Ripresa della discussione sull'informativa del Ministro dell'interno (ore 11,22)
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Zanda. Ne ha facoltà.
*ZANDA (PD). Signora Presidente, signora Ministro, credo sarebbe sbagliato oggi se ci attardassimo in polemiche politiche. Cercherò quindi di non farlo.
Dico subito che ho apprezzato l'obiettiva ricostruzione del ministro Cancellieri, e più in generale apprezzo la competenza e la prudenza con cui ha iniziato a guidare un Ministero difficile come quello dell'interno. Ho anche percepito nel suo intervento un sostegno non scontato al lavoro della Protezione civile e del prefetto Gabrielli, che del dipartimento ha la responsabilità operativa.
Per qualità professionali e abnegazione, Gabrielli merita il riconoscimento del Governo, ed è stata molto importante la conferma di fiducia da parte del presidente Monti nei suoi confronti. È servito a ridimensionare le polemiche di un leader politico in difficoltà nei confronti di un servitore dello Stato.
Che le gravissime condizioni meteorologiche di quest'ultima settimana abbiano determinato una vera e propria tragedia ce lo dicono dolorosamente i 40 cittadini italiani morti per il maltempo, e che si sia trattato di neve e gelo di straordinaria entità ce lo dicono le condizioni, spesso drammatiche, di cui si è parlato questa mattina, delle nostre città e di interi territori regionali nei giorni scorsi.
Questa mattina però, più che ripercorrere per l'ennesima volta la cronaca degli eventi, credo sia più utile affrontare senza ipocrisie alcuni dei nodi istituzionali politici e operativi che l'eccezionale ondata di maltempo ha fatto emergere. Il prefetto Gabrielli ha indicato nella legge n. 10 del 2011 una ragione dell'indebolimento della Protezione civile. Su questo punto voglio dire semplicemente che nessun servizio di Protezione civile può operare con efficacia se viene meno la facoltà di muoversi con tempestività assoluta nelle emergenze. Se questo è il problema, mi sembra corretto che la Protezione civile lo evidenzi e chieda che gli ostacoli vengano rimossi, fatti salvi naturalmente i controlli che, se successivi, dovranno essere ancora più penetranti. Naturalmente, però, discrezionalità non può voler dire assenza di misura nell'utilizzo delle risorse pubbliche, perché nessuna impresa, e a maggior ragione nessuna amministrazione pubblica, può agire se non all'interno di precisi limiti di spesa. È così persino per le Forze di polizia, cui è affidata l'emergenza della sicurezza pubblica, ed è così per le Forze armate impegnate nella difesa del Paese. Anche alla Protezione civile servono quindi budget definiti e preventivi. Serve un senso del limite, con la supervisione del Ministero dell'economia. Ho letto che negli ultimi otto anni la Protezione civile avrebbe impiegato 10 miliardi di euro. Francamente debbo dire che livelli di spesa così elevati vanno valutati con molta attenzione, soprattutto in presenza di un sistema iniquo, lo hanno ricordato poco fa sia il senatore Astore che il senatore Torri, che costringe le Regioni più deboli e più duramente colpite a sperare che non venga dichiarato lo stato di calamità, perché questo determinerebbe il completo dissesto delle loro finanze.
Altra annosa questione è la collocazione istituzionale della Protezione civile e cioè se convenga mantenerla alle dirette dipendenze della Presidenza del consiglio ovvero se debba tornare al Ministero dell'interno, come è stato in passato. È una questione che riemerge continuamente e di cui anche negli ultimi giorni si è parlato. Sono scelte di Governo e sarebbe utile che il presidente Monti informasse il Parlamento delle ragioni per cui, a suo giudizio, conviene l'una o l'altra soluzione. Ricordo che, anni fa, su richiesta dell'allora direttore, la Protezione civile divenne un Dipartimento della Presidenza del Consiglio, al fine di garantire il coordinamento tra le tante autorità pubbliche che vi concorrono. Suggerisco molta prudenza nell'utilizzo di questo argomento. Nel nostro ordinamento costituzionale il Presidente del Consiglio dei ministri ha la responsabilità dell'unità di indirizzo politico e amministrativo del Governo, funzione che mal si concilia con l'esercizio da parte sua di pezzi di amministrazione attiva che il Presidente non sarà mai in grado di gestire se non attraverso un sistema di deleghe. Condivido la lettera e lo spirito delle direttive che il presidente Monti ha emanato ieri, indicando la strada del rigore ai suoi collaboratori. Ricordo, per esperienza personale, quando la Presidenza del Consiglio occupava, con poche centinaia di funzionari, il solo edificio di Palazzo Chigi. Oggi il suo personale si è numericamente molto dilatato, sino a raggiungere varie migliaia di unità, e i suoi uffici soffrono della stessa bulimia immobiliare che ha colpito anche la Camera e il Senato. Complessivamente, i tre organi costituzionali hanno occupato gran parte del centro storico di Roma e, snaturandolo, lo hanno trasformato in una vera e propria cittadella di uffici pubblici.
