione, attraverso le attività della cooperazione per lo sviluppo, per tutte quelle iniziative di rispetto dei diritti umani e la promozione della democrazia nei paesi dell'area mediterranea e del mondo arabo in generale;
impegna il Governo:
a includere lo Yemen tra i paesi destinatari di aiuti per la cooperazione elencanti nell'articolo 7 del disegno di legge n. 3128.
________________
(*) Accolto dal Governo come raccomandazione
ARTICOLI 8 E 9 DEL DECRETO-LEGGE NEL TESTO COMPRENDENTE LE MODIFICAZIONI APPORTATE DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
Articolo 8.
(Sostegno ai processi di ricostruzione e partecipazione alle iniziative delle organizzazioni internazionali per il consolidamento dei processi di pace e di stabilizzazione)
1. È autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2012 e fino al 31 dicembre 2012, la spesa di euro 5.236.199 per gli interventi a sostegno dei processi di ricostruzione e di stabilizzazione nei Paesi in situazione di fragilità, di conflitto o post-conflitto e per il contributo all'Unione per il Mediterraneo. Nell'ambito del medesimo stanziamento, il Ministro degli affari esteri, con proprio decreto, può destinare risorse per iniziative in altre aree di crisi, per le quali emergano urgenti necessità di intervento nel periodo di applicazione delle disposizioni del presente decreto.
2. È autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2012 e fino al 31 dicembre 2012, la spesa di euro 800.000 per la partecipazione italiana al Fondo fiduciario DPA dell'ONU destinato al Middle East and North Africa e al Fondo fiduciario del Gruppo di Contatto per la lotta alla pirateria istituito presso lo United Nations Office on Drugs and Crime (UNODC).
3. È autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2012 e fino al 31 dicembre 2012, la spesa di euro 995.800 per assicurare la partecipazione italiana alle operazioni civili di mantenimento della pace e di diplomazia preventiva, nonché ai progetti di cooperazione dell'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE).
4. È autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2012 e fino al 31 dicembre 2012, la spesa di euro 3.500.000 per assicurare la partecipazione finanziaria italiana al Fondo fiduciario della NATO destinato al sostegno all'esercito nazionale afghano e al fondo del NATO-Russia Council, destinato al settore elicotteristico.
5. È autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2012 e fino al 31 dicembre 2012, la spesa di euro 3.167.719 per assicurare la partecipazione italiana alle iniziative PESC-PSDC e a quelle di altre organizzazioni internazionali.
6. È autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2012 e fino al 31 dicembre 2012, la spesa di euro 800.000 per l'erogazione del contributo italiano al Tribunale Speciale delle Nazioni Unite per il Libano.
7. È autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2012 e fino al 31 dicembre 2012, la spesa di euro 250.000 per l'erogazione del contributo italiano in favore dello Staff College con sede in Torino, istituito quale organismo internazionale dalla risoluzione n. 55/278 del 12 luglio 2001 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite e finalizzato a sostenere le attività rivolte alla formazione e all'aggiornamento del personale che presta servizio, ovvero da inserire, presso gli organismi internazionali dell'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU).
8. È autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2012 e fino al 31 dicembre 2012, la spesa di euro 3.000.000, ad integrazione degli stanziamenti già assegnati per l'anno 2012 per l'attuazione della legge 6 febbraio 1992, n. 180, per la partecipazione italiana alle iniziative a sostegno dei processi di pace e di rafforzamento della sicurezza in Africa sub-sahariana,.
9. È autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2012 e fino al 31 dicembre 2012, la spesa di euro 2.000.000 per la partecipazione italiana al Trust Fund InCE istituito presso la Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo, destinato al rafforzamento della cooperazione regionale nell'area.
10. È autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2012 e fino al 31 dicembre 2012, la spesa di euro 11.500.000 per la prosecuzione degli interventi operativi di emergenza e di sicurezza per la tutela dei cittadini e degli interessi italiani nei territori bellici e ad alto rischio.
11. È autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2012 e fino al 31 dicembre 2012, la spesa di euro 616.940 per la partecipazione di personale del Ministero degli affari esteri alle operazioni internazionali di gestione delle crisi, comprese le missioni PESD e gli Uffici dei Rappresentanti Speciali dell'Unione Europea. Al predetto personale è corrisposta un'indennità, detratta quella eventualmente concessa dall'organizzazione internazionale di riferimento e senza assegno di rappresentanza, pari all'ottanta per cento di quella determinata ai sensi dell'articolo 171 del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18 e successive modificazioni. Per incarichi presso il contingente italiano in missioni internazionali, l'indennità non può comunque superare il trattamento attribuito per la stessa missione all'organo di vertice del medesimo contingente. È altresì autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2012 e fino al 31 dicembre 2012, la spesa di euro 152.000 per i viaggi di servizio, ai sensi dell'articolo 186 del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18, e successive modificazioni, del personale del Ministero degli affari esteri in servizio presso gli uffici situati in Afghanistan, Iraq e Pakistan e per le altre aree di crisi che dovessero manifestarsi nel corso del periodo.
12. Nell'ambito delle operazioni internazionali di gestione delle crisi, per le esigenze operative e di funzionamento dell'Ufficio del NATO Senior Civilian Representative nella regione occidentale/rappresentante del Ministero degli affari esteri a Herat, è autorizzata a decorrere dal 1º gennaio 2012 e fino al 31 dicembre 2012, la spesa di euro 48.000.
13. È autorizzata a decorrere dal 1º gennaio 2012 e fino al 31 dicembre 2012, la spesa di euro 8.514.728 per il rafforzamento delle misure di sicurezza attiva, passiva nonché per la messa in sicurezza informatica delle sedi diplomatico-consolari situate in aree ad alta conflittualità e di euro 8.200.000 per il finanziamento del fondo di cui all'articolo 3, comma 159, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, destinato alla messa in sicurezza delle sedi diplomatico-consolari, degli Istituti di Cultura e delle istituzioni scolastiche all'estero poste in Paesi a rischio. Alle spese di cui al presente comma non si applicano le disposizioni di cui all'articolo 8, comma 1 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122.
14. È autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2012 e fino al 31 dicembre 2012, la spesa di euro 852.945 per l'invio in missione di personale del Ministero degli affari esteri presso le sedi in Afghanistan, Iraq, Libia, Pakistan, Yemen e in altre aree di crisi. Al predetto personale è corrisposta una indennità, senza assegno di rappresentanza, pari all'ottanta per cento di quella determinata ai sensi dell'articolo 171 del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18 e successive modificazioni. È altresì autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2012 e fino al 31 dicembre 2012, la spesa di euro 178.022 per il parziale pagamento delle spese di viaggio per congedo in Italia del personale in servizio presso le medesime sedi e per i familiari a carico. Il relativo diritto, in deroga all'articolo 181, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18, e successive modificazioni, spetta ogni sei mesi ed è acquisito dopo quattro mesi ancorché i viaggi siano stati effettuati precedentemente. È altresì autorizzata, a decorrere dal 1º gennaio 2012 e fino al 31 dicembre 2012, la spesa di euro 360.872 per l'invio in missione di un funzionario diplomatico con l'incarico di assistere la presenza italiana in Kurdistan. Al medesimo funzionario sono corrisposti una indennità pari all'ottanta per cento di quella determinata ai sensi dell'articolo 171 del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18, e successive modificazioni e il rimborso forfettario degli oneri derivanti dalla effettuazione delle attività in Kurdistan, commisurato alla diaria per i viaggi di servizio all'interno dell'Iraq. Per l'espletamento delle sue attività, il predetto funzionario può avvalersi del supporto di due unità da reperire in loco per un periodo non superiore a quello di applicazione delle disposizioni di cui al presente decreto.
15. Al fine di assicurare la funzionalità del Comitato Atlantico Italiano, incluso nella tabella degli enti a carattere internazionalistico di cui alla legge 28 dicembre 1982, n. 948 e successive modificazioni, è assegnato in favore dello stesso un contributo straordinario di euro 300.000 per l'anno 2012.
15-bis. Fatto salvo quanto previsto dalla legge 26 febbraio 1987, n. 49, per assicurare il necessario coordinamento delle attività e l'organizzazione degli interventi e delle iniziative di cui al presente articolo, nell'ambito degli stanziamenti previsti dal presente articolo, il Ministro degli affari esteri, con propri decreti di natura non regolamentare, può provvedere alla costituzione di strutture operative temporanee.
Articolo 9.
(Regime degli interventi)
2. Per le finalità e nei limiti temporali di cui agli articoli 7 e 8, il Ministero degli affari esteri è autorizzato, nei casi di necessità e urgenza, a ricorrere ad acquisti e lavori da eseguire in economia, anche in deroga alle disposizioni di contabilità generale dello Stato, ricorrendo preferibilmente all'impiego di risorse locali sia umane che materiali.
3. Nell'ambito degli stanziamenti di cui agli articoli 7 e 8, al personale inviato in missione per le attività e le iniziative di cui agli articoli 7 e 8, incluso quello di cui all'articolo 16 della legge 26 febbraio 1987, n. 49, e successive modificazioni, è corrisposta l'indennità di missione di cui al regio decreto 3 giugno 1926, n. 941, nella misura intera incrementata del trenta per cento, calcolata sulla diaria prevista con riferimento ad Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Oman.
4. Il Ministero degli affari esteri, nei limiti degli ordinari stanziamenti di bilancio per il funzionamento delle unità tecniche, di cui all'articolo 13 della legge 26 febbraio 1987, n. 49, e delle Sezioni distaccate, di cui all'articolo 4, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 12 aprile 1988, n. 177, è autorizzato a sostenere le spese di vitto e alloggio strettamente indispensabili per il personale inviato in missione nei Paesi di cui all'articolo 7, che per motivi di sicurezza debba essere alloggiato in locali comunque a disposizione dell'Amministrazione. Alle spese per il funzionamento delle medesime strutture site nei Paesi di cui all'articolo 7 non si applicano le disposizioni di cui all'articolo 9, comma 28, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122. All'effetto derivante sui saldi di finanza pubblica si provvede a valere sulle autorizzazioni di spesa di cui all'articolo 7.
5. Per quanto non diversamente previsto, alle attività e alle iniziative di cui agli articoli 7 e 8 si applicano le disposizioni di cui all'articolo 57, commi 6 e 7, del codice di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, nonché l'articolo 3, commi 1 e 5, e l'articolo 4, comma 2, del decreto-legge 10 luglio 2003, n. 165, convertito, con modificazioni, dalla legge 1º agosto 2003, n. 219.
6. Alle spese previste dagli articoli 7 e 8 non si applicano le disposizioni di cui all'articolo 60, comma 15, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e le disposizioni di cui all'articolo 6, comma 14, del decreto-legge n. 78 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122 del 2010. All'effetto derivante sui saldi di finanza pubblica si provvede a valere sulle autorizzazioni di spesa di cui agli articoli 7 e 8 del presente decreto.
7. Per le finalità, nei limiti temporali e nell'ambito delle risorse di cui agli articoli 7 e 8, il Ministero degli affari esteri può conferire incarichi temporanei di consulenza anche ad enti e organismi specializzati, nonché a personale estraneo alla pubblica amministrazione in possesso di specifiche professionalità, e stipulare contratti di collaborazione coordinata e continuativa, in deroga alle disposizioni di cui all'articolo 6, comma 7, e all'articolo 9, comma 28, del decreto-legge n. 78 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122 del 2010, all'articolo 1, comma 56, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, e all'articolo 61, commi 2 e 3, del decreto-legge n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133 del 2008, nonché in deroga alle disposizioni di cui agli articoli 7 e 36 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni. Gli incarichi sono affidati, nel rispetto del principio di pari opportunità tra uomo e donna, a persone di nazionalità locale, ovvero di nazionalità italiana o di altri Paesi, a condizione che il Ministero degli affari esteri abbia escluso che localmente esistano le professionalità richieste.
8. Nei limiti delle risorse di cui agli articoli 7 e 8, nonché delle disponibilità degli stanziamenti di cui agli articoli 1 e 2 del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 228, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 febbraio 2011, n. 9, e agli articoli 1, 2 e 10, comma 3, del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130, sono convalidati gli atti adottati, le attività svolte e le prestazioni effettuate dal 1º gennaio 2012 fino alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, conformi alla disciplina contenuta nel presente articolo.
9. Fermo restando il divieto di artificioso frazionamento, in presenza di difficoltà oggettive di utilizzo del sistema bancario locale attestate dal capo missione, ai pagamenti di importo non superiore a 10.000 euro, effettuati dalle rappresentanze diplomatiche, a valere sui fondi di cui all'articolo 7, loro accreditati, non si applica l'articolo 3 della legge 13 agosto 2010, n. 136, e successive modificazioni.
10. All'articolo 3, comma 12 del decreto-legge 6 luglio 2010, n. 102, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2010, n. 126, le parole: «di dodici mesi» sono sostituite dalle seguenti: «fino al 29 febbraio 2012».
EMENDAMENTI
ARTICOLO 10 DEL DECRETO-LEGGE NEL TESTO COMPRENDENTE LE MODIFICAZIONI APPORTATE DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
Capo III
DISPOSIZIONI FINALI
Articolo 10.
(Copertura finanziaria)
1. Agli oneri derivanti dall'attuazione delle disposizioni del presente decreto, ad eccezione degli articoli 1, comma 16, secondo periodo, e 5, comma 4, pari complessivamente a euro 1.403.430.465 per l'anno 2012, si provvede mediante corrispondente riduzione della dotazione del fondo di cui all'articolo 1, comma 1240, della legge 27 dicembre 2006, n. 296.
2. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.
EMENDAMENTI
CAFORIO, PEDICA, BELISARIO, GIAMBRONE, BUGNANO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, MASCITELLI, PARDI
Respinto
Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:
«1-bis. All'articolo 55 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, come convertito dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, sono abrogati i commi da 5-bis a 5-sexies. I risparmi di spesa derivanti dal presente comma sono destinati al finanziamento delle iniziative di cui ai commi 1 e 3 dell'articolo 7 del presente decreto. Con decreto ministeriale del Ministero dell'economia e delle finanze, di concerto con i Ministeri degli affari esteri e della cooperazione e dell'integrazione, sono definite le modalità di ripartizione delle entrate derivanti dall'applicazione del presente comma».
ARTICOLO 10-BIS DEL DECRETO-LEGGE INTRODOTTO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
Articolo 10-bis.
(Comunicazioni al Parlamento)
1. I Ministri degli affari esteri e della difesa, con cadenza quadrimestrale, rendono comunicazioni alle Commissioni parlamentari competenti sullo stato delle missioni in corso e degli interventi di cooperazione allo sviluppo a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione di cui al presente decreto.
EMENDAMENTO
Respinto
Al comma 1, aggiungere in fine il seguente periodo:
«In funzione del contenuto delle comunicazioni e delle decisioni adottate dai Governi dei Paesi partner od alleati dell'Italia, le Commissioni parlamentari competenti esprimono altresì un parere obbligatorio e vincolante sull'eventuale riduzione dei contingenti schierati sui principali teatri di crisi»
ARTICOLO 11 DEL DECRETO-LEGGE
Articolo 11.
