CANCELLIERI, ministro dell'interno. Signora Presidente, onorevoli senatori, gran parte della penisola è stata colpita nei giorni scorsi da condizioni meteorologiche particolarmente avverse che hanno pochi precedenti per l'intensità e l'estensione territoriale delle precipitazioni nevose e per le rigidissime temperature raggiunte. A questa eccezionale situazione ha corrisposto una mobilitazione generosa, improntata a grande spirito di sacrificio da parte di tutte le componenti, anche quelle locali, del Sistema nazionale di Protezione civile. Colgo subito l'occasione, quindi, per ringraziare tutti coloro che si sono prodigati ai vari livelli istituzionali, gli apparati dello Stato, i Comuni, le Province e le Regioni. Un ringraziamento va ai prefetti, che hanno prontamente istituito i centri di coordinamento soccorsi, a tutte le Forze di polizia e agli appartenenti al Corpo nazionale dei vigili del fuoco, nonché agli operatori del volontariato di protezione civile. Desidero anche sottolineare l'importanza degli interventi posti in essere dal personale militare delle Forze armate.
La straordinarietà dell'evento ha provocato, seppur indirettamente, la perdita di vite umane, oltre che ingenti danni alle abitazioni, alle infrastrutture viarie e ferroviarie, nonché alle reti dei servizi essenziali. Sincero cordoglio esprimo, anche a nome del Governo, alle famiglie delle vittime. A tutti coloro che hanno subito danni in conseguenza degli eccezionali accadimenti di questi giorni rivolgo un pensiero affettuoso con sentimenti di vicinanza e di solidarietà.
La situazione atmosferica, ancora in corso, si avvicina per durata e persistenza a quelle del gennaio 1985 e del febbraio 1956, quando sono state registrate le massime punte di gelo e di accumuli di neve sull'Italia. Si tratta di condizioni meteorologiche del tutto inusuali per il nostro clima, destinate, secondo le valutazioni degli esperti, a ripresentarsi con un tempo di ritorno di circa 30 anni.
L'evoluzione di perturbazioni provenienti dal Nord Europa ha portato, nella mattinata di martedì 31 gennaio, alla diffusione di nevicate fino a quote di pianura sul Nord-Ovest italiano, in successiva estensione all'Emilia-Romagna e a parte di Toscana, Umbria e Marche.
Nei giorni successivi la situazione ha fatto registrare un'intensificazione dei fenomeni atmosferici avversi, con particolare intensità sul versante adriatico e con interessamento anche della Capitale.
L'andamento della situazione meteorologica viene attentamente seguito dal Dipartimento della protezione civile nell'ambito dell'attività di previsione e monitoraggio.
È mio preciso intento fornire un puntuale quadro ricognitivo degli interventi dispiegati e delle principali criticità che hanno contraddistinto questa severa emergenza.
Le prefetture, con il tempestivo ed efficace supporto delle Forze di polizia, dei Vigili dei fuoco e con il concorso delle Forze armate, sono state impegnate 24 ore su 24, sin dall'inizio, con uno sforzo teso ad alleviare i disagi dei cittadini ed a prevenire ulteriori situazioni di rischio per la pubblica incolumità.
Il Ministero dell'interno ha seguito l'evolversi della situazione attraverso le due sale operative (Viabilità Italia e Centro operativo nazionale dei Vigili del fuoco) attivate presso il Viminale, coordinando oltre 11.500 interventi dei Vigili del fuoco ed un numero altrettanto elevato di operazioni di soccorso in ambito stradale con l'impiego di circa 9.000 pattuglie della polizia stradale.
Nelle operazioni di soccorso sono intervenuti anche 21.122 uomini dei Vigili del fuoco con l'utilizzo di 2.346 mezzi specificamente attrezzati e destinati a fronteggiare l'emergenza.
