Allegato B
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Aderenti, Amoruso, Belisario, Bornacin, Chiti, Ciampi, Ciarrapico, Colombo, Dell'Utri, Gasparri, Lenna, Molinari, Oliva, Orsi, Pera e Sciascia.
Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Bianco, De Gregorio, Dini, Gamba e Lannutti, per attività dell'Assemblea parlamentare della NATO.
Commissioni permanenti, variazioni nella composizione
Il Presidente del Gruppo parlamentare Il Popolo della Libertà, con lettera del 9 febbraio 2012, ha comunicato la seguente variazione nella composizione delle Commissioni permanenti:
14a Commissione permanente: cessa di appartenervi il senatore Sebastiano Burgaretta Aparo ed entra a farne parte il senatore Raffaele Fantetti.
Il Presidente del Gruppo Misto ha comunicato la seguente variazione nella composizione delle Commissioni permanenti:
14a Commissione permanente: cessa di appartenervi il senatore Antonio Del Pennino.
Commissioni permanenti, trasmissione di documenti
Con lettere in data 7 febbraio 2012 sono state trasmesse alla Presidenza tre risoluzioni, approvate - ai sensi dell'articolo 144, commi 1, 5 e 6, del Regolamento - dalla 14a Commissione permanente (Politiche dell'Unione europea), nella seduta del 1° febbraio 2012:
sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica del Regolamento (CEE) n. 3821/85 relativo all'apparecchio di controllo nel settore dei trasporti su strada e recante modifica del regolamento CE n. 561/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio (COM (2011) 451 definitivo) (Doc. XVIII-bis, n. 58);
sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2006/126/CE del Parlamento europeo e del Consiglio in relazione alle patenti di guida che comprendono le funzionalità di una carta del conducente (COM (2011) 710 definitivo) (Doc. XVIII-bis, n. 59);
sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio concernente l'armonizzazione delle legislazioni degli stati membri relative alla messa a disposizione sul mercato di articoli pirotecnici (rifusione) (COM(2011)764 def); sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio concernente l'armonizzazione delle legislazioni degli stati membri relative alla compatibilità elettromagnetica (rifusione) (COM(2011)765 def); sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli stati membri relative alla messa a disposizione sul mercato di strumenti per pesare a funzionamento non automatico (rifusione) (COM(2011)766 def); sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio concernente l'armonizzazione delle legislazioni degli stati membri relativi alla messa a disposizione sul mercato dei recipienti semplici a pressione (rifusione) (COM(2011)768 def); sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli stati membri relative alla messa a disposizione sul mercato di strumenti di misura (rifusione) (COM(2011)769 def); sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio concernente l'armonizzazione delle legislazioni degli stati membri relative alla messa a disposizione sul mercato degli ascensori e dei componenti di sicurezza per ascensori (rifusione) (COM(2011)770 def); sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa all'armonizzazione delle leggi degli stati membri relative alla messa a disposizione sul mercato e al controllo degli esplosivi per uso civile (rifusione) (COM(2011)771 def); sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio concernente l'armonizzazione delle legislazioni degli stati membri relative agli apparecchi e sistemi di protezione destinati a essere utilizzati in atmosfera potenzialmente esplosiva (rifusione) (COM(2011)772 def); sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio concernente l'armonizzazione delle legislazioni degli stati membri relative alla messa a disposizione sul mercato del materiale elettrico destinato ad essere adoperato entro taluni limiti di tensione (rifusione) (COM(2011)773 def) (Doc. XVIII-bis, n. 60).
Ai sensi dell'articolo 144, comma 2, del Regolamento, i predetti documenti sono stati trasmessi al Presidente del Consiglio dei ministri e al Presidente della Camera dei deputati.
Commissione parlamentare per le questioni regionali, variazioni nella composizione
Il Presidente della Camera dei deputati, in data 9 febbraio 2012 ha chiamato a far parte della Commissione parlamentare per le questioni regionali il deputato Teresa Bellanova, in sostituzione del deputato Anna Margherita Miotto, dimissionaria.
Commissione parlamentare di controllo sull'attività degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale, variazioni nella composizione
In data 13 febbraio 2012, il Presidente della Camera dei deputati ha chiamato a far parte della Commissione parlamentare di controllo sull'attività degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale l'onorevole Matteo Bragantini in sostituzione del deputato Massimiliano Fedriga, dimissionario.
Insindacabilità, deferimento di richieste di deliberazione
In data 13 febbraio 2012 è stata deferita alla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, ai sensi degli articoli 34, comma 1, e 135 del Regolamento, la richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità, a norma dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, avanzata dal senatore Maurizio Gasparri, nell'ambito di un procedimento penale pendente nei suoi confronti dinanzi alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma.
Disegni di legge, annunzio di presentazione
DDL Costituzionale
Senatrice Thaler Ausserhofer Helga
Modifiche all'articolo 69 della Costituzione (3136)
(presentato in data 08/2/2012 );
senatore De Sena Luigi
Modifiche al decreto legislativo 19 febbraio 2004, n. 59, in materia di introduzione della disciplina di educazione alla legalità nella Scuola secondaria di primo grado (3137)
(presentato in data 08/2/2012 );
senatori Donaggio Cecilia, Filippi Marco, Garavaglia Mariapia, Giaretta Paolo, Stradiotto Marco, Treu Tiziano
Riforma della legislazione speciale per la salvaguardia di Venezia e della sua laguna e istituzione della città metropolitana di Venezia (3138)
(presentato in data 08/2/2012 );
senatore Pinzger Manfred
Modifiche all'articolo 1 del decreto legislativo 16 aprile 1997, n. 146, in materia di previdenza agricola (3139)
(presentato in data 08/2/2012 );
senatore Pedica Stefano
Delega al Governo per la revisione della normativa relativa al sistema di riscossione nazionale (3140)
(presentato in data 08/2/2012 );
senatore Peterlini Oskar
Modifica all'articolo 68 della Costituzione in materia di insindacabilità dei parlamentari (3141)
(presentato in data 08/2/2012 );
senatrice Negri Magda
Norme sulla democrazia interna dei partiti, sulla selezione delle candidature e sul finanziamento (3142)
(presentato in data 08/2/2012 );
ministro affari esteri
(Governo Monti-I)
Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo delle Isole Cook sullo scambio di informazioni in materia fiscale, fatto a Wellington il 17 maggio 2011 (3143)
(presentato in data 09/2/2012 );
ministro affari esteri
(Governo Monti-I)
Ratifica ed esecuzione dell'Accordo sul reciproco riconoscimento dei titoli di studi universitari rilasciati nella Repubblica italiana e nella Repubblica di San marino ai fini del proseguimento degli studi, con Allegati, fatto a San Marino il 24 agosto 2011 (3144)
(presentato in data 09/2/2012 );
senatori Biondelli Franca, Del Vecchio Mauro, Musi Adriano, Cabras Antonello, Morri Fabrizio, Sangalli Gian Carlo, Rossi Paolo, Pertoldi Flavio, Sircana Silvio Emilio
Istituzione del Progetto Nazionale "Anziani Valore Aggiunto nella Società Civile" (3145)
(presentato in data 10/2/2012 );
senatrice Negri Magda
Norme per la trasparenza del finanziamento privato ai partiti politici (3146)
(presentato in data 14/2/2012 ).
Disegni di legge, assegnazione
In sede referente
1ª Commissione permanente Affari Costituzionali
Sen. Garavaglia Mariapia
Regolamentazione dell'attività dei consulenti in relazioni istituzionali presso le pubbliche amministrazioni (1448)
(assegnato in data 14/02/2012 );
1ª Commissione permanente Affari Costituzionali
Sen. Del Pennino Antonio Adolfo Maria
Modifiche al testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati di cui al Decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361 (3077);
(assegnato in data 14/02/2012 )
2ª Commissione permanente Giustizia
Sen. De Sena Luigi
Modifiche alla legge 12 agosto 1993, n. 310, in materia di contrasto al riciclaggio dei proventi di attività illecite (3087)
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro)
(assegnato in data 14/02/2012 );
2ª Commissione permanente Giustizia
Sen. Costa Rosario Giorgio
Stabilizzazione dei magistrati onorari che esercitano la funzione di giudice di pace (3090)
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio)
(assegnato in data 14/02/2012 );
8ª Commissione permanente Lavori pubblici, comunicazioni
Sen. Bianchi Dorina
Norme sull'educazione agli effetti delle sostanze alcoliche e sulla prevenzione di incidenti stradali connessi al loro abuso (2966)
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), 10° (Industria, commercio, turismo), 12° (Igiene e sanita'), Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 14/02/2012 );
10ª Commissione permanente Industria, commercio, turismo
Sen. Pinzger Manfred, Sen. Thaler Ausserhofer Helga
Abrogazione del comma 1 dell'articolo 31 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, in materia di orari di apertura degli esercizi commerciali (3120)
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 14/02/2012 );
11ª Commissione permanente Lavoro, previdenza sociale
Sen. Spadoni Urbani Ada ed altri
Differimento dell'obbligo di pagamento delle pensioni con strumenti telematici, bancari o postali (3103)
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 8° (Lavori pubblici, comunicazioni)
(assegnato in data 14/02/2012 );
13ª Commissione permanente Territorio, ambiente, beni ambientali
Sen. Della Seta Roberto ed altri
Limitazioni alla navigazione in prossimità delle aree protette e nella laguna di Venezia (3123)
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 8° (Lavori pubblici, comunicazioni), Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 14/02/2012 ).
Governo, trasmissione di atti e documenti
La Presidenza del Consiglio dei Ministri, con lettere in data 27 e 31 gennaio 2012, ha inviato, ai sensi dell'articolo 8-ter del decreto del Presidente della Repubblica 10 marzo 1998, n. 76, come modificato dal decreto del Presidente della Repubblica 23 settembre 2002, n. 250, due decreti concernenti:
l'autorizzazione all'utilizzo delle economie di spesa sul contributo assegnato con la ripartizione della quota dell'otto per mille dell'IRPEF, per l'anno 2009, per il consolidamento degli intonaci del Cortile Maggiore dell'edificio della Pontificia Università Gregoriana - Roma. La predetta documentazione è stata trasmessa, per opportuna conoscenza, alla 7a Commissione permanente, competente per materia (Atto n. 773);
l'autorizzazione all'utilizzo delle economie di spesa sul contributo assegnato con la ripartizione della quota dell'otto per mille dell'IRPEF, per l'anno 2008, per il consolidamento del versante Tormo su area R4 nel centro abitato di Mandatoriccio (CS). La predetta documentazione è stata trasmessa, per opportuna conoscenza, alla 8a Commissione permanente, competente per materia (Atto n. 774).
Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, con lettera in data 7 febbraio 2012, ha inviato - ai sensi dell'articolo 9 della legge 24 gennaio 1978, n. 14 - la comunicazione concernente la nomina del Commissario Straordinario dell'Ente Parco nazionale del Gargano nella persona dell'avvocato Stefano Sabino Francesco Pecorella (n. 108).
Tale comunicazione è stata trasmessa, per competenza, alla 13a Commissione permanente.
Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, con lettera in data 7 febbraio 2012, ha inviato - ai sensi dell'articolo 9 della legge 24 gennaio 1978, n. 14 - la comunicazione concernente la nomina del Commissario Straordinario dell'Ente Parco Nazionale dell'Alta Murgia nella persona del sig. Cesare Vernotico (n. 109).
Tale comunicazione è stata trasmessa, per competenza, alla 13a Commissione permanente.
Il Ministero dell'interno - Dipartimento per gli affari interni e territoriali, con lettera in data 24 gennaio 2012, ha inviato le relazioni - riferite all'anno 2010 - presentate dal comune e dalla provincia di Napoli e dal comune di Palermo per il finanziamento dei lavori socialmente utili nell'area napoletana e per la manutenzione e salvaguardia del territorio e del patrimonio artistico della città di Palermo e finanziati con i contributi erariali di cui all'articolo 3, comma 1, del decreto-legge 25 marzo 1997, n. 67, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 maggio 1997, n. 135.
La predetta documentazione è stata trasmessa, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a, alla 5a, alla 7a, alla 11a e alla 13a Commissione permanente (Atto n. 775).
Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, con lettera in data 7 febbraio 2012, ha inviato, ai sensi dell'articolo 50, comma 1, della legge 23 luglio 2009, n. 99, le relazioni concernenti l'andamento del processo di liberalizzazione dei servizi a terra negli aeroporti civili, relative al secondo semestre 2010 (Doc. CCXXXVII, n. 3) e al primo semestre 2011 (Doc. CCXXXVII, n. 4).
I predetti documenti sono stati trasmessi, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 8a Commissione permanente.
Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, con lettera in data 7 febbraio 2012, ha inviato, ai sensi dell'articolo 15, comma 4, del decreto legislativo 5 ottobre 2006, n. 264, la prima relazione concernente lo stato di attuazione degli interventi relativi all'adeguamento delle gallerie stradali della rete transeuropea, realizzati negli anni dal 2007 al 2010, e degli interventi previsti per l'anno 2011.
Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, primo comma, secondo periodo, del Regolamento, alla 8°, alla 13a e alla 14a Commissione permanente (Doc. CCXLIV, n. 1).
Regioni e province autonome, trasmissione di atti
Con lettera in data 2 febbraio 2012, la presidenza della Regione autonoma della Sardegna, in adempimento a quanto previsto dall'articolo 2, comma 5, della legge regionale 7 ottobre 2005, n. 13, e successive modificazioni, ha comunicato gli estremi del decreto del Presidente della Regione del 14 gennaio 2011, n. 3, concernente lo scioglimento del consiglio provinciale di Cagliari.
Consigli regionali e delle province autonome, trasmissione di voti
E' pervenuto al Senato un voto della regione Emilia Romagna per esprimere il plauso ed il sostegno alle parole espresse dal Presidente della Repubblica circa l'estensione del diritto di cittadinanza ai bambini nati sul suolo italiano e per invitare il Parlamento a svolgere l'iter di revisione del diritto di cittadinanza, rispettando i diritti di chi è nato e cresciuto e si sente italiano.
Tale voto è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 138, comma 1, del Regolamento, alla 1a Commissione permanente (n. 94).
Interrogazioni, apposizione di nuove firme
I senatori Della Monica, Perduca e Amati hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-02627 del senatore Di Giovan Paolo.
I senatori Poli Bortone, Centaro, Castiglione e Villari hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-06656 del senatore Alberto Filippi.
Mozioni
CASTIGLIONE, VIESPOLI, FLERES, FERRARA, CENTARO, POLI BORTONE, PISCITELLI, VILLARI - Il Senato,
premesso che:
la grave crisi economica ed occupazionale che attraversa l'eurozona è ancor più grave in Sicilia dove il livello di disoccupazione è insostenibile, le imprese non sono in grado di investire e vengono abbandonate le iniziative esistenti;
le famiglie hanno difficoltà a mantenere le condizioni minime di vita, giornalmente aumenta il numero dei siciliani che superano le soglie della povertà e senza che nessuna di queste emergenze possa trovare sostegno nel sistema creditizio, che sembra essere latitante;
dette emergenze, note, sono state ulteriormente evidenziate e rese eclatanti dalle agitazioni di questi giorni poste in essere dagli autotrasportatori, dagli agricoltori, dagli addetti alla pesca e da altre categorie che via via si sono aggregate ai nuclei originari della protesta che ha ribadito un dato incontestabile: il prezzo alla pompa del carburante, di qualunque tipo di carburante e per qualsiasi uso, è non solo insostenibile ma, per la moderna organizzazione di vita e della produzione e commercializzazione, è divenuto il moltiplicatore della crisi;
considerato che:
nel territorio siciliano sono presenti notevoli attività estrattive nel campo petrolifero e dei loro derivati, in vista, anche, del raddoppio del gasdotto italo-libico che attraversa le aree territoriali e marine siciliane;
le compagnie petrolifere, che dal sottosuolo siciliano estraggono petrolio pari al 10 per cento del fabbisogno nazionale, versano alla Regione una royalty solo del 7 per cento. Per la raffinazione del 60 per cento dei carburanti utilizzati in Italia, e la cui attività ha causato ingenti danni ambientali a vasti territori della Sicilia, invece, le accise finiscono direttamente nelle casse dello Stato ed una parte alle Regioni del Nord del Paese in cui le compagnie hanno la residenza fiscale;
alle imprese vanno gli enormi utili industriali, allo Stato le enormi entrate fiscali. Si calcola, per approssimazione, che dalle accise sulle produzioni delle aree industriali di Gela ed Augusta alle casse statali giungano annualmente una variabile fra Iva e accise fra i 12 ed i 30 miliardi di euro annui. A fronte di questa produzione sovradimensionata rispetto al fabbisogno energetico regionale, alla Sicilia rimangono solo i danni ambientali mentre altre Regioni hanno la possibilità di abbassare il prezzo della benzina per i propri abitanti (ad esempio il Trentino-Alto Adige), altre hanno stipulato accordi separati per ottenere royalty per 102 milioni di euro (ad esempio la Basilicata) da utilizzare sul territorio;
considerato altresì che:
se il territorio siciliano sopporta l'inquinamento e i danni legati a una sovrapproduzione ha il diritto di condividere con lo Stato, oltre agli oneri, gli onori e di incassare direttamente, come prevede lo Statuto autonomistico, le tasse applicate alle produzioni siciliane. Ha inoltre il diritto di ottenere dalle imprese petrolchimiche che operano in Sicilia uno sconto sul prezzo di vendita alla pompa dei carburanti in tutto il territorio dell'isola e, in maniera più articolata, una vera e propria royalty da calcolare sugli utili d'impresa a beneficio del bilancio regionale, che verrà utilizzata per realizzare nuove opportunità di sviluppo e nuovi incentivi per le aziende che vogliano create posti lavoro in Sicilia;
a fronte di questa drammatica situazione lo Stato continua a non voler prendere atto che la Sicilia ha necessità di ottenere un riequilibrio ed una rivisitazione del rapporto Stato-Regione in ordine alle quote di accise caricate sulla benzina e sui prodotti petroliferi che lo Stato non vuole o non può attribuire alla Regione siciliana,
impegna il Governo:
a prevedere l'accreditamento delle provvigioni spettanti alla Regione Siciliana (accise petrolifere e royalty), da impiegare sul territorio, così come previsto dagli articoli 36 e 37 dello Statuto della Regione Siciliana;
ad intervenire con determinazione perché in Sicilia, isole minori incluse, le accise sui prodotti petroliferi, metano, GPL e/o loro derivati, utilizzati per autotrazione, privata e/o industriale o agricola e per la pesca ed i trasporti marittimi, vengano ridotte alla vendita, sia al dettaglio che all'ingrosso, del 30 per cento, con contestuale diminuzione di ogni onere fiscale che dovesse gravare su tali accise.
(1-00552)
VITA, FRANCO Vittoria, LEGNINI, MARCUCCI, MARINI, GARAVAGLIA Mariapia, SOLIANI, RUSCONI - Il Senato,
premesso che:
il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 4 dicembre 2011 ha prorogato di un anno, ovvero fino alla data del 31 dicembre 2012, lo stato di emergenza in ordine agli eccezionali eventi sismici che hanno interessato la provincia de L'Aquila ed altri comuni dell'Abruzzo il 6 aprile 2009;
con lo stesso decreto sono stati riconfermati i poteri straordinari commissariali e, in particolare, quelli del Vice commissario delegato per la tutela dei beni culturali;
considerato che:
con decreto-legge n. 195 del 2009, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 26 del 2010, il Presidente della Regione Abruzzo assumeva le funzioni di Commissario delegato per la ricostruzione e con l'ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 3833 del 22 dicembre 2009 i Vice commissari, nominati ai sensi dall'ordinanza n. 3761 del 1° maggio 2009, cessavano dall'incarico, omettendo però ogni riferimento al Vice commissario delegato per i beni culturali, le cui competenze restano, e devono restare, comunque funzionali agli interventi di messa in sicurezza e di mero recupero dei beni culturali nelle fasi di emergenza;
contrariamente a quanto avvenuto in occasione di altri eventi sismici verificatisi nel nostro Paese, per la prima volta nel caso dell'Abruzzo si è deciso di assegnare un ruolo del tutto marginale alle strutture legittimamente preposte al recupero e al restauro dei beni danneggiati; infatti, a titolo di esempio, basta ricordare quanto avvenuto per il terremoto del 1997 in Umbria e nelle Marche quando, sin dal primo momento dell'emergenza i compiti di gestione di tutte le fasi di rilevamento del danno, recupero, restauro, ricostruzione del patrimonio colpito dal sisma, sono stati assegnati al Ministero per i beni e le attività culturali, d'intesa con gli enti pubblici territoriali, che è riuscito a raggiungere in tempi brevi risultati di qualità;
considerato, inoltre, che le indicazioni progettuali e metodologiche espresse unanimemente dal Consiglio superiore per i beni culturali e paesaggistici, attraverso la mozione del 14 dicembre 2009, sono rimaste del tutto inattuate, con particolare riferimento alla richiesta di un progetto organico e coerente per la ricostruzione, basato su conoscenza storica e ricerca scientifica, e all'ausipicio che il Presidente della Regione collaborasse lealmente con le strutture territoriali del Ministero "ripristinando la gestione ordinaria",
impegna il Governo:
ad attivarsi con la massima sollecitudine affinché venga restituita in tempi rapidi al Ministero per i beni e le attività culturali la pienezza delle sue funzioni istituzionali in Abruzzo, essendo tale istituzione l'unica ad essere dotata di strutture tecnico-scientifiche e di risorse professionali di provata efficienza in grado di affrontare celermente e con la massima perizia le diverse fasi per il recupero e la ricostruzione dell'importante patrimonio storico-culturale del nostro Paese;
a reintegrare e potenziare, anche con apposite strutture, gli uffici territoriali di tutela della città de L'Aquila, oggi depauperati di personale qualificato, di risorse e competenze a vantaggio della struttura commissariale.
(1-00553)
PISCITELLI, VIESPOLI, CASTIGLIONE, CARRARA, CENTARO, FERRARA, FILIPPI Alberto, FLERES, MENARDI, PALMIZIO, POLI BORTONE, SAIA, VILLARI - Il Senato,
premesso che:
la crisi del settore ippico, con la conseguente chiusura di numerosi ippodromi presenti sul territorio italiano, sta mettendo a rischio il futuro di 50.000 addetti ai lavori e di circa 15.000 cavalli;
i tagli operati dal Governo in merito hanno causato un drastico calo dei finanziamenti dedicati al settore, con cifre da destinare all'ippica che nel 2012 passeranno da 150 milioni a 40 milioni di euro. Le condizioni di profonda difficoltà del settore ippico, tuttavia, vengono da lontano, almeno da quando lo Stato, con il regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 169 del 1998 in attuazione della legge 23 dicembre 1996, n. 662, ha trasferito dall'UNIRE (Unione nazionale incremento razze equine) al Ministero dell'economia e delle finanze la gestione delle scommesse sulle corse dei cavalli, senza la tutela e gli investimenti che sarebbero stati necessari per reagire alla riduzione degli spettatori negli ippodromi e dei volumi di gioco come invece è avvenuto in altri Paesi;
l'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato (AAMS) ha costruito sulle reti di raccolta delle scommesse ippiche buona parte del grande sviluppo del gioco pubblico, promuovendo e valorizzando tipologie di giochi caratterizzate da premi più alti che hanno quindi maggiormente attratto il pubblico;
la raccolta totale dai giochi per il 2011 è di 80 miliardi di euro, di cui 11 sono destinati all'erario, e risulta pertanto difficile pensare che non si possano reperire le risorse necessarie a salvare il settore dell'ippica italiana ristrutturandolo profondamente;
il tema, dunque, come già detto, apre preoccupazioni e proteste su un doppio fronte, relativo, da una parte, alla protezione degli animali e, dall'altra, alla tutela dei lavoratori. Infatti, il taglio del 70 per cento dei finanziamenti non solo comporterà la chiusura di numerosi ippodromi e, quindi, la perdita dell'impiego per molti addetti al settore, ma anche la morte certa di migliaia di cavalli;
quest'ultimo punto desta non poche preoccupazioni da parte delle associazioni animaliste, che hanno espresso il proprio parere sui possibili futuri sviluppi della situazione tenendo presenti differenti ambiti e prospettive, tra cui il pericolo di infiltrazione della criminalità nell'organizzazione di corse clandestine, i rischi per la salute derivanti dalla commercializzazione di carne proveniente da cavalli allevati per essere destinati a pratiche sportive e non al macello e la necessità di proteggere i cavalli dal rischio di strumentalizzazione da parte del settore ippico;
l'Enpa (Ente nazionale protezione animali) ha emesso un comunicato stampa ufficiale in cui esprime la propria preoccupazione non soltanto per la mancanza di assistenza e di cure per i cavalli a seguito della chiusura degli ippodromi, ma anche e soprattutto per i pericoli che potrebbero ruotare attorno alla macellazione clandestina. Sui cavalli penderebbe una vera e propria condanna a morte condotta tra l'altro per vie completamente illegali da parte della criminalità organizzata, oltre ai rischi per la salute di tutti i consumatori di carne equina, che si troverebbero ad acquistare un prodotto il cui consumo sarebbe pericoloso in quanto agli esemplari destinati a corse e competizioni vengono somministrate sostanze farmacologiche altamente dannose per l'uomo,
impegna il Governo:
ad istituire una sede di confronto con il mondo dell'ippica italiana presso il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali dalla quale possa emergere con la massima urgenza un piano di ristrutturazione del settore - che rischia di avere pesantissime ricadute sul fronte occupazionale e sul futuro dell'ippica stessa - che comprenda il reperimento delle risorse necessarie a scongiurare la chiusura delle attività;
a prevedere i controlli necessari ad evitare che scuderie ed allevatori senza scrupoli si lascino tentare da un facile lucro e si rendano complici di macellazioni clandestine invece di occuparsi della ricollocazione degli equini, secondo quello che sarebbe il loro compito.