(Entrata in vigore)
1. Il presente decreto entra in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge.
EMENDAMENTO
.Allegato B
VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Alicata, Amoruso, Barelli, Berselli, Chiti, Ciampi, Colli, Colombo, Dell'Utri, Fantetti, Firrarello, Latorre, Malan, Messina, Molinari, Musi, Orsi, Pera e Rizzotti.
Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Marino Ignazio, per attività della Commissione parlamentare d'inchiesta sull'efficacia e l'efficienza del Servizio sanitario nazionale; Della Monica, per attività della 2a Commissione permanente (dalle ore 12);Belisario, Esposito, Passoni, Quagliariello e Rutelli, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica; Allegrini, Del Vecchio e Randazzo, per attività dell'Assemblea parlamentare dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE).
Gruppi parlamentari, nuova denominazione
Il Presidente del Gruppo parlamentare "Coesione Nazionale (Grande Sud - SI - PID - Il Buongoverno)" con lettera del 21 febbraio 2012, ha comunicato che il Gruppo modifica la propria denominazione in "Coesione Nazionale (Grande Sud - SI - PID - Il Buongoverno - FI)".
Affari assegnati
Sono stati deferiti alla 9a Commissione permanente (Agricoltura e produzione agroalimentare), ai sensi dell'articolo 34, comma 1, primo periodo, e per gli effetti di cui all'articolo 50, comma 2, del Regolamento, i seguenti affari:
problematiche attinenti al settore olivicolo (Atto n. 782);
problematiche attinenti ai recenti eventi calamitosi che hanno colpito il settore agricolo (Atto n. 783).
Interrogazioni, apposizione di nuove firme
Il senatore Totaro ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-06892 del senatore Gramazio.
Mozioni
RUTELLI, BRUNO, BAIO, BALDASSARRI, CONTINI, DE ANGELIS, DIGILIO, GERMONTANI, MILANA, MOLINARI, RUSSO, STRANO, VALDITARA, DE LUCA Cristina - Il Senato,
considerato che:
non si sono ancora spenti gli echi delle esondazioni di fine ottobre 2011 alle Cinque Terre e in Lunigiana e della drammatica emergenza idrogeologica a Genova, colpita in maniera violenta con ingentissimi danni ed un tragico bilancio di 6 morti;
negli ultimi tempi in più luoghi della penisola si sono registrati significativi fenomeni alluvionali, che oltre a causare numerosi decessi, hanno procurato notevoli danni economici al territorio colpito;
il nostro Paese è caratterizzato da ricchezza di corsi d'acqua per la presenza massiccia di montagne ove il dissesto idrogeologico è un fenomeno ricorrente, fortemente legato alla giovane età geologica del territorio. Fenomeni naturali quali i processi erosivi delle coste, le esondazioni, le frane e le alluvioni, insieme ai terremoti e agli incendi, concorrono a determinare ingenti danni umani, materiali e ambientali;
l'intervento antropico sul territorio ha, in diversi casi, aumentato notevolmente l'impatto di tali eventi, accelerando fenomeni distruttivi e rendendo il territorio ancor più vulnerabile. La corsa alla cementificazione, il "consumo" non regolato del territorio, i disboscamenti, l'abusivismo edilizio, la dissipazione dissennata delle risorse, associati ai tagli dei fondi destinati alla sicurezza ambientale, sono tutti fattori che accrescono strutturalmente la gravità della situazione;
alcuni torrenti, ruscelli e corsi d'acqua vengono inopinatamente intubati, imbrigliati, lasciati invadere da detriti di ogni genere, talvolta usati come discariche, deviandone e distorcendone il flusso naturale;
dal 1960 al 2010 si sono verificati sul territorio nazionale 1.443 eventi tra frane ed inondazioni, con 2.836 feriti e 4.122 morti; negli ultimi 25 anni i fenomeni naturali che hanno generato morti sono stati 227, 130 frane e 97 alluvioni, con complessivi 1.189 morti per una media di 47 all'anno; nel più breve intervallo tra il 1985 e il 2001 la media è stata più alta, pari a 60 morti all'anno a causa di tragedie come il Vajont nel 1985 (268 morti), la Valtellina nel 1987 (49 morti), il Piemonte nel 1994 (78 morti), Sarno nel 1998 (157 morti). Negli ultimi 10 anni la media annua del tragico bilancio dei morti provocati dalle alluvioni ammonta a 35 persone;
dal 2000 al mese di ottobre 2011 si sono avuti in Italia le seguenti tragedie in ordine cronologico: anno 2000: Soverato (12 morti), Nord-Ovest (34 morti e 40.000 sfollati); anno 2003: Carrara (2 morti); anno 2006: Vibo Valentia (4 morti); anno 2008: Villar Pellice (4 morti); anno 2009: Valboite (3 morti), Messina (34 morti); anno 2010: Atrani (un morto), Genova (un morto), Vicenza e Nord-Est (3 morti, 500.000 persone interessate, un miliardo di euro di danni); anno 2011: Marche (5 morti), Val di Vara, Cinque Terre e Lunigiana (12 morti), Genova e provincia (6 morti), Barcellona Pozzo di Gotto (3 morti);
il dissesto idrogeologico è costato alle casse dello Stato una somma stimabile in circa 52 miliardi di euro dal dopoguerra ad oggi; l'89 per cento dei comuni italiani (abitati da circa 5,8 milioni di cittadini) è a rischio idrogeologico; le aree ad alta criticità idrogeologica interessano una superficie di 29.517 chilometri quadrati, pari al 9,8 per cento della superficie dell'intera nazione, della quale il 6,8 per cento coinvolge direttamente luoghi con beni esposti - centri urbani, aree produttive, infrastrutture - in un numero complessivo di 6.633 comuni, ovvero l'81,9 per cento dei comuni italiani;
il 18,6 per cento dei comuni si trova su zone ad alta criticità alluvionale, il 24,9 per cento ad alta criticità per frane, il 38,4 su zone alluvionabili e franabili insieme; il 92 per cento dei residenti dell'area metropolitana di Napoli si trova in una superficie dissestata dichiarata a notevole rischio di disastro ambientale; gli edifici a rischio di crollo in Italia per il dissesto dei suoli sono circa 1,3 milioni; il 19 per cento delle scuole e degli ospedali italiani si trova su terreni ubicati in zone pericolose;
a seguito dell'evento di Sarno che, nel maggio 1998, causò la morte di 160 persone, il Paese si è dotato di un sistema di allerta per il rischio idrogeologico, la cui gestione è ora assicurata dal Dipartimento della protezione civile della Presidenza del Consiglio dei ministri e dalle Regioni, mediante la rete dei Centri funzionali di cui alla direttiva del Presidente del Consiglio dei ministri del 27 febbraio 2004. Tale modello procede dall'emissione quotidiana di bollettini, di avvisi meteorologici e di criticità ad opera del Centro funzionale regionale interessato, in cui sono rappresentate le valutazioni della probabilità di scenari d'evento predefiniti per il rischio frane ed alluvioni, in ambiti territoriali omogenei. Tali previsioni consentono agli enti locali, depositari della conoscenza del proprio territorio, di poter attivare in tempo utile le azioni di prevenzione del rischio e di gestione dell'emergenza, necessariamente previste nella pianificazione comunale e provinciale di emergenza e comprendono inoltre l'informazione alla popolazione affidata alla responsabilità del Sindaco ai sensi della legge n. 265 del 1999;
i piani di protezione civile comunali sono dunque strumento di raccordo tra gli studi di conoscenza del territorio e le procedure di mitigazione del rischio residuo con il sistema di allertamento nazionale e devono essere resi congruenti con gli altri strumenti di unificazione territoriale, tra cui quelli urbanistici;
il sistema di allertamento italiano, statale e regionale, costituisce dunque una risorsa fondamentale nella mitigazione, con azioni non strutturali del rischio residuo da adottare là dove non è stato possibile annullare, con necessari interventi strutturali, le condizioni di rischio idrogeologico ed idraulico sul territorio;
lo scorso 14 ottobre 2011, il Dipartimento della protezione civile aveva diramato le "Indicazioni operative per prevedere, prevenire e fronteggiare eventuali situazioni di emergenza connesse a fenomeni idrogeologici e idraulici". Il Capo dipartimento, nello stesso provvedimento, ha posto l'attenzione sugli interventi di prevenzione strutturale non ancora avviati o realizzati e l'inadeguatezza delle risorse disponibili, richiedendo un'azione congiunta e coordinata delle diverse componenti del Servizio nazionale di protezione civile per garantire una risposta efficace e tempestiva in previsione o al verificarsi di un'eventuale emergenza;
le rilevanti ripercussioni economiche, turistiche, agricole ed industriali delle alluvioni sui territori colpiti evidenziano l'impatto, la durata e la complessità delle attività di ripristino. La quasi cancellazione materiale di paradisi ambientali non risparmia zone che rientrano nel meraviglioso novero dei paesaggi italiani riconosciuti patrimonio dell'umanità dall'Unesco;
la spesa annua - calcolata in oltre 300 milioni di euro - per attuare strategie di intervento straordinario volte a ripristinare lo status quo ante dei luoghi e delle cose pesa in maniera insostenibile sui bilanci pubblici e consente di ripianare, però, solo circa un terzo dei danni registrati;
nel 2009 il CIPE ha assegnato un miliardo di euro delle risorse del Fondo per le aree sottoutilizzate, che avrebbe dovuto innestarsi su di un piano straordinario di 2,5 miliardi di euro per gli interventi più urgenti, per piccole e medie opere, diretti a rimuovere le situazioni a più elevato rischio idrogeologico, messo a punto dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e dal Dipartimento della protezione civile, dopo anni di incertezze, lentezze, inerzie finanziarie, ma tale finanziamento è stato tagliato dalla legge di stabilità per il 2011 e quindi non è utilizzabile;
il comma 240 dell'art. 2 della legge n. 191 del 2009 (legge finanziaria per il 2010) - lo stesso che ha disposto l'assegnazione dal CIPE di 900 milioni di euro per interventi di risanamento ambientale a valere sulle disponibilità del Fondo infrastrutture e di 100 milioni di euro a carico del Fondo strategico per il Paese a sostegno dell'economia reale - prevede che per l'individuazione delle situazioni a più alto rischio idrogeologico sia competente il Ministero dell'ambiente, sentite le Autorità di bacino, sia quelle "nuove" ovvero le distrettuali ex art. 63 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, sia quelle "vecchie" prorogate dall'art. 1 del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 208, e il Dipartimento della protezione civile;
l'art. 67 del decreto legislativo del 3 aprile 2006, n. 152, prevede i piani stralcio di distretto per l'assetto idrogeologico (PAI) per la tutela del rischio, i quali contengono l'individuazione e la perimetrazione delle aree a rischio molto elevato per l'incolumità delle persone e per la sicurezza delle infrastrutture e del patrimonio ambientale e culturale, con priorità per le aree a rischio idrogeologico per le quali è stato dichiarato lo stato di emergenza, ai sensi dell'art. 5 della legge 24 febbraio 1992, n. 225,
impegna il Governo:
1) a dare esecuzione immediata al piano straordinario per la difesa del suolo che aveva messo in campo sino a 2,5 miliardi di euro fra fondi statali e cofinanziamenti regionali, attualmente accantonato;
2) ad assumere iniziative di competenza affinché sia previsto, nel bilancio dello Stato, uno stanziamento annuale aggiuntivo pari al 5 per mille del PIL destinata alla manutenzione ordinaria del territorio e da destinare sulla base delle decisioni della Conferenza Stato-Regioni-autonomie locali;
3) ad attuare decise politiche di riassesto dei suoli, nel rispetto dei limiti delle competenze ex art. 117 della Costituzione in materia di tutela ambientale e dell'ecosistema, attraverso iniziative e provvedimenti indirizzati alla promozione di strategie per la messa in sicurezza dei territori;
4) a predisporre piani programmatici al fine di prevenire, fronteggiare e mitigare le conseguenze determinate da eventi atmosferici, alluvionali, marittimi, supportando i sindaci in una capillare e semplificata campagna di informazione ai cittadini relativamente ai comportamenti di auto protezione, nonché in termini di conoscenza dell'esposizione al rischio delle infrastrutture pubbliche e private, secondo quanto previsto dai piani comunali di protezione civile;
5) ad evitare la sovrapposizione di competenze tra i soggetti coinvolti negli interventi, sostenendo l'identificazione nel Dipartimento della protezione civile dell'organismo di coordinamento che svolge imprescindibili funzioni di raccordo tra i vari soggetti interessati ai diversi livelli di competenza nell'ambito delle attività di previsione, prevenzione e gestione dell'emergenza, nel rispetto di quanto disposto dalla normativa vigente in materia di protezione civile e dalle direttive del Presidente del Consiglio dei ministri;
6) a non sostenere iniziative legislative volte ad introdurre forme di condono edilizio, ovvero la proroga di termini per condoni già concessi negli anni passati, che possano aumentare il rischio idrogeologico;
7) a definire parametri coerenti per consentire alle imprese alluvionate di accedere ad una disciplina fiscale di favore o a forme di finanziamenti agevolati, con l'esenzione dal pagamento di quote capitali e interessi e/o attraverso iniziative di rinuncia alla riscossione dei tributi locali o della sospensione, a livello nazionale, del pagamento dell'Irpef.
