ORDINE DEL GIORNO
CAFORIO, PEDICA, BELISARIO, GIAMBRONE, BUGNANO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, MASCITELLI, PARDI
Il Senato,
premesso che:
come appreso dalla nota finale diffusa dal Quirinale in data 8 febbraio 2012, il Consiglio Supremo di Difesa guarda alla progressiva integrazione multinazionale delle Forze Armate nell'ambito europeo della Politica di Sicurezza e Difesa Comune (PSDC) come ad un passaggio ormai ineludibile nel processo di riorganizzazione e di potenziamento delle capacità di intervento del nostro strumento militare;
considerato che:
l'attuale modello di difesa, concepito ai tempi della guerra fredda, in presenza di grandi risorse statali e della necessità di riavviare il settore industriale del Paese, risulta essere - non certo per responsabilità degli appartenenti alle Forze annate, ma per una programmazione errata compiuta dai vari Esecutivi succedutisi nel tempo, nonché per una volontà di soddisfare più le esigenze industriali attinenti alla difesa, piuttosto che la difesa stessa - arretrato rispetto al nuovo scenario politico internazionale caratterizzato da nuovi fattori di rischio e minacce;
l'attuale modello di difesa, basato sulla sospensione del servizio di leva obbligatorio ed il passaggio al reclutamento volontario, nonostante gli ottimi risultati raggiunti oltre i confini nazionali, necessita di ulteriore rivisitazione al fine di permettere all'Italia di ritornare ad essere uno dei principali attori sulla scena di politica estera e di sicurezza internazionale, senza tuttavia aumentare gli stanziamenti per i sistemi d'arma, ma semplicemente operando nell'alveo delle organizzazioni nazionali e sovranazionali cui appartiene, contribuendo ad indirizzarne, con spirito critico, le decisioni e, soprattutto, integrando propri uomini e mezzi alle forze messe a disposizioni da altri Paesi;
a tal proposito, come peraltro già rilevato dalla «Commissione di alta consulenza e studio per la ridefinizione complessiva del sistema di difesa e sicurezza nazionale», il nuovo sistema di difesa, integrato all'interno del modello di difesa europeo, dovrà necessariamente essere ridisegnato non solo in relazione alla mera compatibilità finanziaria, ma con il contributo ampio di esperti del settore, di esponenti della società civile, oltre che, come previsto dalla Costituzione, del Parlamento, rispondendo in tal modo alla duplice esigenza di contrastare le minacce alla sicurezza in modo più efficace ed efficiente e di ridurre i costi legati all'azione di contrasto;
un nuovo modello di Difesa è, oltre che possibile, necessario al fine di raggiungere una più alta flessibilità di impiego degli uomini e dei mezzi oggi disponibili, oltre che al fine di avere una comparabilità in termini di efficienza dei mezzi impiegati sia dalle singole Forze annate che dalle Forze armate nel loro complesso tra i diversi Paesi dell'Unione europea, per arrivare ad un modello migliore anche e soprattutto in termini di dispendiosità, che dovrà esser rappresentato dal modello europeo;
ritenuto che:
con il decreto-legge 29 dicembre 2011, n. 215, di cui alla presente conversione in legge con modificazioni, si rinnovi il problema del rifinanziamento delle missioni internazionali, riemergendo in tutta la sua chiarezza la mancanza di una «strategia d'insieme» italiana, nonché la mancanza di una legge quadro che disciplini in nostro impegno nelle missioni internazionali, oltre che la tendenza - mostrata sia dal precedente Governo, ma anche dall'attuale - a trattare tale delicata materia come una semplice proroga di un termine temporale;
impegna il Governo a:
a mettere in atto, soprattutto in un periodo di crisi come quello attuale, provvedimenti finalizzati alla razionalizzazione delle spese relative alla partecipazione del nostro Paese alle missioni internazionali cui già partecipa e parteciperà, sostenendo la non più rinviabile approvazione di una legge quadro in materia, oltre che la realizzazione di un modello di difesa basato sulla professionalità delle Forze armate e non sulla precari età delle stesse, formulando proposte in considerazione del fondamentale programma di difesa europeo ed incentivando ogni tipo di possibile cooperazione finalizzata alla costruzione dell'ambizioso programma europeo