FERRANTE, DELLA SETA - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:
gli interroganti sono stati messi a conoscenza dal gruppo di mamme adottive, fondatrici nel 2011 del Comitato Parimaternità, di una loro nota inviata ai Ministri in indirizzo per denunciare la discriminazione attuata dall'INPS nei confronti delle mamme adottive iscritte alla gestione separata;
si sottolinea nella nota che fino al 2008, alle donne che diventavano madri adottando un bambino venivano riconosciuti 3 mesi di maternità. Con la legge n. 244 del 24 dicembre 2007 (legge finanziaria per il 2008), venne equiparata la maternità adottiva a quella biologica, cosicché i mesi di maternità riconosciuta passarono da 3 a 5;
tuttavia, per qualche ragione che ancora gli interroganti non riescono a comprendere, l'INPS ha sempre sostenuto che la nuova norma dovesse trovare applicazione solo per le lavoratrici dipendenti e così alle donne iscritte alla gestione separata vengono riconosciuti solo 3 mesi di maternità;
si evidenzia che grazie all'azione personale di una socia del comitato Parimaternità, che aveva intentato causa all'INPS (prima della formazione del suddetto comitato), è stato ottenuto un importante risultato: la Sezione lavoro del Tribunale di Modena, esprimendosi sulla causa, con ordinanza del 20 settembre 2011, ha sollevato la questione di legittimità costituzionale degli articoli 67, comma 2, e 64, comma 2, decreto legislativo n. 151 del 2001, testo unico in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità;
si legge nell'ordinanza che tale disciplina determina una duplice disparità di trattamento: nell'ambito del lavoro autonomo, tra madri biologiche e adottive: inoltre, nella categoria dei genitori adottivi, a seconda che si tratti di lavoratrici dipendenti e autonome. In riferimento alla categoria dei genitori adottivi, tratta in modo deteriore le lavoratrici autonome rispetto a quelle dipendenti concedendo alle prime l'indennità di maternità per soli 3 mesi e alle seconde per 5 mesi. Il diverso trattamento ai danni delle madri adottive appare quindi anche irragionevole perché sfornito di qualsiasi giustificazione e realizza un sistema di protezione della maternità non adeguato in relazione alla categoria delle madri lavoratrici autonome che abbiano adottato un bambino;
a tal proposito si sottolinea che, in precedenza, il 20 maggio 2010, gli interroganti, insieme ad altri 24 senatori, avevano presentato l'atto di sindacato ispettivo 4-03201, a cui era stata data risposta a giudizio degli interroganti insoddisfacente dal Sottosegretario di Stato pro tempore per il lavoro e le politiche sociali, il 4 agosto 2011;
infatti, tra le altre cose, il Sottosegretario in merito alla disparità di trattamento e sulla possibilità di modificare la normativa vigente rispose che: "Circa la disparità di trattamento lamentata relativamente al congedo di maternità delle iscritte alla gestione separata rispetto a quello delle dipendenti, la giurisprudenza ha affermato che la tutela differenziata è legittimata dalle peculiari caratteristiche di alcune forme di attività e dal diverso sistema di autogestione del lavoro che consente alle donne che instaurano un rapporto di lavoro autonomo di scegliere liberamente le connesse modalità di svolgimento. Del resto, negli anni più recenti si è assistito ad un'accentuata progressiva esigenza di protezione di nuove tipologie di lavoro le cui caratteristiche, pur rientrando nelle fattispecie del lavoro autonomo, possiedono alcuni caratteri tipici del lavoro subordinato, talché il legislatore ha ritenuto di assicurare a questa nuova tipologia di lavori alcune garanzie e istituti propri del lavoro dipendente. In tale ottica, l'articolo 64 del decreto legislativo n. 151 del 2001 prevede che la tutela della maternità in favore degli iscritti alla gestione separata avviene nelle forme e con le modalità previste per il lavoro dipendente. Occorre segnalare che un eventuale intervento normativo, l'unico strumento che può essere di ausilio nella circostanza descritta, che armonizzi in modo organico e sistematico il complesso delle norme di interesse, comporterà un inevitabile onere di spesa di cui si dovrà valutare l'adeguata sostenibilità finanziaria",
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario e oramai improcrastinabile, anche alla luce dell'ordinanza del 20 settembre 2011 emessa dalla Sezione lavoro del Tribunale di Modena, rimediare al più presto a questa vistosa incongruenza, anche attraverso una puntuale verifica della corretta applicazione della normativa vigente in materia da parte dell'INPS, e, se necessario, trovando le forme più adatte, utilizzando altresì lo strumento dell'interpretazione autentica della normativa, per garantire la parità di trattamento prevista dalla legge.
(4-06844)
PORETTI, PERDUCA - Ai Ministri dell'interno, delle politiche agricole alimentari e forestali, della salute e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:
secondo quanto riportato da diversi mezzi di informazione, il 27 gennaio 2012 il signor Giovanni Marangon ha rinvenuto in zona Laguna del Mort (Venezia), nel comune di Eraclea e in un'area vietata alla caccia, un esemplare di volpe intrappolato da un laccio;
il signor Marangon si è attivato immediatamente per cercare aiuto nel tentativo di liberare l'animale imprigionato. Dopo alcune telefonate ed un intervento dei vigili del fuoco, che hanno aperto il cancello per accedere all'area agricola privata all'interno della quale era la volpe, è stata contattata la Polizia provinciale, a cui si è richiesto di intervenire per liberare l'animale o per procedere alle cure del caso presso un veterinario o una struttura per il recupero della fauna;
a quanto riportato dagli organi di stampa, la Polizia provinciale ha a sua volta contattato il signor Marangon, per comunicare che sarebbero arrivati sul posto degli agenti per procedere all'abbattimento della volpe in quanto "specie dannosa";
secondo le dichiarazioni del signor Marangon, le guardie avrebbero affermato che l'animale imprigionato andava obbligatoriamente abbattuto, che se non si fosse proceduto all'uccisione dell'esemplare in difficoltà, sarebbero state perseguibili dai superiori e che comunque sarebbero uscite il giorno dopo per procedere alla sua eliminazione, prolungandone evidentemente le sofferenze;
dai mezzi di informazione e dalle dichiarazioni del signor Marangon si apprende che la Polizia provinciale è intervenuta il giorno stesso sparando alla volpe;
considerato che:
l'articolo 1 della legge n. 157 del 1992 sulla protezione della fauna e regolamentazione della caccia tutela tutti gli animali selvatici in quanto rappresentano bene indisponibile dello Stato. La normativa in questione, inoltre, all'art. 21, lettera u) , vieta l'utilizzo di trappole tra cui il laccio, e reprime l'atto di bracconaggio con sanzioni penali;
la legge n. 189 del 2004 condanna il maltrattamento e l'uccisione di animali "senza necessità" introducendo nel codice penale le fattispecie di delitti in danno agli animali;
non risulta esservi stato intervento alcuno da parte delle guardie per liberare l'animale e consegnarlo ad una struttura autorizzata;
non era presente alcun medico veterinario che potesse valutare lo stato di salute della volpe per decidere un'eventuale eutanasia;
la volontà del cittadino, nel rivolgersi alle Forze dell'ordine, era chiaramente quella di salvare l'animale;
per alcune specie animali, tra cui la volpe, la Regione ha attuato un piano di vaccinazioni antirabbiche effettuate mediante esche e che il decreto del dirigente regionale del Veneto n. 139 del 3 agosto 2010 che disciplina tale materia non autorizza abbattimenti di fauna selvatica ma interviene solo in una fase successiva, rendendo obbligatoria la consegna degli animali deceduti considerati "a rischio" presso l'Istituto zooprofilattico delle Venezie,
si chiede di sapere:
se il comportamento tenuto dagli agenti di Polizia provinciale non rappresenti una violazione delle leggi a tutela degli animali;
se gli agenti abbiano agito in autonomia o previa autorizzazione del comandante o del dirigente;
se tale comportamento possa aver avuto conseguenze sulla doverosa indagine relativa all'atto di bracconaggio di cui è stata vittima la volpe;
quali interventi abbiano messo in opera le guardie provinciali nell'area in questione dopo aver rinvenuto il laccio e con quali risultati;
quanti e quali interventi di recupero della fauna selvatica abbia effettuato nell'ultimo anno la Polizia provinciale di Venezia nell'area di competenza e con quale esiti;
quanti e quali interventi relativi al contrasto del bracconaggio la Polizia provinciale di Venezia abbia condotto nel territorio di sua competenza e con quali risultati;
quanti e quali controlli sull'attività venatoria abbia effettuato la Polizia provinciale di Venezia nella stagione di caccia 2011-2012 e con quali risultati.
