PRESIDENTE. Segue l'interrogazione 3-02569 sulla detenzione in Russia del presidente della compagnia petrolifera Yukos.
Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.
DASSU', sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Vorrei anzitutto ringraziarla, senatore Zanda, per avere riportato l'attenzione sul caso Mikhail Khodorkovsky (e Platon Lebedev). Lei ha ricordato con accuratezza i precedenti: il primo arresto per frode ed evasione fiscale nel 2003 di quello che era allora il proprietario della compagnia petrolifera Yukos, che aveva dato finanziamenti ad alcuni partiti liberali russi. La seconda condanna, nel dicembre 2010, ad altri 13 anni di prigione, dopo i primi otto già comminati: una seconda condanna per appropriazione indebita (il furto di 350 milioni di tonnellate di greggio e il riciclaggio di 28 miliardi di dollari).
Lasciatemi ricordare anche i precedenti del lavoro parlamentare italiano: in particolare la mozione alla Camera (primo firmatario Pier Ferdinando Casini) del 23 settembre 2009. Il Governo italiano ha continuato da allora a seguire con attenzione gli sviluppi delle vicende relative ai due processi a carico di Mikhail Khodorkovski, anche tramite la nostra ambasciata a Mosca che, come altre rappresentanze dei Paesi europei a Mosca, ha assistito alla maggior parte delle udienze. Vorrei quindi aggiungere alcuni altri elementi che testimoniano questa nostra attenzione.
Nel giugno del 2011, la Corte europea dei diritti umani ha escluso la possibilità di poter comprovare la natura politica del processo. D'altra parte, ha riconosciuto che violazioni dei diritti dell'imputato sono avvenute sia in relazione all'arresto e al fermo sia durante il procedimento giudiziario. Ha quindi richiesto al Governo di Mosca il versamento di un risarcimento per torto morale.
Numerosi osservatori indipendenti ritengono, d'altra parte, che il secondo procedimento (il cosiddetto secondo processo Yukos) contrasti col principio ne bis in idem, alla luce della strettissima affinità delle accuse con i reati contestati nel primo procedimento (furto di petrolio, riciclaggio e frode fiscale).
A fine dicembre 2011 - questo è un dato significativo - il Consiglio presidenziale sulla società civile e i diritti umani ha pubblicato un rapporto voluminoso sul secondo processo, redatto da un gruppo di esperti indipendenti russi e internazionali, su richiesta dello stesso presidente Medvedev.
Il rapporto evidenzia violazioni nel corso dell'indagine; indica che la sentenza sanziona alcune pratiche commerciali di uso comune sia in Russia sia a livello internazionale; riconosce che alcuni capi d'accusa del secondo processo coinciderebbero con quelli del primo. Il rapporto suggerisce pertanto una revisione del caso e un annullamento del secondo processo.
Infine, in una recente sentenza la stessa Corte suprema russa ha riconosciuto l'illegittimità di alcune misure cautelari assunte in occasione del secondo processo.
È un contesto che mi sembra importante e significativo, anche perché recenti sondaggi russi registrano un maggiore favore dell'opinione pubblica per il rilascio del detenuto, in carcere da ormai nove anni, come sappiamo. Anche numerosi candidati presidenziali (come noto, le elezioni presidenziali si svolgeranno il prossimo 4 marzo) si sono pronunciati a favore di formule che consentano la scarcerazione di Khodorkovski.
Tenuto conto di questo contesto, l'opinione del Governo è che una possibile soluzione potrebbe intervenire o con un percorso di natura politica (un'amnistia o una grazia e quest'ultima peraltro implicherebbe, come noto, la richiesta dell'imputato e quindi una sua ammissione di colpevolezza, che l'imputato non è stato disposto a compiere), o attraverso soluzioni procedurali in vista di una revisione del processo.