(1-00554)
D'ALIA, FISTAROL, GALIOTO, GIAI, GUSTAVINO, MUSSO, SBARBATI, SERRA, VIZZINI - Il Senato,
premesso che:
le agenzie di rating sono società specializzate nel valutare la solidità finanziaria di enti pubblici e soggetti privati, tra cui Stati, banche, assicurazioni ed imprese, attribuendo mediante voti e giudizi indicazioni in merito alla solidità, liquidità e solvibilità dei soggetti presi in esame;
il bisogno di informazioni chiare per agire è uno degli aspetti fondamentali nelle decisioni di investimento degli operatori finanziari, soprattutto se i giudizi espressi sono in grado di influire, positivamente o negativamente, sul corso e sull'andamento dei mercati finanziari; dunque la promozione o il declassamento evidenziati dalle agenzie di rating sono in grado di contribuire in modo sostanziale ad influenzare il valore dei prodotti finanziari;
l'Italia nel mese di gennaio è stata declassata dalle principali agenzie di rating, con un giudizio che è sceso sotto il livello A (che riguarda i Paesi meno rischiosi), attestandosi a BBB+, secondo l'agenzia Standard & Poor's, mentre l'agenzia Fitch ha declassato il Paese da "A+" ad "A-" con outlook negativo; è importante sottolineare che anche nei confronti degli altri Paesi dell'Eurozona, compresa la Francia, sono stati emessi giudizi negativi, e tale circostanza ha di fatto creato incertezza sui mercati finanziari di tutta l'Eurozona; il taglio al rating della Francia, in particolare, potrebbe generare pericolosi effetti sulla stabilità dell'intera Europa, a maggior ragione se il connubio franco-tedesco era visto dagli investitori come una delle poche garanzie di affidabilità dei Paesi dell'Eurozona;
il taglio al rating taliano ha di fatto anticipato di un mese il giudizio negativo emesso dalle Agenzie proprio in questi giorni su 34 banche italiane; si tratta dell'ennesimo colpo basso, anche se per certi versi atteso, per l'Italia, nonostante l'attuale Governo stia operando con enorme concretezza per stabilizzare i conti pubblici, attraverso manovre che hanno ricevuto l'apprezzamento da parte di tutti i Paesi europei e dagli USA, e nonostante l'eredità di una situazione difficilissima;
la decisione sul declassamento dell'Italia è stata motivata con il timore nell'effettiva capacità di attuare riforme importanti ed ambiziose; dunque il giudizio ha una evidente componente di natura politico-istituzionale, emesso in ogni caso da agenzie americane, da sempre scettiche sul destino dell'euro; di certo il giudizio delle agenzie di rating non può vanificare gli enormi sacrifici che l'Italia sta dimostrando, né smentire la chiara consapevolezza che il Paese stia tentando di offrire un esempio concreto della sua affidabilità finanziaria, come peraltro ammesso di fronte all'opinione pubblica dai principali leader europei e mondiali e come è d'altronde riscontrabile nel comportamento dei mercati finanziari, soprattutto in termini di graduale abbattimento dello spread rispetto ai bund tedeschi ed al positivo collocamento delle ultime aste dei titoli del Tesoro, soprattutto a breve termine;
un passo importante per il Paese sarà nei prossimi mesi l'impegno del Tesoro a collocare titoli fra nuove emissioni e rinnovi per circa 450 miliardi di euro e proprio in tale circostanza potrebbe pesare maggiormente il declassamento delle agenzie di rating, visto che alcuni investitori soprattutto stranieri, come i grandi fondi pensione o fondi comuni o assicurazioni internazionali, non possono acquistare per statuto titoli con un voto B e, se lo hanno già fatto, dovranno vendere obbligatoriamente quelli che possiedono già in portafoglio;
l'opinione pubblica e la classe politica europea hanno espresso giudizi estremamente negativi e critici nei confronti delle decisioni delle agenzie di rating, denunciandone pubblicamente l'evidente contrastro d'interessi nonché l'oligopolio di fatto in cui operano e la pericolosità generata dall'emissione di giudizi che producono forti contraccolpi sui mercati finanziari europei, soprattutto in momenti storici come questo, dove il rischio di default degli Stati e del fallimento della moneta unica è da non sottovalutare;
in realtà i giudizi negativi della politica verso le agenzie di rating risalgono al 2008: basti pensare al clamoroso abbaglio che la stessa Standard & Poor's prese con Lehman Brothers, una delle principali banche d'affari americane che fallì miseramente nonostante il giudizio positivo ricevuto, fatto che contribuì all'espansione più veloce della crisi economica in Europa; nonostante i tanti cori critici contro le agenzie di rating, i Governi europei non hanno mai preso alcun provvedimento concreto per porre fine agli enormi paradossi ed ai conflitti d'interesse delle agenzie; anzi, mentre gli Stati Uniti hanno modificato il loro regolamento bancario per limitare il potere delle agenzie e la Cina si è semplicemente dotata di un'agenzia nazionale, l'Europa non è mai andata al di là dei meri giudizi politici;
negli Stati Uniti, in particolare, dopo il declassamento ricevuto nel mese di agosto, il Tesoro americano ha permesso che le banche locali potessero sottoscrivere titoli pubblici senza dover effettuare gli accantonamenti di bilancio richiesti quando c'è un aumento del rischio; inoltre le nuove norme americane sui mercati finanziari riducono l'obbligo di essere corredate dai giudizi delle agenzie per molte emissioni di titoli pubblici. Da ultimo, ma non per importanza, le misure americane previste per incrementare l'attenzione sui conflitti d'interesse potenziali delle agenzie;
la bocciatura delle politiche economico-finanziarie dell'Eurozona ha pesato anche sul Fondo salva-Stati, causando una dura presa di posizione da parte della Banca centrale europea (BCE) che, attraverso il presidente Draghi, ha invitato gli investitori ad "imparare a vivere senza le agenzie di rating", compattando in tal modo la politica europea ed il sistema bancario;
le agenzie di rating americane palesano un forte contrasto d'interessi, reso evidente dal fatto che sia Standard & Poor's che Moody's sono partecipate dai grandi fondi di investimento americani, colossi con una grande potenza di fuoco, grazie alla enorme massa di denaro che hanno in gestione; non può dunque nascondersi la circostanza secondo cui proprio gli azionisti delle agenzie sicuramente possono trarre vantaggio dalle decisioni emesse dalle agenzie stesse, pesando di conseguenza in modo enorme sull'economia e sulla finanza mondiale;
proprio in questi giorni il presidente della BCE Draghi ha sottolineato la necessità che l'Unione europea si debba dotare di una propria agenzia di rating, che possa operare anche senza emettere giudizi, ma solo come organo informativo super partes; solo cosi, a suo avviso, si può ridurre o smorzare il peso e l'influenza delle agenzie americane,
impegna il Governo:
a farsi promotore in sede europea di un deciso intervento politico e normativo in grado di stabilire misure volte a garantire l'indipendenza di giudizio delle agenzie di rating ed eliminare i contrasti d'interessi attraverso regole più stringenti e divieti condizionati in merito alla possibilità di avere partecipazioni di maggioranza nelle agenzie stesse da parte di operatori finanziari privati;
a prevedere regole in grado di attribuire pesi diversi alle basi di giudizio delle agenzie, non solo focalizzando l'attenzione sugli aspetti finanziari per valutare uno Stato, ma assegnando un peso maggiore anche alle caratteristiche dell'economia reale e del tessuto industriale e produttivo;
a prevedere l'applicazione di pesanti sanzioni alle agenzie ogni qualvolta i giudizi si rivelassero infondati ed ingiustificati o, in ogni caso, volti ad orientare in modo palese il corso dei mercati finanziari a beneficio di talune categorie di investitori privati;
a responsabilizzare i soggetti emittenti, prevedendo precisi obblighi informativi e fondate giustificazioni ai giudizi emessi;
ad accelerare, come proposto da Draghi, la creazione di una agenzia di rating europea pubblica orientata ad offrire prettamente servizi informativi e statistici e controllata da istituzioni comunitarie, purché ne vengano sancite l'indipendenza, la trasparenza, la credibilità, l'oggettività di giudizio e le competenze necessarie;
a promuovere la modifica del Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, affinché le agenzie di rating siano sottoposte alla disciplina degli emittenti, e conseguentemente alla vigilanza della Consob, e siano assoggettate a pesanti sanzioni nell'eventualità che non siano rispettati i prescritti obblighi, inclusi quelli sull'offerta di informazioni che influenzano gli investitori, e che non si rivelino corretti i giudizi emessi nei confronti degli investitori.
(1-00555)
D'ALIA, FISTAROL, GALIOTO, GIAI, GUSTAVINO, MUSSO, SBARBATI, SERRA, VIZZINI - Il Senato,
premesso che:
il decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, recante "Disposizioni urgenti per la crescita, l'equità e il consolidamento dei conti pubblici", convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2001, prevede, tra le altre, disposizioni in materia di accise. Nello specifico il comma 1 dell'articolo 15 ha fissato, a decorrere dal giorno successivo alla data di entrata in vigore del decreto, le seguenti aliquote di accisa: a) benzina e benzina con piombo: 704,20 euro per mille litri; b) gasolio usato come carburante: 593,20 euro per mille litri; c) gas di petrolio liquefatti usati come carburante: 267,77 euro per mille chilogrammi; d) gas naturale per autotrazione: 0,00331 euro per metro cubo;
nel citato decreto-legge, cosiddetto salva Italia, sono previsti, inoltre ulteriori aumenti per il 2013. Si legge, infatti, nella disposizione contenuta nel comma 2 dell'articolo 15 che "A decorrere dal 1° gennaio 2013, l'aliquota di accisa sulla benzina e sulla benzina con piombo nonché l'aliquota di accisa sul gasolio usato come carburante (...) sono fissate, rispettivamente, ad euro 704,70 per mille litri e ad euro 593,70 per mille litri";
l'incremento delle accise sui carburanti, intervenuto a livello nazionale nel corso dell'esercizio finanziario 2011, ha inoltre avuto pesanti ripercussioni sulle vendite dei prodotti per autotrazione in Lombardia e Piemonte, confinanti con la Svizzera, e in Friuli-Venezia Giulia, confinante con la Slovenia;
tale aumento comporta per il nostro Paese una fiscalità di svantaggio rispetto agli Stati confinanti e in particolare, rispetto alla Svizzera, sconta un prezzo di svantaggio di circa 33 centesimi al litro per la benzina e di 23 centesimi al litro per il gasolio. Per quanto riguarda la regione Friuli-Venezia Giulia, confinante con la Repubblica di Slovenia, il prezzo alla pompa è inferiore a quello italiano, pari a circa 38 centesimi al litro per la benzina e di 42 centesimi al litro per il gasolio;
l'elevatissimo divario dei prezzi determina un "pendolarismo del pieno" con il conseguente calo di erogazione di carburanti nel territorio italiano. Tale fenomeno, determinando un diminuzione dei consumi, sta mettendo in seria difficoltà il lavoro dei benzinai delle zone di confine; si temono forti ricadute anche a livello occupazionale;
premesso, altresì, che:
l'aumento del carburante in tutte le regioni della penisola incide sul trasporto dei vari beni di consumo, considerato che la maggior parte delle merci italiane viaggiano su strada per arrivare dal produttore al venditore e quindi al consumatore finale. Infatti, ai costi di lavorazione e produzione dei diversi prodotti, si aggiunge il costo di trasporto sul quale influisce il costo del carburante;
il caro benzina rischia di penalizzare il settore dei trasporti e potrebbe avere effetti a catena sul prezzo delle merci che viaggiano su gomma, erodendo ulteriormente la capacità di spesa delle famiglie e causando nuove contrazioni dei consumi;
infatti, secondo anche quanto dichiarato nei giorni scorsi in una nota stampa da Federconsumatori, l'aumento dei carburanti determinerebbe pesanti ripercussioni sui prezzi dei beni di largo consumo, soprattutto nel settore alimentare, che potrebbero arrivare ad oltre 181 euro annui di aumento a famiglia;
i prezzi dei carburanti in Italia risultano superiori alla media europea ed i rincari hanno raggiunto livelli insostenibili per le famiglie. Rincari di oltre 10 centesimi al litro, con un costo che ha raggiunto, per la benzina super, circa 1,80 euro al litro. Una situazione che, in questo momento di crisi, risulta insostenibile per gli automobilisti e per tutti i cittadini. Pagare 1,80 euro un litro di benzina, oltre naturalmente agli aumenti di inizio anno per i pedaggi autostradali, significa chiedere sacrifici quotidiani a milioni di automobilisti che si recano al lavoro con l'auto;
tenuto conto, inoltre, che,
l'aumento delle accise ha colpito in modo particolare il Sud Italia. Il peso delle accise sul costo della benzina alla pompa, in Sicilia, è aumentato di ben 40 centesimi litro, registrando così il prezzo più alto d'Europa del carburante venduto al dettaglio. La media del prezzo alla pompa, per il carburante venduto nella regione, è di 1,70-1,80 euro al litro. Ciò comporta non solo un grave peso economico per le famiglie, ma anche ripercussioni pesantissime sul trasporto in genere e su quello commerciale in particolare: l'alto prezzo del carburante non favorisce in alcun modo i trasporti delle merci prodotte in Sicilia e distribuite oltre lo stretto;
tale situazione ha ingenerato nella regione, e non solo, una protesta da parte del cosiddetto movimento dei forconi, le cui denunce hanno avuto l'adesione di parte della popolazione siciliana, tra cui commercianti, studenti, disoccupati e operai, verso il quale si esprime solidarietà. Una protesta che fa emergere la grande preoccupazione per la grave crisi economica e occupazionale del territorio siciliano, che l'aumento del costo dei carburanti, aggrava esponenzialmente con gravi sacrifici per le famiglie che risultano essere le prime vittime di questa pesante crisi economica e sociale;
nelle raffinerie siciliane si produce più del 40 per cento del distillato totale italiano e la protesta del "movimento dei forconi", che ha paralizzato nei giorni scorsi strade, autostrade, distributori di benzina, ha minacciato di bloccare le raffinerie e impedire in tal modo l'uscita del carburante dalla regione con lo scopo di ottenere la piena applicazione dello statuto siciliano che prevede la defiscalizzazione del prezzo della benzina;
gli effetti dei rincari si riflettono principalmente sul settore dei trasporti e, pur condividendo i motivi della protesta, le modalità con cui si è svolta hanno aggravato la situazione rischiando di paralizzare e penalizzare un settore che rappresenta lo snodo essenziale per una regione che attraverso esso deve colmare la sua perifericità geografica,
impegna il Governo:
ad intervenire immediatamente per accelerare i processi di modernizzazione e liberalizzazione nel settore dei carburanti al fine di rendere concorrenziale un mercato che ancora oggi presenta aspetti fortemente oligopolistici;
a disporre un serio piano di controlli e verifiche necessario per scongiurare speculazioni sul prezzo del carburante ai danni delle imprese del settore e dei consumatori;
ad intervenire in modo serio e deciso per il contenimento dei costi, a tutela del consumo e del reddito dei cittadini e, in particolare, a garanzia dei gestori dei carburanti nelle zone di confine e in favore dei territori delle regioni insulari del Paese gravati dall'elevato costo del carburante e dai conseguenti costi dei trasporti delle merci che, più che altrove, incidono a causa della perifericità geografica.
(1-00556)
PINZGER, THALER AUSSERHOFER, PETERLINI, FOSSON, ZANOLETTI, SARO, MOLINARI, GIAI, FILIPPI Alberto, SANTINI - Il Senato,
premesso che:
solo circa un terzo del prezzo pagato dal consumatore finale per un litro di benzina o diesel è imputabile ai costi di produzione e al ricavo di imprese e gestori dei distributori;
il resto è costituito da tasse sul carburante, le cosiddette accise, di cui una parte cospicua sono accise tuttora in vigore, pur essendo imposte speciali istituite per far fronte a situazioni d'emergenza da tempo superate come: la guerra di Abissinia (1935); la crisi di Suez (1956); il disastro del Vajont (1963); l'alluvione di Firenze (1966); aiuti ai terremotati del Belice in Sicilia (1968); aiuti ai terremotati del Friuli (1976); il terremoto in Irpinia (1980); le missioni delle truppe italiane in Bosnia e in Libano (1996);
i distributori di benzina denunciano che le accise e l'Iva pesano ormai sul prezzo del carburante per un 65-67 per cento e questo determina una fiscalità di svantaggio rispetto a tutti gli Stati confinanti (Francia, Svizzera, Austria e Slovenia);
il pesante aumento della fiscalità sui carburanti (da ultimo con il decreto-legge n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011, cosiddetto decreto salva Italia) intervenuta nel 2011 grava sulle tasche dei cittadini e sui bilanci delle imprese, già in serie difficoltà per gli effetti dell'attuale crisi economica e si sta creando una situazione di pesantissima difficoltà nelle aree di confine del Paese;
per combattere il caro carburante nelle zone di confine si sta accentuando il fenomeno del "pendolarismo del pieno" verso i distributori oltre confine con conseguenze negative per l'erario, per il volume d'affari dei operatori della distribuzione dei carburanti ma anche per l'ambiente sotto forma di traffico aggiuntivo;
l'Italia ha (sulla media dei prezzi dal 7 dicembre 2011 al 31 gennaio 2012) un differenziale di prezzo rispetto alla Svizzera di 0,319 euro al litro sulla benzina e di 0,151 sul gasolio e un differenziale rispetto all'Austria di 0,366 euro al litro sulla benzina e di 0,328 sul gasolio. Questo divario nei prezzi determina che per un pieno si pagano in Italia 20 euro circa in più rispetto agli Stati confinanti;
considerato che:
si stima che il fenomeno del "pendolarismo del pieno" abbia un peso di circa 0,5 miliardi di litri (attorno al 2 per cento dei consumi effettuati sulla rete distributiva nazionale), ma un impatto drasticamente pesante sul meccanismo degli introiti fiscali: l'evasione dei consumi comporta infatti, stante l'elevato peso delle imposte sul prezzo di questo bene (circa 1 euro al litro per la benzina e 0,9 euro al litro per il gasolio), il rischio di perdite di gettito che assommano nelle diverse realtà a circa 490-500 milioni di euro;
tale perdita di gettito è pari ad oltre il 9 per cento (500 milioni contro 5,4 miliardi di euro) delle aspettative di sovragettito derivante dalla manovra di incremento delle accise di cui all'articolo 15 del citato decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201;
nel totale di questa perdita complessiva di introiti erariali, si stima che le Regioni interessate dal fenomeno del "pendolarismo del pieno" rischino circa 80 milioni di euro per minori devoluzioni di quote d'accisa da parte dello Stato,
impegna il Governo ad adottare, nei prossimi mesi, una politica nazionale tesa a contrastare il fenomeno del "pendolarismo del pieno" nelle zone di confine attraverso:
a) l'introduzione di un'agevolazione sulle accise per i residenti, le imprese, le società nonché le associazioni e gli organismi di volontariato con sede in un comune della zona di confine, che siano proprietari di uno o più veicoli;
b) il rimborso ai gestori ovvero ai conduttori dei distributori di carburanti della differenza di ricavo risultante dalla vendita di carburanti a prezzo agevolato. Questi ultimi, all'atto di rifornire un veicolo di proprietà di un titolare del beneficio, saranno obbligati ad applicare il prezzo ridotto, dietro presentazione di un certificato che dà titolo alla riduzione dei prezzi.
(1-00557)
DIVINA, MONTANI, BODEGA, VALLI, RIZZI, LEONI, VACCARI, BRICOLO, ADERENTI, BOLDI, CALDEROLI, CAGNIN, CASTELLI, DAVICO, FRANCO Paolo, GARAVAGLIA Massimo, MARAVENTANO, MAURO, MAZZATORTA, MONTI Cesarino, MURA, PITTONI, STIFFONI, TORRI, VALLARDI - Il Senato,
premesso che:
il decreto-legge n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011, cosiddetto decreto salva Italia, ha ritoccato le accise sui carburanti, causando un sensibile ed inevitabile aumento del prezzo alla pompa di benzina e gasolio; addirittura l'articolo 15 del citato decreto-legge n. 201 del 2011 introduce due aumenti: uno, già in vigore, che porta le accise sulle benzine a 704,20 euro per mille litri e quelle sul gasolio a 593,20 euro per mille litri e un altro, già programmato, che porterà, a decorrere dal 1° gennaio 2013, il livello delle accise a 704,70 euro e 593,70 euro per mille litri rispettivamente per benzina e gasolio per autotrazione;
a seguito di tale aumento lo svantaggio competitivo del prezzo dei carburanti in Italia rispetto alla Svizzera ed alla Slovenia è divenuto insostenibile: rispetto alla Svizzera la differenza del carico fiscale su un litro di benzina è pari a 30,7 centesimi, mentre su un litro di gasolio è pari a 16,8 centesimi, e la differenza sul prezzo finale è pari a circa 33 centesimi per litro di benzina e a circa 23 centesimi per litro di gasolio; rispetto alla Slovenia la differenza di carico fiscale è pari a circa 27 centesimi per litro di benzina e a circa 26 centesimi per litro di gasolio, mentre la differenza sul prezzo finale è pari a circa 38 centesimi al litro sia per la benzina, sia per il gasolio;
nonostante siano in vigore in Piemonte, in Lombardia ed in Friuli-Venezia Giulia da anni meccanismi di sostegno all'acquisto di carburante da parte delle persone fisiche che, in tal modo, possono godere di uno sconto sul prezzo finale della benzina inversamente proporzionale alla distanza di residenza dal confine, tale ultimo aumento ha reso di nuovo conveniente per gli abitanti dei territori vicini al confine con la Confederazione Svizzera e con la Slovenia recarsi al di là del confine per rifornirsi di carburante: l'entità degli sconti attualmente in vigore per i residenti delle province confinanti è ormai inadeguata a colmare il divario dei prezzi esistente;
un tale divario di prezzi causa, tenendo conto delle dinamiche dei consumi di benzina e di gasolio e della convenienza dei residenti ad approvvigionarsi oltreconfine, una pesante diminuzione delle vendite di carburante nelle province di confine; Confcommercio quantifica un'evasione dei consumi attorno ai 247 milioni di litri di carburante (207 di benzina e 40 di gasolio), con una perdita per l'erario italiano di circa 243 milioni di euro all'anno tra accise ed IVA solo per la Lombardia e il Piemonte; per il Friuli-Venezia Giulia le stime parlano di un'evasione dei consumi pari a circa 240 milioni di litri, con una perdita secca per l'erario pari a circa 230 milioni di euro all'anno;
allo stato attuale lo sconto sul prezzo dei carburanti per i residenti nelle province confinanti con la Svizzera di Lombardia e Piemonte ha un valore economico pari a 20 milioni di euro l'anno, assegnati in via aggiuntiva dallo Stato alla Regione;
è necessario quindi incrementare lo stanziamento previsto dal decreto-legge 7 ottobre 2008, n. 154, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 2008, n. 189, relativamente alla Lombardia e al Piemonte, portandolo ad almeno 60 milioni di euro, in modo da aggiornare il meccanismo dello sconto attualmente vigente, al fine di rideterminare le fasce territoriali, di rimodulare l'entità dello sconto per fascia e di estendere l'agevolazione anche al gasolio;
è necessario, per la Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia, prevedere un aumento della percentuale di compartecipazione al gettito dell'accisa sulla benzina ora pari al 29,75 e di quella sul gasolio ora pari al 30,34 fino al 42 per cento per entrambe le tipologie di accise; in tal modo la Regione potrebbe incrementare la contribuzione per il sostegno all'acquisto dei carburanti, prevista dalla legge regionale n. 14 del 2010;
tali incrementi consentirebbero di evitare il massiccio approvvigionamento di carburante oltre confine, consentendo all'erario di incassare i quasi 500 milioni di euro all'anno di accise ed IVA che altrimenti andrebbero perse e consentirebbero di salvaguardare centinaia di posti di lavoro nelle province confinanti del Piemonte, della Lombardia e del Friuli-Venezia Giulia,
impegna il Governo:
a promuovere l'incremento dello stanziamento previsto dal citato decreto-legge n. 154 del 2008, portandolo ad almeno 60 milioni di euro, in modo da consentire l'aggiornamento del meccanismo dello sconto attualmente vigente per le Regioni Lombardia e Piemonte, al fine di rideterminare le fasce territoriali, di rimodulare l'entità dello sconto per fascia e di estendere l'agevolazione anche al gasolio;
ad incrementare, per la Regione Friuli-Venezia Giulia, la percentuale di compartecipazione al gettito dell'accisa sulla benzina ora pari al 29,75 e di quella sul gasolio ora pari al 30,34 fino al 42 per cento per entrambe le tipologie di accise; in tal modo la Regione potrebbe incrementare la contribuzione per il sostegno all'acquisto dei carburanti prevista dalla legge regionale n. 14 del 2010;
a sollecitare le Regioni di confine, che non hanno ancora provveduto ad applicare le normative in materia di accise sui carburanti, ad adottare i provvedimenti di competenza al fine di consentire anche su quei territori l'acquisto di carburante con le agevolazioni previste.