(4-06845)
BIANCHI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dello sviluppo economico e delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
si è appreso che è intenzione del Governo, attraverso i Ministeri dello sviluppo economico e delle infrastrutture e trasporti, procedere ad un piano di razionalizzazione della rete aeroportuale nazionale, con la previsione di dimezzare alcuni aeroporti, in particolare 14 scali considerati strategici e 10 primari;
si intende ridimensionare o cancellare altri 24 piccoli scali, considerati "complementari", includendo tra questi gli aeroporti di Crotone e Reggio Calabria, con l'obiettivo di trasferire la loro gestione agli enti locali qualora venisse deciso di lasciarli operativi;
tale prospettiva costringerebbe gli enti locali a farsi carico delle enormi spese per il mantenimento degli aeroporti, ad oggi interamente spettanti allo Stato, ovvero spese relative all'ENAV, Vigili del fuoco, Guardia di finanza, Agenzia delle dogane, Polizia aeroportuale;
sulla base del regolamento (CE) 1008/2008, del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 settembre 2008, l'aeroporto di Crotone rientra nella categoria di scali i quali, dal momento che servono una regione periferica del territorio nazionale ed in via di sviluppo, beneficiano degli oneri di servizio pubblico allo scopo di garantire servizi aerei di linea indispensabili per venire incontro ai bisogni essenziali per lo sviluppo economico del territorio interessato;
nel territorio crotonese, inoltre, non sussiste possibilità di ricorrere ad ulteriore modalità di trasporto in quanto esso ne è sprovvisto e i mezzi esistenti non soddisfano l'effettivo bisogno di trasporto e progresso, senza dimenticare che l'area del crotonese è parte di una regione ad oggi individuata nell'obiettivo convergenza della politica di coesione comunitaria 2007-2013;
la strada statale 106 separa l'aeroporto di Crotone dal più grande centro di accoglienza per immigrati d'Europa ed esso è stato indicato dalla Protezione civile come l'unica porta d'ingresso aerea per i soccorsi in caso di calamità naturale, come ad esempio un terremoto;
appare paradossale parlare di ridimensionamento o di dimezzamento del numero degli aeroporti calabresi, quando nel contesto europeo si tiene conto dell'urgenza di incrementare la capacità degli aeroporti esistenti allo scopo di evitare che si arrivi, entro il 2025, al congestionamento di oltre 60 aeroporti europei ed alla completa saturazione dei 20 scali più grandi, così come evidenziato nel documento 52 006 DC 08 19 recante: "Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale ed al Comitato delle Regioni" e nel parere 2009-2014 espresso dalla Commissione per lo sviluppo regionale del Parlamento europeo, nonché nel documento rubricato "Futuro degli aeroporti regionali ed i servizi aerei nell'UE" del 21 dicembre 2011;
i suddetti documenti comunitari sottolineano l'essenzialità degli aeroporti regionali nell'ambito del trasporto di passeggeri e merci e nel garantire la coesione territoriale, economica e sociale sia all'interno degli Stati membri che nel più vasto contesto dell'Unione europea;
si sottolinea l'importanza di questi aeroporti nell'assicurare i collegamenti con aree geografiche periferiche o addirittura insulari e nel cercare di ovviare alle oggettive difficoltà ed agli svantaggi che tali posizioni territorialmente marginali comportano, tenendo ben presente che spesso e volentieri essi costituiscono l'unica forma di collegamento con il resto d'Europa,
si chiede di sapere:
se il Governo non ritenga opportuno convocare i rappresentanti territoriali della Regione Calabria, dei Comuni e Province di Crotone e Reggio Calabria presso le sedi governative, allo scopo di riconsiderare gli obiettivi del proprio piano di ridimensionamento e dimezzamento degli aeroporti ubicati in zone periferiche, come risultano essere proprio quelli di Crotone e di Reggio Calabria;
se non ritenga opportuno attivarsi per evitare la cancellazione di strategici scali aeroportuali come quelli di Crotone e di Reggio Calabria in modo da non penalizzare maggiormente il settore turistico del Mezzogiorno italiano, visitato soltanto dal 2,6 per cento dei quasi 240 milioni di turisti internazionali che visitano il Mediterraneo.
(4-06846)
ADERENTI - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:
nel febbraio 2011, all'atto dell'iscrizione dei bambini alla prima classe della scuola primaria di Bigarello (Istituto comprensivo di Castel d'Ario in provincia di Mantova), è stato messo a disposizione delle famiglie il Piano dell'offerta formativa (POF) per il successivo l'anno scolastico 2011/2012 così come previsto dalla circolare ministeriale n. 101 del 30 dicembre 2010;
tutti i genitori degli alunni delle future prime hanno optato per la scelta delle 30 ore settimanali in coerenza con il modello orario delle 30 ore già in atto nelle restanti classi;
ad anno scolastico iniziato, precisamente nel mese di ottobre 2011, i genitori degli alunni frequentanti la scuola primaria di Bigarello (cioè non solo quelli della classe prima) sono stati chiamati dalla scuola ad esprimersi, attraverso un referendum a voto palese, sul mantenimento delle 30 ore settimanali o sulla diminuzione del monte ore settimanale a 27. Sulle 80 famiglie, 38 confermavano la volontà che venisse mantenuto il modello delle 30 ore settimanali, mentre 42 optavano per il modello delle 27 ore settimanali;
successivamente gli organi collegiali della scuola hanno deliberato l'applicazione della flessibilità oraria mantenendo 30 ore settimanali per il primo quadrimestre e 25 ore settimanali per il secondo quadrimestre, di fatto eliminando le lezioni del sabato mattina; alla delibera è seguita una comunicazione scritta alle famiglie di tutti gli alunni;
le 38 famiglie che avevano chiesto il mantenimento del modello orario di 30 ore settimanali, a partire dal secondo quadrimestre, 31 gennaio 2012, si sono viste obbligate ad organizzare la cura del minore per la mattinata del sabato con oneri a carico della famiglia;
se tali famiglie scegliessero per il prossimo anno scolastico 2012/13 l'iscrizione in scuole primarie site in Comuni limitrofi che offrono il modello settimanale delle 30 ore, proprio per evitare, in tempo di recessione, un carico economico non previsto ai fini della cura del minore nella giornata del sabato, la scuola primaria di Bigarello scenderebbe al di sotto della soglia dei 50 alunni iscritti, soglia necessaria per mantenere aperta la scuola stessa;
considerato che:
risulta che il referendum proposto a tutte 80 le famiglie della scuola primaria di Bigarello nel mese di ottobre 2011, nel quale si chiedeva il cambio di modello orario settimanale, non sia stato supportato da alcuna motivazione da parte della scuola;
risulta altresì dagli atti che nel mese di settembre 2011 l'Istituto comprensivo in oggetto abbia chiesto ed ottenuto un docente in più in organico proprio per garantire il modello orario delle 30 ore settimanali previsto dal POF;
risulta infine che tale insegnante in più in organico sarebbe utilizzato per effettuare le supplenze brevi dell'istituto;
in nome del principio che la scuola è un servizio alle famiglie e che tale servizio deve essere erogato nel modo più trasparente e possibile alle famiglie stesse,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno verificare se il docente assegnato in più nell'organico dell'Istituto sia stato assegnato ad una o più classi e con quali materie di insegnamento, o se, diversamente, sia utilizzato di volta in volta per supplire i docenti assenti; in questo secondo caso, se l'utilizzazione per supplenze sia corrispondente alla nomina in servizio con cui è stato assunto ed in tal caso se ciò sia legittimo;
se ritenga legittima l'indizione da parte della scuola di una sorta di referendum presso le famiglie degli 80 iscritti (allo scopo di chiedere il cambio del modello orario settimanale delle lezioni, non ottemperando così alla garanzia della continuità organizzativa e didattica per gli alunni che già usufruivano negli anni precedenti delle 30 ore settimanali di lezione) invece che solo alle famiglie della classe prima;
se ritenga legittima la richiesta da parte della scuola alle famiglie di modificare il modello orario settimanale ad anno scolastico iniziato senza fornire loro motivazioni;
se risulti che la pianta organica degli insegnanti in servizio presso la scuola primaria di Bigarello, compresi gli eventuali insegnanti di religione cattolica e della lingua inglese (il servizio di questi insegnanti non può sovrapporsi a quello degli insegnanti di classe originando ore di compresenza), non sia sufficiente a garantire agli 80 alunni iscritti il modello orario delle 30 ore settimanali per tutto l'anno scolastico in corso, oppure se risulti che le carenze della pianta organica comprometterebbero oggettivamente solo gli alunni della classe prima;
se non ritenga opportuno verificare se il modello di orario settimanale in vigore dal 31 gennaio 2012 (secondo il legittimo principio di flessibilità oraria), che prevede 25 ore settimanali a fronte delle 30 settimanali precedenti, aumenti il numero delle ore di compresenza degli insegnanti in servizio e se tali ore possano essere utilizzate per organizzare un servizio di cura di 5 ore mattutine per i 38 alunni, servizio di cura che i genitori si sono visti costretti ad organizzare a spese proprie, oppure per ripristinare il modello delle 30 ore settimanali nelle classi seconde, terze, quarte e quinte ed il servizio di cura solo per i pochi alunni della classe prima nella mattinata del sabato.
