Informativa del Ministro dell'interno sulle conseguenze del maltempo e conseguente discussione (ore 9,36)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: «Informativa del Ministro dell'interno sulle conseguenze del maltempo».
Ha facoltà di parlare il ministro dell'interno, dottoressa Cancellieri.
CANCELLIERI, ministro dell'interno. Signora Presidente, onorevoli senatori, gran parte della penisola è stata colpita nei giorni scorsi da condizioni meteorologiche particolarmente avverse che hanno pochi precedenti per l'intensità e l'estensione territoriale delle precipitazioni nevose e per le rigidissime temperature raggiunte. A questa eccezionale situazione ha corrisposto una mobilitazione generosa, improntata a grande spirito di sacrificio da parte di tutte le componenti, anche quelle locali, del Sistema nazionale di Protezione civile. Colgo subito l'occasione, quindi, per ringraziare tutti coloro che si sono prodigati ai vari livelli istituzionali, gli apparati dello Stato, i Comuni, le Province e le Regioni. Un ringraziamento va ai prefetti, che hanno prontamente istituito i centri di coordinamento soccorsi, a tutte le Forze di polizia e agli appartenenti al Corpo nazionale dei vigili del fuoco, nonché agli operatori del volontariato di protezione civile. Desidero anche sottolineare l'importanza degli interventi posti in essere dal personale militare delle Forze armate.
La straordinarietà dell'evento ha provocato, seppur indirettamente, la perdita di vite umane, oltre che ingenti danni alle abitazioni, alle infrastrutture viarie e ferroviarie, nonché alle reti dei servizi essenziali. Sincero cordoglio esprimo, anche a nome del Governo, alle famiglie delle vittime. A tutti coloro che hanno subito danni in conseguenza degli eccezionali accadimenti di questi giorni rivolgo un pensiero affettuoso con sentimenti di vicinanza e di solidarietà.
La situazione atmosferica, ancora in corso, si avvicina per durata e persistenza a quelle del gennaio 1985 e del febbraio 1956, quando sono state registrate le massime punte di gelo e di accumuli di neve sull'Italia. Si tratta di condizioni meteorologiche del tutto inusuali per il nostro clima, destinate, secondo le valutazioni degli esperti, a ripresentarsi con un tempo di ritorno di circa 30 anni.
L'evoluzione di perturbazioni provenienti dal Nord Europa ha portato, nella mattinata di martedì 31 gennaio, alla diffusione di nevicate fino a quote di pianura sul Nord-Ovest italiano, in successiva estensione all'Emilia-Romagna e a parte di Toscana, Umbria e Marche.
Nei giorni successivi la situazione ha fatto registrare un'intensificazione dei fenomeni atmosferici avversi, con particolare intensità sul versante adriatico e con interessamento anche della Capitale.
L'andamento della situazione meteorologica viene attentamente seguito dal Dipartimento della protezione civile nell'ambito dell'attività di previsione e monitoraggio.
È mio preciso intento fornire un puntuale quadro ricognitivo degli interventi dispiegati e delle principali criticità che hanno contraddistinto questa severa emergenza.
Le prefetture, con il tempestivo ed efficace supporto delle Forze di polizia, dei Vigili dei fuoco e con il concorso delle Forze armate, sono state impegnate 24 ore su 24, sin dall'inizio, con uno sforzo teso ad alleviare i disagi dei cittadini ed a prevenire ulteriori situazioni di rischio per la pubblica incolumità.
Il Ministero dell'interno ha seguito l'evolversi della situazione attraverso le due sale operative (Viabilità Italia e Centro operativo nazionale dei Vigili del fuoco) attivate presso il Viminale, coordinando oltre 11.500 interventi dei Vigili del fuoco ed un numero altrettanto elevato di operazioni di soccorso in ambito stradale con l'impiego di circa 9.000 pattuglie della polizia stradale.
Nelle operazioni di soccorso sono intervenuti anche 21.122 uomini dei Vigili del fuoco con l'utilizzo di 2.346 mezzi specificamente attrezzati e destinati a fronteggiare l'emergenza.
Per le esigenze anche di soccorso è stata disposta l'assegnazione di aliquote di rinforzo - a disposizione delle autorità di pubblica sicurezza di 11 Province - di 150 unità di reparti mobili della Polizia di Stato e di 98 militari dei battaglioni mobili dell'Arma dei carabinieri.
Vengo ora ad una ricostruzione dettagliata delle attività svolte, che si basa sugli elementi forniti dal Dipartimento della protezione civile della Presidenza del Consiglio e dai Dipartimenti dei vigili del fuoco e della pubblica sicurezza del Ministero dell'interno.
A seguito del significativo peggioramento delle condizioni atmosferiche, a partire dal pomeriggio di giovedì 2 febbraio, il capo del Dipartimento della protezione civile ha convocato il comitato operativo di cui fanno parte tutte le strutture operative del Sistema nazionale della protezione civile (il Corpo nazionale dei vigili del fuoco, del soccorso e della difesa civile, le Forze armate, il Corpo forestale dello Stato, la Croce Rossa Italiana, le organizzazioni nazionali di volontariato, il Corpo nazionale del soccorso alpino e speleologico, la Conferenza unificata delle Regioni e delle Province autonome, l'Istituto superiore per la protezione ambientale, il Servizio sanitario nazionale). Si tratta di un organismo di raccordo e coordinamento che è attivato di norma nelle situazioni di più complessa criticità, corrispondenti al più elevato livello di attivazione del Sistema di protezione civile. Sono stati, altresì, invitati a partecipare rappresentanti della direzione generale per le dighe e le infrastrutture idriche ed elettriche del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, delle principali società di telefonia, delle società erogatrici dei servizi essenziali e i gestori della viabilità stradale e ferroviaria.
È stata rilevata la necessità, inoltre, di disporre il coinvolgimento del sindaco, del presidente della Provincia e del prefetto di Roma, nonché del presidente della Regione Lazio.
Come detto, le attività di soccorso dei Vigili del fuoco sono state coordinate dal Centro operativo nazionale del Viminale, che dispone la razionale collocazione di uomini e mezzi secondo le esigenze che si manifestano sul territorio.
Le squadre dei Vigili del fuoco, potenziate con il richiamo in servizio di personale in turno libero e con contingenti provenienti da altre Regioni, hanno effettuato numerosi interventi di primo soccorso per anziani, donne, bambini e persone bisognose di cure sanitarie, per il trasporto di medicinali e di ossigeno, il soccorso ad automobilisti in difficoltà, il ripristino della viabilità e per la distribuzione di generi di prima necessità.
Gli interventi dei Vigili del fuoco, effettuati in piena sintonia con le altre componenti del soccorso pubblico e del sistema della protezione civile, sono stati determinanti per ripristinare i servizi essenziali come la distribuzione dell'energia elettrica, la rimozione degli alberi caduti e la messa in sicurezza dei capannoni crollati.
Per dare un'idea dello sforzo complessivo compiuto in quelle ore, solo gli interventi dei Vigili del fuoco sono stati 11.500 (2.015 in Emilia-Romagna, 737 in Toscana, 2.286 nel Lazio, 1.395 in Abruzzo, 2.135 nelle Marche, 415 in Umbria, 827 in Campania, 650 nel Molise, 38 in Basilicata, 66 in Sardegna. In Puglia sono stati realizzati 130 interventi, 76 in Calabria e 915 in Friuli Venezia-Giulia).