Per le esigenze anche di soccorso è stata disposta l'assegnazione di aliquote di rinforzo - a disposizione delle autorità di pubblica sicurezza di 11 Province - di 150 unità di reparti mobili della Polizia di Stato e di 98 militari dei battaglioni mobili dell'Arma dei carabinieri.
Vengo ora ad una ricostruzione dettagliata delle attività svolte, che si basa sugli elementi forniti dal Dipartimento della protezione civile della Presidenza del Consiglio e dai Dipartimenti dei vigili del fuoco e della pubblica sicurezza del Ministero dell'interno.
A seguito del significativo peggioramento delle condizioni atmosferiche, a partire dal pomeriggio di giovedì 2 febbraio, il capo del Dipartimento della protezione civile ha convocato il comitato operativo di cui fanno parte tutte le strutture operative del Sistema nazionale della protezione civile (il Corpo nazionale dei vigili del fuoco, del soccorso e della difesa civile, le Forze armate, il Corpo forestale dello Stato, la Croce Rossa Italiana, le organizzazioni nazionali di volontariato, il Corpo nazionale del soccorso alpino e speleologico, la Conferenza unificata delle Regioni e delle Province autonome, l'Istituto superiore per la protezione ambientale, il Servizio sanitario nazionale). Si tratta di un organismo di raccordo e coordinamento che è attivato di norma nelle situazioni di più complessa criticità, corrispondenti al più elevato livello di attivazione del Sistema di protezione civile. Sono stati, altresì, invitati a partecipare rappresentanti della direzione generale per le dighe e le infrastrutture idriche ed elettriche del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, delle principali società di telefonia, delle società erogatrici dei servizi essenziali e i gestori della viabilità stradale e ferroviaria.
È stata rilevata la necessità, inoltre, di disporre il coinvolgimento del sindaco, del presidente della Provincia e del prefetto di Roma, nonché del presidente della Regione Lazio.
Come detto, le attività di soccorso dei Vigili del fuoco sono state coordinate dal Centro operativo nazionale del Viminale, che dispone la razionale collocazione di uomini e mezzi secondo le esigenze che si manifestano sul territorio.
Le squadre dei Vigili del fuoco, potenziate con il richiamo in servizio di personale in turno libero e con contingenti provenienti da altre Regioni, hanno effettuato numerosi interventi di primo soccorso per anziani, donne, bambini e persone bisognose di cure sanitarie, per il trasporto di medicinali e di ossigeno, il soccorso ad automobilisti in difficoltà, il ripristino della viabilità e per la distribuzione di generi di prima necessità.
Gli interventi dei Vigili del fuoco, effettuati in piena sintonia con le altre componenti del soccorso pubblico e del sistema della protezione civile, sono stati determinanti per ripristinare i servizi essenziali come la distribuzione dell'energia elettrica, la rimozione degli alberi caduti e la messa in sicurezza dei capannoni crollati.
Per dare un'idea dello sforzo complessivo compiuto in quelle ore, solo gli interventi dei Vigili del fuoco sono stati 11.500 (2.015 in Emilia-Romagna, 737 in Toscana, 2.286 nel Lazio, 1.395 in Abruzzo, 2.135 nelle Marche, 415 in Umbria, 827 in Campania, 650 nel Molise, 38 in Basilicata, 66 in Sardegna. In Puglia sono stati realizzati 130 interventi, 76 in Calabria e 915 in Friuli Venezia-Giulia).
Numerose sono state le riunioni operative, tenute ai massimi livelli di responsabilità, presso le prefetture delle Regioni più colpite: Emilia-Romagna, Marche, Lazio e Abruzzo.
Le Forze armate, concorrendo nelle attività di soccorso su sollecitazione delle prefetture di Bologna, Venezia, Frosinone, L'Aquila, Roma, Siena, Forlì, Cesena, Pesaro-Urbino, Viterbo, Chieti, Ancona, Isernia, Avellino, Campobasso, Rieti, Foggia, La Spezia, nonché di diversi Comuni, hanno impiegato, negli interventi effettuati dal 3 a tutto il 7 febbraio, complessivamente 3.171 militari e 193 mezzi.
