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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 673 del 09/02/2012


PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sull'informativa del Ministro dell'interno.

È iscritto a parlare il senatore Piscitelli. Ne ha facoltà.

PISCITELLI (CN:GS-SI-PID-IB). Signora Presidente, vorrei ringraziare il Ministro dell'interno per la relazione e le comunicazioni che ha portato all'Assemblea e per aver spiegato quelli che sono stati gli interventi posti in essere dalla macchina dello Stato. Vorrei sottolineare che in questi giorni vi sono state tante polemiche e si è parlato tanto dei disagi che si sono creati, ma nessuno ha messo in evidenza lo sforzo immane degli uomini dei Vigili del fuoco, della Polizia di Stato, dei Carabinieri, di tutte le Forze armate, che si sono spese, al di là del loro compito, per portare sollievo alle zone colpite fortemente da un maltempo che in Italia, che non è una Nazione come la Norvegia o la Svezia, si ripete ogni trent'anni. Fortunatamente, infatti, non sono situazioni che dobbiamo affrontare troppo spesso.

Ci sono altri eventi invece che purtroppo colpiscono l'Italia di anno in anno e sono quelli che riguardano il dissesto idrogeologico e le alluvioni. Rispetto a questi, dobbiamo domandarci perché, nonostante si siano spesi tanti soldi e tante risorse, non si sia ancora arrivati ad una soluzione definitiva.

Sono stato amministratore per tanti anni nella mia città, Porto Recanati, una città di mare che anche in questo periodo di maltempo ha dovuto subire fortissime mareggiate. Ebbene, da decenni sono stati spesi miliardi di lire, e poi milioni di euro, senza che si sia trovata una soluzione definitiva al problema della difesa della costa.

Bisogna domandarsi cosa hanno fatto le Regioni. Per quanto mi riguarda, io voglio parlare oggi della mia Regione - le Marche - affrontando così anche la questione inerente il recente decreto milleproroghe, varato dal precedente Governo, che forse ha messo al centro la volontà di non dare più risorse ma di rendere responsabili quegli enti, come la Regione, che vivono il proprio territorio e devono difendere gli interessi dei cittadini e di quelle imprese che, purtroppo, quotidianamente, oltre a sopportare la crisi, devono trovarsi in difficoltà per eventi atmosferici di questo genere. Si pensi alle alluvioni e al fatto che non si puliscono più i fiumi. Ma quanti soldi sono arrivati per pulire i letti dei fiumi? Quanti soldi sono arrivati in questi anni, e quanti ancora arriveranno, per affrontare un'emergenza di dissesto idrogeologico che quotidianamente viviamo?

Ma oggi parliamo di queste forti nevicate. Io voglio qui spegnere la polemica, perché non si può affrontare un discorso come questo in un momento di disagio per i cittadini. Dobbiamo renderci responsabili, come istituzioni, e collaborare, rendendo operativo quel senso di solidarietà che sempre deve esserci tra le istituzioni. Invece, a volte i mass media mettono in evidenza soltanto le storture e le difficoltà di un sindaco o di un Presidente di Provincia. Mi dispiace poi vedere alcuni politici che partecipano a programmi televisivi, come avvenuto ieri sera in una trasmissione nella quale il presidente di Provincia della mia Regione Ricci, esponente del centrosinistra, ha attaccato il sindaco di Roma, invece di pensare ai problemi del suo territorio. Il presidente Ricci ieri mi ha colpito perché, in un momento come questo, invece di pensare ai problemi che vive la sua Provincia per quanto riguarda l'emergenza neve, si è messo a discutere delle mancanze del sindaco di Roma e di altri.

In questo gioco non bisogna entrare, ma bisogna che da parte delle istituzioni vi sia senso di responsabilità. Lo Stato centrale ha sempre dimostrato questo senso di responsabilità, e adesso lo devono dimostrare anche le Regioni e le Province (quello dei Comuni è un capitolo a parte, perché i Comuni si trovano quotidianamente sul territorio: i sindaci rispondono direttamente ai cittadini, e devo riconoscere che questo ambito ha funzionato).

