premesso che:
per tutelare e proteggere investitori e mercati da possibili inappropriate ingerenze e carenze delle agenzie di rating, è opportuno adottare provvedimenti concordati in sede europea, poiché le attuali agenzie operano a livello mondiale e influiscono sui mercati finanziari dell'intera Unione europea;
proprio in virtù delle importanti ricadute del loro operato sui mercati finanziari e sulle decisioni non solo degli operatori economici, ma dei Governi, le agenzie di rating devono essere disciplinate da un adeguato e stringente quadro giuridico;
il mercato del rating è di fatto monopolizzato da tre operatori, Standard & Poor's, Moody's e Fitch, che detengono il 95 per cento del mercato;
esiste un effettivo rischio di affidamento eccessivo al giudizio di tali agenzie da parte degli operatori economici che partecipano ai mercati finanziari;
i fatti hanno dimostrato come spesso i giudizi espressi da queste agenzie fossero errati (casi Lehman Brothers, Parmalat, Euron, Freddi Mae, Fanni e Mae);
devono essere individuate, al fine di evitare conflitti di interesse e fugare ogni sospetto di volontaria alterazione dei mercati, sia la struttura azionaria delle agenzie, sia la responsabilità civile;
è opportuno regolamentare anche il campo di applicazione relativo alle prospettive del credito (rating outlook);
considerato che:
i rating del credito hanno attualmente valore normativo per gli investitori regolamentati, come gli enti creditizi, le imprese di assicurazione e molti altri investitori istituzionali;
è indispensabile rendere più trasparenti i criteri in base ai quali vengono effettuate le valutazioni del credito; in particolare la valutazione dei debiti sovrani non può prescindere dalla valutazione di una serie di fattori, che, attualmente, non hanno avuto peso specifico nei recenti downgrade nei confronti di importanti Paesi europei, fra cui l'Italia. Ci si riferisce all'indebitamento del settore privato, all'esistenza dei piani di rientro del debito pubblico, alla fattibilità stessa dei medesimi piani;
non è possibile far dipendere dal giudizio delle agenzie di rating le decisioni di politica economica e sociale degli Stati, cancellando, di fatto, le normali prassi democratiche,
impegna il Governo:
1) a sostenere le proposte della Commissione europea di modifica della direttiva 2009/65/CE (COM (2011) 746) e del regolamento (CE) 1060/2009 (COM (2011) 747), al fine di imporre agli enti creditizi, alle imprese di assicurazione e agli altri investitori istituzionali di effettuare una propria valutazione del rischio del credito, in modo da non basarsi esclusivamente o automaticamente su rating esterni;
2) a obbligare gli emittenti di incaricare due agenzie di rating, indipendenti l'una dall'altra, ad emettere parallelamente due rating del credito sugli stessi strumenti finanziari;
3) a sancire il divieto per ciascuna agenzia di rating del credito di essere azionista o socia di altra agenzia di rating;
4) a sostenere, in sede europea, le proposte del Parlamento europeo finalizzate a istituire una agenzia di rating europea, indipendente e autorevole;
5) a vietare rating non richiesti dei debiti sovrani degli Stati;
6) ad evitare che i giudizi espressi dalle agenzie di rating private sui debiti sovrani influenzino il mercato finanziario europeo, alterando gli equilibri fra i Paesi membri;
7) ad affidare all'Esma (European Securities and Markets Authority) la valutazione annuale delle performance delle agenzie di rating, per verificare, a posteriori, se le loro valutazioni sono state corrette;
8) a contrastare l'attuale monopolio esistente in questo campo.
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