Ai dispositivi di prevenzione e di soccorso hanno partecipato costantemente anche le Forze di polizia, che hanno prestato un'opera continua di assistenza alle popolazioni in difficoltà nelle località isolate ovvero alle persone rimaste bloccate nei propri autoveicoli.
Sono stati assicurati i soccorsi a persone che avevano necessità di particolari interventi (infermi, donne incinte e disabili) e comunque garantiti i servizi di ordine pubblico, anche per prevenire disordini e atti di sciacallaggio.
Particolarmente intensa e difficile è risultata, nel complesso, l'attività dispiegata dalla Polizia stradale.
Per far fronte alle criticità che hanno riguardato le principali arterie, sono stati coinvolti i 19 compartimenti della specialità della Polizia di Stato, in relazione all'evolversi del fenomeno meteorologico nelle diverse aree del Paese.
Come ho già avuto modo di ricordare, la Polizia stradale ha impegnato più di 9.000 pattuglie per lo svolgimento dei principali compiti connessi alla gestione dell'emergenza viaria e di soccorso alle persone, in molti casi proseguendo ininterrottamente l'attività di istituto ben oltre gli ordinari turni di servizio.
Il coordinamento operativo, assicurato da «Viabilità Italia», organismo interministeriale di cui fanno anche parte il Dipartimento della protezione civile, il Ministero delle infrastrutture e trasporti e la Società autostrade, ha consentito inoltre i necessari interventi di carattere preventivo attuati tramite i Comitati operativi per la viabilità (COV) - istituiti presso ciascuna prefettura - con il concorso degli enti gestori delle strade.
Tengo a precisare che l'attività sinergica, assicurata tramite la cabina di regia rappresentata da «Viabilità Italia», ha fatto sì che i principali assi viari del Paese restassero sempre transitabili. Inoltre, è stato mantenuto da tale organismo, durante tutta l'emergenza, il costante contatto con gli omologhi organismi dei limitrofi Paesi europei ai fine di orientarne la regolazione del traffico veicolare diretto verso l'Italia. È stata infine assicurata la costante informazione delle associazioni degli autotrasportatori sulle condizioni di viabilità delle arterie interessate dalle perturbazioni atmosferiche.
Un significativo contributo alla gestione dell'emergenza meteo è stato assicurato dalle ordinanze di blocco alla circolazione dei mezzi pesanti di peso superiore alle 7,5 tonnellate, emanate dai prefetti delle zone interessate.
Secondo quanto è stato riferito dall'ANAS, tra le criticità riscontrate va sottolineato, in più casi, l'abbassamento sulla strada di linee elettriche aeree ed il conseguente tempo tecnico necessario per la relativa messa in sicurezza e il ripristino.
Nel ribadire che la rete autostradale è stata, seppur con alcune limitazioni, sempre agibile, è tuttavia da rilevare che le autostrade abruzzesi hanno particolarmente risentito delle eccezionali condizioni di maltempo, rimanendo chiuse per circa 50 ore. Dal giorno 3 febbraio per queste tratte autostradali critiche sono stati messi in campo da parte delle società concessionarie oltre 3.000 uomini e 1.500 automezzi.
Fornisco ora alcune informazioni di ulteriore dettaglio sull'A24 e A25. Già dalie prime ore della giornata del 3 febbraio le condizioni meteorologiche si sono dimostrate proibitive, con precipitazioni nevose eccezionali e visibilità inferiori a 20 metri, nella zona tra Carsoli e Valle del Salto e in prossimità di Cocullo. L'autostrada è rimasta aperta in condizioni di codice rosso. In mattinata sono stati, infatti, interdetti al transito tutti i caselli intermedi della rete e la circolazione è stata consentita ai soli mezzi leggeri tra i capoluoghi di provincia. Alle ore 17, al chilometro 65, in direzione dell'Aquila, una slavina ha invaso la carreggiata determinando il blocco dei transiti. La situazione è rapidamente precipitata in quanto non è stato più possibile effettuare le operazioni di manutenzione necessarie. Conseguentemente, le due autostrade sono state chiuse per il tempo occorrente per la rimozione delle condizioni di intralcio.