(1-00569)
BIANCONI, TOMASSINI, CALABRO', D'AMBROSIO LETTIERI, DE LILLO, GRAMAZIO, RIZZOTTI, SACCOMANNO, VICECONTE, ALBERTI CASELLATI, ALLEGRINI, BIANCHI, BONFRISCO, COLLI, DE FEO, GALLONE, LICASTRO SCARDINO, SPADONI URBANI, VICARI - Il Senato,
premesso che:
soffrire di vescica iperattiva significa non avere il controllo su quando e con che frequenza è necessario urinare. È possibile avere perdite inaspettate, più o meno abbondanti, o avere la necessità di un'impellente urgenza alla minzione. Quasi sempre le persone sperimentano entrambe le situazioni;
la vescica iperattiva è caratterizzata da contrazioni involontarie della vescica. Vi sono diversi tipi di vescica iperattiva: quella che porta ad avere un frequente ed urgente bisogno di urinare (frequenza-urgenza), e quella più seria in cui vi è un'incapacità a trattenere l'urina o le perdite (incontinenza da urgenza);
fattori quali la menopausa o una prostata ingrossata possono aumentare il rischio di problemi di controllo della vescica. La vescica iperattiva non fa parte del normale processo di invecchiamento. Gravidanza, parto, obesità, muscolatura pelvica debole, diabete, cancro alla prostata, cancro o calcoli alla vescica e disturbi neurologici rappresentano ulteriori fattori concorrenti. Inoltre, l'utilizzo di alcuni farmaci, elevati livelli di calcio, stitichezza o inattività fisica possono incrementare il rischio;
le ripercussioni del disturbo sulle normali attività quotidiane risultano sempre molto preoccupanti perché limitano notevolmente la qualità della vita alla persona che ne soffre essendo causa di imbarazzo, isolamento, stress, insonnia che molto spesso sfocia in una vera sindrome depressiva;
considerato che:
la vescica iperattiva è un problema socio-sanitario emergente, tanto che è stato stimato che il 10,7 per cento della popolazione mondiale (460 milioni di donne e di uomini) sia colpito da questa sindrome;
in Italia si calcolano oltre 3 milioni di pazienti con la vescica iperattiva, e di questi il numero maggiore sono donne. L'alta prevalenza femminile porta ad importanti implicazioni per quanto attiene alla sanità pubblica in termini di assistenza e cura della patologia dal punto di vista clinico;
il paziente donna più dell'uomo, che soffre di incontinenza urinaria da vescica iperattiva e dei disturbi correlati, è particolarmente riluttante a parlare del suo problema, rendendo così più complicata una diagnosi in tempi stretti e di conseguenza un puntuale percorso clinico di cura,
impegna il Governo:
a promuovere sia in ambito nazionale che tramite le ASL regionali adeguate campagne informative e di sensibilizzazione del fenomeno, che spieghino, soprattutto alle donne, che il primo passo da compiere è quello di un'accurata visita medica che permetta di inquadrare le cause che hanno portato la persona a soffrire di questa patologia, così da approfondire il quadro clinico con accurati esami di primo e di secondo livello, essendo l'unica strada percorribile per individuare un adeguato percorso di cura;
ad agevolare quella fascia di pazienti, prevalentemente anziani, che soffrono della sindrome da vescica iperattiva, predisponendo tramite il Servizio sanitario nazionale percorsi diagnostico-terapeutici in grado di integrare l'operato del medico di medicina generale e quello dei diversi specialisti interessati (ginecologo, urologo, fisiatra), permettendo anche una risposta adeguata in termini di trattamento riabilitativo e/o farmacologico sempre a totale carico del sistema sanitario.
(1-00570)
Interpellanze
LANNUTTI - Ai Ministri per i beni e le attività culturali e dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:
si apprende da notizie stampa che la presunta "patacca" di un crocifisso ligneo del finto Michelangelo, acquistato nel 2008 con i soldi pubblici per oltre 3 milioni di euro, è finita alla Corte dei conti, che indaga per danno erariale, nonostante le dichiarazioni dell'attuale direttore dei Musei Vaticani, Antonio Paolucci, il quale dichiarò di non vedere come un giudice contabile possa esprimersi su un'analisi storico-artistica;
Tomaso Montanari e Malcom Pagani hanno raccontato su "Il Fatto Quotidiano" del 18 febbraio 2012, la storia del crocefisso pagato a peso d'oro: «Secondo Roberto Cecchi, cattoarchitetto dalle trame celesti, mancato ministro e infine sottosegretario senza deleghe ai Beni culturali del Governo Monti, il presunto cristo ligneo di Michelangelo, fatto acquistare su sua pressante insistenza allo Stato per la cifra di 3.250.000 euro nel 2008, è una scultura che "può essere facilmente trasportata, senza dare tutti quei problemi di conservazione che altre opere pongono". La Corte dei conti gli ha dato ragione, trasferendo i quaranta centimetri del crocifisso dai depositi del Polo museale fiorentino alle aule di tribunale e rinviando a giudizio Cecchi ed altre quattro persone per "danno erariale"; secondo molti studiosi il Cristo altro non era che un prodotto seriale del valore di poche migliaia di euro. Cecchi si batté per farlo comprare al Mibac (la proposta venne accettata a sole 24 ore dall'offerta) e oggi si ritrova nei guai per un'opera che rischia di rivelarsi una crosta pagata circa 150 volte il suo reale valore; ancora una volta il professor Roberto Cecchi è oggetto di attenzioni e approfondimenti non esattamente accademici. E la sua posizione nell'esecutivo tecnico, foriera di imbarazzi non cattedratici. Dopo gli scivoloni di Bondi e Galan, altre ombre, non solo economiche sull'istituzione. Dicono che ieri sera il ministro Ornaghi fosse furibondo per l'ennesimo non commendevole faro acceso sul suo collaboratore. Che attendesse un gesto di buona volontà o una mossa di Cecchi che - giura chi lo conosce - non verrà né oggi né domani. Niente dimissioni per Cecchi (neanche se consigliato in tal senso) perché fanno sapere dal ministero: ("somiglierebbero a un'ammissione di colpa"). La parola per Cecchi è eretica e le stanze del collegio romano non somigliano per nulla a quelle inflessibili della Germania; dopo l'apertura di un fascicolo in Procura a Roma sulle curiose modalità di cessione del restauro del Colosseo a Diego Della Valle, la scoperta di una serie di lettere firmate nel 2006 (quando era direttore generale dei beni architettonici e paesaggistici) volte a far ottenere al suo editore Armando Verdiglione denaro dal Mibac per il restauro di Villa San Carlo Borromeo e una sofferta archiviazione con proscioglimento per abuso d'ufficio su un vincolo fatto togliere a un mobile settecentesco, Cecchi è ancora in piedi. Trasversalmente appoggiato (...) Cecchi in queste ore riflette. In attesa che la Corte dei conti proceda, essere eucaristici sul Cristo ligneo di Michelangelo è affare complicato. Il sottosegretario Cecchi non si limitò infatti a firmare le carte. Pretese, ottenne e interpretò la parte del prim'attore. Fu lui a imprimere la svolta decisiva ad una pratica che avrebbe potuto essere archiviata e ancora lui a fissare il prezzo, decidendo di sottrarre oltre tre milioni di euro ad un bilancio già ridotto all'osso. Cecchi difese con vigore l'acquisto, firmando un aggressivo memoriale di risposta all'interrogazione che un anno più tardi portò in Parlamento una polemica a tinte grottesche che già divampava sui giornali di tutto il mondo. La Corte dei conti si è concentrata sulla valutazione che Cecchi dette alla perizia del venditore (la definì oggettiva) e sul catalogo di vendita del Cristo (incomprensibilmente sdoganato come attendibile e autorevole da un passivo Comitato tecnico scientifico). Senza che l'attuale sottosegretario pensasse a coprirsi le spalle con lo straccio di uno studio indipendente. Nell'operazione, tra buchi e omissioni, i misteri del caso. Cecchi non riuscì a farsi dire da dove venisse davvero l'opera (finendo così per girare al pubblico del Tg1 l'ipotesi della "derivazione fiorentina": mentre il Cristo proveniva dagli Stati Uniti, dove era stato acquistato per diecimila euro). Inoltre non si preoccupò di indagare sul perché l'Ente Cassa di Risparmio di Firenze avesse saggiamente rinunciato all'acquisto pochi mesi prima e permise che a certificare il prezzo fosse Cristina Acidini, la stessa funzionaria che aveva proposto l'acquisto, creando così un macroscopico caso di conflitto di interesse. Soprattutto, non si chiese Cecchi, perché un vero Michelangelo rimanesse per anni a disposizione ed anzi fosse finito ai saldi, facendosi comprare per un sesto della (già stracciatissima) richiesta iniziale (18 milioni) posta all'allora ministro Rutelli che rifiutò sdegnato. Oggi, in luogo di un artista, ad essere crocifisso è Cecchi e la sua idea di un 'Michelangelo portatile adatto all'industria delle mostre commerciali che promuovono soprattutto chi le organizza. Cecchi, il supertecnico che intervistato dal Corsera qualche giorno fa ha dichiarato di considerare suo nemico mortale Italia Nostra, la principale associazione per la difesa del patrimonio e del paesaggio italiani, della macchina delle mostre blockbuster è spassionato sostenitore. Non è detto che tra qualche mese, da privato cittadino, non possa promuoverne a pieno titolo»;
considerato che:
prosegue "Il Fatto Quotidiano" in un altro articolo : «Dopo le presentazioni di rito e un breve tour propedeutico all'applauso del pubblico pagante, il presunto Cristo ligneo di Michelangelo giace in una cassaforte del Polo museale fiorentino. Blindato e nascosto alla vista nonostante non valga che poche migliaia di euro (per Christie's ne varrebbe 60.000) e per accaparrarselo (...) lo Stato italiano avesse sborsato nel 2008 oltre 3 milioni. Un acquisto perorato dal sottosegretario ai Beni culturali Roberto Cecchi che rinviato a giudizio dalla Corte dei conti per danno erariale, grida al complotto e si difende. Riceve l'abbraccio mortale del ministro di allora, Sandro Bondi, che rivendica la "bontà dell'operazione" e lamenta "accanimento". Parla di "situazione indecente" Cecchi, sostenendo che la stessa Corte avesse fornito "legittimità all'acquisto registrando il contratto relativo", ma dimenticando di rimarcare come ciò accada, per obbligo e senza alcuna valutazione nel merito, per ogni singola acquisizione statale. Al ministero sono in difficoltà e il titolare di ruolo, Lorenzo Ornaghi, impegnato ieri nel Concistoro, ha vissuto con il suo vice un déjà-vu che sta diventando regola. Il caos del Mibac è senza argini, stride con il basso profilo imposto da Monti e nonostante il cambio d'abito, somiglia alle ultime discutibili gestioni berlusconiane. Ornaghi non ha capito dove si trova, ma regge un dicastero inclinato come la Costa Concordia. Una falla al giorno da coprire, mentre l'aria, pesante, è ammantata da spifferi, fughe di notizie e faide. Prima il buco del presidente del Consiglio Superiore, il professor conte Andrea Carandini, colto ad autorimborsarsi per quasi 300.000 euro il restauro del castello di famiglia senza aprirlo al pubblico come legge pretenderebbe. Quando L'Espresso e Saturno tirano fuori l'aristocratica manfrina, Ornaghi è costretto a emettere un sofferto comunicato in cui ribadisce a Carandini la sua fiducia. Parole che gli valgono un'inaudita reprimenda del Pd: "Spiace davvero - dichiara Orfini - che Ornaghi abbia deciso di coprire comportamenti che umiliano la storia del ministero che è chiamato a dirigere". Poi Cecchi. Nonostante non gli avesse concesso le deleghe, in un empito di ecumenismo, Ornaghi aveva deciso di fargli nominare il nuovo direttore generale delle Belle arti e del Paesaggio. Il candidato più autorevole sarebbe stato Gino Famiglietti, coautore del Codice dei Beni culturali. Famiglietti fu rimosso dalla posizione di vice capo dell'ufficio legislativo del Mibac e spedito a Campobasso perché si oppose allo svincolamento di un mobile settecentesco voluto da Cecchi e costata al sottosegretario un procedimento giudiziario concluso con un'archiviazione per abuso d'ufficio. In Molise, Famiglietti non si è dato per vinto, e ha ingaggiato una dura battaglia contro gli insediamenti delle pale eoliche. Alla fine dello scorso novembre, "Italia Nostra" ha assegnato proprio a Famiglietti il premio Umberto Zanotti Bianco: sorta di Nobel italiano della tutela. Un candidato lontano mille miglia dal modello Cecchi che al suo posto, infatti, nomina Maddalena Ragni. Da responsabile della Direzione generale per i beni culturali e paesaggistici della Toscana, Ragni era salita all'onore delle cronache per lo spostamento (qualcuno insinua la distruzione) di un'area archeologica che avrebbe 'intralciato' la realizzazione di un capannone industriale della Laika»;
sul "Corriere della Sera", Cecchi si difende: «"Citerò due pareri. Federico Zeri, su Il giornale dell'arte: 'Se non è Michelangelo, è Dio'. Salvatore Settis, allora presidente del consiglio superiore dei Beni culturali, il 18 novembre 2008, prima dell'acquisto mi scrive: 'Caro Roberto, mi sembra un'ottima decisione'". Roberto Cecchi, sottosegretario ai Beni culturali del ministro Lorenzo Ornaghi, parla dopo la citazione della Corte dei Conti per i 3 milioni 250 mila euro pagati per il Crocifisso attribuito a Michelangelo. Per la Corte non vale più di 700 mila euro. Valutazione basata su una stima come 'scuola di Michelangelo'. Di qui l'ipotesi di danno erariale con richiesta di risarcimento. Oltre a Cecchi, la contestazione riguarda Cristina Acidini, soprintendente del Polo museale fiorentino e altri quattro tecnici. A difendere Cecchi, ai tempi direttore generale per i Beni storico artistici, l'allora ministro Sandro Bondi: 'Rivendico bontà e correttezza delle decisioni, che hanno avuto il mio benestare finale dopo un esame di merito rigoroso e professionalmente corretto dei tecnici del ministero'. (...) 'Dimostreremo di aver agito solo nell'interesse pubblico e con la massima correttezza. Forse qualcuno pensa che, al ministero, una mattina un dirigente si sveglia e compera ciò che vuole. Per fortuna non è così'". Tra il 2004 e il 2006 arrivano molte attribuzioni a Michelangelo: Umberto Baldini, Giorgio Bonsanti Arturo Carlo Quintavalle, Timothy Verdon, Luciano Bellosi. "Le uniche voci contrarie sono quelle di James Beck e di Margrit Lisner che lo attribuisce al Sansovino". E l'opinione negativa espressa, per esempio, da Mina Gregori? "Non risulta prima dell'acquisto, vengo a saperlo dopo...". Nel 2007 l'opera è sul mercato e nel luglio-agosto Paolucci e Acidini ne chiedono l'acquisto da parte dello Stato: "Qui scatta l'iter previsto dal decreto del presidente della Repubblica 233 del 1977 sull'acquisto di beni privati. Il Comitato di settore storico artistico il 31 dicembre 2007 si orienta per l'acquisto chiedendo 'condizioni economiche compatibili con la sua non documentabile attribuzione a Michelangelo'"»,
si chiede di sapere:
se risponda al vero che il professor Andrea Carandini, presidente del Consiglio superiore dei beni culturali, abbia utilizzato 300.000 euro di risorse pubbliche per restaurare il castello di famiglia, violando la legge ed in caso affermativo se non occorra un'azione di rivalsa per recuperare i fondi ed un atto doveroso di sfiducia per esonerare Carandini dall'incarico;
se il Governo ritenga che in una fase di crisi economica come l'attuale, con licenziamenti ed operazioni di revisioni della spesa con conseguenti risparmi, possano essere impiegati oltre 3 milioni di euro per acquistare una statua lignea di Cristo di dubbia provenienza ed incerta fattibilità, a quanto risulta all'interrogante per appagare le manie di grandezza di un dirigente del Ministero per i beni e le attività culturali;
se risponda al vero che Gino Famiglietti, coautore del codice dei beni culturali, venne rimosso dalla posizione di vice capo dell'ufficio legislativo del Ministero per i beni e le attività culturali e trasferito a Campobasso perché si oppose allo svincolamento di un mobile settecentesco voluto da Cecchi;
se la nomina di Maddalena Ragni, che da responsabile della Direzione generale per i beni culturali e paesaggistici della Toscana, in luogo di Famiglietti, al quale "Italia Nostra" ha assegnato proprio il premio Umberto Zanotti Bianco, non abbia determinato un danno al prestigio del Ministero;
quali misure urgenti il Governo intenda attivare per restituire trasparenza e sobrietà al criticato operato del Ministero per i beni e le attività culturali.