È forse giunto il momento di fermarci a riflettere, cercando di capire se e in quale misura questi eccessi abbiano migliorato la qualità del lavoro del Parlamento e della Presidenza del Consiglio.
Nella gestione delle conseguenze del maltempo spicca anche la vicenda della città di Roma, su cui molti senatori si sono attardati e sulla quale anche io non posso tacere. Al sindaco Alemanno voglio ricordare, come hanno già fatto i senatori Rutelli e Torri, che lui è l'autorità di protezione civile della città di Roma. È un compito impegnativo, ma per esercitarlo il Comune di Roma possiede uffici, mezzi e strutture: ha una pianta organica di 32.000 dipendenti e controlla società per azioni operative che operano sul territorio cittadino, in tutto 62.000 persone. La protezione civile è una responsabilità che gli compete e il sindaco Alemanno ha il dovere di esercitarla prendendosene onori e oneri. Se qualcosa non va, lo dica prima del disastro, perché se protesta dopo, tutti penseranno che stia cercando capri espiatori o argomenti che lo giustifichino. In vista di possibili nevicate, al sindaco di Roma non si chiede di garantire alla città un sistema di interventi perfetto come quello Trentino, ma di avere piani di intervento, di prevedere adeguate scorte di materiali di soccorso e di predisporre strutture in grado di essere rese operative con tutta la rapidità che le emergenze richiedono. Gli si chiede, inoltre, anche l'umiltà di domandare preventivamente aiuto allo Stato, in tutte le circostanze in cui si accorge di non potercela fare da solo.
Oggi l'andamento climatico del nostro pianeta sta molto cambiando e una grande città come Roma non può non essersi accorta dell'andamento irregolare del clima, con picchi che vanno ripetendosi con sempre maggior frequenza, e non è scusabile che si faccia trovare impreparata. Per di più, se è vero che il clima è diventato instabile, è anche vero che le previsioni meteorologiche sono ormai molto precise. Che a Roma avrebbe nevicato venerdì scorso lo sapevano tutti da molti giorni e lo sapeva anche Alemanno, anche a prescindere dai bollettini della Protezione civile nazionale. Capisco la preoccupazione del sindaco di Roma per le elezioni amministrative dell'anno venturo. Capisco che tenti di rimediare sottoponendosi a pesanti tour de force televisivi. Gli dico soltanto che tra un sindaco che si scusa per un suo errore operativo e uno che scarica le sue responsabilità sulla protezione civile, gli elettori preferiscono di gran lunga il primo.
In chiusura vorrei rivolgermi direttamente a lei, ministro Cancellieri. Nella prossima discussione del decreto-legge sulle liberalizzazioni ripresenterò per l'ennesima volta un emendamento che sopprime i poteri della Protezione civile in occasione dei grandi eventi. Mi auguro che il Governo ne sostenga, con il suo parere favorevole, l'approvazione. Negli anni la Protezione civile ha dato prove eccellenti nelle emergenze. Lasciamo lavorare in pace il suo capo, il suo personale specializzato e i suoi volontari, ma che le emergenze siano vere e non eventi sportivi, religiosi e culturali, elevati alla categoria di grandi eventi solo per poter disporre di risorse e di ampie deroghe alle norme sugli appalti, sulla concorrenza, sulla trasparenza e sulla vigilanza. Restituiamo tutta intera la Protezione civile alle sue delicatissime funzioni. Eliminiamo ogni ombra sulla sua missione. Escludiamo ogni possibilità di un suo uso politico. Mi auguro sinceramente che il Governo segua questa strada e devo dirle, signora Ministro, che conoscendola ne sono anche certo, perché se così non fosse, vorrebbe dire che i tempi grigi della Protezione civile sono destinati a continuare e a ripetersi. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Di Nardo).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Gasparri. Ne ha facoltà.
