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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 673 del 09/02/2012


*ZANDA (PD). Signora Presidente, signora Ministro, credo sarebbe sbagliato oggi se ci attardassimo in polemiche politiche. Cercherò quindi di non farlo.

Dico subito che ho apprezzato l'obiettiva ricostruzione del ministro Cancellieri, e più in generale apprezzo la competenza e la prudenza con cui ha iniziato a guidare un Ministero difficile come quello dell'interno. Ho anche percepito nel suo intervento un sostegno non scontato al lavoro della Protezione civile e del prefetto Gabrielli, che del dipartimento ha la responsabilità operativa.

Per qualità professionali e abnegazione, Gabrielli merita il riconoscimento del Governo, ed è stata molto importante la conferma di fiducia da parte del presidente Monti nei suoi confronti. È servito a ridimensionare le polemiche di un leader politico in difficoltà nei confronti di un servitore dello Stato.

Che le gravissime condizioni meteorologiche di quest'ultima settimana abbiano determinato una vera e propria tragedia ce lo dicono dolorosamente i 40 cittadini italiani morti per il maltempo, e che si sia trattato di neve e gelo di straordinaria entità ce lo dicono le condizioni, spesso drammatiche, di cui si è parlato questa mattina, delle nostre città e di interi territori regionali nei giorni scorsi.

Questa mattina però, più che ripercorrere per l'ennesima volta la cronaca degli eventi, credo sia più utile affrontare senza ipocrisie alcuni dei nodi istituzionali politici e operativi che l'eccezionale ondata di maltempo ha fatto emergere. Il prefetto Gabrielli ha indicato nella legge n. 10 del 2011 una ragione dell'indebolimento della Protezione civile. Su questo punto voglio dire semplicemente che nessun servizio di Protezione civile può operare con efficacia se viene meno la facoltà di muoversi con tempestività assoluta nelle emergenze. Se questo è il problema, mi sembra corretto che la Protezione civile lo evidenzi e chieda che gli ostacoli vengano rimossi, fatti salvi naturalmente i controlli che, se successivi, dovranno essere ancora più penetranti. Naturalmente, però, discrezionalità non può voler dire assenza di misura nell'utilizzo delle risorse pubbliche, perché nessuna impresa, e a maggior ragione nessuna amministrazione pubblica, può agire se non all'interno di precisi limiti di spesa. È così persino per le Forze di polizia, cui è affidata l'emergenza della sicurezza pubblica, ed è così per le Forze armate impegnate nella difesa del Paese. Anche alla Protezione civile servono quindi budget definiti e preventivi. Serve un senso del limite, con la supervisione del Ministero dell'economia. Ho letto che negli ultimi otto anni la Protezione civile avrebbe impiegato 10 miliardi di euro. Francamente debbo dire che livelli di spesa così elevati vanno valutati con molta attenzione, soprattutto in presenza di un sistema iniquo, lo hanno ricordato poco fa sia il senatore Astore che il senatore Torri, che costringe le Regioni più deboli e più duramente colpite a sperare che non venga dichiarato lo stato di calamità, perché questo determinerebbe il completo dissesto delle loro finanze.

Altra annosa questione è la collocazione istituzionale della Protezione civile e cioè se convenga mantenerla alle dirette dipendenze della Presidenza del consiglio ovvero se debba tornare al Ministero dell'interno, come è stato in passato. È una questione che riemerge continuamente e di cui anche negli ultimi giorni si è parlato. Sono scelte di Governo e sarebbe utile che il presidente Monti informasse il Parlamento delle ragioni per cui, a suo giudizio, conviene l'una o l'altra soluzione. Ricordo che, anni fa, su richiesta dell'allora direttore, la Protezione civile divenne un Dipartimento della Presidenza del Consiglio, al fine di garantire il coordinamento tra le tante autorità pubbliche che vi concorrono. Suggerisco molta prudenza nell'utilizzo di questo argomento. Nel nostro ordinamento costituzionale il Presidente del Consiglio dei ministri ha la responsabilità dell'unità di indirizzo politico e amministrativo del Governo, funzione che mal si concilia con l'esercizio da parte sua di pezzi di amministrazione attiva che il Presidente non sarà mai in grado di gestire se non attraverso un sistema di deleghe. Condivido la lettera e lo spirito delle direttive che il presidente Monti ha emanato ieri, indicando la strada del rigore ai suoi collaboratori. Ricordo, per esperienza personale, quando la Presidenza del Consiglio occupava, con poche centinaia di funzionari, il solo edificio di Palazzo Chigi. Oggi il suo personale si è numericamente molto dilatato, sino a raggiungere varie migliaia di unità, e i suoi uffici soffrono della stessa bulimia immobiliare che ha colpito anche la Camera e il Senato. Complessivamente, i tre organi costituzionali hanno occupato gran parte del centro storico di Roma e, snaturandolo, lo hanno trasformato in una vera e propria cittadella di uffici pubblici.