(2-00431)
LANNUTTI - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:
a giudizio dell'interpellante il presidente dell'Isvap Giancarlo Giannini, proveniente dal mondo delle assicurazioni, ha improntato la sua gestione sulla più totale opacità e, fatto salvo un recentissimo ravvedimento operoso in merito ad un diniego sull'obbligo di polizze vita imposte dalle banche per contrarre un mutuo, non è riuscito, durante il suo lungo e lucroso mandato che vorrebbe prorogare, ad offrire una tutela minimale agli assicurati, né a cercare di calmierare le tariffe delle polizze obbligatorie RC Auto, aumentate del 190 per cento dal momento della loro liberalizzazione;
l'Istituto di vigilanza sulle assicurazioni private (Isvap), si legge nell'homepage del sito, "opera per garantire la stabilità del mercato e delle imprese di assicurazione, nonché la trasparenza dei prodotti nell'interesse degli assicurati e degli utenti in generale", ma risulta all'interpellante che non ha mai garantito i diritti dei consumatori, al punto da essere accusato, a torto o a ragione, di contiguità con le compagnie vigilate;
in un articolo pubblicato su "Affari & Finanza" di "la Repubblica" del 9 marzo 2009, dal titolo: "I consumatori attaccano l'Isvap ma c'è anche chi la difende", Luisa Grion traccia un bilancio in chiaroscuro di un chiacchierato istituto: «C'è chi pensa che se sparisse domani ne guadagneremmo tutti un taglio del 10 per cento sulle tariffe, e chi si domanda dove fosse mai andato a finire quando ha consentito, per anni, la vendita di prodotti assicurativi che non offrivano la minima tutela ai consumatori. C'è chi da tempo ne chiede l'abolizione e chi pensa che le sue competenze dovrebbero passare subito all'Antitrust. No, eccezioni a parte, non è decisamente buono il rapporto che corre fra le associazioni dei consumatori e l'Isvap, l'istituto di vigilanza sulle assicurazioni private. L'obiettivo dichiarato è chiaro (…). Eppure fra i diretti interessati molti pensano che l'istituto autonomo dal 1982 non porti a termine il suo compito ed alcuni sostengono addirittura che operi in piena connivenza di intenti con le compagnie assicurative (…). Non solo non va a fondo quando dovrebbe, ma ostacola pure chi invece ci prova. Ha duramente criticato l'Antitrust quando si è permessa di dire che le compagnie assicurative agivano in cartello, sostenendo che quella materia era di sua competenza. Si schiera facilmente dalla parte degli assicuratori, piuttosto che degli assicurati»;
sulla vicenda Fonsai-Premafin, come ricordato dall'interpellante in vari atti di sindacato ispettivo (4-06771, 2-00404, 4-06726), l'Isvap non sembra aver correttamente vigilato sui bilanci delle compagnie che creavano perdite enormi, anche per finanziare gli hobby dei rampolli dell'ingegner Ligresti come il famoso cavallo Toulon preso in leasing da Unicredit per assecondare le voglie di cavalcata di una delle figlie, creando un buco di bilancio di ben 1,1 miliardi di euro nell'ultimo anno;
a quanto risulta all'interpellante, la comoda poltrona di presidente Isvap, crocevia del potere finanziario ed assicurativo, continua a fare gola al suo occupante, al punto tale da indurlo a porre in essere tutti gli artifici per prorogarne la scadenza, come risulta da un articolo pubblicato su "La Repubblica" in data 18 febbraio 2012: «A sole 24 ore dalla richiesta dell'Isvap, Sator e Palladio hanno fatto pervenire le loro risposte all'authority sul patto di consultazione siglato sull'8% delle azioni Fondiaria Sai. Allo stesso tempo l'authority che deve avere a cuore la stabilità e la solidità del sistema assicurativo non ha ancora ricevuto alcun documento sul piano di rafforzamento patrimoniale che Fondiaria Sai dovrebbe portare avanti attraverso l'intervento di Unipol, nonostante la lettera dell'Isvap che lo richiedeva sia stata spedita il 10 gennaio scorso. Così come nulla si sa dell'aumento di capitale di Premafin riservato a Unipol, da cui dovrebbe partire tutta l'operazione architettata da Mediobanca e Unicredit in qualità di grandi creditori della compagnia assicurativa. L'unica cosa concreta, al momento, sono le convocazioni delle rispettive assemblee di Fonsai e Unipol chiamate a deliberare gli aumenti di capitale da complessivi 2,2 miliardi. Un comportamento sbilanciato che sta mettendo sempre più sotto i riflettori la gestione di Giancarlo Giannini all'Isvap. La prova delle tensioni interne all'istituto viene anche da un infuocato comunicato sindacale che denuncia un colpo di mano della dirigenza sulla nuova ristrutturazione interna dell'authority dopo che quella del 2003 è stata disattesa. "Non interessa l'efficienza del lavoro e una migliore organizzazione scrivono congiuntamente Fisac-Cgil, Fiba-Cisl, Uilca-Uil e Snfia - ciò che interessa è altro: creare un sistema di potere e di controllo e far trovare al nuovo presidente una struttura blindata, con tutte le caselle che contano ben coperte". Ma ecco il colpo di scena. Giannini dovrebbe scadere a maggio e non essere più rieleggibile ma, a quanto risulta da fonti autorevoli, in Parlamento si stanno muovendo pedine per facilitare una sua proroga di altri due anni. Il piano è portato avanti da alcuni parlamentari che stanno progettando una modifica della legge in vigore per separare la carica di presidente dell'Istituto da quella di direttore generale. La modifica consentirebbe la conferma alla presidenza di Giannini e l'ascesa di Flavia Mazzarella alla direzione generale. Un piano che secondo alcuni non sarebbe slegato dalla vicenda Fonsai-Ligresti sulla quale l'Isvap è intervenuta la prima volta soltanto a marzo 2011 e sulla quale sarà chiamata a esprimersi quando il piano di rafforzamento sarà presentato nella sua versione definitiva. Sempre che non sia già saltato, viste le difficoltà degli ultimi giorni. Oltre all'incursione di Palladio e Sator, infatti, desta non poche preoccupazioni la ventilata fusione di Premafin con 320 milioni di debiti in Fonsai. L'operazione assomiglia a un "leverage" applicato a una società assicurativa nella quale i titolari delle polizze dovrebbero essere tutelati alla stregua di veri e propri creditori. Forse anche per questo motivo Unipol avrebbe chiesto a Unicredit e alle banche creditrici di trasformare una parte di quei crediti in capitale, fatto che però non è stato digerito bene dalla banca di piazza Cordusio. La quale avrebbe aperto canali di comunicazione con i due nuovi azionisti Roberto Meneguzzo e Matteo Arpe per sondare eventuali soluzioni alternative»,
si chiede di sapere:
se il Governo sia a conoscenza delle motivazioni degli omessi controlli dei bilanci del gruppo Ligresti da parte dell'Isvap, presieduta da Giancarlo Giannini, le cui carenze hanno prodotto un deficit da 1,1 miliardi di euro, e delle ragioni che hanno indotto l'Isvap a muovere i primi rilievi soltanto nel marzo 2011, quando la disinvolta gestione ed il "saccheggio" dei gruppi assicurativi non potevano più essere evitati;
se sia al corrente delle tensioni interne all'Istituto manifestate da un comunicato sindacale che denuncia un colpo di mano della dirigenza sulla nuova ristrutturazione interna dell'authority, dopo che quella del 2003 è stata disattesa, poiché, hanno scritto congiuntamente Fisac-Cgil, Fiba-Cisl, Uilca-Uil e Snfia, non interessano l'efficienza del lavoro e una migliore organizzazione, ma la creazione di un sistema di potere e di controllo, per far trovare al nuovo presidente una struttura blindata, con tutte le caselle che contano ben coperte;
se intenda assicurare la propria indisponibilità a sostenere eventuali proposte di modifica della normativa vigente che possano consentire a Giannini di continuare a svolgere - per un ulteriore mandato - l'incarico di presidente dell'Isvap;
quali misure urgenti di competenza intenda attivare per evitare che autorità importanti come l'Isvap vengano manovrate dai grandi gruppi economici, per rendere meno contendibile il mercato e più onerosi i costi e le tariffe addossate ai consumatori.
(2-00432)
LANNUTTI - Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e per la coesione territoriale - Premesso che:
le inchieste delle Procure di Firenze, Perugia, Roma, con le indagini del Raggruppamento operativo speciale (Ros) dei carabinieri sul "sistema gelatinoso" Anemone-Balducci-Bertolaso, sul potere di spesa senza fondo di una Protezione civile ridotta a spa del consenso, su un Ministro "distratto" e sul suo «mezzanino del Colosseo» - come definito in un articolo pubblicato su "La Repubblica" il 22 novembre 2011 -, hanno messo in luce un "ricarico" per la realizzazione delle opere anche superiore al 40 per cento;
scrive Carlo Bonini nel citato articolo: «Nelle carte di quelle inchieste (...) è stato documentato quale "ricarico" le prassi corrotte di un sistema di relazioni hanno accollato alle (...) tasche» dei cittadini: «su 33 Grandi Opere oggetto di indagine nel triennio 2007-2010 (mondiali di nuoto di Roma, G8 alla Maddalena, 150 anni dell'Unità d'Italia), il maggior costo sostenuto dalle casse pubbliche è stato di 259 milioni, 895 mila 849 euro. Oltre il 40 per cento dell'importo iniziale con cui i lavori furono aggiudicati. Un salasso che ha fatto schizzare il costo complessivo di quelle opere da 574 a 834 milioni di euro. Per avere un'idea, con quel denaro succhiato dal "Sistema gelatinoso" (259 milioni) oggi - come documentano le richieste sin qui ritenute "irricevibili" da un bilancio pubblico allo stremo - sarebbe possibile realizzare la messa in sicurezza di un patrimonio archeologico dell'umanità come Pompei o la costruzione di ospedali nell'Abruzzo del dopo-terremoto. I numeri che illustrano il dettaglio dei singoli appalti segnalano la scientificità nel calcolo del "ricarico" imposto dal "Sistema", ma anche la crescita esponenziale di quella percentuale. Nell'Italia corrotta scoperchiata da Tangentopoli, il "dazio" sulle grandi opere oscillava tra il 10 e il 20 per cento. In quindici anni, è raddoppiato. Anche perché la "catena alimentare" che deve sfamare si è allungata. Politici, funzionari pubblici, professionisti. (…) L'isola della Maddalena e le sue opere per un G8 che non ha mai ospitato, sono e resteranno il monumento alla rapacità di un "Sistema" che si muoveva protetto dalle "procedure semplificate e di urgenza" che la legge riconosce agli interventi della Protezione Civile. Assimilato ad una "calamità naturale", un Grande Evento di cui pure si conosceva la data da nove anni, diventa una corsa contro il tempo che divora oltre 125 milioni di euro in "costi aggiuntivi". I 284 milioni di opere messi a bilancio al momento dell'affidamento degli appalti si gonfiano fino a superare i 410 milioni. Nessuno, ad esempio, chiede cosa diavolo accada nel quarto lotto del cantiere in cui si lavora alla "realizzazione del palazzo conferenza e dell'area delegati". L'appalto è stato aggiudicato l'11 luglio del 2008 con un ribasso d'asta del 5,9 per cento per 52 milioni di euro. Una cifra che, a distanza di neppure un anno, tra il giugno e il settembre del 2009, raddoppia, passando a 105 milioni di euro. Tanta distrazione ha una risposta nel nome del costruttore che quell'appalto si è aggiudicato: Diego Anemone, la "tasca" del "Sistema". L'imprenditore da cui prende ordini Angelo Balducci, la più alta autorità amministrativa in materia di appalti pubblici"»;
considerato che:
il sistema della lievitazione di costi sugli appalti pubblici e la prosecuzione senza gara dei lavori, denominati "project financing" dalle stesse imprese, nascondono spesso buchi neri ed una devastazione di ogni regola di legalità, come racconta Cecilia Gentile, su "La Repubblica" di Roma, in merito ai costi alle stelle della Metro C a Roma, con i privati che vogliono 10 miliardi di euro e 500 milioni di immobili di pregio. Si legge nel citato articolo: «Un costo complessivo di oltre 10 miliardi, più la cessione di 175 mila metri quadrati di aree nel centro di Roma per un valore di 415 milioni di euro. Queste le cifre da capogiro della proposta presentata al Campidoglio e a Roma Metropolitane per il completamento della metro C dal Colosseo alla stazione Farnesina. Proposta avanzata sotto forma di project finacing dalle stesse imprese che stanno realizzando il tratto Pantano-Centocelle-San Giovanni-Colosseo con fondi pubblici, quelli di volta in volta sbloccati dallo Stato a seguito dell'inserimento della linea C tra le grandi opere della legge obiettivo. Il problema, però, è che nel corso degli anni i soldi sono finiti, perché i tre miliardi di euro previsti nel 2006 per la realizzazione dell'intero percorso, 25,5 chilometri da Clodio-Mazzini a Pantano, con trenta stazioni e treni a guida interamente automatizzata, sono stati mangiati solo per il tracciato Pantano Colosseo. Ed è a questo punto che è arrivata la bocciatura della Corte dei Conti, sui prezzi lievitati e sul rischio assai concreto che la terza metropolitana di Roma debba concludersi a metà percorso, togliendo senso al concetto di rete sotterranea e all'intero progetto. Fermandosi al Colosseo, infatti, la metro C non avrebbe più lo scambio con la linea A alla stazione Ottaviano e con la D a piazza Venezia. E qui, anche, che si è inserita la proposta dell'Ati vincitrice della gara nel febbraio 2006, costituita da Astaldi, Vianini Lavori, Consorzio Cooperative Costruzioni, Ansaldo Trasporti, Sistemi Ferrioviari, proposta sostanzialmente rispedita al mittente da Roma Metropolitane. La relazione firmata il 1° dicembre 2011 dal responsabile del procedimento della linea C Giovanni Simonacci chiede sostanziali modifiche al testo, tra l'altro già frutto di precedenti modifiche. Prima di tutto Simonacci ricorda che la proposta delle imprese non può essere oggetto di affidamento diretto, come invece loro richiedono, perché la legge non lo permette. Poi chiede di eliminare "ogni elemento riferito alla proposta di valorizzazione". Argomento questo scabrosissimo, perché i costruttori, come fa sapere il professor Antonio Tamburrino, di Italia Nostra, "vogliono le caserme e i depositi Atac in centro, per una superficie di 175mila metri quadrati, che viene sottostimata per soli 415 milioni di euro". Richiesta comunque irricevibile, perché, come scrive la relazione di Simonacci "gran parte delle aree oggetto di valorizzazione immobiliare non sono nella disponibilità di Roma Capitale ed alcune di tali aree, di proprietà del ministero della Difesa, non rientrano nel piano di alienazione della città di Roma". Ma l'elemento più preoccupante dell'intera proposta di project financing è il piano economico e finanziario. Il costo complessivo per 7,1 chilometri di metropolitana con sette stazioni è pari a due miliardi e 608 milioni di euro, con un costo a chilometro aumentato in media del 34% rispetto al costo/Km della tratta T3, cioè la San Giovanni Colosseo, che ha già lievitato i costi passando dagli iniziali 480 milioni ai 792 appena sbloccati dal Cipe, il comitato interministeriale programmazione economica. "Questa metro verrebbe a costare 366 milioni al chilometro, una cifra impressionante considerando che il costo di un chilometro di metropolitana va dai 100 ai 150 milioni a chilometro", osserva Tamburrino. La proposta delle imprese, dando per scontato che il Comune non possa pagare in contanti nel corso della realizzazione della metro, da ultimare entro il 30 giugno 2021, prospetta un'altra modalità di pagamento. Un miliardo e 243 milioni durante i lavori, poi un canone di gestione di otto miliardi e 945 milioni da versare nel corso dei 25 anni di gestione dell'intero tracciato della C, gestione prevista dal project financing, da Pantano a Farnesina, più le aree della valorizzazione immobiliare che, sempre dai costruttori, vengono stimate 415 milioni di euro»;