(4-06847)
CASSON - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
da notizie di stampa si è appreso di contrasti tra il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, relativamente alla questione delle cosiddette grandi navi che passano in bacino San Marco e nel canale della Giudecca a Venezia;
su tale tema, un quotidiano titola addirittura "Grandi navi, duello tra Clini e Passera";
il problema, pur di vecchia data, a seguito del recente disastro all'isola del Giglio si è rinfocolato ed ha animato ulteriormente le polemiche in un territorio particolarmente delicato quale la laguna di Venezia;
nel decorso mese di gennaio, la 13ª Commissione permanente (Territorio, ambiente, beni ambientali) del Senato ha effettuato un sopralluogo a Venezia per procedere a una serie di audizioni sul disegno di legge recente "Riforma della legislazione speciale per la salvaguardia di Venezia" (Atto Senato 2487, firmato da ventisei senatori, primo firmatario sen. Casson), ascoltando tra gli altri il governatore della Regione Veneto e i rappresentanti degli altri principali enti territoriali;
nel corso delle citate audizioni sono state affrontate pure le questioni concernenti le proposte alternative al passaggio delle grandi navi per il bacino San Marco e comunque nella laguna di Venezia;
considerato che:
alla data del 13 febbraio 2012, sono almeno cinque le proposte note tendenti a risolvere una situazione pericolosa per il delicato equilibrio ambientale di Venezia e della sua laguna, costituito appunto dal passaggio di queste grandi navi, proposte sia a lungo che a medio termine (porto off-shore, porto di Malamocco, bocca di porto del Lido di Venezia, terminal a Fusina-Marghera, scavo di un nuovo canale fino alla Marittima);
in assenza di elementi utili a comprendere fino in fondo le ragioni di ogni singola proposta, c'è il rischio che la situazione vada avanti per anni così com'è;
in loco, si scatenano allarmi e contestazioni, ad opera sia delle forze politiche, sia delle organizzazioni economiche di categoria, sia soprattutto da parte delle associazioni e dei gruppi sociali maggiormente sensibili alla tutela e alla salvaguardia di Venezia e della sua laguna;
considerato che sulla laguna di Venezia esistono normativamente competenze diversificate, che alle volte hanno fatto sorgere contrasti interpretativi, di idee e di proposte (Comune di Venezia, autorità portuale, magistrato alle acque, capitaneria di porto, eccetera);
ritenuto che un barlume di luce e di chiarezza (quanto meno) potrebbe arrivare soltanto da un approfondimento della questione, attraverso uno studio scientifico e tecnico, autonomo ed indipendente, affidato non alle solite società o gruppi di società già operanti a Venezia, che non sono più in grado di garantire serietà e credibilità, in modo da giungere ad una valutazione complessiva e comparativa delle varie proposte e dell'impatto ambientale, sociale ed economico su Venezia e sulla sua laguna,
si chiede di sapere:
se il Governo non ritenga opportuno prevedere d'urgenza il divieto del passaggio delle grandi navi nel bacino San Marco e nel canale della Giudecca a Venezia;
se risultino corrispondenti a verità le notizie di contrasti tra membri del Governo in materia di grandi navi a Venezia;
se il Governo abbia già intenzione di procedere e, se così fosse, in quale modo;
se comunque non si ritenga opportuno disporre al più presto la valutazione tecnico-scientifica indipendente, di cui in premessa.
(4-06848)
GRAMAZIO - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
sul "Corriere della Sera" di lunedì 13 febbraio 2012 nella pagina di eEconomia dedicata alla crisi, nell'articolo «SOS delle imprese romane "500 milioni o si muore"», a firma di Paolo Foschi, è ampiamente riportata una dichiarazione dell'imprenditore Giancarlo Cremonesi, Presidente della Camera di commercio di Roma e di ACEA, che lancia l'allarme per le aziende strangolate dai ritardi di pagamento dello Stato affinché siano agevolate nell'accesso al credito;
Cremonesi afferma: "Fino a pochi mesi fa l'economia romana sembrava aver retto meglio del resto del Paese la crisi. Adesso però la situazione è estremamente preoccupante. La crisi non è più economica, ma finanziaria: lo Stato non paga, però pretende puntualità nei pagamenti delle tasse. E le banche non fanno credito alle imprese e quando lo fanno applicano spread e tassi altissimi";
la situazione è diventata ormai insostenibile; una delle possibilità è che chi vanta un credito presso una pubblica amministrazione possa poterlo utilizzare per pagare le tasse. Sempre nell'articolo, il presidente Cremonesi afferma che questo: "è un principio assolutamente condivisibile. Deve valere per le imposte locali come per quelle nazionali";
a seguito di queste pesanti denunce,
l'interrogante chiede di sapere quali iniziative il Governo intenda assumere a garanzia dell'economia locale, che rischia di fermarsi del tutto.
(4-06849)
GRAMAZIO - Ai Ministri dell'interno, per gli affari regionali, il turismo e lo sport e dello sviluppo economico - Premesso che:
un incendio ha parzialmente distrutto nella notte tra mercoledì 8 e giovedì 9 febbraio 2012 il famoso ristorante "Lo Scoglio" sul lungomare di Sabaudia (Latina);
il proprietario Franco Natale, coordinatore del movimento politico Forza Sabaudia, ha ricoperto l'incarico di consigliere comunale e assessore nella Giunta cittadina e attualmente è rappresentante della locale Ascom, l'associazione dei commercianti;
proprio un anno fa, in seguito a un'indagine relativa alla regolarità delle strutture ricettive presenti sul lungomare di Sabaudia, la Guardia di finanza aveva sottoposto a sequestro "Lo Scoglio" e indagato il titolare per abusivismo edilizio e occupazione di spazio demaniale, sequestro revocato alcuni mesi più tardi;
oltre a ciò nel 2010 due auto di proprietà dello stesso Franco Natale erano state incendiate davanti alla sua villa di Sabaudia;
l'ipotesi del dolo sembra quindi essere quella privilegiata dagli investigatori anche alla luce della circostanza che, durante il sopralluogo effettuato, l'impianto elettrico del locale risultava disattivato;
a giudizio dell'interrogante qualcosa di grave sta succedendo sulle rive del lago di Paola, e questo gravissimo episodio non può essere liquidato come un piccolo incidente: per il fatto in sé e per la personalità del proprietario de "Lo Scoglio", uno dei personaggi più noti della Sabaudia della politica e dell'impresa;
proprio in queste settimane Franco Natale stava riorganizzando le fila degli imprenditori balneari per far sentire una voce diversa e dissonante sulle grandi manovre che si stanno realizzando a Sabaudia;
a giudizio dell'interrogante l'attentato è troppo tempestivo per essere casuale e troppo morbidi sono inquirenti e Forze dell'ordine nel valutare la cosa. Bisogna chiedersi se il Circeo sia terra di conquista di mafia, camorra, o gruppi di altra natura senza scrupoli. La realtà produttiva del territorio è congelata dalla linea intransigente del direttore del Parco nazionale del Circeo e dalla lobby dei vip che hanno le ville sulle dune e contrastano in ogni modo chi cerca di far crescere industria e turismo. Clamoroso il caso del cantiere Rizzardi, costretto a chiudere le attività sul lago, a chiedere il fallimento e a licenziare decine di lavoratori,
l'interrogante chiede di sapere:
se ai Ministri in indirizzo, ciascuno per le proprie competenze, risulti chi ha interesse a mantenere uno status quo che penalizza l'economia e il turismo di Sabaudia e dintorni;
quali azioni intendano compiere nei confronti degli organi amministrativi e di Governo locali, nonché delle competenti autorità, per conoscere quali siano le rispettive strategie riguardo alla situazione.
(4-06850)
POLI BORTONE - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:
sono passati 14 mesi dalla sottoscrizione di un accordo siglato tra Fim/Fiom/Uilm, Ilva SpA e Regione Puglia;
questo accordo prevedeva l'assunzione di lavoratori ex somministrati. Nello specifico diceva che chi aveva trascorso almeno 24 mesi all'interno della fabbrica sarebbe stato assunto a tempo indeterminato; per la restante parte (ovvero per i lavoratori che non potevano vantare i 24 mesi) sarebbe stata applicata una corsia preferenziale per eventuali assunzioni, una volta esaurito il bacino di 140 lavoratori che avevano la priorità,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo non intenda intervenire immediatamente, per quanto di competenza, eventualmente anche coinvolgendo la Regione Puglia, perché sia rispettato l'accordo siglato;
come il Governo intenda intervenire a tutela dei lavoratori già operanti all'interno dell'Ilva che avevano dimensionato la loro vita in rapporto alle assicurazioni ricevute sulla trasformazione a tempo indeterminato del rapporto di lavoro.
(4-06851)
AMORUSO - Al Ministro della salute - Premesso che:
l'acufene è una malattia che consiste nella sensazione uditiva di un suono costante e continuo percepito in uno o in entrambe le orecchie o nella testa, il che fa sì che chi ne è colpito subisce gravi conseguenze dal punto di vista dell'assetto psicologico ed emozionale, del ritmo sonno-veglia, del livello di attenzione e concentrazione, della vita di relazione;
come affermato da AIT Onlus (Associazione Italiana Tinnitus-Acufene), si tratta di una vera e propria malattia invalidante, la quale però oggi, benché colpisca in modo più o meno grave circa il 10 per cento della popolazione italiana priva di difetti uditivi, viene ampiamente sottovalutata e considerata al massimo come un pur molto fastidioso disturbo;
a dimostrare l'incidenza di questa malattia e la necessità di un intervento in favore della ricerca e del contrasto ad essa sta la quantità di italiani colpiti in modo più o meno intenso dall'acufene (circa 5 milioni nelle stime della AIT Onlus) e il numero ragguardevole di circa 2.000 iscritti alla citata associazione;
con il presente atto di sindacato ispettivo l'interrogante intende portare all'attenzione del Governo e nello specifico del Ministero della salute le richieste che vengono da parte di AIT Onlus e che sono volte in particolare a promuovere una nuova cultura della ricerca e della prevenzione nei confronti dell'acufene,
si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere, nell'ambito delle sue competenze, nel senso di far sì che questa patologia sia davvero considerata come tale nell'ambito del Servizio sanitario nazionale; nonché al fine di sostenere e stimolare l'avvio di specifici studi e ricerche in proposito, così da offrire prospettive di sollievo e migliore qualità della vita a chi ne è colpito.
