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Legislatura 16 - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 674 del 14/02/2012


RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del vice presidente NANIA

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 16,42).

Si dia lettura del processo verbale.

BONFRISCO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana dell'8 febbraio.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico

PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.

Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 16,45).

Sulla scomparsa del senatore Mario Gasbarri

PRESIDENTE. (Si leva in piedi e con lui tutta l'Assemblea). Onorevoli colleghi, è con vivo e profondo dolore che devo annunciare all'Assemblea l'improvvisa e prematura scomparsa del collega Mario Gasbarri, un collega mite, avvenuta lo scorso 11 febbraio. La figura del senatore Gasbarri, che è stato componente di questa Assemblea per tre legislature, sarà ricordata in una prossima occasione alla presenza della famiglia.

Sono certo di manifestare il sentimento concorde di tutta l'Assemblea nell'esprimere il profondo cordoglio e la viva partecipazione del Senato al dolore dei familiari, degli elettori e dei senatori del Gruppo parlamentare del Partito Democratico. Nel commosso ricordo del nostro affezionato collega, invito l'Assemblea ad osservare un minuto di silenzio e di raccoglimento. (L'Assemblea osserva un minuto di silenzio. Applausi).

Discussione del disegno di legge:

(3124) Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 29 dicembre 2011, n. 216, recante proroga di termini previsti da disposizioni legislative (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale) (ore 16,47)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 3124, già approvato dalla Camera dei deputati.

Prima di passare all'esame del provvedimento, avverto che la Commissione bilancio non ha potuto completare il proprio parere, in particolare sugli emendamenti.

Tuttavia, in relazione all'imminente scadenza del decreto-legge, per il quale le Commissioni di merito propongono un cospicuo numero di emendamenti, e in previsione quindi di un'ulteriore lettura da parte della Camera dei deputati, nel corso di questa seduta avrà in ogni caso luogo la discussione generale.

Nel frattempo le Commissioni impegnate nell'esame di altri decreti-legge assegnati al Senato, in particolare la 10a Commissione permanente, sono autorizzate a proseguire i propri lavori anche in concomitanza con la discussione in Assemblea.

I relatori, senatori Malan e Mercatali, hanno chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni, la richiesta si intende accolta.

Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore, senatore Malan.

MALAN, relatore. Signor Presidente, il decreto-legge cosiddetto milleproroghe è un appuntamento fisso della nostra attività legislativa, una sorta di manutenzione che viene fatta su parecchi provvedimenti e diverse attività dello Stato e delle pubbliche amministrazioni. Si tratta di fare degli aggiustamenti, che possono essere piccoli o più consistenti, su norme che andrebbero modificate o forse a volte eliminate, ma che, come soluzione intermedia, vengono o posticipate o prorogate nella loro efficacia. Ad ogni modo, è un'attività che risulta estremamente utile perché, anche se non ci sono norme che passeranno alla storia come riforme altisonanti ed epocali, si occupa di tanti piccoli provvedimenti che risolvono problemi relativi alla pubblica amministrazione, ma anche e soprattutto situazioni che riguardano cittadini, imprese, amministrazioni locali, ossia le varie attività del nostro Paese. A tale proposito, siamo riusciti ad introdurre degli interventi opportuni.

Sul decreto-legge milleproroghe vengono spesso sollevate aspettative anche sproporzionate rispetto alle possibilità reali di un provvedimento del genere, ma non tutte le aspettative possono essere soddisfatte. Nell'esame svolto, abbiamo affrontato alcune questioni, su cui ora non mi soffermerò, perché penso che ci sarà occasione di fare degli approfondimenti nel corso della discussione generale, oppure in seguito. Non si deve infatti pensare che alcune situazioni che non abbiamo risolto nella discussione in Commissione non possano essere risolte in seguito. Ricordo che siamo in sede di conversione di un decreto-legge recante proroghe e quindi non si può pensare ad uno stravolgimento di normative approvate in altra sede, ma si possono fare alcuni interventi puntuali, come abbiamo fatto, demandando ad altra sede la risoluzione dei problemi.

Vorrei ringraziare tutti i colleghi delle Commissioni affari costituzionali e bilancio, i presidenti Vizzini ed Azzollini, e gli Uffici che ci hanno dato un grande supporto. Credo che abbiamo fatto un lavoro soddisfacente. Ripeto, alcune questioni restano in sospeso, in attesa di essere affrontate in circostanze in cui i vari temi si possano davvero approfondire, senza andare fuori dalla materia propria di un decreto-legge, per di più di un decreto-legge così specifico.

Credo che gli interventi fatti siano stati opportuni, toccando diversi settori, dalle pensioni all'assistenza, dalle assunzioni nella pubblica amministrazione alla scuola, dalle assicurazioni ai rifugi di montagna e a tanti altri settori, sui quali abbiamo fatto un buon lavoro.

Ringrazio tutti coloro che hanno presentato emendamenti, sia coloro i cui suggerimenti sono stati accolti dalla Commissione sia coloro i cui suggerimenti non è stato possibile accogliere, perché hanno dato un supporto alla discussione e hanno accettato le decisioni prese a maggioranza dalla Commissione, consentendo comunque di arrivare al termine dei lavori in un tempo estremamente breve, visto che abbiamo iniziato l'esame la settimana scorsa e che abbiamo finito poche ore fa, consentendo al provvedimento di andare in Aula nei tempi previsti dal calendario. (Applausi dai Gruppi PdL e PD).

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Mercatali.

MERCATALI, relatore. Signor Presidente, mi associo ai ringraziamenti per il lavoro che abbiamo fatto in Commissione e che abbiamo svolto, questo va detto, in un tempo molto breve. Il provvedimento era infatti molto complesso e conteneva la modifica di molte norme, mentre il tempo a disposizione delle Commissioni e, conseguentemente, anche dell'Aula del Senato, è molto, ma molto limitato.

Non nego che di fronte a molte di queste norme complesse ci siamo trovati in alcuni casi in difficoltà, e in altri in carenza di un supporto qualificato per poter prendere le decisioni migliori. Alla fine, quando abbiamo deciso, qualche volta ci veniva da chiederci se avessimo fatto la scelta più giusta, perché quando non si hanno tutti gli strumenti a disposizione, molte volte si corre qualche rischio. Credo che alla fine, grazie al contributo che vi è stato da parte dei membri delle due Commissioni, un contributo quasi corale, da chi si colloca con più convinzione a sostegno del Governo, a chi si colloca con minore convinzione a sostegno del Governo, a chi si colloca all'opposizione, sia uscito un buon lavoro.

Aggiungo una considerazione a quanto detto dal collega Malan: penso che il milleproroghe sia un'usanza da interrompere. Lo dico dopo la mia prima esperienza da relatore su questo provvedimento. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Astore). Mi chiedo anche quale sia un altro Paese che abbia questo tipo di usanza. Io non credo esista un altro Paese in cui si interviene per prorogare il provvisorio, perché la cosa incredibile di questo provvedimento è che si proroghi il provvisorio e si intervenga nella legislazione con misure di carattere normativo e finanziario che possono aprire delle vere e proprie falle, legislative e finanziarie, nella legge di stabilità. Non sono certo che tutti gli emendamenti che abbiamo accolto non aprano questioni serie nella legge di stabilità che abbiamo approvato, perché i meccanismi di controllo che si esercitano sono sicuramente molto più rigorosi sulla legge di stabilità e molto meno rigorosi sul milleproroghe. Nel nostro caso, poi, per la ristrettezza dei tempi, ancora meno. Credo quindi che occorra fare molta attenzione. Oltretutto, il complesso normativo della legge di stabilità è inquadrato in una legislazione di carattere europeo, che presuppone un estremo rigore e un'estrema attenzione agli altri provvedimenti che si adottano, e il milleproroghe non è sicuramente un provvedimento che va in questa direzione.

Alla fine però, fatte queste considerazioni e sottolineato il fatto che con grande serietà e con grande impegno ci siamo dedicati, in questi 7-8 giorni di lavoro, a porre grande attenzione sui molti temi all'esame, voglio anche dire che vi è stata da parte del Governo una grande disponibilità a seguire il percorso della Commissione e a raccogliere i suoi suggerimenti.

Mi soffermo, nel merito, su tre questioni che abbiamo valutato con particolare attenzione. La prima è quella dei lavoratori esodati. Tutti voi sapete che quello di cui si sta parlando e che abbiamo affrontato è un tema delicato. Infatti, nel percorso della creazione di queste situazioni di lavoratori esodati, individuali o collettivi, è intervenuta nel mezzo una riforma della previdenza molto importante. È evidente che una questione come questa apre tutta una serie di problematiche che, se rapportate ad una riforma, sono complicate da affrontare. Ci aspettavamo da parte del Governo una maggiore apertura, perché in un percorso di questo tipo ci saranno molte situazioni da sanare e che genereranno dei contenziosi. Abbiamo avuto da parte del Ministro del lavoro un atteggiamento molto rigoroso a difesa di una legge da poco approvata e comprendiamo anche che un Ministro, di fronte ad una legge approvata che introduce il sistema contributivo, che si uniforma all'Europa, non voglia fare passi che diano l'idea che si torni indietro rispetto a misure approvate.

Il tema era molto delicato e abbiamo chiesto per questo un'audizione; il Ministro è intervenuto in Commissione (chiedo scusa se mi dilungo su questo aspetto, ma per noi era molto importante) ed abbiamo approvato un ordine del giorno che impegna il Governo ad accompagnare quei lavoratori che si troveranno coinvolti nel loro percorso di avvicinamento alla pensione con interventi che in qualche modo supportino tale processo. Per noi questo è un impegno molto importante, che non era stato assunto in questa misura alla Camera e che è stato preso invece in Commissione qui al Senato con un ordine del giorno che abbiamo approvato all'unanimità. Da questo punto di vista, quindi, non abbiamo ottenuto risultati precisi sul versante emendativo, ma abbiamo ottenuto un importante impegno del Governo ad accompagnare, nel loro percorso verso la pensione, quelle categorie che si troveranno coinvolte nel mezzo di questo processo di riforma in una situazione personale o collettiva, così da pervenire al superamento della posizione di esodati.

Lo stesso dicasi anche per i pensionamenti del personale della scuola. A questo proposito, vorrei fare un piccolo appunto al Governo, anche per i tempi stretti. Do la giustificazione dei tempi stretti, ma, rispetto ad un emendamento che tendeva ad affrontare una situazione del collocamento in pensione del personale scolastico, c'è una differenza di quantificazione molto significativa tra la Commissione ed il Governo, e quindi servirebbe una relazione tecnica precisa e puntuale. Non vi è stata la possibilità di averla e alla fine l'emendamento che io personalmente come relatore avevo proposto non è stato approvato, e per noi questo è un limite molto significativo. Non facciamo di questo una questione di vita o di morte del provvedimento che andiamo ad approvare, ma certo ci sarebbe piaciuta una maggiore precisione ed una maggiore puntualità su una questione che riguardava la vita lavorativa di molte persone.

Nel contempo, devo apprezzare il fatto che però su una serie di questioni sono stati accolti emendamenti importanti e concludo il mio intervento ringraziando i colleghi delle due Commissioni, il Governo che ci ha accompagnato e, in particolare, i due Presidenti che hanno svolto un lavoro molto delicato di raccordo tra le Commissioni ed il Governo; un lavoro preziosissimo su tutta una serie di emendamenti che alla fine, in alcuni casi sono stati approvati, in molti altri respinti, ma sicuramente il lavoro è stato fatto con grande impegno e con grande serietà. (Applausi dai Gruppi PD, PdL e dei senatori Astore e Mascitelli).

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.

È iscritto a parlare il senatore Giambrone. Ne ha facoltà.

GIAMBRONE (IdV). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori rappresentanti del Governo, prendo brevemente la parola in discussione generale per rappresentare la posizione del Gruppo dell'Italia dei Valori sul provvedimento in esame per le materie di competenza della 7a Commissione, con riferimento in particolare al comparto della scuola.

Occorre sottolineare la difficoltà di realizzare un dialogo tra il Governo, proponente questo decreto-legge, e il Parlamento, perché puntualmente ci si deve scontrare con l'apposizione di una possibile questione di fiducia. È già accaduto alla Camera dei deputati e speriamo non riaccada in Senato, sede nella quale l'Italia dei Valori avrebbe voluto poter contribuire a modificare il testo ricevuto. Purtroppo, questo rischia di non avvenire - lo avevamo detto - e temiamo possa diventare un vero problema. Purtroppo, all'interno delle Commissioni competenti, non è stato praticamente prestato alcun ascolto da parte del Governo e della maggioranza che lo sostiene, né tanto meno c'è stata condivisione delle proposte emendative da noi presentate.

