Caricamento in corso...
 
 
Versione ePub Versione PDF (510 KB)

Versione HTML base



Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 673 del 09/02/2012


INTERROGAZIONI

Interrogazione sul depotenziamento del servizio di trasporto ferroviario in Puglia

(3-02509) (29 novembre 2011)

LATORRE. - Al Ministro dello sviluppo economico e delle infrastrutture e dei trasporti -

        Premesso che:

            le infrastrutture ed il trasporto pubblico costituiscono uno dei fondamentali motori dello sviluppo economico e sociale di un Paese;

            il Mezzogiorno d'Italia da sempre è considerato una terra strategica per la sua posizione geografica che ne fa il crocevia dei flussi commerciali tra il Mediterraneo e l'Europa. Inoltre, negli ultimi anni ha avuto un vero e proprio exploit nel panorama turistico nazionale ed internazionale;

            poter contare, dunque, su un efficiente sistema di infrastrutture per il Sud Italia ha una importanza strategica vitale. I sistemi di trasporto, se resi efficienti, consentono, innanzitutto, di ridurre la perifericità delle terre meridionali rispetto al settentrione d'Italia ed all'Europa ed in più tale presupposto può costituire un fattore fondamentale per una ripresa economico-sociale del Sud Italia che oggi soffre gli effetti della crisi devastante che lo ha investito;

            dalle notizie emerse sulla stampa locale si apprende che sarà cospicuo il taglio compiuto da Trenitalia ai collegamenti ferroviari che vanno da Sud a Nord e viceversa. Il Quotidiano di Puglia, sabato 12 novembre, reca testualmente: «dal prossimo 12 dicembre, in Puglia saranno tagliati il treno ES City 9816 Lecce-Milano delle ore 7, gli Intercity notturni per Venezia, i treni 1576 e 1579, i treni per Milano 1616 e 1617, quelli con servizio di auto al seguito 1657 e 1660 che arrivano a Milano San Cristoforo; saranno soppressi i treni Espresso 951 e 956 Lecce-Roma via Taranto che il mese scorso erano già stati trasformati da giornalieri a periodici, non sarà più giornaliero l'Intercity notte 788/789 Lecce-Roma che, dalla capitale, funzionerà solo il venerdì sera e ripartirà dal Salento la domenica; soppressi il Freccia Argento Es 9352 e 9359 Lecce-Roma e i Freccia Bianca periodici Bari-Milano 9828 e Milano-Bari 9817»;

            a queste soppressioni ci sarebbe da aggiungere quelle dei treni regionali conseguenti al taglio di risorse stabilito con la recente legge di stabilità (legge n. 183 del 2011);

            oltre alla evidente riduzione del servizio a favore dei cittadini, insieme ai treni si potrebbe configurare una diminuzione dei lavoratori operanti in questo comparto e questo comporterebbe, certamente, una duplice penalizzazione del territorio meridionale già ampiamente martoriato per ciò che riguarda il settore dell'occupazione;

            il settore dei trasporti è di vitale importanza per un territorio, quale il Mezzogiorno, che oggi gode di una indiscussa vocazione turistica. In breve tempo si sono strutturate piccole e medie imprese che, valorizzando le bellezze paesaggistiche e culturali delle città meridionali, hanno investito in tale ambito. Molte persone italiane e non che hanno desiderio di vedere le bellezze artistiche, paesaggistiche e culturali del Sud Italia, infatti, utilizzano proprio il sistema ferroviario per gli spostamenti di breve o medio-lungo termine,

            si chiede di sapere:

            quali iniziative di competenza i Ministri in indirizzo intendano adottare nei confronti di Trenitalia al fine di evitare la soppressione di importanti corse di collegamento ferroviario tra la Regione Puglia e il resto del Paese, prevista a decorrere dal 12 dicembre 2012;

            quali iniziative intendano adottare al fine di garantire adeguati collegamenti ferroviari nell'ambito della Regione Puglia, dato che i tagli adottati e quelli previsti rischiano di marginalizzare intere aree territoriali della Puglia;

            se non ritengano opportuno convocare, con urgenza, un tavolo interistituzionale per individuare in via generale una soluzione rapida e concreta ai previsti tagli di corse ferroviarie predisposti da Trenitalia, la quale permetta di evitare ulteriori danni ai cittadini e alle piccole e medie imprese del Mezzogiorno.