(4-06852)
AMORUSO - Al Ministro dell'interno - Premesso che:
in data 22 dicembre 2011 l'interrogante ha presentato l'atto di sindacato ispettivo 4-06491 inerente alle perplessità per le modalità di aggiudicazione della gestione del Centro di accoglienza per richiedenti asilo (CARA) di Borgo Mezzanone (Foggia);
da allora, senza che nel frattempo la ricordata interrogazione abbia ricevuto riposta, vi sono stati sviluppi che hanno ulteriormente mutato la vicenda e che quindi richiedono, a parere dell'interrogante, la necessità di essere sottoposti all'attenzione del Ministro in indirizzo;
infatti nel frattempo la Prefettura di Foggia, superando completamente l'"ostacolo" del bando di gara oggetto della precedente interrogazione, ha stipulato una convenzione ex novo con la Croce Rossa Italiana (CRI), con un atto che nel concreto aggira la procedura di gara pubblicata in data 19 gennaio 2009, la quale prevedeva l'affidamento del CARA in questione;
tale procedura era stata in un primo momento aggiudicata in data 3 dicembre 2009 alla Connecting People con contratto stipulato in data 28 gennaio 2010;
successivamente il Consiglio di Stato dichiarava per la Connecting People l'inefficacia del contratto stipulato accogliendo il ricorso della CRI, alla quale la Prefettura di Foggia provvedeva ad assegnare il subentro nel contratto della procedura di gara previa verifica dell'insussistenza a carico dell'aggiudicatario di ogni eventuale impedimento alla stipula;
di fatto, però, la Prefettura di Foggia disattende quanto richiesto dal Consiglio di Stato, trasformando la procedura da subentro in convenzione;
fermi restando i quesiti posti con l'interrogazione a risposta scritta 4-06491,
si chiede di sapere quali ulteriori iniziative si ritenga di assumere in merito alle procedure di gestione del CARA di Borgo Mezzanone (Foggia) anche in considerazione dei circa 80 lavoratori che rischiano il posto di lavoro.
(4-06853)
LAURO - Al Ministro per i beni e le attività culturali - Premesso che:
in data 2 febbraio 2012, il Comune di Sorrento, con nota acquisita al protocollo n. 5319, ha ricevuto dalla Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Napoli e Pompei la denuncia di trasferimento ex art. 59 del codice dei beni culturali e del paesaggio di cui al decreto legislativo n. 42 del 2004, dalla stessa ricevuta in data 25 gennaio 2012, riguardante un immobile di interesse Archeologico sito a Sorrento (Napoli), in via Marina Grande n. 5 (complesso immobiliare meglio noto come "Villa Tritone" o "Villa Astor"), ai fini dell'esercizio del diritto di prelazione ai sensi dell'art. 62, comma 2, del citato codice di cui al decreto legislativo n. 42 del 2004;
i tempi sono ristretti e l'impegno economico e finanziario che il Comune di Sorrento dovrebbe sostenere per esercitare il richiamato diritto di prelazione è notevole;
l'immobile in questione e le collezioni in esso contenute rappresentano un patrimonio di notevole interesse storico, culturale e archeologico di valenza nazionale;
il Consiglio comunale di Sorrento ha approvato, all'unanimità, un ordine del giorno, con il quale invita il Ministero per i beni e le attività culturali a tenere conto di quanto in premessa e a valutare con la dovuta e la massima attenzione l'opportunità di esercitare il proprio diritto di prelazione, anche eventualmente parziale, così come previsto dal citato art. 62 del codice di cui al decreto legislativo n. 42 del 2004,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda con sollecitudine valutare e assumere gli impegni recati nell'ordine del giorno, varato all'unanimità dal Consiglio comunale di Sorrento, sull'esercizio, da parte del Ministero, nei previsti termini di legge, del diritto di prelazione ai fini dell'acquisizione, al patrimonio culturale nazionale, di Villa Tritone o, in via subordinata, se intenda imporre dei vincoli reali sul bene, per l'utilizzo da parte dei privati, affinché la destinazione sia anche a beneficio pubblico, della comunità locale e del turismo internazionale, onde evitare, in via preventiva, speculazioni immobiliari su un unicum culturale, storico ed ambientale.
(4-06854)
LAURO - Ai Ministri per i beni e le attività culturali e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che da notizie di stampa risulta essere stato messo in vendita o già acquistato da privati cittadini, stranieri o italiani, il "Vallone dei Mulini" di Sorrento, un luogo di eccezionale suggestione naturalistica e di interesse storico, culturale ed ambientale, cui è legata, fin dal XIII secolo, la storia, anche economica, della comunità cittadina,
si chiede di sapere quali provvedimenti i Ministri in indirizzo intendano assumere, con ogni possibile sollecitudine, per acquisire al patrimonio culturale nazionale il "Vallone dei Mulini" di Sorrento o, in via subordinata, per apporre vincoli di interesse pubblico al bene, al fine di prevenire qualsiasi tipo di attività speculativa o commerciale sullo stesso, che provocherebbe, inevitabilmente, un'alterazione ambientale e la cementificazione dei luoghi, come stava per avvenire per il "Vallone Porto" di Positano.
(4-06855)
LAURO - Al Ministro dell'interno - Premesso che nella Penisola Sorrentina, da alcuni mesi vengono acquistate, da parte cittadini stranieri, alcune dimore, prestigiose per storia, cultura ed ambiente, nonché per cifre, come riportato dalla stampa, particolarmente rilevanti,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda attivare, con ogni possibile sollecitudine, ogni consentita attività preventiva e di indagine sulle diverse operazioni immobiliari, che garantisca, senza criminalizzare anticipatamente nessuno, la totale trasparenza sulle nuove proprietà, nonché sulla legittima provenienza dei capitali impiegati per gli acquisti.
(4-06856)
DELLA SETA, FERRANTE - Al Ministro per i beni e le attività culturali - Premesso che:
si apprende dalla lettura dell'ultimo numero del settimanale "L'Espresso" che il Consiglio superiore per i beni culturali avrebbe approvato il versamento di un contributo di 288.973 euro ai proprietari del Castello di Torre in Pietra, a Fiumicino: cioè al presidente del medesimo Consiglio, il conte Andrea Carandini, e ai suoi familiari;
sempre nel suddetto articolo, lo stesso Carandini dichiara che non si cura di queste cose e che dunque non si era accorto che si discutesse di un'elargizione diretta a lui medesimo;
si evidenzia che l'articolo 38 del codice dei beni culturali e del paesaggio di cui al decreto legislativo n. 42 del 2004 impone l'accessibilità al pubblico dei beni culturali oggetto di interventi conservativi, prescrivendo che i beni culturali restaurati o sottoposti ad altri interventi conservativi con il concorso totale o parziale dello Stato nella spesa, o per i quali siano stati concessi contributi in conto interessi, risultino accessibili al pubblico secondo orari e modalità fissate, caso per caso, da appositi accordi e convenzioni da stipularsi fra il Ministero e i proprietari;
dunque, se un bene culturale è importante, e Torre in Pietra lo è di sicuro grazie alle opere architettoniche e figurative che ospita (tra le quali spiccano gli affreschi di Pier Leone Ghezzi), il proprietario, se riceve contributi pubblici per la sua conservazione, deve garantirne la fruizione da parte della collettività. Ad oggi, però, il Castello di Torre in Pietra non è visitabile; anzi sul curatissimo sito Internet (www.castelloditorreinpietra.it) la voce "visita" si risolve in una galleria di belle fotografie, mentre abbondano le indicazioni per l'affitto dei locali del Castello,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo non intenda immediatamente attivarsi per sospendere l'erogazione del contributo in oggetto fino a quando non siano definiti, in applicazione di quanto disposto dal codice dei beni culturali, gli obblighi a cui i proprietari del Castello di Torre in Pietra devono attenersi, in particolare in tema di accessibilità del bene, a fronte del finanziamento ottenuto;
se non ritenga quanto meno inopportuno che il Consiglio superiore per i beni culturali decida di erogare fondi a un privato che è anche Presidente dello stesso Consiglio.