(1-00558)
MURA, VALLARDI, VALLI, BRICOLO, ADERENTI, BODEGA, BOLDI, CALDEROLI, CAGNIN, CASTELLI, DAVICO, DIVINA, FRANCO Paolo, GARAVAGLIA Massimo, LEONI, MARAVENTANO, MAURO, MAZZATORTA, MONTANI, MONTI Cesarino, PITTONI, RIZZI, STIFFONI, TORRI, VACCARI - Il Senato,
premesso che:
il settore ippico in Italia rappresenta la fonte di lavoro e di reddito principale per oltre 50.000 famiglie e salvaguarda 100.000 ettari di territorio utilizzati per gli allevamenti. Questo dimostra che il settore ippico non va considerato banalmente solo nei suoi aspetti legati al gioco, alla scommessa, al divertimento a beneficio di un ristretto numero di appassionati o scommettitori, ma come una preziosa risorsa sia per i lavoratori sia per lo Stato;
l'Agenzia per lo sviluppo del settore ippico (ASSI, ex UNIRE-Unione nazionale incremento razze equine) ha accusato per l'anno 2012 la drammatica riduzione dello stanziamento destinato a supportare l'allevamento e le corse dei cavalli e la gestione degli ippodromi;
nella nota integrativa del bilancio del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali di previsione 2012/2015 il contributo da assegnare all'ASSI per l'assolvimento dei suoi compiti istituzionali era previsto in 156 milioni di euro annui. Con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 28 settembre 2011 sono stati indicati, per ciascun Ministero i tagli complessivi per raggiungere gli obiettivi di risparmio richiesti dalla manovra del luglio 2011: il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali pro tempore ha stabilito che il taglio, anziché ricadere linearmente su più voci di spesa, gravasse principalmente sull'ippica, decurtandone la dotazione di ben 117 milioni di euro annui;
la riduzione dello stanziamento, com'è stato evidenziato nella lettera del 19 dicembre 2011 al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e al Presidente del Consiglio dei ministri Mario Monti, mette in serio pericolo tutta la filiera ippica italiana, privandola di prospettive per il futuro. Ciò significherebbe non soltanto la perdita del lavoro da parte di svariate migliaia di persone (conseguenza che già da sola basterebbe a rendere necessaria l'adozione di immediati provvedimenti), bensì anche il rischio dell'utilizzo di ben quindicimila cavalli a scopo di gioco clandestino o di altri atti illeciti e, nel peggiore dei casi, la loro soppressione fisica;
il mancato gettito allo Stato di circa 180 milioni di euro di imposte, come si è verificato invece nel corso del 2011, sarebbe un'ulteriore e tutt'altro che marginale conseguenza della chiusura dell'attività ippica; Infatti vanno all'entrata dell'erario una media del 5,6 per cento del miliardo e 600.000 euro di giocate sulle corse, gli introiti IVA delle vendite di cavalli tra galoppo, trotto, puledri e cavalli da allenamento, le imposte sulle parcelle veterinarie (circa 3.000 euro annui per ogni cavallo da corsa e 1.000 per puledri e fattrici);
storicamente questo settore si è sempre autofinanziato, ma dalla fine degli anni 90 è entrato in una inesorabile fase di declino anche a causa di colpevoli scelte da parte dello Stato, prima fra tutte quella di introdurre, nei punti vendita fino ad allora riservati alle sole scommesse ippiche, la possibilità di effettuare altri tipi di scommesse, sfruttando gratuitamente la rete di vendita sviluppata dall'ippica, ma applicando prelievi erariali inferiori che quindi garantiscono agli scommettitori vincite più alte nei giochi diversi dall'ippica. Nascono poi negli anni molti altri giochi, dal "gratta e vinci" al superenalotto, fino a veri e propri giochi d'azzardo accessibili anche ai più giovani. L'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato (AAMS), che ha la responsabilità per l'intero settore dei giochi, non opera alcun distinguo tra questi giochi, che non hanno alle spalle alcuna filiera economica e sociale, e l'ippica. Anzi, ha forse la convenienza a promuovere altri giochi, visto il forte impegno pubblicitario che l'agenzia ed i concessionari riservano a tutti i tipi di gioco; ma non all'ippica;
il regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 169 del 1998, in attuazione della legge 23 dicembre 1996, n. 662, ha trasferito dall'UNIRE al Ministero dell'economia e delle finanze la gestione delle scommesse sulle corse ippiche. Già all'epoca non si provvide però né all'incentivazione di iniziative volte a favorire e incoraggiare la presenza degli spettatori negli ippodromi, attraverso la creazione di attrattive diverse dalla semplice scommessa, né alla sollecitazione di investimenti finalizzati all'aumento dei volumi di gioco. È mancata evidentemente una visione lungimirante che fosse tesa alla crescita della cultura ippica italiana e alla trasmissione di una così importante tradizione del Paese alle giovani generazioni;
non si è attribuita la dovuta importanza al cavallo, il nobile animale che nell'ippica deve occupare un ruolo centrale sin dalla sua nascita nelle strutture predisposte per il suo allevamento, dalla sua crescita come "atleta" una volta inserito nel mondo delle corse e delle scommesse, sino alla fine della sua carriera, quando può essere utilizzato ai fini della riproduzione o, qualora questo non sia possibile, nel supporto alla cura di alcune patologie anche infantili attraverso l'ippoterapia;
l'ippica, pur avendo favorito la diffusione di altri giochi, tuttavia ne ha poi subito la concorrenza e ne è stata ingiustamente penalizzata. Non si è tenuto nel debito conto, infatti, che l'introduzione delle altre tipologie di gioco e della possibilità di scommettere anche su queste avrebbe comportato la necessità di innovare la scommessa ippica, al fine di mantenere la sua attrattiva e di renderla competitiva rispetto alle diverse forme di gioco;
la mancata attuazione di questo necessario rinnovamento ha condotto alla penalizzazione della scommessa ippica da parte dei giocatori, a favore di scommesse sui molti giochi alternativi offerti e, conseguentemente, al considerevole calo degli spettatori negli ippodromi;
l'ippica non merita di essere abbandonata dallo Stato, bensì ne merita l'apprezzamento e la tutela;
degli 80 miliardi di euro raccolti in totale dai giochi nel corso del 2011, l'ippica ha contribuito al gettito per l'erario con 1,1 miliardi. È da ritenersi quindi che il settore dell'ippica italiana possa e debba essere salvato, ma al tempo stesso si deve acquisire la consapevolezza della necessità di una profonda ristrutturazione al suo interno secondo i criteri che sono stati elaborati nelle "Linee di indirizzo strategico per il rilancio dell'ippica italiana", il documento del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali predisposto in collaborazione con le associazioni di categoria a cui, purtroppo, a tutt'oggi non è stato dato alcun seguito e che si fonda sulle seguenti linee guida: sulla necessità della trasparenza delle corse, della tempestività nell'applicazione delle sanzioni di giustizia sportiva, della qualità degli impianti, della selezione ed esperienza degli operatori e degli investimenti finalizzati ad aumentare l'autonomia e competitività del settore;
le riforme dovrebbero riguardare sia il sistema delle scommesse, che dovrà diventare più semplice ma anche più attraente per chi gioca, sia la gestione degli ippodromi che non devono essere visti solo come l'appendice dei luoghi di scommessa, ma ritornare ad essere il fulcro dell'attività sportiva legata alla corsa dei cavalli,
impegna il Governo:
alla tutela in primis dell'occupazione dei lavoratori e operatori del settore ippico, rendendo disponibili le risorse necessarie a finanziare anche per l'anno 2012 il settore, affinché possa essere intrapreso l'auspicato corso di rinnovamento che nel tempo ripagherà in pieno il Paese dell'impegno che oggi al Governo si chiede;
a prevedere, nelle more di una riforma complessiva del settore, specifiche disposizioni che garantiscano un sostegno finanziario all'ippica pari a quello destinato allo stesso scopo per l'anno 2011, attraverso la proroga delle disposizioni legislative che attribuiscono al settore ippico quota parte delle entrate provenienti dai giochi e dalle scommesse pubbliche, ovvero attraverso l'abbassamento delle quote di prelievo erariale sulle scommesse ippiche, anche previa rinegoziazione degli aggi spettanti ai concessionari ovvero, laddove ciò non fosse possibile, ad individuare nuove fonti atte a finanziare le necessità fin qui esposte e gli scopi da perseguire.
(1-00559)
BOLDI, GARAVAGLIA Massimo, VACCARI, BRICOLO, ADERENTI, BODEGA, CALDEROLI, CAGNIN, CASTELLI, DAVICO, DIVINA, FRANCO Paolo, LEONI, MARAVENTANO, MAURO, MAZZATORTA, MONTANI, MONTI Cesarino, MURA, PITTONI, RIZZI, STIFFONI, TORRI, VALLARDI, VALLI - Il Senato,
premesso che:
per tutelare e proteggere investitori e mercati da possibili inappropriate ingerenze e carenze delle agenzie di rating, è opportuno adottare provvedimenti concordati in sede europea, poiché le attuali agenzie operano a livello mondiale e influiscono sui mercati finanziari dell'intera Unione europea;
proprio in virtù delle importanti ricadute del loro operato sui mercati finanziari e sulle decisioni non solo degli operatori economici, ma dei Governi, le agenzie di rating devono essere disciplinate da un adeguato e stringente quadro giuridico;
il mercato del rating è di fatto monopolizzato da tre operatori, Standard & Poor's, Moody's e Fitch, che detengono il 95 per cento del mercato;
esiste un effettivo rischio di affidamento eccessivo al giudizio di tali agenzie da parte degli operatori economici che partecipano ai mercati finanziari;
i fatti hanno dimostrato come spesso i giudizi espressi da queste agenzie fossero errati (casi Lehman Brothers, Parmalat, Euron, Freddi Mae, Fanni e Mae);
devono essere individuate, al fine di evitare conflitti di interesse e fugare ogni sospetto di volontaria alterazione dei mercati, sia la struttura azionaria delle agenzie, sia la responsabilità civile;
è opportuno regolamentare anche il campo di applicazione relativo alle prospettive del credito (rating outlook);
considerato che:
i rating del credito hanno attualmente valore normativo per gli investitori regolamentati, come gli enti creditizi, le imprese di assicurazione e molti altri investitori istituzionali;
è indispensabile rendere più trasparenti i criteri in base ai quali vengono effettuate le valutazioni del credito; in particolare la valutazione dei debiti sovrani non può prescindere dalla valutazione di una serie di fattori, che, attualmente, non hanno avuto peso specifico nei recenti downgrade nei confronti di importanti Paesi europei, fra cui l'Italia. Ci si riferisce all'indebitamento del settore privato, all'esistenza dei piani di rientro del debito pubblico, alla fattibilità stessa dei medesimi piani;
non è possibile far dipendere dal giudizio delle agenzie di rating le decisioni di politica economica e sociale degli Stati, cancellando, di fatto, le normali prassi democratiche,
impegna il Governo:
1) a sostenere le proposte della Commissione europea di modifica della direttiva 2009/65/CE (COM (2011) 746) e del regolamento (CE) 1060/2009 (COM (2011) 747), al fine di imporre agli enti creditizi, alle imprese di assicurazione e agli altri investitori istituzionali di effettuare una propria valutazione del rischio del credito, in modo da non basarsi esclusivamente o automaticamente su rating esterni;
2) a obbligare gli emittenti di incaricare due agenzie di rating, indipendenti l'una dall'altra, ad emettere parallelamente due rating del credito sugli stessi strumenti finanziari;
3) a sancire il divieto per ciascuna agenzia di rating del credito di essere azionista o socia di altra agenzia di rating;
4) a sostenere, in sede europea, le proposte del Parlamento europeo finalizzate a istituire una agenzia di rating europea, indipendente e autorevole;
5) a vietare rating non richiesti dei debiti sovrani degli Stati;
6) ad evitare che i giudizi espressi dalle agenzie di rating private sui debiti sovrani influenzino il mercato finanziario europeo, alterando gli equilibri fra i Paesi membri;
7) ad affidare all'Esma (European Securities and Markets Authority) la valutazione annuale delle performance delle agenzie di rating, per verificare, a posteriori, se le loro valutazioni sono state corrette;
8) a contrastare l'attuale monopolio esistente in questo campo.
(1-00560)
LANNUTTI, BELISARIO, GIAMBRONE, BUGNANO, CAFORIO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LI GOTTI, MASCITELLI, PARDI, PEDICA - Il Senato,
premesso che:
è in corso di esame presso il Parlamento europeo il regolamento delle agenzie di rating, le cui modifiche saranno varate entro il mese di luglio 2012. Alla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio, avanzata dalla Commissione il 15 novembre 2011 (COM (2011) 747), unitamente alla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2009/65/CE (COM (2011) 746), il relatore del provvedimento ha presentato emendamenti che mirano a quattro obiettivi fondamentali: a) proibizione di emettere il rating del debito sovrano da parte delle agenzie, se non espressamente richiesto dallo Stato interessato; b) attribuzione ad una istituzione comunitaria indipendente, già esistente o da istituire, del compito di valutare il merito di credito degli Stati; c) divieto di incroci azionari tra agenzie di rating nonché proibizione di possedere, direttamente o indirettamente, strumenti finanziari dell'entità valutata; d) adozione di una soglia antitrust in base alla quale un'agenzia di rating non può aumentare oltre il 25 per cento la propria quota di mercato;
il Parlamento europeo, nel dibattere di tali delicate questioni, ha dunque la possibilità di determinare una svolta politico-culturale nel funzionamento dei mercati finanziari, smantellando l'oligopolio di Standard & Poor's, Moody's e Fitch, le tre agenzie che da sole detengono il 90 per cento del mercato del rating. Altrettanto evidente è che il percorso sarà ostacolato dagli enormi interessi in gioco, viste le ramificazioni tra agenzie di rating e importanti operatori dei mercati finanziari globali. In tale contesto appare necessaria una decisa e responsabile presa di posizione dei Governi e dei Parlamenti nazionali, ed in particolare di quello italiano, stante la particolare esposizione del nostro Paese agli effetti delle valutazioni in oggetto e della rilevanza della situazione italiana in rapporto alla stabilità monetaria europea ed internazionale;
Standard & Poor's, che nell'agosto 2011 ha tolto la tripla A agli Stati Uniti, ha successivamente imposto il proprio downgrade a Italia, Spagna, Austria e Francia, mentre è di questi giorni il declassamento di 34 banche italiane: in pratica, parte significativa del sistema del credito del nostro Paese sta per essere classificato a livello di titoli "spazzatura", soglia di allarme il cui superamento potrebbe indurre, se non costringere, i fondi di investimento di tutto il mondo a liquidare le posizioni sulle banche italiane;
considerato che:
nel gennaio 2012 il governatore della Banca centrale europea (BCE) Mario Draghi, intervenendo a Strasburgo durante la seduta del Parlamento europeo, non ha nascosto il pericolo che si cela dietro le modalità con cui hanno operato le agenzie di rating, ha invocato l'apertura del mercato per stimolare la concorrenza sul rating e ha inoltre invitato Stati e istituzioni ad essere meno dipendenti dal loro giudizio: concetto quest'ultimo ribadito, poco dopo la sua elezione, dal nuovo presidente del Parlamento europeo Martin Schulz;
molto più dure erano state, in precedenza, le parole del Commissario europeo agli affari monetari Olli Rehn che, durante un'intervista a una rete televisiva finlandese, aveva in pratica dichiarato che le agenzie di rating fanno gli interessi del capitalismo finanziario americano, accusa non nuova a Bruxelles e nelle capitali europee ma mai avanzata prima in maniera così ufficiale ed esplicita;
se il ruolo del rating può essere ritenuto essenziale, per la sua funzione di termometro per gli investimenti, la credibilità delle agenzie di valutazione è stata inficiata da gravissimi errori compiuti in passato, culminati nell'assegnazione della tripla A ai cosiddetti titoli subprime, vale a dire i prodotti di debito costruiti sulla bolla speculativa del "mattone", da cui ebbe origine il crollo mondiale della finanza. Errori con conseguenze disastrose, dovuti, secondo molti osservatori qualificati, alla mancanza di indipendenza e trasparenza ed ai numerosi casi di conflitto di interesse delle agenzie in questione;
sul terreno della prevenzione dei conflitti di interessi, oltre ad imporre una governance più autonoma ed una più efficace verifica delle procedure di valutazione, incidendo sugli attuali limiti di accesso per renderli più favorevoli ai nuovi entranti, ed ampliando le occasioni in cui sia possibile sanzionare sul piano civilistico le responsabilità delle agenzie, appare opportuno riflettere sulla possibilità di prevedere vincoli agli incarichi alle agenzie medesime, senza interferire nel contenuto delle analisi ma al fine di stabilizzare i mercati del credito e di rafforzare la fiducia degli investitori;
da tempo la magistratura italiana ha aperto un'inchiesta su Standard & Poor's e Moody's, accusate di aver manipolato il mercato con giudizi falsi, infondati o comunque imprudenti sul sistema economico-finanziario e bancario italiano, ipotizzando l'abuso di informazioni privilegiate per aver elaborato e diffuso - in determinate circostanze relative al 2011 ed a mercati aperti - notizie non corrette, comunque esagerate e tendenziose sulla tenuta del sistema economico, finanziario e bancario italiano,
impegna il Governo:
a favorire, con ogni iniziativa di propria competenza, l'apertura del mercato e lo smantellamento dell'oligopolio di Standard & Poor's, Moody's e Fitch su cui il Parlamento europeo è impegnato, avviando una riforma del rating che consenta analisi trasparenti, in autonomia e consapevolezza nei confronti degli operatori economici, contribuendo così alla stabilizzazione dei mercati finanziari;
a promuovere un impulso per la definizione, da parte della European Securities and Markets Authority (Esma) e della Commissione europea, di ulteriori e più incisivi standard vincolanti per le agenzie di rating, con particolare riferimento a rigorosi criteri di trasparenza dell'assetto societario e alle tecniche di emersione, prevenzione e soluzione del conflitto di interessi;
ad implementare - agendo in particolare nelle sedi comunitarie ed internazionali a ciò deputate - gli obblighi relativi al set informativo necessario per la registrazione delle agenzie, le misure per assicurare il puntuale rispetto da parte degli analisti delle prescrizioni relative alla compliance con la normativa comunitaria, nonché gli obblighi riferiti alla completa disponibilità dei dati legati alla valutazione;
a promuovere, per quanto di propria competenza, tutte le iniziative necessarie affinché siano rimossi i vincoli che determinano un impiego automatico del rating, ove si determini il rischio che possa intervenire un immediato smobilizzo o un divieto di acquisto di titoli in presenza di un non ponderato o erroneo declassamento dell'emittente;
ad assicurare che siano applicati i requisiti già attualmente richiesti dalla legge vigente per l'operatività di tali soggetti nel territorio nazionale;
a favorire, in un contesto segnato da maggiore pluralismo e disponibilità di analisi, la creazione di un'agenzia di rating europea, indipendente e autorevole, nonché ad implementare con più incisività sul piano giuridico il concetto di responsabilità per le conseguenze delle valutazioni errate delle stesse agenzie.
(1-00561)
DI NARDO, BELISARIO, GIAMBRONE, BUGNANO, CAFORIO, CARLINO, DE TONI, LI GOTTI, LANNUTTI, MASCITELLI, PARDI, PEDICA - Il Senato,
premesso che:
il settore ippico sta vivendo una fase di crisi, caratterizzata da aspetti tra loro diversificati e spesso contrastanti, che tuttavia, avendo ciascuno una specifica valenza non solo economica ma anche sociale, devono essere affrontati in modo approfondito e con l'attenzione che meritano. In particolare, la crisi del settore dell'ippica, con la conseguente chiusura di numerosi ippodromi presenti sul territorio italiano, sta mettendo a rischio il futuro di 50.000 addetti ai lavori e di circa 15.000 cavalli;
i tagli da ultimo operati anche dal Governo Monti hanno causato un drastico calo dei finanziamenti dedicati al settore, con cifre da destinare all'ippica che nel 2012 passeranno da 150 milioni a 40 milioni di euro;
sono note le criticità strutturali, gestionali e finanziarie dell'ex UNIRE (Unione nazionale incremento razze equine), oggi trasformato in Agenzia per lo sviluppo del settore ippico (ASSI), la quale ormai destina a corse, allevamento e gestione degli ippodromi sempre meno risorse;
a giudizio dei proponenti lo Stato è in parte colpevole del fallimento del settore ippico a causa di una gestione scellerata dei monopoli, che favoriscono il gioco d'azzardo. Il crollo delle scommesse (26 per cento) più il taglio (del 43 per cento) al montepremi sta quindi mettendo in agitazione la categoria. L'ultimo colpo al settore è arrivato con l'autorizzazione da parte dell'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato (AAMS) alle corse virtuali, che sposteranno le scommesse dagli ippodromi alle sale giochi;
sono state particolarmente accese le contestazioni da parte degli operatori del settore, contro i tagli dell'UNIRE-ASSI e contro gli sprechi del Ministro pro tempore Saverio Romano;
considerato che:
quanto esposto in premessa apre preoccupazioni e proteste su un doppio fronte, relativo, da una parte, alla protezione degli animali e, dall'altra, alla tutela dei lavoratori;
diverse associazioni animaliste hanno espresso il proprio parere sui possibili futuri sviluppi della situazione tenendo presenti differenti ambiti e prospettive, tra cui il pericolo di infiltrazione della criminalità nell'organizzazione di corse clandestine, i rischi per la salute derivanti dalla commercializzazione di carne proveniente da cavalli allevati per essere destinati a pratiche sportive e non al macello e la necessità di proteggere i cavalli dal rischio di strumentalizzazione da parte del settore ippico;
l'Enpa (Ente nazionale protezione animali) ha emesso un comunicato stampa ufficiale in cui esprime la propria preoccupazione non soltanto per la mancanza di assistenza e di cure per i cavalli a seguito della chiusura degli ippodromi, ma anche e soprattutto per i pericoli che potrebbero ruotare attorno alla macellazione clandestina. Sui cavalli penderebbe una vera e propria condanna a morte condotta, tra l'altro, per vie completamente illegali da parte della criminalità organizzata;
vi sono poi anche rischi per la salute di tutti i consumatori di carne equina, che si troverebbero ad acquistare un prodotto il cui consumo sarebbe pericoloso in quanto agli esemplari destinati a corse e competizioni vengono somministrate sostanze farmacologiche altamente dannose per l'uomo;
secondo i dati raccolti dall'Osservatorio nazionale zoomafia della Lega anti vivisezione (LAV), il giro d'affari che ruota attorno a corse clandestine e truffe all'interno del settore ippico raggiunge annualmente la cospicua somma di 1 miliardo di euro, cifra derivante da affari criminosi che hanno portato a migliaia di sequestri di cavalli e denunce nel corso dell'ultimo decennio;
considerato altresì che:
la Corte di giustizia della Comunità europea, con sentenza del 13 settembre 2007, facendo seguito al ricorso della Commissione europea, relativamente al fatto che l'Italia aveva rinnovato 329 concessioni per l'esercizio delle scommesse ippiche senza previa gara d'appalto, venendo così meno agli obblighi ad essa incombenti in forza del Trattato CE, ha sancito la violazione, da parte del nostro Paese, del principio generale di trasparenza nonché dell'obbligo di garantire un adeguato livello di pubblicità; ciò impone all'Italia di rivedere le modalità per l'attribuzione dei diritti per l'apertura di punti di vendita aventi come attività principale la commercializzazione e la gestione delle scommesse ippiche, nel pieno rispetto della sentenza suindicata;
i giochi pubblici su base ippica riguardano un settore, quale appunto quello delle corse dei cavalli, in cui purtroppo è abbastanza diffuso il ricorso illegale a sostanze dopanti somministrate agli animali, per aumentarne il rendimento e le prestazioni in gara; fenomeno forse ancora sottostimato e che necessita invece di una più capillare e costante azione di contrasto e di prevenzione,
impegna il Governo:
1) ad adottare una riforma organica del settore ippico, anche prevedendo una diversa ripartizione della posta di gioco delle scommesse ippiche, nonché mettendo in atto un intervento sostanziale per la riduzione dei costi e la razionalizzazione della struttura operativa dell'Assi;
2) ad adottare ogni utile iniziativa affinché vengano eseguiti i controlli necessari ad evitare che scuderie ed allevatori senza scrupoli si lascino tentare da un facile lucro e si rendano complici di macellazioni clandestine, invece di occuparsi della ricollocazione degli equini, secondo quello che sarebbe il loro compito;
3) ad intensificare i controlli su scuderie ed ippodromi, nel timore che la criminalità organizzata possa approfittare della lamentata crisi del settore ippico, al quale lo Stato quest'anno concederà un contributo ridotto ma comunque corrispondente alla non trascurabile cifra di 235 milioni di euro;
4) ad evitare le spiacevoli conseguenze delle azioni di coloro che potrebbero essere intenzionati ad approfittare della crisi dell'ippica ufficiale, mettendo in atto provvedimenti volti in particolare:
a) ad assicurare rigorosi controlli fiscali sulle attività di compravendita dei cavalli dismessi per prevenire il loro riutilizzo in attività criminali quali le corse clandestine o le macellazioni abusive;
b) a prevedere il divieto di possedere cavalli, scuderie o attività inerenti all'ippica per i pregiudicati per reati a danno di animali, scommesse clandestine e gioco d'azzardo, anche attraverso l'adozione di misure di polizia, personali e reali, nei confronti di coloro che si ritiene, sulla base di elementi di fatto, siano abitualmente dediti alle corse clandestine e ai traffici delittuosi connessi, e di coloro che, per la condotta e il tenore di vita, si ritiene, sulla base di elementi di fatto, che vivano abitualmente, anche in parte, con i proventi di attività delittuose connesse alla corse clandestine;
c) a riconoscere ai cavalli lo status di animali d'affezione adottando così una reale misura di tutela nei loro confronti;
d) a prevedere la destinazione di una quota percentuale delle somme provenienti dalle scommesse ippiche al fine di aumentare e rendere effettivamente efficaci i controlli veterinari nell'ambito delle corse dei cavalli e comunque per tutte quelle attività sportive nelle quali questi animali vengono utilizzati;
5) a promuovere l'introduzione di disposizioni volte a prevedere una sanzione delittuosa per chi organizza o partecipa a corse clandestine (attualmente il codice della strada di cui al decreto legislativo n. 285 del 1992 prevede una mera sanzione amministrativa, di fatto la sola corsa non costituisce reato; la censura penale può arrivare solo se viene violato l'articolo 544-quinquies del codice penale che punisce l'organizzazione di competizioni non autorizzate tra animali che possono metterne in pericolo l'integrità fisica, sanzione peraltro finora scarsamente applicata).
