CARRARA (CN:GS-SI-PID-IB). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor sottosegretario Magri e colleghe, il decreto che abbiamo da poco discusso in Commissione e che ora stiamo discutendo in Aula riorganizza e ottimizza l'impegno dei nostri militari impegnati con convinzione e spirito di sacrificio nelle missioni internazionali. Aggiorna le priorità strategiche sempre rispettando gli impegni presi in ambito internazionale, tenuto conto anche degli sviluppi sul terreno. Valuta ogni possibile ridefinizione dei nostri contingenti tagliando i costi ed il numero dei soldati impegnati nelle missioni all'estero.
Nello specifico, il provvedimento si compone di 11 articoli e si suddivide in tre Capi: il I, composto da 6 articoli, reca le autorizzazioni di spesa dal 1° gennaio 2012 al 31 dicembre 2012 necessarie alla proroga del termine per la partecipazione italiana a diverse missioni internazionali delle Forze armate e delle forze di polizia, le relative norme sul personale, nonché quelle in materia penale e contabile. Sono inoltre inserite disposizioni concernenti l'Amministrazione della difesa e talune misure di contrasto al fenomeno della pirateria in acque internazionali, argomento oggi particolarmente sensibile, e per non ripetermi condivido quanto ha testé detto il collega Amato nel suo intervento.
Il Capo II del decreto-legge in esame, reca, invece, gli interventi di cooperazione allo sviluppo e al sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione.
Ci tengo a sottolineare che siamo tra i Paesi più avanzati al mondo. Siamo una grande democrazia e le nostre Forze armate risultano essere tra le più moderne e meglio organizzate e siamo in grado di operare con efficienza in qualsiasi teatro strategico. La partecipazione alle missioni di pace, inoltre, consente all'Italia di rimanere parte attiva nei centri decisionali e rappresentare con fermezza le potenzialità dell'Italia stessa.
Nello specifico, il comma 1 del primo articolo del decreto in esame reca iniziative in favore dell'Afghanistan. Sulla presenza del contingente italiano in questo Paese così problematico si è parlato e si parla molto. Purtroppo questo tema appare sulle prime pagine dei quotidiani e sui titoli dei programmi televisivi quasi esclusivamente quando vi sono caduti o feriti; un tributo di vite umane che, dall'inizio della missione ad oggi, ha raggiunto le 49 unità. Colgo l'occasione per fare le nostre condoglianze alle famiglie dei tre militari del 66° Reggimento fanteria «Trieste», deceduti ieri a causa di un incidente stradale in Afghanistan. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Amato).
Non possiamo, comunque, mettere in discussione un obbiettivo strategico nazionale con l'impegno della NATO nella missione in Afghanistan ogni volta che c'è un incidente a livello tattico, soprattutto per rispetto nei confronti dei nostri militari che tanto hanno fatto e tuttora stanno facendo per quel Paese. L'impegno dei nostri militari, sostenuto dalle misure e dalle iniziative presentate nel decreto che stiamo discutendo, ha l'intento di consegnare ai cittadini afghani uno Stato democratico ed ordinato, ove uomini e donne possano godere degli stessi diritti e doveri. Nonostante i progressi compiuti grazie all'impegno internazionale a partire dal 2001, infatti, l'Afghanistan rimane un Paese fragile - voglio sottolineare fragile - dove la legittimità del Governo in alcune province meridionali e orientali è ancora oggi del tutto assente.
Le iniziative saranno rivolte principalmente al sostegno al settore sanitario ed educativo, a quello istituzionale e tecnico, a quello della piccola e media impresa e ai mezzi di comunicazione locali non solo dell'Afghanistan ma anche di altre zone come, ad esempio il Pakistan. Il Ministero degli affari esteri sosterrà l'operato delle organizzazioni non governative ed è autorizzato a inviare o reclutare in loco personale destinato alla sede della cooperazione italiana ad Herat.
Come ben sappiamo, colleghi, l'impegno dei nostri militari non si limita solo all'Afghanistan, ma è rivolto anche ad altri Paesi quali l'Iraq, il Libano, il Myanmar, il Pakistan, la Somalia, il Sudan e la Libia. Nel Capo II del presente decreto-legge vengono promossi degli interventi di cooperazione allo sviluppo e a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione.
Per quanto riguarda gli aspetti di competenza della Difesa, il presente decreto, all'articolo 5, reca alcune disposizioni per l'Amministrazione stessa. Tali disposizioni non erano presenti nei precedenti decreti-legge di proroga delle missioni internazionali e sono molto importanti poiché sono finalizzate al miglioramento dell'operatività dello strumento militare, per le esigenze connesse all'impiego del personale militare nelle missioni internazionali e nelle attività istituzionali svolte sul territorio nazionale, sia dal punto di vista organizzativo che da quello finanziario.
Il decreto prevede inoltre risorse stanziate per le missioni in Bosnia, ad Hebron, a Rafah, in Sudan, a Cipro, in Iraq e in Kosovo.
Di particolare importanza è da notare nel decreto in discussione la normativa che prevede l'impiego di militari o di contractor privati sulle navi italiane, per scoraggiare e per difendersi dal pericolo della pirateria sulle coste africane e nell'Oceano indiano. Qui mi corre l'obbligo di ricordare, come ha fatto in precedenza il senatore Castelli, il recente fatto di cronaca che ha interessato due nostri marò, Latorre e Girone, vittime di un fermo da parte delle istituzioni indiane. Fermo peraltro illegittimo, secondo le norme internazionali, e per il quale auspico che il Governo si attivi a chiedere ed imporre la doverosa restituzione dei nostri rappresentanti.
Concludo, signor Presidente, dicendo che, grazie a questo decreto, si possono soddisfare due fondamentali esigenze: il mantenimento degli impegni internazionali e una riduzione dei costi. Infatti, il decreto riduce complessivamente di 100 milioni di euro gli stanziamenti rispetto all'anno scorso.
Mi consenta, signor Presidente, di ringraziare i colleghi Cabras e Gamba per l'ottimo lavoro da loro svolto sia in Commissione che in Aula. (Applausi dal Gruppo PdL).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Contini. Ne ha facoltà.