(4-06857)
PASSONI - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:
come già fatto presente nell'atto di sindacato ispettivo 3-02542, lo stabilimento Selex Elsag di Firenze, azienda appartenente al gruppo Finmeccanica, è leader in Italia per la tecnologia TETRA (lo standard digitale europeo per le comunicazioni radio sicure) adottato dall'Unione europea come standard specifico per le Forze di polizia;
nel febbraio 2003 il Ministero dell'interno e Finmeccanica siglarono un protocollo di intesa per l'ammodernamento dell'intero sistema di radiocomunicazione delle Forze dell'ordine, con lo scopo di far evolvere il vecchio sistema analogico verso il nuovo sistema digitale a standard TETRA;
nel 2008 è iniziata l'installazione delle infrastrutture necessarie nella Sardegna, in previsione del G8 che si sarebbe dovuto tenere a La Maddalena. La Selex ha anticipato le spese necessarie alla realizzazione della copertura dell'area del G8, e successivamente l'azienda avrebbe potuto concludere l'installazione e l'attivazione del sistema TETRA nel resto della Regione;
la delibera CIPE n. 86 del 6 novembre 2009 ha definitivamente assegnato le risorse in favore del programma TETRA Sardegna per un ammontare di 150 milioni di euro necessari alla copertura totale della Regione. La legge 12 novembre 2011, n. 183, (legge di stabilità per il 2012) del Governo Berlusconi prevede, tuttavia, all'art. 4, comma 22, la rinuncia alla realizzazione del progetto TETRA Sardegna e rimette i fondi stanziati al Ministero dell'economia e delle finanze;
nel novembre 2011, il Partito Democratico ha presentato un emendamento alla suddetta Legge di stabilità per ripristinare il finanziamento, dato che la Selex Elsag ha già presentato un'offerta per la realizzazione della rete di comunicazione e ha già sostenuto costi molto rilevanti, pari a 40-50 milioni di euro;
l'11 novembre 2011, la 5ª Commissione permanente (Bilancio) del Senato ha approvato all'unanimità l'ordine del giorno G2968/42/5 che impegna il Governo al finanziamento del progetto TETRA Sardegna e al completamento del programma Interpolizie anche per le restanti Regioni;
considerato che l'annullamento del finanziamento comporterebbe gravi conseguenze finanziarie e occupazionali per Selex Elsag (il TETRA copre il 50 per cento del fatturato dello stabilimento di Firenze con 450 addetti) e metterebbe a rischio l'estensione alle altre regioni italiane di un sistema di comunicazione innovativo, che migliora sensibilmente l'azione di contrasto alla criminalità da parte delle Forze dell'ordine,
si chiede di sapere in che tempi il Ministro in indirizzo intenda intervenire con atti di competenza, in conformità con quanto stabilito dall'ordine del giorno citato, per garantire il completamento del programma TETRA.
(4-06858)
PALMA, COMPAGNA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'economia e delle finanze, per la pubblica amministrazione e la semplificazione, per la coesione territoriale e dell'interno - Premesso che:
per le amministrazioni pubbliche l'articolo 3, comma 27, della legge n. 244 del 2007 ha introdotto l'esplicito divieto di costituire società aventi ad oggetto la produzione di beni e servizi non strettamente necessari al perseguimento delle proprie finalità istituzionali, ovvero di assumere o mantenere direttamente partecipazioni anche di minoranza in tali società;
l'assunzione di nuove partecipazioni e il mantenimento dei pacchetti detenuti dal Comune di Napoli avrebbero dovuto essere autorizzati con delibera motivata in ordine alla sussistenza di tali presupposti, secondo il comma 28 della legge n. 244 del 2007, dalla sezione competente della Corte dei conti;
eppure il Comune di Napoli, rispetto a tali disposizioni legislative, sembra continuare ad avvalersi di ampia facoltà di deroga;
di qui l'idea recentemente prospettata dal Sindaco di Napoli, anche in incontri col Governo, di un riassetto della cosiddetta macchina comunale imperniata sulla possibilità di costruire una società finanziaria ad hoc per il debito delle partecipate;
rilevato che:
tutt'altra veste hanno le partecipate dei Comuni capoluogo nel contesto nazionale;
Milano con A2A, tra le maggiori local utilities europee, che eroga gas luce e acqua, dai conti a fine marzo presenta ricavi in crescita del 5 per cento rispetto al primo trimestre 2010, un utile netto di 85 milioni di euro in aumento del 20 per cento rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, una netta riduzione dell'indebitamento finanziario di ulteriori 151 milioni di euro, il che la rende molto appetibile: la capitalizzazione di borsa è pari a circa 3,8 miliardi;
Bologna, con Hera, opera anch'essa nei servizi idrici, del gas, dell'ambiente e dell'energia, generando ricavi per oltre 3 miliardi e mezzo di euro, un utile netto di 117 miliardi, e offrendo agli azionisti una remunerazione per azione in crescita del 12,5 per cento;
Roma con Acea ha chiuso i conti 2010 con un risultato netto superiore a 136 milioni di euro, distribuendo un dividendo di 0,45 euro e, ciononostante, sviluppando investimenti per 473 milioni nell'intero anno;
ben altri numeri emergono nello scenario napoletano, dove non c'è ancora un bilancio consolidato di queste società;
attualmente, i dipendenti del Comune di Napoli sono 11.000 e quasi raddoppiano, raggiungendo le 20.000 unità se si comprendono i dipendenti delle aziende partecipate che sono oltre 9.000;
il costo del personale di tutte le partecipate è di circa 400 milioni di euro;
su 22 società partecipate soltanto 6 operano con un regolare contratto di servizio e relativo piano industriale;
il Comune di Napoli avrebbe debiti verso le imprese fornitrici per 1,1 miliardi di euro e più di 2.000 sarebbero le imprese in attesa di essere pagate, con un tempo medio di attesa per pagamento di 3 anni;
considerato che:
dai costi del personale delle società partecipate è evidente come negli anni scorsi nel loro ambito siano avvenute nuove e costose assunzioni, senza che abbia operato alcuna forma di controllo;
la formula della dichiarazione di "grande evento" da parte del Consiglio dei ministri, sia nel caso del Forum delle culture, sia nel caso delle regate della Coppa America, potrebbe nei prossimi mesi costituire l'alibi per continuare a guardare alla finanza comunale come ad una sorta di "variabile indipendente" della politica di risanamento finanziario;
nessuna lettura e nessuna interpretazione dell'autonomia comunale prevista in Costituzione può leggersi e interpretarsi come incentivo all'irresponsabilità finanziaria,
gli interroganti chiedono di sapere:
se al Governo risulti come sia stato finora consentito al Comune di Napoli di eludere, o comunque aggirare, le disposizioni di finanza pubblica citate in premessa;
se risulti quali indicazioni e quale collaborazione, del resto già anticipata in incontri avuti dal sindaco di Napoli con i Ministri della coesione territoriale e della funzione pubblica nella prima settimana di gennaio, potrà fornire il Governo nazionale ad una proposta di riassetto complessivo della macchina comunale;
se risulti che tali indicazioni e tale collaborazione possono avere per obiettivo prioritario una diversa distribuzione del personale (oggi quasi metà e metà) tra Comune e società partecipate;
quali iniziative di competenza il Governo intenda assumere per far sì che risulti conforme alla legislazione vigente l'operato del sindaco e degli assessori, stante la loro accentuatissima indisponibilità a riferire di società partecipate in Consiglio comunale.
(4-06859)
BAIO, SANTINI, CECCANTI, ARMATO, BASSOLI, D'UBALDO, FERRANTE, MARITATI, VIMERCATI - Ai Ministri dell'interno e per la cooperazione internazionale e l'integrazione - Premesso che:
molti Comuni del Paese mettono a disposizione delle proprie comunità islamiche una zona dedicata nelle aree cimiteriali cittadine;
il Comune di Monza, in virtù del piano regolatore cimiteriale, nel 2007 aveva dato in gestione alla comunità musulmana 90 metri quadrati nel campo numero 61 del cimitero di via Foscolo, uno spazio che però si è esaurito 4 anni più tardi;
il progetto di ampliamento del camposanto prevedeva altresì la concessione di ulteriori 1.700 metri quadri da destinare a confessioni diverse da quella cattolica;
secondo notizie di stampa ("la Repubblica" di Milano, 12 febbraio 2012) si apprende che l'amministrazione di Monza avrebbe annullato il precedente piano regolatore cimiteriale e che nelle ultime settimane due famiglie islamiche sarebbero state costrette a tumulare i loro cari nel cimitero di Segrate, dove il Comune ha dato il nulla osta;
lo stesso quotidiano evidenzia che il Comune di Monza avrebbe rinunciato a 18 milioni di euro destinati dalla Regione Lombardia per la riqualificazione sociale ed edilizia del quartiere Cantalupo, ad alto tasso di immigrazione e situato alla periferia est del capoluogo brianzolo;
il sindaco di Monza avrebbe più volte ribadito la propria contrarietà al progetto in quanto esso avrebbe finito per portare in città solo più extracomunitari,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza che il Comune di Monza non consentirebbe la tumulazione di cittadini di religione islamica all'interno del proprio cimitero;
se non si ritenga che episodi del genere possano rappresentare un preoccupante atteggiamento discriminatorio e minare alle radici il processo di integrazione volto ad evitare situazioni di emarginazione e ghettizzazione;
se non si consideri, di conseguenza, doveroso operare affinché venga garantito a tutti i cittadini il rispetto dei principi universali della persona, del suo credo e della sua cultura, in tutte le diverse fasi della vita e fino al momento della morte;
quali urgenti misure intenda adottare al fine di assicurare a tutti i cittadini una sepoltura dignitosa e rispettosa dei dettami della propria confessione.
