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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 673 del 09/02/2012


PRESIDENTE. Seguono le interrogazioni 3-02565, 3-02635 (già 4-06517), 3-02636 (già 4-06561) e 3-02637 (già 4-06593) sulla crisi dell'azienda Antonio Merloni SpA.

Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere congiuntamente a tali interrogazioni.

IMPROTA, sottosegretario di Stato per le infrastrutture e per i trasporti. Il Governo segue con particolare attenzione la vicenda della crisi industriale della Antonio Merloni SpA, nella funzione sia di organo di vigilanza della procedura di amministrazione straordinaria del Gruppo Merloni, che di soggetto coordinatore dell'intervento di reindustrializzazione disciplinato con l'accordo di programma, sottoscritto dal Ministero dello sviluppo economico con le Regioni Umbria, Marche ed Emilia-Romagna, il 19 marzo 2010.

Sulla prima delle due azioni è utile evidenziare che il bacino occupazionale coinvolto dalla crisi del perimetro della Antonio Merloni SpA, al momento del suo ingresso nella amministrazione straordinaria, era pari a 3.094 persone alle dipendenze di quattro imprese societarie. Con la cessione del perimetro aziendale della Antonio Merloni alla QS Group, sono stati ricollocati complessivamente 1.500 dipendenti del Gruppo e trasferite in via operativa quattro società.

In tal modo si è consentito di raggiungere un risultato che, se non elimina, sicuramente attenua l'impatto di una crisi dalle proporzioni rilevanti per le caratteristiche economiche dell'area in cui si è manifestata.

La seconda azione riguarda 1'attuazione dell'intervento di reindustrializzazione disciplinato dall'accordo di programma.

Il giorno 11 ottobre 2011, si è riunito il Comitato di coordinamento dell'accordo di programma, presieduto dal direttore generale per la politica industriale e la competitività del Ministero dello sviluppo economico e composto dai rappresentanti delle Regioni firmatarie, che ha stabilito di pervenire in tempi rapidi ad una rimodulazione dell'accordo stesso per adeguarne i contenuti all'esito della procedura di amministrazione straordinaria.

In particolare, si è ritenuto opportuno orientare le risorse dell'accordo verso le agevolazioni alle imprese, al fine di favorire il reimpiego del maggior numero possibile di lavoratori del bacino dell'azienda e, al fine di calibrare gli interventi alla luce della situazione che si va determinando, operare la verifica dello stato di attuazione delle misure regionali contenute nell'accordo.

A seguito della sottoscrizione del contratto di cessione del complesso aziendale della Antonio Merloni, avvenuta il giorno 27 dicembre 2011, nei primi giorni del mese di gennaio 2012 si è proceduto alla convocazione del Comitato di coordinamento per la rimodulazione delle misure di intervento nell'area di crisi.

Per affrontare compiutamente il tema proposto è necessario tuttavia riprodurre il quadro normativo di riferimento degli interventi di reindustrializzazione nelle aree di crisi.

Il sistema degli interventi a favore di aree o distretti in crisi industriale trae origine e risorse dal programma di promozione industriale, introdotto con il decreto-legge n. 181 del 1989 per fronteggiare la crisi dell'industria siderurgica, ed era originariamente finanziato con circa 300 milioni di euro destinati all'agevolazione degli investimenti delle imprese nella aree di crisi.

Il programma di promozione industriale, affidato originariamente alla SPI ed oggi gestito dalla Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo di impresa SpA, Invitalia, mira a delineare il quadro operativo necessario per cogliere le opportunità del mercato con l'avvio di iniziative in grado di sviluppare e sostenere le vocazioni imprenditoriali locali.

Nel 2003, con l'articolo 73 della legge n. 289 del 27 dicembre 2002 (finanziaria 2003), è stato stabilito che le disposizioni della citata legge n. 181 del 1989 possono essere estese in settori ed in aree diversi da quello siderurgico ed è stato creato, inoltre, un fondo unico in cui sono confluite le risorse residue.