Sul provvedimento nel suo complesso - seppur inizialmente, e a differenza di tante altre volte, esso non fosse definibile quale "mezzo su cui caricare tutto", in quanto il testo era oggettivamente omogeneo nel contenuto - dobbiamo purtroppo ricrederci. In esso, in Commissione, si è inserito di tutto, tranne le proposte migliorative che il nostro Gruppo, l'Italia dei Valori, aveva presentato.

Non si comprendono i motivi per i quali il Governo e anche i relatori, nell'altro ramo del Parlamento come in questo, non abbiano inteso recepire taluni allarmi direttamente nel testo del decreto.

Non sarà certo con gli ordini del giorno, cari colleghi e membri del Governo, che cambieremo il volto del nostro Paese e - per l'ambito di nostra competenza, ovvero quello della 7a Commissione - tanto meno quello della scuola, dei suoi operatori e studenti.

Su questo problema intendiamo soffermarci. Sia in Commissione, ma anche per l'esame che ci accingiamo a svolgere, il nostro Gruppo ha provveduto a presentare emendamenti volti al miglioramento delle situazioni di disagio oggi esistenti nel mondo della scuola. In particolare, signor Presidente, ci preme sottolineare in questa sede - visto che in Commissione non ci è stato possibile farlo, a causa della improponibilità di alcuni emendamenti - l'importanza che rivestirebbero talune norme proposte, se approvate, per il mondo della scuola. Mi riferisco, nell'ordine, all'incomprensibile improponibilità dell'emendamento 6.65 e al respingimento degli emendamenti 1.46 e 14.11.

Il primo emendamento da me citato, cari colleghi, prevedeva la soluzione dell'incredibile situazione in cui versano oggi gli operatori della scuola della classe 1952. La legge previgente, modificata dalla manovra Monti, consentiva agli insegnanti di chiedere di andare in pensione, dal 1° gennaio fino al 31 agosto di ogni anno, con 60 anni di età e 36 anni di contribuzione oppure 61 anni di età più 35 anni di contribuzione (la cosiddetta quota 96). Oggi la cosiddetta finestra per andare in pensione prevede che i requisiti di cui sopra devono essere detenuti alla data del 31 dicembre 2011.

Tuttavia, come tutti sappiamo bene, compreso il legislatore, l'anno scolastico non coincide con l'anno solare per cui, così facendo, i nati nell'anno 1952, rispetto ai nati nell'anno precedente, ad esempio, sono oggettivamente svantaggiati in modo significativo. Tutto ciò non può accadere. Lo abbiamo detto con chiarezza in Commissione e continuiamo a sostenerlo in Aula: anche 7 anni in più di lavoro, a parità di requisiti, per un giorno di differenza sulla data di nascita.

Il Governo, nell'altro ramo del Parlamento, ha accolto un ordine del giorno con il quale si è impegnato a risolvere il problema. Tuttavia, l'Italia dei Valori non comprende il perché di questo rinvio alle calende greche, quando avevamo oggi, in questa sede, un'occasione all'ordine del giorno dei nostri lavori, una opportunità per cambiare la forte disparità che intendiamo comunque sfruttare con la nostra presenza in Aula. Speriamo vivamente che il Ministro del lavoro e quello dell'istruzione possano dare una risposta a tale quesito e, quindi, alle decine di migliaia di operatori della scuola che si trovano in questa situazione.

Continuando, ed allo stesso modo, con lo stesso percorso, numerosissimi Comuni d'Italia sono impossibilitati ad assumere il personale necessario allo svolgimento delle attività di scuola dell'infanzia. Ciò grazie ad un'interpretazione molto restrittiva del disposto di norme vigenti, relative al calcolo del costo degli enti locali. Come nel caso precedente, durante l'esame della Camera dei deputati, non un ordine del giorno, ma addirittura un emendamento è stato approvato per risolvere la drammatica situazione sopradescritta. Nonostante ciò, l'Italia dei Valori ritiene che l'attuale disposto del comma 6-bis dell'articolo 1 non sia sufficiente ad escludere i servizi essenziali - quali le scuole dell'infanzia sono - dall'applicabilità di stringenti norme sul patto di stabilità dei Comuni.

Per questo motivo abbiamo provveduto a presentare l'emendamento 1.46. Per questo motivo, signor Presidente, non comprendiamo come si possa votare contro la specificazione della volontà del legislatore, così come è accaduto in Commissione sull'emendamento 1.46.

Colleghi, l'annosa questione relativa alle graduatorie ad esaurimento per l'insegnamento merita grande attenzione. Come molti colleghi sanno bene in quest'Aula, nel 2007 l'allora Governo di centrosinistra aveva previsto detta categoria insieme con un piano di assunzioni che avrebbe dovuto portare nei ranghi della scuola pubblica ulteriori 150.000 lavoratori; un segnale di attenzione ai problemi della scuola e agli insegnanti che per noi costituiscono un patrimonio importante. Come altrettanto bene sanno tutti in quest'Aula, grazie al Governo Berlusconi e alla sua ministra Gelmini, quel piano è stato smantellato e gli organici della scuola sono stati ridotti significativamente. Poche decine di migliaia di assunzioni a fronte di molte, e più numerose, cessazioni dal lavoro.

Ecco il perché della presentazione del nostro emendamento 14.11, volto a non lasciare esclusi i partecipanti ai corsi speciali abilitanti di cui ai decreti ministeriali MIUR nn. 21 e 85 del 2005.

In deroga a quanto previsto dall'articolo 9, comma 20, del decreto-legge 13 maggio 2011, n. 70, infatti, la proposta emendativa mira a prorogare, in favore di alcune categorie di personale docente, i termini previsti per l'inserimento nelle graduatorie divenute ad esaurimento in forza dell'articolo 1, comma 605, lettera c), della legge 27 dicembre 2006, n. 296.

Al contrario di quanto da noi proposto, il Governo e la maggioranza del Senato, sbugiardando la volontà da loro stessi espressa alla Camera, hanno oggi approvato un nuovo testo del comma relativo alla graduatorie ad esaurimento che è inaccettabile. Si crea una nuova fascia, che non si comprende quando dovrà essere utilizzata - prima o dopo le fasce esistenti - lasciando esclusa una fetta significativa di gente abilitata, professionisti, persone che hanno impiegato il loro studio per avere un posto di lavoro. Mi interesserebbe capire dal Governo, nonché da altri partiti, come si intende fornire un piano di assorbimento della gente inserita nelle graduatorie ad esaurimento.

Cari colleghi, non si può da una parte fomentare le giuste aspirazioni dei lavoratori della scuola, divulgando in pompa magna l'accoglimento di miseri ordini del giorno in un ramo del Parlamento, e dall'altra votare a favore di provvedimenti che quelle stesse aspirazioni distruggono.

Ricordo che non ci è stato permesso di presentare subemendamenti agli emendamenti del Governo di cui alle ultime ore. Tutte proposte, ma non solo queste, che l'Italia dei Valori riteneva di offrire al fine di modificare in meglio il decreto che ci accingiamo a convertire in legge. Questo non è accaduto, e ne siamo oggettivamente dispiaciuti. (Applausi dal Gruppo IdV).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bianconi. Ne ha facoltà.

BIANCONI (PdL). Signor Presidente, colleghi, vorrei rivolgermi al rappresentante del Governo, che in questo momento sta telefonando e, se lei permette, attenderei quindi un secondo, ma soprattutto ai relatori di questo provvedimento. (Commenti dal Gruppo LNP).

MAURO (LNP). Governo! Governo! (Commenti dal Gruppo LNP).

STIFFONI (LNP). Un po' di educazione!

BIANCONI (PdL). Mi scusi, signor rappresentante del Governo, sono stata io a richiamarla. Chiedo scusa, sicuramente la telefonata era molto importante.

Io non sono avvezza a intervenire molto spesso in quest'Aula e, quando lo faccio, normalmente è per perorare situazioni abbastanza drammatiche. Io ho presentato un emendamento a questo decreto-legge cosiddetto milleproroghe e - avendo saputo che il Governo porrà la questione di fiducia, e sarà quindi formalizzato un maxiemendamento - vorrei far presente al Governo, e soprattutto ai relatori, che immagino avranno parte molto importante nella formulazione del maxiemendamento, una problematica estremamente drammatica che in questi dieci giorni è stata sotto gli occhi di tutti, cioè la situazione meteorologica. Gran parte delle Regioni italiane è sotto diversi metri di neve. Io provengo dalla Regione Emilia Romagna, e in particolare da Cesena, una città che è stata su tutti i telegiornali italiani per diversi giorni. Tuttavia, nella stessa situazione di Cesena e delle valli del Savio e del Bidente, erano le Marche, l'Abruzzo, il Molise; adesso, inevitabilmente, il maltempo si sta spostando al Sud.

Signor Presidente, con quell'emendamento si chiede di poter avere una finestra, in quel Patto di stabilità che i Comuni hanno stretto insieme al Governo per essere in Europa, solo e limitatamente per le ordinanze che hanno emanato per fronteggiare la problematica della neve. Si tratta quindi di una finestra limitata, precisa, articolata, che farebbe bene a tutte quelle amministrazioni che in queste giornate, per far rientrare a scuola i loro bambini all'interno dei plessi scolastici, hanno dovuto emanare delle ordinanze e pagare dei tecnici per vedere se le strutture erano ancora agibili. Quei soldi potrebbero rientrare nelle spese del Patto di stabilità che, in questa fase veramente drammatica, chiediamo di poter sforare.

Capisco che siamo in una situazione economica molto particolare, però o il Governo riesce a trovare finanziamenti per aiutare i Comuni, che saranno già impegnati con problematiche infrastrutturali, agricole e quant'altro, oppure dovrà riuscire, anche attraverso questi emendamenti di piccola entità in tema di sforamento del Patto di stabilità, a dare ai Comuni la possibilità di utilizzare i finanziamenti che hanno nel loro bilancio. Chiediamo quindi al Governo di rivedere il proprio atteggiamento rispetto a questi emendamenti, che so essere stati presentati anche da altri colleghi, per dare la possibilità ai Comuni si spendere i soldi per fronteggiare una grande calamità. (Applausi dal Gruppo PdL).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Vallardi. Ne ha facoltà.

VALLARDI (LNP). Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, colleghi, il provvedimento di proroga termini in discussione è molto complesso, come abbiamo capito dalle parole dei colleghi precedentemente intervenuti. Esso amplifica la sua valenza e la sua portata in questo momento di particolare difficoltà economica che i cittadini di questo Paese stanno attraversando. Vista la sua complessità, quando il provvedimento è stato esaminato alla Camera, e ancora di più durante l'esame in Commissione, è stato caratterizzato da numerose proposte emendative da parte del Gruppo della Lega Nord. Tanti sono i temi che sono stati affrontati, ma ben poche sono state le proposte accolte.

Una delle questioni di maggior rilievo, anche per quanto riguarda la Commissione ambiente che da tempo seguo (è una delle grandi battaglie che la Lega Nord sta portando avanti a difesa di particolari categorie produttive deboli di questo territorio: mi riferisco ai piccoli artigiani e ai tanti piccoli agricoltori), è quella concernente il provvedimento relativo al SISTRI, il sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti.

Da circa due anni questo provvedimento incombe, come una specie di spada di Damocle, su tante piccole attività, su tanti piccoli imprenditori, con l'obiettivo - peraltro, oserei dire, condivisibile - di porre fine al traffico illecito dei rifiuti. Quindi, come idea può essere, anzi è sicuramente condivisibile, solo che poi, alla fine, questo provvedimento è stato messo in atto in una delle maniere più disastrose che nella storia della Repubblica si siano mai viste fino ad oggi. Si è creato un grossissimo balzello burocratico, perché si sono assoggettate tante medie, piccole e piccolissime imprese (parlo di tanti artigiani e di tanti piccoli imprenditori) a notevoli aggravi dal punto di vista burocratico, con adempimenti che mai si erano visti a memoria d'uomo, senza neanche lontanamente immaginare il carico economico e fiscale cui queste piccole aziende sono state costrette, in un momento economico dove, secondo noi, il Governo doveva dare una mano invece che introdurre nuovi balzelli dal punto di vista giuridico‑amministrativo.

Sono due anni che la Lega Nord combatte contro questo tipo di iniziative. Qualcuno ci dirà che eravamo anche noi al Governo, ma un conto è rimanere al Governo con il 9 per cento dei voti, un altro proporre disegni di legge, così come abbiamo fatto noi, per cercare di ovviare a questo tipo di situazioni. Noi lo abbiamo fatto, abbiamo proposto disegni di legge in tal senso; fino ad oggi, però, si è sempre cercato di tirare avanti, di procrastinare, mentre noi siamo sempre stati propositivi. Abbiamo infatti evidenziato che il provvedimento relativo al SISTRI è giusto, però deve essere attuato con modalità tali, da una parte, da combattere, giustamente, il traffico illecito dei rifiuti e, dall'altra, da permettere a tutti di rispettarlo in maniera semplice e soprattutto vantaggiosa per tutti. In particolar modo, mi permetto di sottolineare che questo provvedimento va a colpire anche tanti piccoli agricoltori che magari hanno piccoli appezzamenti di terreno e che già fanno fatica a rispettare tutti gli adempimenti giuridici previsti nei vari provvedimenti che ciclicamente, ogni anno, vengono emanati; oggi devono iscriversi anche al protocollo SISTRI, e questa la considero personalmente una grandissima difficoltà. Anche in merito a questo provvedimento la Lega Nord ha chiesto che, per quanto riguarda gli adempimenti dei piccoli agricoltori, si faccia riferimento ai tanti ed efficienti consorzi di gestione dei rifiuti che al Nord stanno già risolvendo questo tipo di problemi e che, secondo noi, dovrebbero continuare in questa direzione.