Numerose sono state le riunioni operative, tenute ai massimi livelli di responsabilità, presso le prefetture delle Regioni più colpite: Emilia-Romagna, Marche, Lazio e Abruzzo.
Le Forze armate, concorrendo nelle attività di soccorso su sollecitazione delle prefetture di Bologna, Venezia, Frosinone, L'Aquila, Roma, Siena, Forlì, Cesena, Pesaro-Urbino, Viterbo, Chieti, Ancona, Isernia, Avellino, Campobasso, Rieti, Foggia, La Spezia, nonché di diversi Comuni, hanno impiegato, negli interventi effettuati dal 3 a tutto il 7 febbraio, complessivamente 3.171 militari e 193 mezzi.
Ai dispositivi di prevenzione e di soccorso hanno partecipato costantemente anche le Forze di polizia, che hanno prestato un'opera continua di assistenza alle popolazioni in difficoltà nelle località isolate ovvero alle persone rimaste bloccate nei propri autoveicoli.
Sono stati assicurati i soccorsi a persone che avevano necessità di particolari interventi (infermi, donne incinte e disabili) e comunque garantiti i servizi di ordine pubblico, anche per prevenire disordini e atti di sciacallaggio.
Particolarmente intensa e difficile è risultata, nel complesso, l'attività dispiegata dalla Polizia stradale.
Per far fronte alle criticità che hanno riguardato le principali arterie, sono stati coinvolti i 19 compartimenti della specialità della Polizia di Stato, in relazione all'evolversi del fenomeno meteorologico nelle diverse aree del Paese.
Come ho già avuto modo di ricordare, la Polizia stradale ha impegnato più di 9.000 pattuglie per lo svolgimento dei principali compiti connessi alla gestione dell'emergenza viaria e di soccorso alle persone, in molti casi proseguendo ininterrottamente l'attività di istituto ben oltre gli ordinari turni di servizio.
Il coordinamento operativo, assicurato da «Viabilità Italia», organismo interministeriale di cui fanno anche parte il Dipartimento della protezione civile, il Ministero delle infrastrutture e trasporti e la Società autostrade, ha consentito inoltre i necessari interventi di carattere preventivo attuati tramite i Comitati operativi per la viabilità (COV) - istituiti presso ciascuna prefettura - con il concorso degli enti gestori delle strade.
Tengo a precisare che l'attività sinergica, assicurata tramite la cabina di regia rappresentata da «Viabilità Italia», ha fatto sì che i principali assi viari del Paese restassero sempre transitabili. Inoltre, è stato mantenuto da tale organismo, durante tutta l'emergenza, il costante contatto con gli omologhi organismi dei limitrofi Paesi europei ai fine di orientarne la regolazione del traffico veicolare diretto verso l'Italia. È stata infine assicurata la costante informazione delle associazioni degli autotrasportatori sulle condizioni di viabilità delle arterie interessate dalle perturbazioni atmosferiche.
Un significativo contributo alla gestione dell'emergenza meteo è stato assicurato dalle ordinanze di blocco alla circolazione dei mezzi pesanti di peso superiore alle 7,5 tonnellate, emanate dai prefetti delle zone interessate.
Secondo quanto è stato riferito dall'ANAS, tra le criticità riscontrate va sottolineato, in più casi, l'abbassamento sulla strada di linee elettriche aeree ed il conseguente tempo tecnico necessario per la relativa messa in sicurezza e il ripristino.
Nel ribadire che la rete autostradale è stata, seppur con alcune limitazioni, sempre agibile, è tuttavia da rilevare che le autostrade abruzzesi hanno particolarmente risentito delle eccezionali condizioni di maltempo, rimanendo chiuse per circa 50 ore. Dal giorno 3 febbraio per queste tratte autostradali critiche sono stati messi in campo da parte delle società concessionarie oltre 3.000 uomini e 1.500 automezzi.
Fornisco ora alcune informazioni di ulteriore dettaglio sull'A24 e A25. Già dalie prime ore della giornata del 3 febbraio le condizioni meteorologiche si sono dimostrate proibitive, con precipitazioni nevose eccezionali e visibilità inferiori a 20 metri, nella zona tra Carsoli e Valle del Salto e in prossimità di Cocullo. L'autostrada è rimasta aperta in condizioni di codice rosso. In mattinata sono stati, infatti, interdetti al transito tutti i caselli intermedi della rete e la circolazione è stata consentita ai soli mezzi leggeri tra i capoluoghi di provincia. Alle ore 17, al chilometro 65, in direzione dell'Aquila, una slavina ha invaso la carreggiata determinando il blocco dei transiti. La situazione è rapidamente precipitata in quanto non è stato più possibile effettuare le operazioni di manutenzione necessarie. Conseguentemente, le due autostrade sono state chiuse per il tempo occorrente per la rimozione delle condizioni di intralcio.
Per gli eventi descritti, l'Ispettorato per la vigilanza dei concessionari dell'ANAS ha notificato alla società concessionaria l'apertura di una verifica ispettiva finalizzata ad accertare eventuali responsabilità.
Così come previsto dal Piano neve dell'anno 2012, coordinato con le prefetture e gli enti territoriali, l'ANAS ha immediatamente attivato tutte le operazioni preventive (trattamento del piano viabile con materiale antigelo) e i mezzi sgombraneve in preallerta sono prontamente intervenuti. L'ANAS è stata costantemente impegnata a fronteggiare l'evento meteorologico con l'utilizzo di 2.500 veicoli e 3.000 uomini su tutta la rete viaria di competenza. Tutte le attività poste in essere sono state coordinate dalle 20 Sale operative compartimentali, dalla Sala operativa nazionale e da una Unità di crisi attivata presso la Direzione generale dell'ANAS.
Gli interventi di soccorso, realizzati grazie alla piena collaborazione tra Forze di polizia, Vigili del fuoco, Forze armate e componenti della Protezione civile, hanno scongiurato ben più gravi conseguenze alla popolazione. Come ho già detto, le iniziative sono state coordinate dai prefetti, che hanno attivato appositi centri di soccorso e unità di crisi per cercare di rispondere a ogni esigenza.
Per quanto concerne le situazioni di maggiore criticità a livello locale, i principali interventi sono stati realizzati nelle Regioni Piemonte, Emilia-Romagna, Marche, Toscana, Lazio, Abruzzo e Campania, in cui i prefetti hanno, in più casi, chiesto l'intervento di unità militari per garantire i collegamenti stradali e per fronteggiare situazioni di emergenza.
A titolo esemplificativo, nel Lazio l'intervento è stato richiesto dal Presidente della Regione, d'intesa con il Presidente della Provincia, nell'ambito del tavolo appositamente costituito dal prefetto di Roma. Così come a l'Aquila si è riunito presso la prefettura, in sede permanente, il centro coordinamento soccorsi che ha operato ininterrottamente, anche per il ripristino delle condizioni minime di viabilità su strade ed autostrade, con il supporto di reparti dell'Esercito.
A Rimini la prefettura ha attivato il centro operativo misto per i Comuni della Valmarecchia colpiti fortemente dalle abbondanti nevicate. A Frosinone il prefetto ha presieduto l'apposita unità di crisi per il coordinamento degli interventi su tutto il territorio provinciale e richiesto ed ottenuto il supporto operativo di un reparto militare di stanza a Sora per interventi di emergenza in quel comprensorio.
Il prefetto di Bologna ha avviato un monitoraggio sulle scorte di carburante coinvolgendo nell'unità di crisi le strutture di ENEL ed HERA.
