i recenti provvedimenti finanziari del Governo hanno evidenziato alcune criticità per le Regioni a statuto speciale in materia di imposizione di accisa sull'energia elettrica e in merito all'applicazione della nuova imposta municipale unica (IMU);
entrambe le misure comportano conseguenze finanziarie pesantemente negative che necessitano di un percorso finalizzato a trovare un punto di equilibrio in grado di rispondere positivamente alle esigenze di bilancio delle Regioni e delle Province autonome;
l'aumento delle accise, previsto nel decreto cosiddetto "salva Italia", e la seguente destinazione di tutte le entrate in argomento al pagamento dei debiti dello Stato in deroga alle devoluzioni dovute alle Regioni e alle Province a statuto speciale previsto nel successivo decreto sulla competitività comportano un diverso trattamento rispetto alle Regioni a statuto ordinario per le quali l'aumento delle accise verrà "compensato" con una contestuale soppressione delle addizionali provinciali e comunali, lasciando invariato il carico tributario, così come per quelle a statuto speciale;
i decreti emanati a fine 2011 dal Ministero dell'economia e delle finanze, infatti, escludono la possibilità di operare in materia finanziaria differenziazioni tra le regioni a statuto speciale e quelle a statuto ordinario; e tuttavia mentre sul resto del territorio nazionale hanno cessato di essere applicate le addizionali comunali e provinciali all'accisa sull'energia elettrica, non ne è stata contestualmente prevista la soppressione nelle regioni autonome e nelle province di Trento e Bolzano;
tale doppia imposizione è evidentemente iniqua e fortemente penalizzante nei confronti delle autonomie regionali;
premesso, inoltre, che:
la cosiddetta manovra salva Italia varata con decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge di conversione 22 dicembre 2011, n. 214, recante "Disposizioni urgenti per la crescita, l'equità e il consolidamento dei conti pubblici", introduce la nuova Imu;
la ripartizione del gettito dell'Imu a livello territoriale, in particolare la ripartizione tra Regioni a statuto ordinario e regioni a statuto speciale, viene fatta con riferimento alla variazione totale di gettito senza tenere conto del fatto che ai Comuni dovrà andare solo una parte delle maggiori entrate;
gli enti locali delle Regioni a statuto speciale, quindi, sopportano, oltre ai tagli sui trasferimenti dallo Stato, anche le minori entrate derivanti dal passaggio Ici-Imu;
in particolare, non solo si vedono privati dei trasferimenti ordinari previsti fino al 2012 a compensazione della mancata applicazione dell'Ici sulla prima casa, ma vengono anche onerati della previsione di contribuzione al bilancio statale e colpiti da minori gettiti Imu;
considerato che:
le Regioni a statuto speciale, in virtù della loro autonomia, gestiscono con proprie risorse la sanità, gli enti locali, le grandi infrastrutture e contribuiscono in maniera rilevante al risanamento dei conti pubblici nazionali;
gli interroganti ritiengono che le disposizioni sopra riportate, oltre a non consentire agli enti locali di chiudere i propri bilanci, creano una disparità di trattamento fra i cittadini delle regioni a statuto ordinario e quelli delle regioni a statuto speciale;
si chiede di sapere se il Presidente del Consiglio dei ministri e i Ministri in indirizzo intendano assumere iniziative di competenza al fine di: 1) assicurare alle Regioni a statuto speciale un trasferimento diretto a neutralizzare gli effetti dell'articolo 13, comma 14, lettera a), del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, nei rapporti finanziari tra i livelli di governo; 2) assegnare ai Comuni e alle Province delle Regioni autonome un trasferimento compensativo delle minori entrate riscosse derivante dalla applicazione dell'addizionale sulle accise all'energia elettrica; 3) evitare che dal 1° gennaio 2012 sia applicata l'addizionale all'accisa sull'energia elettrica non debba essere applicata alle Regioni e alle Province a statuto speciale.
(4-06901)