Voglio invece aprire una parentesi positiva per quanto riguarda la Protezione civile delle Marche, la mia Regione, che ha funzionato benissimo, perché c'è un disaster manager che sa ciò che deve fare. Si tratta del dottor Oreficini, che voglio ringraziare personalmente perché ha saputo, come sempre, coordinare l'azione della Protezione civile con quella dei tanti volontari, cui va il nostro rispetto, perché sono persone che si spendono per aiutare i propri concittadini.

Signora Ministro, non voglio dilungarmi. Voglio soltanto che si spengano quelle polemiche di piccolo cabotaggio che, purtroppo, fanno parte di quella politica che noi dobbiamo abbandonare, anche in questo senso. Noi dobbiamo essere responsabili. Io voglio ringraziare lei per quanto ha fatto lo Stato. Vi è stata poi anche una polemica per l'intervento delle Forze armate. Ma cosa vogliamo dalle Forze armate, da persone che, comunque, quotidianamente, per uno stipendio che è quello che è, sono chiamate a svolgere lavori per i quali non dovrebbero essere disponibili? Pensiamo, ad esempio, a quanto successo in Campania per l'emergenza rifiuti. Noi dobbiamo ringraziare le Forze armate.

Se poi c'è qualche fraintendimento tra le istituzioni, invece di aprire polemiche, se ne parli. Per quanto riguarda, ad esempio, la questione di chi deve intervenire a sostenere le spese, il Ministero ha detto che non saranno i Comuni a sostenerle ma il Ministero stesso. Quindi, la polemica si spegne lì. Invece, sono stati scritti articoli di giornali e pagine intere sull'Esercito che chiedeva soldi. Io voglio assolutamente essere qui, oggi, per condividere un senso di responsabilità che deve esserci sempre tra le istituzioni. La collaborazione, in questo momento, è importante, anche perché un'altra ondata di maltempo sta per arrivare. Le previsioni sono importanti, e per questo ringrazio l'Aeronautica militare, Nessuno la ringrazia mai, ma l'Aeronautica militare è quella maggiormente preposta a dare le previsioni del tempo, e le dà sempre correttamente. Dobbiamo ringraziarla per il lavoro importante che svolge.

Questo deve essere oggi il senso comune, che deve unirci per parlare di come affrontare questa emergenza maltempo. Un senso comune che non va perso, e per tale motivo io sono felice che lei abbia dato oggi questa comunicazione, in quanto ha rappresentato bene quello che è stato l'intervento dello Stato centrale, che troppo spesso viene denigrato e che, invece, come lei ha dimostrato, ha fatto migliaia di interventi nelle varie Regioni.

Si debbono responsabilizzare anche gli enti locali, in particolare le Regioni. Io non parlo per le altre Regioni, ma parlo per la mia, e lo faccio da ex amministratore locale, che ha visto quanto accade nei territori e come vengono spesi i soldi. Vada a vedere la Corte dei conti come le Regioni spendono e hanno speso i soldi in questi anni per il dissesto idrogeologico. Vivo a Porto Recanati e, come tutti i cittadini, mi sento indignato perché nel corso di decenni abbiamo visto spendere e fare operazioni tecniche, su cui non posso mettere in bocca perché nelle emergenze c'è la possibilità di svincolarsi, dall'ordinario, e quindi di spendere soldi anche in modo diverso dal previsto. Ebbene, sono stati spesi milioni di euro, ma il problema non è stato mai risolto con la conseguenza che spesso, maltempo, alluvioni e grosse mareggiate distruggono le imprese della zona. Per chi vive di turismo, questo è stato davvero il colpo di grazia. Annualmente questi accadimenti si susseguono.

Oggi abbiamo avuto l'emergenza maltempo e si sono fatte tante critiche. Però guardiamo al quotidiano ed a quanto succede; controlliamo come vengono usate le risorse, signora Ministro, perché sono state tante. Oggi si parla tanto di tagli e di sprechi. Andiamo a vedere veramente e realmente come le Regioni impegnano i loro bilanci: i fondi finiscono per il 90 per cento nella sanità, ma cosa rimane poi? L'attività convegnistica. Ma alla fine le Regioni non hanno risorse per fare sviluppo o alcunché. Controlliamo anche come vengono spese tutte le risorse provenienti dallo Stato centrale per affrontare queste emergenze. Oggi chiedo questo: che si controlli. Se si vuol fare qualcosa di positivo, in questo momento si può indicare la strada della deroga al Patto di stabilità per i Comuni, che sono quelli che stanno soffrendo maggiormente in questo momento l'emergenza maltempo. (Applausi dai Gruppi CN:GS-SI-PID-IB e PD e dei senatori Astore e De Angelis).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Di Nardo. Ne ha facoltà.