Per gli eventi descritti, l'Ispettorato per la vigilanza dei concessionari dell'ANAS ha notificato alla società concessionaria l'apertura di una verifica ispettiva finalizzata ad accertare eventuali responsabilità.
Così come previsto dal Piano neve dell'anno 2012, coordinato con le prefetture e gli enti territoriali, l'ANAS ha immediatamente attivato tutte le operazioni preventive (trattamento del piano viabile con materiale antigelo) e i mezzi sgombraneve in preallerta sono prontamente intervenuti. L'ANAS è stata costantemente impegnata a fronteggiare l'evento meteorologico con l'utilizzo di 2.500 veicoli e 3.000 uomini su tutta la rete viaria di competenza. Tutte le attività poste in essere sono state coordinate dalle 20 Sale operative compartimentali, dalla Sala operativa nazionale e da una Unità di crisi attivata presso la Direzione generale dell'ANAS.
Gli interventi di soccorso, realizzati grazie alla piena collaborazione tra Forze di polizia, Vigili del fuoco, Forze armate e componenti della Protezione civile, hanno scongiurato ben più gravi conseguenze alla popolazione. Come ho già detto, le iniziative sono state coordinate dai prefetti, che hanno attivato appositi centri di soccorso e unità di crisi per cercare di rispondere a ogni esigenza.
Per quanto concerne le situazioni di maggiore criticità a livello locale, i principali interventi sono stati realizzati nelle Regioni Piemonte, Emilia-Romagna, Marche, Toscana, Lazio, Abruzzo e Campania, in cui i prefetti hanno, in più casi, chiesto l'intervento di unità militari per garantire i collegamenti stradali e per fronteggiare situazioni di emergenza.
A titolo esemplificativo, nel Lazio l'intervento è stato richiesto dal Presidente della Regione, d'intesa con il Presidente della Provincia, nell'ambito del tavolo appositamente costituito dal prefetto di Roma. Così come a l'Aquila si è riunito presso la prefettura, in sede permanente, il centro coordinamento soccorsi che ha operato ininterrottamente, anche per il ripristino delle condizioni minime di viabilità su strade ed autostrade, con il supporto di reparti dell'Esercito.
A Rimini la prefettura ha attivato il centro operativo misto per i Comuni della Valmarecchia colpiti fortemente dalle abbondanti nevicate. A Frosinone il prefetto ha presieduto l'apposita unità di crisi per il coordinamento degli interventi su tutto il territorio provinciale e richiesto ed ottenuto il supporto operativo di un reparto militare di stanza a Sora per interventi di emergenza in quel comprensorio.
Il prefetto di Bologna ha avviato un monitoraggio sulle scorte di carburante coinvolgendo nell'unità di crisi le strutture di ENEL ed HERA.
Relativamente alla città di Roma, colpita pesantemente, il Dipartimento della protezione civile, nella riunione del 2 febbraio, ha raccomandato ai rappresentanti degli enti territoriali la puntuale applicazione delle pianificazioni predisposte per le precipitazioni nevose. Contestualmente è stato potenziato il personale addetto ai numeri unici di emergenza, servizio che solo per il 113 ha fatto registrare, nelle prime 30 ore, oltre 24.000 richieste. Dalle ore 12 del 3 febbraio, a seguito della prima precipitazione nevosa, è stato disposto l'impiego di tutti i veicoli di servizio disponibili (idonei o attrezzati alla circolazione sul ghiaccio ed in dotazione agli uffici e reparti della Provincia), per complessivi 150 equipaggi destinati al soccorso pubblico.