Una soluzione equa e finalmente rapida del caso da lei sollevato sarebbe anzitutto negli interessi del popolo russo e di una leadership che dichiara di voler modernizzare il sistema politico ed economico del Paese. L'Italia si è sempre battuta dal 1991 in poi per l'avvicinamento della Russia all'Europa, alla NATO, e per l'ingresso nel G8 e nel WTO: sono posizioni internazionali che comportano, come è evidente, responsabilità conseguenti sul piano della rule of law, dello Stato di diritto, in campo politico ed economico. Il Governo italiano è attivo su questa linea in sede di Unione europea, dove la questione continua ad essere seguita con attenzione. Grazie anche al sostegno dell'Italia, l'Unione europea ha evocato, di recente, in diverse occasioni, multilaterali e bilaterali, il caso da lei sollevato. La convinzione del Ministro degli esteri è che una posizione congiunta europea sia lo strumento più efficace di azione. Il ministro Terzi, come sapete, ha svolto proprio ieri presso la Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato un'importante audizione sulla centralità dei diritti umani nella politica estera.
Il Governo italiano, alla luce di queste considerazioni, non mancherà naturalmente di continuare a seguire attivamente la questione in coordinamento con i partner europei.
*ZANDA (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ZANDA (PD). Signor Presidente, mi fa anzitutto piacere dare atto al sottosegretario Dassù, come ho già fatto con il sottosegretario Improta, della tempestività nella sua risposta alla mia interrogazione. È una tempestività alla quale il Parlamento non era abituato. È un'attenzione che apprezziamo in modo particolare. Dico anche a lei, sottosegretario Dassù, che i poteri ispettivi del Parlamento sono una parte costitutiva delle funzioni di Camera e Senato in una democrazia parlamentare. Per molti anni questa funzione è stata trascurata, non perché siano mancati interpelli ai Governi, ma perché i Governi di ogni tipo e di ogni specie hanno molto spesso sottovalutato il loro dovere primario di rispondere al Parlamento.
Voglio dire inoltre al sottosegretario Dassù, e approfitto della presenza del sottosegretario Improta e mi rivolgo anche al presidente Nania, di cui conosco la sensibilità per le questioni parlamentari, che questa mattina, a mio giudizio, abbiamo assistito anche a una non piccola rivoluzione copernicana nei rapporti tra Governo e Parlamento. Ho infatti percepito, e spero che la mia percezione sia corretta, che sia il sottosegretario Improta che il sottosegretario Dassù hanno messo del loro nelle risposte fornite al Parlamento. Non si sono limitati a prendere un documento elaborato loro dagli uffici e venire qui a leggerlo. Credo che questa sia veramente una grande novità a cui attribuisco un significato politico molto consistente.
Circa il merito dell'intervento del sottosegretario Dassù, debbo dire - e lo faccio con molta sincerità - di volermi considerare soddisfatto, in quanto la sua risposta contiene tutte le informazioni di cui avevamo bisogno e che avevamo richiesto. Sottolineo l'importanza dell'affermazione finale del Sottosegretario, laddove ha evidenziato la centralità della tutela dei diritti umani nell'azione del Governo Monti in politica estera. Registro inoltre con piacere la volontà del Governo di voler continuare a occuparsi della vicenda Khodorkovsky, che è questione molto importante per lui che è stato vittima di una vera e propria persecuzione giudiziaria per motivi politici e per noi dal momento che caratterizza l'azione del nostro Paese nelle relazioni internazionali.
Credo che non esistano, non possano mai esistere e noi dobbiamo fare in modo che non ci siano, situazioni in cui le esigenze di geopolitica o di geoeconomia o i rapporti personali tra Capi di Stato e di Governo arrivino a condizionare l'atteggiamento italiano in politica estera, determinando reticenza in vicende in cui sono in gioco i diritti umani. Questo di Khodorkovsky è un caso veramente particolare.
Mi permetto di dire al Sottosegretario Dassù che io continuerò a chiedere al Governo di venire a informare il Parlamento man mano che proseguirà l'azione da lei oggi annunciata. Ho intravisto nella risposta del sottosegretario degli spiragli positivi che mi hanno fatto molto piacere. Sarei molto soddisfatto se potesse apparire pubblicamente che il Governo italiano, anche per una briciola, ha un po' di merito per un'eventuale soluzione positiva del caso Khodorkovsky. Ritengo che ciò farebbe onore all'Italia e rafforzerebbe le relazioni tra l'Italia e la Russia anche per quanto riguarda i rapporti tra i due popoli e le due opinioni pubbliche, non soltanto tra i due Governi.
PRESIDENTE. Lo svolgimento delle interrogazioni all'ordine del giorno è così esaurito.