Relativamente alla città di Roma, colpita pesantemente, il Dipartimento della protezione civile, nella riunione del 2 febbraio, ha raccomandato ai rappresentanti degli enti territoriali la puntuale applicazione delle pianificazioni predisposte per le precipitazioni nevose. Contestualmente è stato potenziato il personale addetto ai numeri unici di emergenza, servizio che solo per il 113 ha fatto registrare, nelle prime 30 ore, oltre 24.000 richieste. Dalle ore 12 del 3 febbraio, a seguito della prima precipitazione nevosa, è stato disposto l'impiego di tutti i veicoli di servizio disponibili (idonei o attrezzati alla circolazione sul ghiaccio ed in dotazione agli uffici e reparti della Provincia), per complessivi 150 equipaggi destinati al soccorso pubblico.
Nel corso delle ore sono aumentate le richieste di soccorso da parte di soggetti che, bloccati dalla neve, riferivano situazioni di rischio per l'incolumità (aggravate dall'esaurimento del carburante dei veicoli).
Decine di operatori hanno spontaneamente proseguito i turni di servizio per assicurare la gestione delle emergenze, rivelatesi con il passare del tempo sempre più critiche.
Valutate le priorità, gli interventi sono stati assicurati facendo ricorso a tutte le risorse disponibili, compresa la distribuzione di carburante con taniche messe a disposizione dal reparto mobile di Roma.
Complessivamente sono stati effettuati circa 2.000 interventi di soccorso pubblico, che hanno riguardato, tra l'altro, soggetti diversamente abili, dializzati, il trasferimento di equipe medica per l'impianto e l'espianto di organi, nonché neonati e partorienti.
In questa circostanza, rilevante è stato anche l'impegno del volontariato della Protezione civile, le cui associazioni sono state attivate dalle singole Regioni già dalla serata del 2 febbraio, per un totale di 5.800 unità.
Secondo gli elementi riferiti dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, un settore delicato e nevralgico, sul quale le avversità atmosferiche hanno fatto sentire più duramente gli effetti, è quello delle infrastrutture di trasporto e, in generale, della viabilità.
Per quanto riguarda, in particolare, la rete ferroviaria, le difficoltà si sono verificate nel Centro Nord, con situazioni eccezionali per il servizio in Romagna, nel Nord delle Marche e nel Lazio, ma soprattutto intorno a Bologna, snodo cruciale della circolazione ferroviaria, dove permangono condizioni meteorologiche avverse, con abbondanti nevicate.
Le Ferrovie dello Stato italiane, attraverso l'impegno 24 ore su 24 di migliaia di uomini, hanno lavorato per mantenere e/o ripristinare l'operatività di tutte le linee principali, garantendo in questo modo i collegamenti Nord-Sud del Paese e le direttrici che uniscono l'adriatica alla tirrenica.
Secondo le procedure operative, sono stati attivati progressivamente i cosiddetti "Piani neve" che prevedono l'allertamento, a seconda delle diverse condizioni meteo, dei Centri operativi territoriali e di quello nazionale, presso la sala operativa centrale di Ferrovie, per il mantenimento dei servizi essenziali.
I Centri operativi territoriali sono stati attivati, fin dal 28 gennaio, con l'adozione del piano di dislocazione del personale e dei mezzi di soccorso di Rete ferroviaria italiana e Trenitalia, con i provvedimenti tecnici previsti.
Sono stati concentrati su queste attività, in modo esclusivo, circa 5.000 addetti e sono state dislocate lungo le linee circa 50 locomotive per il soccorso; sono stati, inoltre, utilizzati diversi mezzi e carrelli per il raschiamento dei manicotti di ghiaccio che possono repentinamente formarsi sulla linea elettrica che fornisce energia ai treni e per rendere operativi gli scambi non riscaldati.
Nelle 48 ore coincidenti con i giorni del 4 e 5 febbraio, sono sempre state attive tutte le linee e le stazioni della rete fondamentale e sono stati garantiti oltre l'80 per cento dei treni programmati.
Voglio riferire in Aula su qualche episodio di particolare criticità che mi è stato evidenziato. Il primo ha coinvolto i 600 viaggiatori del treno Intercity Bologna-Taranto, rimasto a lungo bloccato in Provincia di Forlì, per la repentina formazione di manicotti di ghiaccio sulla linea di alimentazione elettrica, oltre alla eccezionale caduta di neve. Solo grazie all'intervento di un locomotore diesel da Bologna, che ha raggiunto il treno con notevole difficoltà, è stato possibile riportare il convoglio a Forlì, e da lì i viaggiatori hanno potuto proseguire con altro treno.
Nella circostanza i 600 passeggeri sono stati assistiti anche con generi alimentari, grazie all'attività di coordinamento svolta dalla prefettura.
Il secondo caso si è verificato il 3 febbraio nella stazione di Carsoli ed ha interessato circa 30 viaggiatori, in conseguenza dell'interruzione della linea per la caduta di numerosi alberi. I viaggiatori, ai quali era stata offerta ospitalità presso strutture ricettive, hanno tuttavia preferito attendere la ripartenza del treno, avvenuta grazie all'intervento di una turbina spazzaneve e di diversi addetti per il taglio degli alberi.
Un ulteriore caso si è verificato, sempre il 3 febbraio, quando, per l'interruzione della linea Roma-Pescara, un treno è rimasto fermo alla stazione di Tivoli con circa 120 viaggiatori, che sono stati ospitati presso un locale albergo, da dove sono potuti ripartire con pullman speciali il 5 febbraio.
Infine, nel pomeriggio del 3 febbraio, circa 1.800 viaggiatori sono rimasti bloccati sulla tratta Roma-Cesano a causa della repentina formazione di ghiaccio sulla linea di alimentazione elettrica. Questa criticità si è risolta con l'intervento della Protezione civile e delle Forze dell'ordine che, con l'ausilio di personale delle Ferrovie, hanno condotto i viaggiatori nella stazione di Cesano. In tale località alcuni di essi, che dovevano proseguire il viaggio, sono stati ospitati in una vicina caserma dell'Esercito.
Nella medesima giornata del 3 febbraio, altri 1.500 viaggiatori sono rimasti bloccati per l'interruzione della linea Roma-Cassino, a causa della caduta di alberi e di un elettrodotto. Grazie all'intervento di personale del Corpo forestale, dei Vigili del fuoco e della Protezione civile è stato possibile riattivare la linea.
Le criticità che hanno fatto sentire i loro effetti sul trasporto ferroviario sono dovute ad alcuni fattori che si sono aggiunti alla grande quantità di neve, rendendo ancora più complessa la situazione: in particolare la concomitanza di alta umidità, con brusco e repentino abbassamento delle temperature (con permanenza per diversi giorni sotto lo zero) e abbondanti nevicate, condizione che ha prodotto la formazione di ghiaccio sui cavi elettrici, ed ha impedito la captazione della corrente per la trazione dei treni e la caduta di alberi, in prossimità della linea ferroviaria, sui binari.
Gli oltre 1.000 uomini operativi nell'assistenza hanno distribuito ai viaggiatori 7.000 kit di generi di conforto e 1.200 coperte. Più di 50 sono i bar lasciati aperti nelle stazioni periferiche, oltre quelli presenti nelle grandi stazioni; 12 bus e 140 taxi sono stati messi a disposizione dei passeggeri per la prosecuzione del viaggio. A tutti è stato offerto il pernottamento in albergo ovvero, laddove le località non presentavano ricettività alberghiera, nelle strutture messe a disposizione dalla Protezione civile o dalle istituzioni locali.