Nel corso delle ore sono aumentate le richieste di soccorso da parte di soggetti che, bloccati dalla neve, riferivano situazioni di rischio per l'incolumità (aggravate dall'esaurimento del carburante dei veicoli).
Decine di operatori hanno spontaneamente proseguito i turni di servizio per assicurare la gestione delle emergenze, rivelatesi con il passare del tempo sempre più critiche.
Valutate le priorità, gli interventi sono stati assicurati facendo ricorso a tutte le risorse disponibili, compresa la distribuzione di carburante con taniche messe a disposizione dal reparto mobile di Roma.
Complessivamente sono stati effettuati circa 2.000 interventi di soccorso pubblico, che hanno riguardato, tra l'altro, soggetti diversamente abili, dializzati, il trasferimento di equipe medica per l'impianto e l'espianto di organi, nonché neonati e partorienti.
In questa circostanza, rilevante è stato anche l'impegno del volontariato della Protezione civile, le cui associazioni sono state attivate dalle singole Regioni già dalla serata del 2 febbraio, per un totale di 5.800 unità.
Secondo gli elementi riferiti dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, un settore delicato e nevralgico, sul quale le avversità atmosferiche hanno fatto sentire più duramente gli effetti, è quello delle infrastrutture di trasporto e, in generale, della viabilità.
Per quanto riguarda, in particolare, la rete ferroviaria, le difficoltà si sono verificate nel Centro Nord, con situazioni eccezionali per il servizio in Romagna, nel Nord delle Marche e nel Lazio, ma soprattutto intorno a Bologna, snodo cruciale della circolazione ferroviaria, dove permangono condizioni meteorologiche avverse, con abbondanti nevicate.
Le Ferrovie dello Stato italiane, attraverso l'impegno 24 ore su 24 di migliaia di uomini, hanno lavorato per mantenere e/o ripristinare l'operatività di tutte le linee principali, garantendo in questo modo i collegamenti Nord-Sud del Paese e le direttrici che uniscono l'adriatica alla tirrenica.
Secondo le procedure operative, sono stati attivati progressivamente i cosiddetti "Piani neve" che prevedono l'allertamento, a seconda delle diverse condizioni meteo, dei Centri operativi territoriali e di quello nazionale, presso la sala operativa centrale di Ferrovie, per il mantenimento dei servizi essenziali.
I Centri operativi territoriali sono stati attivati, fin dal 28 gennaio, con l'adozione del piano di dislocazione del personale e dei mezzi di soccorso di Rete ferroviaria italiana e Trenitalia, con i provvedimenti tecnici previsti.
Sono stati concentrati su queste attività, in modo esclusivo, circa 5.000 addetti e sono state dislocate lungo le linee circa 50 locomotive per il soccorso; sono stati, inoltre, utilizzati diversi mezzi e carrelli per il raschiamento dei manicotti di ghiaccio che possono repentinamente formarsi sulla linea elettrica che fornisce energia ai treni e per rendere operativi gli scambi non riscaldati.
Nelle 48 ore coincidenti con i giorni del 4 e 5 febbraio, sono sempre state attive tutte le linee e le stazioni della rete fondamentale e sono stati garantiti oltre l'80 per cento dei treni programmati.
Voglio riferire in Aula su qualche episodio di particolare criticità che mi è stato evidenziato. Il primo ha coinvolto i 600 viaggiatori del treno Intercity Bologna-Taranto, rimasto a lungo bloccato in Provincia di Forlì, per la repentina formazione di manicotti di ghiaccio sulla linea di alimentazione elettrica, oltre alla eccezionale caduta di neve. Solo grazie all'intervento di un locomotore diesel da Bologna, che ha raggiunto il treno con notevole difficoltà, è stato possibile riportare il convoglio a Forlì, e da lì i viaggiatori hanno potuto proseguire con altro treno.