DI NARDO (IdV). Signora Presidente, onorevoli colleghi, innanzitutto voglio ringraziare il Ministro per le notizie che ci ha portato stamani. Devo dire che mi sarei aspettato, più che sapere che cosa è stato fatto e come si è comportato lo Stato, delle risposte su come andare avanti dopo. Se stamattina sono venuto poco preoccupato per quanto successo, perché poi mi sembra che non sia successo niente (ferrovie bloccate per scambi congelati; strade chiuse con ritardi enormi; Polstrada senza catene, quindi auto della Polizia stradale bloccate nelle officine; Italia spezzata in due, senza collegamenti tra Nord e Sud), adesso sono terrorizzato per quello che potrà accadere domani, visto che, malgrado tutto, una task force imponente è intervenuta per mettere in sicurezza il Paese, e abbiamo visto cos'è successo in questi due giorni. Sembra oggi invece che non sia successo niente. Immaginatevi, dopo l'allertamento che abbiamo avuto ieri, cosa accadrà domani e di cosa dobbiamo preoccuparci. Ebbene, mi sarei aspettato di sapere dal Ministro perché non ha veramente funzionato il sistema. Come mai il Governo non spiega perché quella benedetta legge n. 10, approvata lo scorso anno, non viene immediatamente eliminata?

Vorrei svolgere una riflessione: la Protezione civile in Italia, già con l'Agenzia della protezione civile, che era stata affidata ad un vulcanologo, ricercatore di fama mondiale, il professor Barberi, aveva realizzato un sistema veramente imponente, con delle regole precise, ed era riuscita a dare anche degli input alle Regioni, alle Province e ai Comuni, creando le colonne mobili dappertutto. Quindi, quando Alemanno si lamenta, lo deve fare con se stesso, perché dispone di un nucleo comunale di protezione civile (e una città come Roma doveva avere anche un sistema molto più imponente). Il sindaco Alemanno si era incontrato con il prefetto Gabrielli il giorno 2 febbraio; aveva avuto indicazioni ma ha risposto che ci avrebbe pensato lui. Ebbene, abbiamo visto come ci ha pensato lui. Certamente, però, era lui che doveva provvedere, perché la Protezione civile nazionale non interviene in caso di neve, com'è successo a Roma. Semmai bisognava prendersela con la Regione Lazio, che si deve dotare di una Sala operativa all'altezza, come ha fatto a suo tempo la Regione Campania, dove esiste una Sala operativa, un sistema di Protezione civile che funziona perché abbiamo sempre rispettato le regole che ci sono state imposte dal Dipartimento nazionale.

Da un vulcanologo abbiamo poi affidato la Protezione civile al dottor Bertolaso, medico specialista in malattie tropicali, il quale, invece di pensare alla Protezione civile, ha pensato a ben altro. Abbiamo affidato gli eventi al professor Bertolaso; ci siamo dimenticati che la Protezione civile era tutt'altro. Voglio ricordare che in quest'Aula si era votato il disegno di legge che trasformava la Protezione civile in società per azioni: stavamo facendo un altro disastro se non fosse che, fortunatamente, qualche giorno dopo il Governo ha fatto un passo indietro. Dopodiché, abbiamo avuto un prefetto della Repubblica, il dottor Gabrielli, che con molta correttezza ha attivato il sistema, o piuttosto quello che ci è rimasto del sistema di Protezione civile.