GASPARRI (PdL). Signora Ministro, onorevoli senatori, non ho intenzioni polemiche nello svolgere questo intervento: mi rammarico invece per alcune notazioni polemiche che ho ascoltato nell'ultimo intervento, e anche in altri. Ho qui copiosa documentazione, che potrei esibire e citare, ma, a questo punto di un'emergenza perdurante e che potrebbe rinnovarsi nelle prossime ore, non ritengo di far perder tempo al Senato nel dire che alla tale ora è successo questo e che il giorno tale non è stato detto quest'altro.
Respingo al mittente una serie di valutazioni, e faccio una semplice constatazione, pur potendo copiosamente argomentare su insufficienze nazionali che si sono verificate nei giorni scorsi. Il sindaco di Roma ha sospeso venerdì scorso l'attività didattica nelle scuole, mentre autorità nazionali o facenti capo al Governo nessuna iniziativa avevano assunto per quanto riguarda uffici pubblici, talché, quando venerdì scorso nella mattinata la nevicata nella Capitale si è fatta consistente, uno dei motivi di disagio è stato che migliaia di persone che erano nei luoghi di lavoro, che il sindaco non poteva aver chiuso in mancanza di allerta da parte di strutture nazionali, hanno avuto grande difficoltà a rientrare nelle loro abitazioni. Questo va detto, perché il sindaco è stato più solerte e attento nell'assumere iniziative precauzionali a tutela della cittadinanza di quanto non abbiano fatto strutture nazionali o afferenti a realtà di Governo.
Per il resto, consiglio ai colleghi e anche al Governo la lettura dell'editoriale di oggi di Pierluigi Battista sul «Corriere della Sera», che fa una notazione abbastanza condivisibile. Il Governo, oltre alla competenza, al rispetto, alla capacità che dimostra, godendo della nostra fiducia e del nostro sostegno, talvolta dovrebbe avere maggiore capacità di presenza, di ascolto e anche svolgere con calore la propria opera (sembra un paradosso usare questa notazione rispetto al gelo di questi giorni). Cito Pierluigi Battista - per economia di tempo rinviando nel merito alla lettura di quell'articolo - che fa un'esortazione positiva al Governo, sottolineando che forse, anche per il suo profilo tecnico, il Governo ha tardato a metterci la faccia, su questa emergenza, che non era solo della città di Roma, perché quei viaggiatori che - a Carsoli o verso il Sud del Lazio, o alla guida di camion, a Cesena, o nelle Marche, o in Romagna o altrove - hanno subito disagi, hanno patito anche quella mancanza di una presenza fisica che a volte non è la soluzione del problema - lo dico con rispetto, signora Ministro - ma dà la sensazione della presenza delle istituzioni ed è di conforto. Abbiamo visto che le riunioni tra il Presidente del Consiglio e il responsabile della Protezione civile sono avvenute con molti giorni di ritardo. Sarebbe stato opportuno che si fossero svolte prima.
Comprendiamo l'agenda, l'Europa, le questioni internazionali, i viaggi all'estero, che hanno un'innegabile rilevanza, in un momento di difficoltà economica e per un Governo che è nato soprattutto per affrontare quei problemi; tuttavia, ci sono Ministri anche in quest'Aula che, in altri frangenti, ci hanno messo la loro faccia e sono intervenuti, anche al di là delle strette competenze. Cosa si sarebbe detto di un Governo guidato da Berlusconi se non ci fosse stata una presenza immediata dello stesso Presidente del Consiglio, del sottosegretario Letta, del ministro Matteoli o di altri? L'esortazione al Governo è a metterci un po' più la faccia e l'attenzione su queste vicende, a richiamare le Ferrovie ai controlli che devono essere fatti.
Servono piani migliori per Roma? Certamente, senatore Zanda, di fronte allo sconvolgimento climatico, ma anche le Ferrovie dello Stato, che non mi sembra abbiano aperto ieri e che esistono da qualche secolo, possono affrontare piani, come possono farlo altre società pubblico-private, concessionari come quelli che gestiscono le autostrade. (Applausi dei senatori Gramazio e Zanda).