Il provvedimento all'ordine del giorno si occupa anche dei rifiuti della Campania. Come Gruppo della Lega Nord (e credo di trovare una solidarietà trasversale da parte di altri Gruppi di questo consesso politico) non siamo assolutamente d'accordo alla proroga della gestione dei rifiuti in Campania: non è possibile. Credo che nel nostro Paese esistano, da una parte, situazioni di massima efficienza nella gestione e nella raccolta dei rifiuti (mi riferisco a tante realtà virtuose, soprattutto al Nord, dove la gestione dei rifiuti registra livelli di efficienza che arrivano all'80 per cento nella raccolta differenziata) e, dall'altra, luoghi ove la raccolta differenziata è solo nelle fantasie o nella mente degli amministratori locali: mi riferisco, in particolare, al presidente della Regione Campania Caldoro e al sindaco di Napoli De Magistris, molto bravi a parlare di raccolta differenziata (anche se, ad oggi, dopo un anno e mezzo che il sindaco De Magistris gestisce la città di Napoli, di raccolta differenziata ancora non ne vediamo traccia). Sappiamo benissimo che dal momento della decisione di instaurare un protocollo di raccolta differenziata in una città, al massimo, dopo tre-sei mesi questo inizia a funzionare. Non capiamo quindi perché, al di là delle tante, continue e roboanti dichiarazioni per cui la Campania farà la raccolta differenziata e si risolveranno i problemi nella città di Napoli, ad oggi non si sia ancora visto assolutamente niente.

Bisogna fare qualcosa di serio. Credo che soprattutto in questi luoghi sia molto semplice fare demagogia e continuare a risolvere i problemi con i soldi dei cittadini del Nord. Infatti, in primis lo smaltimento dei rifiuti della Campania e della città di Napoli non viene fatto in quel territorio, dal momento che - lo sappiamo - ancora oggi i rifiuti vengono portati in altre Regioni o all'estero; in secondo luogo, gli investimenti sono stati realizzati non con i soldi dei cittadini della Campania, come sarebbe giusto e corretto, ma con quelli del Governo centrale, quindi in sostanza con i soldi dei cittadini del Nord, che purtroppo sono sempre stati costretti a pagare e continueranno ad esserlo, almeno finché il Nord non si sveglierà in maniera forte e decisa.

Dobbiamo assolutamente fare qualcosa di costruttivo. La soluzione dei problemi di questo Paese non passa certo attraverso l'istituzione dell'imposta municipale unica (IMU), introdotta dal Governo Monti, che abbiamo cercato di combattere attraverso alcuni emendamenti a questo decreto milleproroghe. L'IMU ci sembra una tassa veramente assurda: si è voluto ripristinare la vecchia ICI, che secondo me era una tassa ingiusta e indegna, ma che forse a suo tempo aveva una giustificazione, perché portava risorse agli stessi territori in cui veniva applicata e serviva a finanziare le spese di tutti i Comuni, non solo del Nord ma anche del Centro e del Sud. Successivamente, il Governo Berlusconi, appoggiato dalla Lega Nord, aveva deciso di abolirla e di trovare altre fonti di investimento, però comunque quell'imposta poteva avere una sua valenza territoriale.

Questo Governo invece ha ripristinato l'ICI, denominandola «IMU» come era previsto nel progetto federalista della Lega Nord, però ha pensato bene di prendere metà di queste risorse e trasferirle al Governo centrale, non si capisce bene per quali finalità, molto probabilmente per pagare i lavoratori socialmente utili in Sicilia, le guardie forestali della Calabria o i rifiuti di Napoli, che ritornano sempre nei discorsi della Lega Nord, ma solo perché effettivamente la situazione è questa: i lavoratori del Nord pagano per i rifiuti di Napoli.

Credo sia un po' assurdo che si continui a tollerare una situazione di questo tipo. La soluzione c'era, ce l'avevamo, l'abbiamo toccata con mano ed era il federalismo fiscale, su cui dovremo assolutamente ritornare quanto prima, perché i provvedimenti che sta assumendo questo Governo, al di là delle belle dichiarazioni dei mass media, stanno portando al collasso economico questo Paese. Nel momento in cui anche le ultime industrie del Nord verranno soffocate dalla pressione fiscale, non so dove il Governo potrà attingere ulteriori risorse.

Per queste ragioni, annuncio che sicuramente il Gruppo della Lega Nord voterà contro questo provvedimento. (Applausi dal Gruppo LNP).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bastico. Ne ha facoltà.

*BASTICO (PD). Signor Presidente, il decreto milleproroghe è per sua natura un atto complesso, disomogeneo per materie, che evidenzia ritardi e inadempienze della pubblica amministrazione, che determinano un allungamento dei tempi, ma insieme costituisce anche un'occasione molto importante per risolvere problemi nel funzionamento dell'amministrazione pubblica e dei suoi servizi, per correggere delle distorsioni che magari in modo involontario, con il sovrapporsi di normative, si possono essere determinate. Il lavoro nelle Commissioni riunite 1a e 5a, come hanno riportato i relatori, effettivamente si è mosso nella direzione di utilizzare il milleproroghe, per quanto coerente con la sua natura, per migliorare e risolvere delle problematiche.

In particolare, io credo che nel lavoro in Commissione siano stati apportati miglioramenti anche significativi del testo che era stato approvato alla Camera e mi limiterò ad illustrare alcuni di questi miglioramenti, esprimendo una valutazione positiva ed evidenziando insieme quanto invece, a mio avviso, rimane ancora aperto.

Credo che sia stata importante l'approvazione dell'emendamento 1.44 che consente anche alle amministrazioni locali che hanno sforato i limiti del Patto di stabilità di utilizzare, per quello che riguarda i servizi educativi, fondamentali per la prima infanzia, la norma della piena assunzione di personale a tempo determinato. Mi riferisco, in particolare, alle supplenze annuali e lunghe negli asili nido e nella scuola dell'infanzia. Mancando questa norma, per quei Comuni, sarebbe stato necessario chiudere diverse decine o, forse, anche centinaia di sezioni di asili nido e di scuole dell'infanzia. Si tratta, quindi, di un buon emendamento che ha dato una risposta positiva ai diritti dei bambini all'istruzione e ai bisogni delle famiglie.

Un altro punto approvato in Commissione di importanza molto rilevante riguarda la possibilità per quei genitori che stanno assistendo figli gravemente non autosufficienti, per cui usufruiscono del congedo biennale retribuito previsto dalla legge, di potersi servire delle norme per il pensionamento antecedenti alla riforma Fornero, qualora la maturazione dei requisiti contributivi scatti durante il periodo del biennio di congedo. Credo che sia stato un riconoscimento molto importante per tutti i lavoratori e le lavoratrici che assumono un congedo per l'assistenza ad un familiare e, in particolare, in questo caso, per un figlio gravemente bisognoso. È una norma importante che il Governo ha accolto e per la quale è stata prevista un'adeguata copertura finanziaria.

Ancora, per quello che riguarda il personale della scuola, sottolineo che sono stati approvati alcuni interventi sulle graduatorie ad esaurimento. È stata inserita una norma, che ritengo molto giusta, che non apre le graduatorie ad esaurimento, ma consente finalmente - si tratta dell'emendamento 14.12 - di poter far valere la riserva per coloro che portano delle gravi disabilità, ovvero sono portatori di patologie oncologiche secondo le previsioni della legge. La riserva può essere fruita e riconosciuta annualmente e non soltanto a scadenza triennale quando sono aggiornate le graduatorie di tutti gli insegnanti. Anche questa credo sia un'attenzione per il personale della scuola portatore, purtroppo, di patologie o di gravi disabilità.

Per quanto riguarda le graduatorie ad esaurimento, voglio qui ricordare quanto il Governo Prodi nella finanziaria 2007 aveva deciso. Era stata presa una decisione saggia, forte ed equa che purtroppo è stata annullata dal Governo Berlusconi. Si trattava di assumere 150.000 docenti in tre anni e 30.000 ATA, per giungere conseguentemente all'esaurimento delle graduatorie secondo un meccanismo che lì era previsto e per passare poi ad una nuova modalità di reclutamento del personale che avrebbe dovuto essere collegata con la riforma della formazione in ingresso.

Tutto questo è stato smontato con la legge n. 169 del 2008, nella quale le graduatorie venivano riaperte dal ministro Gelmini, e ancora ulteriormente smontato dal fatto che è stata approvata dal ministro Gelmini la riforma della formazione in ingresso dei docenti, non prevedendo le nuove modalità di reclutamento.

Ci troviamo quindi in una fase di transizione molto delicata e complessa, dove le ragioni degli uni, coloro che sono in graduatoria, sono altrettanto valide delle ragioni degli altri, coloro che, in possesso di abilitazione, chiedono l'inserimento in queste graduatorie.

Il Governo ha portato una proposta emendativa e su questa il Partito Democratico ha espresso la propria condivisione, ritenendola una proposta equilibrata, capace di accogliere da subito gli abilitati e in grado poi di collegarsi, successivamente, con modalità di reclutamento di carattere innovativo per il personale docente.

L'ultima osservazione riguarda il punto che non ha trovato un adeguato riconoscimento nel lavoro svolto, molto positivamente e intensamente, in Commissione. Oltre al tema, già richiamato, degli esodati (di cui il relatore Mercatali ha già parlato, facendo riferimento all'ordine del giorno che la Commissione ha approvato), non ha trovato soluzione il tema del pensionamento del personale della scuola.

Tale personale ha sempre fruito di normative differenziate per quanto riguarda le date del pensionamento rispetto agli altri lavoratori, per la ragione chiara e semplice che il personale della scuola può andare in pensione in una unica giornata, il primo settembre di ogni anno, in coincidenza con l'inizio del nuovo anno scolastico. Devono quindi valere per questo personale norme che non facciano riferimento all'anno solare, ma all'anno scolastico.

Con la riforma Fornero, tutto il personale della scuola è stato equiparato agli altri lavoratori e, quindi, per la verifica dei requisiti si fa riferimento alla data del 31 dicembre del 2011, requisiti necessari per poter fruire della normativa antecedente alla riforma del sistema pensionistico. Questo determina un evidente squilibrio a svantaggio del personale della scuola, il quale comunque aggiunge, ai tempi del pensionamento, 9, 10 o 11 mesi di lavoro, a seconda del giorno in cui matura il diritto al pensionamento.

Pertanto, il PD ha sostenuto un emendamento che prevedeva, solo per quest'anno e solo come data per la maturazione dei requisiti per fruire del pensionamento, di spostare tale data, per il personale della scuola, al 31 agosto 2012. Non è stata trovata una soluzione, pure avendo il ministro Fornero riconosciuto che si tratta di un tema meritevole di attenzione e di soluzione. Del resto la Camera, all'unanimità, con il parere favorevole del Governo, aveva votato un ordine del giorno in questa direzione, ordine del giorno che io auspico possiamo anche qui riproporre.

A me interessa riconoscere che il problema c'è e che oggi non siamo riusciti a risolverlo in Commissione, nonostante vi sia stata una votazione che per poco non ha visto l'approvazione dell'emendamento presentato dal relatore Mercatali. Ebbene, noi dobbiamo prendere atto del fatto che il problema esiste e impegnarci tutti alla ricerca di una soluzione adeguata, perché c'è una disparità per la scuola nella già pesante normativa innovativa per le pensioni proposta dal Governo.

Riteniamo che un conteggio dei costi di questa operazione e della copertura finanziaria possa avere ulteriori approfondimenti. Certamente, io ritengo che questo problema aperto non debba rimanere tale all'infinito. Chiedo quindi un ulteriore impegno al Governo e un approfondimento in questa direzione. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Tomassini. Ne ha facoltà.

TOMASSINI (PdL). Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, su questo tema io ho presentato in Commissione un emendamento e un ordine del giorno che la Commissione ha approvato. Purtuttavia, ritengo importante sottolineare ancora alcuni aspetti. Parliamo del mondo del cavallo, che, come sapete, mi appassiona profondamente, non solo per quell'invito che normalmente si rivolge ai politici scadenti di darsi all'ippica, ma perché su tale tema ho anche fondato, dieci anni fa, un'associazione parlamentare per la vicinanza al cavallo e al mondo dell'equitazione, diretta ad interessarsi di quello che è stato un importantissimo fenomeno della storia dell'uomo e della cultura.