su un progetto troppo oneroso ripartito in quote ai grandi costruttori quali Caltagirone, Astaldi, Ansaldo, le Coop di Bologna, e già bocciato dalla Corte dei conti per l'eccessivo dispendio di risorse pubbliche, ha rincarato la dose Federico Bortoli, dimissionario amministratore delegato di Roma Metropolitante, in un articolo pubblicato da Giovanna Vitale per "La Repubblica-Roma": «Non c'è soltanto l'amarezza per non essere stato difeso dal sindaco Alemanno allorché, una ventina di giorni fa, la Corte dei Conti ha puntato il dito contro la fallimentare (e costosissima) gestione dei lavori della metro C. Dietro le dimissioni presentate dall'ad di Roma Metropolitane, Federico Bortoli, c'è anche un calcolo preciso: far uscire l'amministrazione allo scoperto, costringerla pubblicamente a rinnovargli la fiducia ora che il suo contratto sta per scadere. Il rapporto dell'avvocato che ha scalato tutti i gradini della società capitolina, passando indenne da Veltroni ad Alemanno, si sarebbe interrotto fra un mese, salvo proroga fino a maggio, data dell'approvazione del bilancio 2011. Ecco perché Bortoli, fiutando l'aria divenuta pesante dopo il j'accuse della magistratura contabile amplificati da stampa e tv, ha deciso di forzare la mano. Centrando il bersaglio. "Abbiamo grande stima e fiducia nel lavoro svolto non solo da Roma Metropolitane ma anche dall'amministratore delegato", s'è affrettato a precisare il titolare della Mobilità Antonello Aurigemma, mentre una nota del Campidoglio informava che sindaco e assessore lo vedranno la prossima settimana per "ragionare sulle ragioni delle dimissioni, motivate dagli attacchi indiscriminati e ideologici subiti dall'ad contro la realizzazione delle metropolitane e, in particolare, contro l'utilizzo dello strumento del project financing". Un passaggio, quest'ultimo, che spiega molto più di quanto non appaia a prima vista. Ciò che infatti Alemanno vuole assolutamente impedire, e Bortoli lo sa bene, è che venga svelato il braccio di ferro consumato nei mesi scorsi tra il Campidoglio e Roma Metropolitane sulla proposta avanzata a giugno dalla società temporanea di imprese incaricata di costruire la prima tratta della linea C (Pantano Colosseo): ovvero, realizzare anche il secondo spezzone (Colosseo Clodio con prolungamento fino a Farnesina) senza gara e utilizzando il project financing. In sostanza, il consorzio di cui fanno parte Caltagirone e Astaldi, Ansaldo e un paio di coop, si sarebbero fatti carico dei lavori per ultimare il tracciato (ancora non finanziato) mettendo propri capitali in cambio di cubature e della gestione dell'infrastruttura. Un progetto subito accolto con favore dal sindaco, ma criticato da Roma Metropolitane. Che, in un report riservato inviato al Dipartimento Mobilità, aveva sottolineato l'onerosità per il pubblico di un'operazione peraltro giuridicamente non sostenibile. Rilievi di cui però Alemanno non ha voluto tener conto, continuando anzi a sostenere che "per l'ultimo tratto della linea C ci sarà un project financing così com'è stato fatto per Casal Monastero". Un "entusiasmo contraddittorio", denuncerà poi la Corte dei Conti, "visto che in precedenza tale possibilità fu più volte respinta, a seguito di documentati e approfonditi studi commissionati dall'amministrazione stessa". Gli studi di Roma Metropolitane, appunto. Bortoli aveva dunque dei dubbi sulla possibilità di affidare ai soliti noti la realizzazione della seconda tratta in cambio di cemento. Ma Alemanno ha chiuso quel report in un cassetto. Una prova da nascondere a tutti i costi. Riconfermando l'ad che sapeva troppo»,
si chiede di sapere:
se il Governo sia a conoscenza della vicenda richiamata ed in particolare della proposta avanzata sotto forma di project financing dalle imprese Astaldi, Vianini Lavori, Consorzio Cooperative Costruzioni, Ansaldo Trasporti, Sistemi Ferroviari, che stanno realizzando il tratto Pantano-Centocelle-San Giovanni-Colosseo con fondi pubblici, quelli di volta in volta sbloccati dallo Stato a seguito dell'inserimento della linea C tra le grandi opere della legge obiettivo, proposta che a giudizio dell'interrogante rappresenterebbe una forzatura ed un inaccettabile sperpero di pubbliche risorse atteso il rischio che la terza metropolitana di Roma debba concludersi a metà percorso, togliendo senso al concetto di rete sotterranea e all'intero progetto, poiché, fermandosi al Colosseo, la metro C non avrebbe più lo scambio con la linea A alla stazione Ottaviano e con la D a piazza Venezia;
se risulti che le richieste dell'associazione temporanea di imprese (Ati), vincitrice della gara nel febbraio 2006, costituita da Astaldi, Vianini Lavori, Consorzio Cooperative Costruzioni, Ansaldo Trasporti, Sistemi Ferroviari, di acquisire caserme e depositi Atac in centro, per una superficie di 175.000 metri quadrati, per proseguire i lavori in project financing, in palese violazione di una relazione del 1° dicembre 2011 del responsabile del procedimento della linea C Giovanni Simonacci, che respinge la proposta delle imprese in affidamento diretto, costituiscano evidente violazione del codice degli appalti di cui al decreto legislativo n. 163 del 2006;
se risponda al vero che il costo per chilometro della metro C di Roma schizzerebbe con tali richieste a 366 milioni di euro a chilometro, oltre il doppio di quanto è stato necessario per costruire analoghe tratte di metropolitane costate 100, massimo 150 milioni di euro a chilometro;
se risultino le motivazioni che hanno indotto il consorzio vincitore dell'appalto a far lievitare costi in modo esponenziale e, di conseguenza, quali interventi il Governo intenda attivare per evitare sperperi e sprechi nella gestione delle grandi opere.
(2-00433)
Interrogazioni
BENEDETTI VALENTINI - Al Ministro dello sviluppo economico e delle infrastrutture e dei trasporti -
(3-02670)
(Già 4-06441)
VIMERCATI, MAZZUCONI, ROILO, BAIO - Ai Ministri dello sviluppo economico e dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:
Alcatel-Lucent, compagnia nata nel 2006 dalla fusione di Alcatel e Lucent technologies, produce hardware e software per le telecomunicazioni;
specializzata nel settore delle telecomunicazioni digitali sottomarine e nell'infrastrutturazione delle reti in fibra ottica, opera in 130 Paesi e ha la propria sede centrale a Parigi;
Alcatel-Lucent conta in Italia circa 2.200 dipendenti, di cui 1.250 occupati presso la sua sede principale, a Vimercate (Monza e Brianza), dove sono ospitati gli headquarter e i laboratori che si occupano di ricerca e sviluppo di reti e apparati per telecomunicazioni ottiche su fibra e di trasmissione radio a microonde;
nel piano aziendale 2012 illustrato il 24 gennaio 2012 presso il Ministero dello sviluppo economico, l'azienda ha previsto una riduzione dei costi complessiva di 500 milioni di euro e un riposizionamento strategico delle attività di ricerca e sviluppo;
le ricadute occupazionali previste sono di circa 490 esuberi, di cui 360 impegnati nelle attività di ricerca e sviluppo nelle reti di nuova generazione, oltre al taglio di circa 200 lavoratori somministrati;
complessivamente, rispetto ai 490 esuberi annunciati, circa 400 fanno capo alla sola area di Vimercate;
in seguito alla fusione tra Alcatel e Lucent del 2006, con la redistribuzione delle attività presso le strutture delle due imprese precedenti, si era già osservata una riduzione delle attività manifatturiere e di ricerca e sviluppo in Italia, in particolare con la cessione dello stabilimento di Battipaglia (Salerno), avvenuto nel giugno 2010, e del centro ricerche e sviluppo di Bari nell'ottobre 2011;
premesso inoltre che:
per il distretto hi-tech del vimercatese, forte originariamente di oltre 12.000 persone in un settore di primario rilievo a livello regionale e nazionale, si tratta dell'ennesimo caso di crisi, che si aggiunge a quello di Bames/Sem, dove sono state annunciate 330 mobilità, a Micron, un ex ramo d'azienda di STMicroelectronics, che intende lasciare a casa 181 lavoratori interinali, e di IBM, che ha trasferito dal sito di Vimercate 900 dipendenti;
il piano di ristrutturazione presentato da Alcatel-Lucent, che prevede la riduzione di circa 700 posti di lavoro senza che vengano assegnate nuove attività di ricerca e sviluppo ai team, rappresenterebbe di fatto un disimpegno della multinazionale dalla Lombardia e conseguentemente dall'Italia, nonostante l'azienda stessa abbia più volte riconosciuto come nel nostro Paese ci siano tanto le competenze e il know how necessari, quanto le condizioni lavorative, inerenti al costo dell'impiego di personale e alla flessibilità, per poter concorrere allo sviluppo dei prodotti oggi definiti strategici da Alcatel-Lucent;
rilevato che:
il settore delle tecnologie dell'informazione e delle telecomunicazioni (TIC) genera direttamente il 5 per cento del PIL dell'Unione europea, ha un valore di mercato di 660 miliardi di euro all'anno e contribuisce alla crescita complessiva della produttività in misura notevolmente maggiore (il 20 per cento deriva direttamente dal settore delle TIC e il 30 per cento dagli investimenti nelle TIC);
l'Italia si è impegnata a rispettare gli obiettivi dell'Agenda digitale EU2020, che prevede, tra le diverse finalità, che entro il 2020 tutti i cittadini europei dovranno avere accesso ad Internet ad una velocità di almeno 30 megabit al secondo, mentre il 50 per cento delle famiglie potrà usufruire di una velocità di oltre 100 megabit al secondo;
il decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5, sulle semplificazioni ha istituito la cabina di regia per l'attuazione dell'Agenda digitale italiana, che avrà il compito di accelerare il percorso di realizzazione della medesima Agenda in raccordo con le strategie europee, predisponendo una serie di interventi normativi mirati;
alla riunione di insediamento della stessa cabina di regia, avvenuta in data 9 febbraio 2012 e nella quale erano presenti anche i Ministri in indirizzo sono stati definiti i sei assi su cui si articolerà l'Agenda digitale italiana, che verranno sviluppati attraverso altrettanti gruppi di lavoro suddivisi in base ai principali obiettivi della strategia;
in particolare, il gruppo di lavoro "Ricerca e investimenti" finalizzato a promuovere l'innovazione tecnologica e gli investimenti nelle infrastrutture di comunicazione elettronica, è stato assegnato ai Ministeri dell'istruzione e dello sviluppo economico;
tale ambito appare particolarmente rilevante sia per la diffusione capillare delle infrastrutture e delle tecnologie elettroniche sia per il mantenimento e la crescita di aree industriali fondamentali per l'economia lombarda, e conseguentemente italiana,
si chiede di sapere:
se il Governo ritenga compatibile con gli obiettivi dell'Agenda digitale europea, l'Agenda digitale italiana e l'istituzione della cabina di regia, l'abbandono da parte di Alcatel-Lucent della ricerca nel settore Optics nel sito di Vimercate;
se non ritenga fondamentale sostenere le aziende di information and communication technology presenti sul territorio e i lavoratori in esse impiegati, al fine di sviluppare la ricerca e incentivare gli investimenti nelle nuove reti e tecnologie della comunicazione, in linea con gli obiettivi dell'Agenda digitale italiana e con i compiti assegnati ai Ministeri;
quali politiche intenda promuovere affinché il rilancio dell'Agenda digitale italiana e l'istituzione della cabina di regia si traducano anche in sviluppo di attività di ricerca ed industriali sul territorio nazionale, con conseguenti ricadute sui livelli occupazionali;
quali iniziative intenda attivare per sostenere il tessuto industriale e tecnologico del polo hi-tech del vimercatese.
