premesso che:
il decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, recante "Disposizioni urgenti per la crescita, l'equità e il consolidamento dei conti pubblici", convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2001, prevede, tra le altre, disposizioni in materia di accise. Nello specifico il comma 1 dell'articolo 15 ha fissato, a decorrere dal giorno successivo alla data di entrata in vigore del decreto, le seguenti aliquote di accisa: a) benzina e benzina con piombo: 704,20 euro per mille litri; b) gasolio usato come carburante: 593,20 euro per mille litri; c) gas di petrolio liquefatti usati come carburante: 267,77 euro per mille chilogrammi; d) gas naturale per autotrazione: 0,00331 euro per metro cubo;
nel citato decreto-legge, cosiddetto salva Italia, sono previsti, inoltre ulteriori aumenti per il 2013. Si legge, infatti, nella disposizione contenuta nel comma 2 dell'articolo 15 che "A decorrere dal 1° gennaio 2013, l'aliquota di accisa sulla benzina e sulla benzina con piombo nonché l'aliquota di accisa sul gasolio usato come carburante (...) sono fissate, rispettivamente, ad euro 704,70 per mille litri e ad euro 593,70 per mille litri";
l'incremento delle accise sui carburanti, intervenuto a livello nazionale nel corso dell'esercizio finanziario 2011, ha inoltre avuto pesanti ripercussioni sulle vendite dei prodotti per autotrazione in Lombardia e Piemonte, confinanti con la Svizzera, e in Friuli-Venezia Giulia, confinante con la Slovenia;
tale aumento comporta per il nostro Paese una fiscalità di svantaggio rispetto agli Stati confinanti e in particolare, rispetto alla Svizzera, sconta un prezzo di svantaggio di circa 33 centesimi al litro per la benzina e di 23 centesimi al litro per il gasolio. Per quanto riguarda la regione Friuli-Venezia Giulia, confinante con la Repubblica di Slovenia, il prezzo alla pompa è inferiore a quello italiano, pari a circa 38 centesimi al litro per la benzina e di 42 centesimi al litro per il gasolio;
l'elevatissimo divario dei prezzi determina un "pendolarismo del pieno" con il conseguente calo di erogazione di carburanti nel territorio italiano. Tale fenomeno, determinando un diminuzione dei consumi, sta mettendo in seria difficoltà il lavoro dei benzinai delle zone di confine; si temono forti ricadute anche a livello occupazionale;
premesso, altresì, che:
l'aumento del carburante in tutte le regioni della penisola incide sul trasporto dei vari beni di consumo, considerato che la maggior parte delle merci italiane viaggiano su strada per arrivare dal produttore al venditore e quindi al consumatore finale. Infatti, ai costi di lavorazione e produzione dei diversi prodotti, si aggiunge il costo di trasporto sul quale influisce il costo del carburante;
il caro benzina rischia di penalizzare il settore dei trasporti e potrebbe avere effetti a catena sul prezzo delle merci che viaggiano su gomma, erodendo ulteriormente la capacità di spesa delle famiglie e causando nuove contrazioni dei consumi;
infatti, secondo anche quanto dichiarato nei giorni scorsi in una nota stampa da Federconsumatori, l'aumento dei carburanti determinerebbe pesanti ripercussioni sui prezzi dei beni di largo consumo, soprattutto nel settore alimentare, che potrebbero arrivare ad oltre 181 euro annui di aumento a famiglia;
i prezzi dei carburanti in Italia risultano superiori alla media europea ed i rincari hanno raggiunto livelli insostenibili per le famiglie. Rincari di oltre 10 centesimi al litro, con un costo che ha raggiunto, per la benzina super, circa 1,80 euro al litro. Una situazione che, in questo momento di crisi, risulta insostenibile per gli automobilisti e per tutti i cittadini. Pagare 1,80 euro un litro di benzina, oltre naturalmente agli aumenti di inizio anno per i pedaggi autostradali, significa chiedere sacrifici quotidiani a milioni di automobilisti che si recano al lavoro con l'auto;
tenuto conto, inoltre, che,
l'aumento delle accise ha colpito in modo particolare il Sud Italia. Il peso delle accise sul costo della benzina alla pompa, in Sicilia, è aumentato di ben 40 centesimi litro, registrando così il prezzo più alto d'Europa del carburante venduto al dettaglio. La media del prezzo alla pompa, per il carburante venduto nella regione, è di 1,70-1,80 euro al litro. Ciò comporta non solo un grave peso economico per le famiglie, ma anche ripercussioni pesantissime sul trasporto in genere e su quello commerciale in particolare: l'alto prezzo del carburante non favorisce in alcun modo i trasporti delle merci prodotte in Sicilia e distribuite oltre lo stretto;
tale situazione ha ingenerato nella regione, e non solo, una protesta da parte del cosiddetto movimento dei forconi, le cui denunce hanno avuto l'adesione di parte della popolazione siciliana, tra cui commercianti, studenti, disoccupati e operai, verso il quale si esprime solidarietà. Una protesta che fa emergere la grande preoccupazione per la grave crisi economica e occupazionale del territorio siciliano, che l'aumento del costo dei carburanti, aggrava esponenzialmente con gravi sacrifici per le famiglie che risultano essere le prime vittime di questa pesante crisi economica e sociale;
nelle raffinerie siciliane si produce più del 40 per cento del distillato totale italiano e la protesta del "movimento dei forconi", che ha paralizzato nei giorni scorsi strade, autostrade, distributori di benzina, ha minacciato di bloccare le raffinerie e impedire in tal modo l'uscita del carburante dalla regione con lo scopo di ottenere la piena applicazione dello statuto siciliano che prevede la defiscalizzazione del prezzo della benzina;
gli effetti dei rincari si riflettono principalmente sul settore dei trasporti e, pur condividendo i motivi della protesta, le modalità con cui si è svolta hanno aggravato la situazione rischiando di paralizzare e penalizzare un settore che rappresenta lo snodo essenziale per una regione che attraverso esso deve colmare la sua perifericità geografica,
impegna il Governo:
ad intervenire immediatamente per accelerare i processi di modernizzazione e liberalizzazione nel settore dei carburanti al fine di rendere concorrenziale un mercato che ancora oggi presenta aspetti fortemente oligopolistici;
a disporre un serio piano di controlli e verifiche necessario per scongiurare speculazioni sul prezzo del carburante ai danni delle imprese del settore e dei consumatori;
ad intervenire in modo serio e deciso per il contenimento dei costi, a tutela del consumo e del reddito dei cittadini e, in particolare, a garanzia dei gestori dei carburanti nelle zone di confine e in favore dei territori delle regioni insulari del Paese gravati dall'elevato costo del carburante e dai conseguenti costi dei trasporti delle merci che, più che altrove, incidono a causa della perifericità geografica.
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