Non possiamo pensare che prima disponevamo di ingenti fondi, per cui era possibile anche attivare le associazioni di volontariato di protezione civile. Oggi questo non è più possibile; oggi ci affidiamo alle Regioni, che, in caso di calamità naturali, devono intervenire, chiedere loro i finanziamenti allo Stato oppure aumentare le tasse regionali, mettere mano alle accise sui carburanti, ragion per cui una tassa sulla disgrazia grava su chi chiede di intervenire, nel territorio dove si è verificato il problema. Prima non funzionava in questo modo. Bisogna tornare indietro. Vogliamo restituire alla Protezione civile la possibilità di intervenire?

Voglio ricordarvi che all'isola del Giglio il professor Gabrielli è intervenuto solo dopo otto giorni: prima forse eravamo abituati male perché Bertolaso arrivava prima ancora del disastro, e già con i soldi per potervi provvedere.

SPADONI URBANI (PdL). Ti sei dimenticato L'Aquila!

DI NARDO (IdV). All'Aquila Bertolaso è arrivato per la costruzione. La Protezione civile è previsione e prevenzione: questo è il ruolo a cui la Protezione civile ci ha abituati nel passato. (Commento della senatrice De Feo).

Le Regioni si devono dotare delle Sale operative; i Comuni devono fornire nuclei di Protezione civile, e così le Province, che hanno l'obbligo di intervenire sulle strade. Non funziona così però. Abbiamo distrutto una "Ferrari" che avevamo messo nelle mani prima di Bertolaso, oggi del povero Gabrielli, che però non ha la possibilità di mettere la benzina.

Interventi del genere vanno previsti prima, perché oggi solo i terremoti sono imprevedibili: tutto il resto è possibile. Dobbiamo però avere anche la capacità di intervenire. Capisco che a questo Governo non si possono addossare colpe che non ha; si è trovato in questa situazione; tuttavia, stamattina mi sarei aspettato che il Ministro venisse con proposte concrete.

Non è possibile venire in Senato e sapere che, in base a un'ordinanza del sindaco - se non erro - domani il Senato resterà chiuso: in Commissione ambiente dovrà slittare il termine per la presentazione degli emendamenti a lunedì. Non è possibile che, in condizioni del genere, per la neve che cade su Roma, chiudiamo gli uffici; certamente le scuole, perché non ci sarà il riscaldamento - ed è giusto - però è necessario intervenire con intelligenza, soprattutto mettendo in sicurezza la gente.

Dobbiamo farci carico del problema, e questo è ciò che chiediamo al Governo. Ho letto ieri che il presidente Monti, subito dopo questa emergenza, vuole riprendere in mano il problema della Protezione civile. Bisogna ridare alla Protezione civile gli strumenti per poter operare. Se ciò non avviene, ci troveremo sempre nelle stesse condizioni, con una Protezione civile che distribuirà solo le carte e i bollettini meteo: più di questo non potrà fare. Bisogna creare le condizioni per ripristinare le associazioni di volontariato di protezione civile, per far capire alle Regioni, alle Province e ai Comuni che occorre dotarsi di strumenti (e alcune Regioni lo hanno fatto in passato, utilizzando fondi europei per acquistare mezzi) per creare nel Paese la possibilità di mettere in sicurezza i cittadini. Nella Regione Campania siamo stati gli unici a creare una Scuola regionale di protezione civile, per preparare ragazzi che volontariamente affrontano qualsiasi emergenza nel Paese. Ebbene, lo abbiamo fatto perché avevamo idea e sapevamo come intervenire nel campo della protezione civile.

Ciò che è successo in questi giorni fa veramente paura. Chiediamo al Governo di intervenire in questo campo. Signora Ministro, onorevoli senatori, a nome del mio Gruppo esprimo la piena solidarietà a tutti coloro che sono stati duramente colpiti e provati da questa anomala condizione meteorologica e spero si possa fare molto meglio e soprattutto ritornare a ciò che era stato costruito prima e far sì che questa Protezione civile possa di nuovo funzionare bene, come è stato nel passato. (Applausi dal Gruppo IdV).

PRESIDENTE. Senatore Di Nardo, la Presidenza sta facendo qualche accertamento, ma ad oggi, a questo momento, non risulta alla Presidenza nessuna decisione di chiusura del Senato per domani.

DI NARDO (IdV). È stato detto ieri in Commissione, Presidente.

