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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 673 del 09/02/2012


ASTORE (Misto-ParDem). Signora Presidente, ringrazio della cortesia di avermi consentito di intervenire subito, perché, signora Ministro, oltre ad essere un terremotato, devo anche raggiungere il Molise, e chissà se ci arriverò oggi, in quanto ci sono numerose difficoltà.

Sulla sua relazione, signora Ministro, do un giudizio molto positivo, perché è stata puntuale e molto analitica. Se mi posso permettere una critica, l'anima ce l'ha data alla fine, quando ha espresso speranza e solidarietà a chi soffre. In simili circostanze, tutti dimentichiamo che va protetto il cittadino debole e che tutta la macchina dello Stato, delle Regioni, delle prefetture e dei Comuni deve puntare a tale risultato. Infatti, ognuno di noi sa difendersi da tali calamità (stasera, in caso di difficoltà ad arrivare a Campobasso, credo anche una pattuglia dei Carabinieri mi potrà accompagnare a casa), ma dobbiamo pensare soprattutto ai cittadini inermi e deboli che non riescono invece a farlo.

Come dicevo, alla fine credo che quest'anima ci sia stata. Sono rimasto anche bene impressionato dai numerosi interventi. Ho preso alcuni appunti: 11.000 interventi dei Vigili del fuoco e 9.000 uomini impegnati dalla Polizia stradale sono tanti. A me non piace, glielo dico con molta lealtà, avendo vissuto il terremoto del Molise, di cui quest'anno ricorre il decimo anniversario, fare lo sciacallo utilizzando le disgrazie e le calamità naturali. Spesso in questo ramo Parlamento, da ambo le parti, si utilizzano queste disgrazie per propaganda politica e per puro interesse di ordine politico.

Credo che dobbiamo riscoprire la solidarietà umana: per questo, signora Ministro, la legge n. 10 del 2011, che lei ha citato, è una legge iniqua. Se lei va a rileggere gli atti del dibattito che ne precedette l'approvazione troverà un forte richiamo all'esigenza di non mercificare la solidarietà. Con quella legge, Tremonti ha tolto l'anima stessa della solidarietà nazionale: affermando che le Regioni devono intervenire pagando in prima battuta gli interventi a seguito delle calamità naturali ha tolto la funzione suprema di uno Stato, cioè quella di aiutarsi, in caso di catastrofi naturali, dalle Alpi alla Sicilia. Lasciamo anche, in un'eventuale riforma, la compartecipazione delle Regioni, ma deve essere legata al PIL e alla loro ricchezza. È giusto infatti che si compartecipi, ma la calamità può colpire la Puglia come la Sicilia, il Veneto come la Liguria, quindi non ci possono essere distinzioni federali per quanto riguarda le calamità. Ascoltate una persona che le ha vissute in prima persona, che è stato per 40 giorni in una tenda su un campo sportivo in attesa che la Protezione civile ci desse la possibilità di rientrare a casa.

Questa deve quindi essere un'occasione per una riflessione per il Parlamento e per voi del Governo, che vi trovate nella posizione di poter procedere ad un riordino generale della Protezione civile, non rispolverando vecchie glorie o vecchi Rambo, ma facendo della Protezione civile quello che deve essere, cioè un organismo nazionale di raccordo e di pronto intervento. Non mi piacciono le critiche facili, dare addosso a Bertolaso o a Gabrielli. Sinceramente non ho nulla contro Bertolaso: ho solo assistito a interventi velocissimi per quanto riguarda il terremoto del Molise e soprattutto a una grande solidarietà verso le popolazioni; il resto si vedrà in altri ambiti.

Auspico che il Governo consideri l'occasione odierna come un dibattito preventivo anche rispetto ad altre questioni importanti, come per quanto riguarda le liberalizzazioni che il Senato sta esaminando. Oggi dobbiamo anche cambiare metodo, e io che sono nel Gruppo Misto posso dirlo più degli altri: i partiti oggi devono sì pensare alle grandi riforme e supportare questo Governo, ma in via preventiva si possono dare degli indirizzi, perché oggi voi avete l'occasione di salvare questo Paese. Già lo state facendo, ma avete l'opportunità di salvare anche la politica, che giorno per giorno sta perdendo credibilità presso la gente, e certamente non per colpa vostra.