Interrogazione sui protocolli sottoscritti da Italia e Francia per la cooperazione nel settore nucleare

(3-02237) (14 giugno 2011)

ZANDA. - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dello sviluppo economico e dell'economia e delle finanze -

        Premesso che:

            in data 24 febbraio 2009, sono stati sottoscritti a Roma, su iniziativa del Presidente del Consiglio dei ministri on. Berlusconi e del Presidente francese Sarkozy, uno o più protocolli di accordo, complessi e articolati, tra la Repubblica italiana e la Repubblica francese per la cooperazione nel settore dell'energia nucleare;

            nell'ambito di tale vertice, accanto alla firma dei protocolli intergovernativi, sono stati sottoscritti da Enel ed EDF almeno due memorandum of understanding sul nucleare che prevedono la costruzione da parte francese di 4 centrali nucleari in territorio italiano e il rafforzamento della presenza di Enel sul territorio francese, in particolare nella costruzione delle centrali nucleari EPR di Flamville e di Penly;

            delle varie parti che compongono l'accordo italo-francese per la cooperazione nel settore dell'energia nucleare, finora, è stato reso pubblico soltanto quello relativo ai principi generali;

            i reali contenuti operativi ed economico-finanziari complessivi dell'operazione di cooperazione italo-francese sfuggono tuttavia al giudizio dell'opinione pubblica e del Parlamento italiani che non possono valutare se e in che misura il Governo abbia fatto realmente l'interesse dell'Italia;

            al Parlamento e ai cittadini italiani non è noto se a seguito della stipula dell'accordo siano state già avviate da parte francese concrete attività istruttorie e progettuali o di altra natura e a quali costi per l'Italia e, in particolare, quali siano le eventuali penali previste in caso di recesso dell'Italia dalla cooperazione nel settore del nucleare;

            l'11 e il 12 giugno 2011, 25.643.652 cittadini italiani, pari al 94,05 del totale delle persone che hanno votato il quesito referendario sul nucleare, hanno espresso la propria netta contrarietà alle norme che consentono la produzione di energia elettrica nucleare nel territorio nazionale,

            si chiede di sapere se il Governo intenda depositare in Parlamento e rendere noti ai cittadini, in tutte le loro parti, i protocolli di accordo sottoscritti dalla Repubblica italiana e dalla Repubblica francese per la cooperazione nel settore dell'energia nucleare, anche al fine di conoscere quali siano le ricadute sulla finanza pubblica delle eventuali penali inserite nei protocolli nel caso in cui l'Italia rinunci al nucleare.

Interrogazioni sulla crisi dell'azienda Antonio Merloni SpA

(3-02565) (22 dicembre 2011)

FIORONI, AGOSTINI, FERRANTE, CASOLI. - Al Ministro dello sviluppo economico -

        Premesso che:

            la grave situazione in cui versa la Antonio Merloni SpA rappresenta la crisi industriale più rilevante in questo momento in Italia. Sono interessati, infatti, circa 2.500 dipendenti effettivi dell'azienda ed altre migliaia di addetti alle piccole e medie imprese dell'indotto;

            l'azienda è stata ammessa alla procedura di amministrazione straordinaria il 14 ottobre 2008 e i commissari, una volta verificata e formalizzata l'impossibilità di procedere con una gestione in continuità dell'attività produttiva, hanno formalizzato al Ministero dello sviluppo economico già nell'aprile 2009 la proposta di un programma di cessione dei complessi aziendali;

            successivamente alla approvazione del programma è intervenuta da parte dei commissari l'emanazione di un primo bando per la cessione dei complessi aziendali ma l'assenza di offerte di interesse per il perimetro industriale umbro marchigiano ha spinto le Regioni Umbria e Marche con l'accordo del Ministero dello sviluppo economico a formulare una proposta di accordo di programma per la reindustrializzazione dei territori delle due Regioni interessati dalla crisi della Antonio Merloni SpA;

            l'accordo di programma formalizzato il 19 marzo 2010 con l'assegnazione di risorse del Ministero dello sviluppo economico per un ammontare di 35 milioni di euro rappresenta per ora il primo ed unico caso, a livello nazionale, di accordo di programma stipulato in Regioni del Centro Nord, ai sensi della legge 23 luglio 2009, n. 99, a fronte di una crisi industriale di tale gravità e che prevede un così ingente impiego di risorse pubbliche;