(3-02671)
SERRA - Al Ministro della giustizia - Premesso che:
il decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, che prevede la riorganizzazione della distribuzione sul territorio degli uffici giudiziari, rappresenta una misura importante nell'ottica della razionalizzazione del sistema giustizia e della riduzione della spesa pubblica;
nel contesto in cui versano la maggior parte degli uffici giudiziari che accusano uno stato di disagio in parte ascrivibile alla ridotta disponibilità delle risorse umane e strumentali, la possibilità offerta di intervenire in misura incisiva sull'assetto territoriale delle strutture giudiziarie risulta quanto mai opportuna al fine di realizzare il recupero di risorse organiche, economiche e strumentali necessarie a garantire una maggiore efficienza e funzionalità dell'intero sistema giustizia;
l'approccio metodologico scelto ai fini della realizzazione di una complessiva revisione dell'assetto territoriale degli uffici giudiziari ha evidenziato l'opportunità di procedere per tipologia di ufficio, muovendo dall'analisi delle strutture collocate alla base del sistema giudiziario: gli uffici del giudice di pace oggetto dello schema di decreto legislativo recante "Revisione delle circoscrizioni giudiziarie - Uffici dei giudici di pace, a norma dell'articolo 1, comma 2, della legge 14 settembre 2011, n. 148", approvato dal Consiglio dei ministri nella seduta del 16 dicembre 2011 e attualmente all'esame del Parlamento;
per conseguire l'obiettivo di una razionalizzazione nella distribuzione degli uffici del giudice di pace e delle risorse umane a questi afferenti si è reso necessario effettuare un'analisi statistica multivariata, caratterizzata, da un lato, dall'individuazione della capacità di smaltimento effettivo, a livello nazionale, dei giudici in servizio nel periodo di riferimento e, dall'altro, dall'individuazione dei carichi di lavoro del singolo ufficio, ottenuta suddividendo le iscrizioni rilevate per la dotazione organica prevista;
si auspica che, in esecuzione della più generale delega che prevede la riorganizzazione della distribuzione sul territorio degli uffici giudiziari, si voglia tenere in particolare considerazione anche la singola realtà geografica, l'accessibilità alla stessa e la sua dotazione infrastrutturale, nonché la densità criminale, comune e organizzata, che affligge il territorio interessato; non ultimo l'interrogante si augura una particolare attenzione alle realtà insulari, ciò ai fini di garantire la fruibilità del servizio giustizia attenendosi a dei parametri non solo economici, attraverso l'adozione di un metodo collegiale e di ascolto degli operatori della giustizia, delle categorie professionali e dei rappresentanti istituzionali del territorio;
se si condivide lo spirito della delega, infatti, si auspica che essa sarà esercitata soddisfacendo le legittime esigenze degli utenti e degli operatori della giustizia al fine di venire incontro ai bisogni dei territori e non solo a necessità di carattere economico,
si chiede di sapere quali criteri guida il Ministro in indirizzo, oltre ad una metodologia statistica e numerica, intenda adottare per la revisione delle circoscrizioni giudiziarie, in esercizio della delega conferita all'Esecutivo dal Parlamento, parametri quali la realtà geografica del territorio, l'accessibilità dello stesso e la sua dotazione infrastrutturale, con particolare riferimento alle realtà insulari, e soprattutto alla densità criminale, comune e organizzata, degli stessi territori, al fine di garantire la fruibilità del servizio a tutti gli utenti in maniera uguale sul territorio nazionale e salvaguardare i presidi sulle realtà particolarmente esposte, onde assicurare il rispetto di principi costituzionalmente riconosciuti a tutti i cittadini indifferentemente.
(3-02672)
LANNUTTI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico - Premesso che:
la stretta creditizia da parte delle banche italiane, che hanno avuto 203 miliardi di euro per 3 anni dalla Banca centrale europea (Bce) ad un tasso dell'1 per cento e reimpiegano al 14-15 per cento anche per scoraggiare le domande di credito, è diventata a giudizio dell'interrogante scandalosa. Anche il Governatore della Banca d'Italia Visco, in un recente convegno ha parlato di credit crunch, rilanciato da un lancio dell'AGI del 19 febbraio 2012: «"Il 2012 sarà in recessione, le banche evitino stretta creditizia". L'ammonimento è del governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, secondo cui per quest'anno è previsto un calo medio del Pil dell'1,5%. Visco invita però a guardare avanti per tornare a una crescita nel 2013. Secondo il governatore, gli istituti di credito italiani devono continuare la loro azione di sostegno all'economia, selezionando gli impieghi per evitare un credit crunch. Visco ha osservato che "le banche dovranno dimostrare di saper svolgere bene la loro funzione di allocazione del credito, in una gestione sana e prudente, con acuita capacità selettiva. Lo richiede", rileva il numero uno di via Nazionale, "la loro stessa ragion d'essere". Per Visco, "è cruciale che l'economia non entri in asfissia creditizia, deperendo e trascinando con sé anche le prospettive del sistema bancario. È al contempo necessario", aggiunge, "l'impegno al riequilibrio dei bilanci e alla rimozione dei nodi strutturali che condizionano l'efficienza e la redditività del sistema bancario italiano". "Il 2012 sarà un anno di recessione" avverte il governatore che ricorda come via Nazionale preveda "una flessione del prodotto in media annua dell'ordine dell'1,5%". Intervenendo al Forex il governatore invita a "guardare avanti, operare perché con la normalizzazione delle condizioni sui mercati finanziari e del credito sia possibile stabilizzare l'attività produttiva in Italia già nella seconda metà del 2012 e tornare a un'espansione del reddito nel prossimo anno". Secondo Visco, "in una prospettiva di medio periodo la nostra economia deve essere rimessa in grado di crescere stabilmente a tassi sostenuti, rafforzando la competitività delle imprese". I Numeri sono impietosi. "Rispetto ai livelli raggiunti nel 2007, prima della crisi", rileva il governatore, "il prodotto interno è ancora inferiore di circa 5 punti percentuali, il reddito disponibile reale pro capite delle famiglie di 7 punti, la produzione industriale di un quinto. Il disavanzo corrente della bilancia dei pagamenti rimane elevato". La strada è però tracciata. "Le riforme decise", dice Visco, "vanno rapidamente completate e rese operative, in particolare quelle volte a rendere l'assetto normativo e amministrativo favorevole e non ostile allo sviluppo economico: liberalizzazione di importanti settori dei servizi, effettiva semplificazione degli atti amministrativi, migliore funzionamento del mercato del lavoro, attenzione particolare al capitale umano e all'innovazione, più rapide risposte del sistema giudiziario". Secondo il governatore, "anche se i singoli interventi esplicheranno i propri effetti con gradualità, la definizione di un disegno organico e di ampio respiro già nel breve termine può incidere positivamente sulle aspettative e, per tale via, stimolare la domanda aggregata e la ripresa degli investimenti". Le agenzie di rating "non sempre sono state in grado di svolgere adeguatamente" il compito di valutare il rischio sovrano degli Stati. Secondo Visco, nella valutazione del rischio sovrano entrano diversi elementi: le condizioni e le prospettive delle finanze pubbliche, il livello e la dinamica dell'indebitamento nel settore privato, le prospettive di crescita dei paesi: "è un compito evidentemente difficile, richiede l'utilizzo di ingenti risorse" e le agenzie di rating non sempre lo svolgono adeguatamente. "Andrebbero definiti standard appropriati - conclude - sarebbe opportuno che si sviluppassero relazioni trasparenti tra le agenzie e le istituzioni indipendenti, nazionali e sopranazionali, che svolgono per mandato analoghi compiti di valutazione"»;
anche il Ministro dello sviluppo economico Passera ha segnalato l'emergenza credito. In un lancio dell'Ansa del 21 febbraio 2012, Passera ha affermato che «Il tema del credito ''è molto importante, è una vera e propria emergenza per il nostro Paese e tutti dobbiamo essere impegnati su questo''. Lo ha detto il ministro per lo Sviluppo economico, Corrado Passera, in un videomessaggio inviato al convegno di Federmeccanica in corso a Firenze, dove ha sottolineato come ''da una parte c'è da risolvere il problema dello scaduto, che crea indebitamento forzoso a tantissime aziende''. Per questo, secondo il Ministro, ''tutti insieme dobbiamo rendere meno costoso il credito e - ha aggiunto - questo passa anche dalla riduzione dello spread che il nostro Paese paga con un costo in più per un problema di credibilità che ha accumulato nel tempo e che stiamo rimediando visibilmente grazie agli sforzi di Mario Monti''. Per Passera la credibilità ''si recupera giorno dopo giorno, mese dopo mese'' per far sì che il credito ''possa ritornare nelle dimensioni adeguate a tutte le categorie d'impresa. Naturalmente - ha aggiunto - senza mai mettere a rischio il sistema bancario: sappiamo che il credito non dato adeguatamente, in taluni Paesi, in passato ha creato problemi enormi'»;
considerato che:
se «le banche non danno soldi alle imprese, la colpa è (anche) di Bankitalia» si legge su un articolo di Antonio Vanuzzo pubblicato su "L'Inkiesta del 21 febbraio 2012; in esso si afferma che «La stretta al credito erogato alle imprese non si allenterà tanto presto. "Prima il rafforzamento patrimoniale" è l'imperativo dei banchieri. Banchieri che, dopo aver prelevato a tasso agevolato fondi dalla Bce, riacquistano infatti i propri strumenti ibridi, a metà tra azioni e obbligazioni. Un modo facile per fare plusvalenze, e far sparire dalla circolazione dei titoli che non possono essere più conteggiati nel patrimonio di qualità. Come mai gli istituti non ci hanno pensato prima? Per via di una norma di Bankitalia, eliminata solo di recente. Si riconosce da una sigla criptica: XS0371711663. Non è un'obbligazione e nemmeno un'azione. È uno strumento ibrido, a metà tra i due. È stato emesso il 20 giugno 2008 da una società veicolo di Intesa Sanpaolo, non ha scadenza ed è scambiato sul mercato lussemburghese, una piazza "over the counter", cioè non regolamentata. I suoi sottoscrittori intascano una cedola dell'8 per cento l'anno. Fatto 100 il suo valore nominale, l'anno scorso il titolo ha avuto un picco a 102 il 20 maggio, è sceso fino a un minimo di 52,99 il 13 settembre e oggi quota intorno a 86,7. Ieri l'istituto guidato da Tommaso Cucchiani ha comunicato i risultati del programma di riacquisto, tra gli altri, anche di questo strumento: su 1,25 miliardi di euro nominali, gli investitori ne hanno rivenduti a Ca de' Sass 454,2 milioni. Una mossa vantaggiosa per la banca - comprando oggi a 86,7 ciò che valeva 100, la plusvalenza è di 13,3 - ma anche per quanti, non fidandosi di tenere in portafoglio un attivo dalla scadenza lunghissima e dall'andamento altalenante, hanno preferito una perdita circoscritta oggi a un incerto guadagno futuro. "Prima il rafforzamento patrimoniale, poi il credito alle imprese" è l'unanime risposta dei banchieri all'appello che il governatore di Bankitalia Ignazio Visco ha rivolto loro sabato scorso al Forex di Parma. Palazzo Koch ha quantificato in 20 miliardi di euro la gelata del credito a dicembre, in termini di contrazione dei prestiti a società non finanziarie, leggi imprese: una cifra allarmante. Perché allora, visto che le banche italiane hanno attinto dal rubinetto Bce fondi a tre anni (con un tasso dell'1%) ben 60 miliardi di euro, non li hanno utilizzati per allentare il credit crunch? Per tre motivi: uno, perché le banche hanno faticato a recuperare la fiducia reciproca per prestarsi soldi a vicenda sul mercato interbancario, e quindi hanno preferito ridepositare a Francoforte i fondi prelevati da Eurotower. Due, per riacquistare titoli di Stato. Tre: a causa di una norma di Bankitalia. La prossima settimana andrà in scena una nuova asta Bce. Le grosse banche italiane non hanno ancora fatto sapere se parteciperanno - nella scorsa operazione Unicredit aveva prelevato 12,5 miliardi, Intesa 12 e Mps 10 - ma una cosa è certa: il rafforzamento patrimoniale non si fa dall'oggi al domani. Gli imprenditori sono avvisati. Fino a fine gennaio, Palazzo Koch imponeva la sostituzione degli strumenti di capitale con altri equivalenti in caso di rimborso prima della naturale scadenza, a differenza di quanto previsto nel resto d'Europa. Un altro svantaggio per le banche italiane, già colpite pesantemente dall'impossibilità - ai fini del calcolo del patrimonio di vigilanza Core Tier 1 - di computare al costo storico i titoli di Stato detenuti nelle attività disponibili per la vendita. "La mossa di Draghi ha letteralmente cambiato lo scenario: da dicembre a gennaio sono ripartiti gli acquisti, soprattutto sulla parte breve della curva dei titoli italiani e spagnoli, con le scadenze a due anni ritornate a livelli pre crisi" osserva Giovanni Fracasso, private banker presso Albertini Syz. Fracasso poi spiega: "Una parte della liquidità è servita alle banche per ricomprarsi il debito più oneroso". "Una mossa che sicuramente andava fatta prima, ma che non è stata possibile anche per via della normativa della Banca d'Italia", nota un analista di una primaria banca italiana. I bond ibridi presentano più svantaggi che vantaggi: sono costosi - pagano infatti un interesse tra il 5 e il 9% - hanno delle fortissime oscillazioni, quindi non sono adatti ai cassettisti (in alcuni casi lo spread tra denaro e lettera è del 15%), ma soprattutto non sono conteggiabili nel novero degli attivi che formano il "cuscinetto" anticiclico grazie al quale gli istituti saranno in grado di rimanere stabili anche in condizioni avverse. Qualche esempio: il titolo XS0131512450, emesso da Ubi banca nel lontano 2001, a maggio è salito a 101, poi è sceso a 57 a metà dicembre, e adesso quota intorno a 75-75,5. Rendimento: 7,3 per cento. Ancora: l'ibrido del Banco Popolare emesso nel 2007 (XS0304963290) ha avuto un massimo ad aprile a 82,24, per poi andare a picco fino a 37, e oggi vale 71, con tasso del 6,1 per cento. Il bond Unicredit offerto nel 2005, con cedola del 5,3%, valeva 88,3 a metà aprile, 41,4 il 30 novembre e ora quota a 66,3. Alti e bassi da cardiopalma. Nel comunicato diramato ieri, Intesa ha reso noto che, dal programma di riacquisto di questi particolari bond, l'utile relativo ai primi tre mesi dell'anno avrà un beneficio di 180 milioni di euro, "corrispondente a circa 6 centesimi di punto in termini di Core Tier 1 ratio, considerando gli attivi ponderati per il rischio (RWA) al 30 settembre 2011". Gli analisti calcolano che per il Banco Popolare l'ammontare di simili strumenti è pari a 1,2 miliardi, contro i 600 di Mps e i 400 di Ubi. Il piano dell'istituto guidato da Fratta Pasini prevede un buyback di 12 di questi titoli, per una plusvalenza stimata in 200 milioni di euro, pari a circa l'8% dei 2,7 miliardi di capitale aggiuntivi richiesti dall'Eba. Il guadagno per Ubi sarà invece di 14 milioni. Basilea III, ha detto Visco, "conferma il trattamento favorevole dei crediti alle piccole e medie imprese già previsto da Basilea 2". I banchieri rispondono: "Prima il rafforzamento, poi le imprese"»;
considerato inoltre che a giudizio dell'interrogante:
il riacquisto dei bond ibridi, strumenti vantaggiosi per le banche che li hanno emessi, molto rischiosi per i risparmiatori allettati al loro acquisto da tassi di interesse tra il 5 e il 9 per cento, che subiscono fortissime oscillazioni, quindi poco adatti ai cassettisti anche per lo spread tra denaro e lettera pari al 15 per cento circa, non conteggiabili nel novero degli attivi che formano il "cuscinetto" anticiclico grazie al quale gli istituti saranno in grado di rimanere stabili anche in condizioni avverse, utilizzando la liquidità della Bce, costituisce un vantaggio assurdo incompatibile con la gravissima crisi economica provocata dai banchieri ed un danno enorme per i risparmiatori, indotti a vendere anche se subiscono perdite del 15-20 per cento rispetto al prezzo di emissione pari a 100 a cui hanno acquistato;
il rimborso del titolo XS0131512450, emesso da Ubi banca nel lontano 2001, che a maggio è salito a 101, per scendere a metà dicembre a 57, e che oggi quota attorno a 75, con rendimento del 7,3 per cento, su base annua o l'ibrido del Banco Popolare emesso nel 2007 (XS0304963290), che ha avuto un massimo ad aprile a 82,24, per poi andare a picco fino a 37, e oggi vale 71, con tasso del 6,1 per cento, o il bond Unicredit offerto nel 2005, con cedola del 5,3 per cento, che valeva 88,3 a metà aprile, 41,4 il 30 novembre e che attualmente prezza 66,3, costituisce un danno, derivante dal prezzo di riacquisto e da quello alla scadenza naturale quando devono essere rimborsati a 100;
Banca Intesa, dal programma di riacquisto di questi particolari bond, per i primi tre mesi dell'anno avrà un beneficio di 180 milioni di euro, «corrispondente a circa 6 centesimi di punto in termini di Core Tier 1 ratio, considerando gli attivi ponderati per il rischio (RWA) al 30 settembre 2011»;
per il Banco Popolare l'ammontare di simili strumenti è pari a 1,2 miliardi, contro i 600 di Mps e i 400 di Ubi e il piano dell'istituto guidato da Fratta Pasini prevede un buy-back di 12 di questi titoli, per una plusvalenza stimata in 200 milioni di euro, pari a circa l'8 per cento dei 2,7 miliardi di capitale aggiuntivi richiesti dall'Eba (European Banking Authority);
quanto richiamato configura un trattamento di favore delle autorità vigilanti verso le banche ed un danno per risparmiatori, famiglie e piccole e medie imprese (PMI) con il credito razionato oppure erogato a tassi di interessi del 13-14 per cento;
la modifica della normativa sul buy-back da parte della Banca d'Italia ha avuto l'esclusiva finalità di avvantaggiare le banche e penalizzare ancora una volta i risparmiatori, indotti in precedenza ad acquistare i bond ibridi e le obbligazioni bancarie perché più sicure dei titoli di Stato e tale stratagemma del riacquisto delle proprie obbligazioni, in un mercato poco trasparente, senza regole come quello degli over the counter, manovrato da pochissimi soggetti che riescono a determinare le quotazioni, penalizza gli investitori indotti a vendere perdendo buona parte del capitale investito dalle sapienti oscillazioni delle obbligazioni,
si chiede di sapere:
se il Governo, a fronte di risorse pubbliche pressoché illimitate provenienti dalla Bce, che invece di essere utilizzate per far ripartire l'economia vengono utilizzate con l'esclusiva finalità di risolvere i problemi di liquidità per salvare bonus e stock option dei banchieri, penalizzando duramente i cittadini, non intenda promuovere una urgente normativa per nazionalizzare le banche ausiliate, risolvendo così anche la anomalia della proprietà privata di un istituto pubblico come la Banca d'Italia;
quali misure urgenti intenda assumere per evitare che i banchieri possano continuare a "taglieggiare", con usi, abusi ed ordinari soprusi come quelli descritti in premessa, famiglie, PMI e consumatori, costretti a pagare tassi più elevati pari ad una media di 0,67 per cento sui mutui prima casa, 0,70 per cento sui tassi medi per i prestiti alle imprese, molto distanti da quelli dei Paesi dell'area euro a 27, e costi dei conti correnti pari a 295,66 euro rispetto a 114 euro degli utenti europei.