Nella circostanza i 600 passeggeri sono stati assistiti anche con generi alimentari, grazie all'attività di coordinamento svolta dalla prefettura.
Il secondo caso si è verificato il 3 febbraio nella stazione di Carsoli ed ha interessato circa 30 viaggiatori, in conseguenza dell'interruzione della linea per la caduta di numerosi alberi. I viaggiatori, ai quali era stata offerta ospitalità presso strutture ricettive, hanno tuttavia preferito attendere la ripartenza del treno, avvenuta grazie all'intervento di una turbina spazzaneve e di diversi addetti per il taglio degli alberi.
Un ulteriore caso si è verificato, sempre il 3 febbraio, quando, per l'interruzione della linea Roma-Pescara, un treno è rimasto fermo alla stazione di Tivoli con circa 120 viaggiatori, che sono stati ospitati presso un locale albergo, da dove sono potuti ripartire con pullman speciali il 5 febbraio.
Infine, nel pomeriggio del 3 febbraio, circa 1.800 viaggiatori sono rimasti bloccati sulla tratta Roma-Cesano a causa della repentina formazione di ghiaccio sulla linea di alimentazione elettrica. Questa criticità si è risolta con l'intervento della Protezione civile e delle Forze dell'ordine che, con l'ausilio di personale delle Ferrovie, hanno condotto i viaggiatori nella stazione di Cesano. In tale località alcuni di essi, che dovevano proseguire il viaggio, sono stati ospitati in una vicina caserma dell'Esercito.
Nella medesima giornata del 3 febbraio, altri 1.500 viaggiatori sono rimasti bloccati per l'interruzione della linea Roma-Cassino, a causa della caduta di alberi e di un elettrodotto. Grazie all'intervento di personale del Corpo forestale, dei Vigili del fuoco e della Protezione civile è stato possibile riattivare la linea.
Le criticità che hanno fatto sentire i loro effetti sul trasporto ferroviario sono dovute ad alcuni fattori che si sono aggiunti alla grande quantità di neve, rendendo ancora più complessa la situazione: in particolare la concomitanza di alta umidità, con brusco e repentino abbassamento delle temperature (con permanenza per diversi giorni sotto lo zero) e abbondanti nevicate, condizione che ha prodotto la formazione di ghiaccio sui cavi elettrici, ed ha impedito la captazione della corrente per la trazione dei treni e la caduta di alberi, in prossimità della linea ferroviaria, sui binari.
Gli oltre 1.000 uomini operativi nell'assistenza hanno distribuito ai viaggiatori 7.000 kit di generi di conforto e 1.200 coperte. Più di 50 sono i bar lasciati aperti nelle stazioni periferiche, oltre quelli presenti nelle grandi stazioni; 12 bus e 140 taxi sono stati messi a disposizione dei passeggeri per la prosecuzione del viaggio. A tutti è stato offerto il pernottamento in albergo ovvero, laddove le località non presentavano ricettività alberghiera, nelle strutture messe a disposizione dalla Protezione civile o dalle istituzioni locali.
L'ENAC, attraverso la sala crisi, ha fronteggiato in maniera univoca e centralizzata l'emergenza del trasporto aereo nelle ultime 48 ore. L'Ente è riuscito, così, ad avere, in tempo reale, piena cognizione dei fatti accaduti nei vari aeroporti italiani.
Il momento di maggiore criticità si è verificato nella notte del 4 febbraio quando, a seguito della copiosa nevicata che ha investito la Capitale, l'aeroporto Leonardo da Vinci si è trovato ad accogliere molteplici passeggeri che, causa la mancanza di collegamenti viari e ferroviari con la città di Roma, non hanno potuto lasciare l'aeroporto. La società Aeroporti di Roma è stata comunque pronta a fronteggiare l'emergenza. L'ENAC ha garantito all'utenza adeguata protezione rispetto ai disagi causati dalla cancellazione dei voli, attenuando i momenti di inevitabile disordine riconducibili a situazioni di tale natura.