            il programma prevede da parte del Ministero una serie di misure per risolvere la crisi industriale, tra cui: (a) il sostegno agli investimenti da parte del Ministero dello sviluppo economico attraverso i benefici di cui al decreto-legge n. 120 del 1989, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 181 del 1989; (b) nel caso di assenza di offerte l'acquisto di uno o più degli stabilimenti da parte di Invitalia per l'avvio di un programma di reindustrializzazione al fine di fare leva sulla messa a disposizione di adeguate condizioni localizzative; (c) la possibilità di riconoscere gli incentivi agli investimenti di cui al citato decreto-legge n. 120 del 1989 anche a favore delle imprese localizzate nei territori individuati come area di crisi della Antonio Merloni, che in Umbria comprendono 17 Comuni; (d) incentivi all'impiego dei dipendenti provenienti dalla Antonio Merloni pari a 10.000 euro per ogni assunto a favore delle imprese che si insediano negli stabilimenti ex Merloni;

            valutato inoltre che:

            l'art. 2 della citata legge n. 99 del 2009 prevede, al comma 3, che l'attuazione degli accordi di programma avvenga attraverso l'applicazione del regime di aiuti previsto dal decreto-legge 1º aprile 1989, n. 120, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 maggio 1989, n. 181, e che sia finalizzato al sostegno degli investimenti produttivi;

            le aree del Centro Nord, non essendo classificate come "aree svantaggiate" non possono usufruire, in virtù della normativa comunitaria in tema di aiuti di stato (Carta degli aiuti a finalità regionale), di aiuti agli investimenti produttivi a favore delle grandi imprese;

            la disciplina contenuta nell'articolo 2 della citata legge n. 99 del 2009 presenta nella sua formulazione attuale un certo livello di rigidità, che rischia di rendere difficoltosa la riconversione industriale e la soluzione di crisi complesse;

            a giudizio degli interroganti sembrerebbe necessaria una revisione normativa che consenta di differenziare gli strumenti di intervento da utilizzare nell'ambito degli accordi di programma prevedendo forme di intervento e l'applicazione di regimi di aiuto ammissibili, ai sensi della normativa comunitaria, anche a supporto delle grandi imprese;

            la Regione Umbria ha richiesto ed ottenuto, del tutto eccezionalmente, la modifica della Carta degli aiuti a finalità regionale per l'Italia, intervenuta con decisione della Commissione europea 2010/C215/04 del 6 luglio, che ha consentito, grazie alle specifiche richieste formulate dalla Regione Umbria, l'inserimento dell'area ove è ubicato lo stabilimento di Nocera Umbra, nei territori riconosciuti come svantaggiati. Ciò comporta la possibilità di riconoscere, a favore delle imprese interessate, l'attuazione di programmi di investimento di intensità di aiuto pari al 30 per cento per le piccole imprese e al 20 per cento per le medie imprese, in luogo delle percentuali ordinariamente riconosciute in tutto il Centro Nord pari rispettivamente al 20 ed al 10 per cento;

            considerato, infine, che:

            la cessione del perimetro aziendale residuo della Merloni SpA alla QS Group SpA di Cerreto d'Esi, che riassorbirà solo 700 degli attuali 2.200 dipendenti della Merloni, pone il serio problema di una rimodulazione dell'accordo di programma coerente con l'obiettivo del reimpiego degli oltre 1.500 esuberi (circa 600 in Umbria e 900 nelle Marche);

            pur a seguito di tutti gli ingenti sforzi compiuti sia dalle Regioni che dal Ministero, a seguito dell'accordo di programma pare quindi evidente che occorre trovare una soluzione per tutti i 2.200 dipendenti della Merloni,

            si chiede di sapere:

            quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda promuovere al fine di pervenire ad una modifica dell'accordo di programma in maniera tale da poter assicurare un futuro lavorativo ai rimanenti 1.500 lavoratori esclusi dal riassorbimento predisposto dalla QS Group SpA;

            di quali iniziative intenda farsi carico al fine di azionare un procedimento di modifica dell'attuale normativa in maniera tale da differenziare gli strumenti di intervento e superare i problemi attualmente rinvenibili nella disciplina contenuta nella legge n. 99 del 2009, sia in generale che con particolare riferimento al piano di aiuti ammissibili.