L'ENAC, attraverso la sala crisi, ha fronteggiato in maniera univoca e centralizzata l'emergenza del trasporto aereo nelle ultime 48 ore. L'Ente è riuscito, così, ad avere, in tempo reale, piena cognizione dei fatti accaduti nei vari aeroporti italiani.
Il momento di maggiore criticità si è verificato nella notte del 4 febbraio quando, a seguito della copiosa nevicata che ha investito la Capitale, l'aeroporto Leonardo da Vinci si è trovato ad accogliere molteplici passeggeri che, causa la mancanza di collegamenti viari e ferroviari con la città di Roma, non hanno potuto lasciare l'aeroporto. La società Aeroporti di Roma è stata comunque pronta a fronteggiare l'emergenza. L'ENAC ha garantito all'utenza adeguata protezione rispetto ai disagi causati dalla cancellazione dei voli, attenuando i momenti di inevitabile disordine riconducibili a situazioni di tale natura.
Gli unici aeroporti che hanno chiuso al traffico sono stati quelli più colpiti da condizioni meteo avverse (Ancona, Pescara, Forlì, Rimini). Altri (Bologna), pur trovandosi in situazioni di difficoltà oggettive, hanno comunque ripristinato l'operatività in tempi brevissimi. Gli aeroporti del Nord hanno subito solo ritardi su alcuni voli, causa condizioni avverse meteorologiche negli aeroporti di partenza. Anche gli aeroporti della Sardegna hanno subito qualche disagio, dovuto a ritardi e ghiaccio su pista e aeromobili.
Nel complesso, nonostante le criticità del particolare momento, il settore è stato sempre pienamente operativo e attentamente monitorato anche attraverso la sala crisi dell'ENAC.
I disagi patiti dalle popolazioni colpite dai fenomeni atmosferici avversi sono stati poi acuiti dall'interruzione dell'alimentazione della rete elettrica, che ha riguardato diverse aree del territorio nazionale.
L'ENEL ha comunicato che le utenze "disalimentate" sono state: 12.800 in Toscana, Marche ed Emilia-Romagna il 1° febbraio; 211.200 nel Lazio, in Abruzzo, in Molise e in Campania il 4 febbraio; 27.140 in Calabria il successivo 7 febbraio.
Per il ripristino delle condizioni di normalità, l'ENEL ha impiegato 202 mezzi e 1.786 uomini, la cui attività è stata supportata in maniera determinante dall'intervento del personale militare e dei Vigili del fuoco, che ha consentito di raggiungere le cabine della rete di alimentazione in avaria.
Come è noto, l'aspetto più delicato dell'emergenza è quello della prevedibilità, che, peraltro, oggi è supportata da tecnologie all'avanguardia. In occasione dei recenti eventi la fase previsionale è stata seguita dal Dipartimento della protezione civile tramite l'emissione giornaliera dei bollettini di vigilanza meteorologica nazionale e dall'emissione di 9 avvisi nazionali di condizioni meteo avverse a partire dal giorno 30 gennaio 2012.
Le stesse strutture operative della Protezione civile paventano per il prossimo fine settimana il ripetersi di eventi meteorologici simili, con abbondanti nevicate in gran parte del territorio nazionale. In tale prospettiva, si è tenuta presso il Dipartimento della protezione civile una ulteriore riunione del Comitato operativo per l'adozione delle misure necessarie a fronteggiare la situazione.
Proprio in considerazione della forte probabilità che si verifichino nuovamente gli eccezionali eventi atmosferici che hanno contrassegnato lo scorso fine settimana, è stato adottato ieri dal Presidente del Consiglio dei ministri un decreto con cui viene disposto, ai sensi dell'articolo 3, comma 1, del decreto-legge n. 245 del 4 novembre 2002, convertito dalla legge n. 286 del 2002, il coinvolgimento delle strutture operative nazionali del Servizio nazionale di protezione civile, al fine di fronteggiare l'emergenza e di assicurare ogni forma di assistenza e di tutela degli interessi pubblici primari delle popolazioni interessate.
Infine, desidero assicurare che è obiettivo del Governo essere vicino alle esigenze che il territorio esprime in questo delicato e complesso frangente, per ascoltarne e interpretarne le necessità. Ed è in questa prospettiva che è stata indetta questa mattina, a Palazzo Chigi, una riunione con le Regioni e le amministrazioni centrali maggiormente interessate all'attuazione degli interventi emergenziali e all'adozione di iniziative di sussidiarietà e solidarietà, nello spirito di massima coesione. (Applausi dai Gruppi PdL, PD, IdV, CN:GS-SI-PID-IB e del senatore Fosson).
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sull'informativa del Ministro dell'interno.
È iscritto a parlare il senatore Piscitelli. Ne ha facoltà.
PISCITELLI (CN:GS-SI-PID-IB). Signora Presidente, vorrei ringraziare il Ministro dell'interno per la relazione e le comunicazioni che ha portato all'Assemblea e per aver spiegato quelli che sono stati gli interventi posti in essere dalla macchina dello Stato. Vorrei sottolineare che in questi giorni vi sono state tante polemiche e si è parlato tanto dei disagi che si sono creati, ma nessuno ha messo in evidenza lo sforzo immane degli uomini dei Vigili del fuoco, della Polizia di Stato, dei Carabinieri, di tutte le Forze armate, che si sono spese, al di là del loro compito, per portare sollievo alle zone colpite fortemente da un maltempo che in Italia, che non è una Nazione come la Norvegia o la Svezia, si ripete ogni trent'anni. Fortunatamente, infatti, non sono situazioni che dobbiamo affrontare troppo spesso.
Ci sono altri eventi invece che purtroppo colpiscono l'Italia di anno in anno e sono quelli che riguardano il dissesto idrogeologico e le alluvioni. Rispetto a questi, dobbiamo domandarci perché, nonostante si siano spesi tanti soldi e tante risorse, non si sia ancora arrivati ad una soluzione definitiva.
Sono stato amministratore per tanti anni nella mia città, Porto Recanati, una città di mare che anche in questo periodo di maltempo ha dovuto subire fortissime mareggiate. Ebbene, da decenni sono stati spesi miliardi di lire, e poi milioni di euro, senza che si sia trovata una soluzione definitiva al problema della difesa della costa.
Bisogna domandarsi cosa hanno fatto le Regioni. Per quanto mi riguarda, io voglio parlare oggi della mia Regione - le Marche - affrontando così anche la questione inerente il recente decreto milleproroghe, varato dal precedente Governo, che forse ha messo al centro la volontà di non dare più risorse ma di rendere responsabili quegli enti, come la Regione, che vivono il proprio territorio e devono difendere gli interessi dei cittadini e di quelle imprese che, purtroppo, quotidianamente, oltre a sopportare la crisi, devono trovarsi in difficoltà per eventi atmosferici di questo genere. Si pensi alle alluvioni e al fatto che non si puliscono più i fiumi. Ma quanti soldi sono arrivati per pulire i letti dei fiumi? Quanti soldi sono arrivati in questi anni, e quanti ancora arriveranno, per affrontare un'emergenza di dissesto idrogeologico che quotidianamente viviamo?
