la crisi sistemica, prodotta dall'avidità dei banchieri con il ricorso ai derivati ed alla finanza spregiudicata che ha divorato l'economia reale, è la principale causa delle crisi aziendali, che in Italia ha messo sul lastrico nell'ultimo biennio circa 300.000 lavoratori licenziati e gettati in mezzo alla strada. Non si contano più le imprese che, dopo aver utilizzato risorse pubbliche, hanno distratto i fondi per destinarli o dirottarli all'estero a disposizione di amministratori infedeli, alcuni già rinviati a giudizio dai magistrati. La tenaglia della crisi non lascia spazio all'ottimismo prefigurando un 2012 molto fosco, soprattutto per le crisi aziendali in corso. Al Ministero dello sviluppo economico sono oltre 230 i tavoli aperti per affrontare situazioni di crisi aziendali con 300.000 lavoratori coinvolti. «Le vertenze attive con tavoli che si convocano frequentemente -hanno spiegato all'agenzia TM News fonti del ministero vicine al dossier ai primi di gennaio 2012 - sono oltre un centinaio, poi ci sono vertenze che invece hanno una dimensione un po' meno pressante e arriviamo a 230 tavoli. Sono coinvolti oltre 300mila lavoratori e i posti a rischio sono tra i 30mila e i 40mila"» (si veda l'articolo pubblicato su "Il Giornale" il 1° gennaio 2012). I settori più colpiti sono quello dei trasporti, del tessile, delle telecomunicazioni, ma anche l'auto viene monitorata da vicino visto che la situazione non solo in Italia è preoccupante. Intervengono i leader sindacali. In data 19 febbraio 2012, "Presa Diretta", la trasmissione di Riccardo Iacona andata in onda su Rai3, ha documentato una dura realtà di proteste e di disperazioni di migliaia di lavoratori, che devono addirittura prenotare i marciapiedi di via Molise a Roma, davanti il Ministero dello sviluppo economico, per far sentire la loro voce. Storie di disperati che, dopo essere stati messi in mobilità o licenziati, non sanno più come riuscire a dare da mangiare alle proprie famiglie, né ad assicurare un futuro ai propri figli;
Salvatore Cannavò, in un articolo pubblicato su "il Fatto Quotidiano" del 19 febbraio 2012, anticipa la storia di Sigma Tau, trattata nella puntata serale di "Presa diretta": «Ricordate i dipendenti della Sigma Tau che hanno fermato il pullman della Roma calcio facendo scendere Francesco Totti? La ricerca di visibilità alla vertenza, dopo che l'azienda ha aperto la procedura di cassa integrazione per 569 dipendenti, era il frutto della rabbia e della disperazione di chi ha sempre contestato che i conti fossero in rosso e che l'azienda non potesse rilanciarsi seriamente. A confortare quella radiografia provvede ora il "Processo verbale di constatazione" che l'Agenzia delle Entrate ha redatto nella sede della società farmaceutica, la seconda per importanza in Italia, il 30 luglio 2010 e che sarà oggetto stasera dalla trasmissione Presa diretta di Riccardo Iacona in onda alle 21,30 su Rai3. Un documento poderoso, 117 pagine, e nel quale gli ispettori del fisco contestano alla Sigma Tau una procedura di evasione fiscale non solo particolarmente sofisticata, per quanto comunemente diffusa, ma tale da pregiudicare i bilanci del gruppo e giustificare, così, la cassa integrazione. La procedura sospetta si chiama "Transfer pricing" e consiste in un trasferimento illecito di valore da una società del gruppo a una consorella estera che pagherà le tasse al posto della prima. Ma se la consorella estera è collocata in un paradiso fiscale il guadagno è notevole. Sigma Tau è il secondo operatore farmaceutico in Italia e ha consociate in Francia, Svizzera, Olanda, Portogallo, Spagna, Germania, Regno Unito, India, Stati Uniti e Sudan. Insomma è un colosso che oltre a produrre direttamente i farmaci li commercializza in Italia e all'estero. Ma è proprio sugli affari realizzati con le consociate che si sono concentrati i riflettori degli ispettori fiscali. La consociata portoghese, Defiante, ha infatti sede nell'isola di Madeira, territorio portoghese anche se situato 900 chilometri più a sud nell'Oceano Atlantico, noto paradiso fiscale. Si tratta di una società che si occupa prevalentemente di acquistare licenze e brevetti per poi rivenderli. Per la Defiante, la Sigma Tau ha svolto anche l'attività di produzione e rivendita di prodotti (il Bentelan o il Betnesol per esempio) assumendosi costi e rischi che sarebbero dovuti essere adeguatamente compensati. Gli ispettori si