AMATO (PdL). La dolorosa vicenda dei due militari, cui esprime vicinanza e solidarietà, imbarcati a protezione di una petroliera italiana e sottoposti a fermo dalla polizia indiana non deve pregiudicare la partecipazione italiana alle operazioni internazionali di contrasto della pirateria. Le modifiche che il decreto-legge apporta alla legge n. 130 del 2011, che ha autorizzato l'imbarco di team armati di autodifesa sulle navi italiane, non risolvono i dubbi applicativi e disegnano un quadro derogatorio poco coerente. L'articolo 5 della legge n. 130 deve essere non riformato bensì attuato: nel Golfo di Aden non esistono alternative alla protezione armata del commercio marittimo e, a distanza di sei mesi dall'approvazione della legge, gli armatori non possono ancora impiegare nelle navi operatori privati specializzati per impedire eventi che hanno costi economici e umani imprevedibili. Occorre dunque introdurre piena libertà di scelta per l'armatore tra l'opzione militare e l'opzione privata, che eviterebbe complicazioni diplomatiche, e procedere rapidamente all'emanazione del decreto ministeriale che definisce le modalità di impiego dei servizi di vigilanza sulle navi. (Applausi dal Gruppo PdL).