(3-02673)
VITA - Ai Ministri per i beni e le attività culturali e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:
la Società italiana degli autori ed editori (SIAE), ente pubblico economico a base associativa, conta oltre 100.000 autori ed editori fra i propri associati;
fino alla fine del 2011 elargiva a coloro che avevano maturato i requisiti necessari un assegno di professionalità mensile e vitalizio di 615 euro a partire dai 60 anni di età;
inoltre metteva a disposizione di tutti coloro che avessero maturato almeno un centesimo di diritti d'autore nel corso dell'anno precedente una polizza infortuni e un'assicurazione malattia;
con delibera del commissario straordinario Gian Luigi Rondi, in data 15 novembre 2011, è stata improvvisamente abolita l'erogazione dell'assegno di professionalità, costituito esclusivamente con i soldi degli associati, mediante la trattenuta del 4 per cento dai diritti degli autori e il 2 per cento degli editori, e dal 1° marzo 2012 sono state anche soppresse le polizze assicurative;
la delibera è stata resa pubblica il 13 gennaio 2012, con valore retroattivo al 1° gennaio 2012, non rispettando le legittime aspettative di tutti i percettori e nemmeno attuando un regime di moratoria, per dar modo ai fruitori di provvedere alla mancata erogazione di un assegno, per molti essenziale - per tutti un diritto - basato sul vigente regolamento;
il nuovo regolamento del fondo di solidarietà vorrebbe trasformare i diritti in beneficenza e non necessariamente a favore di coloro a cui è stato trattenuto il contributo, per cui chi aveva maturato il diritto per raggiunta anzianità dovrà attendere i 65 anni di età e dimostrare una vera povertà, ovvero non superare gli 8.000 euro annui di reddito, per ricevere un mensile largamente inferiore;
gli autori hanno reagito con sbalordimento e indignazione. In 200 hanno già firmato un appello (tra questi Dacia Maraini, Carlo Lizzani, Ettore Scola, Diego Cugia);
molti associati non si sono preoccupati di stipulare assicurazioni private perché sapevano di poter contare su quelle previste dal loro fondo, quindi ora si trovano, anche dal punto di vista sanitario, completamente scoperti;
considerato che centinaia di autori anziani e a fine carriera si trovano senza alcuna possibilità di beneficiare di altri contributi per il loro mantenimento. Il capitale accantonato del fondo ammonta a ben 87 milioni di euro, i cui interessi si vorrebbero destinare a scopi diversi, violando un vincolo di destinazione e l'affidamento di tutti gli associati,
si chiede di conoscere quali misure i Ministri in indirizzo intendano adottare per evitare la sospensione delle erogazioni e delle assicurazioni, giuste e dovute, sulle quali gli autori anziani facevano da molti anni affidamento e che consideravano un diritto non sostituibile da un assegno di povertà.
(3-02674)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
LENNA - Al Ministro della salute - Premesso che:
intervenendo al convegno "Criteri di appropriatezza clinica, strutturale e tecnologica di radiologia interventista" tenutosi a Roma lo scorso 27 gennaio 2012, il Sottosegretario di Stato per la salute ha dichiarato che si batterà per l'eliminazione delle aziende sanitarie locali chiedendone la trasformazione in istituti, in quanto le stesse, a causa del vincolo di pareggio di bilancio, non permettono l'erogazione di adeguati servizi sanitari;
ad avviso dell'interrogante, tali affermazioni, se confermate, contrasterebbero con la mission del Governo che ha come obiettivo il risanamento dei conti dello Stato;
premesso, inoltre, che gli interventi al convegno sono stati tutti videoregistrati,
l'interrogante chiede di sapere se il Ministro in indirizzo condivida le dichiarazioni del Sottosegretario e se sia effettivamente allo studio un progetto di riforma del sistema sanitario volto a sopprimere le aziende sanitarie locali trasformandole in istituti e permettendo, in tal modo, di sottrarle al vincolo di bilancio.
(4-06911)
BRUNO - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e dell'interno - Premesso che:
la situazione della depurazione delle acque in Calabria continua a presentare evidenti criticità;
in particolare in provincia di Cosenza si segnala il caso di alcune società di gestione della depurazione che non riescono a riscuotere crediti per diversi milioni di euro da parte dei Comuni serviti;
in tal senso è particolarmente significativo verificare quanto accade alla società "Smeco Cosenza" che, a quanto si apprende, a fronte del servizio effettuato a favore di 54 comuni non riesce a riscuotere, con la dovuta puntualità, oltre 3,5 milioni di euro registrando ritardi nei pagamenti per diversi anni;
tale situazione amplifica un forte rapporto conflittuale tra società di gestione e enti locali;
l'attuale crisi e il fenomeno della stretta creditizia orientano il comportamento delle banche, che bloccano gli usuali canali di finanziamento della società;
60 dipendenti della Smeco Cosenza da cinque mesi sembrerebbero non ricevere lo stipendio ed altre somme spettanti;
il malcontento degli operai, che da più giorni protestano sul tetto dell'azienda, era quasi sfociato in tragedia allorquando uno di loro è stato colto da malore rischiando di precipitare nel vuoto;
nel frattempo i depuratori, a causa della protesta, rimangono in stato di fermo configurando, oltre all'interruzione del pubblico servizio, pericolose conseguenze ambientali, considerando che molti di questi impianti sversano direttamente in mare,
si chiede di sapere se il Governo non intenda intervenire per quanto di competenza per tentare di ricercare una soluzione positiva alle questioni prospettate.
(4-06912)
BAIO, CARRARA, GALLONE, CASTIGLIONE, SBARBATI, ANTEZZA, ARMATO, ASTORE, BOSONE, BUTTI, CASELLI, CECCANTI, CHIAROMONTE, DI GIOVAN PAOLO, FERRANTE, FILIPPI Alberto, IZZO, MAGISTRELLI, MICHELONI, OLIVA, PERTOLDI, PINZGER, SANTINI, THALER AUSSERHOFER, VALENTINO, ZANOLETTI - Al Ministro della salute - Premesso che:
l'acufene è una disfunzione dell'apparato uditivo rappresentata da rumori che, sotto forma di fischi, ronzii, crepitii, fruscii, soffi o pulsazioni, vengono percepiti da uno e entrambi gli orecchi;
il disturbo può sorgere a seguito di traumi acustici o cranici, infezioni virali o batteriche, otite, otosclerosi, sordità genetiche, assunzione di farmaci ototossici, ma nel 60 per cento dei casi non è possibile individuarne uno specifico fattore scatenante;
tale sintomo di patologia, solo apparentemente banale, genera uno stato di agitazione e disagio continuo nel paziente fino a creare un vero e proprio stato invalidante, comportando disordini cognitivi, disturbi del sonno, difficoltà a concentrarsi, modifiche della personalità, depressione e tensione nei rapporti familiari (nei casi più gravi richiede l'interruzione dell'attività lavorativa);
la natura disabilitante dei disturbi cagionati dall'acufene può pertanto interferire gravemente sulla qualità della vita dei soggetti colpiti;
considerato che:
nel nostro Paese tale disturbo non è ancora sufficientemente conosciuto né adeguatamente studiato, nonostante stime accreditate abbiano registrato l'esistenza di oltre 5 milioni di portatori di acufene;
l'associazione italiana Tinnitus - Acufene che vanta oltre 2.000 iscritti in ogni parte d'Italia e che da tempo si impegna per la promozione della conoscenza dell'acufene presso istituzioni, centri di ricerca e opinione pubblica, segnala di ricevere quotidianamente numerosissime richieste di informazione circa l'esistenza di strutture di cura specializzate e di esperti del settore, chiaro segno del carattere dilagante del fenomeno;
il "Regolamento recante norme di individuazione delle malattie croniche e invalidanti ai sensi dell'articolo 5, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 29 aprile 1998, n. 124", di cui al decreto ministeriale 28 maggio 1999, n. 329, non annovera attualmente l'acufene tra le condizioni di malattia croniche e invalidanti perché si è ritenuto non rispondesse a tutti i criteri dettati dal decreto legislativo n. 124 del 1998 quali la gravità clinica, il grado di invalidità e l'onerosità della quota di partecipazione derivante dal costo delle prestazioni utili al medico per effettuare un corretto follow-up della malattia,
si chiede si sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione;
quali urgenti misure abbia adottato o intenda adottare al fine di avviare un programma di studio e di ricerca scientifica tale da sviluppare un accurato protocollo diagnostico e terapeutico;
se non si consideri importante promuovere una campagna di informazione e prevenzione al fine di sensibilizzare la conoscenza di un disturbo la cui insorgenza è maggiore in luoghi ad elevato inquinamento acustico.