PRESIDENTE. Volevo solo fare questa precisazione, senza suscitare alcuna polemica.

È iscritto a parlare il senatore Astore. Ne ha facoltà.

ASTORE (Misto-ParDem). Signora Presidente, ringrazio della cortesia di avermi consentito di intervenire subito, perché, signora Ministro, oltre ad essere un terremotato, devo anche raggiungere il Molise, e chissà se ci arriverò oggi, in quanto ci sono numerose difficoltà.

Sulla sua relazione, signora Ministro, do un giudizio molto positivo, perché è stata puntuale e molto analitica. Se mi posso permettere una critica, l'anima ce l'ha data alla fine, quando ha espresso speranza e solidarietà a chi soffre. In simili circostanze, tutti dimentichiamo che va protetto il cittadino debole e che tutta la macchina dello Stato, delle Regioni, delle prefetture e dei Comuni deve puntare a tale risultato. Infatti, ognuno di noi sa difendersi da tali calamità (stasera, in caso di difficoltà ad arrivare a Campobasso, credo anche una pattuglia dei Carabinieri mi potrà accompagnare a casa), ma dobbiamo pensare soprattutto ai cittadini inermi e deboli che non riescono invece a farlo.

Come dicevo, alla fine credo che quest'anima ci sia stata. Sono rimasto anche bene impressionato dai numerosi interventi. Ho preso alcuni appunti: 11.000 interventi dei Vigili del fuoco e 9.000 uomini impegnati dalla Polizia stradale sono tanti. A me non piace, glielo dico con molta lealtà, avendo vissuto il terremoto del Molise, di cui quest'anno ricorre il decimo anniversario, fare lo sciacallo utilizzando le disgrazie e le calamità naturali. Spesso in questo ramo Parlamento, da ambo le parti, si utilizzano queste disgrazie per propaganda politica e per puro interesse di ordine politico.

Credo che dobbiamo riscoprire la solidarietà umana: per questo, signora Ministro, la legge n. 10 del 2011, che lei ha citato, è una legge iniqua. Se lei va a rileggere gli atti del dibattito che ne precedette l'approvazione troverà un forte richiamo all'esigenza di non mercificare la solidarietà. Con quella legge, Tremonti ha tolto l'anima stessa della solidarietà nazionale: affermando che le Regioni devono intervenire pagando in prima battuta gli interventi a seguito delle calamità naturali ha tolto la funzione suprema di uno Stato, cioè quella di aiutarsi, in caso di catastrofi naturali, dalle Alpi alla Sicilia. Lasciamo anche, in un'eventuale riforma, la compartecipazione delle Regioni, ma deve essere legata al PIL e alla loro ricchezza. È giusto infatti che si compartecipi, ma la calamità può colpire la Puglia come la Sicilia, il Veneto come la Liguria, quindi non ci possono essere distinzioni federali per quanto riguarda le calamità. Ascoltate una persona che le ha vissute in prima persona, che è stato per 40 giorni in una tenda su un campo sportivo in attesa che la Protezione civile ci desse la possibilità di rientrare a casa.

Questa deve quindi essere un'occasione per una riflessione per il Parlamento e per voi del Governo, che vi trovate nella posizione di poter procedere ad un riordino generale della Protezione civile, non rispolverando vecchie glorie o vecchi Rambo, ma facendo della Protezione civile quello che deve essere, cioè un organismo nazionale di raccordo e di pronto intervento. Non mi piacciono le critiche facili, dare addosso a Bertolaso o a Gabrielli. Sinceramente non ho nulla contro Bertolaso: ho solo assistito a interventi velocissimi per quanto riguarda il terremoto del Molise e soprattutto a una grande solidarietà verso le popolazioni; il resto si vedrà in altri ambiti.

Auspico che il Governo consideri l'occasione odierna come un dibattito preventivo anche rispetto ad altre questioni importanti, come per quanto riguarda le liberalizzazioni che il Senato sta esaminando. Oggi dobbiamo anche cambiare metodo, e io che sono nel Gruppo Misto posso dirlo più degli altri: i partiti oggi devono sì pensare alle grandi riforme e supportare questo Governo, ma in via preventiva si possono dare degli indirizzi, perché oggi voi avete l'occasione di salvare questo Paese. Già lo state facendo, ma avete l'opportunità di salvare anche la politica, che giorno per giorno sta perdendo credibilità presso la gente, e certamente non per colpa vostra.