(4-06860)
LUMIA - Ai Ministri della difesa e dell'interno - Premesso che:
è in atto la ristrutturazione e l'ampliamento del sistema di comunicazioni per utenti mobili denominato MUOS nel territorio di Niscemi (Caltanissetta); iniziativa ritenuta strategica a fini militari, di pertinenza diretta dell'esercito Usa e della Nato. È un'opera, naturalmente, che ha anche delle forti ricadute economiche nel campo delle imprese. Il Governo regionale ha più volte sollecitato le autorità americane a mettersi in relazione con le autorità italiane, in particolar modo con la Prefettura di Caltanissetta, per monitorare dettagliatamente la presenza di eventuali imprese mafiose in quest'importante opera, di fatto pubblica, e per far rispettare la legislazione italiana, in termine di normativa antimafia. All'interrogante risulta che nei lavori in subappalto sia coinvolta la Calcestruzzi Piazza Srl, con sede a Niscemi ed avente come amministratore unico Concetta Valenti, nata a Niscemi il 27 novembre 1954;
l'impresa sta ancora effettuando, in subappalto per conto della ditta Lageco di Parisi Adriana Srl, lavori edili e forniture di calcestruzzo proprio per i lavori di costruzione del MUOS. Il marito convivente della titolare della Calcestruzzi Piazza Srl è Vincenzo Piazza, nato a Niscemi il 18 novembre 1951, che, in base ad indagini della Direzione distrettuale antimafia (DDA) di Caltanissetta nonché ad altri elementi info-investigativi segnalati dalle Forze dell'ordine di cui è a conoscenza l'interrogante, apparirebbe fortemente legato al noto esponente della consorteria mafiosa di Cosa nostra di Niscemi Giancarlo Giugno. Piazza annovera diversi precedenti e risulta essere stato numerose volte controllato dai Carabinieri di Niscemi in compagnia, tra gli altri, del noto Giancarlo Maria Lucio Giugno, nato a Niscemi il 1° gennaio 1959, esponente mafioso del clan "Giugno-Arcerito", attualmente libero a Niscemi. Lo stesso Piazza è stato denunciato per il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso nell'ambito dell'operazione denominata "Triskelion" (procedimento penale n. 467/06 del registro generale notizia di reato - R.G.N.R. mod. 21), eseguita nel 2010 dalla DDA di Caltanissetta e dal Gruppo d'investigazione sulla criminalità organizzata (Gico) della Guardia di finanza di Caltanissetta. Il procedimento è tuttora pendente presso la DDA nissena e vede coinvolto lo stesso Giancarlo Giugno sempre con l'accusa di associazione mafiosa. In particolare, nell'ambito della citata indagine, il monitoraggio dell'utenza in uso a Antonino Tramontana (soggetto affiliato al clan di Cosa nostra di Pietraperzia) dava modo di riscontrare plurimi contatti che costui intratteneva con alcuni personaggi pluripregiudicati, tra cui Giancarlo Giugno; quest'ultimo veniva contattato proprio tramite l'utenza in uso a Piazza. Sempre tramite Vincenzo Piazza, altro soggetto mafioso di Pietraperzia, tale Nino Tramontana, il 24 agosto 2006, incontrava Giancarlo Giugno ed era per mezzo del suo cellulare che parlava con Giugno quando si trovava presso l'impianto di calcestruzzo, il 3 settembre 2006, e rintracciava gli operai. Vale la pena poi ricordare che Vincenzo Piazza è altresì coinvolto in altro procedimento penale, denominato Atlantide-Mercurio (n. 404/06 del ruolo generale giudice per le indagini preliminari - RGGIP e 586/05 RGNR). Emergono contatti sempre di Piazza con esponenti mafiosi che evidenziano ingerenze e condizionamenti di Cosa nostra nell'appalto per i lavori di recupero, consolidamento e sistemazione a verde dell'area sottostante il Belvedere, commissionati dal Comune di Niscemi,
si chiede di sapere:
in che modo i Ministri in indirizzo intendano bloccare questa devastante presenza;
se ritengano opportuno, anche attraverso contatti con l'Ambasciata americana, verificare le responsabilità di chi ha causato un danno rilevante alla comunità locale ed alle imprese "sane" che coraggiosamente denunciano le estorsioni all'opinione pubblica e allo Stato;
se non ritengano necessario verificare per quanto di competenza quali procedure siano state seguite per le scelte delle imprese da coinvolgere, chi abbia seguito l'opera direttamente nel cantiere e chi abbia avuto diretti contatti con l'autorità italiana.
(4-06861)
LANNUTTI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dell'interno - Premesso che:
non si ferma il grande il flusso di "soldi neri" da e per San Marino e l'attività di chi "contrabbanda" valuta contante dai 10.000 euro in su non avviene più con auto di grossa cilindrata, ma con le biciclette e, stando a quanto riferisce la stampa i modi sono i più bizzarri: dalla borraccia alle solette delle scarpe passando persino per i modelli dernier cri della biancheria intima;
i protagonisti dello scambio di denaro nero sono noti come "spalloni";
per la Guardia di finanza nel 2010 quasi 300 grandi operazioni sospette;
scrive "il Fatto Quotidiano" del 7 febbraio 2012: «Però la Guardia di Finanza di Rimini e la Guardia di Rocca sammarinese (analoga alla Polizia di frontiera italiana) non mollano la presa, se è vero che gli spalloni pizzicati sono in media tre ogni mese. L'Agenzia di informazione finanziaria di San Marino ha diffuso di recente gli ultimi dati disponibili: l'anno scorso 29 persone sono state beccate in flagrante proprio ai varchi d'ingresso della Repubblica, dove i guardiani della Rocca si appostano alla dogana e fermano tutti i sospetti. Centinaia e centinaia, certo, continuano a farla franca. Il 40% della somma confiscata resta alla Guardia di Rocca, poi scattano le sanzioni, amministrative e penali. Delle 450 segnalazioni di operazioni sospette giunte alla Finanza di Rimini dall'Unità di informazione finanziaria di Bankitalia, si calcola che almeno i tre quarti riguardino istituti bancari e fiduciarie sammarinesi. L'Agenzia di informazione finanziaria sammarinese (Aif), secondo il proprio rapporto pubblicato a fine gennaio, rileva che nel 2010 le forze dell'ordine hanno scovato 29 corrieri del nero con più di 10 mila euro in contanti addosso non denunciati. Sono state emesse multe per 49 mila euro. Certo, rispetto alla totalità dei controlli effettuati (oltre 7.500, più che raddoppiati dal 2009) la quota degli spalloni fermati non risulta un granché. Ma i 29, appunto oltre due al mese, vanno affiancati a quelli che la Guardia di Finanza pizzica sulla consolare per San Marino. E se nell'ultimo anno i Finanzieri hanno preferito lavorare sul Titano in altri modi alleggerendo, temporaneamente, i controlli sulla superstrada, nel 2009 sono state decine le persone beccate col contante nero con sé. Dunque San Marino, tra blacklist e rapporti da recuperare con l'Italia, ancora per molti viene considerato un paradiso fiscale bello e buono. Con buona pace di Augusto Casali, segretario di Stato alle Finanze di San Marino, socialista sammarinese di lungo corso. Il quale, nel corso del dibattito sul bilancio 2012 della Repubblica in Consiglio grande e generale, a fine dicembre, ma anche nel corso di una puntata di Otto e Mezzo con Lilli Gruber, ha scandito: "Non siamo mai stati un paradiso fiscale". Un'uscita perentoria, condita- non senza la consueta retorica- dalla "solidarietà a Garibaldi" o dalla "ospitalità a 100 mila sfollati riminesi durante la seconda guerra mondiale". Sta di fatto che nel 2010 sono state ben 296 le grandi operazioni finanziarie sospette. All'Aif sono giunte almeno il 15% in più di segnalazioni rispetto al 2009. Segnalazioni che in 17 casi sono diventate inchieste per riciclaggio su cui lavora la magistratura sammarinese, con la novità che sono sempre più le stesse banche a comunicare i movimenti sospetti. I settori in ballo? Gioco d'azzardo, auto di lusso, elettronica, smaltimento dei rifiuti, tanto per cambiare»;
dallo scudo fiscale, infatti, si calcola che in Italia siano rientrati appena poco più di un terzo dei 14 miliardi di euro che erano conservati nelle banche di San Marino. La quale, ad onta dei tanti pronunciamenti fatti sulla regolarizzazione delle faccende finanziarie equivoche, rimane un paradiso fiscale per molti,
considerato che:
scrive Carlo Bonini per "la Repubblica", del 28 dicembre 2011: nel 2011 «la Grande Fuga dei capitali all'estero», stando a quanto accertato dalla Guardia di finanza, «ha raggiunto gli 11 miliardi di euro, più o meno un quarto dell'intera base imponibile evasa individuata dai controlli (46 miliardi). Di questi 11 miliardi, il 26 per cento è stato sottratto al Fisco attraverso società con sede legale all'estero e attività produttive stabili ma occulte nel nostro Paese. Il 18 per cento con l'antico strumento elusivo della cosiddetta "estero-vestizione" di società e persone fisiche, lo specchietto per le allodole necessario a fissare fraudolentemente oltre confine la residenza fiscale di chi le tasse dovrebbe pagarle in Italia. Il 17 per cento, con quel gioco di vasi comunicanti detto "transfer pricing", la cessione di quote di reddito tra consociate con la cessione di beni o prestazione di servizi, per concentrare gli utili soggetti a tassazione sulla società del gruppo che gode di un regime fiscale estero di favore. Il 39 per cento, con "altre manovre evasive". Ma c'è di più. Dal pozzo nero della nostra memoria degli anni '70 e '80 riaffiorano gli spalloni. Riempire una ventiquattr'ore destinata oltre frontiera con banconote da 500 euro (riescono a starcene fino a 12 mila pezzi, per un valore di 6 milioni di euro) è tornata ad essere un'opzione ricorrente. E, per quanto empirici, i dati dei sequestri di valuta negli ultimi tre mesi ai valichi normalmente utilizzati dagli spalloni (Ponte Chiasso e gli aeroporti di Malpensa e Fiumicino) crescono fino al 50 per cento rispetto alla vigilia dell'estate. Con picchi significativi tra ottobre e novembre scorsi, le ultime settimane dell'avventura berlusconiana, quando il Paese si è trovato dinanzi all'abisso del default (in questo periodo, soltanto al confine svizzero, sono stati sequestrati 2 milioni e 600 mila euro, mentre a Malpensa, si sono toccati i 3 milioni). La nuova stagione del governo Monti e la stretta fiscale sono evidentemente percepite come una minaccia. "E' ben possibile - chiosa il generale Bruno Buratti, comandante del III reparto Operazioni della Guardia di Finanza - che l'esportazione illegale di valuta riprenda a crescere con dati statisticamente significativi"»;