Ma oggi parliamo di queste forti nevicate. Io voglio qui spegnere la polemica, perché non si può affrontare un discorso come questo in un momento di disagio per i cittadini. Dobbiamo renderci responsabili, come istituzioni, e collaborare, rendendo operativo quel senso di solidarietà che sempre deve esserci tra le istituzioni. Invece, a volte i mass media mettono in evidenza soltanto le storture e le difficoltà di un sindaco o di un Presidente di Provincia. Mi dispiace poi vedere alcuni politici che partecipano a programmi televisivi, come avvenuto ieri sera in una trasmissione nella quale il presidente di Provincia della mia Regione Ricci, esponente del centrosinistra, ha attaccato il sindaco di Roma, invece di pensare ai problemi del suo territorio. Il presidente Ricci ieri mi ha colpito perché, in un momento come questo, invece di pensare ai problemi che vive la sua Provincia per quanto riguarda l'emergenza neve, si è messo a discutere delle mancanze del sindaco di Roma e di altri.
In questo gioco non bisogna entrare, ma bisogna che da parte delle istituzioni vi sia senso di responsabilità. Lo Stato centrale ha sempre dimostrato questo senso di responsabilità, e adesso lo devono dimostrare anche le Regioni e le Province (quello dei Comuni è un capitolo a parte, perché i Comuni si trovano quotidianamente sul territorio: i sindaci rispondono direttamente ai cittadini, e devo riconoscere che questo ambito ha funzionato).
Voglio invece aprire una parentesi positiva per quanto riguarda la Protezione civile delle Marche, la mia Regione, che ha funzionato benissimo, perché c'è un disaster manager che sa ciò che deve fare. Si tratta del dottor Oreficini, che voglio ringraziare personalmente perché ha saputo, come sempre, coordinare l'azione della Protezione civile con quella dei tanti volontari, cui va il nostro rispetto, perché sono persone che si spendono per aiutare i propri concittadini.
Signora Ministro, non voglio dilungarmi. Voglio soltanto che si spengano quelle polemiche di piccolo cabotaggio che, purtroppo, fanno parte di quella politica che noi dobbiamo abbandonare, anche in questo senso. Noi dobbiamo essere responsabili. Io voglio ringraziare lei per quanto ha fatto lo Stato. Vi è stata poi anche una polemica per l'intervento delle Forze armate. Ma cosa vogliamo dalle Forze armate, da persone che, comunque, quotidianamente, per uno stipendio che è quello che è, sono chiamate a svolgere lavori per i quali non dovrebbero essere disponibili? Pensiamo, ad esempio, a quanto successo in Campania per l'emergenza rifiuti. Noi dobbiamo ringraziare le Forze armate.
Se poi c'è qualche fraintendimento tra le istituzioni, invece di aprire polemiche, se ne parli. Per quanto riguarda, ad esempio, la questione di chi deve intervenire a sostenere le spese, il Ministero ha detto che non saranno i Comuni a sostenerle ma il Ministero stesso. Quindi, la polemica si spegne lì. Invece, sono stati scritti articoli di giornali e pagine intere sull'Esercito che chiedeva soldi. Io voglio assolutamente essere qui, oggi, per condividere un senso di responsabilità che deve esserci sempre tra le istituzioni. La collaborazione, in questo momento, è importante, anche perché un'altra ondata di maltempo sta per arrivare. Le previsioni sono importanti, e per questo ringrazio l'Aeronautica militare, Nessuno la ringrazia mai, ma l'Aeronautica militare è quella maggiormente preposta a dare le previsioni del tempo, e le dà sempre correttamente. Dobbiamo ringraziarla per il lavoro importante che svolge.
Questo deve essere oggi il senso comune, che deve unirci per parlare di come affrontare questa emergenza maltempo. Un senso comune che non va perso, e per tale motivo io sono felice che lei abbia dato oggi questa comunicazione, in quanto ha rappresentato bene quello che è stato l'intervento dello Stato centrale, che troppo spesso viene denigrato e che, invece, come lei ha dimostrato, ha fatto migliaia di interventi nelle varie Regioni.
Si debbono responsabilizzare anche gli enti locali, in particolare le Regioni. Io non parlo per le altre Regioni, ma parlo per la mia, e lo faccio da ex amministratore locale, che ha visto quanto accade nei territori e come vengono spesi i soldi. Vada a vedere la Corte dei conti come le Regioni spendono e hanno speso i soldi in questi anni per il dissesto idrogeologico. Vivo a Porto Recanati e, come tutti i cittadini, mi sento indignato perché nel corso di decenni abbiamo visto spendere e fare operazioni tecniche, su cui non posso mettere in bocca perché nelle emergenze c'è la possibilità di svincolarsi, dall'ordinario, e quindi di spendere soldi anche in modo diverso dal previsto. Ebbene, sono stati spesi milioni di euro, ma il problema non è stato mai risolto con la conseguenza che spesso, maltempo, alluvioni e grosse mareggiate distruggono le imprese della zona. Per chi vive di turismo, questo è stato davvero il colpo di grazia. Annualmente questi accadimenti si susseguono.
Oggi abbiamo avuto l'emergenza maltempo e si sono fatte tante critiche. Però guardiamo al quotidiano ed a quanto succede; controlliamo come vengono usate le risorse, signora Ministro, perché sono state tante. Oggi si parla tanto di tagli e di sprechi. Andiamo a vedere veramente e realmente come le Regioni impegnano i loro bilanci: i fondi finiscono per il 90 per cento nella sanità, ma cosa rimane poi? L'attività convegnistica. Ma alla fine le Regioni non hanno risorse per fare sviluppo o alcunché. Controlliamo anche come vengono spese tutte le risorse provenienti dallo Stato centrale per affrontare queste emergenze. Oggi chiedo questo: che si controlli. Se si vuol fare qualcosa di positivo, in questo momento si può indicare la strada della deroga al Patto di stabilità per i Comuni, che sono quelli che stanno soffrendo maggiormente in questo momento l'emergenza maltempo. (Applausi dai Gruppi CN:GS-SI-PID-IB e PD e dei senatori Astore e De Angelis).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Di Nardo. Ne ha facoltà.
DI NARDO (IdV). Signora Presidente, onorevoli colleghi, innanzitutto voglio ringraziare il Ministro per le notizie che ci ha portato stamani. Devo dire che mi sarei aspettato, più che sapere che cosa è stato fatto e come si è comportato lo Stato, delle risposte su come andare avanti dopo. Se stamattina sono venuto poco preoccupato per quanto successo, perché poi mi sembra che non sia successo niente (ferrovie bloccate per scambi congelati; strade chiuse con ritardi enormi; Polstrada senza catene, quindi auto della Polizia stradale bloccate nelle officine; Italia spezzata in due, senza collegamenti tra Nord e Sud), adesso sono terrorizzato per quello che potrà accadere domani, visto che, malgrado tutto, una task force imponente è intervenuta per mettere in sicurezza il Paese, e abbiamo visto cos'è successo in questi due giorni. Sembra oggi invece che non sia successo niente. Immaginatevi, dopo l'allertamento che abbiamo avuto ieri, cosa accadrà domani e di cosa dobbiamo preoccuparci. Ebbene, mi sarei aspettato di sapere dal Ministro perché non ha veramente funzionato il sistema. Come mai il Governo non spiega perché quella benedetta legge n. 10, approvata lo scorso anno, non viene immediatamente eliminata?