(3-02635) (08 febbraio 2012) (già 4-06517 ) (10 gennaio 2012)

BENEDETTI VALENTINI. - Al Ministro dello sviluppo economico e delle infrastrutture e dei trasporti -

        Premesso che:

            la lunga e tormentata crisi delle industrie "Antonio Merloni", operanti nei territori umbri di Nocera umbra e Gualdo Tadino e marchigiani di Fabriano, ha avuto un parziale epilogo con il subentro di altro imprenditore in porzioni dell'attività, con prospettiva di reimpiego per circa 700 lavoratori sui circa originari 3.500 già addetti del gruppo;

            a prescindere dalle non trascurabili polemiche e recriminazioni sui criteri di individuazione delle persone da riassumere, si pongono o meglio si ripropongono importanti problemi come le modalità di erogazione di sussidi della Cassa integrazione guadagni e soprattutto l'attuazione dell'accordo di programma per l'attivazione incentivata di ulteriori iniziative industriali idonee a riassorbire la forza lavoro espulsa e fronteggiare le pesantissime ricadute economico-sociali sul territorio,

            si chiede di sapere con quali tempi, con quali modalità, con quali indirizzi concreti, intenda il Governo convocare e riunire la Regione dell'Umbria (primo ente responsabile sull'effettività dell'accordo di programma) e i Comuni di Gualdo Tadino, Nocera umbra, Fabriano e gli altri coinvolti, le Province interessate, nonché ovviamente le parti sociali, per mettere senza ulteriori ritardi in fase di reale attuazione ogni aspetto e ogni erogazione di risorse previsti dall'accordo stesso, con il fine prioritario del reimpiego dei lavoratori non riassunti, tenuto conto che sul versante appenninico umbro-marchigiano la crisi economica e produttiva sta incidendo con peculiare serietà.

(3-02636) (08 febbraio 2012) (già 4-06561 ) (11 gennaio 2012)

BENEDETTI VALENTINI. - Al Ministro dello sviluppo economico -

        Premesso che:

            grande è la preoccupazione in Umbria, e in particolare nel territorio appenninico, per l'aggravamento di un'ulteriore crisi aziendale, riguardante la "Brunelli costruzioni" di Nocera umbra (Perugia), che si aggiunge ad un quadro già reso drammatico dalla smobilitazione del gruppo "Antonio Merloni", solo in minima parte compensata da parziali riassorbimenti di manodopera da altra impresa subentrante;

            i lavoratori della Brunelli costruzioni hanno, per comprensibile esasperazione, posto in essere eclatanti manifestazioni di sensibilizzazione e protesta, peraltro riscuotendo la solidarietà del Comune nocerino, tenuto presente che non percepiscono da otto mesi lo stipendio, trovandosi così perfino peggio di chi, nello stesso territorio, è in cassa integrazione; il tutto mentre non giungono segnali concreti dal sistema bancario verso un'impresa che soffre sul piano della liquidità mentre non sembrerebbero strutturalmente mancare capitale e lavoro,

            si chiede di sapere se, preso atto che questa nuova vertenza aziendale della "Brunelli costruzioni", che coinvolge oltre 80 famiglie di lavoratori, ricade nell'area appenninica dell'Umbria, con baricentro Nocera umbra, già funestata dalla crisi delle Industrie Antonio Merloni e interessata dall'accordo di programma" più volte evocato, il Ministro in indirizzo non ritenga di promuovere una sede di immediata consultazione operativa presso il Ministero con la Regione Umbria, la Provincia, il Comune e naturalmente le parti sociali, perché sia affrontata con soluzioni concrete la specifica crisi della Brunelli costruzioni e perché ciò avvenga nel contesto della non più rinviabile attivazione dell'accordo di programma concepito per l'area interessata.

(3-02637) (08 febbraio 2012) (già 4-06593 ) (17 gennaio 2012)

BENEDETTI VALENTINI. - Ai Ministri dello sviluppo economico e delle infrastrutture e dei trasporti -

        Premesso che:

            l'interrogante ha già presentato atti di sindacato ispettivo riguardanti la vertenza sulle industrie "Antonio Merloni", che tocca l'espulsione di un gran numero di lavoratori e il riassorbimento di una minima parte della forza lavoro, nonché quella sulla "Brunelli Costruzioni" che, sebbene in presenza di capitale e lavoro validi, rischia la smobilitazione e la messa in crisi di alcune centinaia di famiglie;