Gli unici aeroporti che hanno chiuso al traffico sono stati quelli più colpiti da condizioni meteo avverse (Ancona, Pescara, Forlì, Rimini). Altri (Bologna), pur trovandosi in situazioni di difficoltà oggettive, hanno comunque ripristinato l'operatività in tempi brevissimi. Gli aeroporti del Nord hanno subito solo ritardi su alcuni voli, causa condizioni avverse meteorologiche negli aeroporti di partenza. Anche gli aeroporti della Sardegna hanno subito qualche disagio, dovuto a ritardi e ghiaccio su pista e aeromobili.
Nel complesso, nonostante le criticità del particolare momento, il settore è stato sempre pienamente operativo e attentamente monitorato anche attraverso la sala crisi dell'ENAC.
I disagi patiti dalle popolazioni colpite dai fenomeni atmosferici avversi sono stati poi acuiti dall'interruzione dell'alimentazione della rete elettrica, che ha riguardato diverse aree del territorio nazionale.
L'ENEL ha comunicato che le utenze "disalimentate" sono state: 12.800 in Toscana, Marche ed Emilia-Romagna il 1° febbraio; 211.200 nel Lazio, in Abruzzo, in Molise e in Campania il 4 febbraio; 27.140 in Calabria il successivo 7 febbraio.
Per il ripristino delle condizioni di normalità, l'ENEL ha impiegato 202 mezzi e 1.786 uomini, la cui attività è stata supportata in maniera determinante dall'intervento del personale militare e dei Vigili del fuoco, che ha consentito di raggiungere le cabine della rete di alimentazione in avaria.
Come è noto, l'aspetto più delicato dell'emergenza è quello della prevedibilità, che, peraltro, oggi è supportata da tecnologie all'avanguardia. In occasione dei recenti eventi la fase previsionale è stata seguita dal Dipartimento della protezione civile tramite l'emissione giornaliera dei bollettini di vigilanza meteorologica nazionale e dall'emissione di 9 avvisi nazionali di condizioni meteo avverse a partire dal giorno 30 gennaio 2012.
Le stesse strutture operative della Protezione civile paventano per il prossimo fine settimana il ripetersi di eventi meteorologici simili, con abbondanti nevicate in gran parte del territorio nazionale. In tale prospettiva, si è tenuta presso il Dipartimento della protezione civile una ulteriore riunione del Comitato operativo per l'adozione delle misure necessarie a fronteggiare la situazione.
Proprio in considerazione della forte probabilità che si verifichino nuovamente gli eccezionali eventi atmosferici che hanno contrassegnato lo scorso fine settimana, è stato adottato ieri dal Presidente del Consiglio dei ministri un decreto con cui viene disposto, ai sensi dell'articolo 3, comma 1, del decreto-legge n. 245 del 4 novembre 2002, convertito dalla legge n. 286 del 2002, il coinvolgimento delle strutture operative nazionali del Servizio nazionale di protezione civile, al fine di fronteggiare l'emergenza e di assicurare ogni forma di assistenza e di tutela degli interessi pubblici primari delle popolazioni interessate.
Infine, desidero assicurare che è obiettivo del Governo essere vicino alle esigenze che il territorio esprime in questo delicato e complesso frangente, per ascoltarne e interpretarne le necessità. Ed è in questa prospettiva che è stata indetta questa mattina, a Palazzo Chigi, una riunione con le Regioni e le amministrazioni centrali maggiormente interessate all'attuazione degli interventi emergenziali e all'adozione di iniziative di sussidiarietà e solidarietà, nello spirito di massima coesione. (Applausi dai Gruppi PdL, PD, IdV, CN:GS-SI-PID-IB e del senatore Fosson).