La Commissione europea, con la decisione positiva del 18 settembre 2003, ha stabilito la compatibilità con il mercato comune del regime di aiuti di cui al citato articolo 73 della legge n. 289 del 2002.

Con l'articolo 1, commi 265 e seguenti, della legge n. 311 del 30 dicembre 2004, si è stabilito che gli interventi di reindustrializzazione e di promozione industriale di cui alle legge n. 181 del 1989 fossero attivati in aree individuate mediante specifici accordi di programma e che il programma di reindustrializzazione, proposto e attuato da Sviluppo Italia SpA, in accordo con le rispettive Regioni, potesse prevedere anche interventi di acquisizione, bonifica e infrastrutturazione di aree industriali dismesse.

Questo sistema di reindustrializzazione, costituito dagli accordi di programma e dalla agevolazione agli investimenti produttivi, è poi confluito nella disposizione contenuta nell'articolo 2 della legge n. 99 del 2009 che, al fine di conferire efficacia e tempestività alle iniziative di reindustrializzazione nelle aree o distretti in situazione di crisi industriale complessa, ha rafforzato lo strumento negoziale, qualificandolo fonte che regolamenta gli interventi e gli adempimenti previsti, ed ha stabilito che all'attuazione degli interventi di agevolazione degli investimenti produttivi nelle aree o distretti in situazione di crisi provvede, secondo le direttive emanate dal Ministro dello sviluppo economico, l'Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa SpA mediante l'applicazione del regime rinveniente dalla legge n. 181 del 1989.

Il Ministero dello sviluppo economico, al fine di rendere più incisivo l'intervento in relazione alle caratteristiche concrete della complessità della crisi territoriale, sta valutando una proposta di modifica dell'impianto normativo finalizzata, da un lato, a concentrare le risorse per l'attuazione degli interventi di reindustrializzazione e, dall'altro, a rendere l'accordo di programma il contenitore di interventi agevolativi eterogenei volti al sostegno dei fattori della produzione che consentano il rilancio produttivo dell'area interessata dalla crisi.

Si comunica, infine, che una nuova riunione del Comitato di coordinamento sull'accordo di programma si è tenuta ieri, 8 febbraio, presso il Ministero dello sviluppo economico. In tale sede, si è convenuto di dare seguito alla rimodulazione di cui sopra, armonizzando lo strumento di agevolazione agli investimenti con il Fondo europeo di globalizzazione; tale strumento è stato, infatti, formalmente istruito e richiesto nel mese di dicembre alla Commissione europea.

FIORONI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FIORONI (PD). Signor Presidente, ringrazio il Sottosegretario per la risposta, molto completa ed organica, in merito ai contenuti della mia interrogazione.

In effetti, l'accordo di programma è stato formalizzato nel 2010 ed è il primo e unico caso a livello nazionale stipulato per il Centro-Nord, ai sensi della legge n. 99 del 2009 cui lei ha fatto riferimento, che comprende sostegno agli investimenti anche nella più vasta area di crisi della Antonio Merloni (quindi, non solo per il sito produttivo, ma per la più vasta area di crisi) e incentivi all'impiego.

Anche le Regioni intervengono nell'accordo di programma con misure che consentono la diversificazione dei sistemi produttivi locali, al pari di quanto nel tempo è stato via via anche il contenuto delle successive fasi dell'accordo di programma.

Dopo avverse vicende della amministrazione straordinaria, siamo arrivati finalmente alla cessione del perimetro aziendale dello stabilimento che fa riferimento a Nocera Umbra alla QS Group Spa, con un accordo che consente il reimpiego graduale di solo 700 dei 2200 lavoratori che ancora aspettano una soluzione definitiva e una prospettiva di reimpiego, anche se è stata comunque confermata la cassa integrazione.