Vorrei svolgere una riflessione: la Protezione civile in Italia, già con l'Agenzia della protezione civile, che era stata affidata ad un vulcanologo, ricercatore di fama mondiale, il professor Barberi, aveva realizzato un sistema veramente imponente, con delle regole precise, ed era riuscita a dare anche degli input alle Regioni, alle Province e ai Comuni, creando le colonne mobili dappertutto. Quindi, quando Alemanno si lamenta, lo deve fare con se stesso, perché dispone di un nucleo comunale di protezione civile (e una città come Roma doveva avere anche un sistema molto più imponente). Il sindaco Alemanno si era incontrato con il prefetto Gabrielli il giorno 2 febbraio; aveva avuto indicazioni ma ha risposto che ci avrebbe pensato lui. Ebbene, abbiamo visto come ci ha pensato lui. Certamente, però, era lui che doveva provvedere, perché la Protezione civile nazionale non interviene in caso di neve, com'è successo a Roma. Semmai bisognava prendersela con la Regione Lazio, che si deve dotare di una Sala operativa all'altezza, come ha fatto a suo tempo la Regione Campania, dove esiste una Sala operativa, un sistema di Protezione civile che funziona perché abbiamo sempre rispettato le regole che ci sono state imposte dal Dipartimento nazionale.
Da un vulcanologo abbiamo poi affidato la Protezione civile al dottor Bertolaso, medico specialista in malattie tropicali, il quale, invece di pensare alla Protezione civile, ha pensato a ben altro. Abbiamo affidato gli eventi al professor Bertolaso; ci siamo dimenticati che la Protezione civile era tutt'altro. Voglio ricordare che in quest'Aula si era votato il disegno di legge che trasformava la Protezione civile in società per azioni: stavamo facendo un altro disastro se non fosse che, fortunatamente, qualche giorno dopo il Governo ha fatto un passo indietro. Dopodiché, abbiamo avuto un prefetto della Repubblica, il dottor Gabrielli, che con molta correttezza ha attivato il sistema, o piuttosto quello che ci è rimasto del sistema di Protezione civile.
Non possiamo pensare che prima disponevamo di ingenti fondi, per cui era possibile anche attivare le associazioni di volontariato di protezione civile. Oggi questo non è più possibile; oggi ci affidiamo alle Regioni, che, in caso di calamità naturali, devono intervenire, chiedere loro i finanziamenti allo Stato oppure aumentare le tasse regionali, mettere mano alle accise sui carburanti, ragion per cui una tassa sulla disgrazia grava su chi chiede di intervenire, nel territorio dove si è verificato il problema. Prima non funzionava in questo modo. Bisogna tornare indietro. Vogliamo restituire alla Protezione civile la possibilità di intervenire?
Voglio ricordarvi che all'isola del Giglio il professor Gabrielli è intervenuto solo dopo otto giorni: prima forse eravamo abituati male perché Bertolaso arrivava prima ancora del disastro, e già con i soldi per potervi provvedere.
SPADONI URBANI (PdL). Ti sei dimenticato L'Aquila!
DI NARDO (IdV). All'Aquila Bertolaso è arrivato per la costruzione. La Protezione civile è previsione e prevenzione: questo è il ruolo a cui la Protezione civile ci ha abituati nel passato. (Commento della senatrice De Feo).
Le Regioni si devono dotare delle Sale operative; i Comuni devono fornire nuclei di Protezione civile, e così le Province, che hanno l'obbligo di intervenire sulle strade. Non funziona così però. Abbiamo distrutto una "Ferrari" che avevamo messo nelle mani prima di Bertolaso, oggi del povero Gabrielli, che però non ha la possibilità di mettere la benzina.
Interventi del genere vanno previsti prima, perché oggi solo i terremoti sono imprevedibili: tutto il resto è possibile. Dobbiamo però avere anche la capacità di intervenire. Capisco che a questo Governo non si possono addossare colpe che non ha; si è trovato in questa situazione; tuttavia, stamattina mi sarei aspettato che il Ministro venisse con proposte concrete.
Non è possibile venire in Senato e sapere che, in base a un'ordinanza del sindaco - se non erro - domani il Senato resterà chiuso: in Commissione ambiente dovrà slittare il termine per la presentazione degli emendamenti a lunedì. Non è possibile che, in condizioni del genere, per la neve che cade su Roma, chiudiamo gli uffici; certamente le scuole, perché non ci sarà il riscaldamento - ed è giusto - però è necessario intervenire con intelligenza, soprattutto mettendo in sicurezza la gente.
Dobbiamo farci carico del problema, e questo è ciò che chiediamo al Governo. Ho letto ieri che il presidente Monti, subito dopo questa emergenza, vuole riprendere in mano il problema della Protezione civile. Bisogna ridare alla Protezione civile gli strumenti per poter operare. Se ciò non avviene, ci troveremo sempre nelle stesse condizioni, con una Protezione civile che distribuirà solo le carte e i bollettini meteo: più di questo non potrà fare. Bisogna creare le condizioni per ripristinare le associazioni di volontariato di protezione civile, per far capire alle Regioni, alle Province e ai Comuni che occorre dotarsi di strumenti (e alcune Regioni lo hanno fatto in passato, utilizzando fondi europei per acquistare mezzi) per creare nel Paese la possibilità di mettere in sicurezza i cittadini. Nella Regione Campania siamo stati gli unici a creare una Scuola regionale di protezione civile, per preparare ragazzi che volontariamente affrontano qualsiasi emergenza nel Paese. Ebbene, lo abbiamo fatto perché avevamo idea e sapevamo come intervenire nel campo della protezione civile.
Ciò che è successo in questi giorni fa veramente paura. Chiediamo al Governo di intervenire in questo campo. Signora Ministro, onorevoli senatori, a nome del mio Gruppo esprimo la piena solidarietà a tutti coloro che sono stati duramente colpiti e provati da questa anomala condizione meteorologica e spero si possa fare molto meglio e soprattutto ritornare a ciò che era stato costruito prima e far sì che questa Protezione civile possa di nuovo funzionare bene, come è stato nel passato. (Applausi dal Gruppo IdV).
PRESIDENTE. Senatore Di Nardo, la Presidenza sta facendo qualche accertamento, ma ad oggi, a questo momento, non risulta alla Presidenza nessuna decisione di chiusura del Senato per domani.
DI NARDO (IdV). È stato detto ieri in Commissione, Presidente.
PRESIDENTE. Volevo solo fare questa precisazione, senza suscitare alcuna polemica.
È iscritto a parlare il senatore Astore. Ne ha facoltà.
ASTORE (Misto-ParDem). Signora Presidente, ringrazio della cortesia di avermi consentito di intervenire subito, perché, signora Ministro, oltre ad essere un terremotato, devo anche raggiungere il Molise, e chissà se ci arriverò oggi, in quanto ci sono numerose difficoltà.
Sulla sua relazione, signora Ministro, do un giudizio molto positivo, perché è stata puntuale e molto analitica. Se mi posso permettere una critica, l'anima ce l'ha data alla fine, quando ha espresso speranza e solidarietà a chi soffre. In simili circostanze, tutti dimentichiamo che va protetto il cittadino debole e che tutta la macchina dello Stato, delle Regioni, delle prefetture e dei Comuni deve puntare a tale risultato. Infatti, ognuno di noi sa difendersi da tali calamità (stasera, in caso di difficoltà ad arrivare a Campobasso, credo anche una pattuglia dei Carabinieri mi potrà accompagnare a casa), ma dobbiamo pensare soprattutto ai cittadini inermi e deboli che non riescono invece a farlo.