Ho visto in televisione camionisti che raccontavano cose disperate; non erano abitanti della città di Roma. Credo che il Paese e tutti si debbano interrogare anche sullo stato della Protezione civile, perché si potrebbe dire che non è stato questo Governo a rivederne alcune funzioni, ma ricordo anche in quest'Aula le polemiche che, soprattutto da sinistra, sono servite a depotenziare la capacità di intervento della Protezione civile proponendo di demandare tutto ai sindaci. Alcuni dei colleghi che hanno parlato in Aula oggi - penso al senatore Saltamartini - sono sindaci di Comuni medio-piccoli che hanno pochi mezzi e poche possibilità, e perfino il sindaco della Capitale non può avere i mezzi per affrontare crisi che si producono in questa città, per fortuna, con cadenza ventennale o trentennale.
Da questo punto di vista, una riflessione collettiva, da destra, da centro e da sinistra, va fatta, perché ho l'impressione che sulla Protezione civile anche polemiche e vicende che non è quest'Aula che deve accertare o approfondire abbiano determinato non solo le correzioni necessarie per evitare che tutti gli eventi diventassero grandi eventi, che tutte le procedure diventassero di emergenza, ma anche depotenziamenti sbagliatissimi, sui quali occorre riflettere. Questo è l'invito che facciamo al Governo: è una fase tecnica, di tregua e impegno nazionale; pertanto credo che tutte le parti politiche, insieme ai tecnici, che queste cose le maneggiano e le conoscono per le loro precedenti esperienze - il ministro Cancellieri ha un curriculum tra i più significativi nel nostro Paese - debbano andare a verificare se le correzioni fatte siano state tutte giuste.
Non si dica che le fece il Governo dell'epoca, perché ricordo che anche in quest'Aula ebbero luogo polemiche e attacchi di ogni tipo, che hanno poi determinato una paralisi. E il fatto che il prefetto Gabrielli affermi di non poter fare nulla dovrebbe essere motivo di riflessione e di correzione. Non emetto giudizi sull'adeguatezza delle persone. Potrei farlo, ma, essendo possibili altre nevicate, essendoci state delle vittime ed essendoci una larga parte del Paese che vive ancora l'emergenza, il senso di responsabilità ci porta a non gettare benzina sul fuoco delle polemiche, a guardare le cose che vanno corrette, i piani che vanno messi a punto, le correzioni di giudizio che anche a sinistra vanno apportate sulla Protezione civile, che non può essere accusata di onnipotenza prima, quando era potente, e oggi, che è troppo depotenziata, di essere latitante.
Presidenza del vice presidente NANIA (ore 11,39)
(Segue GASPARRI). Cerchiamo di trovare il giusto equilibrio e di far sì che i sindaci, anche quello della Capitale, non siano lasciati soli nell'emergenza, avendo assunto provvedimenti già giovedì sera, quando a livello di Governo mi pare che ci siano voluti tre o quattro giorni per vedere qualcuno.
Al di là della puntuale ricostruzione dell'attività burocratica e amministrativa fatta dal ministro Cancellieri, sul piano della presenza e della prontezza d'azione credo che questo Governo - augurandomi che emergenze di questa natura non si ripetano - avrebbe potuto, o potrebbe in futuro (ma auguriamoci che non sia chiamato a simili prove) fare di più e di meglio, con più immediatezza, più presenza, più conforto, anche psicologico e morale, oltre che operativo, per i cittadini, che hanno registrato un eccesso di latitanza e di assenza, che ha costretto anche i sindaci ad andare al di là dei loro poteri e delle loro responsabilità e causando tensioni e nervosismi.
Quanto agli aggettivi e alle polemiche: nessuno credo abbia fatto tutte le dichiarazioni giuste, ma lo stato di solitudine in cui taluni si sono trovati dovrebbe essere motivo di riflessione anche autocritica - lo diciamo garbatamente - da parte del Governo. (Applausi dal Gruppo PdL).
PRESIDENTE. Dichiaro così concluso il dibattito sull'informativa resa dal Ministro dell'interno, che ringrazio per la disponibilità.