Per questo ci siamo preoccupati, a tutti i livelli istituzionali, che venisse rimodulato l'accordo di programma, per consentire il reimpiego di tutti o di gran parte dei lavoratori che ancora sono in attesa. Dobbiamo credere molto in questo strumento, come chiave per la reindustrializzazione, ma il problema posto nella mia interrogazione, e che il Governo sembra aver recepito, è cercare di rimodulare l'accordo di programma e di attrarre investimenti non solo riferiti alle imprese locali ma anche a grandi imprese, che possono essere interessate a un insediamento produttivo di più vasta portata.

Per ricollocare, infatti, ben 2.200 lavoratori, non possiamo basarci solo su interventi che attraggono piccole e medie imprese; dovrebbe essere considerato invece l'indotto di un'impresa con un impatto paragonabile alla Antonio Merloni, almeno per l'attività che ha svolto fino al momento in cui è entrata in crisi.

È necessario, almeno compatibilmente con le normative comunitarie, attrarre aiuti a sostegno di programmi di ricerca, di investimenti per finalità ambientali, lavorando molto sulle garanzie pubbliche ed eventualmente prevedendo fondi rotativi che favoriscano investimenti in questa area.

Devo dire che emerge poi una ulteriore preoccupazione in relazione all'accordo con la QS Group SpA, perché le banche creditrici stanno portando avanti azioni giudiziarie che pregiudicano lo stesso accordo. Quindi, la preoccupazione da questo punto di vista è ampia, e sensibilizzo a tal proposito anche il Governo. Se venisse infatti meno l'accordo con QS Group SpA verrebbe naturalmente meno tutto il percorso di reindustrializzazione che ne consegue.

Sono soddisfatta dalla risposta del Governo, per l'attenzione che ha posto nell'intento di rimodulare l'accordo di programma. Auspico che ciò avvenga nel più breve tempo possibile per attrarre quegli investimenti d'impatto maggiore di cui parlava, indirizzati alle grandi imprese e a quelle piccole e medie dell'indotto, anche perché questa crisi va avanti ormai da troppo tempo, ha messo in difficoltà l'economia di un territorio e ha tolto il lavoro a migliaia di persone che, insieme alle loro famiglie, aspettano risposte. (Applausi del senatore Latorre).

BENEDETTI VALENTINI (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BENEDETTI VALENTINI (PdL). Signor Presidente, onorevole Sottosegretario, per parte mia mi dichiaro, secondo il rito che qui usa, solo parzialmente soddisfatto. Al di là delle considerazioni, che condivido largamente, che poco fa ha svolto la collega, ho presentato - in serie, starei per dire - tre interrogazioni che attengono a tre realtà aziendali, di cui ovviamente quella del gruppo Antonio Merloni per quantità, radicamento, tradizione, estensione territoriale, abbracciando anche più Regioni, è la più consistente; ma non meno delicate appaiono le altre due vertenze, sulle quali il Sottosegretario non ha speso una sola parola, e attengono l'una alla Brunelli costruzioni e l'altra alla Faber.

Perché ho trattato questi argomenti? Non solo per la gravità della vertenza, che ha visto i lavoratori della Brunelli e della Faber in condizioni assolutamente disperate, che purtroppo non costituiscono una prerogativa solo di queste situazioni acute ma sono presenti in tante parti del nostro Paese.

Però, i lavoratori della Faber sono stati all'addiaccio oltre un mese e mezzo, circondati, sì, da solidarietà, ma con un senso di grande impotenza nel vedere decretare lo smantellamento della loro attività, forse con accorpamento all'altro polo produttivo sul versante marchigiano, ma comunque col sacrificio di quello che nella zona di Fossato di Vico si va a determinare. Così come i lavoratori della Brunelli costruzioni sono in una situazione abbastanza paradossale, in cui vi sarebbe mercato, vi sarebbero anche delle risorse produttive che tutti tecnicamente riconoscono e ciò nondimeno assistono, senza avere neppure un'adeguata informativa, allo smantellamento dell'attività e alla perdita di posti di lavoro, con una situazione gravissima delle famiglie.