Come dicevo, alla fine credo che quest'anima ci sia stata. Sono rimasto anche bene impressionato dai numerosi interventi. Ho preso alcuni appunti: 11.000 interventi dei Vigili del fuoco e 9.000 uomini impegnati dalla Polizia stradale sono tanti. A me non piace, glielo dico con molta lealtà, avendo vissuto il terremoto del Molise, di cui quest'anno ricorre il decimo anniversario, fare lo sciacallo utilizzando le disgrazie e le calamità naturali. Spesso in questo ramo Parlamento, da ambo le parti, si utilizzano queste disgrazie per propaganda politica e per puro interesse di ordine politico.
Credo che dobbiamo riscoprire la solidarietà umana: per questo, signora Ministro, la legge n. 10 del 2011, che lei ha citato, è una legge iniqua. Se lei va a rileggere gli atti del dibattito che ne precedette l'approvazione troverà un forte richiamo all'esigenza di non mercificare la solidarietà. Con quella legge, Tremonti ha tolto l'anima stessa della solidarietà nazionale: affermando che le Regioni devono intervenire pagando in prima battuta gli interventi a seguito delle calamità naturali ha tolto la funzione suprema di uno Stato, cioè quella di aiutarsi, in caso di catastrofi naturali, dalle Alpi alla Sicilia. Lasciamo anche, in un'eventuale riforma, la compartecipazione delle Regioni, ma deve essere legata al PIL e alla loro ricchezza. È giusto infatti che si compartecipi, ma la calamità può colpire la Puglia come la Sicilia, il Veneto come la Liguria, quindi non ci possono essere distinzioni federali per quanto riguarda le calamità. Ascoltate una persona che le ha vissute in prima persona, che è stato per 40 giorni in una tenda su un campo sportivo in attesa che la Protezione civile ci desse la possibilità di rientrare a casa.
Questa deve quindi essere un'occasione per una riflessione per il Parlamento e per voi del Governo, che vi trovate nella posizione di poter procedere ad un riordino generale della Protezione civile, non rispolverando vecchie glorie o vecchi Rambo, ma facendo della Protezione civile quello che deve essere, cioè un organismo nazionale di raccordo e di pronto intervento. Non mi piacciono le critiche facili, dare addosso a Bertolaso o a Gabrielli. Sinceramente non ho nulla contro Bertolaso: ho solo assistito a interventi velocissimi per quanto riguarda il terremoto del Molise e soprattutto a una grande solidarietà verso le popolazioni; il resto si vedrà in altri ambiti.
Auspico che il Governo consideri l'occasione odierna come un dibattito preventivo anche rispetto ad altre questioni importanti, come per quanto riguarda le liberalizzazioni che il Senato sta esaminando. Oggi dobbiamo anche cambiare metodo, e io che sono nel Gruppo Misto posso dirlo più degli altri: i partiti oggi devono sì pensare alle grandi riforme e supportare questo Governo, ma in via preventiva si possono dare degli indirizzi, perché oggi voi avete l'occasione di salvare questo Paese. Già lo state facendo, ma avete l'opportunità di salvare anche la politica, che giorno per giorno sta perdendo credibilità presso la gente, e certamente non per colpa vostra.
Correggiamo quindi quanto prima gli errori legislativi sulla Protezione civile e soprattutto pensiamo a ciò in cui deve tradursi la grande solidarietà nazionale, che dobbiamo esprimere per rendere giustizia. Io ho preso la parola e ho chiesto ai miei amici di farmi intervenire perché ci sono emergenze ancora aperte. So che l'Unione europea ha fatto ben due richiami allo Stato italiano, perché non possiamo tenere le emergenze in perenne apertura per 10 o 15 anni, ma non possiamo neanche differenziare i territori italiani. I furbi, magari, hanno avuto la possibilità di non pagare i contributi e la sospensione del pagamento dei tributi per un certo periodo di tempo, o la restituzione in 60-70 giorni. Io mi sono anche reso protagonista, dopo questa terribile esperienza del terremoto, che non auguro a nessuno, presentando una proposta solitaria per il riordino della Protezione civile in cui vanno fissati i diritti dei cittadini. Il compito del Parlamento e di uno Stato è fissare i diritti di un cittadino in caso di calamità naturale, legandoli anche alla posizione economica delle Regioni; tuttavia non si può lasciare a un'ordinanza di Monti, di Berlusconi, di Prodi o di chiunque altro quello che deve essere un diritto di chi ha perso la casa o si trova in queste situazioni di disagio. Serve una legge che fissi il periodo dell'emergenza, perché non è giusto che in una Regione duri fino a 30 anni o e in un'altra solo due.
Riprendetele, queste situazioni aperte. Non so se la Protezione civile passerà sotto le dipendenze del Ministero o diventerà Agenzia: ne discuteremo, e chi può dare una mano la deve assolutamente dare, ma è opportuno che riprendiate in mano queste occasioni. Da noi, nel Molise, per difendere un territorio, ci sono ancora 1.500 persone dopo 10 anni nelle casette. È giusto? Se pur di fronte a una popolazione povera, di anziani e disagiati, non si può dare l'emergenza, allora inventiamo meccanismi di uscita dall'emergenza lenta e diamo precedenza assoluta agli atti amministrativi che riguardano queste cose. Non si possono abbandonare le popolazioni dopo la fine dell'emergenza. Credo che sia il caso di discutere, al di là della gestione che va controllata - come sosteneva correttamente il collega Piscitelli - e del fatto che le contabilità separate devono essere passate al vaglio serio della Corte dei conti perché nessuno deve utilizzare disgrazie e terremoti per interessi politici, e non solo.
Sono rimasto scioccato quando ho sentito che l'Esercito viene pagato e non mi sono, quindi, meravigliato quando ho scoperto che i Vigili del fuoco vengono pagati dalla Protezione civile con la contabilità speciale quando intervengono, egregiamente, come lei ha detto. Credo che questi aspetti vadano regolamentati. Lo stesso deve avvenire, per finire, per il volontariato, che è il nerbo portante di certe operazioni di grande solidarietà nazionale. Ma anche nel volontariato dobbiamo saper distinguere: ci sono giovani eroi che fanno il volontariato libero e gratuito, come deve essere e come detta la legge nazionale, ma c'è anche chi ne approfitta per altre cose e per altri interessi.
In conclusione, ricordo che io sono stato l'unico parlamentare ad aver presentato un emendamento ad una legge di stabilità per dire no al G8 all'Aquila. Sono rimasto solo. Esporre la sofferenza, signora Ministro, ci offende. Qualche Primo Ministro è caduto, sia pure avendo una grande solidarietà di ordine umano, esponendo la sofferenza e trasformandola, come avviene anche in questi giorni, in talk show. La politica deve aiutare in silenzio, con atti amministrativi, la povera gente. Ecco perché credo che lei debba riprendere, insieme al suo Governo, questo coordinamento, anche per recuperare quel prestigio che si sta riacquistando in Europa, perché per la Protezione civile per questi eventi - l'ho detto prima e lo risottolineo - abbiamo due richiami dell'Europa, che lei conoscerà certamente. Non possiamo, a distanza di 20 anni da un evento, continuare a fare appalti in emergenza. Fatto questo, credo che modernizzeremo ulteriormente lo Stato, ma gli daremo anche quell'anima di cui lei, signora Minsitro, parlava all'inizio. (Applausi del senatore Tonini. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Nania. Ne ha facoltà.
NANIA (PdL). Signora Ministro, intervengo per ringraziarla per la tempestività con cui è venuta a riferire in Aula e per la tempestività con la quale, in occasione dell'ultima alluvione in Provincia di Messina, si è portata insieme al ministro Clini sui luoghi.