(1-00562)
BELISARIO, LI GOTTI, BUGNANO, CARLINO, DE TONI, CAFORIO, MASCITELLI, GIAMBRONE, DI NARDO, LANNUTTI, PARDI, PEDICA - Il Senato,
premesso che:
il prezzo dei carburanti nel Paese si caratterizza per un significativo differenziale rispetto agli Stati confinanti, tale da determinare effetti distorsivi della concorrenza e riflessi negativi sul livello delle vendite di tali prodotti nelle aree a ridosso dei confini, con rilevanti ricadute anche per l'erario in termini di minor gettito delle accise e dell'imposta sul valore aggiunto (IVA). Una nota della Federazione italiana gestori impianti stradali carburanti (Figisc) sui rischi della fiscalità e dei prezzi di svantaggio alle frontiere statali stima che il fenomeno abbia un peso di circa 0,5 miliardi di litri (attorno al 2 per cento dei consumi effettuati sulla rete distributiva nazionale), ed un impatto pesante sul meccanismo degli introiti fiscali: l'evasione dei consumi comporta infatti, stante l'elevato peso delle imposte sul prezzo di questo bene, il rischio di perdite di gettito che ammontano, nelle diverse realtà, a circa 490-500 milioni di euro;
gran parte dei Paesi confinanti (Francia, Svizzera, Austria e Slovenia), infatti, godono di un vantaggio competitivo del prezzo (da un minimo di 0,15 ad un massimo di 0,43 euro al litro), dovuto ad una fiscalità talora considerevolmente attenuata rispetto a quella vigente nel nostro Paese sui prodotti in questione. Tale circostanza ha aggravato il fenomeno del cosiddetto pendolarismo del pieno in quelle aree tradizionalmente interessate da questa attitudine dei cittadini residenti incentivata darlla oggettiva convenienza economica;
le situazioni più problematiche si registrano in Piemonte, Lombarrdia e Friuli-Venezia Giulia. In Lombardia ed in Piemonte il fenomeno del pendolarismo del pieno è presente da tempi più recenti, in funzione del divario che si è determinato nella seconda metà degli anni Novanta con la Svizzera, ed è stato affrontato, dal 2000 ad oggi, ricorrendo a sconti sul prezzo del carburante finanziati dal recupero erariale derivante dal contrasto all'evasione dei consumi. In Friuli-Venezia Giulia, invece, il medesimo fenomeno è presente da decenni, a causa dell'elevato gap tra il prezzo nazionale e quello iugoslavo prima e sloveno poi, ed è stato variamente contrastato con misure di defiscalizzazione di contingenti carburanti (dal 1948 al 2007) o di scontistica sul prezzo (dal 1997 al 2011) o di contribuzione per l'acquisto (dal 2011);
a seguito del notevole aumento dell'imposizione fiscale sui carburanti - intervenuto da ultimo ad opera del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214 - e della possibilità di aumentare le addizionali regionali d'accisa, le previgenti misure statali e regionali di contrasto al fenomeno del pendolarismo del pieno sono risultate non più competitive e quindi inefficaci, dove già operanti. Contemporaneamente, nuove manifestazioni di tale fenomeno rischiano di avere luogo laddove esso non è ancora presente, ovvero non presente in maniera strutturale ed apprezzabile, come nel caso della zona occidentale della Liguria, dove il livello di svantaggio rispetto alla Francia sale da 0,119 a 0,179 euro al litro;
considerato che:
il problema in questione deriva da una molteplicità di fattori, tra i quali si segnalano anche livelli italiani di accise e di royalty non commisurati agli standard internazionali e ai parametri europei, nonché da una legislazione che non tiene adeguatamente in conto le specificità del territorio nazionale, con particolare riferimento alle suddette aree di confine e alle aree di estrazione;
in particolare, con specifico riferimento a tale ultimo aspetto, la situazione italiana dimostra, inoltre, che la quota delle royalty spettanti per legge alle Regioni difficilmente riesce ad avere un valore di compensazione rispetto ai danni ambientali ed economici che le attività estrattive comportano. A riguardo, il caso della Val d'Agri, in Basilicata, e della Calabria sono emblematici. In tali Regioni, le risorse generate dalle royalty non hanno prodotto la nascita di nuove imprese, né hanno avuto significative ricadute occupazionali sull'indotto, né tantomeno sono state utilizzate per interventi nel campo della tutela e della conservazione della biodiversità;
un recentissimo rapporto realizzato dal Wwf titolato: "Milioni di regali. Italia: Far West delle trivelle", elaborando ciò che emerge da un dossier della Cygam Energy, società che attraverso la Vega Oil opera in Italia con permessi di ricerca nel mare Adriatico e nel canale di Sicilia, e, sulla terraferma, in Abruzzo, Puglia e Basilicata, evidenzia che il nostro Paese garantisce un regime fiscale particolarmente favorevole per i produttori, sia in ragione dell'entità dei canoni annui per i permessi di prospezione e di ricerca e per le concessioni di coltivazione e di stoccaggio nella terraferma, nel mare territoriale e nella piattaforma continentale italiana, sia in ragione delle aliquote di prodotto della coltivazione, nonché, da ultimo delle quote estrattive esenti dall'applicazione del regime delle royalty;
per ridurre il prezzo, con particolare riferimento alle Regioni di confine, e praticare sconti si può agire sul livello di fiscalità analogamente a quanto fatto in altri Paesi europei e, segnatamente, aumentare i diritti di estrazione per destinarli a finalità di compensazione, individuando diversamente anche i criteri di ripartizione degli enti beneficiari. Sulla base del dibattito emerso in sede di esame dei disegni di legge in materia assegnati alla 10ª Commissione permanente (Industria, commercio, turismo) del Senato (Atti Senato 1507, 1920, 1998 e 2267), emerge che non è più rinviabile la modifica di quanto attualmente previsto dal decreto legislativo 25 novembre 1996, n. 625, e segnatamente l'opportunità di aumentare l'aliquota di prodotto che il titolare di ciascuna concessione di coltivazione è tenuto a corrispondere annualmente e i canoni annui per i permessi di prospezione e di ricerca. Allo stesso modo, occorre elevare la percentuale degli introiti derivanti dalla riscossione delle aliquote in favore delle Regioni e dei Comuni interessati ed eliminare le esenzioni per le produzioni di gas in terraferma e in mare;
considerato, inoltre, che:
l'art. 2, comma 2, lettera r), della legge n. 42 del 2009 (cosiddetta legge sul federalismo fiscale) prevede che la legge regionale possa, nel rispetto della normativa comunitaria e nei limiti stabiliti dalla legge statale, valutare la modulazione delle accise sulla benzina, sul gasolio e sul gas di petrolio liquefatto, utilizzati dai cittadini residenti e dalle imprese con sede legale e operativa nelle Regioni interessate dalle concessioni di coltivazione;
il decreto legislativo 6 maggio 2011, n. 68, recante "Disposizioni in materia di autonomia di entrata delle regioni a statuto ordinario e delle province, nonché di determinazione dei costi e dei fabbisogni standard nel settore sanitario", attuativo della legge delega summenzionata, avrebbe dovuto prevedere una rimodulazione tributaria, in favore delle popolazioni e delle imprese radicate nei territori estrattivi. Già in sede di espressione del parere della Commissione parlamentare per l'attuazione del federalismo fiscale, il Gruppo Italia dei Valori aveva proposto integrazioni in tal senso, senza ottenere alcun risultato;
peraltro, l'art. 30, comma 3, lettera b), del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dallalegge 22 dicembre 2011, n. 214, ha abrogato tout court alcune disposizioni del medesimo decreto legislativo n. 68 del 2011 relative alla soppressione della compartecipazione regionale all'accisa sulla benzina, che avrebbe dovuto essere realizzata nel 2013, e comunque dalla data in cui sono soppressi i trasferimenti statali alle Regioni in materia di trasporto pubblico locale,
impegna il Governo:
1) a prevedere idonee misure, ove necessario anche di carattere normativo, volte ad incrementare e rimodulare gli sconti di prezzo del gasolio e delle benzine per autotrazione applicati nelle aree di cui in premessa, nonché a copertura del minor gettito derivante dall'applicazione delle misure suddette;
2) ad intervenire, in particolare, sulla struttura e destinazione dei diritti di estrazione e, con riferimento a quest'ultimo aspetto, a favorire, per quanto di competenza, l'iter dei disegni di legge in materia di royalty per la coltivazione di idrocarburi già all'esame avanzato in sede referente della 10ª Commissione permanente del Senato della Repubblica (Testo unificato dell'Atto Senato 1507 e congiunti);
3) a valutare l'opportunità di adottare un decreto legislativo correttivo del decreto legislativo 6 maggio 2011, n. 68, al fine di consentire alle Regioni, con particolare riferimento a quelle di cui in premessa, di ridurre le accise sulla benzina, sul gasolio e sul gas di petrolio liquefatto a favore dei cittadini residenti e delle imprese aventi sede legale e operativa nelle aree interessate dalle attività estrattive, compensando la riduzione con l'aumento dei diritti a carico delle compagnie petrolifere.
(1-00563)
PISTORIO, OLIVA, LUMIA, PAPANIA, ADRAGNA, GARRAFFA, STRANO, DE ANGELIS, VIZZINI, ASTORE - Il Senato,
premesso che:
la marginalità territoriale della Sicilia è determinata dalla insularità e dall'elevata arretratezza ed obsolescenza delle infrastrutture che interessano complessivamente tutto il Meridione e che sono tali da far assimilare l'isola ad una zona di confine particolarmente svantaggiata;
nel settore dei trasporti, in particolare, si evidenzia maggiormente il gap infrastrutturale tra la Sicilia e il resto delle Regioni italiane. Uno studio di Eurisles (European Islands System of Link and Exchanges) del 2000 mostra una penalizzazione dell'insularità che pone la Sicilia a livelli di svantaggio competitivo paragonabile alle destinazioni più periferiche dell'Unione europea (si vedano Madeira o le Azzorre) e in una condizione sfavorevole anche rispetto alla più vicina destinazione continentale (Reggio Calabria);
questa marginalità si evidenzia nella difficoltà di attraversamento dello Stretto che incide sulla continuità territoriale dell'isola in termini di tempi e di costi soggetti a continui aumenti tariffari in un regime di concorrenza fortemente limitata. Inoltre i costi autostradali del trasporto merci, troppo elevati, non tengono conto della collocazione particolarmente svantaggiata, periferica ed insulare;
i commi da 830 a 833 dell'art. 1 della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (legge finanziaria per il 2007), mai applicati, prevedevano un incremento della quota di compartecipazione della Regione siciliana alla spesa sanitaria a cui doveva corrispondere la retrocessione di una quota delle accise sugli oli minerali raffinati sul territorio siciliano;
tale disposizione non è mai stata applicata a causa di difficoltà di ordine tecnico e interpretativo frapposte dal Ministero dell'economia e delle finanze che hanno determinato il mancato adempimento da parte del Governo di quegli atti necessari a garantire l'applicazione di una legge vigente;
gran parte della raffinazione del petrolio importato in Italia avviene in Sicilia, con beneficio per l'intero Paese, producendo nel contempo gravissimi danni ambientali e sulla salute, come comprovato da indagini epidemiologiche scientificamente molto rigorose. La disposizione, che fu approvata tenendo conto di questa situazione, prevedeva che a quell'aumento della quota sanitaria a carico della Regione corrispondesse un trasferimento di quote relative alle accise;
la Sicilia con le sue cinque raffinerie, tre in provincia di Siracusa (Augusta, Melilli e Priolo), una in provincia di Messina (Milazzo) e una in provincia di Caltanissetta (Gela), raffina circa il 42 per cento del totale di greggio lavorato in Italia e i costi di queste lavorazioni sull'ambiente e le conseguenti dannose ricadute sulla salute dei cittadini sono rilevanti: i siti siciliani ed i territori circostanti le raffinerie hanno subito una grave compromissione dei suoli, delle falde acquifere, delle coste e dell'atmosfera;
la Sicilia consuma 2.258.000 tonnellate di carburanti, il 15 per cento di ciò che raffina, che corrisponde a circa il 6,3 per cento del totale dei consumi italiani, sui quali grava lo stesso peso fiscale, in termini di accisa, che viene richiesto a tutti i consumatori del territorio nazionale;
la legislazione nazionale prevede, in alcuni casi, l'esenzione per alcune categorie e situazioni particolari e la riduzione del prezzo alla pompa in alcune zone di confine: la legge consente alla Regione Valle d'Aosta, che è zona franca, con un accordo Stato-Regione, di far entrare nel territorio regionale contingenti di benzine in regime di esenzione, mentre la Regione Friuli-Venezia Giulia è stata autorizzata a praticare una riduzione consistente dell'imposta di fabbricazione, a carico del bilancio regionale, determinando un incremento dei consumi con conseguente aumento delle entrate regionali;
nel mese di dicembre 2011 l'Assemblea regionale siciliana ha approvato all'unanimità uno schema di disegno di legge volto alla modifica dell'art. 36 dello Statuto regionale in materia di entrate tributarie che consente di procedere ulteriormente nella definizione dell'annoso problema del trasferimento da parte dello Stato alla Regione Siciliana delle risorse relative alle accise, prevedendo che, a compendio dell'integrale spettanza tributaria, lo Stato riconosce alla Regione, oltre al gettito dell'imposta di produzione sui prodotti energetici, loro derivati e prodotti analoghi e sui gas petroliferi raffinati ed immessi in consumo nel territorio regionale, ed a titolo di ristoro ambientale, anche il 20 per cento del gettito dell'imposta di produzione sugli stessi prodotti raffinati nel territorio regionale, ma immessi in consumo in quello delle altre Regioni;
la legge 5 maggio 2009, n. 42, legge delega sul federalismo fiscale, prevede "che la legge regionale possa, nel rispetto della normativa comunitaria e nei limiti stabiliti dalla legge statale, valutare la modulazione delle accise sulla benzina, sul gasolio e sul gas di petrolio liquefatto, utilizzati dai cittadini residenti e dalle imprese con sede legale e operativa nelle regioni interessate dalle concessioni di coltivazione di cui all'articolo 19 del decreto legislativo 25 novembre 1996, n. 625, e successive modificazioni",
impegna il Governo:
a compensare la marginalità dell'isola, la carenza infrastrutturale, i danni ambientali e alla salute subiti dai cittadini, con una riduzione delle accise sui prodotti petroliferi consumati in Sicilia ovvero, in alternativa, a prevedere che una percentuale della accise stesse venga riversata alla Regione Sicilia;
ad attivarsi al fine di riconoscere alla medesima Regione il gettito dell'imposta di produzione sui prodotti energetici, raffinati ed immessi in consumo nel territorio regionale, nonché, a titolo di ristoro ambientale, anche il 20 per cento del gettito dell'imposta di produzione sugli stessi prodotti raffinati nel territorio regionale, ma immessi in consumo in quello delle altre Regioni.
(1-00564)
D'ALIA, FINOCCHIARO, GASPARRI, SERRA, GUSTAVINO, GALIOTO, GIAI, MUSSO, FISTAROL, SBARBATI - Il Senato,
premesso che:
nei giorni scorsi il delegato per i rapporti con le istituzioni preposte al controllo del territorio di Confindustria ha, con un intervento sulla stampa, proposto di valorizzare le imprese caratterizzate dall'elemento innovativo del rispetto della legalità, attribuendo loro un rating ufficiale maggiore di quello delle imprese che convivono con le mafie e con la criminalità, al fine di far ottenere alle imprese virtuose vantaggi di competitività sul mercato;
nel suo intervento, il delegato per i rapporti con le istituzioni preposte al controllo del territorio di Confindustria ha affermato in modo condivisibile che "Nel mondo economico e finanziario si ha a che fare con meccanismi, dinamiche e strategie fondati principalmente, o quasi totalmente, sui numeri: devono essere obbligatoriamente in salita quelli del Pil e in discesa quelli dello spread negativo dei titoli. Ma i territori complessi, come il Sud d'Italia, non sempre sopportano questa tensione finanziaria anche perché, purtroppo, non viene riconosciuto il valore dei processi di innovazione nel campo della gestione d'impresa all'insegna di nuovi modelli di legalità e normalità. E questo è particolarmente penalizzante perché seguire con rigore i codici etici può risultare, in qualche circostanza, più problematico al fine di raggiungere guadagni sicuri da parte delle imprese. Ecco perché lo spread negativo sui fattori di crescita non può comprendere soltanto l'andamento dei titoli di Stato, delle banche o delle assicurazioni. Bisogna cominciare a prendere sul serio l'idea di intervenire sullo spread delle aziende che investono e vivono nei mercati grazie a processi di legalità e a codici anti-corruzione, per non parlare di quelle imprese che si sono messe in prima linea contro la mafia e che oggi meriterebbero formali riconoscimenti imprenditoriali. Voglio dirlo con nettezza: queste imprese hanno diritto ad avere un rating più alto per lo stesso know how acquisito in termini di sperimentazione e applicazione di modelli aziendali improntati a solidi principi etici. Il riconoscimento concreto da parte dello Stato del rating alto a favore di molte imprese, nel Sud ma non solo, che hanno coraggiosamente portato avanti con impegno un percorso difficile, rimanendo vicine alle istituzioni nella battaglia concreta contro la mafia, è un fattore competitivo che rientra nella concezione del libero mercato e nel giusto calcolo dei costi-benefici economici e sociali per l'intero Paese";
il 25 gennaio 2012, la Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno della mafia ha approvato la relazione sulla prima fase dei suoi lavori, con particolare riguardo al condizionamento delle mafie sull'economia, sulla società e sulle istituzioni del Mezzogiorno. Nell'allegato alla relazione, la Commissione - in ordine alla qualificazione dell'impresa mafiosa - segnala che "l'impresa mafiosa entra sul mercato con caratteri tali da scoraggiarne la natura concorrenziale e si caratterizza per una serie di elementi specializzanti": uno di tali elementi specializzanti viene descritto come "la disponibilità di risorse finanziarie pressoché illimitate, che derivano dai proventi di altre illecite attività (traffico di stupefacenti in primo luogo, abuso di finanziamento pubblico, crimini tradizionali quali l'estorsione e l'usura) e che vengono immesse nel circuito imprenditoriale con un effetto moltiplicatore dei guadagni. L'impresa mafiosa non ha la necessità di ricorrere al sistema bancario e creditizio, e non ha così la necessità di sostenere l'onere del costo del denaro, come tutte le altre imprese; circostanza che si rivela particolarmente utile in periodi di crisi economica, quando i costi del credito abbattono lo sviluppo imprenditoriale: in tali congiunture, l'impresa mafiosa si rivela ancora più forte e capace di influenzare vieppiù la concorrenza di mercato";
mentre l'impresa mafiosa non ha necessità di ricorrere al credito (come evidenziato dalla Commissione parlamentare di inchiesta), attesa la sua enorme disponibilità finanziaria, l'impresa sana e legale, quella che nemmeno accetta di convivere con la criminalità e nella quale l'imprenditore accetta i codici etici e si sottopone alle sue regole, denuncia il racket ed i tentativi di infiltrazione, ha purtroppo enormi difficoltà proprio nel campo creditizio, aggravate dalla rilevante pressione internazionale sullo spread tra i titoli di Stato italiani e quelli tedeschi, che accentua il costo effettivo del denaro per le imprese ed i cittadini italiani;
le iniziative di Confindustria, in particolare quelle assunte dalla articolazione siciliana dell'associazione degli industriali, e di altre formazioni sociali, sono di grande valore simbolico, ed insieme hanno avuto un'autorevole sottolineatura da parte del Presidente della Corte di cassazione che, nella Relazione sull'amministrazione della giustizia nell'anno 2011, con cui ha inaugurato l'anno giudiziario 2012, ha affermato: "Con particolare riferimento alla mafia siciliana, meritano di essere segnalate le osservazioni del Presidente della Corte di appello di Caltanissetta, che sottolinea l'importanza dell'incoraggiamento all'azione di contrasto dei fenomeni mafiosi provenienti da alcuni settori della pubblica amministrazione: la scuola, impegnata nell'attuazione di un programma di formazione ed educazione alla legalità del mondo giovanile; le strutture locali, quali la Camera di commercio, associazioni di categoria o antiracket ed antiusura; la locale Confindustria, che, oltre a prefiggersi di sostenere gli operatori economici vittime di estorsioni, usura e altre forme di costrizione, ha adottato codici etici miranti ad escludere dall'associazione gli aderenti che hanno trattato con la mafia, ponendosi come rappresentante di una rinnovata imprenditoria che vuole coniugare economia e legalità. Sebbene non sia ancora alto il numero degli imprenditori che risultano avere aderito all'iniziativa, è importante che si sia avviato un mutamento di tendenza che si spera possa consolidarsi. Ed è incoraggiante rilevare come quest'anno anche il Procuratore nazionale antimafia, nella sua relazione, dia atto di un tendenziale calo di consenso e di acquiescenza all'azione della mafia, sottolineando l'atteggiamento di opposizione al racket delle estorsioni assunto da vari rappresentanti del mondo della imprenditoria e del commercio. Ove la collaborazione delle parti offese dei delitti di estorsione assumesse i caratteri di un fenomeno massiccio, si determinerebbe un effetto di rilevanza strategica e straordinaria, giacché, unitamente ed al pari del fenomeno dei collaboratori di giustizia, porterebbe alla progressiva affermazione del fatto che 'cosa nostra' non gode più della certezza della omertà né interna né esterna";
dalla Relazione del Presidente della Corte di cassazione si trae la convinzione che, essendosi già realizzati importanti risultati anche solo con iniziative di tipo volontaristico (tali sono i patti etici che vincolano i soggetti che volontariamente vi aderiscono e vi si adeguano), ben maggiori potrebbero essere i risultati concreti di un intervento di tipo cogente, evidentemente realizzato con specifiche attività normative;
peraltro, lo stesso Presidente della Corte di cassazione ricorda come l'economia italiana soffra in maniera particolare dell'insufficienza del sistema di regole giuridiche a tutela del sistema imprenditoriale (ed economico in generale). Nella citata Relazione per l'inaugurazione dell'anno giudiziario 2012 si legge che: "il Consiglio dell'Unione europea nella 'Raccomandazione sul programma nazionale di riforma 2011 dell'Italia' nel quadro della Strategia europea 2020 - rilevato che «la lunghezza delle procedure nell'esecuzione dei contratti rappresenta un ulteriore punto debole del contesto imprenditoriale italiano» in un Paese nel quale rimangono ancora scarsi i canali non bancari di finanziamento alle imprese ed è assai limitato il ruolo del finanziamento tramite equity e il venture capital - ha invitato il Paese a «ridurre la durata delle procedure di applicazione del diritto contrattuale». (...) proprio questo aspetto del problema trova una maggiore evidenza nel Rapporto della Banca Mondiale - 'Doing Business 2012' - il quale evidenzia la necessità per l'attività economica dell'esistenza di "buone regole" che stabiliscano e chiariscano i diritti di proprietà e riducano i costi della risoluzione delle controversie. Per l'Italia emerge che la peggiore performance riguarda, oltre al sistema fiscale, la tutela legale. L'Italia si vede assegnare i voti peggiori sulle procedure volte ad ottenere l'attuazione dei contratti e rispetto a questo indicatore è collocata al 158° posto (in peggioramento sul Rapporto 'Doing Business 2011', nel quale il Paese occupava il 157° posto) su 183 paesi esaminati";
l'esame del numero e della natura delle procedure giudiziarie in materia d'impresa porta il primo magistrato d'Italia a rilevare quanto segue: "il grave stato di difficoltà in cui versano non solo le grandi imprese, ma anche quelle medie e piccole, che rappresentano l'ossatura principale del sistema produttivo nazionale, e le stesse famiglie, la cui incapacità di far fronte ai debiti contratti ne comporta l'esposizione al rischio della perdita dei beni nei quali hanno spesso investito i propri risparmi. La fase di stallo che caratterizza l'andamento dell'economia nazionale si riflette non solo sul numero, ma anche sulla durata delle procedure concorsuali ed esecutive, la cui definizione è spesso ritardata dalla difficoltà di procedere alla liquidazione dei beni acquisiti alla procedura, a causa del deficit di liquidità dell'intero sistema e della scarsa fiducia nelle prospettive di tale forma d'immobilizzazione dei capitali. Sintomatici di tali difficoltà appaiono anche il ricorso meno frequente a forme di definizione concordataria della crisi d'impresa e la preferenza accordata dagli operatori a tipologie di concordato a carattere liquidatorio, in luogo di quelle che prevedono l'assegnazione di azioni, quote, obbligazioni o strumenti finanziari o l'attribuzione di attività ad imprese interessate o all'assuntore. L'impatto della crisi economica sull'attività giudiziaria si rivela anche attraverso il forte aumento delle controversie in materia di lavoro privato";
il quadro è chiaro e presenta uno degli elementi di maggiore problematicità nella mancanza di spinta propulsiva garantita alle imprese innovative, che devono pagare il capitale di rischio alla stessa maniera delle altre, mentre subiscono la concorrenza "sleale" delle imprese mafiose o delle imprese conniventi con la criminalità, le quali non hanno bisogno di accedere al sistema creditizio (e di sopportarne i relativi costi, sempre crescenti), perché rappresentano lo strumento per il riciclaggio del denaro illecito accumulato attraverso la commissione di delitti, o ne hanno meno bisogno delle imprese sane;
in poche parole, l'innovatività di rispettare i principi di legalità non viene oggi riconosciuta dal sistema economico e dallo Stato, anzi è sempre maggiore la quota di denaro pulito immesso in circuiti illegali (il "riciclaggio del denaro pulito", per usare una efficace definizione fornita di recente dal direttore dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, nel corso di un'audizione davanti alla Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia);
invece, è oggi vieppiù necessario, anzi assolutamente prioritario, riconoscere il merito delle imprese innovative, come ha ribadito il Governatore della Banca d'Italia che ha dichiarato sul punto: "Innalzare il potenziale di crescita richiede interventi ad ampio spettro; tra questi, una riforma degli istituti di governo dell'economia per stimolare l'attività d'impresa e l'inserimento durevole nel mondo del lavoro, soprattutto delle donne e dei giovani. Le principali aree di intervento sono note da tempo: più concorrenza, in particolare nei settori dei servizi protetti; un più ampio accesso al capitale di rischio, soprattutto per le imprese innovative; una regolamentazione del mercato del lavoro e un sistema di protezione sociale che, agendo congiuntamente, favoriscano la riallocazione delle risorse umane verso gli impieghi più produttivi; una giustizia civile più efficiente. Vi è però un ulteriore punto, almeno importante quanto i precedenti: l'aumento della dotazione di capitale umano del nostro paese" (intervento al XXX Congresso nazionale dell'Associazione italiana dei magistrati per i minorenni e per la famiglia-AIMMF, 25 novembre 2011);
è evidente che l'innovazione della legalità non va intesa soltanto in termini di rifiuto di infiltrazioni mafiose, di denuncia del racket delle estorsioni e di adesione a proposte di patti o accordi etici, ma deve essere intesa nel senso più ampio possibile. Rispetto della legalità da parte dell'imprenditore deve significare rifiuto del sistema della corruzione, rispetto delle regole formali e sostanziali in materia di appalti, adesione ai principi internazionali ed interni in tema di contabilità sociale, accettazione e uso delle regole a tutela del mercato, dei soci e dei creditori. Un'impresa che agisca rifiutando infiltrazioni mafiose di ogni genere, garantendo la trasparenza dei bilanci, partecipando a gare pubbliche e private nel rispetto delle norme di gara, deve oggi - in un sistema istituzionale ed economico in grande crisi - avere forme complesse di agevolazione, che la porti a valorizzare il rispetto della legalità come elemento imprenditoriale economicamente valutabile e considerabile;
per questo motivo, la proposta di introdurre un rilievo pubblico e cogente al rating delle imprese, che comporti vantaggi economici per le imprese con un alto indice di valutazione, appare ben più di una proposta simbolica, ma deve essere applicata in pratica, in maniera efficace e rapida;
la soluzione più utile appare quella di costituire un'Autorità pubblica indipendente addetta alla valutazione della legalità delle imprese, con il compito di garantire vantaggi alle imprese con rating alto (si deve andare dalla applicazione di tassi di sconto e di interesse privilegiati, a riduzioni di imposta, a titoli di preferenza nella pubblica contrattazione), ovvero di estendere i compiti di taluna delle Autorità già esistenti: si potrebbe pensare, ad esempio, a comprendere tali compiti nelle competenze della Banca d'Italia o dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato-AGCM (il cui presidente ha già pubblicamente dichiarato di vedere con favore la proposta del delegato per i rapporti con le istituzioni preposte al controllo del territorio di Confindustria sollecitando la creazione di un tavolo tecnico per definire un'articolazione operativa della proposta);
l'Autorità di valutazione della legalità delle imprese dovrà essere diretta da un pubblico funzionario di alto livello ed adeguata preparazione professionale (che garantisca l'assoluta assenza di ogni genere di parzialità o di conflitto di interessi), dovrà riunire i rappresentanti di tutte le amministrazioni ed associazioni interessate (tra gli altri: Ministeri della giustizia, dell'economia e delle finanze, dell'interno; AGCM e Autorità di vigilanza sui contratti pubblici; Banca d'Italia; Consob; Isvap; Confindustria; Associazione bancaria italiana-ABI), avere poteri ispettivi ampi ed adeguati organici e dotazioni, avere il potere di realizzare effetti diretti di agevolazione delle imprese;
appare, poi, necessario superare il maggiore ostacolo sorto sul cammino di un istituto giuridico in qualche modo assimilabile al rating delle imprese, ossia la creazione delle cosiddette white list: si tratta degli elenchi di fornitori e prestatori di servizi, non soggetti a rischio di inquinamento mafioso (tenuti presso la Prefettura, cui possono rivolgersi gli esecutori dei lavori), introdotti dai decreti relativi alla ricostruzione in Abruzzo ed all'Expo 2015 di Milano. Sull'istituto sono state espresse motivate considerazioni critiche non tanto sulla fase iniziale statico-documentale, di inserimento delle imprese nella lista, che di fatto realizza un accertamento analogo a quello delle certificazioni antimafia, quanto piuttosto sulla necessità di una successiva fase dinamica, di verifica continua della permanenza delle condizioni di inserimento in lista, assolutamente indispensabile per evitare che l'impresa, una volta ottenuta una "patente di onestà" con l'inserimento nella lista bianca, sia successivamente infiltrata da organizzazioni mafiose;
è evidente, allora, che il rating delle imprese debba essere oggetto di aggiornamento continuo, con cadenza almeno trimestrale, per mantenere attivo e costante il controllo di legalità e del rispetto della legalità delle attività imprenditoriali,
impegna il Governo ad intraprendere le necessarie attività di iniziativa legislativa e regolamentare, volte a:
1) introdurre nell'ordinamento un'Autorità pubblica addetta alla valutazione della legalità delle imprese, ovvero in alternativa fornire delle relative competenze un'Autorità indipendente già esistente, quale la Banca d'Italia o l'AGCM;
2) prevedere che l'Autorità di valutazione della legalità delle imprese: a) sia diretta da un pubblico funzionario di alto livello ed adeguata preparazione professionale, che garantisca l'assoluta assenza di ogni genere di parzialità o di conflitto di interessi; b) riunisca i rappresentanti di tutte le amministrazioni ed associazioni interessate (tra i quali: Ministeri della giustizia, dell'economia e delle finanze, dell'interno; AGCM e Autorità di vigilanza sui contratti pubblici; Banca d'Italia; Consob; Isvap; Confindustria; ABI); c) abbia poteri ispettivi ampi ed organico e dotazioni adeguate; d) sia fornita di poteri diretti di agevolazione delle imprese: previsione di tassi di sconto e di interesse privilegiati, concessione di riduzioni di imposta, attribuzione di titoli di preferenza nella contrattazione con la pubblica amministrazione;
3) stabilire che i parametri di valutazione del rispetto della legalità da parte delle imprese si riferiscano alla corretta applicazione ed esecuzione, nel corso dell'attività di impresa, delle normative penali, civili ed amministrative in materia di: contrasto alla criminalità organizzata ed alle infiltrazioni mafiose; appalti pubblici; denuncia dei tentativi di estorsione; redazione del bilancio e false comunicazioni sociali; reati societari e fallimentari; tutela del mercato, dei soci e dei creditori; reati contro la pubblica amministrazione;
4) prevedere che la valutazione del rispetto della legalità da parte delle imprese sia aggiornata con periodicità continua, preferibilmente non maggiore della periodicità trimestrale;
5) prevedere che sia assicurata effettiva pubblicità alle norme sul funzionamento dell'Autorità, alle sue decisioni, ai suoi lavori e alle attività ispettive, nonché agli indici di valutazione attribuiti alle imprese;
6) attribuire cogenza pubblica alle valutazioni e determinazioni dell'Autorità, con possibilità di rimedi giurisdizionali adeguati.