Correggiamo quindi quanto prima gli errori legislativi sulla Protezione civile e soprattutto pensiamo a ciò in cui deve tradursi la grande solidarietà nazionale, che dobbiamo esprimere per rendere giustizia. Io ho preso la parola e ho chiesto ai miei amici di farmi intervenire perché ci sono emergenze ancora aperte. So che l'Unione europea ha fatto ben due richiami allo Stato italiano, perché non possiamo tenere le emergenze in perenne apertura per 10 o 15 anni, ma non possiamo neanche differenziare i territori italiani. I furbi, magari, hanno avuto la possibilità di non pagare i contributi e la sospensione del pagamento dei tributi per un certo periodo di tempo, o la restituzione in 60-70 giorni. Io mi sono anche reso protagonista, dopo questa terribile esperienza del terremoto, che non auguro a nessuno, presentando una proposta solitaria per il riordino della Protezione civile in cui vanno fissati i diritti dei cittadini. Il compito del Parlamento e di uno Stato è fissare i diritti di un cittadino in caso di calamità naturale, legandoli anche alla posizione economica delle Regioni; tuttavia non si può lasciare a un'ordinanza di Monti, di Berlusconi, di Prodi o di chiunque altro quello che deve essere un diritto di chi ha perso la casa o si trova in queste situazioni di disagio. Serve una legge che fissi il periodo dell'emergenza, perché non è giusto che in una Regione duri fino a 30 anni o e in un'altra solo due.

Riprendetele, queste situazioni aperte. Non so se la Protezione civile passerà sotto le dipendenze del Ministero o diventerà Agenzia: ne discuteremo, e chi può dare una mano la deve assolutamente dare, ma è opportuno che riprendiate in mano queste occasioni. Da noi, nel Molise, per difendere un territorio, ci sono ancora 1.500 persone dopo 10 anni nelle casette. È giusto? Se pur di fronte a una popolazione povera, di anziani e disagiati, non si può dare l'emergenza, allora inventiamo meccanismi di uscita dall'emergenza lenta e diamo precedenza assoluta agli atti amministrativi che riguardano queste cose. Non si possono abbandonare le popolazioni dopo la fine dell'emergenza. Credo che sia il caso di discutere, al di là della gestione che va controllata - come sosteneva correttamente il collega Piscitelli - e del fatto che le contabilità separate devono essere passate al vaglio serio della Corte dei conti perché nessuno deve utilizzare disgrazie e terremoti per interessi politici, e non solo.

Sono rimasto scioccato quando ho sentito che l'Esercito viene pagato e non mi sono, quindi, meravigliato quando ho scoperto che i Vigili del fuoco vengono pagati dalla Protezione civile con la contabilità speciale quando intervengono, egregiamente, come lei ha detto. Credo che questi aspetti vadano regolamentati. Lo stesso deve avvenire, per finire, per il volontariato, che è il nerbo portante di certe operazioni di grande solidarietà nazionale. Ma anche nel volontariato dobbiamo saper distinguere: ci sono giovani eroi che fanno il volontariato libero e gratuito, come deve essere e come detta la legge nazionale, ma c'è anche chi ne approfitta per altre cose e per altri interessi.

In conclusione, ricordo che io sono stato l'unico parlamentare ad aver presentato un emendamento ad una legge di stabilità per dire no al G8 all'Aquila. Sono rimasto solo. Esporre la sofferenza, signora Ministro, ci offende. Qualche Primo Ministro è caduto, sia pure avendo una grande solidarietà di ordine umano, esponendo la sofferenza e trasformandola, come avviene anche in questi giorni, in talk show. La politica deve aiutare in silenzio, con atti amministrativi, la povera gente. Ecco perché credo che lei debba riprendere, insieme al suo Governo, questo coordinamento, anche per recuperare quel prestigio che si sta riacquistando in Europa, perché per la Protezione civile per questi eventi - l'ho detto prima e lo risottolineo - abbiamo due richiami dell'Europa, che lei conoscerà certamente. Non possiamo, a distanza di 20 anni da un evento, continuare a fare appalti in emergenza. Fatto questo, credo che modernizzeremo ulteriormente lo Stato, ma gli daremo anche quell'anima di cui lei, signora Minsitro, parlava all'inizio. (Applausi del senatore Tonini. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Nania. Ne ha facoltà.