Volevo, inoltre, sottoporre alla sua attenzione due problemi, di cui uno è già oggetto di un'interrogazione parlamentare che ho presentato. Vi è innanzitutto il tema della tassa sulla disgrazia e poi quello che riguarda la tempestività degli interventi in genere con riferimento alle competenze delle Regioni, degli enti locali e dello Stato. Ieri il senatore Legnini e oggi il senatore Piscitelli hanno messo in evidenza questo aspetto paradossale che anche io, nella mia città, vivo di recente, perché due frazioni sono isolate per il crollo di un ponte che potrebbe essere facilmente rimpiazzato da un ponte del Genio militare. Quando la Provincia ha chiesto l'installazione in via provvisoria, in attesa della realizzazione del ponte definitivo, si è sentito dire che ci vogliono circa 250.000 euro. Questo è un problema che va risolto e impostato, e confido nella sua attenzione su questa specifica fattispecie perché è veramente insopportabile che un ente pubblico debba, diciamo così, pagare l'intervento di un altro ente pubblico, a fronte, nello specifico, della solidarietà nazionale, e dell'aiuto e dell'abbraccio che questo deve dare a chi si trova in una situazione di disagio. Il problema è stato sollevato con forza, e io la prego di verificare, insieme al Ministro della difesa, se e come è possibile intervenire nell'immediato senza scaricare sull'ente pubblico i costi che, in mancanza di risorse, come conseguenza determinerebbero l'isolamento delle frazioni (e ciò, francamente, mi sembra un paradosso).
La seconda problematica che sottopongo alla sua attenzione, e che ha connotati di carattere anche giuridico, riguarda il rapporto che intercorre tra la Regione, gli enti locali e lo Stato. In Sicilia lei è arrivata dopo due giorni, il che ha ingenerato nelle popolazioni locali la speranza e la convinzione che lo Stato ci sia, presentandosi con due Ministri nell'immediato. Successivamente, però, si sarebbe dovuta predisporre l'ordinanza con la quale si pronuncia lo stato di emergenza (sulla quale si è perduto molto tempo), e comunque, in relazione a questo, si sarebbero dovute dare indicazioni su come intervenire. Ma cosa è successo in pratica? Il Presidente della Regione Siciliana, smentendo e, comunque, non intendendo applicare la normativa contenuta nel decreto-legge milleproroghe dello scorso anno (come comunicato con sua specifica lettera il 7 dicembre scorso), non ha partecipato in via preventiva con propri fondi alla soluzione dei problemi connessi all'emergenza.
Come lei saprà, a tale proposito la normativa nazionale ha subito delle modifiche, non in conseguenza di una scelta rientrante nelle politiche di governo, ma di una precisa disposizione di legge, quella inerente alla modifica del Titolo V della Costituzione realizzata nel 2001 dal centrosinistra, che ha conferito in via preventiva la competenza relativa alla gestione del territorio alle Regioni. Ebbene, il Governo nazionale in nome di questa riforma ha affermato in maniera specifica che la Regione deve intervenire nell'immediato con le risorse disponibili in bilancio. In caso non ve ne siano, è riconosciuta la facoltà di aumentare le tasse fino ad una certa soglia o in alternativa, se tale soglia è stata già raggiunta, applicando un aumento di cinque centesimi sulle accise. Solo dopo, in via sussidiaria e aggiuntiva, lo Stato interviene in aiuto per risolvere il problema.
Il Presidente della Regione Siciliana, invocando, per un verso, l'autonomia speciale e negando per l'altro la competenza dello Stato ad intervenire in una materia, tutto sommato, di natura fiscale, non ha inteso, fino a qualche giorno fa, prendere parte, partecipare e quindi decidere. Di fronte ad una situazione di questo tipo, che si trascina dal 24 novembre scorso (quando lei è venuta sul posto) ad oggi, dunque da più di due mesi, non si è fatto ancora niente. Non ci sono risorse, gli sfollati sono alloggiati in case in affitto, i titolari di alberghi o case chiedono il pagamento: non si è visto assolutamente nulla, perché lo Stato, per bocca del ministro Clini, ha ritenuto di non intervenire e, per bocca del sottosegretario Polillo, ha ritenuto di non intervenire se prima la Regione non fa la sua parte.
In questa situazione di stallo, una decisione va presa, perché si rischia l'esplosione del problema dei "forconi" e ci si chiede perché a Genova e a Firenze arrivino gli aiuti e nel Sud no. Peraltro, a tal proposito, parlando con il responsabile della Protezione civile, ho appreso che in Liguria sono state aumentate le accise, come pure in Toscana, e solo successivamente è intervenuto lo Stato con ulteriori fondi.
Lei certamente si renderà conto di quale situazione può determinarsi in una Regione delicatissima e molto particolare come la Sicilia. Le chiedo allora di chiarire innanzitutto come in casi del genere lo Stato, ai sensi dell'articolo 120 della Costituzione (di cui non do lettura perché certamente è a sua conoscenza), può e deve intervenire con tempestività laddove un ente locale, una Regione, una Provincia, un Comune o una città metropolitana non lo fanno. Voglio sottolineare che in casi delicati come questo in cui un mancato intervento della Regione a monte blocca, di conseguenza, l'intervento dello Stato quest'ultimo è necessario che intervenga, ai sensi dell'articolo 120 della Costituzione, sostituendosi ad essa, perché così è previsto dal Titolo V. Questa è la prima problematica che sottopongo alla sua attenzione per il futuro, e anche nel caso in cui sulla questione messinese si dovesse ancora perdere tempo.
Sottopongo alla sua attenzione una seconda questione: la Provincia di Messina è l'unica in tutta la Sicilia dove ogni anno, con una puntualità quasi cronometrica, anche a causa delle differenze climatiche (come ha spiegato il ministro Clini), si vengono a determinare questi problemi. Dunque, quando si verificano eventi calamitosi, si deve dichiarare la rilevanza nazionale della calamità. Infatti, non si tratta più di un fatto episodico, perché - voglio metterlo in evidenza - puntualmente ogni anno muoiono delle persone. Cito il caso della mia città, Barcellona Pozzo di Gotto: il sindaco di Messina, dopo i famosi fatti di Giampilieri che hanno provocato 37 vittime, ha installato a spese del Comune un sistema di rilevamento atmosferico perimetrato a 100 chilometri; solo in ragione di questo il sindaco di Barcellona Pozzo di Gotto è stato informato dal sindaco di Messina del fatto che si prevedeva lo scarico di una massa enorme di pioggia, non sul Comune di Barcellona Pozzo di Gotto ma in un Comune a monte, e quindi la mattina, alle ore 9, ha ordinato lo sgombero delle scuole, suscitando le proteste dei genitori che non si spiegavano come mai, non essendoci una particolare «paura atmosferica» nella città di Barcellona, fosse stato ordinato lo sgombero. Meno male che ha fatto così, perché il torrente che si trova vicino alle scuole è poi tracimato. Molte classi in piano cantinato sono state coperte fino al tetto, per circa tre metri: signora Ministro, le lascio immaginare cosa sarebbe accaduto alle 12,30 tra i bambini che uscivano da scuola e quelli che rimanevano in classe.
Dunque, anche il sistema di rilevamento non può comunicare che dalla Toscana alla Sicilia si prevede mal tempo. Questo è quanto comunica la Protezione civile, ovviamente non per responsabilità del prefetto Gabrielli, ma perché così è.
Le ho sottoposto queste problematiche perché le ritengo importanti per la prevenzione di futuri eventi calamitosi. (Applausi dal Gruppo PdL).