Correggiamo quindi quanto prima gli errori legislativi sulla Protezione civile e soprattutto pensiamo a ciò in cui deve tradursi la grande solidarietà nazionale, che dobbiamo esprimere per rendere giustizia. Io ho preso la parola e ho chiesto ai miei amici di farmi intervenire perché ci sono emergenze ancora aperte. So che l'Unione europea ha fatto ben due richiami allo Stato italiano, perché non possiamo tenere le emergenze in perenne apertura per 10 o 15 anni, ma non possiamo neanche differenziare i territori italiani. I furbi, magari, hanno avuto la possibilità di non pagare i contributi e la sospensione del pagamento dei tributi per un certo periodo di tempo, o la restituzione in 60-70 giorni. Io mi sono anche reso protagonista, dopo questa terribile esperienza del terremoto, che non auguro a nessuno, presentando una proposta solitaria per il riordino della Protezione civile in cui vanno fissati i diritti dei cittadini. Il compito del Parlamento e di uno Stato è fissare i diritti di un cittadino in caso di calamità naturale, legandoli anche alla posizione economica delle Regioni; tuttavia non si può lasciare a un'ordinanza di Monti, di Berlusconi, di Prodi o di chiunque altro quello che deve essere un diritto di chi ha perso la casa o si trova in queste situazioni di disagio. Serve una legge che fissi il periodo dell'emergenza, perché non è giusto che in una Regione duri fino a 30 anni o e in un'altra solo due.

Riprendetele, queste situazioni aperte. Non so se la Protezione civile passerà sotto le dipendenze del Ministero o diventerà Agenzia: ne discuteremo, e chi può dare una mano la deve assolutamente dare, ma è opportuno che riprendiate in mano queste occasioni. Da noi, nel Molise, per difendere un territorio, ci sono ancora 1.500 persone dopo 10 anni nelle casette. È giusto? Se pur di fronte a una popolazione povera, di anziani e disagiati, non si può dare l'emergenza, allora inventiamo meccanismi di uscita dall'emergenza lenta e diamo precedenza assoluta agli atti amministrativi che riguardano queste cose. Non si possono abbandonare le popolazioni dopo la fine dell'emergenza. Credo che sia il caso di discutere, al di là della gestione che va controllata - come sosteneva correttamente il collega Piscitelli - e del fatto che le contabilità separate devono essere passate al vaglio serio della Corte dei conti perché nessuno deve utilizzare disgrazie e terremoti per interessi politici, e non solo.

Sono rimasto scioccato quando ho sentito che l'Esercito viene pagato e non mi sono, quindi, meravigliato quando ho scoperto che i Vigili del fuoco vengono pagati dalla Protezione civile con la contabilità speciale quando intervengono, egregiamente, come lei ha detto. Credo che questi aspetti vadano regolamentati. Lo stesso deve avvenire, per finire, per il volontariato, che è il nerbo portante di certe operazioni di grande solidarietà nazionale. Ma anche nel volontariato dobbiamo saper distinguere: ci sono giovani eroi che fanno il volontariato libero e gratuito, come deve essere e come detta la legge nazionale, ma c'è anche chi ne approfitta per altre cose e per altri interessi.

In conclusione, ricordo che io sono stato l'unico parlamentare ad aver presentato un emendamento ad una legge di stabilità per dire no al G8 all'Aquila. Sono rimasto solo. Esporre la sofferenza, signora Ministro, ci offende. Qualche Primo Ministro è caduto, sia pure avendo una grande solidarietà di ordine umano, esponendo la sofferenza e trasformandola, come avviene anche in questi giorni, in talk show. La politica deve aiutare in silenzio, con atti amministrativi, la povera gente. Ecco perché credo che lei debba riprendere, insieme al suo Governo, questo coordinamento, anche per recuperare quel prestigio che si sta riacquistando in Europa, perché per la Protezione civile per questi eventi - l'ho detto prima e lo risottolineo - abbiamo due richiami dell'Europa, che lei conoscerà certamente. Non possiamo, a distanza di 20 anni da un evento, continuare a fare appalti in emergenza. Fatto questo, credo che modernizzeremo ulteriormente lo Stato, ma gli daremo anche quell'anima di cui lei, signora Minsitro, parlava all'inizio. (Applausi del senatore Tonini. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Nania. Ne ha facoltà.