            è stata messa in risalto la circostanza che queste importanti crisi aziendali ricadono, insieme ad altre, contemporaneamente sull'area di Nocera Umbra - Gualdo Tadino, cioè sul versante appenninico dell'Umbria fortemente pregiudicato dalla deindustrializzazione ed altresì penalizzato da una marginalizzazione cui neanche la Regione sembra voler efficacemente rimediare;

            alle crisi aziendali richiamate si aggiunge quella della "Faber", azienda metalmeccanica produttrice di cappe aspiranti per la cucina, facente capo alla multinazionale Franke, la cui dirigenza ha annunciato la cessazione dell'attività nello stabilimento di Fossato di Vico, che si traduce nella perdita di altri 190 posti di lavoro nello stesso versante appenninico umbro;

            su quest'ultima vertenza, per di più, grava un clima di totale sconoscenza delle ragioni oggettive, tecniche ed economiche, che imporrebbero un così drastico smantellamento dell'attività, posto che il gruppo industriale non ha minimamente dato elementi o preavvisi, né alle organizzazioni sindacali né ai rappresentanti istituzionali del territorio nel quale si è insediato ed ha operato,

            si chiede di sapere:

            se il Governo non ritenga opportuno, come fa per le più acute crisi aziendali riguardanti stabilimenti facenti capo a multinazionali, ma a maggior ragione per questa vertenza in quanto ricadente nell'area di crisi umbro-appenninica richiamata, aprire un tavolo di confronto presso di sé, con l'Azienda, le parti sociali, la Regione e gli enti locali, per affrontare autorevolmente la vertenza della "Faber" di Fossato di Vico, esplorando tutte le possibili soluzioni che scongiurino la chiusura e la perdita dell'occupazione di circa duecento lavoratori;

            se non ritenga, come già sollecitato dall'interrogante nelle precedenti interrogazioni, sospinto e motivato da questa nuova crisi aziendale nella stessa specifica area economico-sociale e territoriale, di stringere i tempi e concretizzare i modi e le risorse per l'attivazione del "contratto di programma" volto a riaprire potenzialità produttive ed occupazionali nel comprensorio appenninico umbro, a tal fine anche richiamando la Regione agli adempimenti e alle iniziative di sua prioritaria incombenza.

Interrogazione sulla detenzione in Russia del presidente della compagnia petrolifera Yukos

(3-02569) (10 gennaio 2012)

ZANDA. - Al Ministro degli affari esteri -

        Premesso che:

            nel 2003, il magnate russo Mikhail Khodorkovsky, proprietario della compagnia petrolifera Yukos e considerato, ancora oggi, uno dei possibili avversari politici credibili del leader russo Putin, fu arrestato con l'accusa di frode ed evasione fiscale. Da allora è confinato in carcere;

            Khodorkovsky, divenuto, a seguito delle privatizzazioni delle principali imprese pubbliche russe promosse all'inizio degli anni '90, uno degli oligarchi più potenti di Russia, diventò proprietario della Yukos nel 1996. Dal 2002, cominciò ad essere percepito come un potenziale rivale politico da Vladimir Putin, allora Presidente russo e oggi primo ministro;

            nel 2003 Khodorkovsky venne arrestato e, due anni dopo, condannato a 9 anni di prigione, scontati in gran parte in un carcere al confine con la Mongolia;

            nel 2007, con l'avvicinarsi della possibilità per Khodorkovsky di tornare libero su cauzione, venne aperto nei suoi confronti un nuovo processo per appropriazione indebita, conclusosi nel 2010 con una nuova condanna a 12 anni di prigione. Ciò ha conseguentemente di nuovo allontanato la sua scarcerazione, sino ad allora prevista per il 2011;

            entrambi i processi intentati contro Khodorkovsky sono stati considerati dai media mondiali fortemente influenzati dal potere costituito e dovuti essenzialmente all'appoggio da lui concesso ai movimenti di opposizione. Le modalità di svolgimento dei processi, la subordinazione del potere giudicante alla volontà politica, la vendita degli asset del gruppo posseduto da Khodorkovsky, la lunga detenzione e l'isolamento in luoghi remoti e le violenze cui il detenuto è stato sottoposto rendono evidente la continua violazione dei suoi diritti fondamentali,

            si chiede di sapere quali iniziative politiche il Ministro in indirizzo intenda adottare nei confronti del Governo della Repubblica russa, cui l'Italia è legata da rapporti di amicizia, al fine di favorire una rapida conclusione della detenzione di Mikhail Khodorkovsky, sempre nel pieno riconoscimento sia della sovranità della Repubblica russa, sia dei diritti fondamentali dell'uomo d'affari .