L'ippica ha portato il nome dell'Italia nel mondo e l'ha resa importante anche sotto questo aspetto. Oggi non voglio soffermarmi sul tema, perché ci sarà tempo in abbondanza per farlo in occasione della discussione delle mozioni. Oggi voglio sottolineare, a proposito del provvedimento in esame, l'importanza di questo mondo nell'economia. Pensate, cari colleghi (mi rivolgo soprattutto a coloro che non conoscono molto di questo tema), che il mondo dei cavalli classificati, quello delle corse e dell'ippodromo, produce un indotto economico superiore a quello di tutta la Lega calcio. Esso impiega oltre 70.000 addetti, utilizza oltre 100.000 ettari di terreno e partecipa al montepremi delle scommesse, che in tutti i giuochi dello Stato rappresenta oltre 12 miliardi, per oltre 2 miliardi. Eppure viene costantemente messo in regressione e in difficoltà da oltre dieci anni, e a tale riguardo potremmo sbizzarrirci in critica e autocritica.

Di fatto, l'aumento del numero dei giochi, iniziato con l'infausto varo delle sale bingo, peraltro naufragato nel suo sviluppo, frammentato dal continuo commissariamento dell'Unione nazionale dell'incremento razze equine (UNIRE), ora trasformato in ASSI (Agenzia per lo sviluppo del settore ippico), ha causato numerose diminuzioni dei proventi del settore e la chiusura di molti allevamenti e molte aziende. Questo mondo era talmente in difficoltà che, nel 2008, con il decreto-legge n. 185 fu inserita una clausola per uno stanziamento apposito di 156 milioni, per evitare che entrasse in crisi e mantenerne lo sviluppo. Erano risorse appena necessarie ed erano state prorogate fino ad oggi. Ebbene, pochi mesi fa sono completamente sparite per effetto di un taglio orizzontale effettuato dal Ministero. Ciò ha provocato: la chiusura di moltissime aziende; la macellazione di oltre 15.000 cavalli; l'inutilizzo di ettari precedentemente usati dagli allevamenti ippici; una forte diminuzione dell'indotto, sia come tasse pagate sia come proventi delle scommesse.

Ci sarà chi tra di noi fa di ogni erba un fascio e penserà alla ludopatia, e non sono certo io oggi a difendere questa terribile devianza che è dietro a tutti i giochi, però non bisogna dimenticare che una cosa è trattare le scommesse e giocare con oggetti inanimati (oltre al fatto che c'è un indotto fine a se stesso e attività praticate in luoghi oscuri), ed altra cosa è un mondo vivo e vitale, che può essere frequentato dalle famiglie e che produce un indotto importantissimo per l'economia. (Applausi del senatore Fantetti).

Tutto ciò considerato, sembrerebbe del tutto assurdo pensare di rinunciare a scommesse per oltre 2 miliardi di euro per non ripristinare uno stanziamento di 100 milioni di euro. Dobbiamo riconoscere all'attuale ministro Catania sicuramente un gesto di buona volontà, avendo egli aperto un tavolo di confronto presso il Ministero. Non è però attraverso il reperimento di risorse - ahimè - assolutamente insufficienti, come quelle ipotizzate, che si potrà ridare vita a tale settore.

Noi riteniamo e affermiamo con forza che si deve riformulare un'attivazione di quel fondo, agendo sicuramente sulla metodica della ripartizione delle scommesse. Occorre sorvegliare affinché con questo stanziamento venga attuata una profonda riforma del settore, che quest'Aula, attraverso un provvedimento di legge, ha già chiesto: una riforma degli ippodromi, dei giochi e delle scommesse, dell'ente di incremento razze equine, che non è stato capace in questi anni di dare stabilità e consistenza a questo mondo.

È solo assicurando questa transizione e ripristinando quel fondo che possiamo garantire vita e sviluppo a quel mondo, che interessa oltre due milioni di cittadini italiani. (Applausi dal Gruppo PdL e dei senatori Carrara, Boldi, Fosson e Mura. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ferrara per cinque minuti. Esattamente cinque minuti, senatore Ferrara. Ne ha facoltà.

FERRARA (CN:GS-SI-PID-IB). Signor Presidente, cercherò di contenermi, perché rispetto a quello che sapevo di non poter dire, nel senso che l'attenzione per un intervento fatto sul milleproroghe, oltre che frutto della personale cortesia dei colleghi e non tanto di quello che qualche volta altri suoi colleghi usano fare, cioè lo scampanellio, sta nell'intelligenza di quel che si può dire in proposito. Ed ella, con la sua esperienza, sa che cose molto intelligenti sul milleproroghe, proprio per la trattazione propria del provvedimento, è difficile dirne. Ma l'intervento del senatore Tomassini, l'ultimo che ho ascoltato mentre attendevo di prendere la parola, me ne dà la possibilità, non perché io voglia parlare di cavalli, ma perché lo stupore che mi ha suscitato il fatto di sentire il senatore Tomassini parlare di cavalli mi dà la possibilità di osservare il significato proprio del provvedimento. È come se tra poco io mi apprestassi a sentire il senatore Cantoni che, invece di difesa, parla di scuola o il senatore Asciutti che, invece di scuola, parla di economia. Ma perché ci riduciamo a questo? Perché il milleproroghe, che era stato pensato come una necessità, con un abuso durante i periodi della Prima Repubblica, per cui finiva per essere fatto, non come un provvedimento legislativo, ma come un decreto-legge che via via si prorogava e si riprorogava sino a che il milleproroghe dell'anno precedente si saldava con quello dell'anno successivo per poi diventare «duemilaproroghe», e così via, in seguito era stato ridotto, con l'ampliamento che si era dinamicamente voluto essere all'interno della legge finanziaria. Ma il ripristino di una legge finanziaria snella, quasi ad essere soltanto una norma di bilancio, quindi ritornando all'utilizzo che della legge di bilancio si faceva prima della riforma Stammati, quindi all'inizio degli anni settanta, ha fatto sì che il milleproroghe diventasse un succedaneo, anzi un surrogato della finanziaria. Ecco che la senatrice Bastico interviene per parlare di scuola, ecco che io intervengo per parlare di finanza, ecco che la senatrice Bianconi interviene per parlare dei problemi di Cesena e dintorni, ecco che il senatore Tomassini interviene per parlare di quello che non è soltanto il mandato proprio, il contenuto proprio, di quel che si fa in Parlamento, ma è quello che si avrebbe avuto possibilità di fare se si fosse continuato a fare la legge finanziaria o la legge di stabilità.

È una meditazione che dobbiamo fare e che deve fare, a maggior ragione, il Governo, perché qua le colpe le abbiamo tutti. Le hanno i poveri, con la possibilità di fare errori contenuti nella limitatezza delle proprie condizioni. Le hanno i più ricchi (e chi è più ricco tra di noi se non il Governo?), con la possibilità di fare errori ancora più gravi, come quelli in cui, se mi permette, si potrebbe incorrere probabilmente per suscitare una certa benevolenza in sede di fiducia, quale quella che codesto Governo vuole porre per l'approvazione del provvedimento, e lo dico pensando non soltanto agli errori fatti in questo e nell'altro ramo del Parlamento in ordine ad "eccessive" proposte emendative (così sono state definite nei discorsi fatti dal Governo presente in Aula e luoghi limitrofi), ma agli errori che il Governo stesso ha fatto nel proporci il provvedimento che abbiamo all'esame.

Eh sì, perché la proroga dovrebbe essere la proroga necessaria; pertanto, il fatto che all'interno del provvedimento che abbiamo all'esame ci siano proroghe che si proiettano al 2014, al 2015 e al 2016 caduca il significato proprio di proroga necessaria.

Eh sì, perché quando si parla di un modo per facilitare la dismissione di contenziosi finanziari (usando una parola molto acculturata: di un intervento per una deflazione del contenzioso finanziario), quando lo si fa con un provvedimento d'urgenza all'interno del decreto milleproroghe, la norma rischia di essere contraddittoria rispetto agli obiettivi e di aperta violazione nei confronti delle norme a garanzia dei diritti del contribuente.

Eh sì, ancora, perché lo stesso Governo, quando salva la Scuola superiore dell'economia, le intesta dei mandati diversi rispetto a quello che aveva prima, cioè quello della formazione linguistica di base dei dipendenti del Ministero.

Eh sì, ancora, quando procede nell'introduzione di normative per il poker sportivo quando contemporaneamente c'è un atto del Governo che parla della rimodulazione dei Monopoli di Stato, che di questo si dovrebbero occupare; quando il Governo stesso introduce in questo provvedimento e nell'altro provvedimento che è all'esame dello stesso ramo del Parlamento, quello sulle liberalizzazioni, una norma che cancella la norma precedentemente introdotta per l'utilizzo delle carte di credito per fare i rifornimenti di carburante, quando c'è quindi questa frenesia ad introdurre in due provvedimenti legislativi contemporaneamente la stessa norma, con una fortissima attenzione al mondo della finanza e delle banche, quello che facciamo noi credo che sia nel rispetto più profondo del mandato, cioè che esercitiamo il controllo sugli atti del Governo, che ringraziamo il Cielo che ci siano stati e che l'esame abbia potuto essere quello che ritengo un esame attento, che ha visto la collaborazione dei signori relatori, con attenzione e studio del provvedimento e debbo dire in ultimo, dopo tutto quello che ho detto al Governo, anche con una certa azione e attenzione del Governo stesso, che ringraziamo per quanto ha fatto. (Applausi dal Gruppo CN:GS-SI-PID-IB).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Santini. Ne ha facoltà.

SANTINI (PdL). Signor Presidente, ha ragione il senatore Ferrara: pensate quant'è bizzarro questo dibattito, in cui si alza uno che parla di cavalli, un altro che parla di scuola e un altro dei girasoli. Ora si alza un certo senatore Santini che parla di montagna.

PROCACCI (PD). Bravo!

SANTINI (PdL). Pensate, parliamo perfino di montagna. È un discorso che interessa circa 20 milioni di persone e credo che in questo momento abbia anche una certa attualità. Vorrei ringraziare, proprio a nome del GAM (sigla che sta a significare Gruppo parlamentare amici della montagna), di cui mi onoro di essere presidente e che conta ben 193 membri, di tutti i partiti, di Camera e Senato, il Presidente della 5a Commissione e tutti i suoi membri, ma in modo particolare, consentitemi, il senatore Valter Zanetta, che del GAM è la più attenta sentinella all'interno della Commissione bilancio.

Li ringrazio, perché fra i pochi provvedimenti di cui è stata oggetto la montagna in questi ultimi anni, due articoli, tra l'altro abbastanza importanti, del provvedimento in esame parlano di essa. L'articolo 28-bis, per esempio, consente l'incremento di ben un milione di euro del fondo per l'efficienza dei generatori di energia elettrica prodotta autonomamente nei rifugi di alta montagna. È una misura importante che era prima prevista dalla legge n. 73 del 22 maggio 2010, ma devo ringraziare la 5a Commissione perché in questa analisi il fondo ha trovato una copertura più certa e più garantita rispetto a quella che era stata indicata dalla omologa Commissione della Camera dei deputati.

È inutile - credo - sottolineare l'importanza di consentire ai rifugi di alta montagna di produrre, in condizioni economicamente vantaggiose e anche di sicurezza, la propria energia elettrica, in mancanza di possibili collegamenti tradizionali. In queste zone molto impervie, solitamente isolate anche dal resto dei paesi di montagna, produrre energia vuol dire anche fornire un servizio pubblico, e non si tratta quindi soltanto di fini commerciali. Per questo motivo è importante dare una mano a chi si impegna a fare ciò. Occorre, infatti, semplificare a questo punto qualche norma di carattere fiscale e ambientale, tenendo conto - per l'appunto - che tale energia serve a tutti e non soltanto ai gestori dei rifugi.

Un secondo articolo in cui si parla di montagna - e voglio ringraziare a tal proposito i relatori Malan e Mercatali per la loro attenzione - è l'11-bis, il quale annuncia l'approvazione di un provvedimento atteso da anni dai titolari degli impianti funiviari di risalita. Si tratta della proroga da due a quattro anni delle disposizioni della legge n. 10 del 26 febbraio 2011 in materia di adeguamento, ammodernamento e messa in sicurezza degli impianti. La legge n. 388 del 23 dicembre 2000 imponeva tempi, modalità e termini forse troppo stretti per poter essere osservati in così poco tempo e in maniera completa e che non tutti gli impiantisti sarebbero stati in condizioni di rispettare, tanto più che in molti casi le reali condizioni degli impianti funiviari di risalita, soprattutto quelli di generazioni non molto lontane, non giustificavano tanto zelo e tanta urgenza.