Della Antonio Merloni abbiamo parlato, e siamo ormai in una condizione di angoscia permanente. Prima si è accennato a vertenze di carattere giudiziario che potrebbero ora far inceppare il meccanismo, addirittura di riassunzione per qualche centinaio di persone, lasciandone la maggior parte fuori, e Dio solo sa quanto stiamo faticando anche per i percorsi di applicazione della cassa integrazione. Ho citato queste tre situazioni per evidenziare al Governo una situazione territoriale particolare gravissima. Stiamo parlando di tutto il versante appenninico, dell'Umbria, a cavallo peraltro con le Marche. Come dire, tanto per citare: da Valtopina a Nocera Umbra, a Gualdo Tadino, a Valfabbrica, a Fossato di Vico, a Sigillo, a Costacciaro, a Scheggia, con ricadute verso Gubbio. Si tratta di un intero versante che non solo è penalizzato da una emarginazione atavica, ma per il quale non riusciamo nemmeno a completare, tra diatribe di ogni genere e mancanza di risorse, il raddoppio della fondamentale linea ferroviaria Roma-Ancona che dovrebbe costituire una dorsale, un'importantissima risorsa come infrastruttura facilitante di ogni speranza di rilancio del territorio. Ma abbiamo evidentemente una specificità forte.

Non sarebbe difficile per noi parlamentari dell'Umbria evidenziare le sofferenze più diffuse. Pensiamo a quelle dell'area dell'orvietano, del bacino di Terni o con riferimento a questo sta accadendo in questi giorni relativamente alle vicende della ThyssenKrupp, che ora passa ad un primario, ma speriamo ben intenzionato, grande gruppo industriale finlandese. Dio solo sa quanto quel polmone produttivo ci preoccupa. Ma potremmo parlare del versante di Spoleto, di Narni, di Foligno. Insomma, abbiamo ampia scelta di crisi aziendali e di preoccupazioni.

Ma questo versante appenninico presenta una sua specificità, per la contemporaneità di queste crisi aziendali, per la quantità di lavoratori che rischiamo di perdere rispetto alla loro attività e redditività, per la emarginazione, per la carenza infrastrutturale: insomma per un insieme di ragioni.

Io vorrei - tutti vorremmo - che questa specificità di questo versante territoriale, nella sua profonda e dolente crisi, fosse recepita nella sua particolarità dal Governo. Il percorso che il Sottosegretario ci ha ricostruito, alla stregua delle norme e quindi delle riunioni che si sono svolte, è di per sé commendevole ed anche oggettivo. Questa è effettivamente la sequenza delle norme che si è stati in grado di produrre, e sono contento che l'8 febbraio si sia tenuta una nuova riunione del coordinamento, che vorremmo sempre più incisivo e presente. Chiediamo anzi di infittire il monitoraggio delle attività e delle decisioni.

In realtà, questa cosiddetta rimodulazione, parola che può significare tutto e niente, può essere intesa virtuosamente nel senso di capire come gli strumenti e le risorse che si mettono a disposizione possano essere effettivamente attinti da soggetti imprenditoriali, singoli o associati, o per rilevare quelle che erano le attività, che non mancano, di loro positività operative, ma che rischiano di essere abbandonate dagli imprenditori presenti, o per investire in nuove iniziative, ancorché il quadro non sia naturalmente dei più allettanti.

Dal punto di vista dei risultati pratici di queste settimane, non posso dirmi soddisfatto, per il semplice fatto che non lo sono i protagonisti né i territori, e che ancora non vediamo prospettive concrete. Posso dare atto che effettivamente questo è il percorso normativo, che risponde a verità, di quanto negli anni, anche da parte dei precedenti Governi, se per questo, si è cercato di porre in essere, e che la linea di lavoro che il Sottosegretario, a nome del Governo, ci ha indicato è effettivamente condivisibile.

Ci ripromettiamo di monitorare questo percorso, anche con successivi atti e con contatti con il Ministero interessato, perché finalmente si vedano risultati concreti.