(1-00565)
SANGALLI, BUBBICO, ARMATO, DE SENA, FIORONI, GARRAFFA, LATORRE, TOMASELLI - Il Senato,
premesso che:
il settore delle piccole e medie imprese (PMI) industriali e di servizio, già sottoposto ai contraccolpi di una delle peggiori congiunture economiche degli ultimi decenni, vede la sua situazione aggravata da un problema di razionamento del credito che sembra aggravarsi di settimana in settimana;
il fenomeno è causato da una lunga serie di fattori fra loro strettamente interrelati, alcuni dei quali non governabili a livello nazionale. Tra questi, i più evidenti riguardano: il forte rallentamento di alcune delle principali economie mondiali che in molti casi si è trasformato in vera e propria recessione; il forte impatto della congiuntura economica sui bilanci pubblici europei, che ha determinato un notevole deterioramento dei deficit e un aumento dello stock di debito pubblico in tutta Europa, ed in particolare nei cosiddetti Paesi PIIGS (Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia, Spagna);
tale situazione ha innescato forti dubbi sulla capacità di alcuni Stati di ripagare nel medio periodo i propri debiti e lo scatenarsi della crisi dell'eurodebito, alimentata anche da fenomeni speculativi, che hanno trovato spazio di azione grazie anche ai timori provocati da una gestione perlomeno discutibile della crisi finanziaria che ha travolto la Grecia;
l'assenza di una reazione rapida ed unitaria da parte degli Stati membri dell'area euro, in particolare quelli più grandi ed influenti, l'adozione tardiva di politiche aggressive di gestione dei deficit e del debito da parte di diversi Paesi in grave difficoltà e l'insufficiente attenzione alle politiche di crescita e sviluppo da accoppiare a quelle di taglio e ristrutturazione della spesa e del debito hanno amplificato i timori sulla capacità di ripresa economica dell'area euro e sulla conseguente solvibilità anche di altri importanti Stati membri dell'Unione europea (UE);
la crisi ha evidenziato, poi, la mancanza di una Banca centrale europea (BCE) dotata di tutti i poteri necessari per gestire in maniera completa la moneta di quella che rimane una delle aree economiche strategiche per il benessere dell'economia mondiale;
negli ultimi mesi, tale situazione ha determinato un rapido aumento dei tassi d'interesse pagati da taluni Stati membri dell'UE, ed in particolare dall'Italia, per il rifinanziamento del debito pubblico ed un forte deprezzamento del valore dei titoli pubblici;
la crisi si è propagata al sistema bancario che, in presenza di una situazione già pesante a causa della congiuntura reale, con aumento delle sofferenze e delle perdite su crediti, ha subito un forte innalzamento dei tassi pagati sulla raccolta di denaro e un forte deprezzamento degli enormi attivi investiti in titoli del debito pubblico di Paesi in fase di stress finanziario;
contemporaneamente, il sistema bancario europeo ha dovuto ottemperare a regole più stringenti sulla valutazione degli attivi di bilancio (EBA) e sulla patrimonializzazione (Basilea 3), con la necessità di riequilibrare il rapporto fra attivo, passivo e mezzi propri che può avvenire tramite ricapitalizzazioni, molto difficili in questo momento, e riduzione dei volumi di finanziamento all'economia;
il sistema bancario europeo, pertanto, si è trovato ad affrontare una grave crisi di sfiducia all'interno del mondo finanziario alimentata dai dubbi sulla reale solidità di bilancio dei vari operatori bancari, che ha causato il progressivo "prosciugamento" del canale dei prestiti interbancari;
i tentativi dei singoli Stati membri dell'UE - in Italia tramite la garanzia delle passività bancarie - e della BCE - tramite il prestito al sistema bancario europeo di circa 500 miliardi al tasso dell'1 per cento - di rianimare i volumi del credito e di diminuirne il costo non sembrano avere per ora prodotto risultati significativi. Le risorse messe a disposizione dalla BCE sono rimaste, in gran parte, sulla deposit facility che le banche hanno presso la BCE, pur essendo remunerati ad un tasso dello 0,25 per cento, la cui consistenza ha sfiorato i 500 miliardi di euro nelle ultime settimane;
gli spread praticati dalle banche alla clientela sono rimasti molto alti, con il denaro che ormai facilmente raggiunge costi del 7-8 per cento;
la situazione attuale, pertanto, è ora caratterizzata da una scarsa disponibilità e da un elevato costo del credito per l'economia reale, nonché da un credito assistito da garanzie sempre più pesanti;
considerato che:
le imprese si trovano a sostenere uno sforzo straordinario per evitare che errori altrui - ieri la sottovalutazione della volatilità di alcuni prodotti finanziari, oggi l'inadeguatezza di iniziative e strumenti atti a governare la crisi del debito sovrano - si traducano in ulteriori elementi di indebolimento del tessuto produttivo italiano;
fin dal 2008, le imprese hanno reagito contenendo i costi di gestione, gli investimenti fissi e le spese per il personale, ma ciò non è bastato a ridurre il fabbisogno finanziario di capitale circolante, anche a causa dell'allungarsi dei tempi di pagamento nelle transazioni commerciali. Fenomeno che ha colpito particolarmente le imprese di minori dimensioni, contrattualmente più deboli;
a conferma delle preoccupazioni e delle sollecitazioni che provengono dalle imprese, sono molti i segnali che indicano una restrizione dei finanziamenti alle imprese più piccole. A partire dal mese di luglio 2011, i dati relativi al monte dei finanziamenti alle imprese artigiane e alle imprese del commercio e del turismo con meno di 20 addetti, hanno iniziato a segnalare una significativa riduzione rispetto alla fine del 2010. In particolare, lo stock dei finanziamenti all'artigianato, pari a 51.089 milioni di euro al 30 settembre 2011, corrispondenti ad una quota di mercato pari al 5,48 per cento, ha fatto registrare una contrazione media su base annua pari al 2,4 per cento, evidenziando un vero "crollo" per le imprese artigiane con più di 20 addetti (-8,9 per cento);
di fronte al pericolo concreto che il sistema bancario italiano non riesca ad avere sufficiente disponibilità per sostenere famiglie e imprese, gli interventi del Governo e della BCE sono stati indirizzati al ripristino della capacità di finanziamento delle banche. Il recente intervento della garanzia a favore delle banche promosso dal decreto-legge n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011, e l'ingente iniezione di prestiti a tasso particolarmente favorevole da parte della BCE mirano al ripristino di una situazione di normalità. Tuttavia, è necessario che tali interventi siano effettivamente finalizzati a garantire il permanere di livelli quantitativi di credito coerenti con i fabbisogni del sistema imprenditoriale e delle famiglie, e producano effetti positivi sul pricing, ovvero in termini di contenimento del costo del denaro;
rilevato che:
in Italia il razionamento del credito diventa particolarmente dirompente per le PMI, che rappresentano la quasi totalità del sistema produttivo, in un momento in cui la disponibilità di credito diventa questione di sopravvivenza;
il razionamento del credito per le PMI avviene in un contesto in cui: il calo della domanda fa scendere fatturati e margini e quindi le possibilità di autofinanziamento delle imprese, specie quelle che non trovano sbocchi sui mercati internazionali, ovvero quelle industriali più piccole e quelle che producono servizi; si allungano i tempi di pagamento sia fra privati che fra pubblico e privato, con debiti delle pubbliche amministrazioni nei confronti dei privati che ormai hanno raggiunto l'ordine delle svariate decine di miliardi di euro, e occorre dunque finanziare volumi di capitale circolante più elevati a parità di altre condizioni; per le imprese più dinamiche che riescono a crescere, spesso trainate dall'export e dalla loro capacità di innovazione, ci sarebbe bisogno di sostegno da parte del sitema bancario per finanziarne la crescita e gli investimenti; molte aziende che avevano effettuato investimenti fino alla prima metà del 2008, spinte da un pallido miglioramento delle aspettative, si trovano ora in una situazione di forte incertezza e, dopo una debole ripresa nel 2010, si trovano gravate da forti investimenti che per ora non creano cassa sufficiente per ripagare le rate dei finanziamenti;
come evidenziato da un serie di segnalazioni che provengono dal mondo dell'impresa, il fenomeno del razionamento non si risolve solo in un innalzamento del costo del credito e in una mancata disponibilità di nuovo credito, ma implica anche una riduzione dei finanziamenti in essere alle imprese, specie quelli legati agli anticipi su fatture e su contratti, essenziali per garantire la gestione quotidiana della tesoreria delle imprese. Il paradosso è che la riduzione in molti casi sembra coinvolgere anche imprese sane, che in effetti sono quelle potenzialmente più in grado di restituire i finanziamenti;
il risultato è una forte accentuazione delle già notevoli difficoltà del mondo produttivo che sta portando un numero elevato e crescente di operatori verso l'uscita dal mercato. Non si tratta del normale processo di eliminazione degli operatori marginali ed inefficienti dal mercato in situazioni di crisi, un meccanismo che, se tenuto entro limiti fisiologici, rafforza nel medio-lungo periodo il sistema economico. Al contrario, si tratta di un processo che sta assumendo proporzioni preoccupanti e che riguarda non solo un gran numero di aziende molto piccole e con pochi capitali propri che, tuttavia, sono capaci di offrire buoni prodotti e buoni servizi e di creare valore ed occupazione. Il processo sta minando anche aziende più grandi e strutturate, capaci di stare sui mercati internazionali e di innovare. Parliamo insomma di un tessuto economico che va dall'artigiano di talento, al produttore competitivo, all'imprenditore agricolo che lavora su filiere di qualità, al negoziante che offre un buon servizio, a molte piccole e medie aziende che fanno forte il made in Italy nel mondo. Organismi sani che rischiano di scomparire per mancanza di liquidità e di credito e per i quali bisogna agire rapidamente;
preso atto che:
una recente analisi condotta dalla Banca d'Italia su "I confidi e il credito alle piccole imprese durante la crisi" sottolinea come sia stato assai significativo il contributo di questi strumenti nel sostegno all'accesso al credito delle piccole imprese, ma evidenzia altresì come la crescita delle garanzie rilasciate dai confidi sia stata più rapida di quella dei mezzi propri. Infatti, a fronte di una dinamica dei prestiti bancari in contrazione e/o stazionaria (-3 per cento nel 2009 e stazionario nel 2010), i prestiti diretti alle imprese con meno di 20 addetti assistiti dai confidi sono aumentati del 15 per cento nel 2009 e del 9 per cento nel 2010. Durante la crisi, l'intervento dei confidi è stato spesso determinante ai fini della stessa concessione dei finanziamenti;
occorre immettere risorse nel sistema e riattivare il credito bancario andando oltre le misure già adottate quali garanzie dei debiti bancari e potenziamento dei fondi che vanno poi a cascata ai consorzi fidi e organismi simili;
sono cinque le direttrici sulle quali agire rapidamente:
a) trovare molto rapidamente una soluzione che sblocchi i pagamenti dell'enorme massa di crediti che i privati vantano nei confronti delle pubbliche amministrazioni, ricorrendo a soluzioni tecnico-giuridiche che permettano di utilizzare formule semplici come, ad esempio, l'utilizzo di titoli del debito pubblico facilemente liquidabili;
b) creare meccanismi che in qualche modo obblighino le banche che fruiscono della garanzia dello stato sulle loro passività a rendere, in maniera ragionevole ma concreta, il sistema produttivo compartecipe dei benefici di cui le banche godono in virtù di tale garanzia;
c) attivare un meccanismo di "moratoria", che prenda lo spunto da quello messo in opera un paio di anni fa tramite lo stimolo fattivo alla realizzazione di un accordo tra banche e imprese con lo Stato che fa da mediatore, supervisore e garante. Da una parte, essa dovrebbe assicurare perlomeno il mantenimento delle linee di finanziamento a breve già erogate per un periodo sufficientemente lungo per evitare il fenomeno di chiusura dei fidi che rende difficile il finanziamento dell'attività corrente. Dall'altra, per i finanziamenti a lungo si potrebbe lavorare sia su un meccanismo di congelamento del pagamento delle rate per 12-18 mesi. Si tratterebbe di una misura in grado di dare un po' di respiro alle aziende ma che non risolve il problema, soprattutto se la ripresa sarà lenta come dicono le previsioni;
d) trovare delle formule per allungare i periodi di rimborso a parità di importi, con spread che, da un lato, tengano conto dell'aumento del costo della raccolta bancaria ma che, dall'altro, siano in qualche modo concordati e di importo ragionevole. In tale ambito, la sospensione delle rate e l'allungamento dei periodi di rimborso possono essere soluzioni alternative o complementari fra loro. Si potrebbe collegare questa questione con la garanzia concessa alle banche prima menzionata. Lo Stato dà garanzia, ma in cambio le banche, oltre a pagare una commissione, devono in qualche modo "passare" al mercato almeno una parte dei vantaggi in termini di costo e di quantità della raccolta. Forme e modi di una "moratoria" di questo genere dovrebbero poi essere decise dalla contrattazione fra banche e associazioni imprenditoriali, con lo Stato che dà delle linee guida alle quali attenersi, indica alcuni obiettivi di fondo e mette a disposizione dei fondi (magari pescandoli da capitoli meno utili) per "oliare" il meccanismo;
e) lavorare su una efficace legislazione che ponga termini per i pagamenti fra pubblico e privato e fra privati affiancando ai termini un sistema sanzionatorio e di riscossione efficace (a protezione soprattutto degli operatori economici "deboli" nei confronti di quelli "forti") che permetta l'effettiva applicazione della norma,
impegna il Governo:
1) ad operare un'attenta e costante azione di monitoraggio, per evitare che gli ultimi interventi previsti dal decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, si sostanzino in un generico sostegno al sistema bancario, senza ricadute effettive sull'economia;
2) a proseguire gli sforzi, in sede europea, affinché siano attenuate le richieste dell'European Banking Authority (EBA), che prevedono una rapida e consistente ricapitalizzazione delle banche italiane, anche al fine di evitare la sovrapposizione con le prescrizioni di Basilea III;
3) ad adottare interventi finalizzati ad ottimizzare e a razionalizzare la filiera del credito, al fine di ricomporre un sistema frammentato e dispersivo in cui diversi soggetti intervengono a vario titolo nella intermediazione tra banche e imprese, spesso sovrapponendosi, e incapaci di generare effettiva aggiuntività, nonché a valorizzare soggetti e strumenti in grado di essere efficienti ed efficaci, verificando innanzitutto quali di questi, a parità di risorse date, garantiscano il migliore effetto leva;
4) a dare ulteriore sostegno al Fondo centrale di garanzia e a promuovere una sua nuova regolamentazione coerente ed adeguata alla centralità di questo strumento per l'accesso al credito delle PMI;
5) a valorizzare il sistema dei confidi su tutto il territorio nazionale mediante il rafforzamento dei loro patrimoni;
6) ad intervenire con urgenza in materia di ritardati pagamenti, recependo la direttiva comunitaria in materia, almeno finalizzata alle future commesse pubbliche, per porre un argine alla corrente crisi di liquidità che le imprese si trovano a fronteggiare a causa di crediti non ancora soddisfatti, con conseguenti difficoltà per le stesse nell'adempimento delle loro obbligazioni;
7) a rafforzare il piano di smaltimento dei residui debiti delle imprese nei confronti della pubblica amministrazione avviato con l'articolo 35 del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, rendendo operativa in tempi brevi la possibilità di compensare i debiti tributari e previdenziali con i crediti vantati nei confronti della pubblica amministrazione e utilizzando, seppure in modo limitato e compatibile con lo stato della finanza pubblica, l'intervento della Cassa depositi e prestiti e l'emissione di quote di titoli del debito pubblico, con l'obiettivo di garantire quote del debito contratto dalle pubbliche amministrazioni verso le imprese, nella misura adeguata almeno a sviluppare un effetto ''di leva finanziaria'' al fine di rendere certo e progressivo il saldo del debito pregresso.
(1-00566)
Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento
SPADONI URBANI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:
l'azienda Thyssen Krupp ha confermato l'accordo con la società finlandese OutoKumpu che dovrebbe portare alla nascita, entro la fine del 2012, di una società leader mondiale nel settore dell'acciaio inox, con un giro d'affari di quasi 12 miliardi di euro e oltre 19.000 dipendenti;
la Thyssen Krupp manterrebbe, almeno per i prossimi 3 anni, una partecipazione azionaria di circa il 30 per cento e i rappresentanti di OutoKumpu sarebbero i maggiori azionisti della nuova società;
tutta l'operazione, che dovrà anche essere sottoposta alle verifiche dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, necessiterà di un piano industriale e di ingenti investimenti che dovrebbero configurare la valorizzazione del sito di Terni e più in generale della presenza nel settore dell'Italia;
a questo fine sarebbe opportuna la convocazione di un tavolo nazionale di confronto al quale dovrebbero partecipare le parti datoriali, i sindacati e le istituzioni;
premesso, inoltre, che:
presso la Presidenza del Consiglio dei ministri potrebbe essere riconvocato il tavolo già riunitosi lo scorso 27 luglio 2011;
sarebbe certamente opportuna un'iniziativa congiunta con tutte le parti coinvolte in grado di vigilare costantemente sull'iter delle trattative e di valutare il piano industriale tenendo conto delle peculiarità del sistema produttivo ternano,
l'interrogante chiede di sapere:
se il Presidente del Consiglio dei ministri e il Ministro in indirizzo siano a conoscenza delle condizioni inerenti all'accordo intercorso fra Thyssen Krupp e OutoKumpu, con particolare riferimento al futuro industriale del sito di Terni;
se ritengano di convocare con urgenza il tavolo di confronto istituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri con Thyssen Krupp, le parti sociali e le istituzioni locali.
(3-02644)
RUSCONI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
da dieci giorni l'Italia è interessata da un'ondata di maltempo eccezionale;
la perturbazione, da più giorni annunciata, ha provocato disagi ai pendolari in tutta Italia;
in Lombardia il servizio ferroviario, a causa del maltempo, ha registrato numerosi ritardi, cancellazioni e problemi al materiale rotabile;
considerato che:
dal 1° maggio 2011 il nuovo gestore del servizio ferroviario in Lombardia è Trenord, società nata dalla fusione tra Trenitalia e LeNord;
nonostante i buoni propositi annunciati (mettere al centro il viaggiatore e migliorare la qualità del servizio ferroviario) con la nuova società il servizio ferroviario lombardo risulta del tutto insoddisfacente;
rilevato che:
dagli ultimi dati relativi all'affidabilità delle linee lombarde relative al mese di novembre 2011 risulta che su 26 linee ben 19 hanno avuto il diritto al bonus per il rinnovo dell'abbonamento relativo al mese di febbraio 2012;
nel corso del 2011 le tariffe sono aumentate del 23 per cento senza che a questo abbia corrisposto un reale miglioramento del servizio offerto;
preso atto che negli ultimi giorni, Trenord ha provveduto a distribuire liquido antighiaccio sui treni allo scopo di contrastare gli effetti derivanti dall'ondata di gelo che sta interessando anche la Lombardia, a seguito della quale nei giorni si sono verificati gravi ritardi sulle linee lombarde e la soppressione di circa un terzo dei treni;
risulta, inoltre, che la stessa Trenord ha convocato un vertice con i gestori della rete (RFI e Ferrovienord) e la Protezione Civile per fare il punto della situazione degli impianti e dei mezzi,
si chiede di sapere:
quale sia il quadro delle soppressioni e dei ritardi verificatisi sulle linee lombarde nel mese di gennaio e febbraio 2012;
quale sia lo stato del materiale rotabile sulle linee lombarde;
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di se e quali strategie Trenord ha attuato e intende attuare per ridurre al minimo i disagi dei passeggeri durante l'eccezionale ondata di maltempo di questi giorni;
se risulti che la stessa Trenord intenda garantire a tutti i pendolari lombardi l'abbonamento gratuito per il mese di marzo o in subordine riconoscere agli stessi un bonus straordinario.
