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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 676 del 21/02/2012


MANTICA (PdL). La riduzione del contingente italiano nelle missioni internazionali è un passaggio da non sottovalutare perché riflette un mutamento di strategia nella politica estera. Si vuole riportare l'uso dello strumento militare all'interno di un quadro complessivo di politica internazionale. A proposito dell'Afghanistan e di altre missioni in via di conclusione, allora, occorre definire con chiarezza quali obiettivi si pone l'Italia dopo il ritiro dei suoi contingenti militari e quali impegni intenda assumere per la fase successiva con i Paesi interessati. Con riferimento alla vicenda dei militari italiani fermati in India, il primo obiettivo deve essere quello di ottenerne la liberazione. L'Italia dovrebbe forse far sentire maggiormente la sua presenza avvicinando alle coste indiane l'unità Grecale che sta operando in zona. Occorre inoltre punire chi ha irresponsabilmente consegnato alle autorità indiane i marò, che hanno certamente agito secondo le procedure. La vicenda libica segnala innanzitutto la necessità di una riforma della NATO che impedisca per il futuro che singoli membri decidano per conto degli altri. Ma serve anche chiarire che tipo di impegno l'Italia intende garantire: in Libia infatti oggi non c'è una primavera araba, non c'è un Governo nazionale, il territorio è conteso da milizie tribali, la tortura è praticata, l'illegalità è diffusa. Nell'area mediorientale, grandi preoccupazioni destano anche la situazione in Siria, dove è in atto non una battaglia per la libertà e la democrazia, ma una guerra civile sostenuta da potenze regionali sunnite, ed il ruolo sempre più aggressivo dell'Iran. In questo scenario di grande instabilità, nel quale il contrasto tra sunniti e sciiti maschera enormi interessi economici e politici, va completamente ripensata la missione UNIFIL in Libano.

Presidenza del vice presidente CHITI