Ebbene, la proroga a quattro anni consentirà a tutti di osservare le disposizioni, diciamolo pure, senza più scuse per il futuro.

Purtroppo, per due obiettivi raggiunti e centrati a favore della gente di montagna, un terzo, che pure era stato raggiunto in quest'Aula, non è passato all'esame della Camera dei deputati. Si tratta della proposta di concedere un contributo di 250.000 euro all'anno al Corpo nazionale del soccorso alpino e speleologico, per pagare non tanto i rinfreschi a fine carriera o per momenti non importanti, quanto i premi di assicurazione per i volontari che rischiano la propria vita per tentare di salvare quella degli altri, spesso di alpinisti che fra l'altro si dimostrano sordi o non attenti alle segnalazioni di pericolo o ai divieti di percorrere certe zone, soprattutto quelle coperte da neve fresca.

Ebbene, i 250.000 euro servono per pagare le polizze di assicurazione ed evitare che volontari coraggiosi e tenaci vadano a rischiare la vita senza una copertura (è già accaduto purtroppo in passato). È chiaro che non li si manda scoperti, ma è altrettanto chiaro che occorre reperire questi soldi da altre fonti e risorse o del Club alpino italiano o dello stesso Corpo nazionale del soccorso alpino.

Spero davvero che in qualche modo si possa evitare che ogni anno ci si trovi di fronte a una tale emergenza. Vorrei ricordare che un paio di anni fa è stato possibile trovare detto fondo grazie al bilancio del Ministero che si occupava di interventi pubblici, con uno stanziamento annuale di 250.000 euro, stanziamento che si sarebbe poi dovuto replicare negli anni successivi. Ebbene, una interpretazione tecnica data successivamente dagli uffici della Camera dei deputati ha trasformato la decisione di proseguire in più esercizi il contributo in una elargizione unica, affidata soltanto ad un esercizio.

Non so se il collega Mercatali sarà buon profeta nel dire che di milleproroghe e omnibus non ne passeranno più in futuro. Me lo auguro, però mi auguro anche, a questo punto, che per evitare di trovarci ogni anno, ciascuno con la propria piccola lobby di categoria o di amici, con il cappello in mano a chiedere cose di questo tipo, si provveda ad inserire interventi così importanti e urgenti in leggi organiche, come, ad esempio, quella che attende di essere approvata dalla 5a Commissione bilancio qui al Senato, che parla di interventi a favore della montagna, un testo approvato a tempo di record alla Camera dei deputati e passato al Senato, che oggi è incardinato in 5a Commissione. Ricordo, fra l'altro, che esso prevede un impegno finanziario ridicolo, se posto a confronto con i reali bisogni della montagna, di 6 milioni di euro all'anno spalmati sui Comuni di montagna, che sono più del 54 per cento dei Comuni italiani. È davvero poco, ma è un segno di attenzione e in futuro, una volta approvata questa legge, questo importo potrà essere incrementato.

Accanto al ringraziamento per quanto è stato fatto in occasione del provvedimento milleproroghe, mi appello ai colleghi che sono o sono stati sindaci di Comuni di montagna, o che vivono in montagna, per fare in modo che non siamo sempre qui a chiedere interventi straordinari e a pietire interventi per una specificità - quella della montagna - che interessa almeno il 60 per cento del territorio nazionale. Rilevo come questo disegno di legge abbia due bravi relatori, nei colleghi Legnini e Zanetta, e, rivolgendomi al Presidente della 5a Commissione, chiedo per favore di rimetterlo in cammino perché, se è stato approvato in maniera rapida e concreta alla Camera dei deputati, probabilmente ha tutti i requisiti per passare anche in questo ramo del Parlamento.

Va detto ancora che questa legge sopperisce a quello che ormai è un sogno praticamente impossibile: vedere riformata la vecchia legge n. 97 del 1994, troppo ambiziosa e troppo onerosa per i tempi che stiamo vivendo e per la complessità delle sue norme, ma anche per la previsione finanziaria che parlava di centinaia di milioni. In attesa di poter tornare a parlare di leggi di questo spessore, come ci auguriamo, accontentiamoci intanto di dare questi segnali di fiducia e di attenzione che la montagna attende.

Non mi soffermo su altri due aspetti che non sono contenuti in queste normative. Per quanto riguarda l'IMU su edifici rurali in montagna, attenzione, perché c'è il pericolo che vengano considerati edifici rurali quei ripari per gli animali, quei fienili e quei ripari occasionali che, in realtà, sono soltanto strumenti di lavoro per chi esercita l'agricoltura di montagna e non possono essere assoggettati a una tassazione identica a quella di edifici veri e propri.

Infine, rivolgo la preghiera di provvedere in una sede più autorevole a regolamentare la produzione di prodotti di montagna, che sono spesso prodotti tipici, ma di nicchia. Ancora una volta qualche deroga, in considerazione delle difficoltà in cui essi vengono prodotti e anche delle condizioni di lavoro, va fatta, senza vergogna: persino il Trattato di Lisbona prevede oggi possibili deroghe al regime di concorrenza e al regime degli aiuti di Stato per l'attività economica che si svolga in determinate condizioni in montagna oltre che nelle zone insulari. Tutto questo potrà appartenere a future iniziative legislative.

Chiudo ricordando soltanto una cosa: non so se passerà ancora una finanziaria, un omnibus, un provvedimento milleproroghe o qualcosa del genere, ma chi dovrà scrivere le leggi - mi rivolgo al Governo - da qui ai prossimi mesi, tenga conto che in questo momento nella montagna italiana, soprattutto in quella appenninica, si stanno vivendo giorni davvero drammatici. Si tenga conto nelle previsioni di spesa che occorrerà intervenire per sanare i danni prodotti in questo momento, ma soprattutto per incentivare e aiutare la gente, che oggi sta lottando con un'emergenza assolutamente imprevista, a recuperare quello che è stato perduto e, soprattutto, la voglia di riprendere le attività economiche. È quindi a questa gente che sta lottando ancora, anche adesso, mentre noi parliamo, che va la solidarietà del Gruppo parlamentari amici della montagna (GAM), e credo così di interpretare il pensiero di tutto il Senato. (Applausi dai Gruppi PdL, PD e dei senatori De Toni e Pinzger).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. A nome dell'Assemblea, saluto gli allievi e gli insegnanti dell'Istituto tecnico commerciale «Giuseppe Luosi» di Mirandola, in provincia di Modena, che ringrazio per essere qui e ai quali do il benvenuto. (Applausi).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3124 (ore 18,02)

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pardi. Ne ha facoltà.

PARDI (IdV). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Sottosegretario, il lavoro parlamentare può essere visto come una sorta di dialettica tra il bisogno di velocità del Governo e il bisogno di tempo delle Aule e delle Commissioni; non tempo da buttare via, ma tempo per ragionare, dibattere e riuscire a esprimere il necessario pluralismo di opinioni della società che il Parlamento deve riuscire ad assorbire e riflettere. Il problema è che da un po' di tempo a questa parte in questa lotta tra bisogno di velocità del Governo e bisogno di riflessione del Parlamento sembra prevalere in modo indiscusso il primo, mentre la necessità delle Assemblee elettive viene invece indebolita.

Noi ci rendiamo bene conto che il Governo Monti sta facendo un cammino gravato da penalità pregresse, che deve affrontare una condizione generale molto difficile, che deve riuscire a superare l'ostacolo posto da tre anni e mezzo di legislatura che non hanno prodotto niente di significativo, e ci rendiamo anche conto del fatto che man mano che il tempo passa i problemi diventano sempre più preoccupanti. Pertanto, in via di ragionamento, un certo riconoscimento della velocità dell'azione di governo siamo disposti a concederlo, anche noi che non condividiamo tutto quello che il Governo fa. Il guaio è che il Governo, facendo leva su questo bisogno, sembra aver acriticamente adottato la stessa tecnica utilizzata in modo perenne e indiscutibile dal Governo precedente, la decretazione d'urgenza, che invece andrebbe discussa di volta in volta per vedere se ne esistono i presupposti.

Non c'è, però, solo questo. Il problema più grave è che, una volta accettato la sussistenza dei requisiti di necessità e urgenza, il Governo - anche questo Governo - sembra adottare l'idea che la decretazione d'urgenza possa essere un'attività di normazione quasi obbligata a cui ricorrere in continuazione, in modo tale da fargli svolgere funzioni la cui natura attiene alla regolarità amministrativa.

Di più: nella decretazione d'urgenza trovano rifugio, come in un enorme sacco, gli argomenti più disparati. Mi limito a ricordare che in questo stesso atto che oggi discutiamo si trovano facilmente sommate proroghe di termini, deroghe a discipline generali vigenti, modifiche a disposizioni di rango secondario e, addirittura, anticipazioni di effetti di norme di legge di futura approvazione. Se il decreto-legge deve essere omogeneo, qui siamo invece nell'ambito del decreto-legge programmaticamente disomogeneo, e quindi per certi aspetti irrazionale.

Di più: l'uso della proroga diventa una sorta di accettazione fatalistica di una prassi consolidata e giustifica di per sé l'eterogeneità del contenuto; quindi, siamo già ad un passo più in là nella deriva di natura costituzionale. Questo diventare forma ordinaria di legislazione è una prassi che ha già stravolto e continua a stravolgere i principi di equilibrio contenuti nella nostra Carta costituzionale. Questo non possiamo dimenticarlo: lo ricordo qui e siamo costretti a ricordarlo di volta in volta, perché di fronte a questa deriva non possiamo abdicare alla critica, cioè dobbiamo riuscire costantemente ad aver presente che in un mondo normale si dovrebbe legiferare in modo diverso.

Considerato questo, ricordo brevemente qualcuno dei motivi per cui non siamo soddisfatti dal punto di vista dei contenuti e del merito, sottolineando intanto un elemento. All'interno della Commissione si consolida un'atmosfera per cui i partiti che sostengono questo Governo tendono a dividersi i compiti, a farsi qualche limitata concessione, anzi molto limitata perché quasi tutti gli emendamenti vengono annichiliti dall''inammissibilità ed altri vengono fatti fuori dal voto contrario. Tra quelli che restano si evidenzia la tendenza ad una sorta di spartizione consensuale, rispetto alla quale per altri partiti - il nostro in questo caso - si è costretti a registrare una sorta di esclusione aprioristica.

Relativamente alle graduatorie per le scuole, argomento estremamente delicato - di cui ha già parlato diffusamente il collega Giambrone e nel merito del quale evito dunque di ritornare - e reso oggi ancora più delicato da una notizia che si apprende dagli organi di stampa, secondo cui un accordo tra il ministro Profumo ed il governatore Formigoni lascerebbe pensare ad una sorta di autonomia regionale nel reclutamento degli insegnanti, previsione drasticamente anticostituzionale e contro cui ci batteremo fino all'ultimo, si sono verificati alcuni episodi curiosi. Ad esempio, ricordo due emendamenti identici, ragionevoli, sulla differenza che corre tra l'anno scolastico e l'anno solare. Uno era stato presentato dalla senatrice Bastico; anche il nostro Gruppo aveva presentato un emendamento di questo tenore, che poi curiosamente è stato dichiarato inammissibile pur essendo del tutto identico all'altro. Per fortuna la Commissione si è accorta in tempo che il nostro emendamento era identico a quello del presentato dalla collega del PD e, quindi, i due emendamenti sono stati votati congiuntamente. Purtroppo, il voto ha punito questa intenzione assolutamente razionale, poiché è indiscutibile che anno solare e anno scolastico sono diversi. In questa maniera sono state penalizzate decine di migliaia di professori che soffriranno la differenza che intercorre tra la fine del mese di dicembre e la metà dell'anno scolastico ad agosto. Questo era solo un esempio di involontaria ironia nella prassi di esclusione della nostra azione emendativa.

I temi che sono stati messi di lato, sottovalutati, in qualche modo abbandonati a se stessi sono tanti. Penso al problema degli esodati, sostenuto dalla signora Ministro, che ha parlato di un rinvio ad altro provvedimento: lo attendiamo, per verificare cosa accadrà in quel frangente. Oppure penso al destino dei Vigili del fuoco discontinui e alla necessità di una loro stabilizzazione, questione sottoposta ad evanescenza non sapendo quando mai si potrà affrontare. Così si dice dei lavoratori atipici della pubblica amministrazione.

Un pudore ovattato si è manifestato sul tema della riduzione dei compensi ai manager pubblici. È un aspetto che colpisce la fantasia perché, nel momento in cui noi stessi in quanto casta sottoposta a giuste critiche siamo bersagliati dalla necessità di ridurre i nostri emolumenti, pare che gli inverosimili e spesso stratosferici emolumenti o stipendi dei manager pubblici non possano essere toccati. Ricordo casi clamorosi come quello del dottor Cimoli che in due colpi è riuscito ad affossare, prima, le Ferrovie dello Stato e, poi, l'Alitalia per andarsene quindi in pensione con una liquidazione con cui ci si potrebbe comprare probabilmente l'intero quartiere intorno a Piazza Navona. Si può accettare una disparità del genere? È questa la materializzazione del senso dell'eguaglianza della Repubblica?