(3-02645)
GRAMAZIO - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:
in questi giorni numerosi sono gli appelli per la candidatura di Roma ad ospitare le Olimpiadi del 2020: l'appello lanciato da sportivi, medaglie d'oro e campioni del mondo di tutte le specialità, affinché la candidatura di Roma sia sostenuta dal Governo; analogo appello è stato firmato da 40 personalità del mondo culturale e dello spettacolo. In particolare si evidenzia quello del Presidente della Federazione ciclistica italiana Renato Di Rocco, che ha ricordato al Presidente del Consiglio dei ministri Monti come le Olimpiadi di Roma del 1960 furono il simbolo della rinascita e sempre a Roma si svolsero, agli albori del Novecento, i primi campionati del mondo di ciclismo su pista. Una storia che vale la pena di ripetere;
l'investimento statale di 4,7 miliardi di euro rientrerebbe con il gettito erariale conseguente all'evento, mentre l'intero volume di spesa si aggirerebbe intorno agli 9,8 miliardi. Tutto ciò porterebbe ad un aumento occupazionale, in questi 18 anni, di oltre 170.000 unità lavorative ed inoltre, come ricorda una ricerca Fortis, le Olimpiadi porterebbero una crescita del prodotto interno lordo (PIL) pari a 17,7 miliardi di euro, che nel periodo 2012-2025 rappresenterebbe un aumento del PIL nazionale pari all'1,4 per cento;
al di là di tutti questi dati, gli appelli unanimi da parte del mondo politico, culturale e sportivo si arricchiscono quotidianamente di nuove firme, che la Presidenza del Consiglio dei ministri non può affatto sottovalutare,
l'interrogante chiede di sapere se il Governo, valutate tutte le variabili significative e tenuti in adeguata considerazione gli appelli di cui sopra, sia orientato a sostenere la candidatura di Roma ad ospitare i giochi olimpici del 2020, e conseguentemente i relativi costi.
(3-02646)
GRAMAZIO - Ai Ministri dell'interno e dell'economia e delle finanze - Premesso che:
nei giorni dell'emergenza neve che ha colpito l'Italia ed in particolare il Centro-Sud, il Presidente della Regione Lazio Renata Polverini ha dichiarato alla stampa che, mentre sul Lazio si abbatteva l'ondata di maltempo, la Regione si è rivolta a grandi catene commerciali per acquistare grandi quantitativi di pale, ma la risposta è stata che le consegne non sarebbero state effettuate se non dopo aver visto il bonifico di pagamento;
si tratta di grandi catene di distribuzione e non di piccoli negozi, come ha dichiarato il presidente Polverini e tale risposta non è accettabile. Durante l'emergenza ci sono state troppe speculazioni, come è risultato chiaro anche per i prodotti agroalimentari e per le catene da neve;
in piena sintonia con quanto affermato dal Presidente della Regione Lazio Renata Polverini,
l'interrogante chiede di sapere quali iniziative i Ministri in indirizzo, ciascuno per le proprie competenze, intendano porre in essere per accertare le responsabilità tanto delle catene commerciali che hanno rifiutato, nel corso dell'emergenza, alla Regione Lazio la vendita di strumenti necessari per intervenire sul territorio contro gli effetti del maltempo, quanto in tutti i casi, denunciati dai cittadini, di evidenti speculazioni poste in essere in questi giorni, affinché tali vergognosi comportamenti siano sanzionati e non abbiano a ripetersi in futuro.
(3-02647)
GRAMAZIO - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:
a seguito della pesante situazione meteorologica che in questi giorni ha determinato un'emergenza maltempo anche nel Lazio, in un'intervista rilasciata a "Il Corriere della Sera", pubblicata in un articolo a firma di Francesco Di Frischia, il Presidente della Regione Lazio Renata Polverini, parlando dei gravi danni arrecati sul territorio regionale da questa calamità, ha denunciato lo stato di arretratezza delle ferrovie, della fornitura di energia elettrica e degli aeroporti, che ha ulteriormente danneggiato il Lazio. Il presidente Poverini ha affermato: «"Mi sembra di uscire da una guerra, ma è inaccettabile avere un sistema infrastrutturale così fragile: pur essendo stata una nevicata eccezionale, treni, aerei e rete elettrica non possono andare in tilt". (…) "La rete ferroviaria è inadeguata con scambi ancora a mano che si gelano". (…) "E anche lo scalo di Fiumicino ha dimostrato carenze di infrastrutture per sbrinare gli aerei"»;
il Lazio, ha annunciato la presidente Polverini, ha decretato lo stato di calamità naturale, autorizzando gli enti locali all'acquisto ed al noleggio di spazzaneve, ruspe, camion e sale;
considerato che dalla Valle dell'Aniene a Frosinone e provincia, ed a Viterbo, il presidente Polverini ha assicurato ai sindaci interventi anche di carattere strutturale,
l'interrogante chiede di sapere quali iniziative concrete il Governo intenda assumere per venire incontro alle richieste avanzate dal Presidente della Regione Lazio, che in questi giorni di calamità si è spesa fino all'inverosimile per essere presente dove la situazione era più drammatica.
(3-02648)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
FERRANTE, DELLA SETA - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:
gli interroganti sono stati messi a conoscenza dal gruppo di mamme adottive, fondatrici nel 2011 del Comitato Parimaternità, di una loro nota inviata ai Ministri in indirizzo per denunciare la discriminazione attuata dall'INPS nei confronti delle mamme adottive iscritte alla gestione separata;
si sottolinea nella nota che fino al 2008, alle donne che diventavano madri adottando un bambino venivano riconosciuti 3 mesi di maternità. Con la legge n. 244 del 24 dicembre 2007 (legge finanziaria per il 2008), venne equiparata la maternità adottiva a quella biologica, cosicché i mesi di maternità riconosciuta passarono da 3 a 5;
tuttavia, per qualche ragione che ancora gli interroganti non riescono a comprendere, l'INPS ha sempre sostenuto che la nuova norma dovesse trovare applicazione solo per le lavoratrici dipendenti e così alle donne iscritte alla gestione separata vengono riconosciuti solo 3 mesi di maternità;
si evidenzia che grazie all'azione personale di una socia del comitato Parimaternità, che aveva intentato causa all'INPS (prima della formazione del suddetto comitato), è stato ottenuto un importante risultato: la Sezione lavoro del Tribunale di Modena, esprimendosi sulla causa, con ordinanza del 20 settembre 2011, ha sollevato la questione di legittimità costituzionale degli articoli 67, comma 2, e 64, comma 2, decreto legislativo n. 151 del 2001, testo unico in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità;
si legge nell'ordinanza che tale disciplina determina una duplice disparità di trattamento: nell'ambito del lavoro autonomo, tra madri biologiche e adottive: inoltre, nella categoria dei genitori adottivi, a seconda che si tratti di lavoratrici dipendenti e autonome. In riferimento alla categoria dei genitori adottivi, tratta in modo deteriore le lavoratrici autonome rispetto a quelle dipendenti concedendo alle prime l'indennità di maternità per soli 3 mesi e alle seconde per 5 mesi. Il diverso trattamento ai danni delle madri adottive appare quindi anche irragionevole perché sfornito di qualsiasi giustificazione e realizza un sistema di protezione della maternità non adeguato in relazione alla categoria delle madri lavoratrici autonome che abbiano adottato un bambino;
a tal proposito si sottolinea che, in precedenza, il 20 maggio 2010, gli interroganti, insieme ad altri 24 senatori, avevano presentato l'atto di sindacato ispettivo 4-03201, a cui era stata data risposta a giudizio degli interroganti insoddisfacente dal Sottosegretario di Stato pro tempore per il lavoro e le politiche sociali, il 4 agosto 2011;
infatti, tra le altre cose, il Sottosegretario in merito alla disparità di trattamento e sulla possibilità di modificare la normativa vigente rispose che: "Circa la disparità di trattamento lamentata relativamente al congedo di maternità delle iscritte alla gestione separata rispetto a quello delle dipendenti, la giurisprudenza ha affermato che la tutela differenziata è legittimata dalle peculiari caratteristiche di alcune forme di attività e dal diverso sistema di autogestione del lavoro che consente alle donne che instaurano un rapporto di lavoro autonomo di scegliere liberamente le connesse modalità di svolgimento. Del resto, negli anni più recenti si è assistito ad un'accentuata progressiva esigenza di protezione di nuove tipologie di lavoro le cui caratteristiche, pur rientrando nelle fattispecie del lavoro autonomo, possiedono alcuni caratteri tipici del lavoro subordinato, talché il legislatore ha ritenuto di assicurare a questa nuova tipologia di lavori alcune garanzie e istituti propri del lavoro dipendente. In tale ottica, l'articolo 64 del decreto legislativo n. 151 del 2001 prevede che la tutela della maternità in favore degli iscritti alla gestione separata avviene nelle forme e con le modalità previste per il lavoro dipendente. Occorre segnalare che un eventuale intervento normativo, l'unico strumento che può essere di ausilio nella circostanza descritta, che armonizzi in modo organico e sistematico il complesso delle norme di interesse, comporterà un inevitabile onere di spesa di cui si dovrà valutare l'adeguata sostenibilità finanziaria",
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario e oramai improcrastinabile, anche alla luce dell'ordinanza del 20 settembre 2011 emessa dalla Sezione lavoro del Tribunale di Modena, rimediare al più presto a questa vistosa incongruenza, anche attraverso una puntuale verifica della corretta applicazione della normativa vigente in materia da parte dell'INPS, e, se necessario, trovando le forme più adatte, utilizzando altresì lo strumento dell'interpretazione autentica della normativa, per garantire la parità di trattamento prevista dalla legge.
(4-06844)
PORETTI, PERDUCA - Ai Ministri dell'interno, delle politiche agricole alimentari e forestali, della salute e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:
secondo quanto riportato da diversi mezzi di informazione, il 27 gennaio 2012 il signor Giovanni Marangon ha rinvenuto in zona Laguna del Mort (Venezia), nel comune di Eraclea e in un'area vietata alla caccia, un esemplare di volpe intrappolato da un laccio;
il signor Marangon si è attivato immediatamente per cercare aiuto nel tentativo di liberare l'animale imprigionato. Dopo alcune telefonate ed un intervento dei vigili del fuoco, che hanno aperto il cancello per accedere all'area agricola privata all'interno della quale era la volpe, è stata contattata la Polizia provinciale, a cui si è richiesto di intervenire per liberare l'animale o per procedere alle cure del caso presso un veterinario o una struttura per il recupero della fauna;
a quanto riportato dagli organi di stampa, la Polizia provinciale ha a sua volta contattato il signor Marangon, per comunicare che sarebbero arrivati sul posto degli agenti per procedere all'abbattimento della volpe in quanto "specie dannosa";
secondo le dichiarazioni del signor Marangon, le guardie avrebbero affermato che l'animale imprigionato andava obbligatoriamente abbattuto, che se non si fosse proceduto all'uccisione dell'esemplare in difficoltà, sarebbero state perseguibili dai superiori e che comunque sarebbero uscite il giorno dopo per procedere alla sua eliminazione, prolungandone evidentemente le sofferenze;
dai mezzi di informazione e dalle dichiarazioni del signor Marangon si apprende che la Polizia provinciale è intervenuta il giorno stesso sparando alla volpe;
considerato che:
l'articolo 1 della legge n. 157 del 1992 sulla protezione della fauna e regolamentazione della caccia tutela tutti gli animali selvatici in quanto rappresentano bene indisponibile dello Stato. La normativa in questione, inoltre, all'art. 21, lettera u) , vieta l'utilizzo di trappole tra cui il laccio, e reprime l'atto di bracconaggio con sanzioni penali;
la legge n. 189 del 2004 condanna il maltrattamento e l'uccisione di animali "senza necessità" introducendo nel codice penale le fattispecie di delitti in danno agli animali;
non risulta esservi stato intervento alcuno da parte delle guardie per liberare l'animale e consegnarlo ad una struttura autorizzata;
non era presente alcun medico veterinario che potesse valutare lo stato di salute della volpe per decidere un'eventuale eutanasia;
la volontà del cittadino, nel rivolgersi alle Forze dell'ordine, era chiaramente quella di salvare l'animale;
per alcune specie animali, tra cui la volpe, la Regione ha attuato un piano di vaccinazioni antirabbiche effettuate mediante esche e che il decreto del dirigente regionale del Veneto n. 139 del 3 agosto 2010 che disciplina tale materia non autorizza abbattimenti di fauna selvatica ma interviene solo in una fase successiva, rendendo obbligatoria la consegna degli animali deceduti considerati "a rischio" presso l'Istituto zooprofilattico delle Venezie,
si chiede di sapere:
se il comportamento tenuto dagli agenti di Polizia provinciale non rappresenti una violazione delle leggi a tutela degli animali;
se gli agenti abbiano agito in autonomia o previa autorizzazione del comandante o del dirigente;
se tale comportamento possa aver avuto conseguenze sulla doverosa indagine relativa all'atto di bracconaggio di cui è stata vittima la volpe;
quali interventi abbiano messo in opera le guardie provinciali nell'area in questione dopo aver rinvenuto il laccio e con quali risultati;
quanti e quali interventi di recupero della fauna selvatica abbia effettuato nell'ultimo anno la Polizia provinciale di Venezia nell'area di competenza e con quale esiti;
quanti e quali interventi relativi al contrasto del bracconaggio la Polizia provinciale di Venezia abbia condotto nel territorio di sua competenza e con quali risultati;
quanti e quali controlli sull'attività venatoria abbia effettuato la Polizia provinciale di Venezia nella stagione di caccia 2011-2012 e con quali risultati.
(4-06845)
BIANCHI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dello sviluppo economico e delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
si è appreso che è intenzione del Governo, attraverso i Ministeri dello sviluppo economico e delle infrastrutture e trasporti, procedere ad un piano di razionalizzazione della rete aeroportuale nazionale, con la previsione di dimezzare alcuni aeroporti, in particolare 14 scali considerati strategici e 10 primari;
si intende ridimensionare o cancellare altri 24 piccoli scali, considerati "complementari", includendo tra questi gli aeroporti di Crotone e Reggio Calabria, con l'obiettivo di trasferire la loro gestione agli enti locali qualora venisse deciso di lasciarli operativi;
tale prospettiva costringerebbe gli enti locali a farsi carico delle enormi spese per il mantenimento degli aeroporti, ad oggi interamente spettanti allo Stato, ovvero spese relative all'ENAV, Vigili del fuoco, Guardia di finanza, Agenzia delle dogane, Polizia aeroportuale;
sulla base del regolamento (CE) 1008/2008, del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 settembre 2008, l'aeroporto di Crotone rientra nella categoria di scali i quali, dal momento che servono una regione periferica del territorio nazionale ed in via di sviluppo, beneficiano degli oneri di servizio pubblico allo scopo di garantire servizi aerei di linea indispensabili per venire incontro ai bisogni essenziali per lo sviluppo economico del territorio interessato;
nel territorio crotonese, inoltre, non sussiste possibilità di ricorrere ad ulteriore modalità di trasporto in quanto esso ne è sprovvisto e i mezzi esistenti non soddisfano l'effettivo bisogno di trasporto e progresso, senza dimenticare che l'area del crotonese è parte di una regione ad oggi individuata nell'obiettivo convergenza della politica di coesione comunitaria 2007-2013;
la strada statale 106 separa l'aeroporto di Crotone dal più grande centro di accoglienza per immigrati d'Europa ed esso è stato indicato dalla Protezione civile come l'unica porta d'ingresso aerea per i soccorsi in caso di calamità naturale, come ad esempio un terremoto;
appare paradossale parlare di ridimensionamento o di dimezzamento del numero degli aeroporti calabresi, quando nel contesto europeo si tiene conto dell'urgenza di incrementare la capacità degli aeroporti esistenti allo scopo di evitare che si arrivi, entro il 2025, al congestionamento di oltre 60 aeroporti europei ed alla completa saturazione dei 20 scali più grandi, così come evidenziato nel documento 52 006 DC 08 19 recante: "Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale ed al Comitato delle Regioni" e nel parere 2009-2014 espresso dalla Commissione per lo sviluppo regionale del Parlamento europeo, nonché nel documento rubricato "Futuro degli aeroporti regionali ed i servizi aerei nell'UE" del 21 dicembre 2011;
i suddetti documenti comunitari sottolineano l'essenzialità degli aeroporti regionali nell'ambito del trasporto di passeggeri e merci e nel garantire la coesione territoriale, economica e sociale sia all'interno degli Stati membri che nel più vasto contesto dell'Unione europea;
si sottolinea l'importanza di questi aeroporti nell'assicurare i collegamenti con aree geografiche periferiche o addirittura insulari e nel cercare di ovviare alle oggettive difficoltà ed agli svantaggi che tali posizioni territorialmente marginali comportano, tenendo ben presente che spesso e volentieri essi costituiscono l'unica forma di collegamento con il resto d'Europa,
si chiede di sapere:
se il Governo non ritenga opportuno convocare i rappresentanti territoriali della Regione Calabria, dei Comuni e Province di Crotone e Reggio Calabria presso le sedi governative, allo scopo di riconsiderare gli obiettivi del proprio piano di ridimensionamento e dimezzamento degli aeroporti ubicati in zone periferiche, come risultano essere proprio quelli di Crotone e di Reggio Calabria;
se non ritenga opportuno attivarsi per evitare la cancellazione di strategici scali aeroportuali come quelli di Crotone e di Reggio Calabria in modo da non penalizzare maggiormente il settore turistico del Mezzogiorno italiano, visitato soltanto dal 2,6 per cento dei quasi 240 milioni di turisti internazionali che visitano il Mediterraneo.
(4-06846)
ADERENTI - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:
nel febbraio 2011, all'atto dell'iscrizione dei bambini alla prima classe della scuola primaria di Bigarello (Istituto comprensivo di Castel d'Ario in provincia di Mantova), è stato messo a disposizione delle famiglie il Piano dell'offerta formativa (POF) per il successivo l'anno scolastico 2011/2012 così come previsto dalla circolare ministeriale n. 101 del 30 dicembre 2010;
tutti i genitori degli alunni delle future prime hanno optato per la scelta delle 30 ore settimanali in coerenza con il modello orario delle 30 ore già in atto nelle restanti classi;
ad anno scolastico iniziato, precisamente nel mese di ottobre 2011, i genitori degli alunni frequentanti la scuola primaria di Bigarello (cioè non solo quelli della classe prima) sono stati chiamati dalla scuola ad esprimersi, attraverso un referendum a voto palese, sul mantenimento delle 30 ore settimanali o sulla diminuzione del monte ore settimanale a 27. Sulle 80 famiglie, 38 confermavano la volontà che venisse mantenuto il modello delle 30 ore settimanali, mentre 42 optavano per il modello delle 27 ore settimanali;
successivamente gli organi collegiali della scuola hanno deliberato l'applicazione della flessibilità oraria mantenendo 30 ore settimanali per il primo quadrimestre e 25 ore settimanali per il secondo quadrimestre, di fatto eliminando le lezioni del sabato mattina; alla delibera è seguita una comunicazione scritta alle famiglie di tutti gli alunni;
le 38 famiglie che avevano chiesto il mantenimento del modello orario di 30 ore settimanali, a partire dal secondo quadrimestre, 31 gennaio 2012, si sono viste obbligate ad organizzare la cura del minore per la mattinata del sabato con oneri a carico della famiglia;
se tali famiglie scegliessero per il prossimo anno scolastico 2012/13 l'iscrizione in scuole primarie site in Comuni limitrofi che offrono il modello settimanale delle 30 ore, proprio per evitare, in tempo di recessione, un carico economico non previsto ai fini della cura del minore nella giornata del sabato, la scuola primaria di Bigarello scenderebbe al di sotto della soglia dei 50 alunni iscritti, soglia necessaria per mantenere aperta la scuola stessa;
considerato che:
risulta che il referendum proposto a tutte 80 le famiglie della scuola primaria di Bigarello nel mese di ottobre 2011, nel quale si chiedeva il cambio di modello orario settimanale, non sia stato supportato da alcuna motivazione da parte della scuola;
risulta altresì dagli atti che nel mese di settembre 2011 l'Istituto comprensivo in oggetto abbia chiesto ed ottenuto un docente in più in organico proprio per garantire il modello orario delle 30 ore settimanali previsto dal POF;
risulta infine che tale insegnante in più in organico sarebbe utilizzato per effettuare le supplenze brevi dell'istituto;
in nome del principio che la scuola è un servizio alle famiglie e che tale servizio deve essere erogato nel modo più trasparente e possibile alle famiglie stesse,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno verificare se il docente assegnato in più nell'organico dell'Istituto sia stato assegnato ad una o più classi e con quali materie di insegnamento, o se, diversamente, sia utilizzato di volta in volta per supplire i docenti assenti; in questo secondo caso, se l'utilizzazione per supplenze sia corrispondente alla nomina in servizio con cui è stato assunto ed in tal caso se ciò sia legittimo;
se ritenga legittima l'indizione da parte della scuola di una sorta di referendum presso le famiglie degli 80 iscritti (allo scopo di chiedere il cambio del modello orario settimanale delle lezioni, non ottemperando così alla garanzia della continuità organizzativa e didattica per gli alunni che già usufruivano negli anni precedenti delle 30 ore settimanali di lezione) invece che solo alle famiglie della classe prima;
se ritenga legittima la richiesta da parte della scuola alle famiglie di modificare il modello orario settimanale ad anno scolastico iniziato senza fornire loro motivazioni;
se risulti che la pianta organica degli insegnanti in servizio presso la scuola primaria di Bigarello, compresi gli eventuali insegnanti di religione cattolica e della lingua inglese (il servizio di questi insegnanti non può sovrapporsi a quello degli insegnanti di classe originando ore di compresenza), non sia sufficiente a garantire agli 80 alunni iscritti il modello orario delle 30 ore settimanali per tutto l'anno scolastico in corso, oppure se risulti che le carenze della pianta organica comprometterebbero oggettivamente solo gli alunni della classe prima;
se non ritenga opportuno verificare se il modello di orario settimanale in vigore dal 31 gennaio 2012 (secondo il legittimo principio di flessibilità oraria), che prevede 25 ore settimanali a fronte delle 30 settimanali precedenti, aumenti il numero delle ore di compresenza degli insegnanti in servizio e se tali ore possano essere utilizzate per organizzare un servizio di cura di 5 ore mattutine per i 38 alunni, servizio di cura che i genitori si sono visti costretti ad organizzare a spese proprie, oppure per ripristinare il modello delle 30 ore settimanali nelle classi seconde, terze, quarte e quinte ed il servizio di cura solo per i pochi alunni della classe prima nella mattinata del sabato.
(4-06847)
CASSON - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
da notizie di stampa si è appreso di contrasti tra il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, relativamente alla questione delle cosiddette grandi navi che passano in bacino San Marco e nel canale della Giudecca a Venezia;
su tale tema, un quotidiano titola addirittura "Grandi navi, duello tra Clini e Passera";
il problema, pur di vecchia data, a seguito del recente disastro all'isola del Giglio si è rinfocolato ed ha animato ulteriormente le polemiche in un territorio particolarmente delicato quale la laguna di Venezia;
nel decorso mese di gennaio, la 13ª Commissione permanente (Territorio, ambiente, beni ambientali) del Senato ha effettuato un sopralluogo a Venezia per procedere a una serie di audizioni sul disegno di legge recente "Riforma della legislazione speciale per la salvaguardia di Venezia" (Atto Senato 2487, firmato da ventisei senatori, primo firmatario sen. Casson), ascoltando tra gli altri il governatore della Regione Veneto e i rappresentanti degli altri principali enti territoriali;
nel corso delle citate audizioni sono state affrontate pure le questioni concernenti le proposte alternative al passaggio delle grandi navi per il bacino San Marco e comunque nella laguna di Venezia;
considerato che:
alla data del 13 febbraio 2012, sono almeno cinque le proposte note tendenti a risolvere una situazione pericolosa per il delicato equilibrio ambientale di Venezia e della sua laguna, costituito appunto dal passaggio di queste grandi navi, proposte sia a lungo che a medio termine (porto off-shore, porto di Malamocco, bocca di porto del Lido di Venezia, terminal a Fusina-Marghera, scavo di un nuovo canale fino alla Marittima);
in assenza di elementi utili a comprendere fino in fondo le ragioni di ogni singola proposta, c'è il rischio che la situazione vada avanti per anni così com'è;
in loco, si scatenano allarmi e contestazioni, ad opera sia delle forze politiche, sia delle organizzazioni economiche di categoria, sia soprattutto da parte delle associazioni e dei gruppi sociali maggiormente sensibili alla tutela e alla salvaguardia di Venezia e della sua laguna;
considerato che sulla laguna di Venezia esistono normativamente competenze diversificate, che alle volte hanno fatto sorgere contrasti interpretativi, di idee e di proposte (Comune di Venezia, autorità portuale, magistrato alle acque, capitaneria di porto, eccetera);
ritenuto che un barlume di luce e di chiarezza (quanto meno) potrebbe arrivare soltanto da un approfondimento della questione, attraverso uno studio scientifico e tecnico, autonomo ed indipendente, affidato non alle solite società o gruppi di società già operanti a Venezia, che non sono più in grado di garantire serietà e credibilità, in modo da giungere ad una valutazione complessiva e comparativa delle varie proposte e dell'impatto ambientale, sociale ed economico su Venezia e sulla sua laguna,
si chiede di sapere:
se il Governo non ritenga opportuno prevedere d'urgenza il divieto del passaggio delle grandi navi nel bacino San Marco e nel canale della Giudecca a Venezia;
se risultino corrispondenti a verità le notizie di contrasti tra membri del Governo in materia di grandi navi a Venezia;
se il Governo abbia già intenzione di procedere e, se così fosse, in quale modo;
se comunque non si ritenga opportuno disporre al più presto la valutazione tecnico-scientifica indipendente, di cui in premessa.