sono chiesti se "le determinazioni dei prezzi di trasferimento siano conformi alla normativa in materia di transfer pricing" stabilite dalla legge. La risposta è stata negativa perché secondo i verbalizzanti "la Sigma Tau avrebbe erroneamente quantificato (...) i componenti di reddito derivante dalle transazioni intercorse con diverse società appartenenti al medesimo Gruppo". Facendo un confronto con società comparabili si scopre, ad esempio, che mentre il livello medio di profittabilità dell'attività in questione è del 6,6 per cento, la Sigma Tau nel 2007 subisce una perdita del 16,1 per cento. "I prezzi di vendita applicati alla Defiante non permetterebbero di far fronte ai rilevanti costi di produzione" in contro tendenza rispetto ai risultati ottenuti con le altre consociate. Facendo i raffronti con società analoghe e comparabili gli ispettori hanno quantificato in 11,55 milioni di euro i minori ricavi che la Sigma Tau ha contabilizzato in Italia evadendoli al fisco. I minori ricavi del 2007 sono già la metà delle denunciate da Sigma Tau nel 2010 pari a 20 milioni di euro. Defiante, inoltre, come mostrano gli approfondimenti fatti da Presa diretta moltiplica tra il 2000 e il 2010 il suo patrimonio netto portandolo da 31 a 310 milioni di euro. Nello stesso periodo il patrimonio dell'azienda italiana, passa da 123 a 34 milioni di euro. Solo che a Madeira, sede della Defiante, praticamente non si pagano le tasse e solo recentemente sono state introdotte aliquote dell'1, 2 e 3 per cento. L'Iva, invece, è al 13 per cento, la più bassa d'Europa. In Italia, invece, Sigma Tau ha avviato una ristrutturazione pesante con la cassa integrazione e il ridimensionamento del centro di ricerca. "Che ne dice il governo e il ministro Passera?", chiede Riccardo Iacona. Il caso vuole che Passera sia tirato in ballo in più aspetti. Non solo perché come ministro è incaricato di gestire le crisi aziendali, ma anche per il suo passato da banchiere. È stata la "sua" Banca Intesa, infatti a finanziare, con 300 milioni di euro, l'acquisto delle attività statunitensi legate alle malattie rare della Enzon, acquisto che ai lavoratori è sembrato l'avvio di uno spostamento all'estero (negato decisamente dall'azienda). Banca Intesa possiede poi il 5 per cento di Sigma Tau Finanziaria Spa. Infine, il teatro di questa probabile "furbata" è il paradiso fiscale di Madeira lo stesso da cui (ne hanno scritto Mario Gerevini sul Corriere della Sera e Vittorio Malagutti sul Fatto Quotidiano) la famiglia Passera ha fatto rientrare una consistente liquidità, superiore a 10 milioni, parcheggiata in attesa di impieghi più redditizi»,
si chiede di sapere:
se il meccanismo del transfer pricing, che consiste in un trasferimento illecito di valore da una società del gruppo a una consorella estera che pagherà le tasse al posto della prima, sia stato utilizzato da Sigma Tau, tramite la consociata portoghese, Defiante, con sede legale nel paradiso fiscale dell'isola di Madeira, con la finalità di frodare il fisco;
se i meccanismi fraudolenti, come quelli scoperti da "Presa diretta", di minori ricavi del 2007 pari ad 11 milioni di euro, circa la metà denunciate da Sigma Tau nel 2010 pari a 20 milioni di euro sottratti al fisco italiano, non abbiano consentito alla controllata Defiante di moltiplicare tra il 2000 e il 2010 il suo patrimonio netto portandolo da 31 a 310 milioni di euro, depauperando il patrimonio dell'azienda italiana, passato nello stesso periodo da 123 a 34 milioni di euro;
se il Ministero dello sviluppo economico non abbia il dovere di controllare le gestioni di bilancio, prima di dare il nulla osta ai piani di ristrutturazione presentati dalle aziende in crisi, e se abbia verificato il piano avviato da Sigma Tau, azienda leader nel settore farmaceutico, che in una fase difficile di crisi, nonostante abbia superato i budget prefissati nel 2011, ha messo in mezzo ad una strada 569 lavoratori a rischio cassa integrazione e ha progettato il ridimensionamento del centro di ricerca;
quante siano le crisi aziendali, quanti i lavoratori coinvolti e se risulti che la gestione del piano di crisi della Sigma Tau, che ha inviato lettere di licenziamento perfino ai lavoratori in coma ricoverati in ospedale, protetti dalle leggi sul lavoro, o gravemente ammalati, abbia risentito degli intrecci azionari dell'azienda con banca Intesa.
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