Ci sono casi disastrosi. Mentre si spendono soldi a non finire per comprare degli inutili e probabilmente anche dannosi cacciabombardieri, non si dà un minimo di aiuto alla piccola editoria, che invece rappresenta la voce della pluralità popolare. Non si dà un minimo di fondi all'emittenza radiofonica e televisiva locale, anch'essa voce del popolo, rappresentando ciò che non riesce ad arrivare alle grandi televisioni. È una voce del popolo minore, ma guardate che in una Repubblica il popolo minore conta moltissimo poiché è una voce che non trova altri sbocchi.

Va ricordata ancora la questione delle frequenze televisive. Abbiamo sentito molte promesse da parte del ministro Passera in merito al fatto che si prenderà un'iniziativa: beh, il tempo passa e non vediamo battere colpo. Ce n'è bisogno, non si può assistere impunemente ad una situazione che vede i grandi concessionari dell'etere, quasi a titolo gratuito, beneficiare nuovamente di un'attribuzione di frequenze - un bene pubblico - a titolo gratuito, senza tirar fuori una lira. È proprio il colmo! Il Parlamento non può accettare il criterio che un bene pubblico fondamentale venga dato in mano a "roditori" privati senza che essi paghino una cifra cospicua.

Insomma, dentro questa proroga di termini ci sono vari tipi di ingiustizie scalari. Ho dovuto fare, per economia di tempo, solo l'elenco delle ingiustizie e avrei una certa difficoltà a elencare i dati positivi, che si possono trovare; però a ognuno la sua parte: a noi tocca il compito della critica.

È per tale ragione che riteniamo che questo compito parlamentare, questa lotta tra velocità e tempo, avrebbe potuto essere dosata in maniera molto più giusta e incisiva. Ce ne dogliamo, ma senza una rassegnata delusione. (Applausi dal Gruppo IdV).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Spadoni Urbani. Ne ha facoltà.

SPADONI URBANI (PdL). Signor Presidente, anche se non era previsto, ho chiesto di intervenire in discussione generale utilizzando una piccola parte del tempo assegnato al mio Gruppo (che comunque ne disponeva a sufficienza) perché presa da un momento di sconforto e anche di rammarico. In passato, a fronte della profonda necessità di prendere atto dello stato in cui si trovava il nostro Paese, abbiamo dato la massima disponibilità, affinché lo stesso avesse più credibilità, a questo Governo di tecnici di professori, che, in effetti, in questi tre mesi sta facendo cose che in tanti anni la politica non ha fatto.

Presidente, colleghi e soprattutto (perché sono convinta che molti di voi la pensano come me) signor rappresentante del Governo, scrivere, pensare e programmare degli atti è difficile. Nello stesso tempo, per chi conosce i problemi, li vuole risolvere e conosce la ristrettezza e la velocità con cui bisogna farlo, l'uso del decreto-legge è semplice; ma per noi politici è ancor più semplice capire l'effetto che questi provvedimenti producono sulla gente.

Sbagliare è molto umano e non è disonorevole, ma perseverare diventa ad un certo punto anche disonorevole. Mi riferisco, in particolare, a un provvedimento che anche noi abbiamo votato, il cosiddetto decreto salva Italia, e specificamente alle norme relative all'utilizzo del contante. In quel momento non si poteva far altro che essere coscienti della necessità di sbrigarci e di intervenire. Non voglio entrare nel merito, nei pro o nei contro, ci sarebbero tante cose da dire, ma mi sono resa conto che la limitazione nell'utilizzo del contante da parte dei privati e nei pagamenti della pubblica amministrazione sta creando seri problemi a tante fasce della nostra società. Quando entrammo nell'euro (sicuramente il rappresentante del Governo lo ricorda), per affrontare l'approccio alla "nuova lira" venne previsto un doppio binario: per un periodo si usarono contemporaneamente sia l'euro che la lira. Ora mi riferisco ai problemi che alcune categorie sociali hanno avuto e che ho potuto toccare con mano: per esempio, ai percettori di pensione poco più alte del minimo o ai destinatari di borse di studio universitarie, che per ricevere circa 700‑800 euro devono aprire uno specifico conto corrente e hanno difficoltà per quella parte che non riguarda i servizi che le università o le aziende per il diritto allo studio (ADISU) erogano loro e che devono percepire direttamente.

Arrivo fino al mercato del lusso, che non è una parolaccia, ma è una componente importante per lo sviluppo economico del nostro Paese. Penso per esempio agli atelier: i clienti usano normalmente l'assegno o la carta di credito, ma i cittadini che vengono dall'estero, come i russi, che arrivano con i soldi, si trovano in difficoltà nei grandi negozi del made in Italy, che rischiano di non vendere per questo motivo.

Ci sono tante cose da dire, ma in questo momento desidero soffermarmi specificamente sulla situazione dei percettori di pensioni poco sopra il minimo. Abbiamo presentato una proposta di modifica, che è stata bocciata, non perché dichiarata inammissibile, ma proprio per volontà del Governo, che non è voluto tornare indietro su un atto presentato e da noi tutti votato. Ma - ripeto - tutti possiamo sbagliare e la politica è alta proprio quando è umile, per cui credo che tutti debbano saper fare un atto di umiltà. Sappiamo che i percettori di pensioni sopra il minimo dovranno aprire un conto corrente entro il termine fissato e seguire ciò che è stato stabilito per legge; per loro avevo presentato un disegno di legge, firmato da 68 colleghi, poi trasformato nell'emendamento 29.0.2 al decreto-legge in esame. Questo testo, infatti, come hanno detto i colleghi, può contenere più argomenti e serve proprio per rimediare ai problemi che si sono andati creando durante l'elaborazione di programmi, progetti, leggi, che all'atto pratico non hanno prodotto gli effetti voluti. Con la norma da me proposta desideravo consentire a queste persone - pur nel rispetto della legge - di usare un doppio binario per un certo periodo di tempo, cioè di ricevere la loro pensionecash oppure nella forma finanziaria preferita, rinviando il termine previsto per l'apertura del conto corrente, così da dare loro la possibilità di trovare una persona di fiducia a cui delegare il compito di andare in banca o alla posta, nel caso in cui non fossero nelle condizioni di farlo personalmente, per prendere una carta di credito.

A mio avviso è un segno di civiltà stare vicino ai più deboli. Avevo previsto che questa norma potesse riguardare i percettori di pensioni pari a tre volte il minimo, per non dare numeri. Visto che si è pensato di indicizzare la pensione tre volte sopra il minimo, indicare un'altra cifra significava dare i numeri, come peraltro si sta facendo: ogni tanto lo facevano i vecchi Governi, ma anche all'attuale Esecutivo talvolta scappa qualche numero.

Sono profondamente delusa da tutto ciò, perché, se stiamo facendo il bene del nostro Paese, dobbiamo fare il bene di tutto il Paese. Allora, dal momento che probabilmente presenterete un maxiemendamento, nel quale potrà essere inserito ciò che avete scartato per mantenere il punto su una disposizione che finisce per danneggiare i destinatari di borse di studio ed i percettori di pensioni al minimo, penso possiate tornare su tale questione con un atto di intelligenza e di onestà. (Applausi del senatore Burgaretta Aparo. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Strano. Ne ha facoltà.

STRANO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). La ringrazio, Presidente, per avermi gentilmente permesso di ritardare il mio intervento e di incontrarmi con il senatore Baldassarri per acquisire notizie dai colleghi che hanno seguito l'esame del provvedimento in Commissione.

Desidero rivolgermi al Governo su due piani. Innanzitutto, come esponente del Gruppo Per il Terzo Polo, desidero dare atto del cambio di tendenza importante e dei risultati rilevanti che ho riscontrato, assieme ai senatori Baldassarri, De Angelis e Rutelli, nonché a tutti i componenti del Gruppo, nell'azione di governo. Ora ci aspettiamo anche un cambio di metodo.

Signor Sottosegretario, con riferimento a questo genere di provvedimenti, che ormai vedo da tantissimi anni (dal lontano 2001 e ancora prima alla Regione Siciliana, dove si mutua spesso il cattivo comportamento delle Aule parlamentari), auspichiamo non soltanto il cambiamento dei comportamenti, ma anche del metodo. Il cosiddetto milleproroghe è un'ammissione di debolezza perché, quando si proroga qualcosa, significa che non si è stati in grado di fissare un punto su alcuni argomenti.

Oggi ho sentito parlare un po' di tutto: alcuni colleghi hanno riferito delle difficoltà nel settore dell'ippica e dell'UNIRE, del problema delle pensioni e di gravi problemi (prettamente siciliani, anche se pronunziati da un collega della Lega) in merito all'agricoltura. Facciamo nostre queste osservazioni, perché anche da noi vi sono i piccoli proprietari (non sono solo i latifondisti) che in questo momento hanno grossissime difficoltà. Abbiamo anche visto bocciate - questi sono argomenti nuovi - alcune nostre proposte concernenti i pedaggi sullo stretto di Messina e le accise. I pedaggi, senatore Baldassarri, comportano per noi siciliani e per la nostra economia un grave disagio. In Francia, ad esempio, il sistema delle isole ha una continuità territoriale (parlo delle isole di fronte alla Costa Azzurra, ma anche delle isole del Nord, nella Manica, così pure delle isole inglesi e danesi, come le Far Oer) che permette agli imprenditori di non avere questo balzello che invece la Sicilia sopporta con grave disagio. Questo si ripercuote sui mercati, sull'occupazione e sui bilanci degli imprenditori e delle famiglie siciliane.

Presidenza della vice presidente BONINO (ore 18,25)

(Segue STRANO). Signor Sottosegretario, tutto ciò è una lamentazione continua che forse l'affligge e che affligge anche noi. Noi sosteniamo con forza e determinazione il presidente Monti, superconvinti della nostra posizione. Con i presidenti Fini, Rutelli, Casini e con gli amici del Movimento per le Autonomie del presidente Lombardo sosterremo questo Governo con forza e determinazione fino alla fine, sperando che questo problema del cosiddetto milleproroghe non si riproponga più e si propongano, invece, atti anche in questo scorcio di legislatura che ci consentano di risolvere quei problemi settoriali ai quali non vogliamo piegarci facendo, come è stato detto nell'altro ramo del Parlamento, da taxi alle corporazioni, pur facendoci carico delle preoccupazioni delle categorie, delle corporazioni e della gente che viene da noi. Ho ricevuto gli amici del CNEL, i quali, trovando all'interno del CNEL le loro economie, proponevano una proroga del consiglio d'amministrazione. Allo stesso modo, ho ricevuto gli insegnanti e il personale della scuola, e dover dire di no è un disagio.

Se per ogni Governo questi argomenti fossero definiti con provvedimenti veloci, sarei io stesso a chiedere che venga votata la fiducia perché per ogni argomento di questi si propone una novità: quella di non avere più per il futuro il decreto milleproroghe, brutta usanza che sfortunatamente anche il Governo Monti, da noi fortemente sostenuto, è stato costretto, essendo nato pochi mesi fa, a dover ripetere.

Signor Sottosegretario, con questa pausa (io la definisco così) nella vostra attività legislativa non siete andati nello specifico a risolvere molti problemi, ma siete stati costretti a diluire alcune problematiche dei Governi precedenti. Qui vi sono provvedimenti di proroga risalenti addirittura a prima del Governo Berlusconi. Immaginiamo, quindi, quanto si prolunghi, senatore Baldassarri, lei che è maestro in economia e in questi argomenti, questa filiera di sofferenze e, a volte, di ingiustizie, come ha detto poc'anzi il senatore Pardi.

Parlando di ingiustizie, egli evidenziava la situazione dei manager pubblici. Oggi leggevo su alcuni giornali come alcune grandi aziende, quali la Terna, realizzino dividendi importantissimi, con una ricapitalizzazione importante. Ma andiamo anche a verificare cosa, all'interno di queste aziende, i manager sono felicemente costretti a dover sopportare. Quando dicono che essi sopportano il peso dell'azienda, ebbene quel peso è anche ben remunerato, come si diceva prima. Spesso, poi, non si è avuto il coraggio di tagliare con forza quanto invece doveva, deve e dovrà essere tagliato.

Signor rappresentante del Governo, per noi vi è l'assoluto assenso a questo vostro, e nostro, provvedimento, anche se riteniamo che, dal momento che abbiamo condannato l'usanza della questione di fiducia nei confronti dei precedenti Governi, non possiamo non essere lineari e assolutamente consequenziali nel dire che desidereremmo che tale usanza non fosse posta in essere da un Governo che vogliamo continuare a sostenere con forza, approvandone l'operato non soltanto parzialmente, ma interamente, sotto l'aspetto non soltanto dei contenuti, ma anche del metodo. (Applausi dal Gruppo Per il Terzo Polo:ApI-FLI e del senatore Tedesco).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Poli Bortone. Ne ha facoltà.