(4-06848)
GRAMAZIO - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
sul "Corriere della Sera" di lunedì 13 febbraio 2012 nella pagina di eEconomia dedicata alla crisi, nell'articolo «SOS delle imprese romane "500 milioni o si muore"», a firma di Paolo Foschi, è ampiamente riportata una dichiarazione dell'imprenditore Giancarlo Cremonesi, Presidente della Camera di commercio di Roma e di ACEA, che lancia l'allarme per le aziende strangolate dai ritardi di pagamento dello Stato affinché siano agevolate nell'accesso al credito;
Cremonesi afferma: "Fino a pochi mesi fa l'economia romana sembrava aver retto meglio del resto del Paese la crisi. Adesso però la situazione è estremamente preoccupante. La crisi non è più economica, ma finanziaria: lo Stato non paga, però pretende puntualità nei pagamenti delle tasse. E le banche non fanno credito alle imprese e quando lo fanno applicano spread e tassi altissimi";
la situazione è diventata ormai insostenibile; una delle possibilità è che chi vanta un credito presso una pubblica amministrazione possa poterlo utilizzare per pagare le tasse. Sempre nell'articolo, il presidente Cremonesi afferma che questo: "è un principio assolutamente condivisibile. Deve valere per le imposte locali come per quelle nazionali";
a seguito di queste pesanti denunce,
l'interrogante chiede di sapere quali iniziative il Governo intenda assumere a garanzia dell'economia locale, che rischia di fermarsi del tutto.
(4-06849)
GRAMAZIO - Ai Ministri dell'interno, per gli affari regionali, il turismo e lo sport e dello sviluppo economico - Premesso che:
un incendio ha parzialmente distrutto nella notte tra mercoledì 8 e giovedì 9 febbraio 2012 il famoso ristorante "Lo Scoglio" sul lungomare di Sabaudia (Latina);
il proprietario Franco Natale, coordinatore del movimento politico Forza Sabaudia, ha ricoperto l'incarico di consigliere comunale e assessore nella Giunta cittadina e attualmente è rappresentante della locale Ascom, l'associazione dei commercianti;
proprio un anno fa, in seguito a un'indagine relativa alla regolarità delle strutture ricettive presenti sul lungomare di Sabaudia, la Guardia di finanza aveva sottoposto a sequestro "Lo Scoglio" e indagato il titolare per abusivismo edilizio e occupazione di spazio demaniale, sequestro revocato alcuni mesi più tardi;
oltre a ciò nel 2010 due auto di proprietà dello stesso Franco Natale erano state incendiate davanti alla sua villa di Sabaudia;
l'ipotesi del dolo sembra quindi essere quella privilegiata dagli investigatori anche alla luce della circostanza che, durante il sopralluogo effettuato, l'impianto elettrico del locale risultava disattivato;
a giudizio dell'interrogante qualcosa di grave sta succedendo sulle rive del lago di Paola, e questo gravissimo episodio non può essere liquidato come un piccolo incidente: per il fatto in sé e per la personalità del proprietario de "Lo Scoglio", uno dei personaggi più noti della Sabaudia della politica e dell'impresa;
proprio in queste settimane Franco Natale stava riorganizzando le fila degli imprenditori balneari per far sentire una voce diversa e dissonante sulle grandi manovre che si stanno realizzando a Sabaudia;
a giudizio dell'interrogante l'attentato è troppo tempestivo per essere casuale e troppo morbidi sono inquirenti e Forze dell'ordine nel valutare la cosa. Bisogna chiedersi se il Circeo sia terra di conquista di mafia, camorra, o gruppi di altra natura senza scrupoli. La realtà produttiva del territorio è congelata dalla linea intransigente del direttore del Parco nazionale del Circeo e dalla lobby dei vip che hanno le ville sulle dune e contrastano in ogni modo chi cerca di far crescere industria e turismo. Clamoroso il caso del cantiere Rizzardi, costretto a chiudere le attività sul lago, a chiedere il fallimento e a licenziare decine di lavoratori,
l'interrogante chiede di sapere:
se ai Ministri in indirizzo, ciascuno per le proprie competenze, risulti chi ha interesse a mantenere uno status quo che penalizza l'economia e il turismo di Sabaudia e dintorni;
quali azioni intendano compiere nei confronti degli organi amministrativi e di Governo locali, nonché delle competenti autorità, per conoscere quali siano le rispettive strategie riguardo alla situazione.
(4-06850)
POLI BORTONE - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:
sono passati 14 mesi dalla sottoscrizione di un accordo siglato tra Fim/Fiom/Uilm, Ilva SpA e Regione Puglia;
questo accordo prevedeva l'assunzione di lavoratori ex somministrati. Nello specifico diceva che chi aveva trascorso almeno 24 mesi all'interno della fabbrica sarebbe stato assunto a tempo indeterminato; per la restante parte (ovvero per i lavoratori che non potevano vantare i 24 mesi) sarebbe stata applicata una corsia preferenziale per eventuali assunzioni, una volta esaurito il bacino di 140 lavoratori che avevano la priorità,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo non intenda intervenire immediatamente, per quanto di competenza, eventualmente anche coinvolgendo la Regione Puglia, perché sia rispettato l'accordo siglato;
come il Governo intenda intervenire a tutela dei lavoratori già operanti all'interno dell'Ilva che avevano dimensionato la loro vita in rapporto alle assicurazioni ricevute sulla trasformazione a tempo indeterminato del rapporto di lavoro.
(4-06851)
AMORUSO - Al Ministro della salute - Premesso che:
l'acufene è una malattia che consiste nella sensazione uditiva di un suono costante e continuo percepito in uno o in entrambe le orecchie o nella testa, il che fa sì che chi ne è colpito subisce gravi conseguenze dal punto di vista dell'assetto psicologico ed emozionale, del ritmo sonno-veglia, del livello di attenzione e concentrazione, della vita di relazione;
come affermato da AIT Onlus (Associazione Italiana Tinnitus-Acufene), si tratta di una vera e propria malattia invalidante, la quale però oggi, benché colpisca in modo più o meno grave circa il 10 per cento della popolazione italiana priva di difetti uditivi, viene ampiamente sottovalutata e considerata al massimo come un pur molto fastidioso disturbo;
a dimostrare l'incidenza di questa malattia e la necessità di un intervento in favore della ricerca e del contrasto ad essa sta la quantità di italiani colpiti in modo più o meno intenso dall'acufene (circa 5 milioni nelle stime della AIT Onlus) e il numero ragguardevole di circa 2.000 iscritti alla citata associazione;
con il presente atto di sindacato ispettivo l'interrogante intende portare all'attenzione del Governo e nello specifico del Ministero della salute le richieste che vengono da parte di AIT Onlus e che sono volte in particolare a promuovere una nuova cultura della ricerca e della prevenzione nei confronti dell'acufene,
si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere, nell'ambito delle sue competenze, nel senso di far sì che questa patologia sia davvero considerata come tale nell'ambito del Servizio sanitario nazionale; nonché al fine di sostenere e stimolare l'avvio di specifici studi e ricerche in proposito, così da offrire prospettive di sollievo e migliore qualità della vita a chi ne è colpito.
(4-06852)
AMORUSO - Al Ministro dell'interno - Premesso che:
in data 22 dicembre 2011 l'interrogante ha presentato l'atto di sindacato ispettivo 4-06491 inerente alle perplessità per le modalità di aggiudicazione della gestione del Centro di accoglienza per richiedenti asilo (CARA) di Borgo Mezzanone (Foggia);
da allora, senza che nel frattempo la ricordata interrogazione abbia ricevuto riposta, vi sono stati sviluppi che hanno ulteriormente mutato la vicenda e che quindi richiedono, a parere dell'interrogante, la necessità di essere sottoposti all'attenzione del Ministro in indirizzo;
infatti nel frattempo la Prefettura di Foggia, superando completamente l'"ostacolo" del bando di gara oggetto della precedente interrogazione, ha stipulato una convenzione ex novo con la Croce Rossa Italiana (CRI), con un atto che nel concreto aggira la procedura di gara pubblicata in data 19 gennaio 2009, la quale prevedeva l'affidamento del CARA in questione;
tale procedura era stata in un primo momento aggiudicata in data 3 dicembre 2009 alla Connecting People con contratto stipulato in data 28 gennaio 2010;
successivamente il Consiglio di Stato dichiarava per la Connecting People l'inefficacia del contratto stipulato accogliendo il ricorso della CRI, alla quale la Prefettura di Foggia provvedeva ad assegnare il subentro nel contratto della procedura di gara previa verifica dell'insussistenza a carico dell'aggiudicatario di ogni eventuale impedimento alla stipula;
di fatto, però, la Prefettura di Foggia disattende quanto richiesto dal Consiglio di Stato, trasformando la procedura da subentro in convenzione;
fermi restando i quesiti posti con l'interrogazione a risposta scritta 4-06491,
si chiede di sapere quali ulteriori iniziative si ritenga di assumere in merito alle procedure di gestione del CARA di Borgo Mezzanone (Foggia) anche in considerazione dei circa 80 lavoratori che rischiano il posto di lavoro.
(4-06853)
LAURO - Al Ministro per i beni e le attività culturali - Premesso che:
in data 2 febbraio 2012, il Comune di Sorrento, con nota acquisita al protocollo n. 5319, ha ricevuto dalla Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Napoli e Pompei la denuncia di trasferimento ex art. 59 del codice dei beni culturali e del paesaggio di cui al decreto legislativo n. 42 del 2004, dalla stessa ricevuta in data 25 gennaio 2012, riguardante un immobile di interesse Archeologico sito a Sorrento (Napoli), in via Marina Grande n. 5 (complesso immobiliare meglio noto come "Villa Tritone" o "Villa Astor"), ai fini dell'esercizio del diritto di prelazione ai sensi dell'art. 62, comma 2, del citato codice di cui al decreto legislativo n. 42 del 2004;
i tempi sono ristretti e l'impegno economico e finanziario che il Comune di Sorrento dovrebbe sostenere per esercitare il richiamato diritto di prelazione è notevole;
l'immobile in questione e le collezioni in esso contenute rappresentano un patrimonio di notevole interesse storico, culturale e archeologico di valenza nazionale;
il Consiglio comunale di Sorrento ha approvato, all'unanimità, un ordine del giorno, con il quale invita il Ministero per i beni e le attività culturali a tenere conto di quanto in premessa e a valutare con la dovuta e la massima attenzione l'opportunità di esercitare il proprio diritto di prelazione, anche eventualmente parziale, così come previsto dal citato art. 62 del codice di cui al decreto legislativo n. 42 del 2004,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda con sollecitudine valutare e assumere gli impegni recati nell'ordine del giorno, varato all'unanimità dal Consiglio comunale di Sorrento, sull'esercizio, da parte del Ministero, nei previsti termini di legge, del diritto di prelazione ai fini dell'acquisizione, al patrimonio culturale nazionale, di Villa Tritone o, in via subordinata, se intenda imporre dei vincoli reali sul bene, per l'utilizzo da parte dei privati, affinché la destinazione sia anche a beneficio pubblico, della comunità locale e del turismo internazionale, onde evitare, in via preventiva, speculazioni immobiliari su un unicum culturale, storico ed ambientale.
(4-06854)
LAURO - Ai Ministri per i beni e le attività culturali e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che da notizie di stampa risulta essere stato messo in vendita o già acquistato da privati cittadini, stranieri o italiani, il "Vallone dei Mulini" di Sorrento, un luogo di eccezionale suggestione naturalistica e di interesse storico, culturale ed ambientale, cui è legata, fin dal XIII secolo, la storia, anche economica, della comunità cittadina,
si chiede di sapere quali provvedimenti i Ministri in indirizzo intendano assumere, con ogni possibile sollecitudine, per acquisire al patrimonio culturale nazionale il "Vallone dei Mulini" di Sorrento o, in via subordinata, per apporre vincoli di interesse pubblico al bene, al fine di prevenire qualsiasi tipo di attività speculativa o commerciale sullo stesso, che provocherebbe, inevitabilmente, un'alterazione ambientale e la cementificazione dei luoghi, come stava per avvenire per il "Vallone Porto" di Positano.
(4-06855)
LAURO - Al Ministro dell'interno - Premesso che nella Penisola Sorrentina, da alcuni mesi vengono acquistate, da parte cittadini stranieri, alcune dimore, prestigiose per storia, cultura ed ambiente, nonché per cifre, come riportato dalla stampa, particolarmente rilevanti,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda attivare, con ogni possibile sollecitudine, ogni consentita attività preventiva e di indagine sulle diverse operazioni immobiliari, che garantisca, senza criminalizzare anticipatamente nessuno, la totale trasparenza sulle nuove proprietà, nonché sulla legittima provenienza dei capitali impiegati per gli acquisti.
(4-06856)
DELLA SETA, FERRANTE - Al Ministro per i beni e le attività culturali - Premesso che:
si apprende dalla lettura dell'ultimo numero del settimanale "L'Espresso" che il Consiglio superiore per i beni culturali avrebbe approvato il versamento di un contributo di 288.973 euro ai proprietari del Castello di Torre in Pietra, a Fiumicino: cioè al presidente del medesimo Consiglio, il conte Andrea Carandini, e ai suoi familiari;
sempre nel suddetto articolo, lo stesso Carandini dichiara che non si cura di queste cose e che dunque non si era accorto che si discutesse di un'elargizione diretta a lui medesimo;
si evidenzia che l'articolo 38 del codice dei beni culturali e del paesaggio di cui al decreto legislativo n. 42 del 2004 impone l'accessibilità al pubblico dei beni culturali oggetto di interventi conservativi, prescrivendo che i beni culturali restaurati o sottoposti ad altri interventi conservativi con il concorso totale o parziale dello Stato nella spesa, o per i quali siano stati concessi contributi in conto interessi, risultino accessibili al pubblico secondo orari e modalità fissate, caso per caso, da appositi accordi e convenzioni da stipularsi fra il Ministero e i proprietari;
dunque, se un bene culturale è importante, e Torre in Pietra lo è di sicuro grazie alle opere architettoniche e figurative che ospita (tra le quali spiccano gli affreschi di Pier Leone Ghezzi), il proprietario, se riceve contributi pubblici per la sua conservazione, deve garantirne la fruizione da parte della collettività. Ad oggi, però, il Castello di Torre in Pietra non è visitabile; anzi sul curatissimo sito Internet (www.castelloditorreinpietra.it) la voce "visita" si risolve in una galleria di belle fotografie, mentre abbondano le indicazioni per l'affitto dei locali del Castello,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo non intenda immediatamente attivarsi per sospendere l'erogazione del contributo in oggetto fino a quando non siano definiti, in applicazione di quanto disposto dal codice dei beni culturali, gli obblighi a cui i proprietari del Castello di Torre in Pietra devono attenersi, in particolare in tema di accessibilità del bene, a fronte del finanziamento ottenuto;
se non ritenga quanto meno inopportuno che il Consiglio superiore per i beni culturali decida di erogare fondi a un privato che è anche Presidente dello stesso Consiglio.
(4-06857)
PASSONI - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:
come già fatto presente nell'atto di sindacato ispettivo 3-02542, lo stabilimento Selex Elsag di Firenze, azienda appartenente al gruppo Finmeccanica, è leader in Italia per la tecnologia TETRA (lo standard digitale europeo per le comunicazioni radio sicure) adottato dall'Unione europea come standard specifico per le Forze di polizia;
nel febbraio 2003 il Ministero dell'interno e Finmeccanica siglarono un protocollo di intesa per l'ammodernamento dell'intero sistema di radiocomunicazione delle Forze dell'ordine, con lo scopo di far evolvere il vecchio sistema analogico verso il nuovo sistema digitale a standard TETRA;
nel 2008 è iniziata l'installazione delle infrastrutture necessarie nella Sardegna, in previsione del G8 che si sarebbe dovuto tenere a La Maddalena. La Selex ha anticipato le spese necessarie alla realizzazione della copertura dell'area del G8, e successivamente l'azienda avrebbe potuto concludere l'installazione e l'attivazione del sistema TETRA nel resto della Regione;
la delibera CIPE n. 86 del 6 novembre 2009 ha definitivamente assegnato le risorse in favore del programma TETRA Sardegna per un ammontare di 150 milioni di euro necessari alla copertura totale della Regione. La legge 12 novembre 2011, n. 183, (legge di stabilità per il 2012) del Governo Berlusconi prevede, tuttavia, all'art. 4, comma 22, la rinuncia alla realizzazione del progetto TETRA Sardegna e rimette i fondi stanziati al Ministero dell'economia e delle finanze;
nel novembre 2011, il Partito Democratico ha presentato un emendamento alla suddetta Legge di stabilità per ripristinare il finanziamento, dato che la Selex Elsag ha già presentato un'offerta per la realizzazione della rete di comunicazione e ha già sostenuto costi molto rilevanti, pari a 40-50 milioni di euro;
l'11 novembre 2011, la 5ª Commissione permanente (Bilancio) del Senato ha approvato all'unanimità l'ordine del giorno G2968/42/5 che impegna il Governo al finanziamento del progetto TETRA Sardegna e al completamento del programma Interpolizie anche per le restanti Regioni;
considerato che l'annullamento del finanziamento comporterebbe gravi conseguenze finanziarie e occupazionali per Selex Elsag (il TETRA copre il 50 per cento del fatturato dello stabilimento di Firenze con 450 addetti) e metterebbe a rischio l'estensione alle altre regioni italiane di un sistema di comunicazione innovativo, che migliora sensibilmente l'azione di contrasto alla criminalità da parte delle Forze dell'ordine,
si chiede di sapere in che tempi il Ministro in indirizzo intenda intervenire con atti di competenza, in conformità con quanto stabilito dall'ordine del giorno citato, per garantire il completamento del programma TETRA.
(4-06858)
PALMA, COMPAGNA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'economia e delle finanze, per la pubblica amministrazione e la semplificazione, per la coesione territoriale e dell'interno - Premesso che:
per le amministrazioni pubbliche l'articolo 3, comma 27, della legge n. 244 del 2007 ha introdotto l'esplicito divieto di costituire società aventi ad oggetto la produzione di beni e servizi non strettamente necessari al perseguimento delle proprie finalità istituzionali, ovvero di assumere o mantenere direttamente partecipazioni anche di minoranza in tali società;
l'assunzione di nuove partecipazioni e il mantenimento dei pacchetti detenuti dal Comune di Napoli avrebbero dovuto essere autorizzati con delibera motivata in ordine alla sussistenza di tali presupposti, secondo il comma 28 della legge n. 244 del 2007, dalla sezione competente della Corte dei conti;
eppure il Comune di Napoli, rispetto a tali disposizioni legislative, sembra continuare ad avvalersi di ampia facoltà di deroga;
di qui l'idea recentemente prospettata dal Sindaco di Napoli, anche in incontri col Governo, di un riassetto della cosiddetta macchina comunale imperniata sulla possibilità di costruire una società finanziaria ad hoc per il debito delle partecipate;
rilevato che:
tutt'altra veste hanno le partecipate dei Comuni capoluogo nel contesto nazionale;
Milano con A2A, tra le maggiori local utilities europee, che eroga gas luce e acqua, dai conti a fine marzo presenta ricavi in crescita del 5 per cento rispetto al primo trimestre 2010, un utile netto di 85 milioni di euro in aumento del 20 per cento rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, una netta riduzione dell'indebitamento finanziario di ulteriori 151 milioni di euro, il che la rende molto appetibile: la capitalizzazione di borsa è pari a circa 3,8 miliardi;
Bologna, con Hera, opera anch'essa nei servizi idrici, del gas, dell'ambiente e dell'energia, generando ricavi per oltre 3 miliardi e mezzo di euro, un utile netto di 117 miliardi, e offrendo agli azionisti una remunerazione per azione in crescita del 12,5 per cento;
Roma con Acea ha chiuso i conti 2010 con un risultato netto superiore a 136 milioni di euro, distribuendo un dividendo di 0,45 euro e, ciononostante, sviluppando investimenti per 473 milioni nell'intero anno;
ben altri numeri emergono nello scenario napoletano, dove non c'è ancora un bilancio consolidato di queste società;
attualmente, i dipendenti del Comune di Napoli sono 11.000 e quasi raddoppiano, raggiungendo le 20.000 unità se si comprendono i dipendenti delle aziende partecipate che sono oltre 9.000;
il costo del personale di tutte le partecipate è di circa 400 milioni di euro;
su 22 società partecipate soltanto 6 operano con un regolare contratto di servizio e relativo piano industriale;
il Comune di Napoli avrebbe debiti verso le imprese fornitrici per 1,1 miliardi di euro e più di 2.000 sarebbero le imprese in attesa di essere pagate, con un tempo medio di attesa per pagamento di 3 anni;
considerato che:
dai costi del personale delle società partecipate è evidente come negli anni scorsi nel loro ambito siano avvenute nuove e costose assunzioni, senza che abbia operato alcuna forma di controllo;
la formula della dichiarazione di "grande evento" da parte del Consiglio dei ministri, sia nel caso del Forum delle culture, sia nel caso delle regate della Coppa America, potrebbe nei prossimi mesi costituire l'alibi per continuare a guardare alla finanza comunale come ad una sorta di "variabile indipendente" della politica di risanamento finanziario;
nessuna lettura e nessuna interpretazione dell'autonomia comunale prevista in Costituzione può leggersi e interpretarsi come incentivo all'irresponsabilità finanziaria,
gli interroganti chiedono di sapere:
se al Governo risulti come sia stato finora consentito al Comune di Napoli di eludere, o comunque aggirare, le disposizioni di finanza pubblica citate in premessa;
se risulti quali indicazioni e quale collaborazione, del resto già anticipata in incontri avuti dal sindaco di Napoli con i Ministri della coesione territoriale e della funzione pubblica nella prima settimana di gennaio, potrà fornire il Governo nazionale ad una proposta di riassetto complessivo della macchina comunale;
se risulti che tali indicazioni e tale collaborazione possono avere per obiettivo prioritario una diversa distribuzione del personale (oggi quasi metà e metà) tra Comune e società partecipate;
quali iniziative di competenza il Governo intenda assumere per far sì che risulti conforme alla legislazione vigente l'operato del sindaco e degli assessori, stante la loro accentuatissima indisponibilità a riferire di società partecipate in Consiglio comunale.
(4-06859)
BAIO, SANTINI, CECCANTI, ARMATO, BASSOLI, D'UBALDO, FERRANTE, MARITATI, VIMERCATI - Ai Ministri dell'interno e per la cooperazione internazionale e l'integrazione - Premesso che:
molti Comuni del Paese mettono a disposizione delle proprie comunità islamiche una zona dedicata nelle aree cimiteriali cittadine;
il Comune di Monza, in virtù del piano regolatore cimiteriale, nel 2007 aveva dato in gestione alla comunità musulmana 90 metri quadrati nel campo numero 61 del cimitero di via Foscolo, uno spazio che però si è esaurito 4 anni più tardi;
il progetto di ampliamento del camposanto prevedeva altresì la concessione di ulteriori 1.700 metri quadri da destinare a confessioni diverse da quella cattolica;
secondo notizie di stampa ("la Repubblica" di Milano, 12 febbraio 2012) si apprende che l'amministrazione di Monza avrebbe annullato il precedente piano regolatore cimiteriale e che nelle ultime settimane due famiglie islamiche sarebbero state costrette a tumulare i loro cari nel cimitero di Segrate, dove il Comune ha dato il nulla osta;
lo stesso quotidiano evidenzia che il Comune di Monza avrebbe rinunciato a 18 milioni di euro destinati dalla Regione Lombardia per la riqualificazione sociale ed edilizia del quartiere Cantalupo, ad alto tasso di immigrazione e situato alla periferia est del capoluogo brianzolo;
il sindaco di Monza avrebbe più volte ribadito la propria contrarietà al progetto in quanto esso avrebbe finito per portare in città solo più extracomunitari,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza che il Comune di Monza non consentirebbe la tumulazione di cittadini di religione islamica all'interno del proprio cimitero;
se non si ritenga che episodi del genere possano rappresentare un preoccupante atteggiamento discriminatorio e minare alle radici il processo di integrazione volto ad evitare situazioni di emarginazione e ghettizzazione;
se non si consideri, di conseguenza, doveroso operare affinché venga garantito a tutti i cittadini il rispetto dei principi universali della persona, del suo credo e della sua cultura, in tutte le diverse fasi della vita e fino al momento della morte;
quali urgenti misure intenda adottare al fine di assicurare a tutti i cittadini una sepoltura dignitosa e rispettosa dei dettami della propria confessione.