NANIA (PdL). Signora Ministro, intervengo per ringraziarla per la tempestività con cui è venuta a riferire in Aula e per la tempestività con la quale, in occasione dell'ultima alluvione in Provincia di Messina, si è portata insieme al ministro Clini sui luoghi.

Volevo, inoltre, sottoporre alla sua attenzione due problemi, di cui uno è già oggetto di un'interrogazione parlamentare che ho presentato. Vi è innanzitutto il tema della tassa sulla disgrazia e poi quello che riguarda la tempestività degli interventi in genere con riferimento alle competenze delle Regioni, degli enti locali e dello Stato. Ieri il senatore Legnini e oggi il senatore Piscitelli hanno messo in evidenza questo aspetto paradossale che anche io, nella mia città, vivo di recente, perché due frazioni sono isolate per il crollo di un ponte che potrebbe essere facilmente rimpiazzato da un ponte del Genio militare. Quando la Provincia ha chiesto l'installazione in via provvisoria, in attesa della realizzazione del ponte definitivo, si è sentito dire che ci vogliono circa 250.000 euro. Questo è un problema che va risolto e impostato, e confido nella sua attenzione su questa specifica fattispecie perché è veramente insopportabile che un ente pubblico debba, diciamo così, pagare l'intervento di un altro ente pubblico, a fronte, nello specifico, della solidarietà nazionale, e dell'aiuto e dell'abbraccio che questo deve dare a chi si trova in una situazione di disagio. Il problema è stato sollevato con forza, e io la prego di verificare, insieme al Ministro della difesa, se e come è possibile intervenire nell'immediato senza scaricare sull'ente pubblico i costi che, in mancanza di risorse, come conseguenza determinerebbero l'isolamento delle frazioni (e ciò, francamente, mi sembra un paradosso).

La seconda problematica che sottopongo alla sua attenzione, e che ha connotati di carattere anche giuridico, riguarda il rapporto che intercorre tra la Regione, gli enti locali e lo Stato. In Sicilia lei è arrivata dopo due giorni, il che ha ingenerato nelle popolazioni locali la speranza e la convinzione che lo Stato ci sia, presentandosi con due Ministri nell'immediato. Successivamente, però, si sarebbe dovuta predisporre l'ordinanza con la quale si pronuncia lo stato di emergenza (sulla quale si è perduto molto tempo), e comunque, in relazione a questo, si sarebbero dovute dare indicazioni su come intervenire. Ma cosa è successo in pratica? Il Presidente della Regione Siciliana, smentendo e, comunque, non intendendo applicare la normativa contenuta nel decreto-legge milleproroghe dello scorso anno (come comunicato con sua specifica lettera il 7 dicembre scorso), non ha partecipato in via preventiva con propri fondi alla soluzione dei problemi connessi all'emergenza.

Come lei saprà, a tale proposito la normativa nazionale ha subito delle modifiche, non in conseguenza di una scelta rientrante nelle politiche di governo, ma di una precisa disposizione di legge, quella inerente alla modifica del Titolo V della Costituzione realizzata nel 2001 dal centrosinistra, che ha conferito in via preventiva la competenza relativa alla gestione del territorio alle Regioni. Ebbene, il Governo nazionale in nome di questa riforma ha affermato in maniera specifica che la Regione deve intervenire nell'immediato con le risorse disponibili in bilancio. In caso non ve ne siano, è riconosciuta la facoltà di aumentare le tasse fino ad una certa soglia o in alternativa, se tale soglia è stata già raggiunta, applicando un aumento di cinque centesimi sulle accise. Solo dopo, in via sussidiaria e aggiuntiva, lo Stato interviene in aiuto per risolvere il problema.