POLI BORTONE (CN:GS-SI-PID-IB). Signora Presidente, signor Sottosegretario, desidero illustrare due ordini del giorno che mi vedono come prima firmataria, il G4 e il G28.1. Essi sollevano due problemi non nuovi, in quanto già sollevati tante altre volte, senza che finora qualcuno si sia fatto carico di tentare di risolverli o, quantomeno, di dire che sono irrisolvibili e che quindi non vale neanche la pena di presentare un ordine del giorno (e men che mai un emendamento) al riguardo.

Il primo problema, inspiegabile, concerne il Ministero dell'economia, al quale durante l'arco dell'anno afferiscono tutti i conti relativi al pagamento dei fitti degli uffici finanziari e degli uffici giudiziari.

È noto che gli enti locali, in base a una legge ormai datata, risalente al 1941, cioè a 70 anni fa, quando la giustizia aveva dimensioni decisamente differenti, anche in termini quantitativi oltre che qualitativi, devono addossarsi l'onere, laddove non proprietari di un immobile, del fitto degli uffici giudiziari o degli uffici finanziari.

Tre anni fa, in una delle mie innumerevoli interrogazioni che non hanno avuto risposta, forse con un ragionamento un po' femminile, dal momento che un ufficio giudiziario non sta in un immobile per sei anni, come lei mi insegna, signor Sottosegretario, ma almeno per 24 o 30 anni, chiesi il motivo per il quale, piuttosto che pagare fitti a vuoto per 24 o 30 anni, il Ministero dell'economia non autorizzi gli enti locali a considerare la quota di fitto pagata dal Ministero dell'economia (tra l'altro pro quota perché, per esempio, quest'anno, con i tagli che vi sono stati, esso dovrà rimborsare molto meno rispetto al 98 per cento rimborsato nel 2009) come quota di leasing.

Io non l'ho ancora capito, e non so per quale motivo non si possa modificare una legge del 1941 o, quantomeno, emanare una circolare interpretativa, snella e agile, per venire fuori da questa situazione che è veramente assurda. Ciò anche perché al termine della locazione potrebbero divenire proprietari pro quota lo Stato e l'ente locale per la quota di leasing di loro spettanza. In ogni caso, è necessario fare in modo che non si butti via del denaro.

Ho chiesto quale fosse complessivamente il conto dei fitti, ma nessuno ha inteso mai darmi delle risposte in tre anni. A me sembra veramente uno sperpero di denaro pubblico. Mi sembra facile calcolare che un ente locale che divenga proprietario di un immobile attraverso il leasing pagherà sì qualcosa di più, ma potrà acquisirlo al suo patrimonio, determinando una capacità di indebitamento indubbiamente maggiore rispetto a quella che avrebbe spogliandosi dei suoi beni, così come stanno facendo tutti gli enti locali per tentare di mantenere in pareggio i propri bilanci.

L'ordine del giorno G28.1 riguarda un altro annoso problema, una delle tante stranezze italiane. Normalmente abbiamo delle leggi che altrettanto normalmente non vengono rispettate. Ebbene, una delle leggi che non viene normalmente rispettata è il decreto-legge n. 323 del 27 agosto 1993, convertito, con modificazioni, nella legge n. 422 del 1993, che avrebbe dovuto regolamentare la quota del canone radiotelevisivo di spettanza delle televisioni locali. Tale canone non può essere fatto passare dalla RAI come un canone RAI, perché tale non è: è un canone di possesso del televisore, che attraverso un regolamento, che si sarebbe dovuto emanare a seguito di quella legge ormai datata (ma non è stato mai fatto), avrebbe dovuto finanziare in parte l'emittenza locale e in parte l'emittenza del cosiddetto - sottolineo "cosiddetto" - servizio pubblico. Approfitto ancora una volta per ricordare che non può essere considerato servizio pubblico; è più servizio pubblico Radio Radicale di quanto lo sia la RAI. Tra l'altro, mentre Radio Radicale non ha né sponsor né pubblicità, il servizio cosiddetto pubblico della RAI usufruisce notevolmente di sponsor e altrettanto notevolmente di pubblicità, con un'ambiguità che sta impoverendo tutto il tessuto dell'emittenza locale radiotelevisiva, che non può attingere allo stesso tipo di pubblicità al quale attinge la RAI, ma nello stesso tempo non ha nemmeno quella quota di supporto che, in teoria, è prevista dalla legge.

Non la si prenda per una battuta, ma nel decreto milleproroghe forse avremmo potuto chiedere anche la proroga di questo Governo di tecnici che sta facendo delle cose che un Governo politico non è riuscito a fare. A questo Governo di tecnici chiediamo di intervenire rispetto a due situazioni che sono di una tale e palese banalità che è inspiegabile come nessuno intenda porvi rimedio. (Applausi dei senatori Fleres e Pinzger).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bodega. Ne ha facoltà.

BODEGA (LNP). Signora Presidente, il relatore Mercatali ha proclamato in modo perentorio, quando ha illustrato il provvedimento all'Assemblea, che la proroga termini è un procedimento da interrompere. Tanti colleghi nel corso di questa seduta hanno evidenziato tale problematica: non da ultimo il nostro amico senatore Nino Strano, che ringraziamo per il riferimento rivolto a noi in materia di agricoltura, questione che abbiamo a cuore in comune. Il relatore ha dunque proclamato a gran voce che questo sistema va interrotto, che è un procedimento da interrompere: noi siamo d'accordo, ma vogliamo sottolineare che anche in questo provvedimento si è verificato l'assalto alla diligenza.

A tal proposito, cari colleghi, voglio ricordare la lettera del Presidente della Repubblica del 22 febbraio 2011, con la quale egli ha richiamato l'attenzione sull'ampiezza e sull'eterogeneità delle modifiche apportate nel corso del procedimento di conversione al testo originario del decreto-legge milleproroghe. Ovviamente la lettera faceva riferimento al provvedimento di proroga termini dello scorso anno. E così è stato nel 2010: analoga lettera del Presidente della Repubblica. Quindi, se coerenza ci sarà, vedremo quali saranno i rilievi del Quirinale.

Detto questo, abbiamo tanti sindaci dei nostri territori (noi li chiamiamo i nostri sindaci padani, ma non si tratta solo dei sindaci padani) che protestano contro molte delle norme varate dall'insediamento del Governo Monti e che anche oggi siamo qui a discutere (ne vedremo delle belle anche sul decreto liberalizzazioni che arriverà la prossima settimana in Aula). Le proteste nascono dal basso: è una rabbia che ha preso a divampare dai Comuni che si sentono definitivamente espropriati di qualsiasi autonomia e, persino, della dignità. La decisione più grave di tutte è quella contenuta nell'articolo 35 del decreto liberalizzazioni che, con un tratto di penna, cancella la precedente legislazione sulle tesorerie comunali, provinciali e regionali, le quali, di fatto, entro un paio di mesi, cesseranno di esistere, mentre le risorse dei territori dovranno essere trasferite alla tesoreria statale. Ma questa sarà storia successiva, signor Sottosegretario.

Si parla ormai da giorni della fiducia. Voi verrete in quest'Aula e chiederete la fiducia su questo provvedimento. Ma con una maggioranza così forte, trasversale tra PD e PdL, con un Governo formato da tecnici e da professori, come si fa a chiedere la fiducia? Ma tant'è.

Si dice che questo decreto-legge sia un provvedimento riguardante proroga dei termini. Allora mi si deve spiegare cosa c'entri la proroga per il finanziamento di 500.000 euro al Comune di Pietrelcina e cosa c'entrino i 7 milioni per Radio Radicale, senza entrare nel merito dell'utilità di questo servizio. (Applausi dal Gruppo LNP). Sono misure che nulla hanno a che fare con quello di cui discutiamo oggi. Noi in Commissione avevamo proposto alcuni emendamenti, che abbiamo ripresentato per l'Aula, che avevano e hanno l'obiettivo di diminuire la spesa pubblica. Abbiamo già ricordato i casi di Pietrelcina e di Radio Radicale. Voglio evidenziare anche l'abrogazione della norma, presente in questo decreto, tesa a continuare a pagare i presidenti degli enti parco. Avevamo già deciso che la carica di presidente degli enti parco dovesse essere a titolo gratuito: perché allora prorogare e continuare a spendere soldi pubblici? Avevamo già deciso che l'agenzia autonoma per la gestione dell'albo dei segretari comunali venisse chiusa e abolita: perché allora si proroga l'obbligo per i Comuni e le Province di continuare per altri mesi a dare un contributo per un'agenzia che verrà chiusa? (Applausi dal Gruppo LNP).

Vorrei svolgere una considerazione di carattere generale. Il premier Monti ha detto nel suo intervento in Parlamento che il risanamento, che sta costando ai cittadini enormi sacrifici - aggiungo che i cittadini non se ne sono ancora resi del tutto conto: ma se ne accorgeranno quando riceveranno a casa nei prossimi mesi le cartelle dell'IMU - rischia di fallire se non sostenuto da scelte a livello europeo. Insomma, il nostro destino sembra non essere più nelle nostre mani e la sovranità si sta allontanando sempre più pericolosamente dal popolo, per finire nelle mani dei burocrati, sempre più lontani dal nostro Paese, dai nostri territori e dalle legittime istanze della nostra gente.

Questo non può che generare insoddisfazione. Intere categorie del nostro Paese protestano perché sono state messe in ginocchio, a partire da quelle del mondo agricolo, come ricordavano bene i senatori Vallardi e Strano. Intere categorie produttive sono state messe in ginocchio: in un momento di profonda crisi economica, in cui il settore primario sta già subendo perdite gravissime sia per l'incremento dei prezzi delle materie prime e dell'energia sia per il calo dei consumi, il Governo ha pensato di far gravare su di esso nuove pesantissime tasse, come la reintroduzione dell'IMU per i fabbricati rurali, che la Lega Nord aveva chiesto di sospendere, visto che fino ad oggi questi ne erano esenti e ha almeno raddoppiato il carico fiscale agrario, così come avevamo chiesto di non far aumentare le accise sul gasolio utilizzato per gli impieghi agricoli.

Con questo decreto-legge il Governo Monti ha reso ancora più confusa la situazione già drammatica e critica di molti lavoratori, che si sono visti improvvisamente innalzare l'età per accedere a benefici previdenziali anche nel caso in cui fossero dipendenti di aziende in stato di crisi.

Il ministro Fornero ha chiaramente detto ieri in Commissione che il Governo considera non riapribile questa partita, almeno in questo provvedimento, e che sarà un impegno del Governo affrontare l'argomento con gli strumenti adeguati, anche con il sistema degli ammortizzatori sociali. Abbiamo capito che allora qui nulla si può discutere o modificare di quanto stabilito sulla testa dei lavoratori, e questo non è corretto. La Lega Nord ha contrastato in pieno le misure introdotte in materia previdenziale, perché ritiene che le difficoltà economiche non possano e non debbano essere fatte pagare alle fasce di cittadini più deboli. Tutti quei lavoratori esodati (termine anche difficile da capire dalla gente normale), che avevano firmato accordi con le aziende o che avevano preso accordi privati (mi riferisco alle piccole aziende) con i propri datori di lavoro, si sono trovati improvvisamente a non vedersi più riconosciuta la pensione entro pochi mesi, con un innalzamento dei requisiti per accedervi di diversi anni.

Avevamo presentato degli emendamenti in Commissione che non sono stati accolti (poi li abbiamo ripresentati in Aula) che erano e sono l'occasione per approfondire, ma tant'è: ormai si chiederà la fiducia, quindi nulla si può modificare in tal senso. È un'occasione persa, e mi auguro che i cittadini questo non se lo dimenticheranno.

Un'occasione persa è anche quella del Cocer. Il nostro collega senatore Torri, in Commissione difesa ha più volte rimarcato la posizione contrarissima alla proroga della durata del mandato delle rappresentanze sindacali dei militari. Ebbene, anche in questo caso un emendamento ha prorogato il termine: migliaia di militari che aspettavano di poter eleggere i propri rappresentanti sindacali non avranno occasione di farlo, e penso che si ricorderanno di questo anche i militari delle Forze armate italiane.

Desidero concludere, signora Presidente, dicendo che il Gruppo della Lega Nord ha cercato in tutti i sensi di essere costruttivo in un momento tanto delicato, ma purtroppo questa sua azione costruttiva e volta a cercare di migliorare un testo, che è ormai condiviso dalla stragrande maggioranza di questo Parlamento, non ha avuto effetto, e ce ne rammarichiamo molto. (Applausi dal Gruppo LNP).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. A nome dell'Assemblea, desidero salutare gli allievi e gli insegnati dell'Istituto tecnico per le attività sociali «Marie Curie» di Merano, presenti in tribuna. (Applausi).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3124 (ore 18,45)

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Procacci. Ne ha facoltà.