su un articolo pubblicato su "L'Espresso" il 10 novembre 2011, si legge che il dottor Grasso, «giudice dello storico maxiprocesso e poi procuratore di Palermo», in riferimento al modo in cui le mafie riciclano miliardi e inquinano l'economia mondiale è diretto: «"I numeri li fornisce Bankitalia: ogni giorno l'industria del riciclaggio ripulisce 410 milioni di euro. È il fatturato di un'economia sommersa che vale almeno il 10 per cento del Pil e dove le cosche hanno un ruolo chiave. Ma tutto questa ricchezza sottratta all'Erario frena lo sviluppo del Paese e distrugge l'equità fiscale, un valore oggi sempre più sentito dai cittadini"»;
considerato che con la crisi economica i Paesi del G20 e gli Stati membri dell'Unione europea hanno cominciato ad esprimersi in toni più critici nei confronti dei paradisi fiscali, ma purtroppo a tali critiche non sono seguite azioni concrete,
si chiede di sapere:
quali iniziative di competenza, alla luce dei fatti esposti in premessa, il Governo intenda assumere al fine di adoperarsi più efficacemente nel combattere la fuga di capitali all'estero nonché al fine attuare una lotta seria ai paradisi fiscali imponendo maggiore trasparenza e collaboratività a queste destinazioni privilegiate;
se non ritenga che sia necessario introdurre anche in Italia il reato di auto-riciclaggio considerato che, contrariamente agli altri Paesi occidentali, nel nostro Paese si può perseguire solo chi "pulisce" i soldi di altri, non chi opera per muovere i capitali che ha accumulato violando la legge;
se non ritenga inoltre opportuno promuovere le opportune iniziative normative al fine di ampliare l'applicazione della disposizione che punisce i prestanome, figure fondamentali che permettono gli investimenti, visto che adesso ci sono persino i "presta-conto", che mettono i loro depositi bancari a disposizione dei criminali;
se non ritenga infine immorale che aziende sotto diretto controllo pubblico abbiano filiali negli stessi paradisi fiscali, come, ad esempio, per le decine di società controllate o partecipate da Eni e Enel nel Delaware, alla Bahamas, alle isole Cayman, in Lussemburgo, eccetera e quali iniziative intenda assumere per garantire il rispetto delle regole di trasparenza;
quali iniziative, nelle opportune sedi europee, intenda intraprendere al fine di ottenere leggi omogenee per sequestri e confische anche all'estero, in maniera che non si creino Stati-rifugio, aumentando significativamente la cooperazione dei controllori nazionali e adottando sanzioni nette nei confronti dei paradisi fiscali.
(4-06862)
LANNUTTI - Ai Ministri per i beni e le attività culturali, dell'interno e della giustizia - Premesso che:
è stato convocato, d'urgenza, il Consiglio comunale di Sorrento (Napoli) per il 10 febbraio 2012 alle ore 12, al fine di deliberare in ordine alla vendita della prestigiosa villa di interesse archeologico e sottoposta a particolare tutela paesaggistico-ambientale sita a Sorrento in via Marina Grande 5, complesso immobiliare denominato "villa Tritone" o "villa Astor";
la Soprintendenza per i beni ambientali di Napoli, con nota acclarata al protocollo comunale n. 5319 del 2 febbraio 2012, indirizzata alla Regione Campania, alla Provincia di Napoli, al Comune di Sorrento e alla Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici, comunica il trasferimento di atto soggetto a diritto di prelazione (decreto legislativo n. 42 del 2004) in ordine alla vendita, per 35 milioni di euro, da parte del signor Mariano Pane nato a Sorrento il 22 febbraio 1937 ed ivi domiciliato in via Marina grande 5, a favore di Kamilla Dzhanashiya nata a Mosca (Russia) il 7 luglio 1989 ed ivi residente a Krylatskie Holmy, 47/37 e domiciliata a Firenze in via Giovanni Pico della Mirandola 9, rappresentata dall'avvocato Ginevra Giovannoni nata a Firenze il 27 dicembre 1970, ivi domiciliata in via G. Pico della Mirandola 9, giusta procura autenticata dal notaio Anna Ferrelli di Milano in data 4 novembre 2011, rep. 22053;
detto complesso immobiliare è da considerarsi patrimonio dell'umanità e costituisce un bene storico e culturale legato alla lotta antifascista per la resistenza, avendovi dimorato personalità come Togliatti, Croce, De Gasperi, Salvemini,
si chiede di sapere:
se il Governo non intenda far valere congiuntamente alla Regione Campania, alla Provincia di Napoli e al Comune di Sorrento il diritto di prelazione nei termini previsti dalla legge, onde evitare che un bene di prestigio storico e artistico e sottoposto a tutela archeologica possa essere acquistato da un privato, precisamente da una ventenne russa, sottraendolo al patrimonio dello Stato italiano;
se non ritenga necessario attivare ogni opportuna iniziativa al fine di acclarare, anche attraverso l'intervento della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, la legittima provenienza dell'ingente somma impiegata (35 milioni di euro) per l'acquisto della storica dimora.
(4-06863)
LANNUTTI - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che, da quanto rilevato dalle rappresentanze sindacali, risulterebbe che presso il Ministero dello sviluppo economico sia stato conferito un oneroso incarico di consulenza concernente le strategie di internazionalizzazione del Ministero, in particolar modo attinenti ai rapporti con l'Afghanistan;
considerato che l'amministrazione vanta due Direzioni generali, un ufficio del Consigliere diplomatico ed il personale dell'Istituto nazionale per il commercio estero (di cui una parte consistente confluirà presso il ministero), competenti sul piano dell'internazionalizzazione,
si chiede di sapere:
se corrisponda al vero che sia stato conferito l'incarico consulenziale di cui in premessa e/o di altri simili nonostante la presenza di personale interno competente per le stesse attività;
quali siano i motivi per cui non ne sia stata adeguata informazione attraverso il sito Internet del Ministero.
(4-06864)
LANNUTTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:
si apprende da indiscrezioni di stampa che con il cambio della composizione di Governo i "portaborse", assistenti e consulenti a vario titolo degli ex Ministri sarebbero stati immediatamente ricollocati in aziende pubbliche;
in particolare l'ex portavoce di Paolo Romani, Ministro pro tempore dello sviluppo economico, Francesca Esposito, sarebbe diventata l'assistente del Presidente di Invitalia;
Invitalia è l'agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa che agisce su mandato del Governo per accrescere la competitività del Paese, in particolare del Mezzogiorno, e per sostenere i settori strategici per lo sviluppo. I suoi obiettivi prioritari sono: favorire l'attrazione di investimenti esteri, sostenere l'innovazione e la crescita del sistema produttivo, valorizzare le potenzialità dei territori,
si chiede di sapere:
se corrisponda al vero quanto sopra e quali siano le valutazioni del Governo;
quali iniziative di competenza intenda adottare affinché la gestione della cosa pubblica non si trasformi nella gestione di un'agenzia per il lavoro, soprattutto in un momento storico delicatissimo sul piano occupazionale, garantendo criteri di competenza e professionalità nella scelta del personale al di fuori dalla longa manus dei potentati politici.
(4-06865)
FLERES - Al Ministro della giustizia - Premesso che:
la grave situazione del sovraffollamento della popolazione carceraria, la notevole carenza di personale di Polizia penitenziaria, l'esiguità di risorse finanziarie necessarie per garantire quantomeno i livelli minimi di salubrità e igiene dei posti di servizio, sono ormai fattori comuni in tutti gli istituti di pena della penisola;
il 30 gennaio 2012 nella casa di reclusione di Augusta (Siracusa), un detenuto affetto da disturbi psichici, recentemente rientrato in istituto dopo un periodo di osservazione psichiatrica, si è reso responsabile di un'aggressione nei confronti di un assistente capo di Polizia penitenziaria che ha riportato ecchimosi e contusioni e che è stato giudicato guaribile in 10 giorni;
episodi di violenza simili si riscontrano in tanti carceri italiani;
nella casa di reclusione di Augusta la situazione è veramente grave, le aggressioni si ripetono costantemente mettendo a dura prova il personale di Polizia penitenziaria che opera all'interno e che è già duramente oberato dai turni estenuanti che esercita per sopperire alla mancanza di personale,
si chiede di conoscere:
se il Ministro in indirizzo non intenda avviare interventi incisivi al fine di contrastare il disagio lavorativo del personale di Polizia penitenziaria in servizio presso la casa di reclusione di Augusta;
se non ritenga che la carenza di risorse finanziarie, necessarie per garantire i livelli di salubrità e igiene, nelle carceri ormai sovraffollate, sia da ritenersi una delle principali cause di disagi, di aggressione e di carenze strutturali e come intenda ovviare a questo problema.