(4-06913)
LANNUTTI - Al Ministro dell'interno - Premesso che a quanto risulta all'interrogante:
a seguito delle dimissioni della maggioranza dei consiglieri del Comune di Pescasseroli (L'Aquila), dall'agosto dell'anno 2012, l'ente è retto dal commissario, il vice prefetto dottor A. Oriolo, affiancato dal sub commissario, dottoressa E. K. Danielli, a cui sono stati attribuiti i poteri e le funzioni degli organi del Comune con il compito di amministrare l'ente sino alla elezione del nuovo Consiglio e del nuovo sindaco;
in virtù di tali poteri il commissario può compiere qualunque atto sia di ordinaria che di straordinaria amministrazione;
la caduta della Giunta guidata dal sindaco Finamore è avvenuta a seguito di continue sistematiche contrapposizioni insanabili tra i consiglieri della maggioranza e tra gli stessi componenti la Giunta, contrapposizioni che hanno sostanzialmente impedito il regolare svolgimento dell'attività della Giunta e del sindaco quando non hanno causato un netto immobilismo decisionale ed il blocco di qualsiasi iniziativa;
in tale contesto di confusione e di incertezze, il sindaco non solo non ha provveduto a svolgere pienamente i suoi compiti di direzione unitaria e di coordinamento dell'attività politico-amministrativa, ma anche quelli di indirizzo funzionale e di vigilanza amministrativa di tutti gli uffici e servizi specie sotto il profilo del rispetto della legalità, della trasparenza, della imparzialità e della economicità;
il sindaco Finamore ha sistematicamente violato la legge e lo statuto del Comune di Pescassseroli omettendo intenzionalmente di rispondere alle interrogazioni ed alle petizioni presentate da cittadini ai sensi dell'art. 45 dello statuto, negando il diritto di accesso per i contratti stipulati per la vendita degli impianti sciistici, per i contratti di locazione della sala cinematografica e della piscina, rifiutando di dare attuazione alla costituzione dei forum e delle Commissioni comunali di cui agli artt. 41 e 46 dello statuto;
il sindaco ed il direttore generale, dottoressa M. A. Marra, hanno omesso di intervenire nei confronti del responsabile dell'Ufficio tecnico, geometra M. Mazzulli in relazione a specifici atti di abusivismo edilizio;
il responsabile dell'Ufficio tecnico, in tali occasioni, ha interpretato le disposizioni sul procedimento amministrativo di cui alla legge n. 241 del 1990 in via del tutto arbitraria, negando anche il diritto alla informazione e quello di accesso ai documenti e, come in un caso ben documentato, si è spinto fino a costruire un permesso di sanatoria non soltanto in contrasto con l'art. 36 del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 2001, ma anche viziato da motivazioni mendaci;
il responsabile dell'Ufficio tecnico è anche autore di relazioni tecniche inconcludenti, fuorvianti e vuote di contenuto tecnico; relazioni sulla cui base sono state predisposte ed approvate importanti deliberazioni: 1) la relazione del giugno 2011 concernente la determinazione del valore venale delle aree fabbricabili, sulla cui base si è dato luogo a gare per la vendita di immobili di proprietà del Comune, gare andate deserte per valutazioni che alla prova dei fatti sono risultate errate; così che, concluse negativamente le prescritte tre gare, si dovrà procedere alla vendita a trattativa privata a prezzi notevolmente contenuti; si tratta di una relazione che è formulata in termini approssimativi ed il cui testo risulta disorganico, impreciso, privo dei dati e dei parametri di riferimento, senza riportare i vari passaggi e le operazioni dei conteggi necessari per la determinazione dei livelli dei prezzi delle varie aree edificabili; 2) la relazione del 29 settembre 2011 concernente il rifacimento dei locali da adibire ad archivio comunale e la sistemazione dell'archivio medesimo; relazione vuota di dati e di contenuti tecnici e redatta con accentuata mancanza di coesione sintattica, lessicale e grammaticale; 3) quella del 30 settembre 2011 concernente lo stato di attuazione dei programmi, predisposta unitamente agli altri responsabili dei servizi, la cui esposizione risulta del tutto destrutturata sotto il profilo dei contenuti tecnici, delle misurazioni e delle risultanze delle analisi condotte e dei riscontri eseguiti sul quanto realizzato e sul quanto resta da realizzare, sui tempi, sulle modalità e sulla tipologia degli interventi richiesti per il conseguimento ottimale degli obiettivi prefissati. Si tratta anche qui di una stesura del testo generica ed abborracciata che fornisce una vaga ed una inadeguata informazione sullo stato di attuazione dei vari programmi; vengono infatti scritte locuzioni quali: "le entrate sono parzialmente incassate", "ci si sta attivando per la definizione degli accertamenti", le gare per la vendita del 40 per cento della farmacia sono andate deserte, "si è dato indirizzo per l'espletamento del terzo esperimento", per il servizio dell'uso civico "oltre ad ottimizzare le procedure autorizzative necessita una revisione dei costi e dei ricavi", per il servizio idrico "si sta cercando di ottimizzare il servizio" e via di questo passo;
il responsabile dell'Ufficio tecnico, in linea con la sua condotta anomala ed irrituale, ha persino disatteso impunemente l'ordine di servizio del direttore generale del Comune che gli ordinava di respingere una domanda di sanatoria perché illegittima;
alla Procura della Repubblica del Tribunale di Sulmona per gli indicati comportamenti pendono delle denunce nei confronti del sindaco, del direttore generale e del responsabile dell'Ufficio tecnico per l'accertamento dei reati di omissione di atti d'ufficio, di abuso di poteri e di falso in atti pubblici;
considerato che:
i citati commissari, interpellati in merito a quanto esposto e sollecitati a prendere visione di talune decisioni e di taluni procedimenti, palesemente illegittimi, quando non illeciti e ad esercitare il potere di autotutela, si sono trincerati nel silenzio, ed hanno tenuto il medesimo atteggiamento in ordine alla segnalazione sull'arbitrarietà delle decisioni a suo tempo prese in ordine alla stabilizzazione del richiamato Responsabile dell'Ufficio tecnico di cui alla deliberazione della Giunta n. 96 del 2007 e alla determinazione n. 546 del 2007, sullo sperpero delle risorse pubbliche e su una azione amministrativa tutt'altro che improntata alla legalità, alla trasparenza ed alla imparzialità come può essere riscontrato dall'esame delle deliberazioni assunte tra le quali la n.16 del 2011 con cui vengono affidati alla GISP-Gestione Impianti Scioviari Pescasseroli SpA, il rifacimento dei locali destinati all'archivio comunale e lo spostamento e la riorganizzazione dell'archivio medesimo, ivi comprese le operazioni della selezione della documentazione, dello scarto, della distruzione nonché della schedatura, sostenendo che tale società ha la competenza a svolgere siffatti lavori perché il suo statuto, all'art. 4, lettera a), prevede "interventi di bonifica e ripristino territoriale", ignorando completamente la disciplina in materia di ordinamento degli archivi degli enti pubblici (testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 445 del 2000 e codice dei beni culturali e del paesaggio di cui al decreto legislativo n. 42 del 2004), stabilendo il compenso forfettario di 19.500 euro senza aver proceduto alla quantificazione ed al computo metrico dei lavori da eseguire ed a determinare la qualità e la tipologia del materiale da impiegare;
le deliberazioni di spesa, tranne delle parziali e limitatissime eccezioni, sono prive della puntuale attestazione delle relativa copertura dell'ammontare della spesa e delle disponibilità effettive esistenti nei rispettivi stanziamenti di bilancio laddove si evidenzia anche la mancanza del testo del prescritto parere tecnico che a norma di legge deve essere inserito nella deliberazione;
il commissario - mentre, da un lato, ha ritenuto di prendere posizione, con apposita delibera n.10 del 15 dicembre 2011, per perorare la causa davanti al Governo, tramite il Ministro della giustizia, tesa ad ottenere l'inclusione del Comune di Pescasseroli nell'ambito del circondario giudiziario di Avezzano, una volta soppresso quello di Sulmona, delibera che il commissario ha inviato al Consiglio Superiore della Magistratura, alla Commissione ministeriale sulla riorganizzazione dell'assetto territoriale degli uffici giudiziari, al Presidente della Corte d'appello de L'Aquila, al Presidente del Tribunale di Avezzano ed al Consiglio dell'Ordine degli avvocati di Avezzano e della Marsica. Iniziativa che è stata fortemente stigmatizzata e censurata dal Consiglio degli avvocati di Sulmona, che ha anche protestato con il Prefetto de L'Aquila mettendo, tra l'altro, in dubbio la fondatezza del comportamento del commissario sotto il profilo della correttezza istituzionale - dall'altro, non ha minimamente preso in considerazione la proposta di dare attuazione alla statuto con il porre in essere quelle forme di consultazione e di interlocuzione aperte e trasparenti previste dallo statuto del Comune come sopra richiamate al fine di rendere effettiva la partecipazione democratica dei cittadini, di promuovere e migliorare la comunicazione e la reciproca informazione tra amministratori ed amministrati,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo non rilevi nei fatti sopra descritti i presupposti e le condizioni per intervenire, nelle forme dovute e nei modi appropriati, affinché il regime commissariale nel Comune di Pescasseroli non solo non si ponga e non agisca in linea di continuità con la deprecata e negativa condotta del dimissionario sindaco e della Giunta disciolta, ma anche e soprattutto costituisca la favorevole opportunità per imprimere all'amministrazione ed alla gestione un salto di qualità in termini di legalità, trasparenza, partecipazione democratica, imparzialità ed economicità, eliminando le illegittimità accertate, i comportamenti viziati da eccesso di potere riscontrati, il disinvolto esercizio delle funzioni istituzionali con la correlata dispersione delle risorse disponibili, ponendo in essere i prescritti controlli interni e, ancor più auspicabile, operando, nel contempo, in concreto, nella direzione segnata dallo statuto per quanto riguarda la partecipazione dei cittadini nel processo decisionale nell'amministrazione del Comune;
se non ritenga utile e necessario, tenuto conto della dimensione e della molteplicità dei problemi irrisolti che pesano sullo sviluppo della comunità di Pescasseroli, non ultimi quelli riguardanti le gravi posizioni debitorie del Comune e della sua società AGISP, disporre una consultazione con i commissari del Comune di Pescasseroli, nell'ambito dei competenti Uffici ministeriali, per valutare anche la possibilità di assegnare in via temporanea al Comune di Pescasseroli dei funzionari qualificati della pubblica amministrazione per supportare l'azione dei commissari e renderla così più incisiva e più efficiente.
(4-06914)
LANNUTTI - Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e per gli affari europei - Premesso che:
il decreto legislativo n. 35 del 2011 recepisce la direttiva 2008/96/CE, del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 novembre 2008, sulla gestione della sicurezza delle infrastrutture stradali, mediante il controllo sull'impatto del livello di sicurezza della rete di un progetto, nonché la verifica ordinaria periodica delle caratteristiche di sicurezza della rete stradale in esercizio, comprendente anche gli accertamenti sui possibili effetti derivanti dall'esecuzione di lavori e sulla sicurezza del flusso di traffico;
queste attività inerenti alla sicurezza, eseguite da controllori/ispettori iscritti in apposito elenco, prescindono dal rispetto della normativa tecnica vigente, sia per le strade in esercizio che per quelle in progetto o costruzione (con esplicita esclusione delle gallerie stradali che rientrano nel campo di applicazione del decreto legislativo n. 264 del 2006);
il decreto legislativo n. 35 del 2011 stabilisce, infatti, all'art. 9, che i menzionati professionisti devono essere adeguatamente formati mediante un corso iniziale successivamente integrato con corsi periodici (triennali di 30 ore) di aggiornamento ed iscritti in apposito elenco (art. 4, comma 7);
a tale disposto però, alla cui attuazione è preposto il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, finora non è stata data ottemperanza visto che i corsi di formazione non hanno avuto luogo e conseguentemente l'elenco dei professionisti è ancora da redigere;
gli impegni internazionali, che l'Italia ha assunto con l'Europa per il reciproco impegno degli Stati membri, impongono al nostro Paese di dare esecuzione alla direttiva 2008/96/CE sulla sicurezza stradale, senza espedienti poco ortodossi e pericolosi sia sotto il profilo formale che sostanziale;
l'interrogante aveva presentato già nel luglio 2010 ai Ministri pro tempore delle infrastrutture e dei trasporti e per le politiche europee l'interrogazione 4-03426 sulla menzionata direttiva sollecitando ad intervenire in tempo utile per organizzare i corsi di formazione dei controllori/ispettori;
nella relativa risposta scritta del 21 settembre 2010, il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti prevedeva, in linea con la medesima direttiva, la figura professionale dei controllori/ispettori della sicurezza stradale come in seguito prescritto dal decreto legislativo n. 35 del 2011;
attualmente lo stesso Dicastero, in difformità a quanto precede, ha emanato il decreto ministeriale del 12 dicembre 2011, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 297 del 2011, per tratti di rete stradale transeuropea interessati da lavori, senza neppure menzionare il propedeutico svolgimento del corso di istruzione per la certificazione dell'idoneità professionale, così come previsto dall'art. 9 del decreto legislativo n. 35 del 2011;
il decreto ministeriale stabilisce infatti, all'art. 3, comma 1, che le attività ispettive "comprendenti anche gli accertamenti sui possibili effetti sulla sicurezza del flusso di traffico derivanti dall'esecuzione dei lavori stradali, dovranno tener conto delle disposizione di cui al precedente articolo 2"; articolo, che riguarda esclusivamente l'apposizione della segnaletica temporanea (durante i lavori stradali) la cui verifica non spetta alle attività ispettive citate nel decreto legislativo n. 35 del 2011, bensì, senza alcun dubbio, al direttore dei lavori di manutenzione del cantiere stradale;
spetta per legge, infatti, al progettista, e non ad altri, l'indicazione dell'apposizione della segnaletica temporanea nei settori di strada in cui hanno luogo i lavori, in forza della documentazione contrattuale e della sua specifica responsabilità, evidenziando che tale segnaletica è tecnicamente normata;
nello stesso decreto ministeriale, inoltre, all'art. 3, da un lato, si conferma che le ispezioni sulla sicurezza saranno svolte da soggetti inseriti nel richiamato elenco, oggi necessariamente vuoto per non aver attuato il programma di formazione, mentre, dall'altro, sul sito ministeriale (http://www.mit.gov.it/mit/site.php? p=cm&o=vd&id=2056) si predispone un elenco provvisorio di esperti previa compilazione ed invio di un modulo di domanda già predisposto;
la provvisorietà di questo elenco, che sostituisce quello previsto per legge, a giudizio dell'interrogante non riduce in alcun modo i rischi di aleatorie interpretazioni sulla sicurezza stradale da parte di personale così prescelto; elenco che, oltre a rappresentare un raggiro al menzionato decreto legislativo n. 35 del 2011, sostituirebbe di fatto le 180 ore previste dall'art. 9, comma 2, del decreto legislativo n. 35 del 2011 per la necessaria ed omogenea preparazione dei candidati, con una sorta di autocertificazione per merito comparativo di titoli, di solito altisonanti ma fuori tema, se non fuori luogo,
si chiede di sapere:
se il Governo non ritenga che la fattispecie, che si instaurerebbe attraverso le disposizioni del decreto ministeriale, ponga in essere una nutrita partecipazione di professionisti provenienti da enti o società, in qualche modo controllate o vigilate dallo stesso Ministero, oppure di società appaltatrici del settore strade, realizzando un evidente conflitto di interessi;
se non ritenga inoltre che una commistione tra controllori e controllati, come quella in esame, determini in Italia un serio pericolo per la sicurezza stradale internazionale;
se non consideri evidente che la menzionata soluzione provvisoria disattenda il disposto di legge (art. 9, comma 3, del decreto legislativo n. 35 del 2011) che stabilisce, per gli incarichi ispettivi di cui si tratta, l'esclusiva spettanza agli ingegneri con laurea quinquennale e con 5 anni di anzianità professionale;
se non ritenga che la menzionata soluzione provvisoria, adottata per ragioni di urgenza dopo aver fatto inutilmente trascorrere il tempo utile disponibile, mal si giustificherebbe come causa di forza maggiore o stato di necessità;
se non ritenga che la necessità di formazione di ispettori/controllori attraverso un corso di 180 ore, previsto dalla direttiva 2008/96/CE e recepito con il decreto legislativo n. 35 del 2011, non possa assolutamente equivalere ad un elenco di improvvisati professionisti, formato con i criteri del menzionato elenco provvisorio;
quali iniziative intenda intraprendere al fine di adottare provvedimenti idonei alla tempestiva emissione del programma di formazione di ispettori/controllori individuati ex lege, per il congruente indirizzo professionale, nell'ordine degli ingegneri e dare attuazione alla direttiva comunitaria.
(4-06915)
Interrogazioni, da svolgere in Commissione
A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti:
2a Commissione permanente (Giustizia):
3-02672, del senatore Serra, sulla riorganizzazione degli uffici giudiziari sul territorio;
6a Commissione permanente (Finanze e tesoro):
3-02673, del senatore Lannutti, su alcune forme di speculazione finanziaria;
8ª Commissione permanente(Lavori pubblici, comunicazioni):
3-02671, dei senatori Vimercati ed altri, sulla crisi del settore delle tecnologie delle informazioni e comunicazioni in provincia di Monza e Brianza.
Interrogazioni, ritiro
È stata ritirata l'interrogazione 3-02658, del senatore Vita.
Avviso di rettifica
Nel Resoconto sommario e stenografico della 676a seduta pubblica, del 21 febbraio 2012, a pagina 113, l'interrogazione 3-02667, dei senatori Divina ed altri, deve intendersi indirizzata al Ministro dello sviluppo economico e non al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti.
Nello stesso resoconto, a pagina 139, nel testo dell'interrogazione 4-06898, sostituire, ovunque ricorra, la parola "Tione" con le seguenti: "Tione di Trento".