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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 676 del 21/02/2012


GAMBA, relatore. Signor Presidente, come ha già indicato il collega Cabras, in questa occasione si è parlato in parte del contenuto del decreto e molto di altre questioni di politica internazionale e, segnatamente, di politica della difesa, ognuna delle quali che certamente meriterebbe un approfondimento, ed è anche un po' fatale che così sia avvenuto.

Accogliendo la sollecitazione del Presidente, mi limito a qualche battuta sui pochi rilievi che sono stati fatti da qualche collega in merito alle disposizioni del decreto, proprio perché la larga condivisione generale non ha posto in discussione quello che è successo già in molte altre occasioni precedenti, in questo e nell'altro ramo del Parlamento, in ordine alla bontà e all'approvazione generale della scelta di proseguire gli impegni italiani nell'ambito delle missioni internazionali militari all'estero.

È piuttosto singolare ascoltare, per esempio, il senatore Caforio lamentarsi delle disposizioni contenute nell'articolo 5, poste a favore degli arsenali militari e degli stabilimenti militari: proprio lui, più volte, giustamente, ha sensibilizzato l'intera Commissione difesa riguardo alla necessità di interventi a favore dell'arsenale militare navale di La Spezia e, quindi, in questo senso dovrebbe essere soddisfatto di queste iniziative contenute nel decreto, e non farne invece, un motivo di doglianza. Per fortuna, opportunamente il Governo ha inserito anche queste norme di carattere più generale, che hanno una connessione con le disposizioni sulle missioni internazionali, ma che innanzitutto rivestono carattere urgente proprio per l'Amministrazione della difesa. Non si può quindi che concordare sull'opportunità che anche queste vengano approvate.

Allo stesso modo, il collega Davico del Gruppo della Lega Nord ha espresso tutta una serie di censure e di argomentazioni critiche riguardo all'impegno prioritario in Afghanistan, individuando nelle missioni che fanno riferimento all'Afghanistan la parte preponderante dell'impegno dei nostri contingenti, anche in termini numerici. Certo, è così: sono 4.200, rispetto a un totale pari a poco più di un terzo di quel numero, di militari complessivamente oggi impegnati nelle circa 20 missioni di cui abbiamo parlato, ma questo è stato deciso nell'ambito degli accordi internazionali, e quindi in perfetta sintonia con gli alleati, proprio dal Governo precedente.

Ricordo che fu infatti il ministro La Russa, anche in adesione alle richieste dei Paesi alleati e con il consenso quasi unanime del Parlamento - a cominciare ovviamente dalla Lega - ad individuare la necessità di intensificare la presenza dei nostri militari in Afghanistan, proprio in vista del periodo di transizione che avrebbe portato entro il 2014 al disimpegno, almeno della fase di combattimento, di contrasto e di garanzia della sicurezza, proprio per consentire l'affidamento dei territori alle autorità afghane - a cominciare dalla provincia di Herat, una di quella sotto il controllo militare italiano - sia per quanto riguarda la sicurezza che l'amministrazione civile.

È quindi singolare e non condivisibile che si censuri un impegno prioritario, anche in termini numerici, quale quello sull'Afghanistan, proprio perché la decisione in questo senso è stata assunta dalla maggioranza precedente che sosteneva il Governo Berlusconi.

Allo stesso modo, è singolare che si invochi o si lamenti un eccesso di presenza in UNIFIL per una presunta mancanza di risultati quando, com'è stato ricordato anche da altri colleghi, sono state entrambe le parti - non soltanto quella libanese, ma anche quella israeliana - ad invocare il ritorno al comando dell'intera missione di un generale italiano, così come era stato al momento in cui quel comando era passato dal generale Graziano ad un generale spagnolo. Questo è un sintomo chiaro della bontà di questo intervento e non può che riempire di orgoglio tutti coloro che credono, invece, nella bontà della nostra partecipazione alle missioni internazionali.

Alla senatrice Negri, che lamenta un problema relativo al finanziamento di alcuni programmi per così dire impellenti, a fronte di una diminuzione o di una sottrazione di risorse per altri impegni, credo che non si possa che replicare che starà al Parlamento e al Governo trovare le ulteriori risorse per fare in modo che non siano depotenziati gli altri programmi, a cominciare da quello dell'Eurofighter, perché sono tutti assolutamente necessari, proprio nell'ottica ricordata anche dal senatore Cabras di una rimodulazione del nostro sistema di difesa, con un aumento della tecnologia a fronte di una riduzione delle spese fisse relative principalmente al personale.

Concludo dicendo che di tutti i temi che sono stati sollevati sarà necessario che quest'Aula torni a discutere. Non c'è dubbio che la sede più appropriata debba essere individuata nell'esame che sarà prossimamente previsto in questo ramo del Parlamento sulle diverse questioni.

Avrei ovviamente voluto poter dire alcune cose anche in ordine alle questioni che sono state sollevate sul problema generale della pirateria: concordo pienamente con il senatore Cabras e credo che la stessa vicenda dei nostri marò dovrà imporre una riflessione in questo senso, proprio in ordine alla presenza dei militari e della cosiddetta catena di comando, quando questi si trovano sottratti alla loro normale sottoposizione alle autorità militari italiane centrali e periferiche. (Applausi dei senatori Amato e D'Ambrosio Lettieri).