PROCACCI (PD). Signora Presidente, la ringrazio. Signor Sottosegretario, capisco che questo non è un dibattito che la stimoli, perché il milleproroghe per sua natura è un decreto omnibus che contiene tanti argomenti, quindi è difficile sviluppare un dibattito organico che possa coinvolgere, capisco pertanto la sua lotta anche con l'attenzione.

Qualche volta però capita che alcune decisioni, alcune norme contenute nel milleproroghe abbiano una ricaduta rilevante su alcune questioni importanti, e voglio indicare in particolare il tema dell'università.

Avremo modo in futuro di chiedere apertamente al Governo una parola chiara su questo tema. Tuttavia, gli articoli 1, comma 5, e 14, comma 2-quater, affrontano il tema dei concorsi per professori di seconda fascia. Sembra una stupidaggine, eppure una delle posizioni assunte del quella di Governo è ringiovanire le università, aprire ai ricercatori più bravi e più capaci. Le sembra allora possibile che una riserva prevista dall'articolo 29 della legge n. 240 del 2010, la legge Gelmini - senza alcun onere in più per lo Stato, essendo risorse già esistenti - debba essere ripartita tenendo fuori completamente 16 università italiane? La maggior parte di esse si trovano nel Centro-Sud del Paese, ma anche ad Udine, Trieste, Modena, Torino. Sono università che hanno ricercatori bravi e virtuosi, i quali però non possono essere assunti in quanto le loro università hanno superato il 90 per cento di spese fisse sul bilancio.

Lei mi può rispondere che un criterio bisognava darselo, ma sa meglio di me, Sottosegretario, che quando queste università, ai sensi del decreto-legge n. 180 del 2008, convertito in legge con la legge n. 1 del 2009, hanno cominciato un percorso virtuoso, hanno poi avuto la scure Tremonti-Gelmini di 8 miliardi in tre anni. È chiaro quindi che sono tornate al di sopra del 90 per cento nel bilancio complessivo.

Perché dico che questo è un argomento importante per il Governo? Io condivido pienamente il suo lavoro. Sono stato un forte sostenitore del Governo Prodi e sono stato vicino a quel progetto. Paradossalmente proponevo alla mia parte politica, un anno e mezzo fa, di chiedere all'attuale Presidente del Consiglio una disponibilità per il futuro. Credo quindi davvero molto alla sua capacità, serietà e incidenza. Vorrei però condividerne anche la volontà politica.

Voi state affrontando il tema della crescita. Ora le chiedo, signor Sottosegretario, se le sembra possibile una crescita senza università di qualità. Questo è il punto. Il criterio finanziario può essere l'unico criterio che consente all'università di crescere o meno? Sa qual è il paradosso? Noi abbiamo raccolto su questi emendamenti più di cinquanta firme di rappresentanti di tutti i Gruppi politici, per cui si tratta di un tema estremamente sentito. Il Governo concede ad alcune università 6.500 euro all'anno a studente, mentre ad altre 2.200: questa è la forbice (poi ci sono i contributi degli enti locali e dei privati). Se la spesa storica è viziata già a monte, come possiamo pensare che questi atenei in difficoltà - e ricordo come graduatorie stilate da agenzie internazionali di valutazione diano grande risalto ad alcuni degli atenei rimasti esclusi - possano riprendersi?

Credo allora che il Governo debba avere come punto fermo la volontà di sostenere, aiutare e dare a tutti la possibilità. Se l'idea è avere in Italia quatto o cinque grandi università di eccellenza e lasciare le altre al loro destino, su questo l'intero Parlamento deve riflettere.

Sono grato ai due relatori, senatori Mercatali e Malan, perché, alla fine, dei cinque emendamenti, ne è passato uno fondamentale. Sono grato quindi anche al Governo. Adesso sto cercando il sottosegretario D'Andrea, perché mi è parso sia venuto fuori un mezzo pasticcio in Commissione: si trattava di un emendamento sostitutivo, mentre il presidente Azzollini mi ha detto che è stato approvato come aggiuntivo, per cui ci ritroveremo ad avere nello stesso comma una frase che dice il contrario dell'altra. Ma questo è un fatto tecnico che spero si risolva.

Io mi accingo a chiedere ai colleghi e ai Capigruppo di calendarizzare una mozione sull'università, poiché ritengo si tratti di un punto strategico estremamente delicato che riguarda la crescita di questo Paese, e so quanto questo Governo tenga alla crescita. Vorrei allora che il Governo dicesse con chiarezza e in modo definitivo cosa pensa, perché è inutile andare avanti con provvedimenti parziali. Vogliamo sapere se il Governo vuole portare avanti un sistema che ci porterà al meccanismo anglosassone o americano, o se vuole aiutare tutte le università ad essere virtuose in una sana competizione, che non escluda però nessuno e che preveda i costi standard per studente, questione che il Governo non riesce ancora ad individuare per colpa soprattutto del vecchio Governo che non ha emanato i decreti attuativi di cui alla legge n. 240 del 2010, su cui il ministro Profumo si sta impegnando. Però, prima di passare ai decreti attuativi, il Governo deve dire una parola chiara: se è per il sistema anglosassone, deve dirlo apertamente, perché almeno ci confronteremo. Non possiamo però inseguire il Governo per cercare di capire il suo pensiero sull'università attraverso provvedimenti singoli e parziali, che di volta in volta passano, senza affrontare alle radici un tema che lei, signor Sottosegretario, sa quanto sia fondamentale per lo sviluppo e la crescita del Paese. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori Astore e Poli Bortone).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pichetto Fratin. Ne ha facoltà.

PICHETTO FRATIN (PdL). Signora Presidente, colleghi e colleghe, rappresentanti del Governo, giunge all'approvazione dall'Aula un provvedimento ormai usuale; il cosiddetto milleproroghe, divenuto ormai una costante di molti anni nell'attività del Governo e del Parlamento. Al riguardo, ci sono alcune considerazioni che ritengo di svolgere, sia di metodo, con riguardo alla proroga dei termini, che di contenuto.

Si deve purtroppo osservare che anche nella presente situazione, come in precedenza, il Governo ha ritenuto di dover ricorrere alla ridefinizione delle date di scadenza contenute in numerose norme, con motivazioni che spesso non attengono a fatti oggettivi. Dal ripetersi di tali disposizioni emerge evidentemente una difficoltà sistemica all'adeguamento delle nuove prescrizioni normative, anche nei casi in cui già le norme originarie prevedevano significativi lassi di tempo per l'operatività delle regole più innovative. Ciò denota - e questo è un dato grave - una difficoltà complessiva di programmazione e di attuazione di regole e termini che, in taluni casi, erano definiti in modo non sufficientemente ponderato al momento della loro individuazione nella norma originaria.

Altro discorso è quello che riguarda la proroga dei termini quando è dettata da ragioni oggettive, sopravvenute e non prevedibili al momento della fissazione del termine originario. In tali casi, la proroga e la rideterminazione della scadenza costituisce un momento di necessaria fluidità rispetto alla scadenza rigida che non sarebbe altrimenti possibile rispettare. Il decreto milleproroghe non ha fatto e non fa una scelta, non discrimina tra le cause oggettive e quelle accidentali, ma addirittura in questo caso aggiunge alcune norme che vanno ben oltre. Questo è rilevante sul metodo, perché deve porci una riflessione sul nostro modo di legiferare come Parlamento e sul modo di proporre le norme da parte del Governo.

Nel merito, vorrei invece sottolineare ed apprezzare alcuni interventi rilevanti. Apprezzo in particolare la proroga a tutto il 2012, contenuta nell'articolo 6, di alcune disposizioni in materia di ammortizzatori sociali, come l'intervento sull'istituto sperimentale di tutela del reddito dei lavoratori per i lavori a progetto e il trattamento sperimentale per gli apprendisti. Naturalmente, però, sempre per quanto riguarda l'articolo 6, devo rimarcare la non soluzione di quello che è il problema degli esodati, certamente di difficile soluzione, anche a causa dei costi, ma che va posto sia nel merito, per tutti coloro che hanno firmato accordi precedenti al 31 dicembre in presenza di norme dello Stato e con il visto del Governo in quel momento. Peraltro, non di altri Governi, ma di questo Governo, dal 5 al 31 dicembre scorso, per gli accordi collettivi e individuali sottoscritti con il sindacato e con le direzioni provinciali del lavoro, che rappresentavano questo Governo.

Ci sono quindi situazioni che rischiano di rappresentare, e anzi rappresentano, un paradosso normativo di questo Paese e danno evidenza della difficoltà di dare certezza di diritto nel nostro Paese, quella certezza di diritto che richiamiamo anche su tante altre materie, come ad esempio per gli investimenti esteri in Italia. Mi riferisco alla certezza di diritto che chiedono coloro che investono, sia italiani che esteri, coloro che stipulano un contratto, coloro che vogliono giustizia nel nostro Paese. È sui giornali di oggi la notizia che una persona è stata assolta dopo 21 anni di prigione: a tal riguardo mi viene in mente il detto che è meglio un colpevole fuori che un innocente in galera. Questa è la non certezza che diamo ai cittadini di questo Paese.

Apprezzo una serie di interventi svolti in materia di trasporti, sui rinnovi e i prolungamenti in materia di impianti funiviari, di particolare importanza per il settore turistico alpino. Apprezzo particolarmente le significative disposizioni riguardanti il sistema produttivo, con la possibilità di prorogare le convenzioni con il Mediocredito centrale per la gestione operativa del fondo centrale di garanzia per la copertura dei rischi, fino alla piena operatività delle norme del decreto-legge n. 225 del 2010, col rifinanziamento esteso con la propria operatività comunque oltre i due anni dal presente decreto-legge.

Noto un particolare: un termine di dieci giorni fissato alla Camera per il Ministero dell'economia e delle finanze per aprire il tavolo di discussione con le organizzazioni imprenditoriali, che scatta però dalla conversione definitiva del decreto-legge. È un termine che considero assurdo, ma il significato del provvedimento milleproroghe è che tanto bisognava porre un termine in questo caso. Credo però che nessuno impedisca al Ministero dell'economia e delle finanze, signor rappresentante del Governo, di cominciare a parlare anche domattina con le parti sociali: se è il caso di parlarne, fatelo subito. Non sono previste sanzioni se già domani il Governo discute del fondo di garanzia, quindi può cominciare a farlo dal giorno prima della conversione definitiva. Tuttavia, è significativo e bisogna ricordare come ciò venga fatto.

Inoltre, vorrei fare un'ulteriore considerazione con un po' di ironia. Era logico differire il termine entro il quale i Comuni tra i 1.000 e i 5.000 abitanti devono adempiere all'obbligo dell'esercizio in forma associata delle funzioni fondamentali, anche perché non era stato rispettato il termine precedente per le unioni dei Comuni, e automaticamente non poteva essere rispettato quello relativo allo svolgimento di quelle funzioni in forma associata, quindi diventava difficile agire sia con le unioni di Comuni che con le convenzioni.

In ultimo, rimarco che portiamo al 30 giugno 2012, e non è il primo differimento (succede da tantissimi anni), il termine per la deliberazione del bilancio di previsione degli enti locali. Quindi, se al 30 giugno gli enti che rappresentano la struttura, la spina dorsale del nostro Paese approvano il bilancio di previsione 2012, mi chiedo che messaggio diamo al mondo di questa nuova Italia che vuole crescere, cambiare rotta, deve tenersi al passo con le altre realtà dell'euro, e poi discute di governance europea. Questa è una domanda che dobbiamo porci e a cui forse nessuno di noi ha la risposta, ma tutti insieme possiamo averla. (Applausi dal Gruppo PdL).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.

Rinvio il seguito della discussione del disegno di legge in titolo ad altra seduta.

Sui lavori del Senato
Commissioni permanenti, autorizzazione alla convocazione

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, in vista dell'approvazione con modifiche, da parte della Camera dei deputati, del decreto-legge recante disciplina del processo civile, già definito in prima lettura dal Senato - in scadenza lunedì 20 febbraio - 1'ordine del giorno delle sedute di domani sarà integrato con l'esame di tale provvedimento.

La Commissione giustizia e la Commissione affari costituzionali - alle quali il provvedimento sarà assegnato rispettivamente in sede referente e in sede consultiva non appena trasmesso dall'altro ramo del Parlamento - sono fin d'ora autorizzate a convocarsi per la trattazione del provvedimento.

Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per le sedute di mercoledì 15 febbraio 2012

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi domani, in due sedute pubbliche, la prima alle ore 9,30 e la seconda alle ore 16,30, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 19,03).