Il Presidente della Regione Siciliana, invocando, per un verso, l'autonomia speciale e negando per l'altro la competenza dello Stato ad intervenire in una materia, tutto sommato, di natura fiscale, non ha inteso, fino a qualche giorno fa, prendere parte, partecipare e quindi decidere. Di fronte ad una situazione di questo tipo, che si trascina dal 24 novembre scorso (quando lei è venuta sul posto) ad oggi, dunque da più di due mesi, non si è fatto ancora niente. Non ci sono risorse, gli sfollati sono alloggiati in case in affitto, i titolari di alberghi o case chiedono il pagamento: non si è visto assolutamente nulla, perché lo Stato, per bocca del ministro Clini, ha ritenuto di non intervenire e, per bocca del sottosegretario Polillo, ha ritenuto di non intervenire se prima la Regione non fa la sua parte.

In questa situazione di stallo, una decisione va presa, perché si rischia l'esplosione del problema dei "forconi" e ci si chiede perché a Genova e a Firenze arrivino gli aiuti e nel Sud no. Peraltro, a tal proposito, parlando con il responsabile della Protezione civile, ho appreso che in Liguria sono state aumentate le accise, come pure in Toscana, e solo successivamente è intervenuto lo Stato con ulteriori fondi.

Lei certamente si renderà conto di quale situazione può determinarsi in una Regione delicatissima e molto particolare come la Sicilia. Le chiedo allora di chiarire innanzitutto come in casi del genere lo Stato, ai sensi dell'articolo 120 della Costituzione (di cui non do lettura perché certamente è a sua conoscenza), può e deve intervenire con tempestività laddove un ente locale, una Regione, una Provincia, un Comune o una città metropolitana non lo fanno. Voglio sottolineare che in casi delicati come questo in cui un mancato intervento della Regione a monte blocca, di conseguenza, l'intervento dello Stato quest'ultimo è necessario che intervenga, ai sensi dell'articolo 120 della Costituzione, sostituendosi ad essa, perché così è previsto dal Titolo V. Questa è la prima problematica che sottopongo alla sua attenzione per il futuro, e anche nel caso in cui sulla questione messinese si dovesse ancora perdere tempo.

Sottopongo alla sua attenzione una seconda questione: la Provincia di Messina è l'unica in tutta la Sicilia dove ogni anno, con una puntualità quasi cronometrica, anche a causa delle differenze climatiche (come ha spiegato il ministro Clini), si vengono a determinare questi problemi. Dunque, quando si verificano eventi calamitosi, si deve dichiarare la rilevanza nazionale della calamità. Infatti, non si tratta più di un fatto episodico, perché - voglio metterlo in evidenza - puntualmente ogni anno muoiono delle persone. Cito il caso della mia città, Barcellona Pozzo di Gotto: il sindaco di Messina, dopo i famosi fatti di Giampilieri che hanno provocato 37 vittime, ha installato a spese del Comune un sistema di rilevamento atmosferico perimetrato a 100 chilometri; solo in ragione di questo il sindaco di Barcellona Pozzo di Gotto è stato informato dal sindaco di Messina del fatto che si prevedeva lo scarico di una massa enorme di pioggia, non sul Comune di Barcellona Pozzo di Gotto ma in un Comune a monte, e quindi la mattina, alle ore 9, ha ordinato lo sgombero delle scuole, suscitando le proteste dei genitori che non si spiegavano come mai, non essendoci una particolare «paura atmosferica» nella città di Barcellona, fosse stato ordinato lo sgombero. Meno male che ha fatto così, perché il torrente che si trova vicino alle scuole è poi tracimato. Molte classi in piano cantinato sono state coperte fino al tetto, per circa tre metri: signora Ministro, le lascio immaginare cosa sarebbe accaduto alle 12,30 tra i bambini che uscivano da scuola e quelli che rimanevano in classe.

Dunque, anche il sistema di rilevamento non può comunicare che dalla Toscana alla Sicilia si prevede mal tempo. Questo è quanto comunica la Protezione civile, ovviamente non per responsabilità del prefetto Gabrielli, ma perché così è.

Le ho sottoposto queste problematiche perché le ritengo importanti per la prevenzione di futuri eventi calamitosi. (Applausi dal Gruppo PdL).