(4-06860)
LUMIA - Ai Ministri della difesa e dell'interno - Premesso che:
è in atto la ristrutturazione e l'ampliamento del sistema di comunicazioni per utenti mobili denominato MUOS nel territorio di Niscemi (Caltanissetta); iniziativa ritenuta strategica a fini militari, di pertinenza diretta dell'esercito Usa e della Nato. È un'opera, naturalmente, che ha anche delle forti ricadute economiche nel campo delle imprese. Il Governo regionale ha più volte sollecitato le autorità americane a mettersi in relazione con le autorità italiane, in particolar modo con la Prefettura di Caltanissetta, per monitorare dettagliatamente la presenza di eventuali imprese mafiose in quest'importante opera, di fatto pubblica, e per far rispettare la legislazione italiana, in termine di normativa antimafia. All'interrogante risulta che nei lavori in subappalto sia coinvolta la Calcestruzzi Piazza Srl, con sede a Niscemi ed avente come amministratore unico Concetta Valenti, nata a Niscemi il 27 novembre 1954;
l'impresa sta ancora effettuando, in subappalto per conto della ditta Lageco di Parisi Adriana Srl, lavori edili e forniture di calcestruzzo proprio per i lavori di costruzione del MUOS. Il marito convivente della titolare della Calcestruzzi Piazza Srl è Vincenzo Piazza, nato a Niscemi il 18 novembre 1951, che, in base ad indagini della Direzione distrettuale antimafia (DDA) di Caltanissetta nonché ad altri elementi info-investigativi segnalati dalle Forze dell'ordine di cui è a conoscenza l'interrogante, apparirebbe fortemente legato al noto esponente della consorteria mafiosa di Cosa nostra di Niscemi Giancarlo Giugno. Piazza annovera diversi precedenti e risulta essere stato numerose volte controllato dai Carabinieri di Niscemi in compagnia, tra gli altri, del noto Giancarlo Maria Lucio Giugno, nato a Niscemi il 1° gennaio 1959, esponente mafioso del clan "Giugno-Arcerito", attualmente libero a Niscemi. Lo stesso Piazza è stato denunciato per il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso nell'ambito dell'operazione denominata "Triskelion" (procedimento penale n. 467/06 del registro generale notizia di reato - R.G.N.R. mod. 21), eseguita nel 2010 dalla DDA di Caltanissetta e dal Gruppo d'investigazione sulla criminalità organizzata (Gico) della Guardia di finanza di Caltanissetta. Il procedimento è tuttora pendente presso la DDA nissena e vede coinvolto lo stesso Giancarlo Giugno sempre con l'accusa di associazione mafiosa. In particolare, nell'ambito della citata indagine, il monitoraggio dell'utenza in uso a Antonino Tramontana (soggetto affiliato al clan di Cosa nostra di Pietraperzia) dava modo di riscontrare plurimi contatti che costui intratteneva con alcuni personaggi pluripregiudicati, tra cui Giancarlo Giugno; quest'ultimo veniva contattato proprio tramite l'utenza in uso a Piazza. Sempre tramite Vincenzo Piazza, altro soggetto mafioso di Pietraperzia, tale Nino Tramontana, il 24 agosto 2006, incontrava Giancarlo Giugno ed era per mezzo del suo cellulare che parlava con Giugno quando si trovava presso l'impianto di calcestruzzo, il 3 settembre 2006, e rintracciava gli operai. Vale la pena poi ricordare che Vincenzo Piazza è altresì coinvolto in altro procedimento penale, denominato Atlantide-Mercurio (n. 404/06 del ruolo generale giudice per le indagini preliminari - RGGIP e 586/05 RGNR). Emergono contatti sempre di Piazza con esponenti mafiosi che evidenziano ingerenze e condizionamenti di Cosa nostra nell'appalto per i lavori di recupero, consolidamento e sistemazione a verde dell'area sottostante il Belvedere, commissionati dal Comune di Niscemi,
si chiede di sapere:
in che modo i Ministri in indirizzo intendano bloccare questa devastante presenza;
se ritengano opportuno, anche attraverso contatti con l'Ambasciata americana, verificare le responsabilità di chi ha causato un danno rilevante alla comunità locale ed alle imprese "sane" che coraggiosamente denunciano le estorsioni all'opinione pubblica e allo Stato;
se non ritengano necessario verificare per quanto di competenza quali procedure siano state seguite per le scelte delle imprese da coinvolgere, chi abbia seguito l'opera direttamente nel cantiere e chi abbia avuto diretti contatti con l'autorità italiana.
(4-06861)
LANNUTTI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dell'interno - Premesso che:
non si ferma il grande il flusso di "soldi neri" da e per San Marino e l'attività di chi "contrabbanda" valuta contante dai 10.000 euro in su non avviene più con auto di grossa cilindrata, ma con le biciclette e, stando a quanto riferisce la stampa i modi sono i più bizzarri: dalla borraccia alle solette delle scarpe passando persino per i modelli dernier cri della biancheria intima;
i protagonisti dello scambio di denaro nero sono noti come "spalloni";
per la Guardia di finanza nel 2010 quasi 300 grandi operazioni sospette;
scrive "il Fatto Quotidiano" del 7 febbraio 2012: «Però la Guardia di Finanza di Rimini e la Guardia di Rocca sammarinese (analoga alla Polizia di frontiera italiana) non mollano la presa, se è vero che gli spalloni pizzicati sono in media tre ogni mese. L'Agenzia di informazione finanziaria di San Marino ha diffuso di recente gli ultimi dati disponibili: l'anno scorso 29 persone sono state beccate in flagrante proprio ai varchi d'ingresso della Repubblica, dove i guardiani della Rocca si appostano alla dogana e fermano tutti i sospetti. Centinaia e centinaia, certo, continuano a farla franca. Il 40% della somma confiscata resta alla Guardia di Rocca, poi scattano le sanzioni, amministrative e penali. Delle 450 segnalazioni di operazioni sospette giunte alla Finanza di Rimini dall'Unità di informazione finanziaria di Bankitalia, si calcola che almeno i tre quarti riguardino istituti bancari e fiduciarie sammarinesi. L'Agenzia di informazione finanziaria sammarinese (Aif), secondo il proprio rapporto pubblicato a fine gennaio, rileva che nel 2010 le forze dell'ordine hanno scovato 29 corrieri del nero con più di 10 mila euro in contanti addosso non denunciati. Sono state emesse multe per 49 mila euro. Certo, rispetto alla totalità dei controlli effettuati (oltre 7.500, più che raddoppiati dal 2009) la quota degli spalloni fermati non risulta un granché. Ma i 29, appunto oltre due al mese, vanno affiancati a quelli che la Guardia di Finanza pizzica sulla consolare per San Marino. E se nell'ultimo anno i Finanzieri hanno preferito lavorare sul Titano in altri modi alleggerendo, temporaneamente, i controlli sulla superstrada, nel 2009 sono state decine le persone beccate col contante nero con sé. Dunque San Marino, tra blacklist e rapporti da recuperare con l'Italia, ancora per molti viene considerato un paradiso fiscale bello e buono. Con buona pace di Augusto Casali, segretario di Stato alle Finanze di San Marino, socialista sammarinese di lungo corso. Il quale, nel corso del dibattito sul bilancio 2012 della Repubblica in Consiglio grande e generale, a fine dicembre, ma anche nel corso di una puntata di Otto e Mezzo con Lilli Gruber, ha scandito: "Non siamo mai stati un paradiso fiscale". Un'uscita perentoria, condita- non senza la consueta retorica- dalla "solidarietà a Garibaldi" o dalla "ospitalità a 100 mila sfollati riminesi durante la seconda guerra mondiale". Sta di fatto che nel 2010 sono state ben 296 le grandi operazioni finanziarie sospette. All'Aif sono giunte almeno il 15% in più di segnalazioni rispetto al 2009. Segnalazioni che in 17 casi sono diventate inchieste per riciclaggio su cui lavora la magistratura sammarinese, con la novità che sono sempre più le stesse banche a comunicare i movimenti sospetti. I settori in ballo? Gioco d'azzardo, auto di lusso, elettronica, smaltimento dei rifiuti, tanto per cambiare»;
dallo scudo fiscale, infatti, si calcola che in Italia siano rientrati appena poco più di un terzo dei 14 miliardi di euro che erano conservati nelle banche di San Marino. La quale, ad onta dei tanti pronunciamenti fatti sulla regolarizzazione delle faccende finanziarie equivoche, rimane un paradiso fiscale per molti,
considerato che:
scrive Carlo Bonini per "la Repubblica", del 28 dicembre 2011: nel 2011 «la Grande Fuga dei capitali all'estero», stando a quanto accertato dalla Guardia di finanza, «ha raggiunto gli 11 miliardi di euro, più o meno un quarto dell'intera base imponibile evasa individuata dai controlli (46 miliardi). Di questi 11 miliardi, il 26 per cento è stato sottratto al Fisco attraverso società con sede legale all'estero e attività produttive stabili ma occulte nel nostro Paese. Il 18 per cento con l'antico strumento elusivo della cosiddetta "estero-vestizione" di società e persone fisiche, lo specchietto per le allodole necessario a fissare fraudolentemente oltre confine la residenza fiscale di chi le tasse dovrebbe pagarle in Italia. Il 17 per cento, con quel gioco di vasi comunicanti detto "transfer pricing", la cessione di quote di reddito tra consociate con la cessione di beni o prestazione di servizi, per concentrare gli utili soggetti a tassazione sulla società del gruppo che gode di un regime fiscale estero di favore. Il 39 per cento, con "altre manovre evasive". Ma c'è di più. Dal pozzo nero della nostra memoria degli anni '70 e '80 riaffiorano gli spalloni. Riempire una ventiquattr'ore destinata oltre frontiera con banconote da 500 euro (riescono a starcene fino a 12 mila pezzi, per un valore di 6 milioni di euro) è tornata ad essere un'opzione ricorrente. E, per quanto empirici, i dati dei sequestri di valuta negli ultimi tre mesi ai valichi normalmente utilizzati dagli spalloni (Ponte Chiasso e gli aeroporti di Malpensa e Fiumicino) crescono fino al 50 per cento rispetto alla vigilia dell'estate. Con picchi significativi tra ottobre e novembre scorsi, le ultime settimane dell'avventura berlusconiana, quando il Paese si è trovato dinanzi all'abisso del default (in questo periodo, soltanto al confine svizzero, sono stati sequestrati 2 milioni e 600 mila euro, mentre a Malpensa, si sono toccati i 3 milioni). La nuova stagione del governo Monti e la stretta fiscale sono evidentemente percepite come una minaccia. "E' ben possibile - chiosa il generale Bruno Buratti, comandante del III reparto Operazioni della Guardia di Finanza - che l'esportazione illegale di valuta riprenda a crescere con dati statisticamente significativi"»;
su un articolo pubblicato su "L'Espresso" il 10 novembre 2011, si legge che il dottor Grasso, «giudice dello storico maxiprocesso e poi procuratore di Palermo», in riferimento al modo in cui le mafie riciclano miliardi e inquinano l'economia mondiale è diretto: «"I numeri li fornisce Bankitalia: ogni giorno l'industria del riciclaggio ripulisce 410 milioni di euro. È il fatturato di un'economia sommersa che vale almeno il 10 per cento del Pil e dove le cosche hanno un ruolo chiave. Ma tutto questa ricchezza sottratta all'Erario frena lo sviluppo del Paese e distrugge l'equità fiscale, un valore oggi sempre più sentito dai cittadini"»;
considerato che con la crisi economica i Paesi del G20 e gli Stati membri dell'Unione europea hanno cominciato ad esprimersi in toni più critici nei confronti dei paradisi fiscali, ma purtroppo a tali critiche non sono seguite azioni concrete,
si chiede di sapere:
quali iniziative di competenza, alla luce dei fatti esposti in premessa, il Governo intenda assumere al fine di adoperarsi più efficacemente nel combattere la fuga di capitali all'estero nonché al fine attuare una lotta seria ai paradisi fiscali imponendo maggiore trasparenza e collaboratività a queste destinazioni privilegiate;
se non ritenga che sia necessario introdurre anche in Italia il reato di auto-riciclaggio considerato che, contrariamente agli altri Paesi occidentali, nel nostro Paese si può perseguire solo chi "pulisce" i soldi di altri, non chi opera per muovere i capitali che ha accumulato violando la legge;
se non ritenga inoltre opportuno promuovere le opportune iniziative normative al fine di ampliare l'applicazione della disposizione che punisce i prestanome, figure fondamentali che permettono gli investimenti, visto che adesso ci sono persino i "presta-conto", che mettono i loro depositi bancari a disposizione dei criminali;
se non ritenga infine immorale che aziende sotto diretto controllo pubblico abbiano filiali negli stessi paradisi fiscali, come, ad esempio, per le decine di società controllate o partecipate da Eni e Enel nel Delaware, alla Bahamas, alle isole Cayman, in Lussemburgo, eccetera e quali iniziative intenda assumere per garantire il rispetto delle regole di trasparenza;
quali iniziative, nelle opportune sedi europee, intenda intraprendere al fine di ottenere leggi omogenee per sequestri e confische anche all'estero, in maniera che non si creino Stati-rifugio, aumentando significativamente la cooperazione dei controllori nazionali e adottando sanzioni nette nei confronti dei paradisi fiscali.
(4-06862)
LANNUTTI - Ai Ministri per i beni e le attività culturali, dell'interno e della giustizia - Premesso che:
è stato convocato, d'urgenza, il Consiglio comunale di Sorrento (Napoli) per il 10 febbraio 2012 alle ore 12, al fine di deliberare in ordine alla vendita della prestigiosa villa di interesse archeologico e sottoposta a particolare tutela paesaggistico-ambientale sita a Sorrento in via Marina Grande 5, complesso immobiliare denominato "villa Tritone" o "villa Astor";
la Soprintendenza per i beni ambientali di Napoli, con nota acclarata al protocollo comunale n. 5319 del 2 febbraio 2012, indirizzata alla Regione Campania, alla Provincia di Napoli, al Comune di Sorrento e alla Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici, comunica il trasferimento di atto soggetto a diritto di prelazione (decreto legislativo n. 42 del 2004) in ordine alla vendita, per 35 milioni di euro, da parte del signor Mariano Pane nato a Sorrento il 22 febbraio 1937 ed ivi domiciliato in via Marina grande 5, a favore di Kamilla Dzhanashiya nata a Mosca (Russia) il 7 luglio 1989 ed ivi residente a Krylatskie Holmy, 47/37 e domiciliata a Firenze in via Giovanni Pico della Mirandola 9, rappresentata dall'avvocato Ginevra Giovannoni nata a Firenze il 27 dicembre 1970, ivi domiciliata in via G. Pico della Mirandola 9, giusta procura autenticata dal notaio Anna Ferrelli di Milano in data 4 novembre 2011, rep. 22053;
detto complesso immobiliare è da considerarsi patrimonio dell'umanità e costituisce un bene storico e culturale legato alla lotta antifascista per la resistenza, avendovi dimorato personalità come Togliatti, Croce, De Gasperi, Salvemini,
si chiede di sapere:
se il Governo non intenda far valere congiuntamente alla Regione Campania, alla Provincia di Napoli e al Comune di Sorrento il diritto di prelazione nei termini previsti dalla legge, onde evitare che un bene di prestigio storico e artistico e sottoposto a tutela archeologica possa essere acquistato da un privato, precisamente da una ventenne russa, sottraendolo al patrimonio dello Stato italiano;
se non ritenga necessario attivare ogni opportuna iniziativa al fine di acclarare, anche attraverso l'intervento della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, la legittima provenienza dell'ingente somma impiegata (35 milioni di euro) per l'acquisto della storica dimora.
(4-06863)
LANNUTTI - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che, da quanto rilevato dalle rappresentanze sindacali, risulterebbe che presso il Ministero dello sviluppo economico sia stato conferito un oneroso incarico di consulenza concernente le strategie di internazionalizzazione del Ministero, in particolar modo attinenti ai rapporti con l'Afghanistan;
considerato che l'amministrazione vanta due Direzioni generali, un ufficio del Consigliere diplomatico ed il personale dell'Istituto nazionale per il commercio estero (di cui una parte consistente confluirà presso il ministero), competenti sul piano dell'internazionalizzazione,
si chiede di sapere:
se corrisponda al vero che sia stato conferito l'incarico consulenziale di cui in premessa e/o di altri simili nonostante la presenza di personale interno competente per le stesse attività;
quali siano i motivi per cui non ne sia stata adeguata informazione attraverso il sito Internet del Ministero.
(4-06864)
LANNUTTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:
si apprende da indiscrezioni di stampa che con il cambio della composizione di Governo i "portaborse", assistenti e consulenti a vario titolo degli ex Ministri sarebbero stati immediatamente ricollocati in aziende pubbliche;
in particolare l'ex portavoce di Paolo Romani, Ministro pro tempore dello sviluppo economico, Francesca Esposito, sarebbe diventata l'assistente del Presidente di Invitalia;
Invitalia è l'agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa che agisce su mandato del Governo per accrescere la competitività del Paese, in particolare del Mezzogiorno, e per sostenere i settori strategici per lo sviluppo. I suoi obiettivi prioritari sono: favorire l'attrazione di investimenti esteri, sostenere l'innovazione e la crescita del sistema produttivo, valorizzare le potenzialità dei territori,
si chiede di sapere:
se corrisponda al vero quanto sopra e quali siano le valutazioni del Governo;
quali iniziative di competenza intenda adottare affinché la gestione della cosa pubblica non si trasformi nella gestione di un'agenzia per il lavoro, soprattutto in un momento storico delicatissimo sul piano occupazionale, garantendo criteri di competenza e professionalità nella scelta del personale al di fuori dalla longa manus dei potentati politici.
(4-06865)
FLERES - Al Ministro della giustizia - Premesso che:
la grave situazione del sovraffollamento della popolazione carceraria, la notevole carenza di personale di Polizia penitenziaria, l'esiguità di risorse finanziarie necessarie per garantire quantomeno i livelli minimi di salubrità e igiene dei posti di servizio, sono ormai fattori comuni in tutti gli istituti di pena della penisola;
il 30 gennaio 2012 nella casa di reclusione di Augusta (Siracusa), un detenuto affetto da disturbi psichici, recentemente rientrato in istituto dopo un periodo di osservazione psichiatrica, si è reso responsabile di un'aggressione nei confronti di un assistente capo di Polizia penitenziaria che ha riportato ecchimosi e contusioni e che è stato giudicato guaribile in 10 giorni;
episodi di violenza simili si riscontrano in tanti carceri italiani;
nella casa di reclusione di Augusta la situazione è veramente grave, le aggressioni si ripetono costantemente mettendo a dura prova il personale di Polizia penitenziaria che opera all'interno e che è già duramente oberato dai turni estenuanti che esercita per sopperire alla mancanza di personale,
si chiede di conoscere:
se il Ministro in indirizzo non intenda avviare interventi incisivi al fine di contrastare il disagio lavorativo del personale di Polizia penitenziaria in servizio presso la casa di reclusione di Augusta;
se non ritenga che la carenza di risorse finanziarie, necessarie per garantire i livelli di salubrità e igiene, nelle carceri ormai sovraffollate, sia da ritenersi una delle principali cause di disagi, di aggressione e di carenze strutturali e come intenda ovviare a questo problema.
(4-06866)
FLERES - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che, per quanto risulta all'interrogante:
nell'anno 1996 la società siciliana costruzioni meccaniche Cama Srl ha intrattenuto un rapporto di lavoro per la fornitura di impianti e di attrezzature per la lavorazione dei prodotti ortofrutticoli con la Fruit Company Srl di Nettuno (Roma);
non avendo onorato gli impegni contrattuali nel far fronte ai pagamenti convenuti ed essendo venuta a conoscenza della dichiarazione IVA del 1996 in cui la Fruit Company Srl dichiara un credito IVA di 1.462.276.000 lire, la Cama Srl chiede ed ottiene, in data 10 settembre 1997, dal tribunale di Catania un sequestro conservativo, notificato al secondo ufficio IVA di Roma in data 26 settembre 1997 e all'esattoria delle imposte dirette di Roma in data 2 ottobre 1997 da parte degli ufficiali giudiziari della pretura circondariale di Roma;
il 22 agosto 1998 la Fruit Company Srl cedeva una parte del credito IVA del 1996 con atto notarile redatto dal notaio Sandro Pantaleo di Nettuno;
il 29 aprile 1998 la signora Anna Maria Scaffati, in rappresentanza del secondo ufficio IVA di Roma, quale terzo pignorato, dichiarava che non risultavano presentate presso l'ufficio richieste di rimborso;
il 20 ottobre 1998 il signor Paolo Biondi, in rappresentanza del secondo ufficio IVA di Roma, quale terzo pignorato, dichiarava che esisteva un altro pignoramento notificato in data 10 novembre 1997 dal dottor Cesare Attanasio per 400.000.000 lire e che esisteva anche una richiesta di liquidazione presentata dalla Fruit Company al concessionario Monte dei Paschi e che l'ufficio IVA procedeva all'esame del rimborso secondo l'ordine cronologico delle pratiche di rimborso;
il 14 dicembre 1998 veniva notificata alla Monte dei Paschi copia della cessione di credito;
il 26 novembre 1999 il legale della Cama Srl, l'avvocato Giurato, inviava al Ministero delle finanze un atto dichiaratorio di diffida a non effettuare anticipazioni alla Fruit Company Srl;
il 14 gennaio 2000 la Monte dei Paschi comunicava alla Cama Srl di aver provveduto al rimborso, su espressa autorizzazione del secondo ufficio IVA di Roma, del solo importo dichiarato disponibile da parte dell'ente erogatore;
risulta incomprensibile che il secondo ufficio IVA di Roma, che non aveva ancora preso in esame la pratica di rimborso, e in presenza di un pignoramento e di una cessione di credito, abbia proceduto ad autorizzare il rimborso alla Fruit Company Srl;
il 23 marzo 2000, con sentenza n. 238 del tribunale di Velletri, la Fruit Company veniva dichiarata fallita ed in seguito alla ristrutturazione degli uffici finanziari dello Stato, la pratica della Cama Srl veniva trasferita all'Ufficio unico delle entrate Roma 8 di Pomezia;
il 18 aprile 2000 la Cama Srl procedeva ad inviare a tale ufficio un atto di diffida e di messa in mora;
il 22 febbraio 2001 la Cama Srl confermava la richiesta del diritto alla riscossione del credito stante le modalità e l'epoca con cui venne riconosciuto e fissato e che non poteva restare condizionato dalla corrente procedura fallimentare a cui ora soggiaceva la Fruit Company;
il 17 luglio 2001 l'Agenzia delle entrate Roma 8 rispondeva dichiarando che la richiesta di riscossione del credito non poteva essere esaudita in quanto sono in corso accertamenti fiscali per il rimborso richiesto dalla società Fruit Company,
si chiede di conoscere:
quali provvedimenti il Ministro in indirizzo intenda adottare per accertare eventuali abusi ed inadempienze da parte dei funzionari degli uffici del Ministero;
se sia stata effettivamente interessata, da parte dell'Agenzia delle entrate Roma 8, l'autorità giudiziaria competente e quale sia, ad ora, lo stato delle indagini.
(4-06867)
FLERES - Al Ministro della salute - Premesso che:
in Italia circa il 10 per cento della popolazione adulta è affetta da "acufene" (tinnitus in latino), un disturbo delle orecchie che provoca quasi sempre oltre che un calo di attenzione e di concentrazione, insonnia e anche un forte stato di depressione e di paura che il fischio possa essere sintomo di una malattia ben più grave;
l'acufene è costituito da rumori fastidiosi, a volte anche intensi, al punto di pregiudicare la qualità di vita della persona colpita, che possono essere percepiti su uno o su entrambi gli orecchi. Con l'andare del tempo il disturbo si centralizza e può essere percepito all'interno della testa;
molto spesso, non essendoci al momento ricerche e studi su questo tipo di patologia, viene definita dai medici come "disturbo molto fastidioso" curato con vitamine o con intervento chirurgico che molto spesso non risolve il problema,
l'interrogante chiede di conoscere se il Ministro in indirizzo non intenda intervenire per dare l'avvio a studi e ricerche scientifiche sull'acufene, patologia molto spesso invalidante che in Italia ha colpito circa 5 milioni di persone, permettendo così cure specifiche e informazioni corrette a chi è affetto da questa malattia.
(4-06868)
BUTTI - Al Ministro della salute - Premesso che:
la Lega italiana fibrosi cistica onlus (LIFC) rappresenta 6.000 pazienti affetti dalla malattia e circa 3.000.000 di portatori sani;
la fibrosi cistica è una malattia estremamente complessa per la quale non esiste ancora una cura, ma per la quale l'Italia si è dotata di una legge molto avanzata già dal 1993 che, unitamente alla ricerca, ha consentito di avere oggi una sopravvivenza fino ai 40 anni di età circa;
la LIFC ha espresso la forte preoccupazione per la discussione sul nuovo Patto per la salute 2013-2015, durante la quale sarà considerata l'abolizione della quota di finanziamento finalizzato del Fondo sanitario nazionle (AIDS, fibrosi cistica, eccetera) con messa a disposizione delle Regioni delle risorse dedicate nel fondo indistinto;
come prevede la legge 23 dicembre 1993, n. 548, recante "Disposizioni per la prevenzione e la cura della fibrosi cistica", le Regioni devono predisporre nell'ambito dei rispettivi piani sanitari azioni programmate quali la cura e la riabilitazione, la prevenzione primaria, l'informazione e la formazione sanitaria e tutti gli interventi diretti a fronteggiare la fibrosi cistica, considerando la malattia di alto interesse sociale;
in un clima di tagli come quello attuale, la richiesta da parte delle Regioni di svuotare di contenuto economico la legge n. 548 del 1993 produrrebbe gravi danni sia in termini di sopravvivenza sia in termini economici;
l'interrogante ha raccolto le forti preoccupazioni della LIFC di fronte all'intenzione delle Regioni di introdurre una riflessione contro una legge avanzata, presa come modello per la cura di altre patologie, e che in Italia ha portato enormi benefici sia in termini di organizzazione che di risparmi, e non ultimo in termini di durata della vita per i pazienti;
la legge, che rappresenta un unicum internazionale, è finanziata in misura insufficiente, in quanto i fondi non sono mai stati rivalutati mentre i pazienti sono raddoppiati, con spese pari a complessivi 4.390.000 euro a valere sul Fondo sanitario nazionale, dei quali 3.100.000 euro per l'assistenza e 1.290.000 per la ricerca, ripartiti tra le Regioni in base al numero dei malati e degli abitanti. L'Italia ha ottimizzato le risorse riducendo i costi ed è diventato il Paese in Europa con la migliore sopravvivenza (età media 21,13 anni contro 15,71 della Francia, 18,71 dell'Inghilterra, 17,63 della Germania, 12,4 della Grecia, eccetera);
i principi ispiratori della legge ritengono la malattia importante per la sua gravità, per la complessità di manifestazioni cliniche e di necessità di cure, per gli elevati costi assistenziali ed i complessi bisogni organizzativi, ed infine per la necessità di investimenti per la ricerca scientifica qualificata;
in questi anni le associazioni hanno sostenuto con tutte le energie possibili, soprattutto economiche, i centri di cura di riferimento, ma, nel caso in cui si dovesse attuare la proposta che toglierebbe i finanziamenti, c'è l'assoluta certezza che per quanto riguarda i pazienti affetti da fibrosi cistica quel diritto alla salute tanto auspicato dai padri costituenti verrebbe meno,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario, in occasione della definizione del Patto per la salute 2013-2015, porre in essere tutti gli opportuni interventi, al fine di scongiurare l'abolizione della quota di finanziamento finalizzato del Fondo sanitario nazionale (AIDS, Fibrosi cistica, eccetera) salvaguardando la destinazione di tali risorse che devono restare nella disponibilità dei pazienti affetti da fibrosi cistica, come previsto a norma di legge.
(4-06869)
MASCITELLI - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dell'economia e delle finanze -
(4-06870)
(Già 3-02426)