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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 672 del 08/02/2012


TEDESCO (Misto). Signor Presidente, colleghi senatori, è una singolare coincidenza quella che vede impegnate le forze rappresentative dei Gruppi senatoriali e l'intero Senato su mozioni concernenti una problematica che va rivestendo veri e propri caratteri di emergenza sociale, quella dei crediti vantati dal sistema dell'impresa italiana nei confronti della pubblica amministrazione e in particolare delle conseguenze che ricadono sul sistema delle piccole e medie imprese da questi ritardi impressionanti.

Devo dire, soprattutto al Governo, che immaginare di partire con una zavorra come questa a carico del sistema delle imprese italiane nel momento in cui si pensa e si lavora in funzione della cosiddetta fase 2, quella della ripresa, è come pensare di riuscire a far spiccare il volo ad un volatile con le ali piene di piombo. È quello che rischia di accadere in questo Paese se non si affronterà in maniera immediata questa emergenza.

Pur condividendo e apprezzando gli sforzi richiamati dai colleghi che mi hanno preceduto, che il Governo ha già compiuto con un primo provvedimento inserito nella normativa sulle liberalizzazioni, vorrei evidenziare che stiamo parlando quasi di una goccia d'acqua in un oceano, se teniamo conto delle dimensioni finanziarie del fenomeno sull'intero territorio nazionale, che, come è stato ricordato, ammontano a circa 70 miliardi di euro di crediti vantati nei confronti della pubblica amministrazione (a non voler considerare i crediti che il sistema economico del Paese vanta al proprio interno nei confronti delle attività poste in essere tra privati). Lo ha recentemente riconfermato l'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici, offrendo un quadro desolante della condizione italiana, soprattutto se osservato nell'ottica della crescente gravità degli anni che ci lasciamo alle spalle: siamo passati da tempi di pagamento attorno ai 240 giorni, per arrivare al dato più recente, che è stato testé fornito, dei 940 giorni di amministrazioni regionali come la Calabria, passando per i 600 giorni di amministrazioni come la Campania o i 400 giorni circa di amministrazioni come quella pugliese.

Dunque, siamo di fronte ad un fenomeno generalizzato che vede peraltro delle manifestazioni preoccupanti in un drammatico epilogo che spesso segna la sorte di queste imprese, allorquando gli imprenditori, quelli più avvertiti, quelli che hanno sostanzialmente costruito con i propri sacrifici l'impresa, si trovano nelle condizioni essi stessi di non poter onorare i propri debiti e preferiscono - vi sono episodi ripetuti nel Nord come nel Sud del Paese - piuttosto che affrontare l'onta dell'insolvenza togliersi la vita come estremo atto di protesta o se si vuole di coerenza.

Questo dato non può essere ignorato dal Governo e non deve essere ignorato dal Parlamento. Ritengo che con la determinazione e soprattutto l'intelligenza che questo contesto può mettere a disposizione, si possano, in tempi brevi (perché in questo contesto il fattore tempo non è indipendente, se non si vuole che il sistema esploda), individuare quelle misure in grado di alleggerire oggi questa situazione e portarla gradualmente alla normalità.

Si possono e si devono prevedere ulteriori norme di semplificazione ed eliminazione di passaggi burocratici inutili e ridondanti, al fine di giungere a tempi di liquidazione dei debiti delle pubbliche amministrazioni in linea con quelli medi dell'Unione europea. Parliamo di 60-65 giorni di ritardo nei pagamenti, a fronte dei tempi che abbiamo citato nella maggior parte delle realtà del Paese.

Occorre introdurre norme che ripristinino il principio della compensazione dei crediti da parte dei soggetti privati nei riguardi della pubblica amministrazione; introdurre un fondo di rotazione per il pagamento dei debiti delle pubbliche amministrazioni che può essere attivato proprio presso quella Cassa depositi e prestiti che in altri Paesi, in quelli che, ad esempio, sentono meno i morsi della crisi che stiamo vivendo continentalmente - penso alla Germania - svolge anche questa funzione.

Dunque concludo, signor Presidente, onorevoli senatori, con un appello affinché si possa allertare anche la sensibilità del sistema del credito, del sistema bancario. Questa mattina abbiamo letto tutti l'appello del presidente Monti che, considerando sufficientemente positiva l'azione del sistema bancario nella contingenza difficile del Paese, lo invitava ad essere più coraggioso nella sottoscrizione dei BTP. Credo che questo invito vada nella direzione opposta alla soluzione di questo problema. L'invito dovrebbe invece essere quello di utilizzare la infusione di risorse della quale hanno goduto il sistema creditizio e il sistema bancario nel nostro Paese per metterle a disposizione del sistema produttivo, nella fattispecie del sistema produttivo più in sofferenza, non accentuando, naturalmente, i costi della provviste, e non scaricandoli su un sistema di imprese che, da questo punto di vista, è già ridotto in una condizione di premorienza.

Sono convinto - voglio formulare un auspicio al riguardo - che, proprio per la mobilitazione delle sensibilità diverse ma convergenti del Senato, il Governo voglia apprezzare con la necessaria attenzione e disponibilità l'intendimento che le cinque mozioni presentate, che ora stiamo illustrando, vogliono conseguire. (Applausi del senatore Strano).