(4-06866)
FLERES - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che, per quanto risulta all'interrogante:
nell'anno 1996 la società siciliana costruzioni meccaniche Cama Srl ha intrattenuto un rapporto di lavoro per la fornitura di impianti e di attrezzature per la lavorazione dei prodotti ortofrutticoli con la Fruit Company Srl di Nettuno (Roma);
non avendo onorato gli impegni contrattuali nel far fronte ai pagamenti convenuti ed essendo venuta a conoscenza della dichiarazione IVA del 1996 in cui la Fruit Company Srl dichiara un credito IVA di 1.462.276.000 lire, la Cama Srl chiede ed ottiene, in data 10 settembre 1997, dal tribunale di Catania un sequestro conservativo, notificato al secondo ufficio IVA di Roma in data 26 settembre 1997 e all'esattoria delle imposte dirette di Roma in data 2 ottobre 1997 da parte degli ufficiali giudiziari della pretura circondariale di Roma;
il 22 agosto 1998 la Fruit Company Srl cedeva una parte del credito IVA del 1996 con atto notarile redatto dal notaio Sandro Pantaleo di Nettuno;
il 29 aprile 1998 la signora Anna Maria Scaffati, in rappresentanza del secondo ufficio IVA di Roma, quale terzo pignorato, dichiarava che non risultavano presentate presso l'ufficio richieste di rimborso;
il 20 ottobre 1998 il signor Paolo Biondi, in rappresentanza del secondo ufficio IVA di Roma, quale terzo pignorato, dichiarava che esisteva un altro pignoramento notificato in data 10 novembre 1997 dal dottor Cesare Attanasio per 400.000.000 lire e che esisteva anche una richiesta di liquidazione presentata dalla Fruit Company al concessionario Monte dei Paschi e che l'ufficio IVA procedeva all'esame del rimborso secondo l'ordine cronologico delle pratiche di rimborso;
il 14 dicembre 1998 veniva notificata alla Monte dei Paschi copia della cessione di credito;
il 26 novembre 1999 il legale della Cama Srl, l'avvocato Giurato, inviava al Ministero delle finanze un atto dichiaratorio di diffida a non effettuare anticipazioni alla Fruit Company Srl;
il 14 gennaio 2000 la Monte dei Paschi comunicava alla Cama Srl di aver provveduto al rimborso, su espressa autorizzazione del secondo ufficio IVA di Roma, del solo importo dichiarato disponibile da parte dell'ente erogatore;
risulta incomprensibile che il secondo ufficio IVA di Roma, che non aveva ancora preso in esame la pratica di rimborso, e in presenza di un pignoramento e di una cessione di credito, abbia proceduto ad autorizzare il rimborso alla Fruit Company Srl;
il 23 marzo 2000, con sentenza n. 238 del tribunale di Velletri, la Fruit Company veniva dichiarata fallita ed in seguito alla ristrutturazione degli uffici finanziari dello Stato, la pratica della Cama Srl veniva trasferita all'Ufficio unico delle entrate Roma 8 di Pomezia;
il 18 aprile 2000 la Cama Srl procedeva ad inviare a tale ufficio un atto di diffida e di messa in mora;
il 22 febbraio 2001 la Cama Srl confermava la richiesta del diritto alla riscossione del credito stante le modalità e l'epoca con cui venne riconosciuto e fissato e che non poteva restare condizionato dalla corrente procedura fallimentare a cui ora soggiaceva la Fruit Company;
il 17 luglio 2001 l'Agenzia delle entrate Roma 8 rispondeva dichiarando che la richiesta di riscossione del credito non poteva essere esaudita in quanto sono in corso accertamenti fiscali per il rimborso richiesto dalla società Fruit Company,
si chiede di conoscere:
quali provvedimenti il Ministro in indirizzo intenda adottare per accertare eventuali abusi ed inadempienze da parte dei funzionari degli uffici del Ministero;
se sia stata effettivamente interessata, da parte dell'Agenzia delle entrate Roma 8, l'autorità giudiziaria competente e quale sia, ad ora, lo stato delle indagini.
(4-06867)
FLERES - Al Ministro della salute - Premesso che:
in Italia circa il 10 per cento della popolazione adulta è affetta da "acufene" (tinnitus in latino), un disturbo delle orecchie che provoca quasi sempre oltre che un calo di attenzione e di concentrazione, insonnia e anche un forte stato di depressione e di paura che il fischio possa essere sintomo di una malattia ben più grave;
l'acufene è costituito da rumori fastidiosi, a volte anche intensi, al punto di pregiudicare la qualità di vita della persona colpita, che possono essere percepiti su uno o su entrambi gli orecchi. Con l'andare del tempo il disturbo si centralizza e può essere percepito all'interno della testa;
molto spesso, non essendoci al momento ricerche e studi su questo tipo di patologia, viene definita dai medici come "disturbo molto fastidioso" curato con vitamine o con intervento chirurgico che molto spesso non risolve il problema,
l'interrogante chiede di conoscere se il Ministro in indirizzo non intenda intervenire per dare l'avvio a studi e ricerche scientifiche sull'acufene, patologia molto spesso invalidante che in Italia ha colpito circa 5 milioni di persone, permettendo così cure specifiche e informazioni corrette a chi è affetto da questa malattia.
(4-06868)
BUTTI - Al Ministro della salute - Premesso che:
la Lega italiana fibrosi cistica onlus (LIFC) rappresenta 6.000 pazienti affetti dalla malattia e circa 3.000.000 di portatori sani;
la fibrosi cistica è una malattia estremamente complessa per la quale non esiste ancora una cura, ma per la quale l'Italia si è dotata di una legge molto avanzata già dal 1993 che, unitamente alla ricerca, ha consentito di avere oggi una sopravvivenza fino ai 40 anni di età circa;
la LIFC ha espresso la forte preoccupazione per la discussione sul nuovo Patto per la salute 2013-2015, durante la quale sarà considerata l'abolizione della quota di finanziamento finalizzato del Fondo sanitario nazionle (AIDS, fibrosi cistica, eccetera) con messa a disposizione delle Regioni delle risorse dedicate nel fondo indistinto;
come prevede la legge 23 dicembre 1993, n. 548, recante "Disposizioni per la prevenzione e la cura della fibrosi cistica", le Regioni devono predisporre nell'ambito dei rispettivi piani sanitari azioni programmate quali la cura e la riabilitazione, la prevenzione primaria, l'informazione e la formazione sanitaria e tutti gli interventi diretti a fronteggiare la fibrosi cistica, considerando la malattia di alto interesse sociale;
in un clima di tagli come quello attuale, la richiesta da parte delle Regioni di svuotare di contenuto economico la legge n. 548 del 1993 produrrebbe gravi danni sia in termini di sopravvivenza sia in termini economici;
l'interrogante ha raccolto le forti preoccupazioni della LIFC di fronte all'intenzione delle Regioni di introdurre una riflessione contro una legge avanzata, presa come modello per la cura di altre patologie, e che in Italia ha portato enormi benefici sia in termini di organizzazione che di risparmi, e non ultimo in termini di durata della vita per i pazienti;
la legge, che rappresenta un unicum internazionale, è finanziata in misura insufficiente, in quanto i fondi non sono mai stati rivalutati mentre i pazienti sono raddoppiati, con spese pari a complessivi 4.390.000 euro a valere sul Fondo sanitario nazionale, dei quali 3.100.000 euro per l'assistenza e 1.290.000 per la ricerca, ripartiti tra le Regioni in base al numero dei malati e degli abitanti. L'Italia ha ottimizzato le risorse riducendo i costi ed è diventato il Paese in Europa con la migliore sopravvivenza (età media 21,13 anni contro 15,71 della Francia, 18,71 dell'Inghilterra, 17,63 della Germania, 12,4 della Grecia, eccetera);
i principi ispiratori della legge ritengono la malattia importante per la sua gravità, per la complessità di manifestazioni cliniche e di necessità di cure, per gli elevati costi assistenziali ed i complessi bisogni organizzativi, ed infine per la necessità di investimenti per la ricerca scientifica qualificata;
in questi anni le associazioni hanno sostenuto con tutte le energie possibili, soprattutto economiche, i centri di cura di riferimento, ma, nel caso in cui si dovesse attuare la proposta che toglierebbe i finanziamenti, c'è l'assoluta certezza che per quanto riguarda i pazienti affetti da fibrosi cistica quel diritto alla salute tanto auspicato dai padri costituenti verrebbe meno,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario, in occasione della definizione del Patto per la salute 2013-2015, porre in essere tutti gli opportuni interventi, al fine di scongiurare l'abolizione della quota di finanziamento finalizzato del Fondo sanitario nazionale (AIDS, Fibrosi cistica, eccetera) salvaguardando la destinazione di tali risorse che devono restare nella disponibilità dei pazienti affetti da fibrosi cistica, come previsto a norma di legge.
(4-06869)
MASCITELLI - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dell'economia e delle finanze -
(4-06870)
(Già 3-02426)