È forse giunto il momento di fermarci a riflettere, cercando di capire se e in quale misura questi eccessi abbiano migliorato la qualità del lavoro del Parlamento e della Presidenza del Consiglio.

Nella gestione delle conseguenze del maltempo spicca anche la vicenda della città di Roma, su cui molti senatori si sono attardati e sulla quale anche io non posso tacere. Al sindaco Alemanno voglio ricordare, come hanno già fatto i senatori Rutelli e Torri, che lui è l'autorità di protezione civile della città di Roma. È un compito impegnativo, ma per esercitarlo il Comune di Roma possiede uffici, mezzi e strutture: ha una pianta organica di 32.000 dipendenti e controlla società per azioni operative che operano sul territorio cittadino, in tutto 62.000 persone. La protezione civile è una responsabilità che gli compete e il sindaco Alemanno ha il dovere di esercitarla prendendosene onori e oneri. Se qualcosa non va, lo dica prima del disastro, perché se protesta dopo, tutti penseranno che stia cercando capri espiatori o argomenti che lo giustifichino. In vista di possibili nevicate, al sindaco di Roma non si chiede di garantire alla città un sistema di interventi perfetto come quello Trentino, ma di avere piani di intervento, di prevedere adeguate scorte di materiali di soccorso e di predisporre strutture in grado di essere rese operative con tutta la rapidità che le emergenze richiedono. Gli si chiede, inoltre, anche l'umiltà di domandare preventivamente aiuto allo Stato, in tutte le circostanze in cui si accorge di non potercela fare da solo.

Oggi l'andamento climatico del nostro pianeta sta molto cambiando e una grande città come Roma non può non essersi accorta dell'andamento irregolare del clima, con picchi che vanno ripetendosi con sempre maggior frequenza, e non è scusabile che si faccia trovare impreparata. Per di più, se è vero che il clima è diventato instabile, è anche vero che le previsioni meteorologiche sono ormai molto precise. Che a Roma avrebbe nevicato venerdì scorso lo sapevano tutti da molti giorni e lo sapeva anche Alemanno, anche a prescindere dai bollettini della Protezione civile nazionale. Capisco la preoccupazione del sindaco di Roma per le elezioni amministrative dell'anno venturo. Capisco che tenti di rimediare sottoponendosi a pesanti tour de force televisivi. Gli dico soltanto che tra un sindaco che si scusa per un suo errore operativo e uno che scarica le sue responsabilità sulla protezione civile, gli elettori preferiscono di gran lunga il primo.

In chiusura vorrei rivolgermi direttamente a lei, ministro Cancellieri. Nella prossima discussione del decreto-legge sulle liberalizzazioni ripresenterò per l'ennesima volta un emendamento che sopprime i poteri della Protezione civile in occasione dei grandi eventi. Mi auguro che il Governo ne sostenga, con il suo parere favorevole, l'approvazione. Negli anni la Protezione civile ha dato prove eccellenti nelle emergenze. Lasciamo lavorare in pace il suo capo, il suo personale specializzato e i suoi volontari, ma che le emergenze siano vere e non eventi sportivi, religiosi e culturali, elevati alla categoria di grandi eventi solo per poter disporre di risorse e di ampie deroghe alle norme sugli appalti, sulla concorrenza, sulla trasparenza e sulla vigilanza. Restituiamo tutta intera la Protezione civile alle sue delicatissime funzioni. Eliminiamo ogni ombra sulla sua missione. Escludiamo ogni possibilità di un suo uso politico. Mi auguro sinceramente che il Governo segua questa strada e devo dirle, signora Ministro, che conoscendola ne sono anche certo, perché se così non fosse, vorrebbe dire che i tempi grigi della Protezione civile sono destinati a continuare e a ripetersi. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Di Nardo).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Gasparri. Ne ha facoltà.