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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 673 del 09/02/2012


VILLARI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della difesa - Premesso che:

l'Italia è uno dei primi Paesi al mondo per impegno nelle missioni internazionali d'imposizione e di mantenimento della pace: solo tra il secondo semestre del 2010 e il primo del 2011, al netto del contributo all'intervento della Nato in Libia, ancora difficilmente quantificabile, l'Italia ha mobilitato circa 8.500 effettivi, tutti professionisti ben addestrati e molto apprezzati dai comandi internazionali, e una grande quantità di mezzi, terrestri, navali e aerei, per un onere finanziario, a carico del bilancio dello Stato, di quasi un miliardo e mezzo di euro;

alto è stato, in questi anni, anche il costo umano delle missioni: decine di caduti, militari e civili, in combattimento, in attentati o in incidenti; numerosi feriti gravi e un numero imprecisato di ammalati a causa di contaminazioni, come quelle da uranio impoverito;

si tratta di un impegno ormai di lungo periodo: Balcani, Afghanistan, Iraq, Libano, Libia, per citare solo i più importanti, sono altrettanti teatri di conflitto che vedono, o hanno visto, una presenza militare dell'Italia, in alcuni casi più che decennale. Si può dire che negli ultimi vent'anni, quelli seguiti alla fine dell'ordine internazionale della Guerra Fredda, e più precisamente dalla prima Guerra del Golfo fino ad oggi, l'impegno italiano nelle missioni militari internazionali è divenuto una costante della politica estera e di difesa italiana;

considerato che:

la crisi finanziaria internazionale ha costretto molti Paesi a ridurre la spesa pubblica, in particolare nei Paesi dell'Unione europea e dell'area euro. Tuttavia, in Italia le spese militari sembrano essere inversamente proporzionali. Quando cresce l'allarme sull'una, aumentano le altre. Meno sicurezza c'è sulle risorse, più spesa armata si fa. Nel 2007, il Paese ha speso 20.194,7 milioni di euro per questo settore e nel 2008, l'anno in cui si inizia a parlare con maggiore preoccupazione di "crisi", ben 21.132,4 milioni di euro. Poi la spesa è calata raggiungendo i 20.294,3 milioni di euro nel 2009, per tornare a salire negli ultimi due anni: 20.364,4 milioni nel 2010 e 20.556,9 milioni nel 2011;

la lettura del bilancio del Ministero della difesa, infatti, consente l'individuazione delle politiche relative allo strumento militare, ai programmi d'arma ed alle spese per le missioni internazionali. Nell'ambito della legge di bilancio per il 2011 (legge n. 221 del 2010), lo stato di previsione del Ministero della difesa (tabella 11) reca previsioni di competenza per 20.556,9 milioni di euro, pari all'1,283 per cento del PIL (1,310 per cento nel 2010). Rispetto allo stanziamento del 2010 si registra quindi un incremento di 192,5 milioni di euro (pari al 0,9 per cento); in termini di rapporto percentuale con il PIL complessivo si ha però una leggera diminuzione dello 0,027 per cento;

gli stanziamenti del Ministero della difesa si distinguono innanzitutto in: 17.066,6 milioni di euro per spese di parte corrente, pari all'83 per cento delle spese totali del Ministero (84,6 per cento nell'esercizio precedente); 3.490,2 milioni di euro per spese in conto capitale, pari al 17 per cento (15,4 per cento nel 2010);

stanziamenti che interessano la Difesa sono presenti anche negli stati di previsione dei seguenti Ministeri: economia e finanze: 754,3 milioni di euro per il Fondo di riserva per le spese derivanti dalla proroga delle missioni internazionali di pace (capitolo 3004). Sviluppo economico: 255 milioni per il Fondo per gli interventi agevolativi alle imprese (capitolo 7420), interamente destinato, negli anni precedenti, ad interventi per l'aeronautica e per l'industria aerospaziale e duale. 1.483 milioni di euro destinato ad Interventi agevolativi per il settore aeronautico (capitolo 7421). 510 milioni di euro destinato ad Interventi per lo sviluppo e l'acquisizione delle unità navali della classe FREMM (fregata europea multimissione) (capitolo 7485). A questi vanno aggiunti il miliardo e mezzo di tutte le missioni di peacekeeping;

nei capitoli di spesa degli anni a venire l'Italia dovrà, inoltre, inserirne altre. Sul bilancio dello Stato, infatti, attualmente esistono ben 71 programmi di ammodernamento e riconfigurazione di sistemi d'arma, che ipotecano la spesa bellica da qui al 2026. Tra questi ultimi figurano alcuni programmi di acquisizione di armamenti, particolarmente costosi (oltre che di dubbia rispondenza anche al modello di difesa attualmente in vigore), quali i cacciabombardieri F-35/Joint strike fighter, la cui spesa complessiva sarà di oltre 18 miliardi di euro;

tutto questo succede proprio quando agli italiani è chiesto di fare sacrifici sia in termini di maggiore fiscalità che di tagli allo stato sociale: un Paese che trascura le spese sociali, la scuola, l'università, la ricerca e i beni culturali è un Paese volto irrimediabilmente al decadimento economico e sociale, pur avendo diverse missioni militari nel mondo,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario adottare immediatamente misure concrete volte ad un totale e definitivo ritiro delle truppe italiane impegnate nelle missioni internazionali;

se, in alternativa, non ritenga opportuno assumere iniziative per la riduzione delle spese militari e, in particolare, definire l'azzeramento di alcuni progetti come l'acquisto dei 131 cacciabombardieri F-35/Joint strike fighter, che altri Paesi hanno abbandonato da tempo perché assolutamente non validi.

(4-06827)