POLILLO, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, ho seguito con molta attenzione e interesse il dibattito svolto in Aula, e dagli interventi che si sono succeduti posso desumere che abbiamo di fronte tre distinti problemi che si intrecciano tra loro e rischiano di determinare un circolo vizioso di carattere cumulativo. Il primo problema concerne la riduzione della liquidità del sistema bancario, che ha un effetto diretto sull'erogazione del credito a favore del settore reale dell'economia. Ci sono poi i ritardi nei pagamenti, che attengono sia alla pubblica amministrazione che al settore privato. È un po' la crisi che determina una sorta di Beggar-My-Neighbour, come si diceva durante la crisi del 1929, e che determina effetti cumulativi di vasta portata.
Elenco brevemente gli atti compiuti dal Governo. In primo luogo, è stato accolto un ordine del giorno presentato in occasione della discussione sulla legge comunitaria, in cui il Governo si è impegnato a fare una ricognizione del debito effettivo, poiché le cifre citate anche in questa sede devono avere ancora il crisma della verifica e dell'expertise, in quanto possono non corrispondere alla reale natura del fenomeno. Anche se mi rendo conto che possono essere perfezionate e che possono essere oggetto di critica, sono state prese alcune disposizioni come, ad esempio, quella contenuta nel decreto-legge sulle liberalizzazioni, che mette a disposizione dei fondi per cominciare ad affrontare il problema. Certo, si tratta di una goccia d'acqua, come è stato detto, se le cifre effettive sono quelle citate: 70 miliardi di euro, che prendo con il beneficio di inventario. Ma, se si considera lo stato della finanza pubblica, sono comunque cifre importanti.
Tutto questo per dimostrare che c'è la volontà del Governo di affrontare un problema così complesso e difficile. Vi chiedo soltanto di avere la compiacenza di poter rinviare il seguito della discussione ad una prossima seduta, da calendarizzare quanto prima, al fine di consentirci di impostare meglio una risposta che non vuole essere una delle generiche promesse a cui alludeva prima il senatore Baldassarri.